Questo succede quando vai a vedere certi film al cinema: se insieme ai popcorn ti danno la delicatezza, la lacrimuccia ti esce. Mi è accaduto con il nuovo film di Christian Ditter, Love, Rosie (titolo italiano #ScrivimiAncora), con protagonisti Lily Collins e Sam Claflin, basato sul romanzo di Cecelia Ahern, When the rainbows end.

Vi chiederete chi sia questa scrittrice nuova di zecca. Autrice di Ps. I Love You, dal cui romanzo è stata realizzata un’altra pellicola qualche anno fa, giovanissima, cresciuta nei sobborghi di Dublino, ha già all’attivo quattro pubblicazioni di successo. Cecelia Ahern è anche figlia del primo ministro irlandese, ma in comune con il padre ha poco o nulla. Per sua stessa ammissione: «He was dealing with the reality of life while I’m taking people into a fantasy world». Mentre il padre vive a contatto con la realtà, la figlia realizza i suoi sogni con le storie a cui dà vita.

Cecelia, in effetti, è una scrittrice che sta diventando la regina contemporanea del romanticismo vecchio stile, condito però non da affollate vie newyorkesi, ma da paesini irlandesi e verdi scogliere. La prima cosa che si nota di lei è l’importanza che dà alla comunicazione. I personaggi sono spesso legati da corrispondenze, che lei lascia impugnare ai suoi protagonisti in tutte le modalità possibili. Ha una particolare predilezione per le lettere, ma dalla carta e penna di Ps. I Love You i due protagonisti di When the rainbows end utilizzano anche la chat, i messaggi di testo e la posta elettronica per costruire e tenere saldo il loro legame affettivo, da quando son piccoli fino all’età adulta.

https://www.youtube.com/watch?v=7CjYKa7TnvE

Dopo Ps. I Love You, un film adorato dalla sottoscritta per tanti piccoli aspetti, il 30 ottobre è uscito in Italia #ScrivimiAncora. Per quanto riguarda la trasposizione italiana, però, ci sono alcune cosette che mi son balenate per la testa durante la visione:

1) Il titolo. Al contrario del romanzo lo scambio epistolare tra Rosie e Alex non ha un accento tale da giustificare il titolo #ScrivimiAncora (l’Hashtag, poi, non si capisce a cosa serva). Lo scambio di messaggi e lettere è, sì, presente ma non viene enfatizzato, fa da contorno.

2) L’ambientazione. Non risulta ben chiaro perché i doppiatori (o traduttori prima di loro? chissà) si siano ostinati a definire in varie occasioni i protagonisti come se provenissero dall’Inghilterra, mentre il film, come il romanzo, è ambientato in Irlanda – le riprese si son mosse da Dublino alla contea di Wicklow -, dove è inoltre palese che il paesaggio sia in perfetto stile irlandese, piuttosto che inglese.

Veniamo invece alla mia opinione generale sul film. La prima parola che mi viene in mente è adorabile, e connotato da una forte sensibilità. La storia non è esente da un pressante, seppur giustificato, accanimento sulla protagonista, mitigato dal fatto che la storia si sviluppa durante un arco di tempo molto lungo: i fatti principali, infatti, avvengono più o meno nel corso di dodici anni. La giovane Rosie, e di conseguenza Alex, vivono le esperienze della vita condensate; lo spettatore osserva in sequenza una sfilza di fatti sia positivi che negativi che, seppur risultanti assolutamente plausibili e reali, son vissuti uno dopo l’altro, quasi senza respiro; ogni volta si tratta di scendere a patti con ogni avvenimento, e plasmarlo, modellarlo per renderlo accettabile, personalizzando il cambiamento. Quel che stupisce è rendersi conto del modo in cui questa autrice tratta i grandi temi dell’umanità, l’Amore, la Vita e la Morte: li mescola, li unisce, li separa e li confonde, il tutto fatto con la più estrema delicatezza. Una gentilezza che rende il complesso del film tutto il contrario di pesante, o ansioso.

L’accento è posto sulle relazioni umane, in primis quella tra i due protagonisti, amici-non amici-amanti-non amanti, ma anche su tutte quelle che li circondano, soprattutto quella tra Rosie e suo padre, genuina, come ogni relazione tra padre e figlia dovrebbe essere.

Rosie è un bel personaggio: tanto amabile quanto imbranata, mi piace paragonarla a un dolce, a un tortino fondente. Solido fuori, fragile dentro, nel momento in cui qualcosa nel suo quotidiano si spezza lei si sfalda, ma allo stesso tempo conserva la forza del cioccolato e la sua dolcezza.

Se consiglio questo film? Sì. Non è un capolavoro, ma non pretende di esserlo. Pur attraverso delle banalità tipiche di un film romantico, ha tanti piccoli particolari che vale la pena notare. Sarebbe uno spreco perdersi i sorrisi di Lily Collins, i capelli illuminati dal sole della piccola Caty, gli occhi profondamente lucidi di orgoglio del padre di Rosie (perfettamente resi dall’attore che lo interpreta). Può darsi che la resa del film potesse risultare migliore; avrebbe potuto essere paragonato alla particolarità di un film come Il Favoloso Mondo di Amelie, o alla complessa dolcezza di The Eternal Sunshine of The Spotless Mind. Si ritrova invece a metà tra questi e le commedie americane stilizzate sfornate per la maggiore da Hollywood. A metà, né l’uno né l’altro, ma una cosa è tutta sua: la delicatezza.

 

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Chiara Magliacane

Specializzata in Antropologia Medica all’Università di Roma La Sapienza nel 2014. Adora intrecciare parole in tutti i modi possibili, particolarmente se finalizzate alla creazione di racconti, pensieri e poesie. Il suo sogno sarebbe stato parlare di cinema, musica e antropologia, davanti a un caffè, con Gertrude Stein; o fare l’autostop con Kerouac sulla Route 66 e fermarsi, poi, a prendere una birra con Fernanda Pivano. Vive a Roma, ma nella mente vive un po’ ovunque. Da brava antropologa, ci racconta la Valdichiana con il suo sguardo esterno.

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