Nona tappa della rubrica di itinerari lungo il Sentiero della Bonifica in Valdichiana Toscana


Un breve tratto di alberi alti e folti nasconde la Chiana alla vista. Dal lato opposto del tracciato anche i frutteti e le coltivazioni sembrano infittirsi. Dopo aver costeggiato Tegoleto, nel Comune di Civitella in Val di Chiana, il Sentiero della Bonifica prosegue attraverso la campagna. Mancano solo una decina di chilometri alla periferia di Arezzo, ma il paesaggio non fa trasparire indizi sulla vicinanza della città.

sentiero della bonifica ponti d'arezzo

La bici sfila in mezzo a una natura addomesticata e ordinata. Qui per immaginarsi la palude serve un bello sforzo di fantasia. Nessuno sa con certezza cosa sia avvenuto sul letto dell’antico Clanis quando il corso del fiume si invertì parzialmente. La Chiana, che prima sfociava solo nel Tevere, cominciò a immettersi anche nell’Arno. Alla fine del Medioevo un enorme acquitrino aveva preso il posto della terra. C’è chi ipotizza che i sedimenti del fiume e dei suoi affluenti ostacolarono il deflusso dell’acqua verso sud in maniera importante e duratura; per altri, invece, la pendenza dell’asse della valle cambiò in seguito a un movimento tettonico.

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Se le origini del fenomeno rimangano un mistero, dal Trecento in avanti il Comune di Arezzo, i Medici e i Lorena si sono passati il testimone della bonifica. Vigneti, oliveti e vivai sono gli ultimi segnalibri che la Storia ha lasciato in Valdichiana. Anche il rapporto con la terra è cambiato nel corso dei secoli, passando dalla mezzadria e dall’agricoltura promiscua alla coltura specializzara fra gli anni ’50 e ’60. Mentre i chilometri scorrono sotto le ruote, la prossimità dell’uomo si percepisce come un crescendo graduale. Rotoballe e trattori compaiono sempre più spesso, insieme agli animali domestici e ai giardini.

sentiero della bonifica ponti d'arezzo

Lo sterrato fa una curva a esse subito prima di una costruzione diroccata con un albero dentro. Le viti e gli orti stanno sostituendo i frutteti. Come se la campagna si rimpicciolisse a vista d’occhio, gli appezzamenti di terra si riducono di dimensioni e le case mano a mano si avvicinano al percorso ciclopedonale. Un gatto magro, dal manto pezzato, fissa qualcosa di piccolo contro un muro. In corrispondenza di un rudere con il tetto bucato coperto su un lato da uno schermo di piante il cambiamento diventa irreversibile e la Valdichiana è un capitolo chiuso. Con una curva pronunciata il sentiero porta al ponte sulla E78 e alla salita segue una discesa su sassi grossi e traballanti. Il rumore del traffico anticipa via Aretina Nord. Sotto all’asfalto della strada, a destra, si aprono gli archi dei Ponti d’Arezzo.

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Bianca Sestini

Giornalista professionista dal 2020, si è laureata in Giurisprudenza all'Alma Mater Studiorum Università di Bologna e ha frequentato la Scuola di Giornalismo "Massimo Baldini" di Roma. Orgogliosamente chianina dal 1991, non sopporta le salite in bici e sta lavorando sulla sua fobia per nutrie e cinghiali. Scrive di itinerari, territorio, turismo lento.

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