Sesta tappa della rubrica di itinerari lungo il Sentiero della Bonifica in Valdichiana Toscana


È tempo di superare definitivamente Foiano della Chiana per proseguire lungo il Sentiero della Bonifica verso Porto a Cesa, in direzione di Arezzo. Il Canale Maestro rimane a sinistra, a destra c’è il rudere di una casa. Un tunnel di alberi regala istanti di fresco, dopodiché si apre una distesa di campi, alcuni dei quali si sollevano in rettangoli ondulati seguendo il rilievo di una collinetta; dalla strada ciclopedonale li separano delle brevi ringhiere di fiori campestri alti e viola. Nell’aria gravita un cinguettio acutissimo. Qui terra e agricoltura si intrecciano in un sodalizio che esiste da decenni. Un paesaggio che più rurale non si può, in cui viene spontaneo cercare punti di riferimento. Il primo che capita a tiro è una piccola costruzione chiara appena prima di un incrocio con l’asfalto a Brolio.

sentiero della bonifica cesa

A sì e no cinque chilometri dall’inizio della tappa, questa località è l’emblema di una delle fasi più significative del prosciugamento della palude: l’epoca delle colmate, il metodo utilizzato fino agli sgoccioli del Settecento per risanare il pantano della Chiana. Per ciascuna colmata era necessario creare un argine di terra intorno all’area prescelta per far sfociare un canale colmatore, proveniente dalle alture dei dintorni e con il compito di riempire la zona acquitrinosa recintata con i detriti accumulati durante il suo corso. Fondamentale anche uno scarico di fondo da cui le acque, alleggerite dai sedimenti, defluivano in un corso emissario. L’opera poteva essere attivata e disattivata a piacimento, semplicemente deviando il canale colmatore verso un altro terreno da bonificare per alluvione.

La Colmata di Brolio ha almeno cento anni ed è l’unica ancora in funzione in Valdichiana. Vi si getta l’allacciante dei Rii cortonesi, l’Esse e il Mucchia che qui si “ripuliscono”, depositando i materiali solidi e contribuendo più avanti al Canale Maestro (si immettono là all’altezza di Porto a Cesa e lo stesso fa l’allacciante di sinistra). In virtù di questa specie di patto fra uomo e natura, la vallata si è assicurata il ruolo di giardino fertile di Arezzo e circondario. Un riempi-e-svuota ripetuto e ostinato che ha tradotto in pratica il grosso della bonifica. Con gli occhi della fantasia non è difficile immaginarsi l’acqua là dove oggi le coltivazioni affondano le radici: non più una ma due campagne, il panorama ante-colmate si sovrappone a quello del presente.

sentiero della bonifica cesa

La Fattoria del Pozzo richiederebbe una lieve deviazione dal percorso principale. La facciata elegante, che somiglia molto a com’era agli inizi dell’Ottocento, custodisce la storia di questa tenuta – di proprietà privata –. L’ombra manca nel tratto di itinerario che da Brolio prosegue costeggiando il territorio di Marciano della Chiana. Ogni tanto sopra l’erba volteggiano farfalline a tinta unita. La bici scivola sullo sterrato accanto a due pareti di un ex fabbricato senza tetto. Da qui il Canale Maestro, a sinistra, è parecchio in basso rispetto al sentiero, l’acqua non si vede né si sente. Lo fa notare la traiettoria di una grande gazza, che si accosta alla via ciclopedonale. Dopo un frutteto isolato si passa a fianco di una lunga fila di alberi e si sale su una curvetta a U. Poco distante, i Rii castiglionesi e cortonesi si fondono quasi in corrispondenza di un ponte grigio-bianco.

sentiero della bonifica cesa

Transitandoci sopra si può osservare bene l’allacciante, realizzato tra gli anni ’30 e ’40, dove il punto di confluenza dei torrenti somiglia tantissimo alla lingua di un serpente. Subito oltre il ponte si svolta a sinistra. Per la forma ad artiglio in cui canali e terra sono disposti in questo punto persiste l’impressione di pedalare a fianco di un rettile silenzioso. Nel frattempo spunta in lontananza il semicerchio chiaro del ponte di Porto a Cesa. Lì un’area di sosta e una fontanella d’acqua potabile sono seminascoste da una cortina di siepi.

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Bianca Sestini

Giornalista professionista dal 2020, si è laureata in Giurisprudenza all'Alma Mater Studiorum Università di Bologna e ha frequentato la Scuola di Giornalismo "Massimo Baldini" di Roma. Orgogliosamente chianina dal 1991, non sopporta le salite in bici e sta lavorando sulla sua fobia per nutrie e cinghiali. Scrive di itinerari, territorio, turismo lento.

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