La Valdichiana

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Tag: bicicletta

‘Bisogna lottare per conviverci’ – Alessandro Cresti, la bici e la sclerosi multipla

Gli avevo proposto lo Scuro, che a Sinalunga è uno dei luoghi più rappresentativi della pausa caffè con annessa chiacchierata, ma ha preferito un aperitivo all’Art Cafè del suo amico…

Gli avevo proposto lo Scuro, che a Sinalunga è uno dei luoghi più rappresentativi della pausa caffè con annessa chiacchierata, ma ha preferito un aperitivo all’Art Cafè del suo amico Nicolò Magi, che a quell’ora è sicuramente un posto più tranquillo e meno caotico per un’intervista. Già da questo piccolo dettaglio avevo capito di avere a che a fare con un ragazzo, ormai uomo, riservato, pacato, che si trova a suo agio negli ambienti a lui familiari, non troppo grandi e che profumano di casa. L’ho trovato impegnato in una briscola con Nicolò, Federico ed Eleni, la sua ragazza, una partita di quelle che non rimarranno di certo negli annali dei giochi da bar toscani: tempo di perdere senza possibilità di replica, pur giocando magistralmente l’ultima mano, che si è alzato, mi ha salutato e mi ha offerto una birra ordinando un piccolo calice di bianco.

“Alessandro, ma che fai?”. Da dietro Eleni aveva gettato l’occhio incredulo su di lui, e io pensavo fosse un rimprovero dovuto alla ferrea dieta degli atleti, che raramente possono permettersi sgarri alcolici.

“Con tutto questo sport nemmeno un bicchiere di bianco puoi permetterti, ho sentito che la tua fidanzata t’ha cazziato…”. La verità, invece, era diversa. “No no, lo sport non c’entra nulla, è che prendo una pasticca e non potrei bere alcolici, se non in piccole quantità. Ma un bianco prima di mangiare non fa niente, farebbe male se bevessi a ridosso del pasto, quando devo prendere anche la pasticca”.

Avviandoci verso i tavolini più lontani dal bancone, avevo capito che quella con Alessandro Cresti sarebbe stata un’intervista diversa. Aveva parlato di quella pasticca con una serenità disarmante, che di certo non ti aspetteresti da una persona malata di sclerosi multipla.

“Una malattia neurodegenerativa demielinizzante, cioè con lesioni a carico del sistema nervoso centrale”, così viene definita dal sito dell’AISM, Associazione Italiana Sclerosi Multipla: un male lento ed inesorabile, che può essere combattuto, per ora, soltanto con tanta forza di volontà ed estrema dedizione.

Ci siamo seduti, davanti a qualche patatina e una manciata di noccioline, e abbiamo iniziato a parlare. Ho messo il registratore tra noi due, e Alessandro ha iniziato a raccontarmi la sua storia di vita.

Una gara contro un avversario tosto ma non imbattibile come la sclerosi, fatta di un inizio in pianura, una salita ripidissima ed, infine, una discesa tortuosa ed avvincente.

KM 0-25, tratto pianeggiante con accenno di pendenza verso il km 25

“Presi quella bici vecchia, messa lì, e iniziai…”

Scoprire di essere malati di sclerosi multipla alla soglia dei 25 anni ti cambia la vita, che tu lo voglia o meno, ma da come Alessandro ne parla questo non sembra trasparire.  C’è una coppia dietro di noi che sta facendo l’aperitivo, ma ogni volta che Alessandro deve pronunciare il nome della malattia non abbassa la voce, non è intimorito.

Cercavo informazioni su Google, come farebbero tutti, ed erano spaventose. Ebbi il sintomo più forte quando mi svegliai e avevo un braccio e una gamba completamente paralizzati: dal 14 novembre al 24 novembre 2014 sono stato alleScotte, ho dovuto fare tantissimi esami ma nessuno ti dice subito cosa hai. La malattia non la nominano nemmeno all’inizio, infatti ho avuto la diagnosi definitiva l’agosto successivo. La prima reazione? Ti chiedi perché proprio a te sia successa una cosa simile, ma poi pensi che non augureresti mai a nessuno la tua stessa sorte, e la tieni per quello che è: con la sclerosi ci vivi, perché ogni giorno hai delle pseudoricadute, ma devi imparare a conviverci, e bisogna lottare per farlo”.

Ed ecco che, proprio quando la vita presenta ad Alessandro il primo vero accenno di salita, arrivala bicicletta in soccorso. Una bicicletta che teneva in garage e rispolverava di rado, per qualche sgambata. “Presi quella bici vecchia, messa lì, e iniziai. I medici mi consigliarono un’attività leggera per non stare fermo, come andare in biciletta, e da quel momento la bici è diventata la mia seconda terapia, non in senso figurato ma reale: fare attività fisica mi fa stare bene, mi tiene lamente occupata attenuando le pseudoricadute giornaliere. Ho iniziato ad andare in bici per stare meglio”.

Il contraccolpo psicologico che dà una malattia del genere è pesante, e Alessandro ammette che la prima cosa a cui pensi è il tuo futuro in carrozzina, incapace di muoverti.

La bici, in questo senso, può essere vista come il movimento che si ribella alla prospettiva di immobilità: se non è lottare questo, non so davvero cosa lo sia.

KM 25-28: breve salita scoscesa, con pendenza vicina alle quote del Mortirolo

“Ne metto dietro parecchi in salita…”

All’improvviso, dunque, la vita pianeggiante che tutti i 25enni sognano di avere, per Alessandro si è trasformata in un’erta salita. Bisogna essere portati persuperare le salite, di gran lunga i tratti più complicati per un ciclista; ma Alessandro non è un ciclista qualsiasi, è un ciclista coraggioso e forte, che non può certo spaventarsi di fronte ad una sfida come questa. “Mi sono accorto, improvvisamente, che la vita di cui ci preoccupiamo, la fretta che abbiamo ogni giorno, le cose per cui ci incazziamo, alla fine non sono altro che piccolezze in confronto ai veri problemi. E non parlo nemmeno del mio, perché frequentando cliniche e ospedali ho visto in faccia il dramma di bambini che non potranno mai vivere la propria giovinezza serenamente, di famiglie distrutte. Ci vorrebbe che tutti, per un giorno, potessero avere una malattia come la mia: ti cambia la prospettiva da cui guardi le cose, e inizi a vivere diversamente”.

La salita, Alessandro, l’ha presa di petto, in tutti i sensi. Ne ha fatto la sua specialità, nella vita come nella bicicletta. “Ne metto dietro parecchi insalita, è la mia forza nelle gare anche se purtroppo spesso le corse non nehanno molte”. Quello che all’inizio era un modo per svagarsi e dimagrire, dopo le cure di cortisone, è diventato un vero e proprio sport agonistico, a cuiAlessandro ha dedicato anima e corpo. Sono arrivati i primi risultati, le prime gare vinte, e alla fine Obiettivo 3, il progetto creato e portato avanti da Alex Zanardi, che permetterà a tre atleti affetti da disabilità di prendere parte alla nazionale italiana che parteciperà alle Paralimpiadi di Tokyo nel2020.

“Ho mandato la mia candidatura online dopo aver completato la procedura che mi riconosce comeparaciclista. La risposta è arrivata dopo un po’, è stato un fulmine a ciel sereno: mi avevano preso! L’esperienza vissuta con il team di Zanardi è stataincredibile, e conoscere un personaggio come lui mi ha caricato ancora di più. Appena lo abbiamo incontrato, sembrava già di conoscerlo: è una personaumilissima, alla mano, e poi è enorme! Per uno come me non può che esserel’esempio da seguire, dopotutto lui da avere tutto è passato, in un momento, anon avere più nulla. Mi ha colpito in particolare una delle tante cose che ci ha detto: “Dopo l’incidente non ho pensato più a quello che non avevo, ma a sviluppare ciò che mi era rimasto”. Alex non ci mette solo il nome per questoprogetto, ma anche e soprattutto impegno, passione ed amore, qualità che spessomancano ai personaggi famosi. Poi, ovviamente, c’è bisogno delle risorse economiche per portare avanti un progetto di questa caratura, e allora viene in aiuto della Fondazione Vodafone, che finanzia il tutto e permette agli atletidi avere a disposizione la strumentazione necessaria, gratuitamente. Biciclette, completini, gps e tante altre cose, strumenti che sarebbero inaccessibili per qualsiasi persona proveniente da una famiglia normale”.

Iniziare a correre in bici, oltre che a stare bene, è servito ad Alessandro anche per fare“outing”, dopo aver nascosto il suo male per quasi 2 anni.

“Non ne ho parlato con nessuno per molto tempo, non volevo sentirmi compiangere dalle persone. Ma dopo una gara in cui arrivai secondo, lo speaker mi disse quasi minaccioso: “Dopo si parla eh”. E da quel momento, parlare della mia malattia non è statopiù un tabù”.

Continuo a sorprendermi della normalità con cui Alessandro mi parla di quella che, percome la vedevo io, era una condanna ad una vita eternamente sofferente.

“L’aiuto delle persone a me care è stato fondamentale: i miei non mi hanno mai fatto vedere neanche unaccenno di dolore, normale per un genitore, ed anche Eleni mi è stata sempre vicino. All’inizio la tentazione è di chiudersi in sé stessi, di non volere aiuto da nessuno perché si ha paura di essere un peso, ma dopo capisci chefarsi dare una mano rende felici anche le persone che ti vogliono bene”.

KM 28-FINALE: discesa velocissima, ricca di curve

“Nella discesa devo migliorare, per me è la parte più difficile di una gara…”

È passata quasi un’ora, e pian piano mi adeguo al suo ritmo dialettico. Se pedala come parla – penso, Alessandro a Tokyo ci arriva davvero.

Alla fine, è venuta fuori la chiacchierata che mi aspettavo, senza domande preconfezionate e pause stabilite: posso dire con certezza, quindi, che non ho intervistato Alessandro, ma ci ho passato un pomeriggio insieme. Non c’è modo migliore di imparare che farlospontaneamente, e non ho mai pensato al fatto che fossi lì per lavoro durantel’ora e mezzo insieme.

Tornando ad Alessandro, per lui la malattia non deve più essere in nessun modo una fonte di egoismo o un pretesto per lamentarsi dell’ingiustizia della vita. Tutt’altro: dev’essere la spinta a condividere la propria esperienza, perché ha capito quanto importanti siano state per lui le parole di chi già da tempo sapeva di esseremalato. “Parlare con qualcuno che ha più esperienza è fondamentale, soprattutto perché ti accorgi che alla fine ce la puoi fare. Leggere il libro di Zanardi mi ha dato un’enorme iniezione di fiducia, perché spiega dettagliatamente come si può continuare a vivere autonomamente anche nella disabilità”.

“Condivisione” è dunque la parola chiave, perché per le persone come Alessandro è fondamentale sapere di non essere soli.

Ed ecco, infatti, la discesa finale a cui la vita lo ha messo davanti.

“Il mio Obiettivo 3 è anche aiutare tutti coloro che come me sono stati messi di fronte ad una malattia come la sclerosi multipla. Mi concedo a giornali, televisioni e siti non per promuovere me, ma perché voglio mandare il messaggio a chi mi legge: “ci sono passato, so cosa vogliono dire i primi mesi, non c’è motivo di avere paura”. L’importante è che mi legga chi ha bisogno, poi del pensiero della gente non mi interesso”.

Oltre le Paralimpiadi, quello che Alessandro sogna è rendere una vera professione questosuo istinto altruista di conforto e aiuto verso gli altri.

“Voglio muovermi sul sociale, già avrei avuto la possibilità una volta ma non ebbi tempo. C’era una gara a Sinalunga e, lo stesso giorno, sempre a Sinalunga si vendevano le meledella ricerca per AISM. Lo seppi tardi, ma sarebbe stato bellissimo poter unirele due cose. Sento che aiutare, e aiutarsi, è la cosa giusta da fare”. Vincere le gare è una soddisfazione non da poco, ma nemmeno paragonabile in confronto alla gioia che si ha quando si riesce ad aiutare un’altra persona. “Voglio essere un esempio per coloro che non sono stati fortunati, e che si sentonopersi. Ho vissuto quel periodo di sofferenza iniziale ma poi mi sono convinto che dovevo iniziare di nuovo da qualcosa: per me la salvezza è stata labicicletta”.

“La cosa più bella è sentirsi dire che, dopo avermi letto, le persone hanno cambiato il modo divedere le cose”.

Si è conclusa con questa frase la chiacchierata, o almeno quella che ho registrato, perché a un certo punto ho staccato il registratore, un po’ perché si era fatto tardi, ma soprattutto perché avevo l’impressione che non ci fosse più bisogno di salvare le sue parole su un dispositivo. Ero entrato ormai nella sua ottica, nell’estrema normalità della situazione che si era pian piano creata.

Infatti, la cosa èavanti ancora per una ventina di minuti, in cui Alessandro mi ha parlato di tutti i suoi progetti, alla soglia dei 29 anni: raccolte fondi per l’AISM, una linea di abbigliamento sportivo tutta sua, il coaching e tanto altro.

Non vorrei chepassasse il messaggio sbagliato, però: Alessandro pedala ogni giorno, e si sta allenando come non mai per provare a cavalcare il sogno di Tokyo 2020. Dopotutto, è un gran bel ciclista, e a partecipare non ci sta, come tutti quanti. È supportato dal preparatore atletico di Zanardi, esperto biomeccanico, e sta seguendo il suo allenamento per arrivare al massimo della forma nel periodo delle gare. A Marzo parteciperà col suo team, il Donkey Bike Club Sinalunga, alla Coppa Toscana di mountain bike, anche se ovviamente Alessandro punterà a farbene su strada proprio per Obiettivo 3.

Mi ha colpito, dulcis in fundo, proprio un episodio relativo ad una gara all’isola d’Elba, che mi ha raccontato “a microfonispenti”.

Discesa, tratto perlui difficoltoso, un altro ciclista gli sta a ruota borbottando per via della sua presunta lentezza. Alessandro lascia correre, già pregusta l’arrivo della salita per sorprenderlo, e lo fa passare. Arriva così la salita, ed è lì che Alessandro rincontra l’irriverente avversario. Lo affianca, affonda un paio di pedalate e superandolo si gira, prendendosi la sua rivincita.

“Sarò anche balordo in discesa, ma te impara ad andare in salita!”. Era una frase del genere.

Perché mi ha colpito? Perché è la dimostrazione di come per lui la bici sia sì una seconda terapia, ma che da questo sia diventata una passione per cui sacrificarsi, una costante motivazione a migliorarsi, l’umanissimo tentativo di primeggiare. Comelo sarebbe per tutti quanti, alla fine.

Salutandoci, per scherzo, gli ho chiesto se mi portava a Tokyo. L’unica sua preoccupazione? “E che mangio quando so’ a Tokyo? Io mi porto i miei yogurt, le mie barrette, va’a capì laggiù nemmeno bolle l’acqua!”.

E io che, ancora oggi, mi chiedo se quello con cui avevo passato un pomeriggio era davvero un malato di sclerosi multipla. Quel male lento ed inesorabile, che ti condanna all’immobilità, ma che da quel momento mi fa molta meno paura.

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Un weekend all’insegna dello sport con “Bambini ai campini”

Sport a misura di bambino a Torrita di Siena: un weekend da passare con i “Bambini ai campini” Ancora un weekend di sport a Torrita, ma questa volta i protagonisti…

Sport a misura di bambino a Torrita di Siena: un weekend da passare con i “Bambini ai campini”

Ancora un weekend di sport a Torrita, ma questa volta i protagonisti saranno i più piccoli. Tre giorni, da venerdì 12 a domenica 14, da dedicare al beach volley, al calcetto maschile, al tennis, alle bocce e alla gimkana con la bicicletta. Tanto sport e tanto divertimento in un unico punto: i “campini” della parrocchia.

Mente dell’iniziativa, “Bambini ai campini”, la contrada della Stazione, che da quattro anni mette in campo tutti i contradaioli per garantire lo svolgimento di tutte le attività sportive. “C’è sempre più partecipazione – afferma l’assessore allo sport Sara Maccioni – sta diventando un evento classico che coinvolge tutti i bambini da 0 a 13 anni”.

Per poter partecipare basta avere l’autorizzazione dei genitori e presentarsi ai campini da venerdi a sabato pomeriggio. Successivamente verranno fatte le varie squadre, verranno nominati i vari giocatori e appena i tabelloni si riempirano di nomi e numeri inizieranno le varie sfide.

bambini ai campiniDivertimento assicurato per i più piccoli, ma anche per i genitori, che potranno gustarsi una movimentata zumba e lo step. Ma non ci sarà solo spazio per lo sport, a fare da cornice anche tanta musica. “L’evento ogni anno permette ai bambini di socializzare e riunirsi prima dell’inizio della scuola – conclude Maccioni – l’obiettivo è proprio quello di creare continuità”.

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Gara di mountain bike alle pendici del Monte Cetona

Gara di mountain bike alle pendici del Cetona: domenica 31 agosto, due itinerari suggestivi di 18 e 30 chilometri È spettacolare la gara di mountain bike che si tiene domenica…

Gara di mountain bike alle pendici del Cetona: domenica 31 agosto, due itinerari suggestivi di 18 e 30 chilometri

È spettacolare la gara di mountain bike che si tiene domenica 31 agosto lungo le verdi pendici del Cetona, con partenza da Sarteano (ore 9,30). “Colli e valli” è una medio fondo che prevede oltre trenta chilometri di percorso, per 950 metri di dislivello, oltre duecento iscritti alla vigilia, con l’organizzazione dall’associazione sportiva sarteanese Crocette bike. Si tratta una delle novità assolute del panorama della mountain bike, per quest’anno, in Toscana.

GARA mountainbike SARTEANO“I ciclisti – commenta Fabrizio Fastelli, presidente di Crocette bike – affronteranno un tracciato che è già stato utilizzato per prove nazionali di cross country. Partendo dal centro storico di Sarteano, già fa prevede un forte dislivello, con scalata ai mille metri della salita dei ripetitori del monte Cetona, con numerosi tratti a un solo binario sia in salita che in discesa”. Oltre al medio fondo, sarà possibile affrontare, in alternativa, un percorso relativamente più semplice, di “soli” 18 chilometri e 400 metri di dislivello.

“Si tratta di una bella iniziativa, di una delle tante associazioni sportive che arricchiscono il nostro territorio – dichiara la consigliera comunale con delega allo sport Chiara Morciano – la cui buona riuscita è già annunciata, visto il consistente numero di adesioni della vigilia”.

La Crocette bike, affiliata all’Uisp, oggi conta circa quaranta iscritti. Da circa venti anni fa pedalare lungo i sentieri di un territorio splendido come quello di Sarteano, tra Val d’Orcia e Valdichiana.

Il ritrovo per le ultime iscrizioni è domenica 31 agosto (dalle 7,30) al palazzetto dello sport di viale Amiata. La partenza è prevista circa due ore dopo dalla centralissima piazza XXIV Giugno. Al termine della gara (ore 13 circa) i partecipanti saranno ospitati al palazzetto dello sport per un “pasta party”.

La quota di iscrizione è di 15 euro. Per informazioni: info@crocettebike.it, www.crocettebike.it

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In bici con l’allenatore dei Vikings Chianciano Rugby

Passeggiando in bici con Ugo Massai, l’allenatore dei Vikings Ho incontrato l’allenatore dei Vikings Chianciano Rugby in un contesto sportivo diverso da quello del rugby, ambedue siamo appassionati di bicicletta…

Passeggiando in bici con Ugo Massai, l’allenatore dei Vikings

Ho incontrato l’allenatore dei Vikings Chianciano Rugby in un contesto sportivo diverso da quello del rugby, ambedue siamo appassionati di bicicletta e ieri ci siamo concessi un’uscita tra Chianciano, Montepulciano e San Quirico, io con la mia Bianchi e Massai con la sua storica Neri. Durante la passeggiata abbiamo parlato del futuro della squadra e dei prossimi impegni.

Io sono partito da Chianciano in direzione Montepulciano, appuntamento al bivio di San Biagio; ho incontrato Ugo Massai a Villa Bianca ed abbiamo cominciato a pedalare verso Pienza, dopo pochi chilometri abbiamo cominciato a parlare dei Vikings. Mi annuncia l’inizio degli allenamenti per il 18 agosto al campo Castagnolo, ormai casa “storica” del rugby, partendo con la preparazione atletica tutte le sere alle 20.00. Dopo un periodo di circa due settimane l’allenamento verrà integrato con esercizi tecnici, il tutto coadiuvato da Nicolas Annoscia, l’altro allenatore con il quale si è formato uno staff tecnico ben affiatato e collaudato. I due, sulla base dell’esperienza maturata, hanno grandi ambizioni per la squadra e puntano ai primi due posti in campionato.

Strappetto duro per entrare a Pienza e ci concentriamo sulla bici, tutti e due sui pedali, anche perché nessuno dei due vuole cedere il passo, poi in direzione di San Quirico, tiriamo il fiato e cominciamo ad ipotizzare la composizione del prossimo campionato di serie C2 nel quale saranno sicuramente presenti gli Arieti Arezzo, dominatori della scorsa stagione ed avversari storici, con i quali ci giocheremo il Ramaiolo di Legno e il Clanis Cortona che si sta rafforzando molto, poi molto probabilmente il Siena RC 2000, il Grosseto, il Gambassi e una o due squadre fiorentine, forse qualche nuova formazione iscritta. Arrivati a San Quirico torniamo verso Montepulciano, passata Pienza affrontiamo la salita di Palazzo Massaini, oltre un chilometro al 5%, scatta la sfida e riesco a staccare Ugo nel finale, ma devo dire che tiene bene, grande grinta.

Poco prima di arrivare a Montepulciano mi parla del gruppo e dell’importanza che questo ha nel raggiungimento del risultato, loro contano molto sulla coesione, un gruppo quest’anno un po’ meno numeroso ma determinatissimo a tenere alto il nome dei Vikings Chianciano in tutta la regione e che presto verrà presentato con le nuove bellissime maglie. Arrivati a Montepulciano ci salutiamo dopo aver fatto un bel giro in bici, in una delle poche domeniche soleggiate di questo pazzo luglio, parlando di rugby.

Valerio Tubino

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Cerro Bike, i bambini vanno a scuola di Mountain Bike

Un percorso formativo che unisce educazione stradale, allenamento sportivo e sano divertimento: questo l’obiettivo del minicorso “A scuola di MTB”, per insegnare ai bambini e ai ragazzi l’utilizzo della Mountain…

Un percorso formativo che unisce educazione stradale, allenamento sportivo e sano divertimento: questo l’obiettivo del minicorso “A scuola di MTB”, per insegnare ai bambini e ai ragazzi l’utilizzo della Mountain Bike. Il corso, giunto quest’anno alla sua quarta edizione, ha visto il coinvolgimento di alcuni bambini delle classi primarie dell’Istituto Comprensivo Virgilio di Montepulciano durante il periodo primaverile, ed è stato particolarmente apprezzato sia dai giovani “bikers” che dai genitori.

Il progetto è stato organizzato dal gruppo Cerro Bike, di Acquaviva di Montepulciano, che promuove la passione per la bicicletta e in particolare per il mountain biking, disciplina sportiva sempre più apprezzata e capace di coniugare alla competizione atletica la valorizzazione dell’ambiente e delle forme di mobilità alternative.

Cerro BikeIl progetto formativo “A scuola di MTB” si è svolto in due fasi. Durante la prima fase, gli attivisti di Cerro Bike hanno incontrato i bambini delle scuole primarie direttamente in classe per alcune lezioni teoriche e hanno illustrato le componenti delle biciclette sportive. Sono state inoltre approfonditi i temi delle regolazioni di base, dell’utilizzo dei freni e degli accessori della mountain bike. Particolare attenzione è stata riservata ai temi dell’educazione stradale, alle regole di comportamento per spostarsi su bicicletta, da soli o in gruppo, e all’importanza di indossare sempre il caschetto protettivo.

La seconda e ultima fase del progetto si è svolta sabato 24 maggio presso l’agriturismo “Il Sabato del Villaggio”, in località Tre Berte a Montepulciano, per la prova pratica di dimostrazione assieme agli attivisti di Cerro Bike. Durante il pomeriggio, i bambini hanno potuto fare pratica delle lezioni apprese in classe e superare una serie di prove di abilità con la mountain bike lungo dei percorsi accuratamente predisposti in campagna e su strade sterrate. Al termine della dimostrazione, dopo una merenda e una breve escursione in mezzo alla natura, i bambini hanno potuto festeggiare una giornata di sport, educazione e divertimento.

Di seguito, un video a opera di Cerro Bike sulle passate edizioni di “A scuola di MTB”:

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