Firmato dai quattro presidenti delle conferenze dei sindaci della provincia di Siena Bruno Valentini, Lucia Coccheri, Andrea Rossi e Lorenzo Avanzati ed il direttore generale della Usl7 Nicolò Pestelli, il patto territoriale USL7, il documento strategico che raccoglie in un unico quadro organico tutte le azioni di riorganizzazione della sanità senese, peraltro molte delle quali già partite con i vari protocolli di intesa sottoscritti a livello locale.

Il Patto territoriale della USL7, riprendendo le linee di indirizzo dettate dalla ormai famosa delibera della giunta regionale 1235 del 2012 di riorganizzazione del sistema sanitario toscano, definisce per progetti il futuro dei servizi territoriali e prestazioni al cittadino, sui quali i sindaci hanno concordato nell’impegno per la loro realizzazione, fermo restando che le verifiche organizzative territoriali dovranno essere oggetto di confronto con i singoli sindaci dei comuni.

Viene confermata l’attuale ossatura strutturale dei servizi sanitari ospedalieri e distrettuali su tutta la provincia, mantenendo servizi anche su comuni piccoli del vasto territorio senese.

“Ancora una volta i comuni fanno sistema. I sindaci condividono un percorso che ha portato alla sottoscrizione di un patto strategico che garantisce le esigenze sanitarie di tutti i cittadini” ha commentato il sindaco di Siena, Valentini. Posizione condivisa dagli altri presidenti delle conferenze dei sindaci, che hanno sottolineato l’importanza della rete ospedaliera con al centro le Scotte punto di riferimento dell’alta specializzazione anche per l’Area Vasta, oltre che ospedale di primo livello per i cittadini di Siena e circondario.

Rete Ospedaliera
Si punta al recupero dell’efficienza e ad un incremento dell’appropriatezza nell’utilizzo dei posti letto per acuti, con la riconduzione delle attività altamente specialistiche verso le Scotte.
Uno degli elementi qualificanti del piano è lo sviluppo della “rete” ospedaliera tra i tre ospedali della USL 7 e l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese delle Scotte. Per le prestazioni di primo livello, l’obiettivo è quello di raggiungere uno standard adeguato di posti letto di cure intermedie e, possibilmente, arrivare ad una definizione condivisa dei percorsi e delle procedure nell’ottica dei cosiddetti “costi standard”. Concetti che se pur orientati agli indirizzi nazionali sul tema dei risparmi, non incideranno né sulla qualità delle prestazioni né sull’attuale assetto ospedaliero territoriale che per USL7 si consolida nelle tre strutture di Nottola, Campostaggia ed Amiata. Al contrario, saranno evidenziate le buone pratiche cliniche e si realizzerà una osmosi tra i professionisti, per concretizzare il modello a rete degli ospedali auspicato dalla riforma regionale.
C’è da dire che la collaborazione tra la USL7 e AOUS è già cominciata: sono partite a dicembre le attività di oculistica a Nottola e ad Abbadia S. Salvatore dove i professionisti delle Scotte effettuano interventi di cataratta, oltre ad essere previsti gli interventi per la formazione del personale USL.
La robotica per gli interventi chirurgici presente alle Scotte è, inoltre, a disposizione degli specialisti della USL7.
Per i tre ospedali territoriali, oltre al potenziamento delle attività di chirurgia ambulatoriale nell’ospedale di Abbadia, a Nottola è previsto il riconoscimento dello stesso ospedale come punto nascita della Comunità montana dell’Alta Val d’Orcia e dell’Amiata (oltre che della Valdichiana) ed il potenziamento, nei territori di confine, della rete ambulatoriale e/o consultoriale ostetrico-ginecologica e pediatrica.

Integrazione ospedale-territorio
Nel patto si parla anche di integrazione dell’assistenza ospedaliera a medio-bassa intensità con le cure primarie ed intermedie, prevedendo una riorganizzazione e potenziamento di queste e la creazione di una struttura per la continuità assistenziale ospedale-territorio. Si tratta di migliorare la definizione dei percorsi di presa in carico delle persone in dimissione ospedaliera e monitorarne i tempi e le modalità.
Infine, sul fronte delle cure primarie, il patto prevede la creazione di aggregazione funzionali di Medici di Medicina Generale e l’apertura di Case della Salute (dove troveranno allocazione attività ambulatoriali di assistenza primaria e specialistica nonché funzioni infermieristiche e di supporto amministrativo che garantiranno l’erogazione di prestazioni sanitarie, socio-sanitarie e amministrative) nonchè di centri medici con la collaborazione dei Medici di Medicina Generale.
La parte territoriale vede una riorganizzazione dei servizi distrettuali in base ai bisogni ed alle caratteristiche della popolazione e del territorio in modo da garantire servizi appropriati in relazione sia all’estensione geografica che alle caratteristiche demografiche e sanitarie della popolazione che insiste sul territorio considerato.

Altri punti
Altri punti qualificanti del Patto sono il potenziamento dell’assistenza alla disabilità con l’implementazione del Punto Unico di Accesso del Disabile, di percorsi di “Durante e Dopo di noi” e la riorganizzazione delle strutture per disabili con la realizzazione di moduli di Residenza Sanitaria per Disabili; la prosecuzione del progetto per lo sviluppo della consegna diretta di farmaci a pazienti cronici; il potenziamento delle attività di promozione e prevenzione in ambito della salute orale, con particolare riferimento alle donne in gravidanza ed ai bambini in età scolare e la razionalizzazione della rete dei laboratori e del Sistema Trasfusionale con l’attivazione della Officina Trasfusionale di Area Vasta.

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