La pioggia, i bambini che giocano, gli acini di uva che rotolano per Piazza Duomo, la gente che ride, i bicchieri che brindano, la Festa dell’Uva e del Vino di Chiusi è tornata a vivere. 

Nella Città di Chiusi non è solo la storia etrusca a fare da padrona, ma anche le tradizioni locali, che, come in tutti i territori della Valdichiana, vedono il periodo della vendemmia, il passaggio dall’estate all’inverno, come un rito. Per questo ben 39 anni fa nacque la Festa dell’Uva e del Vino, un’occasione per ritrovarsi tutti insieme prima che la spensieratezza dell’estate volasse via. È infatti probabile che la moderna festa sia erede della feste agricole romane e del successivo “Feriale Vendemmiale” del quindicesimo secolo. Ciò che è sicuro è che prima della seconda guerra mondiale, che interruppe la storicità della festa, questa si chiamasse “Festa agricola chiusina”, in memoria dei vindemiales.

A dare vita alla festa furono i tre terzieri chiusini: San Silvestro, Sant’Angelo e Santa Maria, che da allora hanno mantenuto vivo il loro impegno nella festa, contendendosi vari premi nei corsi degli anni e aprendo le loro taverne ai languori dei passanti. 

Ed è proprio dai terzieri che la Festa dell’Uva e del Vino 2022 è ripartita. Il solito fine settimana di festa è stato infatti preceduto da un’anteprima che ha visto l’Enoteca dei Terzieri al centro del suo programma. Ad allietare dal 17 al 22 settembre le giornate di attesa, il vino, che da sempre è il protagonista della festa: oltre 50 etichette tra cui potere scegliere, vini del territorio, che fanno viaggiare tra i sapori di casa, ma anche vini proveniente dalle regioni più vocate, il tutto accompagnato dalla guida dei sommelier.

Per evitare di lasciare a stomaco vuoto i visitatori è stato allestito il “Faust Food”, uno street food dal sapore totalmente toscano. Panini con la lingua, con l’acciuga, fritti misti, affettati e formaggi, il tutto per le vie del centro illuminate non solo dalle luci ma anche dal sorriso dei volontari della festa.

Le persone non sono mancate, nonostante il brutto tempo che ha accompagnato la festa soprattutto nel weekend conclusivo, che purtroppo ha dovuto eliminare alcune attività previste. Ma dal 23 al 25 settembre le cucine delle taverne hanno comunque accolto gli ospiti a cena. Ogni terziere un menù e specialità diverse, ma a regnare su tutti ci sono i pici, il tipico piatto chianino servito con i più disparati sughi: all’aglione, al sugo d’ocio, al sugo bianco e al classico ragù.  Ovviamente ad accompagnare il pasto il vino rosso e bianco della casa.

Un’interessante svolta nella cucina è nata anni fa con la nascita della gara culinaria fra i terzieri. Una piccola sfida, giudicata da professionisti, che regala grandi emozioni tra le cuoche e i cuochi dei terzieri, che di anno in anno si sono destreggiati in piatti sempre più complicati. Un’altra novità all’interno del servizio è quella dei bicchieri riutilizzabili, decorati da vignette esplicative dei tipici detti o modi di dire chiusini, uno fra tanti il famoso “lupo manaro”.

Ma oltre al cibo e al vino ciò che è finalmente tornato a Chiusi è stata l’aria di festa. Il programma infatti non vedeva soltanto l’alternarsi delle cene, ma dal venerdì alla domenica, dalle 19 fino a notte inoltrata, musica e balli hanno allietato i luoghi caratteristici della città.

La giornata più ricca doveva essere domenica, generalmente dedicata alla famosa sfilata di Bacco e ai giochi popolari di grandi e piccini, fra cui il famoso “Briachon”, il vero Ironman chiusino. Purtroppo a causa della pioggia e degli anni di stop appena passati il programma si è dovuto ridurre ai “giochi de’ citti” e a un veloce spettacolo degli sbandieratori e tamburini di Chiusi. I bambini hanno così avuto la possibilità di tornare a sorridere e a sporcarsi mentre pigiano l’uva nei tini o si destreggiano in altre prove, nonostante la pioggia. Gli sbandieratori e i tamburini hanno invece ripreso a respirare dopo un lungo stop, seguito ad anni di duro lavoro dopo l’instaurazione della “giornata della bandiera” nata nel 2010, dove il gruppo chiusino si sfidava con i gruppi delle rievocazioni storiche dei vicini comuni.

La 39° edizione della Festa dell’Uva e del Vino, che se non fosse stato per la pandemia del 2020 sarebbe stata la 40°, nonostante le mancanze ha quindi realizzato ciò che era più a cuore all’associazione dei terzieri: tornare a fare vivere Chiusi. Un incontro di storia e tradizioni, per dare vita ad un’unica e grande festa che da quaranta anni accompagna i chiusini al ritorno dell’autunno, con un ultimo saluto alla gioia estiva, nella speranza che il vino possa fare dimenticare il freddo che arriva.

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Chiara Cacace

Diplomata alle Scienze Umane senza neanche essersene resa conto, ha necessitato di un anno sabbatico durante il quale ha scoperto che non può fare nulla per placare la sua volontà di scegliere sempre la via meno praticabile. Per questo aspira a fare parte del mondo dei giornalisti poiché scrivere è l’unica cosa giusta che pensa di sapere fare, ma neanche lei ci giurerebbe, quindi non illudetevi.

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