Effetti collaterali: mai fidarsi del proprio psichiatra, neanche se si tratta di Jude Law

Effetti collaterali, il nuovo film uscito da poco nelle sale italiane, racconta la storia di Emily Taylor (Rooney Mara), una giovane donna depressa che arriva a tentare il suicidio. Conosce così il dottor Jonathan Banks (Jude Law), psichiatra di successo e, per affrontare il ritorno a casa del marito Martin (Channing Tatum), che è appena stato rilasciato di prigione, gli chiede di prescriverle alcune pillole per aiutarla a guarire. Lo specialista, dopo essersi consultato con il precedente medico della ragazza, la dottoressa Victoria Siebert (Catherine Zeta Jones), le prescrive l’Ablixa, farmaco che si rivela determinante.

Emily, infatti, durante un apparente stato di sonnambulismo, accoltella il marito, e nonostante le prove siano chiare e conducano a lei, non viene condannata, in quanto, non ricordando nulla, viene giudicata non cosciente delle sue azioni. Viene così rinchiusa in un istituto di salute mentale, dove l’unica visita che riceve è quella del dottor Banks, il quale si sente in colpa per quanto accaduto. Lui le ha prescritto le pillole, e ora si sente responsabile per la morte dell’uomo.

Volendo arrivare alla verità, lo psichiatra cerca in tutti i modi di scoprire quello che è veramente successo e capire il vero motivo dell’omicidio. Quali sono gli effetti collaterali dell’Ablixa e quali invece le manipolazioni mentali per ottenere veramente quello che si vuole? Ma soprattutto, quali sono i limiti estremi della finzione umana?

Il regista Soderbergh, accettando di dirigere questo film, ha accettato una bella sfida, ovvero quella di proporre al pubblico uno spaccato della società moderna, in cui qualsiasi problema o stato d’animo sembra poter venire controllato dall’assunzione di farmaci e chiunque voglia sentirsi meglio si rivolge ad un’analista. Elementi, questi, che fanno pensare ad un documentario d’inchiesta, che invece si rivela essere “un sofisticato thriller adulto ambientato nel mondo della psichiatra e dei farmaci”, come lo ha definito Jude Law. Questo proprio perché è la perversione della cronaca quotidiana che offre al mondo del cinema interessanti spunti per un film accattivante.

Scott Z. Burns, il produttore del documentario Premio Oscar Una scomoda verità, si conferma un ottimo sceneggiatore, in grado di far luce non solo sulla questione legata all’uso massivo degli psicofarmaci, ma anche sul particolare meccanismo psicologico che porta la mente umana a falsificare la realtà.

Una sceneggiatura avvincente, molto ben calibrata, con dialoghi solidi che catturano immediatamente lo spettatore e lo portano a seguire l’intera vicenda, per indagare sulla finzione stessa. Si va infatti dall’insider trading all’omicidio, all’abuso di potere: un solo sospettato o tutti fanno parte di questo incredibile gioco al gatto e al topo? Depressione e ansia si alterano come stati d’animo di Emily e del dottor Banks, i quali, per denaro, sono disposti a tutto, anche a deteriorare la mente umana. E ne è la prova il finale, che mostra come follia e normalità diventino semplici ossimori, rispettivamente una follia normale ed una normalità folle.

Un prodotto cinematografico di alta qualità, che merita assolutamente di essere visto, anche solo per il cast stellare che si conferma azzeccato.

Print Friendly, PDF & Email