Sarebbe pleonastico ribadire quanto la tradizione del doppiaggio italiana sia un primato internazionale, per qualità e ricerca, per caratura degli interpreti e la raffinata tecnica che con i decenni si è andata costituendo, ma nell’era di Netflix, delle serie tv in lingua originale, dello streaming imminente, le ragioni e i criteri del doppiaggio italiano sembrano divenuti una di quelle pratiche artigianali sul viale del tramonto, proprie di un particolare interesse di ricerca, o percepite come marginale fenomeno tecnico manieristico, sempre più lontano dagli interessi del grande pubblico. È in questo contesto che Angelo Maggi – già “voce italiana” di Tom Hanks, di Robert Downey Jr. e del Commissario Winchester, del Dr. Cox in Scrubs e tantissimi altri – ha sentito la necessità di portare in giro per l’Italia uno spettacolo intitolato Il Doppiattore a metà fra il varietà e la divulgazione dimostrativa delle operazioni di doppiaggio nella tradizione italiana.

Venerdì 24 marzo, Maggi è passato per Sarteano, portando con sé Vanina Marini – giovane e bravissima protagonista del doppiaggio italiano – e l’ospite Marco Mete (che ha dato, non solo in Italia, la voce a Roger Rabbit e molti altri cartoni animati).

Lo spettacolo si pone come un vero e proprio tributo alla Nobile Arte del doppiaggio, con la riproduzione di uno “studio di registrazione” sul palco, quindi uno schermo sul fondale, dal quale – oltre alle scene dimostrative – sono passate le immagini memorabili dei grandi film del canone cinematografico mondiale, in italiano: Tina Lattanzi e il grande birignao di Greta Garbo; Lydia Simoneschi e il fascino di Ingrid Bergman; Emilio Cigoli per John Wayne, Gregory Peck, Gary Cooper e Burt Lancaster; nonché Giuseppe Rinaldi e la sua voce sull’immagine di Paul Newman, Jack Lemmon e Peter Sellers. Molti anche i contributi esterni di colleghi storici di Maggi: Marina Tagliaferri, Luca Ward, Massimo Lopez e Pino Insegno che hanno colorato la serata con piacevoli interventi “in differita”.

Tra i “giochi”, gli esercizi di stile e la lezione di atletismo vocale impartita al pubblico (scendendo anche nel tecnicismo distintivo tra prossemica del tono, tempo e timbro vocale), Maggi fa sfoggio anche del suo curriculum, doppiando in diretta – dando le spalle allo schermo – scene storiche dei suoi personaggi. Rispondendo indirettamente a Garbiele Muccino, che qualche anno fa sparò a zero sul doppiaggio italiano, definendolo «un annientamento di mesi di lavoro di un regista», Maggi ribadisce le qualità e le finezze di quest’arte, che non rendono gli interpreti dei “mezzi attori”, degli attori per metà, ma anzi, raddoppiano il potenziale espressivo, lo modulano all’interno di un sistema linguistico diverso: sono quindi dei Doppi Attori, casse di risonanza degli enunciati filmici.

Il pubblico sarteanese ha risposto molto bene allo spettacolo, occupando tutti i posti disponibili in platea e nei primi due ordini di palchetti. Spettacolo, questo, che va a chiudere una fortunata stagione invernale curata dalla Nuova Accademia degli Arrischianti, che già si sta adoperando per le iniziative estive e la stagione 2017/18.

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