Ho conosciuto Eleonora Betti in una calda giornata di fine agosto, quando ci siamo ritrovate entrambe a Firenze per la conferenza stampa di uno degli eventi musicali più importanti del centro Italia. Quel giorno il Collettivo Piranha presentava l’edizione 2018 del Live Rock Festival di Acquaviva; Eleonora era lì in quanto protagonista di una delle serate del festival, io per scoprire e raccontare l’evento.

Ho avuto modo di apprezzare la sua musica proprio nei giorni del Live Rock Fest e, adesso che si sta preparando all’esibizione di venerdì 15 marzo in terra chianina, finalmente sono riuscita a cogliere l’occasione per intervistarla.

Fin dalle prime battute scambiate con Eleonora, quello che mi colpisce è la sua dolcezza, il suo sguardo innamorato della musica e il suo modo di raccontarsi che sembra già essere il testo di una canzone. Oltre alla dolcezza che incanta, quello che sorprende di Eleonora è il modo in cui si fondono in lei, in maniera perfetta, vari generi musicali, che la rendono unica e libera da obblighi di appartenenza.

Eleonora Betti è una cantautrice che si divide tra la Valdichiana e Roma, dove attualmente vive; laureata in musicologia, Eleonora è cresciuta tra le note della musica classica, l’amore per le grandi voci del jazz, del musical e il fado portoghese.

“La musica classica è parte di tanti ricordi della mia infanzia e adolescenza, mi piace scoprirne la freschezza, le forme. Del jazz direi che mi affascina più di tutto il senso di libertà espressiva, l’idea che la musica sia qualcosa sempre di personale e non possa essere mai uguale a sé stessa. Del musical amo l’unione tra le varie arti, la dimensione del teatro, la narrazione; del fado la sua forza, spesso drammatica, la capacità di raccontare un luogo e le sue storie. In ognuno di questi generi trovo un’intensità sconvolgente”

Tutti questi generi trovano una sintesi perfetta nel suo disco d’esordio, ‘Il Divieto di Sbagliare’ che, oltre a presentare Eleonora al grande pubblico, è un invito a riflettere sull’impossibilità di camminare sul sentiero della vita senza inciampare ogni tanto. L’errore fa parte di un percorso di conoscenza ed evoluzione. Comprendere il proprio stato di imperfezione consente di elaborare le cadute, di curare le ferite, di guardare avanti con consapevolezza, di trovare nuova forza.

“Grazie a ‘Il Divieto di Sbagliare’ ho potuto far conoscere la mia musica a molte persone, ha aperto la strada a collaborazioni importanti, come quella con Ferruccio Spinetti che ha suonato il basso nel nuovo singolo ‘Libera’. Inoltre, dopo la pubblicazione del mio lavoro, ho potuto osservare come possa esserci interesse anche per un prodotto fuori dagli schemi attuali come il mio, interesse che ho riscontrato sia tra il pubblico ai concerti, che tra la critica. Di recente, è stata una felicissima sorpresa che una webzine musicale come MusicMap abbia scelto “Quaranta Volte” come canzone più bella del 2018” – mi spiega Eleonora.

I brani di Eleonora nascono dall’urgenza di trasformare in canzone un pensiero, un’emozione o una riflessione. E alla domanda se all’interno del disco ci sia un brano a cui è più legata, Eleonora mi risponde così:

“I legami sono diversi con ogni brano, e ugualmente intensi. Però, a distanza di un anno, sento di dire che per ‘Quaranta Volte’ ho un ulteriore affetto, perché è stata la canzone di lancio dell’album ed è diventata la colonna sonora di questi dodici mesi, tra promozione e concerti. Per comporre i miei brani spesso parto da un piccolo nucleo di testo e melodia che poi sviluppo, a volte rapidamente se il momento creativo è molto intenso”.

La Repubblica ha definito il pop di Eleonora un pop d’autore e da camera, un soffuso d’archi e di fiati; non un ninnolo luccicante da mettere in mostra nella vetrina del salotto buono, ma una via d’uscita da prigioni sonore, da etichette precostituite e appiccicate da chi è sempre in cerca di definizioni. Definizioni di cui Eleonora, appunto, non ha bisogno; con la sua musica cerca di far capire che prima di tutto bisogna ascoltare noi stessi in modo da trovare la giusta strada, e, in secondo luogo, gli altri, con apertura e attenzione, per poter costruire qualcosa insieme.

“Fare musica vuol dire impegnarsi per ottenere un risultato; vuol dire giocare, divertirsi, avere passione, essere aperti, incontrare, conoscere, concentrarsi, restare umili. La musica è l’umanità espressa in un suono” – insegnamento, questo, che Eleonora porta sempre con sé e che cerca di trasmettere ai suoi studenti del Liceo e ai bambini a cui impartisce lezioni di pianoforte, canto corale e laboratori di propedeutica.

Durante l’intervista, ho avuto modo di comprendere il punto di vista di Eleonora sullo stato attuale della musica e sulle varie polemiche nate dalla vittoria di Mahmood a Sanremo:

“Sebbene ogni anno ci siano polemiche attorno al vincitore, quella che si è aperta in questo caso mi è parsa assurda: fuori luogo per la parte tecnica, offensiva e preoccupante per i tratti razzisti che ha assunto da parte di alcune persone. Non credo che i pregiudizi siano nel mondo della musica, o perlomeno spero che non sia così; vedo più una strumentalizzazione politica che ha aperto la strada a commenti di ogni genere anche a livello popolare. Comunque tante persone hanno da subito preso posizione in modo opposto, e questo mi conforta”.

Alla vigilia della sua esibizione al Teatro Verdi di Monte San Savino del prossimo 15 marzo, Eleonora mi dice:

È un bellissimo momento, che mi consente, tra l’altro, di chiudere nel migliore dei modi questo primo anno trascorso dall’uscita del disco. Ho un legame molto forte sia con il Teatro Verdi che con il paese di Monte San Savino: lì ho iniziato a suonare il pianoforte e ricevuto la prima formazione artistica. Certamente sarà una bella emozione, una festa, il mio modo per dire grazie a un luogo in cui sono cresciuta e per abbracciarlo con la musica; un abbraccio che spero potrà arrivare forte anche alle persone presenti”.

E riguardo ai progetti futuri, invece, mi svela che questo momento si sta rivelando molto creativo.

“Mi sto dedicando alla scrittura di nuove canzoni, pensando già con entusiasmo a nuovi progetti da realizzare, ma il desiderio è anche quello di continuare con i concerti. La musica come momento di condivisione regala incontri ed emozioni che amo infinitamente vivere”.

Eleonora conclude con un augurio personale, ma allo stesso tempo un auspicio per l’intero panorama musicale italiano e internazionale:

Quando accendo la radio spero di poter sentire musica bella, italiana o internazionale che sia, e magari anche musica emergente, indipendente, da scoprire”.

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