I luoghi in cui nasci, in cui vivi, determinano veramente ciò che farai? O lo fanno le passioni, il carattere, le conoscenze, gli errori? Da queste domande, ma anche dalla curiosità e con un pizzico di orgoglio, nasce “Chianini nel mondo”. Dove la parola mondo non ha nulla a che vedere con i luoghi, ma tutto a che fare con le possibilità.

Per dare inizio a questa rubrica abbiamo deciso di intervistare una persona del nostro territorio che ci catapulta completamente in un universo fatto di ricerca, curiosità e dedizione.

Michele Punturo, aretino di nascita, chianino per conseguenza, ci ha parlato di lui e del suo lavoro, offrendoci spunti e riflessioni:

Quale è il tuo lavoro?

“Definire il mio lavoro è abbastanza difficile, ma posso provare spiegarlo ripercorrendo un po’ la mia carriera: attualmente lavoro presso l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) sezione Perugia. Tengo a precisare che la parola nucleare non deve essere letta e decifrata con spavento, nell’istituto noi studiamo la natura intima della materia, l’essenza ultima delle interazioni fondamentali. La mia è quindi un’attività di ricerca in un settore ampissimo. Ho anche lavorato al CERN di Ginevra, ma in sintesi possiamo dire che attualmente lavoro come discepolo di Einstein. Non perché io sia diretto alunno di quest’ultimo, diciamo che a livello di età potrebbero esserci dei problemi, ma perché lavoro e partecipo a esperimenti che cercano di comprendere e mettere in atto alcune ipotesi relative alla teoria della Relatività Generale di Einstein. Ho iniziato nei laboratori come giovane ricercatore e ora sono un dirigente di ricerca con un proprio progetto, ideato nel 2004, diventato leader europeo nel 2021: Einstein Telescope.”

Un progetto leader europeo non è sicuramente cosa da poco, ti va di spiegarci in breve in cosa consiste l’Einstein Telescope?

“Certamente. Einstein Telescope è il progetto pan-europeo per la realizzazione di un osservatorio interferometrico di onde gravitazionali di nuova generazione, è guidato e appoggiato dal governo italiano. Un interferometro che sarà in grado di rilevare sorgenti di onde gravitazionali a distanze dieci volte superiori a quelle attuali aprendo così nuove opportunità nella comprensione dei meccanismi che regolano il nostro Universo. ET (mi piace chiamarlo così) è stato pensato sulla base dei correnti interferometri di seconda generazione VIRGO e LIGO, che negli ultimi cinque anni hanno permesso agli scienziati di approdare in una nuova era della conoscenza. L’Einstein Telescope permetterà per la prima volta di esplorare l’universo attraverso le onde gravitazionali lungo la sua storia cosmica, facendo luce su domande ancora aperte che riguardano la fisica e la cosmologia fondamentale.”

L’Einstein Telescope è quindi anche frutto del lavoro degli italiani…

“Sì, io ne sono l’ideatore, il coordinatore nazionale e co-coordinatore internazionale. L’Italia richiedendo la leadership ha anche proposto come sede per la costruzione un ex miniera in Sardegna, per motivi legati alla geologia del territorio a bassa sismicità. ET è un progetto che potrebbe attirare tanti giovani ricercatori e ingegneri italiani a rimanere nel nostro territorio, ma che soprattutto potrebbe dare la possibilità all’Italia di richiamare anche giovani menti estere. Sono queste le infrastrutture che rendono una nazione più competitiva diventando un crogiolo di idee. Gli italiani hanno anche collaborato, co-leader in Europa, al premio Nobel per la scienza del 2017, che ha poi costruito le basi per questo nuovo progetto. L’Italia ha tutte le possibilità per diventare leader anche nel settore scientifico, rimanendolo in quello umanistico.”

Come si arriva a fare parte di un progetto così importante? Quali studi hai fatto?

“I miei studi in realtà sono stati molto semplici, mi sono diplomato ad Arezzo al liceo scientifico, ho preso una laurea in fisica e un conseguente dottorato in fisica; ho iniziato i miei primi passi come ricercatore al CERN sin dalla tesi di laurea e il dottorato. Ciò che è spesso importante in questo campo è la curiosità; basti pensare che il tipo di ricerca su cui ci basiamo noi è detta la curiosity-driven. Se hai la voglia e la necessità di capire i meccanismi di ciò che ti circonda, allora hai la possibilità di diventare uno scienziato.”

In Italia, ma soprattutto in territori legati a una realtà storica e umanistica molto forte come il nostro, spesso le materie scientifiche sono prese sottogamba o lasciate agli altri. La tua storia però è un esempio di come il territorio non influisce necessariamente sulle scelte future, anche perché l’Italia avrebbe molte possibilità da offrire anche sul campo scientifico. Allora perché molti ragazzi se ne vanno all’estero?

“Il territorio a mio parere è tutto. Anche perché se dobbiamo parlare da questo punto di vista, la Toscana ha una tradizione scientifica importantissima, semplicemente dovremmo riconoscerla. Il motivo per cui molti italiani che si interessano alle materie scientifiche vanno all’estero è legato alle opportunità che vengono loro offerte. All’estero gli stipendi sono più alti e poi la possibilità di spostarsi se si lavora nell’ambito della ricerca è molto alta. Non dovremmo puntare a limitare o portare a zero il movimento verso l’estero, dovremmo fare sì che il flusso di entrata in Italia sia uguale a quello di uscita. Noi però siamo poco competitivi, per fare sì che questo avvenga dovremmo costruire nuovi laboratori di ricerca e aumentare l’offerta; è questa un’altra delle mille possibilità che potrebbe offrirci la realizzazione di ET.”

La nostra rubrica però si intitola “Chianini nel mondo” e quindi la curiosità viene di conseguenza: hai trovato altri colleghi provenienti da queste zone?

“Come è normale che sia, sì, ci sono vari colleghi dislocati per l’Europa che provengono da queste zone. Ciò che voglio fare capire è che se i ragazzi hanno una passione e si lasciano guidare da questa, poco importa la provenienza. La passione per la scienza nasce con una domanda “Perché?”, tutto il resto poi è una conseguenza. Ciò che è veramente importante sono gli stimoli, a Pisa per esempio abbiamo una delle percentuali più alte d’Europa di ricercatori in rapporto alla popolazione. Nell’aretino l’unica cosa che scontiamo è non avere sedi universitarie primarie adeguatamente finanziate e con un’offerta formativa degna di nota, per il resto i nostri giovani scienziati sono brillanti tanto quanto gli altri.”

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Chiara Cacace

Diplomata alle Scienze Umane senza neanche essersene resa conto, ha necessitato di un anno sabbatico durante il quale ha scoperto che non può fare nulla per placare la sua volontà di scegliere sempre la via meno praticabile. Per questo aspira a fare parte del mondo dei giornalisti poiché scrivere è l’unica cosa giusta che pensa di sapere fare, ma neanche lei ci giurerebbe, quindi non illudetevi.

1 thought on “Chianini nel mondo: intervista a Michele Punturo

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