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Tag: teatro

“I sommersi”, dalla memoria alla salvezza

“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario” così diceva Primo Levi, una famosa frase che potrebbe riassumere il senso della Giornata della Memoria. Una frase che potrebbe essere considerata il…

“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario” così diceva Primo Levi, una famosa frase che potrebbe riassumere il senso della Giornata della Memoria. Una frase che potrebbe essere considerata il filo conduttore dello spettacolo teatrale “I Sommersi”, andato in scena al Teatro Poliziano di Montepulciano e al Teatro degli Arrischianti di Sarteano proprio a cavallo della Giornata della Memoria 2014.

Un gruppo di discendenti dei prigionieri di Auschwitz fa visita al vecchio campo di concentramento, cercando di capire il senso di quell’orrore. Una volta all’interno, però, i fantasmi dei morti e dei sopravvissuti prendono il sopravvento e trasformano la visita in una macabra rappresentazione umoristica. Una sorta di meta-teatro, di rappresentazione nella rappresentazione, in cui vengono riadattati testi di Tabori, Levi, Weiss e lettere dei condannati a morte della resistenza europea.

Lo spettacolo del regista Carlo Pasquini manifesta una vicinanza particolare a quel Primo Levi di cui richiama il titolo, “I sommersi e i salvati”. La memoria è la migliore forma di resistenza contro la violenza, subita sia negli anni della Seconda Guerra Mondiale, sia in epoca attuale, con la minaccia del revisionismo e della dimenticanza. Ma c’è di più: la memoria diventa anche un’arma straordinaria contro la mancanza di senso, contro la mancanza di spiegazione di quell’orrore, che contagiava e corrompeva anche gli stessi prigionieri del lager. E quindi la memoria diventa l’unica forma di salvezza, in una vicenda in cui la mente umana fatica a trovare il senso di tutto quell’orrore. Pur con tutti i suoi filtri, la sua fallacità e le sue ambiguità, la memoria è lo strumento della salvezza.

Questo è forse il senso più profondo della Giornata della Memoria, e lo spettacolo “I sommersi” ha il merito di trasmetterlo con efficacia al pubblico. Più della rappresentazione realistica degli orrori, più delle grottesche imitazioni di vita all’interno del lager, più della mancanza di senso che ancora oggi proviamo nel pensare alla terribile esperienza dell’olocausto. Lo spettacolo riesce nel suo intento, presentandosi come una produzione di qualità capace di coinvolgere attori e interpreti del territorio, valorizzare tematiche così importanti e tener accesa la fiamma della memoria. Un plauso quindi agli attori, dai più esperti ai più giovani, ai registi e ai curatori, capaci di confezionare un prodotto all’altezza delle aspettative.

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Unica pecca dello spettacolo è forse l’eccesso di scene poco fruibili al primo impatto e uno stile autoriale che poco si adatta alla necessità di diffondere e coltivare la memoria. Credo infatti che per la riuscita della Giornata della Memoria siano necessari anche linguaggi e stili più semplici, assieme a un impianto narrativo più generalista che consenta una maggiore presa del pubblico. Se è necessario che la memoria sia condivisa da tutti, è preferibile che non rimanga confinata in quella nicchia di cultura “alta” o così spesso definita, superando quella classica diatriba tutta italiana per cui se piaci al pubblico non puoi piacere anche alla critica, e viceversa. Soprattutto per obiettivi come quelli della Giornata della Memoria, produzioni come “La vita è bella” di Benigni e “Bastardi senza gloria” di Tarantino riescono nella difficile impresa di convincere pubblico e critica, e di ricordarci che si può parlare di temi alti anche con linguaggi bassi.

Ma, in fin dei conti, è una pecca della nostra memoria e della nostra società, non certo dello spettacolo “I sommersi”, che coglie pienamente nel segno. I tempi cambiano, infatti, incessantemente. E con loro la memoria e la nostra reazione ad essa. “La vita è bella” è un film che ha ormai più di sedici anni, inserito in un contesto culturale di fine anni ’90, in cui una canzone come “Il mio nome è mai più” poteva diventare il singolo musicale più venduto in Italia. Nella Giornata della Memoria 2014, invece, la mia bacheca facebook è invasa di commenti che invitano a bruciare gli zingari, gli omosessuali sono ancora considerati cittadini di seconda fascia e gli ebrei rimangono i protagonisti principali di ogni complotto internazionale e finanziario degno di questo nome.

Forse la memoria non è sufficiente per raggiungere la salvezza. Questo è il dubbio che mi opprime dopo la visione de “I sommersi”. Forse la Giornata della Memoria non è abbastanza, forse la conoscenza non è sufficiente. Sempre più relegata tra le feste comandate, in un passato apparentemente intoccabile e inspiegabile, come se non avesse alcuna relazione con la società odierna, come se fosse appannaggio soltanto di una cultura alta, amplificandone la propria incomprensibilità. Forse, a differenza di quanto sosteneva Primo Levi, è arrivato il momento di comprendere pienamente il senso di quell’orrore. E questo spettacolo teatrale compie un passo nella giusta direzione, imponendoci di guardare al passato con gli occhi del presente.

I complimenti per lo spettacolo “I sommersi” sono poi da estendere al Cantiere Internazionale d’Arte, che ancora una volta dimostra la sua capacità di attrazione per l’intera area della Valdichiana. La partecipazione di attori del territorio, il coinvolgimento delle scuole, la messa in scena nei teatri di Montepulciano e di Sarteano, dimostrano la lungimiranza di intraprendere progetti in sinergia con le altre realtà locali.

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Festival Orizzonti di Chiusi “tra mito e favola”

“Tra Mito e Favola” è questo il tema della XII edizione del Festival Orizzonti di Chiusi, presentato venerdì 24 gennaio 2014, presso la Sala Consiliare del Comune della Città di…

“Tra Mito e Favola” è questo il tema della XII edizione del Festival Orizzonti di Chiusi, presentato venerdì 24 gennaio 2014, presso la Sala Consiliare del Comune della Città di Chiusi, alla presenza del Sindaco Stefano Scaramelli, l’Assessore al Sistema Chiusipromozione Chiara Lanari, la Presidente della Fondazione Orizzonti Giovanna Rossi e il nuovo Direttore Artistico Andrea Cigni.

Una nuova edizione che vuole confermare Chiusi quale città del Teatro, della Cultura e delle Arti, ma apportando molte novità rispetto al passato, quel passato che si fa veicolo di rinnovamento, non solo nella programmazione, ma anche nella scelta del tema e di nuovi linguaggi di espressione. Questa edizione, infatti, sfrutterà tutti i linguaggi della scena performativa attuale, il teatro, la danza e il circo, e si andrà ad unire con le forme più tradizionali di musica classica e opera, con una vastissima offerta di eventi e iniziative collaterali, dalle mostre alle proiezioni fino al teatro dei ragazzi.

Ed è proprio da questo che deriva il tema della nuova edizione, un mito rappresentato dalla storia e da una tradizione che non si vuole dimenticare perché segno ineluttabile della propria identità, e una favola del presente narrata da forme, visioni e scenari in fermento nel nostro contemporaneo.

“Il mito e la favola è un titolo che mi è venuto in mente vivendo questi posti – ha dichiarato il nuovo direttore artistico del Festival Andrea Cigni – Percorsi, viaggi, racconti, gesti di artisti che ci parlano di quello che per loro rappresentano queste due parole, ed è proprio da qui che è nata l’idea di una ricerca di ciò che di mitico e di favoloso riusciamo a trovare nella nostra cultura e nella nostra storia”.

A suggellare questo legame un video promozionale realizzato da Marco Democratico e Davide Francesca, di cui ne è anche l’interprete, dove hanno voluto raccontare la città attraverso la città stessa, raccogliendo i commenti della gente alla vista di una sposa scalza, con un vestito di carta e in totale silenzio.

“ La messa in scena di questo video si divide tra performance e progetto. La performance nasce dalla voglia di raccontare in maniera semplice, come nella danza, la fragilità della vita, un passaggio, un’esperienza che va a dissolversi, come un’anima che continua il suo viaggio senza il corpo, e metafora di ciò, nel filmato, è il fiore che continua il suo viaggio senza l’abito. Il progetto, invece, nasce dall’interesse verso l’umanità, verso ciò che caratterizza la vita di uno spazio, è un’aspirazione personale messa a disposizione di uno studio ben più ampio” – spiegato l’interprete e ballerino Davide Francesca.

Un progetto, dunque, ambizioso quello del Festival orizzonti 2014 che desidera fortemente coinvolgere i Cittadini, le Amministrazione, gli Operatori dimostrando che la Cultura è per questo territorio una delle chiavi di volta per l’economia e per la crescita identitaria e sociale.

“Con questa nuova edizione la Fondazione Orizzonti vuole raggiungere nuovi pubblici, la formazione dei giovani e la produzione artistica di qualità, per far diventare questa la nostra Città un punto di riferimento per tutti coloro che amano e vivono le arti performative”- ha dichiarato la Presidente della Fondazione Orizzonti Giovanna Rossi.

Tra le tante novità del Festival il Premio Orizzonti d’Arte della Città di Chiusi, che la Comunità ed il suo Festival assegnano ad artisti ed eventi che hanno segnato la storia e lo sviluppo delle arti performative nel panorama culturale contemporaneo, ed è stato svelato che il premio, quest’anno verrà assegnato ad una personalità che ha saputo ben sintetizzare in un’anima la nazione.

Dunque un Festival nuovo, ricco di appuntamenti che nell’arco dei primi dieci giorni di agosto, trasformerà Chiusi in un palcoscenico a cielo aperto, sfruttando oltre al teatro Mascagni, i luoghi simbolo, le piazze e le strade del suo tessuti urbano. Un Festival delle Nuove Creazioni nelle Arti Performative nato a Chiusi e che intesserà grandi collaborazioni anche con altre realtà teatrali italiane.

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Risate sotto le bombe, il ritorno dello swing

Lo spettacolo “Risate sotto le bombe”, con le Sorelle Marinetti e Gianni Fantoni, ha fatto tappa sabato 18 gennaio al Teatro Mascagni di Chiusi. Le vicende narrate sono ambientate nel…

Lo spettacolo “Risate sotto le bombe”, con le Sorelle Marinetti e Gianni Fantoni, ha fatto tappa sabato 18 gennaio al Teatro Mascagni di Chiusi.

Le vicende narrate sono ambientate nel pomeriggio dell’8 settembre 1943, in un piccolo teatro dove suona improvvisamente un allarme aereo. La compagnia di attori e cantanti si rifugia sotto al palcoscenico, per proteggersi dalle bombe, e provano i numeri del nuovo spettacolo. Un teatro dentro il teatro, quindi, in cui il tentativo dei protagonisti è quello di creare della commedia mentre fuori esplode il dramma della guerra.

Le Sorelle Marinetti sono le vere mattatrici dello show, e grazie alla loro bravura sono capaci di catapultare il pubblico nelle atmosfere degli anni ’30 e ’40, in un incanto che non abbandona neppure dopo la fine dello spettacolo. Turbinia, Mercuria e Scintilla: questi i nomi d’arte di Nicola Olivieri, Andrea Allione e Marco Lugli, trio maschile che appare sulla scena en travesti. Le Sorelle Marinetti, attive già da qualche anno sulla scena, si rifanno principalmente al repertorio del Trio Lescano e alla tecnica del canto armonizzato.

La bravura degli altri artisti contribuisce al successo dello spettacolo: da un Gianni Fantoni perfetto nel suo ruolo di capocomico alla soubrette Francesca Nerozzi, dal refrenista Paolo Cauteruccio all’aviatore Gabrio Gentilini con la sua impressionante canzone scioglilingua, la compagnia di artisti si dimostra ben assortita e coesa, ognuno con le sue caratteristiche e con le sue specialità. Nel complesso, riescono a creare quell’armonia tipica della canzone swing, capace di catturare l’attenzione dello spettatore per tutta la durata dello show e fargli dimenticare le bombe che cadono sulla sua testa.

Le Sorelle Marinetti con la nostra Alessia

Le Sorelle Marinetti con la nostra Alessia

Il punto di forza di “Risate sotto le bombe”, oltre alla bravura degli artisti, è nella capacità di far immedesimare il pubblico nell’impianto narrativo. L’atmosfera dello swing, gli ultimi mesi della guerra, l’epoca d’oro delle trasmissioni radiofoniche, l’Eiar e delle grandi orchestre: la ricostruzione è funzionale al contesto, pur nella sua semplicità, e centra l’obiettivo già nei primi minuti, con la scenografia, le battute e i motivetti ritmati.

L’impianto metanarrativo della sceneggiatura, con la compagnia teatrale che prova il suo spettacolo al riparo delle bombe, mettendo quindi in scena lo spettacolo per il pubblico del teatro, raggiunge il suo apice nei momenti finali. Il brano “Risate sotto le bombe” invita infatti a prendere la vita con allegria, a dimenticare per qualche momento i problemi e la guerra: non con la sufficienza di chi non riconosce il valore di ciò che rischia di perdere, bensì con lo spirito di sacrificio di chi cerca il lato positivo nelle difficoltà e trova nuova forza d’animo, anche con un semplice motivetto swing.

È proprio il brano finale “Risate sotto le bombe” a racchiudere il senso complessivo dello spettacolo. Il parallelo tra i momenti drammatici del 1943 e il giorno d’oggi si compie in questa fase: gli autori non hanno infatti scelto di rappresentare gli orrori della guerra, bensì i momenti di difficoltà vissuti da un gruppo di persone coinvolte marginalmente. Un gruppo di artisti in crisi, che lottano per cercare lavoro e per qualcosa da mangiare, che vivono momenti drammatici e si sforzano di andare avanti, inseguendo le loro aspirazioni, anche se il mondo attorno a loro rischia di crollare. È proprio questo il parallelo con i momenti che stiamo vivendo, di crisi economica e occupazionale, in cui un briciolo di speranza può essere rappresentata anche dai sorrisi delle Sorelle Marinetti.

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L’ottimismo e l’allegria delle risate diventano quindi uno strumento di battaglia artistica contro il dramma della battaglia militare. Non si tratta soltanto di passare qualche minuto di serenità con lo swing e di dimenticare i brutti pensieri: è uno spirito diverso con cui affrontare le difficoltà di ogni giorno. Uno spirito che si contrappone a quello distruttivo della self-fulfilling prophecy, quanto mai attuale in periodi di crisi economica, in cui la sfiducia e il pessimismo delle persone accrescono quello dei mercati e della situazione sociale.

Una risata, insomma, può rappresentare la vittoria della guerra. E “Risate sotto le bombe” raggiunge pienamente il suo obiettivo, offrendo al pubblico uno spettacolo godibile e con ottimi artisti, catapultandolo nell’atmosfera dello swing e invitandolo ad affrontare la vita con uno spirito diverso. I complimenti, oltre alle Sorelle Marinetti e agli altri artisti, vanno quindi a tutti gli autori e ai compositori.

I complimenti si estendono poi alla Fondazione Orizzonti di Chiusi, che è riuscita nell’intento di offrire un cartellone teatrale di buona qualità, a cui si accompagna un’ottimo lavoro di comunicazione e di promozione. In attesa del prossimo appuntamento teatrale, quindi, godiamoci qualche momento sereno con le Sorelle Marinetti e gli altri artisti:

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“Risate sotto le bombe” con le Sorelle Marinetti e Gianni Fantoni

Un nuovo appuntamento della stagione al Teatro Mascagni di Chiusi, che già si preannuncia tutto esaurito: “Risate sotto le bombe”, una commedia con le Sorelle Marinetti e Gianni Fantoni. Lo…

Un nuovo appuntamento della stagione al Teatro Mascagni di Chiusi, che già si preannuncia tutto esaurito: “Risate sotto le bombe”, una commedia con le Sorelle Marinetti e Gianni Fantoni. Lo spettacolo, organizzato dalla Fondazione Orizzonti, andrà in scena sabato 18 gennaio alle ore 21.15

Di seguito la trama dello spettacolo, con musica dal vivo e la partecipazione di Francesca Nerozzi, Paolo Cauteruccio e Gabrio Gentilini:

Un piccolo teatro, in una piccola città di provincia, nel pomeriggio dell’8 settembre 1943. Dall’inizio della guerra le compagnie di arte varia si arrangiano come possono. Poco dopo l’inizio di uno spettacolo suona improvvisamente un allarme aereo. Il pubblico, preso dal panico, scappa dalla sala. La piccola compagnia di attori e cantanti si rifugia nel camerino del coro, esattamente sotto al palcoscenico del teatro. Le Sorelle Marinetti, il capocomico Altiero Fresconi, il refrenista Rollo, la soubrettina Velia Duchamp e alcuni musicisti per impiegare il tempo e scacciare la preoccupazione decidono di provare numeri di un nuovo spettacolo. A complicare la situazione c’è la fame e la complessità dei rapporti interpersonali.

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Al Teatro degli Oscuri di Torrita lo spettacolo “Se non ci fossi io”

Domenica 12 gennaio alle 21,15 “Se non ci fossi io” al Teatro degli Oscuri di Torrita In scena Gianni Ferreri, Daniela Morozzi e Roberto Nobile La paura di vivere e…

Domenica 12 gennaio alle 21,15 “Se non ci fossi io” al Teatro degli Oscuri di Torrita
In scena Gianni Ferreri, Daniela Morozzi e Roberto Nobile

La paura di vivere e amare, il tema della dipendenza ma anche le problematiche legate all’handicap, affrontate in chiave comica, ma mai superficiale. Tutto questo è “Se non ci fossi io” lo spettacolo teatrale che andrà in scena domenica 12 gennaio alle 21,15 al Teatro degli Oscuri di Torrita di Siena. Sul palco il trio di attori protagonista per 10 anni della fiction “Distretto di polizia”, Gianni Ferreri, Daniela Morozzi e Roberto Nobile.

La commedia, scritta da Augusto Fornari, Toni Fornari, Andrea Maia, Roberto Nobile, Vincenzo Sinopoli e diretta da Augusto Fornari, racconta la storia di due fratelli uno musicista con un handicap che lo costringe sulla sedia a rotelle, e l’altro ex insegnante di filosofia, che si prende cura di lui. Tutta la sua vita, ormai da anni, è dedicata al fratello disabile ma tutto cambia quando nella loro vita arriva Dora che sconvolge il delicato equilibrio tra i due fratelli che, da quel momento, dovranno affrontare scelte di vita e verità nascoste.

Il prossimo appuntamento con la stagione teatrale degli Oscuri, organizzata dall’amministrazione comunale di Torrita di Siena in collaborazione con Fondazione Toscana Spettacolo, è il 30 gennaio con Lucia Poli nei panni di Mrs. Umney in “Il fantasma di Canterville” liberamente tratto da Oscar Wilde.

Il costo di un singolo spettacolo è di 10 euro, ridotto 8 euro. Abbonamento a 6 spettacoli: 48 euro. Prenotazioni, abbonamenti e biglietti al Teatro degli Oscuri piazza Matteotti 12 dal lunedì al venerdì in orario 10 – 12.30. La sera degli spettacoli la biglietteria è aperta dalle ore 20.30.

Per info, prenotazioni e acquisto biglietti: Teatro Comunale degli Oscuri tel. 0577 688225 – 688207

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“L’improvvisazione teatrale è come il jazz”. Intervista a Renato Preziuso presidente di Voci e Progetti

Intervista a Renato Preziuso, performer teatrale e presidente di Voci e Progetti “L’improvvisazione teatrale è come il jazz, serve affiatamento e molta tecnica”. La storia di una compagnia teatrale di…

Intervista a Renato Preziuso, performer teatrale e presidente di Voci e Progetti

“L’improvvisazione teatrale è come il jazz, serve affiatamento e molta tecnica”.

La storia di una compagnia teatrale di Chianciano che ha riscosso successo nel capoluogo umbro, dove colleziona decine di allievi, sperimentando forme originali.

Voci e Progetti nasce a Chianciano da un gruppo di amici che si avvicinano al teatro e col tempo iniziano a sperimentare forme diverse. Come si mantiene alta la passione per venti anni?
Siamo nati quasi vent’anni fa, nel 1994, qualche anno dopo entriamo in contatto con il rutilante mondo dell’improvvisazione teatrale e scopriamo che è la forma che fa per noi. Coinvolgente, innovativo, libero e creativo, il teatro di improvvisazione ci ha affascinato dal primo momento. Negli ultimi anni la costante crescita quantitativa, ma soprattutto qualitativa, è andata di pari passo con la professionalizzazione della struttura. Certo, ci sono stati alti e bassi, ma la passione non è mai calata, anche perché le persone che sono dentro Voci e Progetti, i miei colleghi e i nostri allievi sono una fonte inesauribile di energia.

C’è ancora un po’ di pregiudizio da parte del pubblico che segue il teatro, rispetto all’improvvisazione?
Quando il pubblico scopre l’impro, come la chiamiamo, in genere ne rimane affascinata. Il problema è spiegare cosa facciamo a chi non ha mai assistito ai nostri spettacoli. Il rapporto poi con il teatro “istituzionale” è ancora complicato L’improvvisazione in Italia è vista come un sottogenere. Siamo “quelli simpatici che fanno le scenette”. In altre parti del mondo l’improvvisazione ‘è’ il teatro. Pensare che l’italianissima Commedia dell’Arte forse è la prima forma di teatro all’impronta. Sarebbe bello far capire quanto lavoro c’è dietro.

Faccio un parallelismo improprio. Il teatro di testo è come la musica classica. Conta l’interpretazione, ma c’è uno spartito. L’improvvisazione teatrale il jazz. Ci sono degli schemi, ma la performance è libera. Come si riconosce una buona improvvisazione teatrale da una stecca?
Sono d’accordo con il parallelismo. La buona improvvisazione si riconosce, come nel jazz, dall’affiatamento dei performer, dalla loro tecnica, dalla meraviglia che la creazione istantanea genera nel pubblico. Come nel jazz, ma estenderei a tutte le performances dal vivo, l’esecuzione può non essere impeccabile, ma deve essere piena di vita. La connessione tra chi è sul palco ed il pubblico in sala deve essere forte, fortissima e tutti si è parte di un evento unico.

Cos’è più difficile improvvisare per te?
Più che cosa è il come. Soffro le condizioni sfavorevoli. Lo spettacolo di improvvisazione, al contrario di quello che si può facilmente pensare, è delicato. Non si può fare ovunque e non si presta ad ogni occasione. Visto il grado di coinvolgimento, il pubblico deve venire in qualche modo predisposto a vedere lo spettacolo. Insomma l’improvvisazione non può essere “improvvisata”. Nell’improvvisazione le condizioni di lavoro e organizzative sono fondamentali.

Performance di Voci e Progetti

Performance di Voci e Progetti

Voci e progetti nasce a Chianciano, ma poi si sposta a Perugia, dove sta riscuotendo un successo enorme (puoi toccarti se vuoi). Come nasce questa scelta di Perugia?
Perugia è una città ricca di iniziative e di iniziative culturali. E’ candidata come capitale europea della cultura 2019. E’ una città universitaria con tanti giovani e begli spazi per le attività teatrali. Siamo sbarcati in questo contesto sei anni fa con uno spettacolo nel meraviglioso teatro Pavone. Poi ci siamo mossi in punta dei piedi, cercando di entrare in contatto e collaborazione con le realtà teatrali locali. Sarà perché la nostra specificità non ci rende competitor o perché noi per primi siamo aperti a contaminazioni e scambi, ma non abbiamo trovato particolari chiusure, anzi, siamo stati molto ben accolti. Collaboriamo stabilmente con tre teatri ed i rapporti con le istituzioni ed il tessuto sociale sono ottimi. E poi, per continuare il parallelismo, Perugia è la città del Jazz!

Sembra quasi una storia di fuga di cervelli, insisterete ancora con l’impro in Valdichiana?
Nel nostro caso non parlerei affatto di “cervelli”, ecco. Per il resto faremo improvvisazione ovunque ci sarà data la possibilità. Siamo parte di una rete nazionale di scuole e compagnie di che si chiama “Improteatro” che ha come scopo quello di promuovere l’improvvisazione teatrale in tutto lo stivale… quindi perché no? Poi a Chianciano abbiamo un gruppo di giovanissimi allievi molto appassionati che curiamo con particolare amore.

Fai mente locale sulla Valdichiana: come siamo messi a livello di offerta culturale? Mancano spazi?
Noi abbiamo sede a Chianciano Terme l’unico paese della zona senza uno spazio teatrale. La sala polivalente, che negli anni ha ospitato i nostri spettacoli, è chiusa da tre anni. Adesso c’è un progetto di ristrutturazione che pare possa essere avviato, ma senza certezze. Sedi per le associazioni neanche a parlarne. Sarebbe un discorso lungo e doloroso… Il risultato è che stanchi di investire energie senza un progetto condiviso, rimaniamo disponibili ad ogni tipo di collaborazione che ci venga richiesta, ma con il tempo abbiamo quasi interrotto l’attività performativa nella cittadina che ci ha visto nascere. Per noi è un peccato, ma non vogliamo mollare del tutto, anche perché il rapporto con il tessuto sociale e le altre associazioni del territorio è ottimo. Speriamo di trovare condizioni migliori nel futuro, per ora ci concentriamo sull’Umbria.

La tua storia personale è quella di uno che ha trasformato una passione in una professione. Quanta fatica costa?
Beh sì ci vuole molto impegno e costanza. Occorre metterci coraggio ed energia e non ci si può risparmiare. I miei compagni di viaggio, in particolare Mariadele Attanasio e Lorenzo Meacci,
rendono il clima e le cose che facciamo “speciali”. Certo, non è un lavoro comodo, ma è quello che ho scelto e quindi la fatica, quando si sente, passa in secondo piano. Ho avuto poi la fortuna di avere una moglie che mi a sostenuto nel fare questo passo, anche se non so se poi se ne è pentita visto che poi sono sempre in giro a tenere corsi in molte città d’Italia.

Voci e Progetti

Voci e Progetti

Girando così tanto, qual è lo stato dell’arte che vedi?
Il movimento dell’improvvisazione teatrale, pur avendo numeri che il teatro tradizionale ci potrebbe invidiare, sia dal punto di vista del pubblico che delle scuole, non ha mai avuto accesso a contributi pubblici. Abbiamo sempre lavorato basandoci sulle nostre sole forze. In quest’epoca soffriamo meno di altri perché meno dipendenti dal “sistema”.

Che differenza trovi tra il fare teatro in periferia, rispetto alle scene presenti nelle città?
Spesso nei piccoli centri si ha la fortuna di poter lavorare in teatri molto belli, magari piccoli, ma meravigliosi gioielli di architettura. In città accedere a questo tipo di spazi è pressoché impossibile. Altro discorso è il pubblico. In città, anche se l’offerta di spettacoli è sicuramente maggiore, è più facile trovare persone che si appassionano al nostro teatro.

Tornando allo spettacolo improvvisato, chi vi ha visto almeno una volta sa che l’impro ricerca una forte interazione con il pubblico. Spesso una storia parte proprio dagli input che vengono dalla platea, ti ricordi un suggerimento assurdo?
“Il paramecio viaggia in Ryanair”. Non mi ricordo che storia venne fuori ma fu assai divertente!

Hai mai pensato: troppo faticoso, prima o poi smetto?
No, è un lavoro che mi piace tantissimo e nel quale metto molto di me. Ho voglia di proseguire e di crescere ancora professionalmente. La domanda casomai è fino a quando riuscirò a continuare? La speranza è di riuscire a trasformare ciò che faccio adattandolo all’età!

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”Aspettando Godot” al Poliziano, una messinscena umoristica

L’opera più celebre di Samuel Beckett, arriva a Montepulciano “Aspettando Godot”. Uno spettacolo emblematico, un capolavoro della storia del teatro, il testo che ha reso celebre in tutto il mondo…

L’opera più celebre di Samuel Beckett, arriva a Montepulciano “Aspettando Godot”. Uno spettacolo emblematico, un capolavoro della storia del teatro, il testo che ha reso celebre in tutto il mondo il cosiddetto teatro dell’assurdo: sabato 11 gennaio 2014, ore 21.15, la pièce va in scena al Teatro Poliziano nella versione di Natalino Balasso e Jurij Ferrini che firma anche la regia, con Michele Schiano di Cola e Angelo Tronca.

Applaudito dalla platee di tutta Italia e salutato dal plauso della critica, appare particolarmente felice l’incontro fra Natalino Balasso, noto per la sua frequentazione del mondo del cabaret televisivo, grazie a una comicità talvolta sconclusionata ma sempre irresistibile, e un autentico virtuoso del palcoscenico come Ferrini: «Volevamo proseguire il lavoro iniziato con lo spettacolo I Rusteghi – ricorda Ferrini – e abbiamo cercato un testo che ci convincesse e rispecchiasse la nostra attitudine al comico».

La scelta di “Aspettando Godot” è parsa subito congeniale: in scena ci sono due personaggi, tra clochard e clown, Vladimiro ed Estragone (Didi e Gogo) si incontrano ogni giorno fino a sera in una strada di campagna, vicino a un albero. Passano le giornate ad aspettare un certo Godot, con cui dovrebbero avere un appuntamento. Nulla di sicuro, ma loro attendono. E si aspettano una grande fortuna da questo incontro senza ricordare più esattamente quello che gli hanno chiesto e neppure chi sia di preciso questo Godot. Di lì passano altri due personaggi, Pozzo e Lucky, padrone e servo, il primo tiene il secondo legato con una corda al collo e lo tratta senza umanità. Anche di loro non si sa nulla, da dove vengano e dove vadano.

«La struttura dell’opera – spiega Ferrini – i mulinelli verbali dei protagonisti, i loro dialoghi surreali e la situazione dell’attesa, spostano con evidenza questa storia su un piano universale e fin dalle prime battute ci si ritrova immersi in un non luogo, dove spazio e tempo sembrano sospesi. Appare chiaro fin da subito che Didi e Gogo, così come Pozzo e Lucky rappresentano tutta l’umanità, che da sempre segue un copione a struttura circolare ogni giorno. E l’umanità, o meglio tutti gli uomini e le donne che la compongono, attende invano un cambiamento della propria condizione esistenziale, avendo completamente smarrito il senso del tempo, dell’azione per ottenere un determinato scopo o della semplice e concreta volontà».

Info: 0578 757007 | info@fondazionecantiere.it | Teatro Poliziano, Via del Teatro, 4
Botteghino: intero 12 euro, ridotto 10 euro

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Sarteano: dopo il brindisi di Capodanno continuano gli appuntamenti agli Arrischiati

Il nuovo anno, a Sarteano, è stato salutato in teatro, con un brindisi in sala insieme agli attori che avevano appena recitato “Rumori fuori scena”. Lo spettacolo è terminato sulla…

Il nuovo anno, a Sarteano, è stato salutato in teatro, con un brindisi in sala insieme agli attori che avevano appena recitato “Rumori fuori scena”. Lo spettacolo è terminato sulla soglia della mezzanotte, in tempo per salutare il nuovo anno. A seguire un buffet, sempre nell’antico e suggestivo teatro comunale.

La proposta dell’Accademia degli Arrischianti è stata molto apprezzata dal pubblico (tutto esaurito in poche ore per San Silvestro). Sabato 4 gennaio ci sarà l’ultima replica (ore 21,15, ingressi 10 euro, 8 euro i ridotti) dell’opera scritta da Micheal Frayn. La regia è di Laura Fatini (assistente Angela Dispenza), scene di Valeria Abbiati. Gli interpreti sono Gianni Poliziani, Flavia del Buono, Giacomo Testa, Giulia Peruzzi, Guido Dispenza, Giulia Rossi, Maria Pina Ruiu, Laura Scovacricchi, Pierangelo Margheriti, Giordano Tiberi, Moris Cinali, Daniele Cesaretti. La bella scenografia è stata realizzata da Franco Dottori (falegname e costruttore) e Simone Ragonesi (decoratore).

Questa rappresentazione non stanca mai il pubblico che affolla la platea, né gli attori che la recitano: ritmo serrato, gag e incomprensioni che la caratterizzano, servono a rappresentare le comiche vicende di una sgangherata compagnia di attori che cercano di mettere in scena una commedia. E sta proprio in questo gioco di scatole cinesi il segreto del successo di questo testo: il pubblico può sbirciare il “dietro le quinte”, osservare cosa succede la sera della prova generale, vivere in prima persona i litigi e le baruffe degli attori prima che entrino in scena. Il tutto in un esilarante mix di realtà e finzione in un teatro, quello degli Arrischianti, che è un piccolo gioiello, con stucchi, velluti, lampade decorate.

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Sarteano, presepe vivente nel nome di San Francesco

Il presepe vivente al Teatro degli Arrischianti di Sarteano, domenica 29 dicembre A Sarteano, come a Greccio, viene proposto un presepe vivente con lo stesso spirito di quello originale, ideato…

Il presepe vivente al Teatro degli Arrischianti di Sarteano, domenica 29 dicembre

A Sarteano, come a Greccio, viene proposto un presepe vivente con lo stesso spirito di quello originale, ideato da Francesco, il santo strettamente legato a Sarteano. Così domenica 29 (dalle 17 alle 19) decine di sarteanesi celebrano la rievocazione della natività e della visita dei re Magi nel chiostro della Chiesa dedicata proprio a San Francesco, con la facciata fatta edificare da un altro Francesco, Todeschini Piccolomini, il sarteanese divenuto papa Pio III (sia pure per pochi giorni, alla fine del Quattrocento). Da ricordare che San Francesco ha vissuto nelle grotte delle vicinanze di Sarteano, per un periodo della sua esistenza.

Pur essendo organizzato dalla parrocchia, per questo museo vivente si sono mosse anche le contrade della Giostra del Saracino, fornendo alcuni costumi e dando un appoggio logistico. Prosegue così il ricco calendario natalizio, tra sacro e profano. E al teatro degli Arrischianti, da questa sera alle ore 21.15, sul palco c’è “Rumori fuori scena”, una commedia che non stanca mai il pubblico che affolla la platea, ne’ gli attori che la recitano: ritmo serrato, gag e incomprensioni caratterizzano la piéce che rappresenta le comiche vicende di una sgangherata compagnia di attori che mette in scena una commedia. E sta proprio in questo gioco di scatole cinesi il segreto del successo di questo testo: il pubblico può sbirciare il dietro le quinte, osservare cosa succede la sera della prova generale, e vivere in prima persona i litigi e le baruffe degli attori prima che entrino in scena… il tutto in un esilarante mix di realtà e finzione. Scitta da Micheal Frayn, la commedia viene presentata dall’accademia degli Arrischianti. La regia è di Laura Fatini, gli interpreti sono Gianni Poliziani, Flavia del Buono, Giacomo Testa, Giulia Peruzzi, Guido Dispenza, Giulia Rossi, Maria Pina Ruiu, Laura Scovacricchi, Pierangelo Margheriti, Giordano Tiberi, Moris Cinali, Daniele Cesaretti. Le repliche vanno avanti fino alla notte di Capodanno, quando ci sarà un ingresso unico a 25 euro comprensivo di buffet (prenotazione obbligatoria). Quindi, ultima replica sabato 4 gennaio. Ingressi 10 euro, ridotti 8. Informazioni: tel 0578-2656527/ 393 5225730 e info@arrischianti.it.

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Torna al teatro Poliziano “L’opera da tre soldi”

La critica sociale di Brecht in scena sabato 14 e domenica 15 febbraio ore 21,15 Il cast di Arteatro Gruppo insieme ai musicisti dell’Istituto di Musica “Henze” Sabato 14 e…

La critica sociale di Brecht in scena sabato 14 e domenica 15 febbraio ore 21,15
Il cast di Arteatro Gruppo insieme ai musicisti dell’Istituto di Musica “Henze”

Sabato 14 e domenica 15 dicembre va in scena a Montepulciano “L’opera da tre soldi”, un titolo di culto firmato da Bertolt Brecht, con le musiche di Kurt Weill. Arteatro Gruppo, nel trentennale della sua nascita, presenta un nuovo allestimento in collaborazione con la Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte – Istituto di Musica “Henze”. Il Poliziano diventa, per questa volta, teatro di critica sociale con la regia di Stefano Bernardini e la direzione musicale del M° Alessio Tiezzi che guida per l’occasione la Corale Poliziana e i solisti dell’Orchestra Poliziana. Una produzione che valorizza l’importanza delle cooperazioni territoriali.

“Dopo le esperienze acquisite grazie al Cantiere Internazionale d’Arte, – racconta Franco Romani, voce storica dell’Arteatro Gruppo, – costituimmo un gruppo autonomo per via di dissidi ideologici: molte sono le cose che in questi 30 anni sono state realizzate. Oltre cento gli spettacoli prodotti e presentati a Montepulciano e nella zona. Centinaia di bambini della scuola primaria e studenti delle scuole medie e licei sono stati avviati alla sensibilità per il teatro. Abbiamo deciso di festeggiare questo nostro compleanno, riproponendo, dopo 26 anni, L’Opera da tre soldi, per la sua maestosità di partecipazione”, conclude Romani.

Capolavoro assoluto del teatro novecentesco, L’opera da tre soldi ha sancito il sodalizio tra Brecht e il compositore Kurt Weill, visionario musicista del XX secolo. Come hanno riportato le cronache dell’epoca, il successo è stato talmente inaspettato che gli attori avevano preso altri impegni, sicuri dell’insuccesso. Invece, questa commistione inedita tra prosa e canzoni, rende la pièce un esempio unico nel suo genere. L’opera è ambientata nella Londra Vittoriana. Il protagonista, Macheath, noto criminale, sposa Polly Peachum. Il padre di Polly, che controlla tutti i mendicanti di Londra, è sgradevolmente sorpreso dall’avvenimento e tenta di far arrestare e impiccare Macheath. I suoi maneggi sono però complicati dal fatto che il capo della polizia, Tiger Brown, è un amico di gioventù di Macheath.

L’opera da tre soldi, con la provocatoria critica sociale del testo e la forza inarrestabile della musica, si conferma estremamente vicina alla crisi dei valori umani, sociali e morali che caratterizza i nostri giorni. Malviventi, uomini di potere corrotti, donne di malaffare: Brecht e Weill, grazie all’inusuale connubio tra musica classica e jazz dalle inflessioni cabarettistiche, ci consegnano una versione spietata della realtà.

Info: 0578 757007 | info@fondazionecantiere.it | Teatro Poliziano, Via del Teatro, 4
Botteghino: intero 10 euro, ridotto 8 euro

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