La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: Medici

La battaglia di Scannagallo per il nuovo titolo di Granduca

Niccolò Machiavelli scrisse: «Come si debba Ambizione usarla, lo esempio tristo di costor lo ’nsegna. Da poi che l’uom da sè non può cacciarla, debbe il giudizio, e l’intelletto sano…

Niccolò Machiavelli scrisse:

«Come si debba Ambizione usarla,
lo esempio tristo di costor lo ’nsegna.
Da poi che l’uom da sè non può cacciarla,
debbe il giudizio, e l’intelletto sano
con ordine, e ferocia accompagnarla
».

Proprio l’ambizione fu il tratto distintivo del primo Granduca di Toscana Cosimo I de’ Medici e come auspicava Machiavelli, il fiorentino seppe, attraverso il giudizio, e l’intelletto sano / con ordine, e ferocia domarla per cambiare il corso della storia della Toscana e della dinastia Medici.

Ci fu un passaggio cruciale che portò il giovane Cosimo I a elevarsi per prestigio su tutti gli altri signori d’Italia e del mondo conosciuto. Un avvenimento importantissimo che toccò le terre chianine, legandosi fra storia e leggenda: la Battaglia di Scannagallo. A questo scontro epico, forse il più importante del XVI secolo, si arrivò grazie ad un’accorta e lungimirante strategia politico-militare dell’allora Duca di Firenze.

Cosimo I dei Medici nacque a Firenze, il 12 giugno 1519, da Giovanni detto delle Bande Nere, famosissimo condottiero di ventura, e da Maria Salviati. Rimase però orfano di padre all’età di sette anni, dopo che gli fu trasmesso il culto dell’ardimento ed il gusto dei rischi del mondo della guerra. Altrettanto forte fu l’impronta della madre, donna austera e profondamente religiosa, orgogliosa della propria appartenenza alla famiglia Medici, attenta alle vicende fiorentine e romane. Entrambe le personalità dei genitori andarono a plasmare quella del figlio Cosimo, la quale emergerà prepotentemente nella crescita, tanto da spingerlo a scelte ardite e prese di forza decisive per il suo futuro.

Dopo i problemi emersi negli anni dell’infanzia del piccolo Cosimo, che videro la famiglia costretta a fughe rocambolesche per varie città italiane, tra difficoltà finanziarie e rivalse politiche, i Medici riuscirono a restaurare il loro dominio a Firenze nel 1530, dove però dovettero affrontare una crisi scoppiata in seno al principato. Nel 1537, a soli 18 anni, Cosimo I venne nominato dall’Imperatore spagnolo Duca di Firenze.

Da una posizione fragile che caratterizzò i primi anni di governo, insidiato dagli avversari politici, dai francesi e dal papa, il Duca seppe imporre la propria autorità su Firenze grazie alla precoce fermezza politica, alla spinta dell’orgoglioso ricordo delle proprie origini e dal disegno di ricostruire intorno a sé le milizie paterne.

Ambizioso fin dal giorno della sua nomina alla reggenza del Ducato di Firenze, Cosimo si adoperò in ogni modo per accrescere il prestigio della casata e portare a compimento il processo di concentrazione del potere nelle mani del Duca. Come per ogni grande Stato che si rispetti, la sua politica si concentrò nell’estensione dei confini. Cosimo concentrò i suoi sforzi soprattutto per ricevere un titolo regale che lo affrancasse dalla condizione di semplice feudatario dell’Imperatore e che gli desse quindi maggiore indipendenza politica. Titolo che solo un re, l’Imperatore o il Papa avrebbero potuto concedergli.

Ma l’ambizione del Duca toscano non era ben vista da nessuna delle autorità. Né da quella religiosa né, tantomeno, da quelle laiche, le quali osteggiarono la sua richiesta. La mossa degna di un grande stratega fu, quindi, quella di inserirsi nei conflitti franco-spagnoli all’interno della penisola Italiana. Perfettamente funzionale fu la volontà di espandere il dominio di Firenze su Siena. Non starò qui a dilungarmi sulla vicenda della guerra, perché ciò che m’interessa far emergere da questo racconto è come la nostra bellissima terra sia stata protagonista di un evento eccezionale nella storia europea.

Allo scoppio della Guerra di Siena, inquadrata all’interno dei conflitti franco-spagnoli in Italia del XVI secolo, Cosimo aveva quindi già messo gli occhi sulla città. Siena costituiva una forte minaccia a causa della calda accoglienza qui riservata nei secoli ai fuoriusciti fiorentini, avversari di sangue dei Medici. Inoltre, la città rappresentava pressoché l’unica via d’espansione territoriale praticabile, specialmente dopo la caduta di Piombino nella sfera d’influenza spagnola. Venne stipulato un trattato tra Regno di Francia e Repubblica di Siena, mediante il quale i francesi si impegnavano a difenderla. Enrico II di Francia promise l’invio di un esercito di rinforzo completo di armi, munizionamenti e logistica. Ovviamente, la reazione imperiale non si fece attendere e nel 1552 scoppiarono i conflitti. Fu l’occasione della vita per Cosimo.

La guerra proseguì per tre anni. Dopo la sconfitta nell’epica battaglia di Scannagallo Siena resistette all’assedio per otto mesi; poi, abbandonata dai Francesi, si arrese il 17 aprile 1555.

Ottenuta la città, nonché i suoi territori e la nomina a Duca di Firenze e di Siena, Cosimo I si vide rifiutare dall’Imperatore la concessione del nuovo titolo tanto desiderato. Non bastò quindi il sostegno dato dai Medici alla dinastia imperiale in una delle guerre più importanti d’Europa.

Ma il fiorentino non si arrese ed escogitò un nuovo piano. Nel 1565 fece sposare suo figlio Francesco con Giovanna d’Asburgo figlia dell’Imperatore, sperando che fosse questa la chiave per la nomina di arciduca: duca due volte, duca di Firenze e duca di Siena. Ma l’Asburgo, preoccupato del prestigio che Cosimo stava acquisendo, non esaudì la richiesta.

Non trovando alcun appoggio da parte imperiale, Cosimo si rivolse al Papa. Già con Paolo IV aveva cercato di ottenere il titolo di Re o arciduca, ma invano. Finalmente però, fattosi strada anche fra l’ambiente ecclesiastico romano e trasformatosi in un devotissimo cattolico, Cosimo, corrompendo il conclave, riuscì a far eleggere Papa Pio V, rigido esponente della controriforma. In questo modo il Papa iniziò la sua carriera con un pesante debito da saldare: doveva al Duca di Firenze e di Siena la sua elezione. La questione venne perciò subito affrontata. Il Papa si adoperò per concedere al duca di Firenze un titolo che non lasciasse dubbio sulla supremazia dei Medici nei confronti degli altri principi italiani. Pio V, il 27 agosto 1569, emanò una bolla che insigniva Cosimo della carica di Granduca di Toscana, andando così a creare un nuovo titolo regale, unico in tutto il mondo.

La bolla attribuiva a chi reggeva lo Stato fiorentino, e pertanto anche quello senese, non solo una riconosciuta superiorità sugli altri principi italiani, ma soprattutto un aperto riconoscimento della natura “monarchica” e assolutistica del potere dei Medici sulla Repubblica Fiorentina.

Ma solo col passare del tempo, che come si sa fa dimenticare le cose, i sovrani italiani ed europei accettarono il titolo concesso a Cosimo: uno dei più ambiziosi uomini della storia, degno principe machiavelliano.

La lotta per la nomina granducale non fu, dunque, solo uno scontro per la preminenza sulla scena italiana nella concorrenza con gli Este o i Savoia, ma uno dei terreni sui quali Cosimo I si impegnò per il consolidamento della nuova dinastia sul piano internazionale e per una sua più forte legittimazione sul piano dell’esercizio del governo sullo stato fiorentino e sul nuovo possesso senese.

Per la realizzazione di questa corona si fece ricorso ad un’antica leggenda, che Cosimo I ritenne fondamentale per la storia toscana. Ricordate il frate Annio da Viterbo, il più grande falsario del tempo che attribuiva a Noè il ripopolamento della Toscana (L’origine di Foiano della Chiana) dopo il diluvio universale? A questo mito ci si ispirò per la fabbricazione, facendo riferimento alla corona dei re di Israele discendenti di David: la corona a raggi. Venne forgiato un capolavoro di oreficeria. Ovviamente diversa da quella principesca e da quella ducale, la corona era caratterizzata da un circolo d’oro ornato di smeraldi, rubini e perle, dal quale partivano punte triangolari d’oro verso l’alto. Priva del berretto di velluto interno, aveva la particolarità unica di avere, al centro nella parte anteriore, un grosso giglio, simbolo di Firenze.


Fonti

 

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I Medici: Master of Florence, una recensione critica

“Medici: Master of Florence” è la serie televisiva andata in onda su Rai Uno lo scorso ottobre: un period drama liberamente tratto dalle vicende della famiglia Medici, fondamentale per il…

“Medici: Master of Florence” è la serie televisiva andata in onda su Rai Uno lo scorso ottobre: un period drama liberamente tratto dalle vicende della famiglia Medici, fondamentale per il suo ruolo storico a Firenze, nella Toscana e in tutta Italia. Sulla dinastia dei Medici molto è stato detto, dal punto di vista della ricerca storica: mancava però un prodotto televisivo all’altezza della loro fama, rivolto a un pubblico generalista e capace di porsi con successo nel panorama internazionale. La scommessa è stata vinta? Solo in parte, a mio avviso.

Una produzione ambiziosa. “Medici: Master of Florence” è stata prodotta dall’italiana Lux Vide, in collaborazione con la Rai Fiction e le francesi Wild Bunch e Big Lights Productions, con un budget di circa 25 milioni di dollari. Il cast è di tutto rispetto: dal Premio Oscar Dustin Hoffman a una delle star di “Game of Thrones”, Richard Madden, passando per alcuni attori italiani come Alessandro Preziosi, Guido Caprino, Miriam Leone e Sarah Felberbaum. Le riprese si sono svolte dall’autunno 2015 alla primavera 2016, utilizzando una grande varietà di location: oltre all’imprescindibile Firenze, con il suo patrimonio storico e architettonico, molte scene sono state girate tra la Valdichiana e la Valdorcia, con la presenza costante di Montepulciano, Pienza, San Quirico d’Orcia e Bagno Vignoni.

La serie è stata creata da Frank Spotnitz e Nicholas Meyer, e diretta da Sergio Mimica-Gezzan. Anche per quanto riguarda la sigla, la produzione ha deciso di puntare in alto: il brano Renaissance, arrangiato da Paolo Buonvino e intepretato da Skin. Una grande campagna pubblicitaria ha accompagnato durante la scorsa estate gli spettatori fino alla prima serata, il 17 ottobre su Rai Uno, e in seguito per altre tre settimane, con una doppia puntata per ogni serata come da tradizione italiana. Grazie al grande sforzo produttivo, “Medici: Master of Florence” è disponibile anche in Ultra HD Rai 4k e può essere visualizzata on demand sulla piattaforma RaiPlay.

Le critiche e gli apprezzamenti. La prima stagione della serie televisiva si concentra sulla vita di Cosimo de’ Medici, interpretato da Richard Madden. Gli episodi si concentrano sulla sua ascesa alla signoria di Firenze e sul crescente potere acquisito dalla famiglia dei banchieri nel XV secolo. La storia è vissuta attraverso i flashback degli insegnamenti impartiti dal padre Giovanni, interpretato da Dustin Hoffman e assassinato all’inizio della serie, e dal rapporto conflittuale vissuto da Cosimo all’interno della famiglia (con il fratello Lorenzo, la moglie Contessina e il figlio Piero) e all’esterno (con le famiglie rivali degli Albizzi e dei Pazzi).

Gli otto episodi della prima stagione hanno portato degli ottimi ascolti: la prima serata ha infatti fatto registrare 7 milioni e 562 mila spettatori, con uno share del 29,9%. L’apprezzamento, tuttavia, non è stato unanime. Gli appassionati di storia hanno fatto notare tutte le inesattezze presenti nella trama, dall’assassinio di Giovanni a quelli di Rinaldo e Lorenzo, fino alla presenza di elementi architettonici fuori contesto per l’epoca in cui è ambientata la vicenda. Anche gli appassionati di serie televisive anglosassoni, a cui la produzione dei Medici ha dichiarato di ispirarsi, non hanno restituito critiche positive: il livello di scrittura, le scelte e il ritmo narrativo hanno fatto pensare al “Machiavelli” di Boris. Ma si tratta, comunque, di una tipologia di pubblico non abituata a seguire le produzioni Rai e la televisione generalista nostrana; per gli avvezzi alle tipiche produzioni della Lux Vide, da Don Matteo alle storie dei Papi, si tratta probabilmente di un buon successo, come dimostrano gli ascolti.

Il futuro dei Medici. Il successo della prima stagione è stato certificato dall’annuncio di una seconda, che sarà incentrata su Lorenzo il Magnifico. Buone notizie quindi per Montepulciano e per la Valdorcia, che molto probabilmente si troveranno a ospitare nuovamente i set televisivi: già lo scorso autunno sono state molte le comparse locali che hanno partecipato alle riprese e che hanno potuto rivedersi in prima serata nella rete ammiraglia. Un buon indotto e un ottimo ritorno di immagine per le cittadine coinvolte, al netto dei disagi per i residenti durante i giorni più convulsi della produzione; un ritorno che, a livello turistico, non potrà però competere con i fan dei vampiri di Twilight, che dopo sette anni continuano a visitare Montepulciano e Volterra.

Non è tutto oro quello che luccica: per i set televisivi coinvolti nel progetto si può parlare di successo, per via del ritorno economico, della reputazione e della pubblicità nazionale e internazionale veicolata da una serie tv ambiziosa e con un grande seguito di pubblico. Per quanto riguarda la produzione, invece, la situazione è più complessa. I Medici sono stati accompagnati da una grande attesa, perché si proponevano di allontanarsi dalle classiche produzioni televisive italiane per allinearsi agli standard di scrittura anglosassone, come già aveva fatto Gomorra. Difficile raggiungere questo obiettivo con la stessa casa di produzione di Don Matteo: e infatti il risultato, da questo punto di vista, non è stato centrato. Non basta ingaggiare Richard Madden per raggiungere la HBO, non bastano le licenze storiche (a mio avviso perdonabili, se necessarie alla trama) di Frank Spotniz e i rovesciamenti politici nella signoria fiorentina per raggiungere il livello di House of Cards; come già accaduto per The Man in the High Castle, la scrittura di Spotniz si rivela lenta e povera di ritmo, con degli incomprensibili tagli narrativi tra gli episodi e dei personaggi poco incisivi.

medici-dustin

Le mancanze narrative sono attenuate dalle splendide inquadrature: le meraviglie architettoniche proposte da Firenze, dalle cittadine della Valdichiana e dalle campagne della Valdorcia sono spesso date per scontate da chi ci abita, ma risultano di grande impatto per il pubblico internazionale. Tuttavia le premesse erano altre, ovvero la possibilità di competere con i colossi della produzione, dimostrando che anche l’Italia ha qualcosa da dire; il target della serie televisiva, invece, rimane indissolubilmente il pubblico generalista di Rai Uno, nonostante la presenza di Richard Madden sia una strizzata d’occhio ai millennials di casa nostra.

Attendiamo la seconda stagione per capire quale sarà il futuro dei Medici e delle produzioni televisive italiane. Lo sforzo della Lux Vide è stato notevole, ed è curioso notare le analogie tra la dinastia dei Bernabei e quella dei Medici, con la fondamentale partecipazione del Vaticano. Le ambizioni iniziali dei “Medici: Master of Florence” sono state ripagate solo in parte, ma gli sforzi produttivi devono essere apprezzati, perché il successo di Gomorra dimostra che un’altra televisione, anche in Italia, è possibile.

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Questa settimana al cinema – Dal 09 al 15 Aprile

Diluvi universali, androidi umani, medici e preti, padri disperati, jazzisti estremi, scoprite con noi quali sono i nuovi film in programmazione nei migliori cinema della Valdichiana. Humandroid Genere: Azione, Thriller,…

Diluvi universali, androidi umani, medici e preti, padri disperati, jazzisti estremi, scoprite con noi quali sono i nuovi film in programmazione nei migliori cinema della Valdichiana.

Humandroid
Genere: Azione, Thriller, Fantascienza
Durata: 120 min.
Da Neill Blomkamp, regista di District 9 ed Elysium, arriva nelle sale la storia di Chappie, un robot umanoide intelligente, capace di provare emozioni e sentimenti come un bambino. Per cercare di risolvere la situazione critica a Johannesburg, duramente assediata da bande di criminali, il governo decide di ricorrere ai dei robot umanoidi ideati da Deon, Dev Patel (Millionaire, The Newsroom), che sogna di dotare le sue creature di intelligenza artificiale. Contraria all’idea è la presidentessa della società che costruisce i robot, Michelle Bradley (Sigourney Weaver) e Vincent Moore (Hugh Jackman), ex-militare contrario da sempre agli automi.

Se Dio vuole
Genere: Commedia
Durata: 87 min.
Tommaso, interpretato da Marco Giallini, è un apprezzato e stimato cardiochirurgo con una famiglia quasi “normale”: la moglie Carla, Laura Morante, un tempo affascinante e pasionaria, diventata adesso fredda e distaccata; la figlia Bianca, Ilaria Spada, senza né arte né parte, ed Andrea, Enrico Oetiker, orgoglio della famiglia, soprattutto del padre, è iscritto a Medicina deciso a seguire le orme paterne. Tuttavia proprio Andrea si dimostra cambiato. Tutta la famiglia pensa che sia diventato gay, ma al momento del coming out, il figlio spiazza tutti, annunciando di voler diventare prete. Tommaso, che riponeva tutte le speranze della famiglia in Andrea, rimane scioccato e decide di adottare tutte le armi in suo possesso per fargli cambiare idea. Tuttavia l’incontro con Don Pietro, Alessandro Gassmann, un prete decisamente sui generis, gli farà cambiare idea.

Uno, anzi due
Genere: Commedia
Durata: 88 min.
Maurizio (Maurizio Battista, attore, produttore e co-regista del film) è seriamente intenzionato a farla finita buttandosi da Ponte Milvio, ad un ambulante che cerca di dissuaderlo a non suicidarsi, racconta tutte le vicissitudini tragi-comiche che lo hanno portato a questo estremo gesto: un padre morto pieno di debiti, uno sfratto ingiuntivo, un figlio in procinto del matrimonio, una sorella Suellen (Claudia Pandolfi) non tanto normale, e molto altro. Il concatenarsi di bugie e sotterfugi non faranno altro che aumentare i problemi a Maurizio trovandosi sempre di più in situazioni surreali.

Ooops! Ho perso l’arca…
Genere: Animazione
Durata: 86 min.
Sta per arrivare il Diluvio Universale, gli animali sono pronti per salire sull’Arca e potersi così salvare, non tutte le creature però sono state invitate. Dave e suo figlio Finny, due Nasocchioni, non possedendo la certificazione necessaria per imbarcarsi, decidono di camuffarsi e grazie all’aiuto di Hazel e la figlia Leah salgono sull’arca. Purtroppo i due piccoli Finny e Leah, cadono fuori dall’arca, dovranno raggiungere una montagna per trarsi in salvo, scampando a terribili predatori e alle acque che si innalzano sempre di più .

Whiplash
Genere: Drammatico
Durata: 105 min.
Una cascata di premi per questo film, tra cui l’Oscar per il Miglior attore non protagonista, il Miglior sonoro, Miglior montaggio, il Gran premio della Giuria e il Premio del pubblico al Sundance, Golden Globe come miglior attore non protagonista, e molti altri. Il regista Damien Chazelle ha elettrizzato tutti con la storia di Andrew, Miles Teller, un giovane studente dello Shaffer, conservatorio di Manhattan, che cerca a tutti i costi di diventare uno dei migliori batteristi jazz. Andrew viene un giorno selezionato come riserva da Terence Fletcher, magistralmente interpretato da J.K. Simmons, temutissimo direttore d’orchestra, i metodi estremamente bruschi, quasi da campo di concentramento, e la costante tenacia di Andrew, spingeranno al limite sia l’allievo che il maestro.

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Referti medici a pagamento se inviati a domicilio

Gli utenti dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese e dell’Azienda ASL7 di Siena che sceglieranno di ricevere presso il proprio domicilio, i referti degli esami diagnostici effettuati, saranno soggetti al pagamento di…

Gli utenti dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese e dell’Azienda ASL7 di Siena che sceglieranno di ricevere presso il proprio domicilio, i referti degli esami diagnostici effettuati, saranno soggetti al pagamento di una tariffa di 2 euro, anche nel caso di prestazioni effettuate in regime di esenzione.

La novità entrerà in vigore dal 7 gennaio 2015 ed è legata alle disposizioni regionali contenute nella delibera della Giunta Regionale Toscana n. 39/2013, che stabilisce che le spese di spedizione siano poste a carico del cittadino.

Rimangono invariate le altre attuali modalità di ritiro del referto: presso gli sportelli dedicati delle due Aziende, oppure tramite fascicolo sanitario elettronico, con tessera sanitaria attiva presso i totem ubicati nelle due Aziende o via internet. Il ritiro del referto presso gli sportelli dedicati dovrà avvenire entro 30 giorni dalla data di disponibilità del referto e comunque non oltre 60 giorni dalla data di effettuazione della prestazione. In caso di mancato ritiro del referto i cittadini, anche se esenti a qualunque titolo, sono tenuti a pagare per intero (come da nomenclatore regionale) la prestazione usufruita.

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A Montepulciano è nata l’associazione del benessere in casa

E’ stata costituita a Montepulciano (Siena) la prima associazione italiana dei professionisti della salute degli edifici, Professionals Buildings Healthy Italia (PBH Italia). L’esigenza di costituire un’associazione della salute dei fabbricati…

E’ stata costituita a Montepulciano (Siena) la prima associazione italiana dei professionisti della salute degli edifici, Professionals Buildings Healthy Italia (PBH Italia).
L’esigenza di costituire un’associazione della salute dei fabbricati è nata da alcuni tecnici, ormai da ventenni impegnati nelle costruzioni, con l’obiettivo di essere il contenitore di tutti gli attori della filiera del costruire salubre. Nell’associazione PBH Italia potranno essere ammessi: medici, tecnici e le maestranze così da raggiungere quel grado di consapevolezza, di tutti gli attori della filiera, necessario per ottenere un fabbricato migliore dal punto di vista della salubrità.

Se un tempo per casa salubre era sufficiente avere un servizio igienico, l’acqua, l’energia elettrica e il riscaldamento, oggi il concetto di salubrità è esteso anche all’assenza di campi elettro-magnetici, assenza di radiazioni ionizzanti, come il Radon seconda causa di tumore ai polmoni, assenza di muffe, assenza di composto organici volatili, assenza di formaldeide, presenza di un adeguato irraggiamento solare, utilizzo di prodotti non irritanti, conduzione del fabbricato (arieggiamenti, prodotti per le pulizie, ecc.) per limitare la formazione delle polveri e degli acari.

“L’argomento della salute degli edifici, di cui già da moltissimi anni ne stiamo parlando in Italia, ormai deve essere affrontato, dalle pubbliche amministrazioni, dai professionisti e dalle maestranze; oltre il 80% del nostro tempo è confinato in ambienti, ed è dimostrato che da caratteristiche degli edifici possono insorgere malattie.” dice Stefano Biagiotti presidente di PBH Italia, “Il lavoro che ci aspetta, sono convinto, sarà difficile ma riserverà molte soddisfazioni a tutti gli addetti della filiera del buon costruire, elevando gli standards professionali e creando nuove opportunità lavorative.”

PBH Italia si è dotata di un Consiglio Scientifico composto da professori universitari e da esperti del settore ed ha in programma iniziative, su tutto il territorio nazionale, di informazione e formazione avendo già riscosso pareri favorevoli dal mondo accademico e da ordini ed albi professionali che hanno deciso di condivider il progetto.
Biagiotti prosegue:

“Il nostro obiettivo non vuole essere quello di creare panico tra le persone ma di creare una coscienza tra tutti gli operatori della filiera, mediante informazione e formazione, per costruire abitazioni, opifici e altri ambienti indoor più salutari a tutela degli occupanti e con vantaggio anche per la spesa pubblica. Il costruire con tecniche e tecnologie attente alla salute, oltre ad essere un diritto costituzionale, è un modo di fare prevenzione sanitaria, senza alcun costo per la società .”

Alla domanda se realizzare ambienti più salubri avrà costi maggiori Biagiotti ha risposto:

”A conti fatti l’incremento dei costi di costruzione per ottenere un fabbricato con prestazioni, dal punto di vista della salubrità, migliori è ininfluente in quanto, più che ulteriori o particolari opere, si parla di accorgimenti costruttivi ed utilizzo di materiali salute-compatibili da prevedere in fase di progettazione e di realizzazione.”.

PBH Italia è un “cantiere aperto“ che in questa fase di start-up ha bisogno del contributo di tutti medici, tecnici e maestranze, che credano nel progetto, per questo il Consiglio Direttivo a deciso che fino al 30 giugno 2014 le adesioni, quali soci ordinari per il 2014, saranno gratuite accedendo al sito www.pbhitalia.it .

Dott. Stefano Biagiotti

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Medici italiani contro “Obiettivo Risarcimento”

Medici italiani sul piede di guerra contro l’associazione ‘Obiettivo Risarcimento‘, un gruppo di avvocati, specialisti ed esperti che presta assistenza legale, a pagamento, ai malati nel denunciare casi che considerino…

Medici italiani sul piede di guerra contro l’associazione ‘Obiettivo Risarcimento‘, un gruppo di avvocati, specialisti ed esperti che presta assistenza legale, a pagamento, ai malati nel denunciare casi che considerino di malasanità. Al centro delle proteste è uno spot in onda da qualche settimana che, a detta dei sanitari, scatenerebbe una caccia all’uomo, invitando i pazienti a intentare causa ogni qualvolta si sentano vittime di errori medici. Buona parte delle volte vengono coinvolte quelle categorie che mettono letteralmente ‘le mani’ sul paziente. Per questo il Collegio Italiano dei Chirurghi, in generale tra i più bersagliati dalle denunce, ha rotto gli indugi protestando ufficialmente e inviando una lettera al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, per far interrompere la programmazione dello spot.

“È in atto – si legge nella lettera – una campagna pubblicitaria che non può non destare particolare preoccupazione nei medici e nel personale infermieristico che quotidianamente, con abnegazione e tra difficoltà di tipo strutturale e organizzativo, si prodigano per salvare vite umane”. I chirurghi del Cic, in particolare, criticano aspramente i contenuti del messaggio pubblicitario, trasmesso sulle principali reti nazionali, perché reo di generare inutili allarmisimi. “Le iniziative per ottenere un risarcimento – prosegue il documento – nel 95% dei casi si concludono con esito favorevole nei confronti del medico, dopo aver però procurato stress ai pazienti e agli stessi operatori sanitari, nonché ingolfato i tribunali di cause infondate”.

“Il Cic – si legge ancora nella lettera – è al fianco dei pazienti e delle loro associazioni che giustamente chiedono un equo risarcimento nei casi accertarti di malpractice e li invita a una sana alleanza al fine di tutelare non solo i cittadini ma anche i medici, spinti sempre più verso una medicina difensiva molto costosa e, da qualche tempo, anche astensiva, poiché evitano casi difficili e ad alto rischio che potrebbero sfociare in un contenzioso medico-legale”.

Mentre Luigi Presenti, presidente di Acoi (Associazione chirurghi ospedalieri italiani), dice:

Soddisfatti o rimborsati è uno slogan ottimo per le attività commerciali, ma non per la professione medica e per quella chirurgica in particolare. Un sistema inutile contro la malasanità e addirittura dannoso, perché aumenta il ricorso alla medicina difensiva e riduce la sanità a un terreno di scontro giudiziario”.

E al vaglio delle associazioni di camici bianchi ci sarebbe anche l’idea di manifestare il proprio malessere con una o più giornate di stop degli interventi chirurgici, fatti salvi ovviamente quelli urgenti, per denunciare il boom di contenziosi.

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The village of Castelmuzio

Let’s continue our journey to discover the most interesting places of this territory, which can become a surprise and a destination for both tourists and residents of Valdichiana, which are…

Let’s continue our journey to discover the most interesting places of this territory, which can become a surprise and a destination for both tourists and residents of Valdichiana, which are chasing memories of the past. Our territory is rich in beautiful landscapes, villages and artworks, which have roots in history and they form a fixed point of reference for our future.

Among the most charming and interesting medieval villages that we can find within Valdichiana municipalities, there is definitely Castelmuzio, a part of the municipality of Trequanda. The origins of the village date back to the Etruscan Era, as proved by the discovery of the remains of a temple, dedicated to the Goddess Isis near the settlement, as well as tombs, urns and Etruscan inscriptions. To find official tracks of Castelmuzio, however, we must go beyond the year 1000 A.D.. In some documents of the 9th century of the Badia Amiatina of St. Salvatore (St. Salvatore’s Abbey), the place is called “Casale Mustia”, while it was called “Castello” (Castle) by its residents. In other documents, dating back to 1213 A.D., in the State Archive of Siena, it was appointed as “Castel-Mozzo“.

During the Middle Ages, Castelmuzio was owned by Messrs. Cacciaconti della Scialenga, former Lords of Montisi and owners of the farm of Fratta in Sinalunga. In 1270 A.D., the village passed to the Hospital of Santa Maria della Scala in Siena, whose coat of arms is still present in some farms in the surroundings; it was bought then by Andrea Piccolomini in 1470 A.D.; the domain broke in 1559 A.D. with the defeat of the Republic of Siena and it was annexed to the Grand Duchy of Tuscany, ruled by Medici. After the unification of Italy, Castelmuzio became definitively part of the municipality of Trequanda.

The hamlet of Castelmuzio was erected on the crest of a tuff hill, at the foot of Mount Lecceto. Its structure follows the model of the medieval fortified castle, surrounded by walls and ramparts to facilitate the defence of the inhabitants. At the entrance of the village, there is a monument to the fallen and the ancient stone on which St. Bernardino of Siena used to rest. Within the village, there are many notable historic buildings, such as Palazzo Fratini, which was the seat of the Court and the name of the place is probably due to this, to its cut off tower. On the main square there is the Spedale of St. John the Baptist as well, which used to offer accommodation and food to travellers and orphans, as well as provide a dowry for girls without assets, who wanted to get married. It’s worth mentioning also the Brotherhood of the Holy Trinity and St. Bernardino, founded in 1450 A.D., equipped with a small pharmacy and a hospice for pilgrims on the Via Francigena; the oratory and the Sienese church, dedicated to the Saint, host a Sacred Art Museum rich in valuable specimens.

Today Castelmuzio is a part of the comune of Trequanda, with less than 300 inhabitants. Situated near Petroio and Montisi, it is definitely a suggestive part of a visit through Valdorcia and Valdichiana and Val d’Asso.

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La frazione di Castelmuzio

Prosegue il nostro viaggio alla scoperta dei luoghi più interessanti del territorio, che possono diventare meta di viaggio e di scoperta sia da parte dei turisti che dei residenti della…

Prosegue il nostro viaggio alla scoperta dei luoghi più interessanti del territorio, che possono diventare meta di viaggio e di scoperta sia da parte dei turisti che dei residenti della Valdichiana senese, a caccia dei ricordi del proprio passato. Il nostro territorio è ricco di splendidi paesaggi, borghi e opere d’arte che affondano le loro radici nella storia e che costituiscono un punto di riferimento stabile per il nostro futuro.

Castelmuzio alto

Tra i borghi medievali più suggestivi e interessanti che possiamo trovare all’interno dei comuni della Valdichiana senese c’è sicuramente Castelmuzio, una frazione del comune di Trequanda. Le origini del borgo risalgono addirittura all’epoca etrusca, come dimostra il ritrovamento dei resti di un tempio dedicato alla dea Iside nelle vicinanze dell’insediamento, oltre a tombe, urne cinerarie e iscrizioni etrusche. Per trovare delle tracce ufficiali di Castelmuzio, tuttavia, dobbiamo oltrepassare l’anno mille. In alcuni documenti del IX secolo della Badia Amiatina di San Salvatore viene chiamato come “Casale Mustia”, mentre dai suoi abitanti veniva considerato solamente come il “Castello”. In altri documenti risalenti al 1213, presenti nell’Archivio di Stato di Siena, viene nominato “Castel-Mozzo”.

In epoca medievale Castelmuzio era di proprietà dei Signori Cacciaconti della Scialenga, già signori di Montisi e proprietari della fattoria della Fratta a Sinalunga. Nel 1270 la proprietà del borgo passò all’Ospedale di Santa Maria della Scala di Siena, il cui stemma è ancora presente in alcuni poderi dei dintorni; acquistato poi da Andrea Piccolomini nel 1470, il dominio senese si interruppe nel 1559 con la sconfitta della Repubblica di Siena e l’annessione al Granducato di Toscana dei Medici. Dopo l’Unità d’Italia il borgo di Castelmuzio entrò a far parte definitivamente del comune di Trequanda.

castelmuzio dentro

La frazione di Castelmuzio è stata eretta sul crinale di un colle di tufo, ai piedi del Monte Lecceto. La sua struttura ricalca il modello medievale del castello fortificato, circondato da mura e bastioni per facilitare la difesa degli abitanti. All’ingresso del paese è presente un monumento ai caduti e l’antica pietra sulla quale era solito riposare San Bernardino da Siena. All’interno del borgo sono presenti molti edifici storici degni d’interesse, come il Palazzo Fratini, che fu sede del giudice e a cui si deve probabilmente il nome della frazione, per via della sua torre mozza. Sulla piazza centrale si affaccia anche lo Spedale di San Giovanni Battista, che offriva alloggio e cibo a viandanti e orfani, oltre a provvedere alla dote delle ragazze senza patrimonio che volevano sposarsi. Degna di nota anche la Confraternita della Santissima Trinità e di San Bernardino, fondata nel 1450, dotata di una piccola farmacia e di un ospizio per i pellegrini che percorrevano la Via Francigena; l’oratorio e la chiesa dedicate al santo senese ospitano un Museo d’Arte Sacra ricco di pregevoli esemplari.

Oggi Castelmuzio è una frazione del comune di Trequanda, con meno di trecento abitanti. Situato nelle vicinanze di Petroio e Montisi, costituisce sicuramente una tappa suggestiva in una visita attraverso la Valdichiana, la Valdorcia e la Val d’Asso.

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Rossi: “La sanità a Nottola rimane pubblica”

“L’Azienda USL 7 non affida a professionisti esterni la gestione di alcun servizio medico all’Ospedale di Nottola. La volontà dei Sindaci della Val di Chiana e della dirigenza dell’azienda sanitaria…

L’Azienda USL 7 non affida a professionisti esterni la gestione di alcun servizio medico all’Ospedale di Nottola. La volontà dei Sindaci della Val di Chiana e della dirigenza dell’azienda sanitaria senese ha trasformato quello che era stato concepito come un obbligo perentorio in una eventualità che, coprendo eventuali assenze, garantisca la piena funzionalità di quegli stessi servizi, risultando dunque migliorativa per l’utenza”.

Con questa affermazione, chiara e categorica, Andrea Rossi, Sindaco di Montepulciano e Presidente della Società della salute della Val di Chiana senese mette a tacere le illazioni e le polemiche che sono andate montando dopo l’approvazione del nuovo contratto tra l’Azienda USL 7 ed i Medici di Medicina Generale (MMG).

“Negli atti – precisa Rossi – non vi è alcuna volontà di esternalizzazione dei servizi a professionisti esterni/privati in quanto l’accordo integrativo con i Medici di Medicina Generale e l’accordo con la cooperativa in cui alcuni sono riuniti, sviluppando progetti già in essere in precedenti protocolli, rafforzano, secondo le indicazioni regionali , il ruolo del medico di medicina generale quale attore del sistema del servizio sanitario pubblico”.

Nella Conferenza dei Sindaci del 5 luglio, amministratori locali ed azienda hanno concertato che rispetto al precedente accordo, quello approvato costituisce un miglioramento.

“I Medici di base – spiega il Sindaco/Presidente – già dall’approvazione del contratto 2010/2012 avrebbero dovuto infatti gestire alcuni servizi come l’Hospice, l’Ospedale di Comunità, alcune campagne di vaccinazione e l’Assistenza Domiciliare Integrata. La volontà dei Sindaci, che ha trovato riscontro nell’atteggiamento della dirigenza, con l’accordo 2013/2015 ha invece trasformato quell’obbligo in una possibilità. Prendiamo quindi atto della disponibilità dei professionisti (che non sono privati) ad intervenire se (e solo se) se ne presenterà la necessità a seguito di carenze di personale derivanti dal blocco del turn over. La gestione diretta da parte della USL 7 non è in discussione – ribadisce Rossi – la sanità è e rimane pubblica, è stata creata solo un’opportunità per dare risposte ai cittadini”.

“La possibilità di fornire ai medici, anche attraverso le loro forme di associazionismo, la gestione di alcuni servizi, mediante risparmi che derivano dagli obblighi dei turn over, va valutata nell’ottica di un implementazione dei servizi medesimi per i cittadini senza che ciò comporti modifiche sull’organizzazione del lavoro dei dipendenti pubblici il cui ruolo resta fondamentale e di raccordo con gli altri professionisti sanitari”.

“Gli Ospedali Riuniti della Valdichiana non sono in discussione, il Piano di Riorganizzazione varato dalla Regione Toscana non tocca il nostro complesso che, anzi, viene valorizzato ed ampliato come dimostra il prossimo passaggio da 8 a 20 posti dell’Ospedale di Comunità”.

Rossi traccia anche il quadro attuale di Nottola, non prima di aver evidenziato le criticità sulle quali gli Amministratori Comunali e la dirigenza della USL sono attualmente più concentrati.

“Siamo impegnati soprattutto su due fronti: la riduzione delle liste di attesa e la ricerca di assistenti sociali e personale infermieristico, purtroppo oggi mancanti. In compenso sono stati reintegrati i professionisti usciti dal ciclo lavorativo per raggiunti limiti d’età (in particolare in pediatria, ostetricia e ginecologia) e l’azienda ha dato corso alla nomina del Primario di cardiologia per i tre plessi della Valdichiana, Amiata e Valdelsa. Inoltre è stato redatto il bando per coprire i posti vacanti di altri primariati. Nonostante il blocco del turn over, nonostante le difficoltà economiche, d’intesa con la Regione Toscana e con l’Assessore alla Sanità Luigi Marroni, siamo riusciti a sbloccare le situazioni facendo leva proprio sulla comune volontà di non impoverire un plesso strategico per la sanità come quello di Nottola”.

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Breve storia della Valdichiana – Quarta Parte

Quarto appuntamento con la rubrica dedicata alla storia della Valdichiana attraverso un racconto in più parti alla scoperta delle radici del nostro territorio. Se vi siete persi le prime parti, rinfrescatevi…

Quarto appuntamento con la rubrica dedicata alla storia della Valdichiana attraverso un racconto in più parti alla scoperta delle radici del nostro territorio. Se vi siete persi le prime parti, rinfrescatevi la memoria prima di proseguire con la lettura!

Valdichiana – Dalle Fattorie alle Ferrovie

Nei circa 7.000 ha di terreni toscani bonificati, acquisiti prima della famiglia fiorentina dè Medici poi dal 1737 al 1859 passati alla “corona” dei Lorena, furono realizzate dodici Fattorie Granducali (Dolciano, Acquaviva, Abbadia, Bettolle, Foiano, Pozzo, Fontarronco, Bastardo, Frassineto, Montecchio, Creti, Chianacce) e circa 260 case tipologicamente dette “Leopoldine” con la particolarità architettonica del nucleo centrale costituito dalla torre colombaria.

Nella Chiana Pontificia i terreni bonificati furono circa la metà dei toscani che acquisiti in proprietà dalla Revenda Camera Apostolica Papale, questa preferì affittarli; tra gli affittuari si distinsero le famiglie degli Oddi e i della Fargna i quali realizzarono decine di case a pianta rettangolare per i loro coloni sulle “nuove” terre.

La Val di Chiana, sul finire del XVIII secolo, tornò a primeggiare nella produzione agraria dei seminativi ed in particolare nell’allevamento della razza bovina “Chianina” con una punta di eccellenza nella produzione dei filati di seta; fu infatti il Granduca Pietro Leopoldo che nel 1770 aprì di nuovo in Valdichiana una “Via della Seta” ordinando su tutta la valle una ulteriore piantagione dei gelsi lungo le strade della bonifica e sugli argini dei nuovi canali, introducendo poi l’allevamento del baco da seta in ogni singola “Leopoldina”.

Dopo la parentesi Napoleonica, nel 1820 fu stipulato l’ultimo concordato tra gli Stati Toscano e Pontificio; in esso si prevedevano nuovi progetti idraulici che erano emersi dalle necessità intervenute dopo il Concordato del 1780; si era lavorato molto in quei 40 anni sui torrenti Tresa, Maranzano, Moiano, Rio Maggiore, Montelungo e sui Canali Chianicella e Chianetta e questo aveva portato a recuperare i terreni delle cosiddette “Bozze Chiusine” e del Po’ Bandino di Città della Pieve.
Fu una conquista molto importante in quanto su quei terreni demaniali le Ferrovie dello Stato, qualche decennio dopo, costruiranno l’importante Stazione Nazionale di Chiusi-Chianciano Terme.

La storia fece il suo corso e il nuovo Stato Unitario Italiano “ereditò” le proprietà Granducali e Pontificie alienandole subito per l’ impellente necessità economica di finanziare le grandi opere pubbliche ( strade, ferrovie, porti, nuove4 dei statali, caserme, ecc.) che il giovane Stato Italiano stava intraprendendo.

Si aprì l’Era delle Strade Ferrate già iniziata con i Governi Granducale e Pontificio, una rivoluzione per il trasporto di uomini e merci che andava a sostituire il precedente mezzo di locomozione: la trazione animale. La Valdichiana fu attraversata dalla linea Nazionale Roma-Firenze che dalla capitale dopo Orvieto faceva “stazione” a Fabro, a Ponticelli di Città della Pieve, al nodo di Chiusi per poi spostarsi nel Trasimeno su Panicale, Castiglione del Lago e tornare in valle a Terontola, Camucia, Castiglion Fiorentino, Rigutino, Frassineto e Arezzo.

Anche la Valdichiana Senese ebbe la sua ferrovia; una linea ferrata costruita grazie anche all’interessamento dei Fratelli Bastogi proprietari delle Fattorie post-granducali di Acquaviva e Abbadia, mosse da Siena in direzione Sud fino a Chiusi “stazionando” nelle Crete Senesi, a Rigomagno, Sinalunga, Torrita, Montepulciano Stazione, Montallese ed allacciandosi alla costruenda linea ferroviaria Nazionale presso Chiusi Scalo.

Questa nuova opera favorì il ritorno del benessere su tutta la Valdichiana quale fù al tempo della Viabilità Etrusco-Romana con le Vie “Cassia Vetus” e “Cassia Adrianea” rispettivamente in direzione Arezzo e Siena, sommerse nei tratti di fondovalle con l’inizio dell’impadulamento dell’XI secolo; l’evento segnò la “rinascita“ dei piccoli nuclei abitati etruschi chianini e delle Città storiche e la fondazione di nuove e fiorenti comunità tutt’oggi vanto della nostra florida valle.

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