“Medici: Master of Florence” è la serie televisiva andata in onda su Rai Uno lo scorso ottobre: un period drama liberamente tratto dalle vicende della famiglia Medici, fondamentale per il suo ruolo storico a Firenze, nella Toscana e in tutta Italia. Sulla dinastia dei Medici molto è stato detto, dal punto di vista della ricerca storica: mancava però un prodotto televisivo all’altezza della loro fama, rivolto a un pubblico generalista e capace di porsi con successo nel panorama internazionale. La scommessa è stata vinta? Solo in parte, a mio avviso.

Una produzione ambiziosa. “Medici: Master of Florence” è stata prodotta dall’italiana Lux Vide, in collaborazione con la Rai Fiction e le francesi Wild Bunch e Big Lights Productions, con un budget di circa 25 milioni di dollari. Il cast è di tutto rispetto: dal Premio Oscar Dustin Hoffman a una delle star di “Game of Thrones”, Richard Madden, passando per alcuni attori italiani come Alessandro Preziosi, Guido Caprino, Miriam Leone e Sarah Felberbaum. Le riprese si sono svolte dall’autunno 2015 alla primavera 2016, utilizzando una grande varietà di location: oltre all’imprescindibile Firenze, con il suo patrimonio storico e architettonico, molte scene sono state girate tra la Valdichiana e la Valdorcia, con la presenza costante di Montepulciano, Pienza, San Quirico d’Orcia e Bagno Vignoni.

La serie è stata creata da Frank Spotnitz e Nicholas Meyer, e diretta da Sergio Mimica-Gezzan. Anche per quanto riguarda la sigla, la produzione ha deciso di puntare in alto: il brano Renaissance, arrangiato da Paolo Buonvino e intepretato da Skin. Una grande campagna pubblicitaria ha accompagnato durante la scorsa estate gli spettatori fino alla prima serata, il 17 ottobre su Rai Uno, e in seguito per altre tre settimane, con una doppia puntata per ogni serata come da tradizione italiana. Grazie al grande sforzo produttivo, “Medici: Master of Florence” è disponibile anche in Ultra HD Rai 4k e può essere visualizzata on demand sulla piattaforma RaiPlay.

Le critiche e gli apprezzamenti. La prima stagione della serie televisiva si concentra sulla vita di Cosimo de’ Medici, interpretato da Richard Madden. Gli episodi si concentrano sulla sua ascesa alla signoria di Firenze e sul crescente potere acquisito dalla famiglia dei banchieri nel XV secolo. La storia è vissuta attraverso i flashback degli insegnamenti impartiti dal padre Giovanni, interpretato da Dustin Hoffman e assassinato all’inizio della serie, e dal rapporto conflittuale vissuto da Cosimo all’interno della famiglia (con il fratello Lorenzo, la moglie Contessina e il figlio Piero) e all’esterno (con le famiglie rivali degli Albizzi e dei Pazzi).

Gli otto episodi della prima stagione hanno portato degli ottimi ascolti: la prima serata ha infatti fatto registrare 7 milioni e 562 mila spettatori, con uno share del 29,9%. L’apprezzamento, tuttavia, non è stato unanime. Gli appassionati di storia hanno fatto notare tutte le inesattezze presenti nella trama, dall’assassinio di Giovanni a quelli di Rinaldo e Lorenzo, fino alla presenza di elementi architettonici fuori contesto per l’epoca in cui è ambientata la vicenda. Anche gli appassionati di serie televisive anglosassoni, a cui la produzione dei Medici ha dichiarato di ispirarsi, non hanno restituito critiche positive: il livello di scrittura, le scelte e il ritmo narrativo hanno fatto pensare al “Machiavelli” di Boris. Ma si tratta, comunque, di una tipologia di pubblico non abituata a seguire le produzioni Rai e la televisione generalista nostrana; per gli avvezzi alle tipiche produzioni della Lux Vide, da Don Matteo alle storie dei Papi, si tratta probabilmente di un buon successo, come dimostrano gli ascolti.

Il futuro dei Medici. Il successo della prima stagione è stato certificato dall’annuncio di una seconda, che sarà incentrata su Lorenzo il Magnifico. Buone notizie quindi per Montepulciano e per la Valdorcia, che molto probabilmente si troveranno a ospitare nuovamente i set televisivi: già lo scorso autunno sono state molte le comparse locali che hanno partecipato alle riprese e che hanno potuto rivedersi in prima serata nella rete ammiraglia. Un buon indotto e un ottimo ritorno di immagine per le cittadine coinvolte, al netto dei disagi per i residenti durante i giorni più convulsi della produzione; un ritorno che, a livello turistico, non potrà però competere con i fan dei vampiri di Twilight, che dopo sette anni continuano a visitare Montepulciano e Volterra.

Non è tutto oro quello che luccica: per i set televisivi coinvolti nel progetto si può parlare di successo, per via del ritorno economico, della reputazione e della pubblicità nazionale e internazionale veicolata da una serie tv ambiziosa e con un grande seguito di pubblico. Per quanto riguarda la produzione, invece, la situazione è più complessa. I Medici sono stati accompagnati da una grande attesa, perché si proponevano di allontanarsi dalle classiche produzioni televisive italiane per allinearsi agli standard di scrittura anglosassone, come già aveva fatto Gomorra. Difficile raggiungere questo obiettivo con la stessa casa di produzione di Don Matteo: e infatti il risultato, da questo punto di vista, non è stato centrato. Non basta ingaggiare Richard Madden per raggiungere la HBO, non bastano le licenze storiche (a mio avviso perdonabili, se necessarie alla trama) di Frank Spotniz e i rovesciamenti politici nella signoria fiorentina per raggiungere il livello di House of Cards; come già accaduto per The Man in the High Castle, la scrittura di Spotniz si rivela lenta e povera di ritmo, con degli incomprensibili tagli narrativi tra gli episodi e dei personaggi poco incisivi.

medici-dustin

Le mancanze narrative sono attenuate dalle splendide inquadrature: le meraviglie architettoniche proposte da Firenze, dalle cittadine della Valdichiana e dalle campagne della Valdorcia sono spesso date per scontate da chi ci abita, ma risultano di grande impatto per il pubblico internazionale. Tuttavia le premesse erano altre, ovvero la possibilità di competere con i colossi della produzione, dimostrando che anche l’Italia ha qualcosa da dire; il target della serie televisiva, invece, rimane indissolubilmente il pubblico generalista di Rai Uno, nonostante la presenza di Richard Madden sia una strizzata d’occhio ai millennials di casa nostra.

Attendiamo la seconda stagione per capire quale sarà il futuro dei Medici e delle produzioni televisive italiane. Lo sforzo della Lux Vide è stato notevole, ed è curioso notare le analogie tra la dinastia dei Bernabei e quella dei Medici, con la fondamentale partecipazione del Vaticano. Le ambizioni iniziali dei “Medici: Master of Florence” sono state ripagate solo in parte, ma gli sforzi produttivi devono essere apprezzati, perché il successo di Gomorra dimostra che un’altra televisione, anche in Italia, è possibile.

Print Friendly, PDF & Email
Show Full Content

About Author View Posts

Alessio Banini

Scrittore di narrativa e saggistica, ha conseguito una laurea magistrale in Antropologia Culturale ed Etnologia all’Università degli Studi di Siena. Nato nel 1983 in provincia di Siena, per La Valdichiana si occupa di folclore e storie della tradizione popolare. La sua grande aspirazione di aiutare le persone a pareggiare i tavoli con i suoi libri è stata spazzata via dall'avvento dell'editoria digitale

1 thought on “I Medici: Master of Florence, una recensione critica

Lascia un commento

Iscriviti alla nostra newsletter!

Ultimi Articoli

Ultimi Podcast

Ultimi Video

Archivi

Close
Close