La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: letteratura

Forma sinarum: conferenza sulla cultura cinese a Montepulciano

Un profondo legame stringe la cultura italiana a quella cinese. E la letteratura del nostro paese lo dimostra in maniera chiara visto che in modo sotterraneo ma incisivo, un preciso…

Un profondo legame stringe la cultura italiana a quella cinese. E la letteratura del nostro paese lo dimostra in maniera chiara visto che in modo sotterraneo ma incisivo, un preciso immaginario intorno alla Cina si è imposto nell’opera di numerosi autori italiani, da Marco Polo fino a Ermanno Rea passando per l’opera di Boccaccio, Ariosto, Metastasio, Leopardi, Calvino, Malerba e decine di altri, fino alla nutrita produzione di scritti di viaggio che hanno raccontato Cina e cinesi attraverso modalità diverse e uniformi insieme.

È la finalità della conferenza-seminario Forma sinarum che Danilo Soscia, dottore di ricerca di italianistica all’Università di Trieste e giornalista, terrà sabato 25 ottobre, alle 17.00, presso la Sala Master del Palazzo del Capitano, a Montepulciano.

L’iniziativa è organizzata dalla Biblioteca – Archivio “Piero Calamandrei”, istituzione del Comune di Montepulciano, e dall’Istituto Confucio di Pisa; si inquadra nell’ambito dei rapporti culturali e scientifici che, nel 2013, hanno consentito alla Biblioteca di siglare un accordo con l’Hanban, ente del Ministero dell’Istruzione cinese per la creazione di un Chinese corner (angolo cinese) allo scopo di far conoscere il patrimonio linguistico e culturale del paese asiatico e di sensibilizzare il territorio su queste tematiche.

Il Chinese corner di Montepulciano ha ricevuto, primo in Italia ed unico in Toscana, una donazione di trecento libri.

La ricerca di Soscia delinea un excursus intorno ai personaggi, motivi, figure in qualche misura riconducibili alle diverse rappresentazioni dell’Estremo Oriente nella letteratura italiana, all’interno di un arco temporale che muove dal Quattordicesimo secolo fino al Ventesimo.

L’intervento si articolerà in dieci concise tappe con passaggi tratti dagli autori che hanno trattato la materia “cinese”.

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La Cultura si fa al bar a Cortona: tre incontri nei bar di Camucia

Tre autori, tre libri tra cultura giovanile e musica L’Amministrazione Comunale in collaborazione con la Biblioteca Comunale di Camucia, il Centro Giovanile Zak, Confcommercio e Confesercenti, ha dato via ad…

Tre autori, tre libri tra cultura giovanile e musica

L’Amministrazione Comunale in collaborazione con la Biblioteca Comunale di Camucia, il Centro Giovanile Zak, Confcommercio e Confesercenti, ha dato via ad una originale iniziativa che mira a rafforzare il valore della vita sociale dei bar del territorio puntando sui libri e sulla lettura.

Cocktail Book libri al bar 2014, questo il titolo di un “piccolo grande” progetto che partirà sabato 25 ottobre e che vedrà coinvolti tre bar di Camucia che ospiteranno autori e scrittori che si occupano di musica e cultura giovanile.

E’ importante uscire dagli schemi – dichiara l’Assessore alla Cultura ed alle Attività Produttive del Comune di Cortona Albano Ricci –, ricercare nuovi modi di coinvolgere i giovani, creare nuovi contenitori e nuovi spazi per la cultura e la socialità. Per questo penso che questo progetto sia veramente importante. Sappiamo tutti l’importanza che i bar rivestono nella vita di tutti noi, quanto li frequentiamo e le potenzialità che hanno, per questo credo che questi primi appuntamenti con Cocktail Book saranno i primi di un progetto più ampio.

Il programma prenderà il via sabato 25 ottobre alle ore 18 presso il Cafè Cristallo a Camucia (via Lauretana 59) con un ospite veramente speciale, uno dei più importanti giornalisti musicali d’Italia, esperto di rock e grande divulgatore: Riccardo Bertoncelli che parlerà del suo libro “Storia Leggendaria della Musica Rock”.

Venerdì 14 novembre, presso il Bar Martini (Via Gramsci 79 a Camucia) sempre alle ore 18, Maurizio Blatto altra grande firma del giornalismo musicale che presenta il libro “My Tunes. Come salvare il mondo, una canzone alla volta”.

Venerdì 12 dicembre ore 18, presso il Bar Angolo Menchetti (via Lauretana, 10 a Camucia) incontro con Michele Rossi che presenta il libro “Quello che deve accadere, accade. Storia di Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni”.

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Montepulciano, Vincenzo Sardiello presenta il suo nuovo libro

Venerdì 3 ottobre, alle 18.00, agli ex-Macelli di Montepulciano (Piazza Moulins), sarà presentato il libro “Racconti in punta di cravatta”, esordio letterario di Vincenzo Sardiello. L’autore è un sociologo ed…

Venerdì 3 ottobre, alle 18.00, agli ex-Macelli di Montepulciano (Piazza Moulins), sarà presentato il libro “Racconti in punta di cravatta”, esordio letterario di Vincenzo Sardiello.

L’autore è un sociologo ed esperto d’arte, impegnato sia sul versante delle mostre artistiche, di cui si occupa in veste di curatore,  sia dello spettacolo, come regista di opere teatrali.

“Racconti in punta di cravatta”, uscito a novembre 2013 per i tipi di MdS Editore, contiene diciannove brani, che si distinguono per lo stile originale e l’aderenza ad una contemporaneità frenetica, sregolata, a volte isterica (quando non tragica) e due commedie.

I suoi scritti, talvolta estremi e paradossali, sono sempre attraversati da una vena ironica, che esprime affetto o comprensione verso i protagonisti, annulla la drammaticità e rende gli intrecci più realistici.

Nell’occasione, oltre a incontrare l’autore, si potranno ascoltare letture tratte dal libro, per la voce di Giovanna Vivarelli, interprete della compagnia teatrale Arteatro Gruppo.

L’iniziativa è patrocinata dal Comune di Montepulciano.

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Bookcrossing: se vuoi prestare un libro, abbandonalo

Ho sempre adorato i libri. Fin da piccola, da quando ho imparato a leggere, il profumo delle pagine sfogliate, il ruvido di una copertina ben fatta graziava le mie giornate,…

Ho sempre adorato i libri. Fin da piccola, da quando ho imparato a leggere, il profumo delle pagine sfogliate, il ruvido di una copertina ben fatta graziava le mie giornate, rendendo la scuola, o il caldo, sopportabili.

Oggi possiedo una libreria ricca, nel senso che ogni singola parola capace di emozionarmi, donarmi conoscenza, sensazioni ed empatia si trova nei miei scaffali: perlomeno, quelle dei libri che conosco. Ma ho sempre uno scaffale pronto per futuri ospiti cartacei.

Una caratteristica che mi ha contraddistinto fin da subito è stata l’enfasi. Entusiasmo un po’ ingenuo, se vogliamo, un po’ presuntuoso, forse, di voler a tutti i costi condividere un libro ben fatto con tutti i miei amici. Mi trovavo lì, in camera, a leggere La casa del sonno di Jonathan Coe, Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen, oppure OceanoMare di Alessandro Baricco, ed ecco che sentivo l’irrefrenabile impulso di farlo leggere a ogni persona mi capitasse a tiro.

Purtroppo il prestito del tale libro non funzionava. Me ne resi conto dopo l’acquisto della seconda o terza copia di Dracula di Bram Stoker, finito nei meandri di un amico pugliese conosciuto a Roma, trasferitosi in Germania e poi in Inghilterra: scoprii che l’aveva regalato alla ragazza con cui si era lasciato un anno prima che glielo richiedessi indietro, e con la quale, ovviamente, non si sentiva più, senza sapere nemmeno se l’avesse letto. Cominciai a sospettare che non fosse un buon modo di diffondere la cultura quando non ebbi più notizie, o commenti, o un semplice giudizio positivo o negativo del mio amato Esercizi di Stile di Raymond Queneau, o della Banda dei Brocchi di Jonathan Coe, tuttora in bella vista sullo scaffale della mia migliore amica da almeno sette anni: non credo che lo abbia mai letto. Dopo aver prestato la copia di Into the Wild di Jon Krakauer, libro che aveva per me un valore sentimentale e personale indescrivibile, ho ricevuto la notizia, a un anno di distanza, che tale opera era stata prestata al ragazzo della persona in questione, ma non aveva nessuna memoria di che fine avesse fatto.

Ci è voluto un po’, ma ho capito che il prestito non funziona. Ho smesso, ho detto: «i libri sono miei, guai a chi li tocca». Ma allo stesso tempo non ho resistito a comprare a tutti i miei amici una copia di American Gods di Neil Gaiman quando ho avuto la fortuna di averlo tra le mani. Alcuni l’hanno letto, altri no. E di certo non si possono comprare libri ogni giorno: voglio dire, di soldi già ce ne sono pochi.

Vi voglio allora parlare, oggi, di un fenomeno che sta prendendo piede e che, a mio parere, sembra la soluzione giusta per la diffusione della cultura, a costo zero, per veri appassionati, senza il rischio di vedere libri ammuffiti su uno scaffale mai spolverato o toccato. Si chiama Bookcrossing, e il suo motto è: «Se ami un libro, abbandonalo».

Dalla pagina di Wikipedia si legge:

«Materialmente consiste nella pratica di una serie di iniziative collaborative volontarie e completamente gratuite, di cui alcune anche organizzate a livello mondiale, che legano la passione per la lettura e per i libri alla passione per la condivisione delle risorse e dei saperi. L’idea di base è di rilasciare libri nell’ambiente naturale compreso quello urbano, o “into the wild”, ovvero dovunque si preferisca, affinché possano essere ritrovati e quindi letti da altri, che eventualmente possano commentarli e altrettanto eventualmente farli proseguire nel loro viaggio. Il termine deriva da bookcrossing.com, un club gratuito di libri on-line fondato nel 2001 per incoraggiare tale pratica, al fine di rendere il mondo intero una biblioteca”».

Questo il sito a cui fare riferimento. I libri vengono registrati e poi liberati, pronti a giungere alla loro nuova sede. Il comun denominatore è: la passione per la lettura. Non tenere i libri solo per sé, ma diffonderli, abbandonarli. L’idea base è molto semplice, nel momento in cui un libro viene ritrovato in qualsiasi parte del mondo. Come si legge nel sito: «Se sei qui è perché hai inserito nell’apposita finestra il codice BCID che hai trovato sul libro, ti si è aperta una pagina in cui ti viene chiesto dove hai trovato il libro e cosa ne pensi, e in cui hai modo di leggere dove è stato e chi l’ha letto». A quel punto la persona ha la possibilità di scegliere se segnalare il ritrovamento in maniera anonima, oppure registrarsi al sito, leggere il libro, commentarlo e poi liberarlo di nuovo. In questo caso sarà avvisato di tutti i ritrovamenti successivi.

Lo sviluppo davvero interessante del Bookcrossing, oltre alla sua strabiliante diffusione in tutto il mondo, è la nascita di piccoli spazi di booksharing un po’ ovunque, dal supermercato sotto casa, alle stanze di studentesse appassionate, che condividono scaffali con amici e conoscenti, lasciandoli a disposizione per chiunque di loro voglia prendere un libro, o una rivista condivisa.

Se sei davvero innamorato di un libro, allora diffondilo. Se ami un libro, abbandonalo.

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Roberto Gugliotta: Il picciotto e il brigatista. La presentazione a Chianciano il 22 luglio

Terme di Chianciano: viene presentato martedì 22 luglio alle ore 11,30, un romanzo-verità basato su interviste condotte sul campo dagli autori, durante lunghissime sessioni con due detenuti eccellenti: un pentito…

Terme di Chianciano: viene presentato martedì 22 luglio alle ore 11,30, un romanzo-verità basato su interviste condotte sul campo dagli autori, durante lunghissime sessioni con due detenuti eccellenti: un pentito di mafia e una colonna delle BR

Roberto Gugliotta, messinese, direttore di «IMG Press», quotidiano nazionale online, nonché collaboratore del «Corriere della Sera» e «L’Espresso”, presenta martedì alle ore 11,30 alle Terme di Chianciano, in Sala Fellini, il suo libro Il picciotto ed il brigatista.

Un brigatista e un mafioso s’incontrano nel carcere di Cuneo. Dopo l’iniziale diffidenza, tra i due nasce un’amicizia che diventa sempre più profonda. Il romanzo prende spunto da un reale fatto di cronaca: la mancata uccisione di molti brigatisti da parte dei siciliani, che avrebbero dovuto obbedire a “ordini superiori” e che hanno preferito combattere il loro stesso sistema piuttosto che gli amici con cui avevano condiviso anni di vita carceraria. Tale vita è qui ricostruita attraverso i racconti di ex detenuti: uno, colonna delle BR e l’altro, pentito di mafia, a lungo intervistati dagli autori.

Le carceri, in quegli anni, sono un claustrofobico microstato regolamentato da dure leggi interne, da rigidi codici comportamentali che procedono paralleli alle trame che si tessono all’esterno. In un arco temporale che si snoda lungo un decennio di sangue, Roberto Gugliotta e Giovanna Vizzaccaro indagano sui misteriosi rapporti tra mafia e Stato, penetrando nella vita dei detenuti, aprendo spiragli su scenari terribili, rendendo evidenti i meccanismi, le collusioni, gli intrighi di quei difficili anni. L’errore, il pentimento, la solidarietà, la fede distorta, ma incrollabile e salda in un credo, s’inseriscono naturalmente in una narrazione dedicata a tutti coloro che hanno avuto la forza di capire, dimenticare, perdonare, contro l’odio che non vuole fare parlare, sapere, pensare. Dimenticare non è mai la soluzione e ricordare, anche gli errori, è l’unico modo per non sprecare una seconda occasione.

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Expo 58: Jonathan Coe e il ritorno dell’ironia

In una nota datata 3 giugno 1954, l’ambasciatore del Belgio a Londra trasmetteva un invito al governo di Sua Maestà britannica: un invito a partecipare a una nuova Fiera mondiale…

In una nota datata 3 giugno 1954, l’ambasciatore del Belgio a Londra trasmetteva un invito al governo di Sua Maestà britannica: un invito a partecipare a una nuova Fiera mondiale che i belgi chiamavano l’“Exposition Universelle et Internationale de Bruxelles 1958”. Cinque mesi dopo, il 24 novembre 1954, l’accettazione formale dell’invito da parte del governo di Sua Maestà fu presentata all’ambasciatore, in occasione di una visita a Londra del barone Moens de Fernig, nominato dal governo belga commissario generale con l’incarico di occuparsi del lavoro di organizzazione dell’Expo. Sarebbe stato il primo evento del genere dopo la Seconda guerra mondiale.

Questo è l’incipit di Expo 58, l’ultima opera dello scrittore britannico (Birmingham, per la precisione) Jonathan Coe. Non si tratta di un romanzo storico, perlomeno non un romanzo storico convenzionale. Expo 58 è una storia di fantasia basata su fatti realmente accaduti. Lo sfondo: il Belgio degli anni Cinquanta, l’Esposizione Universale di Bruxelles del 1958 e la tensione politica della Guerra Fredda tra Stati Uniti e Russia, espressa attraverso un’intensa attività di spionaggio dell’una e dell’altra nazione all’interno dell’assetto politico europeo del Secondo dopoguerra.

Thomas Foley è un trentaduenne inglese di bell’aspetto, copywriter di basso livello del Central Office of Information di Londra. Occupa il suo tempo scrivendo opuscoli che spaziano dal modo migliore per i pedoni di attraversare la strada al comportamento corretto per non trasmettere i germi dell’influenza. Assiduo lettore di giornali, affascinato, al contrario della moglie, dagli eventi globali, si trova costretto a una vita tranquilla nei sobborghi di Londra e decisamente molto poco attenta agli sconvolgimenti politici che interessavano quegli anni.

Figlio di madre belga e di padre barista, viene scelto per la gestione del finto pub Britannia, orgoglio e occhiello dell’essenza inglese all’interno del padiglione britannico dell’Expo di Bruxelles.

Ignaro degli intrighi politici nei quali verrà introdotto, tra spie incapaci, hostess attraenti e baristi alcolizzati, Thomas inizia l’esperienza che cambierà la sua vita, e che stravolgerà totalmente il suo rapporto con il mondo esterno, lasciandogli per sempre la consapevolezza di aver fatto parte di uno degli eventi più significativi del periodo post-bellico.

L’idea per il romanzo nasce nel momento in cui Coe si ritrova ad ammirare l’Atomium, l’incredibile costruzione di acciaio a forma di cristallo di ferro realizzata proprio per l’esposizione, tuttora vanto della popolazione belga.

Expo 58

Aprendo Expo 58, ho provato un sentimento di riverenza ma allo stesso tempo di cautela. Essendo una giovane lettrice profondamente orgogliosa di portarsi talvolta nella borsa la copia autografata del suo masterpiece, La casa del sonno, e dopo aver divorato capolavori nel loro genere come La famiglia Winshaw, La banda dei brocchi e Circolo chiuso, ero rimasta profondamente delusa dagli ultimi lavori dello scrittore inglese. La pioggia prima che cada era stata una tortura, e l’allontanamento era stato inevitabile.

Expo 58 torna con mia grande gioia all’ironia dei primi scritti. Pungente, comico e sagace in perfetto stile british, con un’attenzione perfetta nel delineare i personaggi e i loro drammi personali e psicologici.

Il tocco ironico si esprime in modo impeccabile, in primis nel momento in cui la giovane hostess Anneke mostra il padiglione russo accanto a quello americano, commentando, con un luccichio negli occhi: «Un esempio tipico dell’umorismo belga». Ma anche nell’obiettivo stesso dell’Expo, ossia quello di generare una “genuina unione dell’umanità”, e nel nome del padiglione belga, chiamato Belgique Joyeuse (Belgio Gaio), in pieno contrasto con quello che era lo spirito della Guerra Fredda.

Si profila perfettamente l’intento di Coe, ossia quello di ironizzare sui tempi moderni, in relazione ai tempi passati: «Il romanzo è ambientato nel 1958 ma contiene anche dei rimandi all’oggi. Tuttavia ho cercato di mantenere un tono delicato e lieve, non volevo spingere troppo con i paragoni».

I rimandi all’oggi non possono che creare paralleli con l’Expo 2015 di Milano, che avrà tutt’altro tono rispetto a quello del 1958. Dalle stesse affermazioni dello scrittore: «L’Expo 58 fu in parte una fiera commerciale, ma fu anche un evento molto idealistico. Difficile, oggi, fare un Expo che non sia molto più cinico di quello del ‘58, perché viviamo in un periodo meno innocente».

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“Donna sopra le Righe” 2014 – 6° concorso letterario

L’Associazione “Iosempredonna – Onlus”, per offrire spunti di meditazione a chi ha vissuto direttamente o indirettamente l’esperienza del Tumore al Seno, organizza il sesto concorso letterario “Donna sopra le righe”…

L’Associazione “Iosempredonna – Onlus”, per offrire spunti di meditazione a chi ha vissuto direttamente o indirettamente l’esperienza del Tumore al Seno, organizza il sesto concorso letterario “Donna sopra le righe” 2014.

Il Presidente Onorario, Andrea Camilleri, spiega che la partecipazione al concorso è gratuita e sarà suddiviso in tre sezioni: Sezione racconto breve – Sezione racconto lungo – Sezione poesia.

“Parlare di tumore al seno con il linguaggio delle persone toccate da questa esperienza, un’esperienza che si introduce nella vita della donna e nella famiglia, è questo l’argomento, narrare sentimenti, emozioni, trasformazioni, relazioni: testimonianze che permettono di superare le barriere culturali e psicologiche legate ad una non corretta conoscenza della malattia”

Gli elaborati che concorreranno dovranno avere i seguenti requisiti:
– Sezione racconto breve – il racconto non potrà essere più lungo di 3 cartelle (foglio A 4) e deve avere la seguente formattazione: carattere Arial 12, interlinea 1,5, carattere 12, formato word
– Sezione racconto lungo- il racconto non potrà essere più lungo di 20 cartelle (foglio A 4) e deve avere la seguente formattazione: carattere Arial 12, interlinea 1,5, margini 2 cm, formato word
– Sezione poesia

Gli elaborati dovranno essere scritti al computer, seguendo le seguenti modalità:

a) una copia firmata in originale, dovrà essere spedita insieme alle 2 LIBERATORIE ed alla DICHIARAZIONE dell’AUTORE al seguente indirizzo: Segreteria del Concorso Letterario “Donna sopra le Righe” Associazione iosempredonna onlus – Casella Postale n° 18 – 53042 Chianciano Terme (Siena)

b) una copia dell’elaborato dovrà essere inviata tassativamente, via e-mail, in formato Word all’indirizzo: donnasopralerighe@libero.it
c) le copie delle liberatorie e la dichiarazione dell’autore, dovranno essere tassativamente inviate via e-mail, in formato Word all’indirizzo: donnasopralerighe@libero.it

Le opere dovranno pervenire entro e non oltre il 16 Agosto 2014 alla:
Segreteria di iosempredonna– onlus Farà fede il timbro postale o la data della mail spedita.

E’ ammessa la partecipazione a tutte e tre le sezioni contemporaneamente, ma non potrà essere inviata più di un’opera per ciascuna sezione. Gli scritti presentati non potranno essere già stati pubblicati o premiati in altri concorsi (pena esclusione). Le opere pervenute non saranno restituite.

L’Associazione si riserva di usare gli elaborati per eventuali sue pubblicazioni.

I primi tre classificati (che saranno direttamente informati) dovranno obbligatoriamente partecipare alla Cerimonia di Premiazione che si terrà il 4 ottobre 2014 – alle ore 16.00 – presso la Sala FELLINI del Parco Acquasanta di Chianciano Terme (Siena). In caso di improvvisi contrattempi che impediscano la partecipazione, i premi non saranno inviati.

Verranno premiati e saranno letti pubblicamente (per intero o in parte) i primi tre classificati delle sezioni Racconto breve e Poesia ed il primo classificato della sezione Racconto lungo. Non saranno resi pubblici i risultati prima della serata della premiazione

I premi saranno assegnati, con giudizio insindacabile, da una Commissione giudicatrice composta da esperti e/o docenti nominati dal Consiglio dell’Associazione iosempredonna onlus

La Commissione giudicatrice si riserva la facoltà di assegnare il premio a più candidati ex aequo.

Obblighi del vincitore: Entro 15 (quindici) giorni dalla data di ricevimento della comunicazione di assegnazione, il vincitore è tenuto a comunicare l’accettazione del premio e la conferma della propria presenza alla cerimonia di consegna, a mezzo lettera raccomandata a.r. da inviare all’Associazione iosempredonna – onlus Casella Postale n° 18 – 53042 Chianciano Terme. La mancata comunicazione dell’accettazione entro i termini previsti o la mancata presenza del vincitore alla cerimonia di consegna, determinerà la decadenza dal premio.

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“Masterpiece” versus “Bestseller”

Prosegue con questo contributo un dibattito a distanza con la rubrica di Matteo Biagi, che pochi giorni fa si è occupata di Masterpiece, uno dei  programmi più attesi e interessanti…

Prosegue con questo contributo un dibattito a distanza con la rubrica di Matteo Biagi, che pochi giorni fa si è occupata di Masterpiece, uno dei  programmi più attesi e interessanti della stagione televisiva italiana. Il controverso talent sugli scrittori e sul mondo della scrittura è al centro di roventi discussioni, tra chi lo considera come la morte definitiva della letteratura e chi lo innalza a miglior programma televisivo degli ultimi anni.

A mio parere l’esperimento televisivo mette in luce una problematica assai diffusa nel panorama nazionale, che ho riassunto con lo scontro mortale tra “Masterpiece” e “Bestseller”. Accendete la televisione, entrate in una libreria, fate un giro su internet e concentratevi soltanto sulla produzione italiana: vi renderete conto che non esistono vie di mezzo. Da una parte serie tv, romanzi e film senza alcun valore, narrazioni vuote e operazioni commerciali per lobotomizzare il pubblico, alla stregua di quello che ci racconta magistralmente Boris: sono i film italiani che sbancano i botteghini, i libri di ricette o i romanzi di qualche calciatore, l’ennesima serie televisiva su preti che fanno i carabinieri o sui carabinieri che fanno i preti.  Le uniche produzioni che nel nostro paese riescono ad accedere ai finanziamenti, al successo del pubblico e a una misteriosa mancanza di concorrenza. Dall’altra un mondo che si rinchiude nella letteratura d’autore, tra aspiranti hispter e poeti maledetti, che ci riempiono di roba illeggibile e dai contenuti indecifrabili, sempre le solite mattonate autoriali: sono i film che non attirano il pubblico, i libri che partecipano a concorsi letterari banditi da altri scrittori, i romanzi che scimmiottano il grande artista polacco morto sotto i colpi di un terrorista pansessuale pirata zoppo a colpi di adamantio.

Nel mezzo, non c’è nulla. Per anni la produzione narrativa è stata bloccata a questi due estremi, e nessuno di coloro che aspiri a un “Masterpiece” che sia anche un “Bestseller” riesce a uscire da questo marasma; oppresso a vita tra una letteratura per pochi che non vende una copia e un nulla artistico sovvenzionato da pubblico e produttori. La letteratura può essere popolare, e un Masterpiece può anche essere un Bestseller. Solo che ancora non l’abbiamo capito. Per questo, ritengo il programma di rai3 come un esperimento televisivo positivo.

La spocchia di scrittori, lettori ed editori risulta evidente nel programma di Rai3, così come nel panorama attuale. Mentre chi ha ancora a cuore la narrativa seleziona i libri con il lanternino in libreria o va a caccia delle migliori serie televisive americane o britanniche, il nostro paese rimane fermo. La citazione di Tito Faraci La narrazione italiana ha bisogno di essere pop”, dovrebbe essere scolpita a caratteri cubitali a coloro che si lamentano di quanti pochi lettori ci siano in Italia, ma che poi schifano chi si azzarda a leggere Harry Potter. Dovrebbe essere tatuata sulla pelle di editori che piangono miseria, ma che confondo i loro autori con i loro clienti.

masterpiece rai3

Detto questo, il programma si macchia a mio avviso di errori madornali, quali l’utilizzo dell’elevator pitch (uno scrittore non è un imprenditore!) e l’eccessiva attenzione alla forma piuttosto che al contenuto. Si parla soltanto degli scrittori e delle loro vite, poco dei loro libri. Non è un problema che siano dei “casi umani”: d’altronde la letteratura è vita, e i loro modelli di umanità non possono che essere al centro della loro narrazione, ma l’attenzione dovrebbe scendere più in profondità verso il contenuto, verso l’idea e gli spunti narrativi. Un buon libro può uscire fuori anche da colui che vive la vita più noiosa sulla faccia della Terra.

Una maggiore attenzione alle storie che questi scrittori vorrebbero raccontare, alle loro capacità di narrare le loro idee e non soltanto le loro vite, potrebbe essere il segreto per far decollare il programma. Anche questa eccessiva attenzione alla forma e il disprezzo per i contenuti, in fin dei conti, non è altro che un modo di disprezzare la letteratura popolare a discapito di quella autoriale.

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Masterpiece – Anche gli scrittori hanno l’X Factor

Dopo essere stato al lungo atteso, la scorsa domenica alle 22.50 su Rai 3, è andato in onda Masterpiece: uno dei programmi più interessanti (se non il più interessante) di questa…

Dopo essere stato al lungo atteso, la scorsa domenica alle 22.50 su Rai 3, è andato in onda Masterpiece: uno dei programmi più interessanti (se non il più interessante) di questa stagione televisiva italiana. La prima puntata è stata accolta molto bene dal pubblico raggiungendo il 5,14% di share e quasi 700 mila spettatori, pur collocandosi in un orario non proprio facile.

Il progetto di questo programma, prodotto dalla Rai e da FremantleMedia, è molto ambizioso: violare la sacralità della letteratura, prendendo scrittore e libro per buttarli in pasto al mondo dei talent show. Selezionando solo 70 manoscritti tra gli oltre 5 mila inviati alla redazione, soltanto un concorrente potrà vincere l’ambitissimo premio in palio: il vincitore di Masterpiece potrà vedere stampato il suo libro da Bompiani in 100 mila copie.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=fvWg5A_i2cc[/youtube]

Struttura. Masterpiece ricalca lo stile vincente e ampiamente sperimentato, di altri talent come MasterChef o Xfactor. Nella prima parte della puntata, avviene la prima scrematura da parte dei giudici che, esprimendo le loro considerazioni sui testi e sugli autori della puntata, selezionano soltanto quattro concorrenti ammessi alla fase successiva. Nella seconda parte i quattro autori vengono divisi per coppie e portati in posti diversi (da un centro sociale ad una balera) per “vivere un esperienza”. Questo sarà utile nella fase successiva quando, attraverso una prova di scrittura live, i quattro concorrenti devono raccontare la loro esperienza in 30 minuti; i due che avranno saputo dimostrare migliori qualità di scrittura saranno poi ammessi dai giudici all’ultima fase. I due scrittori giunti alla fase conclusiva dovranno dimostrare di saper “vendere” il loro libro, cercando di convincere un giudice esterno in 60 secondi, che esprimerà poi un parere utile ai giudici per decretare il vincitore della puntata. Nell’ultima puntata del programma si sfideranno i vincitori di tutte le puntate decretando il vincitore di Masterpiece che si aggiudicherà le 100 mila copie.

I giudici. A giudicare i manoscritti e gli autori ci sono tre giudici d’eccellenza: Andrea De Carlo, autore di Due di Due e di Giro di Vento, a fare la parte del “poliziotto cattivo”; invece a fare la parte del poliziotto buono, Giancarlo De Cataldo, giudice della Corte d’Assise ed autore di Romanzo Criminale; a dare un tocco d’esoticità, di freschezza e di equilibrio alla giuria, la scrittrice “Afropolitan” per sua stessa definizione, Taiye Selasi divenuta famosa per il suo libro La bellezza delle cose fragili. A condurre il programma  accompagnando gli scrittori nel loro cammino Massimo Coppola, autore per Mtv del programma Avere vent’anni.

Gli scrittori. Il programma più che focalizzato sulle opere letterarie sembra incentrato su chi le produce. C’è uno spiccato accento sui casi umani: l’operaia livornese condannata alla fabbrica, l’ex ergastolano, il ragazzo che si è fatto ricoverare in manicomio, la giovane donna fragile con un passato da anoressica e il giovane clochard che si ispira a John Fante. Questa sembra la vera nota dolente che alcuni critici hanno evidenziato, altri invece, non negando questo aspetto, hanno affermato che essendo un talent show l’attenzione non poteva che non essere rivolta all’autore piuttosto che al libro.

Voto. 7.5/10. A mio parere l’esperimento è ben riuscito. Non penso che questo sia il miglior modo di cercare talenti letterari, ma credo che Masterpiece riesca ad avvicinare, con uno stile accattivante, due mondi, quello dell’editoria e quello dei talent show, molto separati che si pensava fossero inconciliabili. Tutto questo potrebbe portare un nuovo slancio al mercato editoriale che in questi anni sta registrando una continua decrescita.

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A Torrita di Siena partono i “Culturativi”

Un incontro al mese, al Teatro degli Oscuri di Torrita di Siena, con uno scrittore che presenta il suo libro attraverso un colloquio aperto con il pubblico che può intervenire…

Un incontro al mese, al Teatro degli Oscuri di Torrita di Siena, con uno scrittore che presenta il suo libro attraverso un colloquio aperto con il pubblico che può intervenire con domande e commenti.

È questo il primo risultato del progetto denominato “I Culturativi” che nasce dall’idea della contrada Porta a Sole di organizzare a Torrita incontri culturali, eventi che rientrano a pieno titolo nell’attività delle varie contrade ma che, fino alla nascita di questo progetto, non aveva mai avuto l’occasione di concretizzarsi.

E si parte subito, sabato 9 novembre, alle 18.30 (naturalmente ad ingresso libero), con un autore molto popolare e apprezzato, Riccardo Lorenzetti, autentico fenomeno letterario della bassa Valdichiana con il suo “L’anno che si vide il mondiale al maxischermo e altri racconti”.

Dunque un pomeriggio all’insegna di calcio e poesia, o meglio della poesia del calcio, una passione – prima che uno sport – usata come lente per fare della semplice ma a tratti geniale indagine sociale e antropologica.

A seguire, dopo l’incontro con l’autore, apericena presso i locali della biblioteca e alle 21.30 il palcoscenico del Teatro Comunale degli Oscuri si aprirà al racconto teatrale a due voci di Poliziani e Storelli, basato sul primo racconto del libro di Lorenzetti. Insieme a loro rivivremo le vicende del Taddei e del Rugi, intenti ad organizzare la festa dell’Unità durante i giorni della vittoria dell’Italia ai Mondiali di calcio del 2006, il tutto senza maxischermo. L’inevitabile insuccesso sarà accompagnato da gag esilaranti dei due attori chiusini; nel cast anche Luca Morelli. La regia è di Gabriele Valentini.

“La contrada è ritenuta sinonimo di banchetto, festa, amicizia, gioco, divertimento, cene in compagnia e canti” spiegano i dirigenti di Porta a Sole. “Da quest’anno, con questa nuova iniziativa vogliamo perseguire l’obiettivo di dare spazio alla cultura “tradizionale”, permettendo così all’associazione di ampliare i propri interessi ed orizzonti”.

“I Culturativi sono qualcosa di diverso dal solito, ma che, come al solito e nello spirito della Contrada, vengono curati con molta passione. Ogni appuntamento sarà unico nel suo genere, in quanto il leitmotiv di ognuno di essi sarà si quello di conoscere l’autore e proporre al pubblico il suo libro, ma ogni incontro sarà gestito in maniera diversa, con proiezioni, rappresentazioni teatrali, letture ed ospiti”.

“Gli autori che parteciperanno saranno di vario genere e daremo la possibilità anche a scrittori esordienti, locali e non, di presentare le loro creazioni, contribuendo così a pubblicizzarli nel nostro territorio. Quindi il progetto si propone di realizzare due finalità: promuovere la lettura e incoraggiare la scrittura. Alla fine di ogni evento saranno poi organizzati, a seconda della giornata, aperitivi o cene con l’autore”.

Il secondo appuntamento è già programmato per il 7 Dicembre quando sarà la volta di Silvia Roncucci e il suo “Non tutto è da buttare”.

Per informazioni e prenotazioni: www.contradaportaasole.it

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