Giornalista Serena Uccello

Giornalista Serena Uccello

Nell’ambito della settimana scientifica dedicata al Pendolo di Foucault organizzata dai Licei Poliziani, presso l’aula magna dei licei si è svolto l’incontro con Serena Uccello giornalista de Il Sole 24 Ore e autrice il del libro ‘Generazione Rosarno’.

‘Generazione Rosarno’ racconta le storie degli studenti del liceo Piria di Rosarno, un liceo in cui crescono e studiano i figli delle vittime dei clan mafiosi e quelli degli assassini. Serena Uccello, con questo libro, cerca di raccontare le storie di chi ha trovato la forza e il coraggio di compiere delle scelte diverse da quelle dei genitori e spiega come una donna, una preside, ha trasformato la scuola in un laboratorio di rinascita.

L’autrice è stata accolta dagli studenti dei licei poliziani con grande entusiasmo e fin dall’inizio dell’incontro i ragazzi sono stati rapiti e coinvolti dalle storie dei loro coetanei, nati e vissuti in una realtà distante e diversa, dove le priorità, le difficoltà quotidiane e lo stile di vita sono totalmente diverse. Gli studenti hanno potuto ascoltare le testimonianze di figli di genitori reclusi al 41 bis, ma anche di figli di genitori collaboratori di giustizia o di genitori uccisi dalla mafia.

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Il viaggio della giornalista è fitto di storie, volti e sogni di ragazzi a cui la vita ha tolto tanto, ma che allo stesso tempo sta regalando riscatto e dignità. Difficile fermare la commozione davanti ad alcune lettere scritte dagli studenti di Rosarno, la stessa commozione che si è potuto ritrovare nella voce delle studentesse poliziane che hanno letto alcuni brani del libro.

La Valdichiana ha incontrato l’autrice a margine
dell’incontro e Serena Uccello ci ha spiegato perchè ha deciso di raccontare le storie che si intrecciano nella scuola di Rosarno.

“Il perché ho deciso di raccontare la storia degli studenti di Rosarno è inconsapevole ma diventa consapevole alla fine di un percorso lungo e allo stesso tempo emozionante. Potrei dire di essere partita dalle parole del premio nobel Herta Muller che parla dell’emancipazione e dell’educazione, e da qui ho cercato di raccontare l’educazione di questi ragazzi nati e cresciuti in famiglie che spesso hanno trasmesso un’educazione al male, ma allo stesso tempo possono avere la possibilità di un riscatto. Io credo molto nella capacità di riscattarsi e nell’impegno, nello studio e nella cultura e quando ho trovato una scuola con questa istruzione mi è sembrato doveroso raccontarlo. Chiunque può nascere in una realtà degradata, ma nessuno può essere segnato al male, ognuno può scegliere il proprio destino. Non sempre lo svantaggio iniziale è determinante, spesso può diventare una forza. Da qui è nata la voglia di raccontare questa cosa, io lo vedo come un regalo che volevo fare a questi ragazzi”.

Nel momento di raccolta delle informazioni hai trovato apertura da parte dei ragazzi?

“Quando arrivi in un luogo dove non ti conoscono e sei distante fisicamente, è chiaro che c’è sempre un po’ di diffidenza. Noi giornalisti, da un lato, abbiamo le porte aperte, ma dall’altro siamo sempre guardati con un po’ di diffidenza. Lo stereotipo del giornalista è quello che spesso stravolge le cose e quindi questo può rappresentare un ostacolo, ma una volta capita la situazione questo ostacolo passa velocemente. Con i ragazzi è stato semplice entrare in confidenza, dopo il muro iniziale, c’è stato entusiasmo e voglia di raccontare”.

12961596_900671850058541_2581465127914705566_nCi sono stati problemi nella stesura del testo?

“Durante la stesura del testo ho avuto mille pensieri perché il mio obiettivo era quello di essere più fedele possibile a quanto raccontatomi, cosa che va sempre fatta quando si fa questo mestiere. In questo caso però a maggior ragione perché si ‘maneggia’ la vita degli adolescenti e quindi c’è la necessità di avere una maggiore cautela, mi sentivo responsabile perché raccontare di ragazzi che hanno davanti tutta la vita può essere determinante in un modo o in un altro e quindi ho sempre scritto con grande accortezza. Poi, quando sono tornata a Rosarno per presentare il libro, ho visto che il mio sforzo era andato a segno. I ragazzi erano entusiasti per come avevo raccontato fedelmente le cose e io ne sono stata felicissima”.

Dirigente scolastica Liceo di Rosarno, Mariella Russo

Dirigente scolastica Liceo di Rosarno, Mariella Russo

Ad aumentare l’entusiasmo degli studenti è stata poi la dirigente scolastica del Liceo di Rosarno, intervenuta in collegamento via Skype per salutare gli studenti toscani e invitarli a Rosarno. Le parole della dirigente sono state accolte con un grande applauso ed emozione, la stessa emozione che ha caratterizzato tutta l’incontro,  organizzato in collaborazione con la Fondazione Balestrieri di Cetona.

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