Tag: editoriale

Dall’edicola fisica a quella digitale: Mario diventa un bot!

Il vostro edicolante di fiducia è tornato! Mario, il burbero gestore del chiosco di giornali che nel corso degli ultimi mesi è stato protagonista delle strip del fumettista Michele Bettollini…

Il vostro edicolante di fiducia è tornato! Mario, il burbero gestore del chiosco di giornali che nel corso degli ultimi mesi è stato protagonista delle strip del fumettista Michele Bettollini (potete leggere tutte le sue avventure nella raccolta Edicola Mario) ha deciso di riaprire la sua attività. Non si tratta però di un’edicola fisica, bensì di una versione virtuale all’interno di Facebook Messenger: nonostante il suo caratteraccio, sarà pronto a guidarvi alla ricerca di quello che state cercando attraverso conversazioni personalizzate. Ebbene sì, Mario è diventato un chat bot!

Che cos’è un chatbot? È un programma automatico capace di simulare una conversazione. Non è un robot con un corpo meccanico, bensì un software capace di parlare e di interagire con le richieste degli esseri umani, secondo schemi predeterminati. Come un assistente vocale, insomma, anche se nel nostro caso parla attraverso la chat di Facebook Messenger: anche se no potete sentire la sua voce o vederlo, potete interagire con il chatbot e scoprire tutte le sue conversazioni!

Come funziona? Parlare con Mario è semplice, basta collegarsi a Facebook, cercare la pagina del nostro magazine e inviare un messaggio attraverso Facebook Messenger (potete anche usare l’apposita applicazione da smartphone). Invece della consueta conversazione con la redazione, in attesa di una risposta da parte di un redattore, si aprirà la schermata del bot e potrete conversare con Mario. Il nostro burbero edicolante vi guiderà alla scoperta delle notizie e delle rubriche di interesse del nostro territorio, ma non fatevi spaventare dal suo caratteraccio: potete interagire con lui, fare domande, chiedere informazioni, ottenere risposte e inviare segnalazioni. Potete anche decidere di abbonarvi e di ricevere periodicamente degli aggiornamenti da Mario, se vi fa piacere. Per il momento è disponibile solo su Facebook Messenger, ma non è escluso che in futuro il chat bot possa estendersi anche su altre piattaforme di messaggistica istantanea.

Perché abbiamo trasformato l’edicola di Mario in un chat bot? Abbiamo pensato di aggiungere questa funzionalità al nostro magazine per facilitare il lavoro di assistenza a tutti coloro che ci chiedono informazioni: attraverso il bot è possibile dare risposte rapide ed efficaci, se la conversazione è funzionale. La caratterizzazione del chat bot con il personaggio di Mario serve a valorizzare ulteriormente la conversazione e a favorire l’empatia con il pubblico, oltre a renderla coerente con lo spirito del nostro magazine. Ci consente inoltre di sfruttare al meglio il servizio di messaggistica istantanea interno a Facebook (che ha un’elevatissima percentuale di utilizzatori, e che probabilmente vedrà altri cambiamenti nel prossimo futuro) strutturandolo sempre più in ottica mobile, tenendo conto delle indicazioni suscitate dal rapporto digital 2019 di We Are Social. Il nostro impegno è sempre stato quello di offrire servizi ai lettori, sfruttando al meglio le potenzialità delle piattaforme e dei mezzi tecnici che abbiamo a disposizione: anche il chat bot di Mario, quindi, va in questa direzione, con la speranza che possa esservi utile nel trovare le informazioni che state cercando e nello scoprire storie interessanti dalla Valdichiana!

Il bot di Mario è già attivo e potete conversare con lui attraverso Facebook Messenger. Provatelo pure e fateci sapere cosa ne pensate: cercheremo di migliorare le sue interazioni e i servizi offerti. Preparatevi ad altri cambiamenti, perché come al solito La Valdichiana non si ferma mai, e il chat bot è solo la prima delle tante novità che abbiamo preparato per questa primavera!

PS: no, Mario non fa parte di ItaliaGuerraBot o degli altri bot che simulano gli scontri tra i territori. Nonostante il suo caratteraccio si limiterà a parlare con voi, non preoccupatevi!

 

 

 

Nessun commento su Dall’edicola fisica a quella digitale: Mario diventa un bot!

Rivoluzione e creatività: creare per crescere – Il 2019 de La Valdichiana

Per La Valdichiana nata sotto il segno del Toro (3 maggio 2013) il 2019 si prospetta all’insegna della rivoluzione. Già nel 2018 questa rivoluzione si è cominciata ad affacciare sul…

Per La Valdichiana nata sotto il segno del Toro (3 maggio 2013) il 2019 si prospetta all’insegna della rivoluzione. Già nel 2018 questa rivoluzione si è cominciata ad affacciare sul nostro magazine con una veste grafica che ne ha migliorato l’impatto visivo, l’architettura delle categorie in cui sono racchiusi gli articoli e l’esperienza di lettura: pagine più veloci e più facili da leggere da smartphone e tablet, con un impianto pensato per mettere al centro storie e personaggi del territorio. Tutto questo tenendo sempre ben presente la promessa fatta al pubblico ben sei anni fa, ovvero quella di porci ai lettori come compagni affidabili al loro servizio.

Questo approccio, che è alla base della nostra linea editoriale, lo abbiamo perseguito fin dagli albori e continueremo a mantenerlo anche per il 2019, sia nei momenti di maggior successo che in quelli di maggior difficoltà, senza mai perdere di vista i valori che consideriamo fondanti per fare buon giornalismo.

Nel 2018, La Valdichiana ha inaugurato un negozio online che continuerà a essere operativo anche nel 2019. Un negozio virtuale dove il nostro pubblico può trovare ebook esclusivi e nuovi prodotti come ‘Il Mercante in Chiana’, il gioco di carte attraverso il quale vogliamo tutelare e tramandare le antiche tradizioni del nostro territorio.

L’esperienza del ‘Mercante in Chiana’, ideato e prodotto insieme ad Andrea Comunicazione, ci ha permesso di avviare nuove collaborazioni e approfondire la conoscenza di realtà locali dinamiche e creative. È anche grazie ai nostri partner che ci miglioriamo di anno in anno, per offrire servizi sempre migliori, informazioni più complete, esperienze più soddisfacenti e contenuti più complessi. Vogliamo essere portatori di un’esperienza che stimoli la crescita, la curiosità e la ricerca personale, sia del pubblico che della redazione stessa.

Uscendo dall’online e continuando la nostra rivoluzione, il 2019 è già partito con una grande novità: se il 2018 era iniziato con una veste grafica nuova, il 2019 è iniziato con una nuova sede operativa.La Valdichiana, infatti, si è trasferita a Chianciano Terme. Un ambiente a disposizione di tutti i membri della redazione per condividere e implementare idee, seguendo un modello di economia collaborativa in cui tutti offrono competenze, conoscenze, tempo, valori comuni e beni, con il fine ultimo di creare e quindi crescere.

Infine, ultimo ma non meno importante, per il 2019 continueremo a dare spazio all’arte e supportare i vostri progetti con tutte le nostre forze, perché l’arte, declinata in ogni sua sfaccettatura, riempie la nostra vita di significato.

D’altra parte, per La Valdichiana il 2018 è stato anche l’anno dei no, i famosi no che fanno crescere, che nel momento in cui li ricevi lasciano sconforto e confusione, ma che nel tempo si trasformano in insegnamenti di grande importanza.
Allo stesso tempo, però, proprio in virtù di questa crescita, cercheremo di fare in modo che il 2019 sia l’anno dei sì.  a mantenere un approccio positivo verso il mondo che ci circonda, sì ad un modello di giornalismo a cui aspiriamo e che perseguiamo dalla nostra nascita, a cercare sempre soluzioni nuove, a nuovi progetti, a guardare le cose da un’altra prospettiva e un enorme all’avere coraggio per superare i nostri limiti e a non arrendersi mai.

Tutti coloro che lavorano per La Valdichiana, giornalisti, redattori e collaboratori, nel 2019 si impegneranno perché questa rivoluzione, iniziata nel 2018, continui all’insegna della sperimentazione, del perfezionamento, della collaborazione e della creatività. Creare per crescere, perché come diceva Albert Einstein ‘La creatività non è altro che un’intelligenza che si diverte’.

La Valdichiana augura, seppur un po’ in ritardo, Buon 2019 a tutti! Se avete consigli, richieste o critiche, o più semplicemente volete parlare con noi, non esitate a contattarci.

Nessun commento su Rivoluzione e creatività: creare per crescere – Il 2019 de La Valdichiana

Buon quinto compleanno, La Valdichiana!

La fase di startup, che è la parte iniziale di ogni nuova impresa, è quella più complicata, ma allo stesso tempo ricca di soddisfazioni: di solito dura tre anni, un…

La fase di startup, che è la parte iniziale di ogni nuova impresa, è quella più complicata, ma allo stesso tempo ricca di soddisfazioni: di solito dura tre anni, un lasso di tempo nel quale si è in grado di comprendere se l’attività può sopravvivere agli sforzi e agli entusiasmi iniziali e mettere radici profonde nel terreno, per continuare a lungo nel tempo.

La Valdichiana ha compiuto cinque anni, quindi possiamo dire che la fase di startup è stata superata: quella fase in cui era più difficile emergere, ma anche quella fase in cui gli errori potevano più facilmente essere perdonati. Cinque anni fa questo progetto era una scommessa, adesso è una realtà, considerato da molti lettori come un punto di riferimento serio e autorevole. Nel corso di questi anni ci siamo rinnovati e migliorati, ci siamo sforzati di cambiare e di offrire un servizio sempre migliore, mantenendo quanto più possibile saldi i valori etici che abbiamo già descritto a lungo su queste pagine.

Il vostro sostegno ci ha permesso di raggiungere il quinto compleanno, gettando le basi per continuare ancora a raccontare il territorio in cui viviamo. Sarebbe impossibile fare un elenco completo delle tante soddisfazioni di questi anni e delle persone che abbiamo incontrato; per questo, invece che concentrarci sul passato, preferiamo concentrarci sul futuro, e sulla strada che dobbiamo ancora percorrere.

I prossimi mesi saranno caratterizzati da tante novità: per esempio il Mercante in Chiana, la nuova edizione del gioco di carte collezionabili ispirate al dialetto chianino, in cui avrete la possibilità di scegliere i nomi e le illustrazioni. Avremo inoltre il crowdfunding dedicato a “Passione senza fine”, il docufilm che racconta la vita e le emozioni del Gruppo Sbandieratori e Tamburini di Torrita di Siena, la cui produzione avverrà nel corso dei mesi a venire. Per non parlare dei tanti eventi da seguire, della nuova stagione di “Giardino Valdichiana” che ci accompagnerà per tutta l’estate, con interviste e musica dal vivo, e nuovi articoli nel nostro negozio online dedicato agli approfondimenti sul territorio.

Tanti progetti in arrivo, quindi, e tante altre sfide che ci aspettano lungo il percorso. Siamo felici dei risultati raggiunti, ma non vogliamo fermarci qui, e speriamo di avervi con noi nel proseguo del cammino. Grazie a tutti e buon compleanno, La Valdichiana!

 

1 commento su Buon quinto compleanno, La Valdichiana!

La Valdichiana nel 2018 e i propositi per il nuovo anno

Nel 2017 avevamo concluso i buoni propositi per il nuovo anno con la promessa di agire “come compagni affidabili al servizio dei lettori, che sono sempre stati il nostro fine…

Nel 2017 avevamo concluso i buoni propositi per il nuovo anno con la promessa di agire “come compagni affidabili al servizio dei lettori, che sono sempre stati il nostro fine e non il mezzo”. Un approccio che ci siamo sforzati di perseguire nei momenti di maggior successo e in quelli di maggior difficoltà, e che ci ha guidato in ogni nostra scelta editoriale. Un impegno che vogliamo continuare a mantenere anche nel 2018, all’insegna dei valori che consideriamo fondanti del buon giornalismo.

Il nuovo anno ha già portato delle importanti novità per “La Valdichiana”: il rinnovamento del sito web, come potrete notare. La vesta grafica del magazine era rimasta la stessa per circa tre anni, quindi abbiamo rinnovato l’impatto visivo e l’architettura delle categorie in cui sono racchiusi gli articoli. Un rinnovamento che non è soltanto estetico, ma che vuole migliorare l’esperienza di lettura: le pagine sono più veloci e più facili da leggere da smartphone e tablet, mentre l’impianto complessivo è stato pensato per mettere al centro le storie, gli articoli e i racconti del territorio.

Abbiamo anche deciso di rinunciare alle pubblicità di Adsense, per facilitare ulteriormente la lettura e per dimostrare in maniera inequivocabile che non vogliamo piegarci alle strategie di clickbait, che preferiamo la qualità alla quantità, e che non c’è bisogno di riempire il sito di annunci per mantenerlo gratuito e sostenibile. Nel contempo, infatti, abbiamo inaugurato un vero e proprio negozio online, con ebook che possano risultare interessanti per varie tipologie di lettori, e che presto sarà arricchito da nuovi prodotti.

Il nuovo anno è anche il momento perfetto per progettare il futuro e stilare la lista dei buoni propositi. Ecco la nostra:

  • Sperimentare: siamo soddisfatti di ciò che abbiamo fatto, ma non vogliamo fermarci. Ciò che ha funzionato finora non funzionerà necessariamente anche in futuro: per questo vogliamo continuare a reinventarci, a sviluppare nuovi progetti, a tentare strade alternative. Lo stesso valga per voi: non accontentatevi!
  • Migliorare: può sembrare banale o scontato, ma vogliamo continuare a migliorarci. Ci anima una tensione alla crescita, alla curiosità, al perfezionamento. Non soltanto per noi stessi, ma anche per voi: per offrire servizi migliori, informazioni più complete, esperienze più soddisfacenti, contenuti più complessi.
  • Dare spazio all’arte: abbiamo sempre avuto un occhio di riguardo per la cultura, che proprio lo scorso mese ci ha portati al lancio del supplemento “Valdichiana Teatro”. Vogliamo aumentare quest’impegno, e supportare i vostri progetti artistici con tutte le nostre forze, perché l’arte riempie la nostra vita di significato.
  • Rivoluzionare: senza pretese, vogliamo contribuire a cambiare ciò che non va. Ognuno di noi nel suo piccolo può fare qualcosa di grande: dobbiamo avere l’ambizione di poter cambiare la situazione attuale e la convinzione di poter migliorare ogni aspetto della nostra vita o della nostra società.
  • Essere positivi: vogliamo mantenere un approccio positivo al mondo che ci circonda, al nostro lavoro e al modello di giornalismo a cui aspiriamo. Non per trascurare ciò che non va, bensì per cercare soluzioni, elaborare progetti, guardare le cose da un’altra prospettiva. E non arrendersi mai.

Buon 2018 a tutti, quindi! Se avete consigli, richieste o critiche, o più semplicemente volete parlare con noi, non esitate a contattarci. Vi aspettiamo su queste pagine, salutandovi con le parole di Neil Gaiman:

1 commento su La Valdichiana nel 2018 e i propositi per il nuovo anno

Quelle notizie che non servono più

Siamo invasi da notizie, tutto il giorno e tutti i giorni. Un bombardamento tossico, un sovraccarico informativo in cui si fatica a trovare il giusto filtro per selezionare le notizie…

Siamo invasi da notizie, tutto il giorno e tutti i giorni. Un bombardamento tossico, un sovraccarico informativo in cui si fatica a trovare il giusto filtro per selezionare le notizie false da quelle vere, le fonti più autorevoli e i contenuti più utili alle proprie necessità. Abbiamo il diritto di essere correttamente informati, ma quante delle notizie che ogni giorno ci raggiungono (anche senza il nostro consenso) ci servono realmente? Quali notizie, in mezzo al flusso dei social network, dei comunicati stampa e degli inforedazionali, degli articoli sponsorizzati e della pubblicità, sono veramente utili alla nostra capacità di comprendere il mondo che ci circonda?

Non abbiamo una risposta, purtroppo. All’inizio di quest’anno il team di giornalisti di Slow News scriveva che “Le news si sono trasformate in commodity. E poi sono diventate troppe. Le news, come molte altre sostanze, sono tossiche, se assunte con un flusso continuo e in maniera eccessiva”. Notizie come commodities, ovvero beni indifferenziati che possono essere ottenuti comodamente, offerti senza differenze di qualità in un mercato a cui tutti possono accedere. E che ormai non costano più nulla, per chi le consuma, e non rendono più nulla, per chi le produce.

L’avvento del giornalismo digitale e dei quotidiani di informazione online, da cui anche “La Valdichiana” ha cominciato il suo percorso più di quattro anni fa, e il loro connubio con i social network come Facebook, ha probabilmente dato una rapida accelerazione a questa situazione. La fruizione di internet è cambiata, seguendo l’evolversi della tecnologia: secondo gli ultimi dati Audiweb, nel maggio 2017 sono stati registrati 30,4 milioni di italiani online. La fruizione di internet da smartphone o tablet riguarda ormai il 60% della popolazione maggiorenne, con 26,5 milioni di utenti unici. Inoltre, l’accesso alle news online continua a cambiare: anche se è aumentato il numero di persone che usano il web per la lettura di notizie, giornali o riviste ( soprattutto tra i giovani della fascia 20-24 anni) con il 53,9% delle preferenze, su scala europea l’Italia rimane il fanalino di coda.

Quale futuro si prospetta quindi per una testata di informazione online, in una situazione di decrescente fiducia nei media? “La Valdichiana” è ormai diventato un magazine settimanale di approfondimento, ma la redazione ha sempre trattato le notizie locali attraverso altri prodotti editoriali e l’ecosistema sui social network, fino a diventare un punto di riferimento per il territorio. Qual è il modo corretto di affrontare le problematiche delle news online, quale modello di business intraprendere per perseguire del buon giornalismo e informare correttamente i lettori?

Durante i frenetici mesi di attività estiva abbiamo elaborato un progetto per rilanciare il modo di trattare le news online, investendo ancora di più nel giornalismo locale e nel servizio corretto e trasparente ai lettori. Prima di metterlo in pratica, però, abbiamo pensato di chiedere a voi un’opinione in merito. Quello che vi presentiamo è un breve questionario sull’informazione locale online: può essere compilato in un paio di minuti con le vostre opinioni sul modo di trattare le notizie e sulle abitudini di lettura sul web. Attraverso le vostre risposte cercheremo di elaborare una strategia migliore per fornirvi notizie sempre più accurate e puntuali, con un modello di giornalismo sostenibile e che sia veramente a servizio del lettore. Grazie fin da adesso per il vostro supporto!

1 commento su Quelle notizie che non servono più

Un Giardino rinnovato, la nuova stagione di Giardino Valdichiana

La Valdichiana, come testata, è nata dall’idea di fare un giornalismo che fosse un servizio per la comunità, che aiutasse veramente a documentare la nostra realtà e a creare dei…

La Valdichiana, come testata, è nata dall’idea di fare un giornalismo che fosse un servizio per la comunità, che aiutasse veramente a documentare la nostra realtà e a creare dei ponti tra le persone. Volevamo che fosse un punto di incontro virtuale in grado di stimolare e generare idee. A questo fine, raccontare le storie delle persone è indispensabile. La Valdichiana è un territorio ricco e vivace, dotato di un potenziale culturale e naturale tenuto a freno solamente dalla mancanza di canali di comunicazione adeguati.

Con l’avvento di Facebook Live, a Giugno dell’anno scorso abbiamo inaugurato la prima stagione di Giardino Valdichiana, un format in diretta streaming pensato per dare spazio a coloro che sono l’anima sociale di questo territorio: associazioni, artisti, artigiani, atleti e narratori locali. Abbiamo scelto di dedicare meno spazio alla politica e alle istituzioni di proposito, perché volevamo che il nostro programma fosse accessibile a tutti coloro che avessero voluto venire a raccontarci la propria storia, anche senza un invito formale. L’idea era proprio quella di creare un ambiente aperto ai visitatori occasionali, al divertimento e alle interazioni anche con chi ci guardava online.

A fronte dell’esperienza positiva dello scorso anno, nel 2017 Giardino Valdichiana si ripete con una formula simile ma con qualche sostanziale differenza: invece che ai Giardini Poggiofanti, i nuovi episodi verranno trasmessi dalla bellissima terrazza dell’Enoliteca del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, dentro la Fortezza; dal punto di vista tecnico, la nostra redazione avrà il preziosissimo supporto di Lightning Multimedia Solutions per arrivare al pubblico con immagini e audio di alta qualità.

Mi piace utilizzare il termine ‘evoluzione’ per definire quello che stiamo facendo quest’anno. Noi di Valdichiana Media non amiamo ripeterci, le idee dell’anno scorso non ci stimolano e anche un format molto apprezzato come Giardino Valdichiana per noi è sempre perfettibile, migliorabile.

Qualsiasi bravo scrittore sa che una regola importante della creazione è non affezionarsi troppo alle idee, perché prima o poi la buona riuscita dell’opera richiederà di sacrificarne più di una. Il nostro obiettivo per la seconda stagione è quello di proporvi un programma di qualità superiore e in grado di abbracciare meglio un territorio che è vasto e multiforme; con questa edizione vogliamo tendere la mano alla Valdichiana aretina che rimane ancora più difficile da raggiungere per noi che siamo nati dalla parte senese del fosso, affinché si crei un dialogo tra le due metà della valle. Questa è la nuova sfida che abbiamo scelto di affrontare, e mentre lavoriamo per darvi il prodotto migliore possibili in termini di qualità e contenuti, già pensiamo a cosa potremo fare l’anno prossimo per superarci.

Il successo di Giardino Valdichiana non è solo merito nostro, ma anche della fiducia che ci è stata data, dall’entusiasmo dei nostri spettatori che hanno partecipato in gran numero. Vi invitiamo a rimanere con noi e a farci sentire la vostra voce: fino ad Agosto ci troverete nella Fortezza di Montepulciano all’Enoliteca del Consorzio del Vino Nobile. Venite a trovarci, vi aspettiamo.

Nessun commento su Un Giardino rinnovato, la nuova stagione di Giardino Valdichiana

Buon compleanno, pensando al futuro

Era una calda giornata di maggio quando “La Valdichiana” pubblicò il suo primo articolo. Per la precisione, il 3 maggio 2013: l’articolo era la prima parte della “Breve storia della…

Era una calda giornata di maggio quando “La Valdichiana” pubblicò il suo primo articolo. Per la precisione, il 3 maggio 2013: l’articolo era la prima parte della “Breve storia della Valdichiana”, una rubrica di approfondimento sulla storia locale, che già faceva capire il taglio che volevamo dare al nuovo prodotto editoriale. Una testata online per parlare del nostro territorio, senza essere schiavi dell’attualità o inseguire l’emergenza della cronaca, per poter offrire ai lettori degli approfondimenti di qualità.

Sono passati quattro anni, e oggi “La Valdichiana” festeggia uno splendido compleanno. Quattro anni possono essere un periodo breve, per certi versi; d’altra parte, nel settore dell’editoria online, quattro anni sembrano un’eternità. Rubriche, storie, eventi dal vivo, cause di beneficienza… in questi anni il nostro obiettivo è stato il territorio in tutti i suoi aspetti, attraverso una serie di iniziative che hanno cercato di rendere il giornale una creatura viva e attenta, capace di aggregare una comunità di persone curiose e interessate. Ed è stato proprio questo, forse, il segreto del suo crescente successo in termini quantitativi, ma soprattutto qualitativi (che è quello che più ci preme, perché i numeri contano poco se i contenuti non valgono niente!)

“La Valdichiana” iniziò come quotidiano online, per poi evolversi in magazine settimanale dopo un paio d’anni. Diretto fin dagli albori dalla giornalista Valentina Chiancianesi, ha potuto contare sulla collaborazione di tante persone, da redattori a blogger, a semplici appassionati; nel corso di questi quattro anni ha contribuito alla formazione di altri giornalisti, che fanno parte tuttora della redazione o hanno proseguito la carriera presso altre testate editoriali. Una redazione che si è sempre contraddistinta per la massiccia presenza di under 35 (che costituiscono anche la totalità dei soci fondatori e di coloro che tuttora ne fanno parte) e per una forte maggioranza femminile. Queste caratteristiche ci hanno sempre resi orgogliosi, perché non era scontato riuscire a sopravvivere per quattro anni con un progetto editoriale del genere, nel sud della Toscana.

I nostri valori

Abbiamo sempre creduto nel giornalismo e nella necessità di recuperare serietà e autorevolezza, mettendo al centro il lettore. I valori su cui abbiamo costruito “La Valdichiana” sono gli stessi di quattro anni fa, e costituiscono la guida della nostra professione. Ci siamo adattati agli eventi, abbiamo affrontato le avversità e ci siamo messi sempre in discussione, ma abbiamo mantenuto i capisaldi di ciò che ci ha spinto a intraprendere quest’esperienza.

Etici: vogliamo dare voce ai protagonisti del nostro territorio, che brulica di vita e di creatività, attraverso un giornalismo trasparente, votato a un approccio costruttivo. Poca attenzione alla cronaca, alle diatribe politiche e all’attualità, nessuna critica distruttiva che non sia accompagnata anche da una proposta positiva.

Indipendenti: non abbiamo ricevuto finanziamenti pubblici e ci sosteniamo unicamente attraverso gli sponsor e i contributi dei lettori. Siamo riusciti a mantenere il magazine gratuito, fino ad adesso, e contiamo di riuscire a farlo anche in futuro. La mancanza di finanziamenti da parte delle amministrazioni pubbliche garantisce l’autonomia e l’indipendenza del nostro giornalismo.

Viaggiatori: vogliamo scoprire cose nuove e farci coinvolgere, non vogliamo convincervi di ciò che già sappiamo. Ci occupiamo di arte, tradizione, storia, enogastronomia, sport e ambiente, e tanto altro che può suscitare interesse. Ci piace conoscere in prima persona le realtà che raccontiamo, e siamo sempre pronti a viaggiare in lungo e in largo per la Valdichiana: perché siamo una testata online, ma incontrarci dal vivo è più bello!

Ascoltatori: ci sono ancora tante storie da raccontare. Siamo sempre all’ascolto: chiunque può contattarci e raccontarci qualcosa, purché costituisca un valore aggiunto per la comunità chianina. Non tutto è adatto a essere pubblicato sotto forma di articolo: per questo abbiamo sviluppato format alternativi, dalla web tv alla radio, che ci permettono di dedicare spazio a tutti.

Rivoluzionari: ci siamo concentrati principalmente sulla Valdichiana Senese, perché è il nostro territorio di origine e la maggior parte dei redattori vive in questi comuni. Ma abbiamo sempre considerato la Valdichiana unita, senese e aretina: non bastano un canale o una provincia per dividerci.

Sperimentatori: siamo una redazione curiosa e pronta a sperimentare nuove idee. Accogliamo i nuovi strumenti tecnologici come un’opportunità per creare qualcosa di nuovo, cercando di dare sempre il nostro meglio in termini di qualità dei contenuti. Dal canale su Telegram ai programmi in diretta su Facebook, la testata ha un intero ecosistema digitale che ruota attorno al sito web!

Giornalismo e sostenibilità

Avere belle idee e affrontare le sfide con tenacia ed entusiasmo, purtroppo, non è sufficiente. L’editoria affronta una crisi precedente a quella economica globale, e il giornalismo non vive i suoi giorni migliori. Per una testata locale come “La Valdichiana” è difficile raggiungere una sostenibilità economica; tanti esperimenti non sopravvivono che qualche mese, di fronte alle difficoltà dei bilanci. Aver compiuto quattro anni ed entrare nel quinto anno significa che siamo riusciti a trovare un equilibrio e la testata ha cominciato a camminare con le sue gambe, diventando una realtà sempre più concreta.

Come già accennato in precedenza, “La Valdichiana” è una testata libera e indipendente: non può contare su finanziamenti pubblici, e questo non può che provocare una difficoltà maggiore dal punto di vista economico. Per massima trasparenza, quindi, ci teniamo a spiegare come la testata riesce a sopravvivere e come può retribuire il lavoro della redazione e dei suoi collaboratori. Non esiste una ricetta segreta per tutte le testate: nel nostro caso, abbiamo tre settori che garantiscono la sostenibilità e permettono di guardare al futuro.

Il primo settore è quello più classico: la vendita degli spazi pubblicitari. Come ogni testata editoriale, e come la quasi totalità dei siti web, anche “La Valdichiana” mette a disposizione degli spazi attraverso dei banner pubblicitari alle attività commerciali del territorio che desiderano raggiungere il vasto pubblico. Tuttavia, abbiamo sempre mantenuto i banner in sezioni non invasive del giornale, a costo di perdere appetibilità per gli sponsor, per non disturbare la lettura; e non ci siamo mai sottomessi alle metriche quantitative, cercando di raggiungere elevati volumi di traffico per aumentare le visualizzazioni dei banner. Questo sarebbe stato a nostro avviso un errore, perché la ricerca della quantità avrebbe costretto a sacrificare la qualità, e a cadere nel corto circuito di articoli click-baiting che avrebbero fatto perdere tutta l’autorevolezza e la serietà della testata; da un punto di vista più strettamente commerciale, l’incremento dell’utilizzo degli adblock rende necessario per tutte le testata online la ricerca di mezzi alternativi.

Il secondo settore è quello del branded content: lo avrete notato in alcuni speciali realizzati dalla redazione, principalmente per gli eventi. Non abbiamo mai apprezzato il giornalismo che si presta alle marchette, ma pensiamo che si possa comunicare in maniera efficace e trasparente: attraverso il branded content, il cliente non commissiona un pezzo, ma sponsorizza la redazione per la creazione di un contenuto editoriale creato appositamente per raccontare i suoi valori o le sue caratteristiche. Nella pratica, un’azienda di vino non acquisterà uno spazio per scrivere ciò che vuole della sua attività commerciale, ma acquisterà un contenuto editoriale che parlerà del vino, lasciando alla redazione completa autonomia editoriale. Ciò garantisce la massima trasparenza per il lettore, che deve sapere che tale contenuto è stato sponsorizzato da un cliente, ma al contempo è cosciente che ciò che viene scritto non è stato commissionato, bensì è frutto dell’autorevolezza e della professionalità dei redattori. Questa tecnica, che avviene attraverso la società Valdichiana Media (editrice del giornale e fondata dai redattori), consente la massima resa anche per il cliente, che potrà comunicare i propri valori in maniera più efficace e autentica rispetto alla normale pubblicità.

Infine, il terzo settore è quello del finanziamento diretto da parte dei lettori: nello specifico, abbiamo scelto Patreon. Inutile girarci attorno: il giornalismo costa, e la qualità va pagata. Abbiamo deciso di mantenere “La Valdichiana” gratuita per tutti i lettori, evitando quindi di chiuderla ai soli abbonati, ma abbiamo comunque attivato delle forme di finanziamento dal basso che possano aiutarci a rendere sostenibile la testata o ampliare i suoi contenuti. Attraverso Patreon, i nostri lettori possono sostenerci direttamente attraverso una donazione mensile: al raggiungimento di determinate soglie, la redazione attiverà nuovi servizi (inchieste e reportage aggiuntivi, eventi di beneficenza e così via) che consentiranno la crescita costante della testata.

Questo è ciò che siamo riusciti a fare in quattro anni, e speriamo di continuare a fare per molti anni ancora: ma niente di tutto questo sarebbe stato possibile senza di voi, che avete apprezzato e sostenuto il nostro forzo. A tutti voi vanno i nostri più sinceri ringraziamenti per il quarto compleanno de “La Valdichiana” e l’augurio di continuare a osservare il territorio con sguardo curioso ed entusiasta.

1 commento su Buon compleanno, pensando al futuro

Oltre la notizia: che succede in Valdichiana?

L’arrivo del nuovo anno è il momento per festeggiare per programmare i buoni propositi per il futuro: si lascia l’anno vecchio e ci si prepara a quello nuovo, mettendo da parte…

L’arrivo del nuovo anno è il momento per festeggiare per programmare i buoni propositi per il futuro: si lascia l’anno vecchio e ci si prepara a quello nuovo, mettendo da parte ciò che è stato e gettando le basi per ciò che dovrà venire. Per quanto ci riguarda, il 2016 è stato pieno di sorprese e soddisfazioni, che ci hanno portato in lungo e in largo per la Valdichiana, raccontando storie e coinvolgendo i lettori in progetti editoriali sempre nuovi.

Anche per questo 2017 non vogliamo perdere lo slancio creativo, la voglia di innovare e di cercare soluzioni sempre più orientate al servizio per i nostri lettori, per far crescere la consapevolezza e le opportunità di tutti coloro che vivono la Valdichiana, o più semplicemente, la amano. La nostra intenzione è quella di sviluppare ulteriormente questa testata giornalistica, che nel corso degli ultimi anni ci ha regalato tante soddisfazioni grazie al vostro supporto e alla vostra collaborazione: anche per quest’anno, quindi, le sorprese non mancheranno!

La prima novità per il 2017 è rappresentata dall’evoluzione della veste grafica del magazine: chi ha visitato la homepage avrà già notato la differenza con il passato: la diminuzione di blocchi relativi agli ultimi articoli delle rubriche e un grande spazio dedicato all’aggregatore dei principali social network. Dal momento che “La Valdichiana” si concentra nell’offrire contenuti e approfondimenti di qualità, a discapito della quantità, le uscite di articoli settimanali rimarranno invariate, ma questo non sarà un buon motivo per frequentare il sito web soltanto una volta a settimana, anzi!

Nel flusso di informazioni del web e nelle centinaia di notifiche dei social network, è sempre più difficile orientarsi: noi crediamo che parte del nostro lavoro giornalistico sia quello di offrire gli strumenti per comprendere questo flusso informativo, curare i contenuti e offrire un servizio quanto più possibile autorevole e verificato. Non andremo a caccia di clic, non cercheremo di blandire gli utenti con informazioni inutili: vogliamo parlare con voi, non al posto vostro. E per far questo, abbiamo modificato la homepage per mettere in risalto i contenuti che riteniamo più utili, autorevoli e verificati del nostro territorio sui social network.

L’aggregatore che trovate nella homepage si aggiorna ogni sei ore, e vi offre una selezione dei contenuti più interessanti per contribuire a informarvi su ciò che succede in Valdichiana. Per il momento ci siamo concentrati sul nostro profilo Twitter, che aggiorna quotidianamente gli utenti con le notizie principali del territorio; a questi tweet sono state aggiunte le nuove uscite video del canale YouTube, e altri contenuti che non sono creati da noi ma che abbiamo verificato e selezionato per l’inserimento in quest’unico contesto editoriale. Ad esempio, la pagina Facebook della Protezione Civile dell’Unione dei Comuni, con tutte le informazioni sugli eventuali allarmi meteo, e le pagine della Questura di Siena e del Centro Pari Opportunità Valdichiana; oppure il profilo Instagram di Valdichiana Living, con immagini e fotografie del nostro territorio. Lo strumento è ancora in fase di test, e i contenuti potranno essere modificati, aumentati o sostituiti, a seconda dei vostri consigli e delle vostre esigenze.

Passare in rassegna tutti i quotidiani e i magazine, scorrere gli stream dei social network, seguire i telegiornali: tutto ciò non è solo sempre più lungo e faticoso da fare, per via della quantità di contenuti prodotti sul web, ma non più sufficiente per comprendere pienamente la complessità del mondo che circonda, anche in un territorio periferico come quello della Valdichiana. Il nostro tentativo è quello di affiancare ai nostri contenuti settimanali, con gli approfondimenti e le rubriche di carattere storico o culturale, gli aggiornamenti sugli eventi e la cura dei contenuti pubblicati sui social network. Visitare la homepage di www.lavaldichiana.it, insomma, sarà un ottimo modo per rimanere costantemente aggiornati su quello che succede nel nostro territorio!

Dare le notizie non basta più: le sfide editoriali del futuro ci impongono di imparare a filtrare, scegliere, spiegare. Senza avere la pretesa di pensare al posto dei lettori, ma dando loro gli strumenti per formare una loro opinione. Questo è quello che abbiamo sempre voluto fare, agendo come compagni affidabili al servizio dei lettori, che sono sempre stati il nostro fine e non il mezzo. Buon anno a tutti!

 

Nessun commento su Oltre la notizia: che succede in Valdichiana?

Raccontiamo insieme la Valdichiana, tra musica e parole

Raccontare un territorio significa soprattutto cercare di dare voce a chi una voce non ce l’ha. Significa approfondire, emozionare, coinvolgere, vivere. Il ruolo di una testata locale come “La Valdichiana”,…

Raccontare un territorio significa soprattutto cercare di dare voce a chi una voce non ce l’ha. Significa approfondire, emozionare, coinvolgere, vivere. Il ruolo di una testata locale come “La Valdichiana”, che negli anni si è ritagliata uno spazio sempre maggiore nel nostro territorio, orientandosi sempre più sull’approfondimento piuttosto che sulla diffusione di comunicati stampa, non può prescindere dall’approccio narrativo: il desiderio di raccontare è il carburante del nostro motore. È questo l’approccio che ci ha spinto a realizzare i reportage sui migranti di Torrita, sulla raccolta fondi al Lago di Montepulciano, le analisi economiche, le interviste, i dietro le quinte degli spettacoli teatrali.

Il ruolo dell’editoria e del giornalismo, e quello dei professionisti della comunicazione in senso più generale, vive in questi anni un periodo di grandi mutamenti e si trova di fronte a un futuro incerto. Ma noi crediamo fortemente che sia finita l’epoca in cui il lettore era soltanto un utente passivo. È finita l’epoca in cui soltanto un giornalista poteva diffondere una notizia, soltanto uno scrittore poteva raccontare una storia, soltanto un editore poteva decidere cosa pubblicare; un sistema che era in crisi ancor prima dell’avvento dei social network e dell’user-generated content.

Nell’attuale panorama, dove alcune testate giornalistiche neppure hanno una strategia di presenza sui social network, noi vogliamo osare di più: pensiamo che i social network non siano una piattaforma di distribuzione (come ci insegnano i professionisti del settore), ma che siano uno strumento per migliorare il rapporto con i nostri lettori, per costruire una relazione di fiducia, seria e duratura. Perché “La Valdichiana” è prima di tutto una community, una comunità virtuale che si fonde a una comunità reale che vive in questo territorio, con tutte le sue identità e le sue storie da raccontare.

Impatto Zero

Impatto Zero

Tutto questo per spiegare che il nostro obiettivo è quello di contribuire al racconto del nostro territorio, dialogando con la nostra comunità; evitando però il rapporto unidirezionale dei media tradizionali, con l’asimmetria di potere tipica della televisione o dei quotidiani. Noi vogliamo raccontare le vostre storie, vogliamo aiutarvi a farvele narrare e a farvene conoscere di nuove. Non per appropriarci indebitamente dei vostri contenuti, bensì per costruire assieme un progetto editoriale e valorizzarci a vicenda. Se ci pensate, era questo il vecchio ruolo dell’editoria, sacrificato con il passare del tempo sull’altare del dio Denaro.

Se i nostri lettori hanno storie sul territorio, noi siamo qui per loro. Parliamone assieme, lavoriamoci assieme; facciamole funzionare, facciamoci coinvolgere. Dei passi in avanti in questa direzione sono stati già compiuti, basta osservare le nostre ultime pubblicazioni, gli eventi che abbiamo organizzato e le rubriche che abbiamo lanciato; ma stavolta vogliamo fare ancora di più, fornendo ai nostri lettori tutta la nostra professionalità e la nostra capacità di dialogare.

Inaugureremo il nuovo corso con due storie, che comprendono reportage multimediali ed eventi dal vivo, che riguardano dei giovani artisti del nostro territorio. Aspiranti musicisti, che si impegnano per il salto di qualità dall’impegno amatoriale a quello professionale, e che hanno tanto da raccontare: i Toscana Sud, crew di giovani rapper della Valdichiana che già da un anno porta avanti il contest di freestyle Spit Fix, e gli Impatto Zero, gruppo alternative rock di Trequanda che sta per pubblicare il primo disco.

Toscana Sud

Toscana Sud

Vogliamo raccontare le loro storie, non per pubblicizzare le loro opere, ma per comprendere i loro sogni, le loro speranze, le loro aspirazioni. Vogliamo raccontare le loro esperienze musicali, le loro autoproduzioni, la loro fatica e la loro gioia, i successi e gli insuccessi, perché attraverso di essi possiamo raccontare il fermento del nostro territorio e della nostra epoca. Vogliamo dare gli strumenti a chi volesse imitarli, oppure contattarli per collaborare, per migliorarsi vicendevolmente. Vogliamo aiutare il territorio ad essere sempre più in relazione, a trovare connessioni positive, tutti parte di narrazioni condivise e non più unilaterali.

Noi ci metteremo tutta la nostra passione e la nostra professionalità. Voi non dovrete soltanto leggerci o ascoltarci, voi siete parti di tutto questo. Costruite, scrivete, proponete, partecipate: il potere è nelle vostre mani. Le nostre storie sono le vostre: raccontiamole assieme!

1 commento su Raccontiamo insieme la Valdichiana, tra musica e parole

I nostri propositi per il 2016: senza paura, verso il futuro

Sono le nostre azioni a scrivere il futuro, e noi ci crediamo fermamente. Ecco i nostri progetti per l’anno 2016

L’inizio di un nuovo anno è sempre un momento di grande analisi introspettiva, come si fa alla fine di un viaggio, quando si è già pronti per ripartire.

Il 2015 di Valdichiana Media è stato bello, intenso, ricco di nuove sfide e di possibilità inaspettate, che hanno concesso a tutti noi che ci abbiamo lavorato l’opportunità di imparare e crescere sia come persone che come professionisti. La strada per il miglioramento è sempre, giustamente, in salita: affrontare le difficoltà può risultare difficile, ma il viaggio è sempre piacevole quando si è in buona compagnia.

Per tutti i soci e i collaboratori di Valdichiana Media, questo 2016 inizia con la promessa di fare ancora meglio, di evolversi, sperimentare, scoprire. Siamo un gruppo di persone dalle formazione e dagli interessi più disparati, una fucina creativa in continua attività che vuole coinvolgere sempre più persone e instaurare nuovi rapporti per dare vita a nuovi progetti che valorizzino le nostre bellissime città e campagne, senza escludere nessuno. Ora più che mai, vogliamo lavorare per mostrare al mondo le nostre bellezze e peculiarità, la storia, le tradizioni, le nuove frontiere che esploriamo.

Quali sono i nostri progetti per il futuro?

Assieme a Toscana Media continueremo a tenervi informati sui fatti e sugli eventi del territorio, proseguendo l’attività di QuiNewsValdichiana e Valdorcia, QuiNewsArezzo e QuiNewsAmiata con la stessa passione e puntando sempre al miglioramento.

La Valdichiana continuerà a essere un osservatore del territorio, teatro di una comunità unita nell’arte, nella solidarietà e nell’amore per i luoghi che abita. Vogliamo raccogliere nuove storie locali e portare un po’ di mondo in Valdichiana, analizzare la situazione economica e sociale che la caratterizza e dare spazio alle voci di coloro che, in un modo o nell’altro, continuano a sognare.

In collaborazione con l’Associazione Albergatori di Chianciano Terme lavoreremo per dare vita alla seconda edizione del Forum sul Turismo nella Valdichiana Senese, per dare modo alle realtà locali di incontrarsi e discutere assieme un percorso da seguire assieme, per un’azione coordinata a supporto dello sviluppo turistico nel nostro territorio.

E poi ci sarà la stagione degli eventi, che animeranno tutto il nostro territorio e che vi racconteremo alla nostra maniera. Oltre alle iniziative abituali, quest’anno aspiriamo ad avere un ruolo più attivo nello sviluppo di nuovi eventi che possano rendere la nostra comunità ancora più unita, come ad esempio il torneo nato dalla nostra rubrica “Fantacalcisticamente”, serate dedicate alla musica e ad artisti di ogni tipo.

Sono le nostre azioni a scrivere il futuro, e noi ci crediamo fermamente. Per questo non smetteremo mai di dare il massimo e di impegnarci per offrire passione e professionalità a tutti coloro che incontreremo sul nostro cammino. Speriamo di poter continuare questo cammino assieme a voi, per un altro anno: buon 2016 a tutti!

1 commento su I nostri propositi per il 2016: senza paura, verso il futuro

Perché si cade sempre più nella trappola del complottismo?

C’è una piaga che si sta spargendo per la Rete a velocità preoccupante. E contamina anche cervelli normodotati; sì, le vittime potrebbero essere anche dei vostri insospettabili amici. Il problema…

C’è una piaga che si sta spargendo per la Rete a velocità preoccupante. E contamina anche cervelli normodotati; sì, le vittime potrebbero essere anche dei vostri insospettabili amici. Il problema è che se ne sottovalutano i primi timidissimi sintomi, pensando che questo o quell’amico sia stato preso da un abbaglio temporaneo. Invece non è così. Di che cosa stiamo parlando? Del complottismo. 

Intendiamoci, il complottismo non è nato su Internet – c’era già prima – ma oggigiorno si è diffuso a una velocità troppo rapida per non essere osservata: provate a pensare quante volte ultimamente vi siete imbattuti in teorie riguardanti scie chimiche, chip sottocutanei per il controllo della popolazione, vaccini da boicottare – perché fanno ammalare artificialmente la popolazione, a beneficio delle cure sperimentate delle case farmaceutiche, eventi orditi da non meglio specificate lobby o logge massoniche… Fino ad arrivare al volo MH17 della Malaysian Airlines abbattuto volutamente, perché a bordo si trovava uno dei maggiori ricercatori per quanto riguardava la cura contro l’HIV. Di sicuro vi sarà capitato di leggere qualche link che esordiva con: “I giornali non ne parlano”, “La verità che nessuno dice, ecco perché…”, “Svegliatevi, informatevi, condividete…”.

Ma perché c’è gente che abbocca a queste teorie fantasiose – e prive di qualsiasi fondamento, se le approfondite un po’? Ci sono alcuni elementi di sociologia che sono arrivati in soccorso di chi scrive e il tentativo sarà di chiarire che cosa passa nella testa.

Prima di tutto in questi anni di crisi, la maggior parte di questi “complottisti” ha atteso delle risposte valide da parte delle istituzioni, dai governi… Ma a quanto pare queste risposte non sono arrivate o non sono state le risposte attese. Perché? Ciascuno di noi ha un bagaglio di esperienze e di conoscenze differenti dagli altri. Il problema è quando la differenza – la dissonanza – tra quanto vissuto da me e quello che viene esperito dagli altri è troppa. Chi dei due si sente fuori dal mondo? Le istituzioni vengono oramai percepite come troppo lontane dai problemi reali delle persone, quindi per forza sono i cittadini delusi a sentirsi “fuori luogo”, o “fuori da questo mondo”. Ed è qua che s’innesca una delle possibili tre reazioni alla dissonanza cognitiva tra sé e gli altri:

  1. Si cambia l’ambiente;
  2. Si cambia il comportamento / atteggiamento;
  3. Si cambia il proprio modo cognitivo;

La possibile reazione del complottista è un cambiamento di ambiente – nel senso che le risposte vengono cercate al di fuori delle istituzioni, dai governi, combinato a un cambio di atteggiamento verso coloro che lo hanno deluso, verso i quali prova diffidenza e risentimento. E il complottista del 2014 cerca le proprie risposte su Internet. Un ambiente sconfinato, potenzialmente infinito, dove si può scrivere di tutto e il contrario di tutto (in apparenza). In apparenza, tutto quello che si può leggere può essere preso per vero, se non si organizzano più coerentemente le proprie nozioni, se non si applica più un filtro critico verso quanto ci si appresta a leggere. Il complottista, improvvisamente, smette di eseguire queste due semplici operazioni: critica e organizzazione delle nozioni. Perché si sente intrappolato in un mondo troppo dissonante dal suo, ma non vuole subirlo, vuole dominarlo. Non vuole subire verità che non sente sue, vuole dominare con le sue verità che non riescono a trovare un riscontro da nessuna parte. Ma su Internet è possibile, nell’infinito mare di Internet, è possibile trovare la risposta esatta, che sfugga alle norme delle istituzioni, alla conoscenza organizzata. Cerca una verità alternativa, che per lui o lei è nascosta volutamente. Ma all’epifania della verità, fateci caso, il complottista non è mai presente: parla sempre per sentito dire, per link condivisi, per testimonianze di terzi, senza molte altre prove sensate, spesso in contraddizione tra loro, ma a quanto pare nessuno dei complottisti sembra rendersene conto.

Avete mai sentito parlare di Effetto Forer? È proprio quello che si scatena nel (non ancora) complottista di fronte allo svelamento di una verità nascosta, nello smascheramento di un complotto. Avete presente un oroscopo? Quando vi dice che in amore ci saranno “molte sorprese”, che sul lavoro ci saranno “momenti impegnativi”, e che la salute “andrà tenuta d’occhio”? E avete presente quando quello era proprio quello che volevate sentirvi dire per il vostro segno zodiacale – a dispetto del fatto che venga detta la stessa cosa negli altri undici segni, più o meno? Questo è l’Effetto Forer – una risposta perfettamente generica che esaurisce tutte le domande irrisolte. Il fatto è che queste domande possono essere tra le più disparate, tra le più complesse.

Politica? È tutto un complotto.

Politiche ambientali? Tutti complotti dietro per distruggere l’ambiente.

Tecnologia? Stanno complottando per renderci schiavi della tecnologia e controllarci.

Salute? C’è un complotto dietro per farci ammalare di più.

Il complotto è formalmente generico, vago, inconsistente. È un ready-made, ma può essere rimanipolato, modificato appena appena, per essere utilizzato per altri argomenti. È ciò che in semiotica è sottoposto a semiosi illimitata – ciascuno può prendere il complotto, reinterpretarlo e farlo diventare uno tutto nuovo e scintillante potenzialmente all’infinito. Eppure è la risposta perfetta, meno faticosa in assoluto da ottenere per qualsiasi quesito fondamentale di natura sociale. Ed è per questo che le risposte facili e generiche causano una certa dipendenza nel complottista.

Un consiglio spassionato: ci sono questioni che non possono avere una risposta univoca, immediata, semplice. A volte non c’è piena comprensione delle risposte, perché sono di loro incomplete, a volte occorrono anni per completarle e renderle delle risposte soddisfacenti, ma non per questo sono errate. A volte manca qualche competenza in chi pone la domanda e non comprende appieno la soluzione fornita. È giusto e legittimo dubitare delle risposte che vengono fornite, ma occorre dubitare con senso critico e con lucidità. Bruciarsi il cervello dietro un complotto inconsistente e spacciarlo per verità significa prima di tutto fare un danno verso se stessi, e soprattutto un danno sociale, verso altre persone potenzialmente più soggette a farsi coinvolgere in questa mania chiamata complottismo.

12 commenti su Perché si cade sempre più nella trappola del complottismo?

Gli annunci di lavoro ingannevoli: una pratica ignobile sempre più in aumento

La crisi, come ben sappiamo, ha lasciato a casa molti lavoratori italiani. E ne ha bruciati molti “alla partenza”, dato che molti neo-laureati sono ancora in cerca di lavoro anche…

La crisi, come ben sappiamo, ha lasciato a casa molti lavoratori italiani. E ne ha bruciati molti “alla partenza”, dato che molti neo-laureati sono ancora in cerca di lavoro anche a distanza di qualche anno. La crisi ha portato e porta tutt’ora sconforto e disperazione in molti; tuttavia, la disperazione può essere una cattiva consigliera e far cadere in trappole da cui è difficile uscire, lavorativamente parlando, perché può portare a far accettare posizioni lavorative che rasentano lo sfruttamento. Anzi, sono sfruttamento vero e proprio. Non ci si sente di dire che sia giusto che “pur di lavorare” si sia disposti a tutto. Non più, se “pur di lavorare” bisogna arrivare a imbrogliare anziani e persone con contratti ingannevoli ed essere ingannati a propria volta. 

Purtroppo, e qui non ci siano dubbi circa la posizione di quest’editoriale, c’è chi se ne approfitta della disperazione dei disoccupati, utilizzando una pratica ignobile che è la creazione di annunci di lavoro che si rivelano essere vere e proprie truffe. Ed è giusto saperlo.

Di che cosa si tratta? Molto spesso, nei siti di ricerca di lavoro come InfoJobs.it, ma soprattutto su kijiji.it – si parla con cognizione di causa, dato che una buona fetta di tempo è stata passata a monitorare quel sito – ci si imbatte in annunci che cercano genericamente personale ambo i sessi, tra i 18 e 55 anni per mansioni di segreteria, back office e logistica. La prima cosa che desta sospetti è il carattere vago della ricerca e soprattutto che non ci siano requisiti particolari e che non sia richiesta esperienza. Destano ancora più sospetto i tempi di risposta rapidissimi: com’era stato spiegato in questa rubrica, i tempi medi di risposta – o peggio, oramai si arriva direttamente alla non risposta – nel mondo del lavoro in Italia sono lunghissimi; in questi casi, le risposte sono velocissime, fatte da numeri nascosti o sconosciuti, dietro i quali vi è una segretaria molto disponibile e gentile che fissa il colloquio di lavoro per i giorni immediatamente successivi alla telefonata. 

Attenzione agli ambienti di questi uffici presso i quali ci si reca: sono uffici improvvisati. Spogli, giusto qualche tavolo sparso, mura con qualche poster attaccato qualche giorno prima. Sono popolati da gente sorridente, ben vestita che accolgono il malcapitato, lo fanno sedere a uno di questi tavoli e parlano, parlano e parlano in maniera vaga. Parlano di lavoro in team, di predisposizione al contatto dei clienti, gestione dei clienti, ma non dicono cosa si andrà a fare, non parlano delle mansioni ricercate nell’annuncio. Qualcuno ha provato a chiedere se quel lavoro non fosse in realtà un lavoro porta a porta. Ovviamente la risposta è stata “assolutamente no”, come se si fosse insultato qualcuno. Subito dopo verrà proposto al malcapitato un “giorno di prova” – ed è lì che si palesa la truffa. Ci si trova sballottati in giro per la città – o anche in qualche città vicina – in macchina con una coppia di “superiori” vestiti elegantissimi e ci si trova a scarpinare, palazzo per palazzo, a suonare citofono per citofono, per vendere contratti truffaldini dell’Enel, di Sky e contratti di telefonia. Queste truffe per lo più coinvolgono anziani o persone esasperate che finiscono per abboccare. Naturalmente, la giornata di prova è assolutamente gratuita – e talvolta si è costretti a firmare un foglio in cui non si sarebbe percepito alcunché – ma comunque i compensi, per gli scellerati che decidono di andare oltre il giorno di prova, sono tutti vincolati ai contratti che si sono riusciti a stipulare. E molto spesso non sono mai arrivati, tra una scusa o quell’altra. Però vengono promessi guadagni esorbitanti e viene ripetuto fino alla nausea che il lavoro funziona. Viene promesso un fisso al mese più incentivi, che non ci sarà mai, così come il contratto di lavoro firmato non verrà mai più visto e non verrà mai fornita una copia da tenere con sé. Così come, molto spesso, non vengono versati i contributi all’INPS. E i pagamenti non sono mai puntuali, avvengono, se avvengono, almeno 45 – 60 giorni dopo. Si cerca di lavare il cervello ai malcapitati, si cerca di tenerli in strada più a lungo possibile, lontani dall’ufficio, dove da lì in poi non si incontreranno più nessuno di quelli con cui si aveva avuto a che fare al colloquio. Ci si trova in un inferno dove si sfruttano i disperati, dove ci sono debiti, anziché grandi utili, dove ci sono mandati, sub-mandati e sub-sub-mandati, dove quei pochi contratti strappati a gente ancora più debole e fragile vengono annullati, per essere attivati con qualche altro codice utente a vantaggio della società, in modo tale da dimostrare l’inefficienza del neo-manager che vaga ogni giorno, che ci sia freddo o caldo, per i palazzi di svariate città. E pur di non pagare questa gente disperata che ha ceduto al “pur di lavorare”, gli aguzzini si inventano false denunce arrivate dai clienti a cui si è riusciti a strappare un contratto che metterà nei guai pure loro. E quindi, con lo stipendio del disgraziato, si devono pagare i legali e le penali. 

Quel che è peggio, è che queste società spariscono improvvisamente, gli uffici improvvisati tornano a essere stanze vuote, cambiano città, o cambiano semplicemente zona, e riaprono, con un nome diverso. O hanno il coraggio di tenere lo stesso indirizzo e numero di telefono e di cambiare nome e di dire che loro non avevano niente a che fare con l’agenzia o società precedente. A volte queste società non sono intestate nemmeno a loro, agli squali approfittatori, e di questi approfittatori non si saprà mai molto. Né il numero di telefono reale, né dove abitano quando hanno finito di rovinare la vita delle persone che tengono sotto scacco. 

Diffidate da chi cerca di difendere i propri ex-aguzzini, preso da una bizzarra Sindrome di Stoccolma verso i carnefici, dicendo “poverini, non c’è niente di male a fare i venditori porta a porta”. Invece sì, c’è qualcosa di molto perverso in questo giro losco e c’è una malvagità che non conosce limiti. E occorre sapere che la legge italiana negli ultimi anni ha cercato di tutelare consumatori e reali aziende oneste e pulite autorizzate alla vendita a domicilio, in particolare con la legge n.173 del 2005. 

Riportiamo quanto scritto in questo documento, che potrete trovare in forma integrale qui.

In passato la vendita a domicilio è stata regolamentata dall’art. 36 della L. n. 426/1971 e dall’art. 55 del D.M. n. 375/1988. Questa disciplina è stata successivamente recepita, in buona parte, dal D. Lgs. n. 114 del 1998, portante la riforma della disciplina del settore commercio. L’articolo 4, comma 1, lettera h), n. 4 di tale decreto annovera la “vendita presso il domicilio dei consumatori” tra le forme speciali di vendita, dettandone poi la disciplina all’articolo 19. 

I contenuti essenziali possono essere sintetizzati nei seguenti tre punti: 

1. La vendita al dettaglio o la raccolta di ordinativi di acquisto presso il domicilio dei consumatori, è soggetta a previa comunicazione al Comune nel quale l’esercente ha la residenza, nel caso di persona fisica, o la sede legale, nel caso di società (utilizzando l’apposito Modello COM 7). L’attività può essere iniziata decorsi trenta giorni dal ricevimento di detta comunicazione. Nella comunicazione deve essere dichiarata la sussistenza dei requisiti previsti all’articolo 5 del medesimo decreto n. 114 del 1998 e il settore merceologico.

2. Il soggetto, che intende avvalersi per l’esercizio dell’attività di incaricati, ne comunica l’elenco all’autorità di pubblica sicurezza del luogo nel quale ha la residenza o la sede legale e risponde agli effetti civili dell’attività dei medesimi. Gli incaricati devono essere in possesso dei requisiti di carattere soggettivo. L’impresa rilascia un tesserino di riconoscimento alle persone incaricate, che deve ritirare non appena esse perdano i requisiti richiesti. Il tesserino di riconoscimento deve essere numerato e aggiornato annualmente, deve contenere le generalità e la fotografia dell’incaricato, l’indicazione a stampa della sede e dei prodotti oggetto dell’attività dell’impresa, nonché del nome del responsabile dell’impresa stessa, e la firma di quest’ultimo e deve essere esposto in modo visibile durante le operazioni di vendita. Le disposizioni concernenti gli incaricati si applicano anche nel caso di operazioni di vendita a domicilio del consumatore effettuate dal commerciante sulle aree pubbliche in forma itinerante. Il tesserino di riconoscimento è obbligatorio anche per l’imprenditore che effettua personalmente le operazioni disciplinate dal presente articolo. 

3. Alle vendite presso il domicilio dei consumatori si applicano altresì le disposizioni di cui al decreto legislativo 15 gennaio 1992, n. 50, in materia di contratti negoziati fuori dei locali commerciali. 

Chiunque si presenti alla vostra porta, nel tentativo di vendervi un contratto alternativo a quello che avete fatto, senza alcun tesserino di riconoscimento, senza neanche identificarsi, che non rende nota l’azienda o la società per cui lavora, non va fatto neanche continuare, ma va allontanato dalla propria abitazione. Se si riesce, occorrerebbe avvisare il Comune di riferimento, nella speranza che si possano effettuare eventuali verifiche – sempre che i truffatori non abbiano già cambiato nome dell’azienda e sede. La vendita a domicilio è estremamente regolamentata e molti di noi non lo sanno e pensano che sia qualcosa che si fa con un colpo di bacchetta magica.

Gli unici “poverini” sono quelli che si lasciano coinvolgere in questo giro, accettando di disintegrare la propria dignità “pur di lavorare, fare qualsiasi cosa”. Il problema è che non è più lavoro, ma sfruttamento, che è molto diverso dal lavorare. Non accettate nulla che abbia a che fare con queste truffe, al primo sospetto, alla prima campanella d’allarme, allontanatevi. Ma non abbiate paura di dire nome dell’agenzia, indirizzo, tutti i riferimenti possibili a chi di dovere e a chi è stato contattato per cadere nella stessa trappola. Non abbiate paura, ci sono molti siti e gruppi su Facebook che servono per denunciare queste attività. Non vorreste mai che qualcuno di vicino a voi cada nella trappola, giusto? Allora parlatene e fate sapere a tutti chi sono i disonesti e chi ha cercato di approfittare di voi. Il lavoro è una cosa, lo sfruttamento è un’altra. E va fermata, può essere fermata, se si fa scudo comune verso certe pratiche ignobili e inaccettabili

2 commenti su Gli annunci di lavoro ingannevoli: una pratica ignobile sempre più in aumento

Dov’è finita la solidarietà artistica in Italia?

Houston, abbiamo un problema. Correggo e rilancio: Italia, abbiamo un problema. Forse certi problemi si capiscono veramente nel momento in cui li si affronta in prima persona.  Chi scrive non…

Houston, abbiamo un problema.

Correggo e rilancio: Italia, abbiamo un problema.

Forse certi problemi si capiscono veramente nel momento in cui li si affronta in prima persona. 

Chi scrive non è nessuno, per carità, ma mi sono resa conto che in Italia c’è un grosso, enorme problema. Faccio parecchie cose nel tempo libero, e perlopiù queste attività afferiscono al campo artistico – e capita ogni tanto di portare queste attività fuori dalla sala prove, cameretta, laboratorio. Rimango nessuno, ma rivendico il mio diritto a non essere trattata come un’imbecille da chi potrebbe darmi l’opportunità di suonare, recitare, distribuire e diffondere quanto scritto da me. 

Chi scrive si è resa conto che cercare di organizzare un qualsivoglia evento artistico interessante sia qualcosa che rasenta il TSO, o necessiti di una serie di sedute dallo psicoterapeuta dopo il trauma.

Parliamo di organizzare un concerto: partendo dal presupposto che non si sia la solita cover band – che, personalmente, penso che contribuiscano a rovinare il già disastrato panorama live italiano – suonare nel nostro Paese, soprattutto se si è una rock band e affini, è un disastro. Benissimo, lo sappiamo in tanti, è anche colpa dei gestori dei locali, che appunto, preferiscono una serata facile dando da suonare a una cover band. Il locale si riempie se uno sente “You Shook Me All Night Long” degli AC/DC, anziché un brano inedito di una band di emeriti nessuno. Insomma, le band con pezzi originali svuotano i locali, si sa. Meglio tenersi qualche copia maldestra di Angus Young in canna, è un successo assicurato, anche se le canzoni non sono proprio di per sé fresche e nuove. Insomma, come quando all’Inter c’era Siniša Mihajlović a battere le punizioni e i calci d’angolo – anche quando non era proprio più giovincello: tirava ed era un successo assicurato. Quasi lo si metteva in campo solo per un benedetto calcio d’angolo (Siniša ti voglio bene). Ma anche Mihajlović a un certo punto non funzionava più e si è ritirato. 

Detto questo, qualcuno dei lettori de La Valdichiana si ricorderà di certo la mia mini-guida sulla ricerca di lavoro – e sul fatto che uno dei problemi dei potenziali datori di lavoro era proprio la maleducazione nel non rispondere alle candidature. Bene, se vogliamo traslare il discorso in campo artistico, forse questo malcostume è anche più radicato e diffuso. Rarissimamente arrivano risposte o cenni d’interesse, se arrivano alcune sono il top dell’incompetenza o dell’arroganza. La comunicazione è un grosso problema (uno dei tanti), d’altronde uno non può neanche girare mezza Italia per distribuire una demo di locale in locale – e anche qua, ammesso che tu venga ben accolto e non trattato come un questuante e ammesso che il responsabile del locale sia di buon umore. Siccome una band in erba non ha i mezzi per girare l’Italia a scopo promozionale, si passa a contattare i locali via internet… E qua, bisogna tenere sottomano qualche farmaco appartenente alla famiglia delle benzodiazepine, perché si rischia un attacco di panico incontrollato. La comunicazione via internet è fattibile a patto che il locale in questione abbia anche solo una pagina Facebook aggiornata. O un indirizzo email utilizzato e controllato quotidianamente. Altrimenti, non proverete neanche la gioia e il gaudio di vedere un “visualizzato alle ore…”, ma proverete lo strazio di aspettare e aspettare ancora anche un “no, grazie, non siamo interessati”. Perché, seriamente, vi aprite una pagina Facebook se non siete neanche in grado di usare una basilare email? E mi taccio del fatto che alcuni locali non rispondano a prescindere, perché hanno il loro giro di band da far suonare

Non affronto neanche con il discorso del gestore del locale che chiede a chi vuole suonare “sì, ma quanta gente mi porti?”, perché la gente la si porterebbe anche volentieri, lo si fa il passaparola con piacere, ma se non sei capace di promuovere le serate nel tuo locale, quello è un problema del gestore, non della band. Da laureata in Linguaggi dei Media, devo dire che di siti o account di locali seriamente gestiti, forse li conto su una mano, due, al massimo. Comunicazione poco mirata, pubblico non selezionato, perché si passa allo spam generico e all’invito di massa. 

Detto questo, passo al problema più serio. I musicisti stessi. Sì, a voi mi rivolgo: dov’è finita la solidarietà artistica verso le altre band? Suonare in Italia è diventata una guerra tra poveri. Perché, se fai parte di quel giro di band elette a suonare in maniera più o meno regolare, grazie a quei padri-padroni che gestiscono i locali, che di solito monopolizzano la scena di una città e la incancreniscono fino a far passare la voglia di suonare, tu band immanicata sei al sicuro. E le band emergenti che ti chiedono un contatto, anche solo un’informazione su come poter suonare nel locale dove oramai suoni fisso, finiscono per avere il silenzio o risposte evasive (sempre per la serie “ti faccio sapere” o “sono un adepto del Culto della Non-Risposta, spiacente”). Come se si avesse paura che qualcuno possa entrare nel giro di apprezzamenti e favori del padre-padrone e uscire dal giro buono. Che poi giro buono non è, è sempre un inganno, il giro di per sé è mediocre… Però… Se non fai parte di quel giro… “Eh, ma se non accettiamo quello che dice o ci vuole far fare Tizio Caio, che è immanicato con mezza città, noi non suoniamo da nessuna parte” questa è la giustificazione che ho sentito più volte. E posso assicurarvi che ogni volta che sento questa giustificazione il mio cuore perde un battito. Mi cascano le braccia, mi viene il latte alle ginocchia e quant’altro. Perché alla fine, le band che aderiscono a quel giro, accettano di comportarsi da membri di una setta esclusiva e accettano di non dare una possibilità a coloro che sono ai loro primi passi nella loro attività. Che è gravissimo – poi ci si lamenta che ci sono sempre le solite band in giro a suonare, poi ci si lamenta che gli eventi sono sempre quelli. Ma se non si dà una possibilità a tutti, spiegatemi come si può innovare e rinnovare un ambiente che sa di stantio? Ed è qua che gli artisti “fuori dal giro” possono riscattarsi, alla faccia di chi vi ha negato la possibilità di dire la vostra e di farvi conoscere.

Questo è un appello per gli artisti che si sentono tagliati fuori da un giro che viene spacciato per giro buono: non gettate la spugna, perché non tutto il male e il dispiacere provato viene per nuocere. E soprattutto, state fuori dal giro musicale dal sapor di mafia. È più faticoso, ma il vecchio adagio “chi fa da sé fa per tre” oggi deve essere la vera guida di tutti i creativi (e non). Createvi le occasioni da soli, è il momento della rinegoziazione di un valore di un live, dell’incisione di un album intero. Alleatevi con la tecnologia, inventatevi nuovi modi insoliti per farvi conoscere – registrate un live esclusivo dalla vostra saletta prove, preparatela per ospitare pochissime persone, fatevi aiutare per le riprese, mettetelo su YouTube una volta sistemato. Lasciate perdere le vecchie vie stantie – e se volete proprio combatterle, è ora di allearvi con quelle poche persone veramente fidate, che non vi dicono davanti che siete tanto bravi, mentre alle spalle ve ne dicono di ogni. Ed è ora di smettere di credere che la vecchia via sia sempre quella migliore. Se vogliamo, se volete veramente cambiare le regole del gioco, forse è il momento di scommettere sulle proprie facoltà e bisogna smettere di dipendere da qualche magica facoltà di qualche presunto padre-padrone che preferisce tenere tutti in un mare di mediocrità (e si conta i soldi e raccoglie la gloria alle nostre spalle). La spinta per il cambiamento deve arrivare da noi. Dobbiamo fare fatica, ma credo sempre che la fatica venga sempre ripagata. 

2 commenti su Dov’è finita la solidarietà artistica in Italia?

Type on the field below and hit Enter/Return to search