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Intervista ad Amanda Sandrelli – La Locandiera: Carlo Goldoni contro il Patriarcato

Sabato 1 Dicembre 2018, La Locandiera di Carlo Goldoni, con la regia e drammaturgia di Paolo Valerio e Francesco Niccolini, va in scena al Teatro Poliziano di Montepulciano. Il personaggio…

Sabato 1 Dicembre 2018, La Locandiera di Carlo Goldoni, con la regia e drammaturgia di Paolo Valerio e Francesco Niccolini, va in scena al Teatro Poliziano di Montepulciano. Il personaggio principale Mirandolina è interpretato da Amanda Sandrelli, gli altri interpreti sono Alex Cendron e Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti e Lucia Socci. La produzione è di Arca Azzurra e Teatro Stabile di Verona.

Qualora in un qualsiasi tipo di rappresentazione narrativa venga inserita la scena di una coppia eterosessuale in pieno litigio, il pubblico fruitore percepisce una forte tensione realistica. Se, al contrario, la coppia viene presentata in un atto d’amore, nei canonici segmenti condivisi dei rapporti – dichiarazione d’amore, primo bacio, cena romantica – quello che viene recepito è invece una forzatura smielata, una leziosità romantica evitabile. Questo è uno dei sintomi che rivelano la forte pulsione patriarcale che basa la nostra implicita (in)educazione di genere: assimilare i rapporti più a uno scontro, a una guerra o a un tenzone, piuttosto che a un incontro, a una risoluzione in unità di due corpi. Un retaggio che le società eurasiatiche si portano dietro da millenni: ne parlavano già gli elegiaci romani, Tibullo, Properzio, e soprattutto l’Ovidio dell’Ars Amatoria, che sintetizzava molti dei suoi precetti d’amore, basati sul conquistare una donna attraverso l’inganno, nella celebre punch-line fallite fallentes (ingannate le ingannatrici). Anche il lessico contemporaneo tragitta un’educazione relazionale e sessuale apportata all’antagonismo tra i sessi; la “conquista” e la “preda”, la “resa”, lei che “ci casca”, lui che va “a caccia”, la coguara,  il “morto di fica”, e così via. La completa disfunzione delle interrelazioni di genere, sulle quali il nostro tempo ci impone di riflettere, dimostra una cognizione sessuale sempre più diffratta. Di questa diffrazione, com’è purtroppo ovvio, a pagare di più sono le donne.

Raccontare una vicenda che abbia come protagonista una donna indipendente sembra scuota un ambiguo interesse nel pubblico. L’interpretazione di Joy da parte di Jennifer Lawrence – che le è valsa un Golden Globe e una candidatura all’Oscar Academy Award per la miglior interpretazione femminile – nel 2015 venne osannata dal mondo femminile e ridicolizzata dalla beceraggine di certa critica mansplain. Non parliamo poi di quello che è emerso dal caso Weinstein e dal conseguente movimento #metoo, negli ambiti del terribile squilibrio che viene sancito dal binomio “sesso come merce”/”posizione di potere”.

Ecco: Carlo Goldoni era abbastanza avanti già nel 1753. Non tanto perché attraverso dinamiche drammaturgiche avanguardistiche era riuscito a superare gli schemi fissi della commedia d’improvviso e la canonica composizione delle maschere fisse nello spazio scenico, traghettando la commedia cosiddetta dell’Arte alle forme moderne di commedia d’autore; ma soprattutto perché, attraverso la gestione tridimensionale dei personaggi, riuscì ad analizzare i rapporti tra uomini e donne, la valutazione del sesso nella vita delle persone e soprattutto la pervasività del principio di realtà, e dei valori pubblici, nelle alcove d’amore.

Mirandolina (evoluzione d’autore della maschera fissa di Colombina), protagonista de La Locandiera, è una donna di mezza età, avvenente e consapevole. Gestisce – come appunto suggerisce il titolo della commedia – una locanda a Firenze,  assieme al cameriere Fabrizio. Mirandolina lavora al pubblico e la sua avvenenza attira gli interessi di molti clienti uomini, tra cui il Marchese di Forlipopoli e il Conte d’Albafiorita. La Locandiera è brava a non lasciarsi sedurre, a gestire le avances con la maestria dell’inaccessibilità; ma è il Cavaliere di Ripafratta – simile a lei nell’ambito delle scelte sentimentali – che metterà fortemente in crisi la sua visione dei rapporti.

Amanda Sandrelli ha lavorato per interpretare questo personaggio nel nostro tempo. Le abbiamo fatto un po’ di domande: ecco l’intervista.

LaV: Possiamo dire che ormai sei di casa nei nostri teatri: nelle ultime stagioni hai avuto modo di apparire più volte nelle stagioni teatrali della Valdichiana. Come ti sembra recitare sui nostri palchi e come ti sembra il nostro pubblico?

Amanda Sandrelli: la Toscana, insieme all’Emilia Romagna e alle Marche sono i territori privilegiati per noi attori. Il pubblico sembra educato al teatro. In Toscana c’è una rete molto efficiente: l’offerta teatrale della Toscana, per numero di teatri funzionanti e spettatori, penso sia una delle prime regioni in Italia. Il teatro ha bisogno di educazione: e questa affermazione non vuole essere una cosa presuntuosa o borghese, è una cosa necessaria. Si sente la differenza tra un pubblico abituato a vedere un certo tipo di teatro; si vede quando il pubblico non è abituato, non è attento, non risponde all’attore. Per chi sta in palcoscenico questo è fondamentale. Ogni spettacolo è fatto sia dagli attori che dal pubblico. Quando il pubblico è educato te ne accorgi dal fatto che non squillano i telefonini, c’è silenzio, si ride e si applaude al momento giusto, c’è rispetto per un mestiere che sta dietro la preparazione di uno spettacolo.

LaV: La Locandiera è uno dei testi più celebri del nostro teatro. Viene certamente considerato per il suo peso storico, per il modo con cui ricalca illuministicamente i mutamenti sociali che nel mondo a lui contemporaneo si stavano verificando; ma oggi questo testo dimostra anche come il superamento di certe maschere fisse, ha portato Goldoni a costruire i personaggi secondo tipologie umane, non maschere ma volti comuni, iperrealistici, moderni, ancora oggi fortemente riconoscibili. Cosa ci dice La Locandiera oggi sui rapporti umani e sociali?

Amanda Sandrelli: La rilettura di Francesco Niccolini è perfetta. Questo è un testo perfetto di per sé, Francesco lo ha semplicemente avvicinato ai nostri tempi. Considera che dura un’ora e mezzo, quando in realtà La Locandiera ne dovrebbe durare tre. Il linguaggio è stato avvicinato al pubblico contemporaneo ed è quello che l’autore avrebbe voluto: Goldoni scriveva per la sua epoca, per la gente del Settecento. Ecco: in questa “spolverata” si nota ancora di più quanto i personaggi siano profondi. La Locandiera e il Cavaliere dichiarano una cosa che non è vera per entrambi: la locandiera non vuole uomini intorno, si vuole godere la sua autonomia e il cavaliere odia tutte le donne: dice che non ne ha mai conosciuta una degna di amore. Queste sono ovviamente espressioni di autodifesa. Dichiarano e affermano una forza d’animo che però nasce da una fragilità. Visto che l’amore nessuno lo ha mai deciso, ma è sempre arrivato per tutti, arriva anche per loro. Entrambi però finiscono col rifiutarlo perché non vogliono dichiararsi “perdenti” di fronte agli altri. Mirandolina alla fine decide di rinunciare al rischio, all’amore, al cavaliere che è di una classe sociale diversa dalla sua, poiché rappresenta un pericolo per la sua affermazione, ma soprattutto non si lascia andare con lui per non far vedere agli altri che ha perso. Goldoni ci mostra ancora oggi, nell’era dei social network, di quanto la parte pubblica della nostra vita diventi più importante di quella privata.

LaV: Mirandolina ad un certo punto afferma «Quei che mi corrono dietro, presto mi annoiano. La nobiltà non fa per me. La ricchezza la stimo e non la stimo. Tutto il mio piacere consiste nel vedermi servita, vagheggiata, adorata. Questa è la mia debolezza e questa è la debolezza di quasi tutte le donne…» Cosa ne pensi di quest’affermazione del tuo personaggio?

Amanda Sandrelli: Dunque, in quel monologo Mirandolina non dice la verità, non dice quello che veramente sente. È una dichiarazione di intenti, speculare a quella del cavaliere che dice di “odiare le donne”. È una presa di posizione e come tutte le prese di posizione non è mai completamente vera. Mirandolina non vuole non essere sedotta, ma vuole proteggere un’indipendenza e una liberta che in quel periodo storico era ancora più rara di quanto sia oggi. Lei è una donna del Settecento che ha più o meno la mia età, orfana, sola, che ha deciso di non sposarsi, a cui il padre ha messo accanto un servo, Fabrizio, con il quale probabilmente si intrattiene nel letto ma non lo sposa, perché non le conviene. C’è ancora oggi un pensiero diffuso, nel femminile,  quello che un uomo o un matrimonio ti possa risolvere la vita. È una cosa terribilmente sbagliata. Ti toglie la vera libertà. Mirandolina teme una libertà impossibile: nessuno di noi è libero a meno che non decida di essere solo. Nel momento in cui si ama qualcuno, allora si dipende da qualcuno. Per quanto riguarda me, io intendo oggi la libertà economica e sociale, la libertà di andarsene nel momento in cui un uomo diventa pericoloso. Continuo a pensare che questo sia il primo passo per l’emancipazione: quando le donne saranno davvero indipendenti e nessuna penserà più che un uomo sia una “soluzione” alla propria vita – così come nessuna madre e nessuna nonna lo penserà più – a quel punto anche la violenza di genere verrà sconfitta.


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“Nelle Scarpe di Giufà”: le storie secolari per capire il presente

L’apertura del 43esimo Cantiere Internazionale d’Arte è affidata ad un’interessante co-produzione con la Nuova Accademia degli Arrischianti. A rafforzare la pratica ideale che il maestro Henze aveva inciso nello statuto…

L’apertura del 43esimo Cantiere Internazionale d’Arte è affidata ad un’interessante co-produzione con la Nuova Accademia degli Arrischianti. A rafforzare la pratica ideale che il maestro Henze aveva inciso nello statuto dell’evento poliziano, gli attori e performer della Compagnia Arrischianti conciliano le proprie spinte creative con altre multiformi esperienze.  

Dopo tre anni Laura Fatini torna a portare in scena un testo costruito attorno alla figura di Giufà. Già nel contesto del festival Orizzonti di Chiusi del 2015, con la regia di Gabriele Valentini, era stata allestita la sua pièce Ballata per Giufà. Lo spettacolo al Castello di Sarteano 2018, riprende quello spunto del personaggio della tradizione orale, ma approfondisce sia le metriche drammaturgiche, sia i contenuti del personaggio, nonché si alimenta attraverso la dinamica del Cantiere Internazionale d’Arte, che vuole progetti costruiti per multidisciplinarietà e incontro tra artisti locali e internazionali. Nelle Scarpe di Giufà – questo il titolo dello spettacolo – va in scena da Giovedì 12 a Domenica 15 e da Mercoledì 18 a Domenica 22. Laura Fatini edifica uno spettacolo scritto con perizia quasi scientifica, e si avvale dell’ausilio di un gruppo drammaturgico affinato in anni di laboratori, progetti e propedeutica teatrale nelle stanze del teatro sarteanese: Calogero Dimino, Andrea Storelli, Francesco Pipparelli, Giordano Tiberi, Pierangelo Margheriti, Emma del Grasso, Laura Scovacricchi, Pina Ruiu, Flavia del Buono, Brunella Mosci, Alessandra Mazzetti, Giulia Peruzzi, Noemi Lo Bello, Giulia Roghi, Silvia De Bellis, Francesco Storelli, Matteo Caruso, Giacomo Testa e Giulia Rossi.

Giufà è il nome siciliano di Nasr Eddin Hodja fu un filosofo che visse in Turchia nel XIII secolo. Con il tempo è diventato il protagonista di molte storie tradizionali dell’Asia Minore, e grazie alle migrazioni, ai commerci e alle guerre, le sue storie hanno viaggiato con coloro che si spostavano da quei luoghi ai Balcani, all’Europa Occidentale e oltre, seguendo le rotte migratorie attraverso il Mediterraneo. Questo personaggio ha quindi cambiato molti nomi ed è diventato il protagonista di tante avventure tramandate oralmente nei secoli, circolando in tutti i popoli di Europa, Asia e Medio Oriente.

Nelle Scarpe di Giufà gioca con la potenza umanistica di questo personaggio, il suo tenere in sé un impianto culturale millenario, le storie mescolate di tutti i popoli. «Il percorso è nato nel 2014 nato dall’idea di Orizzonti “voci del mediterraneo”» racconta Laura Fatini «Giufà è una “maschera” che mi fu presentata da Francesco Storelli come personaggio-ponte. Da lì è nato uno studio che è rimasto ininterrotto per quattro anni». Negli ultimi anni Laura Fatini ha intrapreso uno studio storico, antropologico e comparatistico sulla tradizione orale di Giufà. «L’allestimento che presentiamo quest’anno al castello è la parte finale di un progetto. Non semplicemente uno spettacolo».

È di fatto una delle punte dell’iceberg del “progetto Giufà”, nato dal percorso che gli Arrischianti hanno intrapreso con il programma formativo  The Complete Freedom of Truth (TCFT), creato insieme a Opera Circus, concepito per offrire scambi culturali, residenze e formazione a una rete crescente di giovani in tutta Europa; è stato inoltre commissionato da Glyndebourne come parte di un lavoro tuttora in corso e che ha come obiettivo principale quello di presentare l’opera lirica contemporanea ad un pubblico più ampio. «Quando sono andata a Bournemouth, due anni fa, ho conosciuto Sara Ross, la compositrice delle musiche originali di questo spettacolo e che è in residenza artistica proprio in questi giorni a Montepulciano, presso l’Istituto di musica Henze. Ovviamente la mia fissa relativa a Giufà emerge sempre, quando incontro altre persone da altri paesi d’Europa:  Sara è portoghese e da lei esiste la figura di Manuel Tolo, in tutto assimilabile al Giufà siciliano. Ha scritto allora dei brani su questo argomento, nel 2016,  e da allora si è concretizzata la possibilità di lavorare a un progetto insieme. Nel contempo abbiamo lavorato con i migranti, ho avuto modo di confrontarmi con il professor Mugnaini dell’università di Siena, e tutti questi elementi hanno contribuito ad affinare lo spettacolo che stiamo per presentare al pubblico».

Lo spettacolo al castello di Sarteano è, come si è detto, l’apertura del Cantiere Internazionale d’Arte, in co-produzione con l’Accademia degli Arrischianti e in collaborazione con l’Istituto di Musica Henze, da cui arrivano i musicisti che eseguiranno i brani, lungo il percorso. «Dopo 7 anni ci presentiamo allo spettacolo al Castello con un testo originale.» Continua Laura Fatini «La base di lavoro è stata l’esperienza della compagnia Arrischianti e della sua compenetrazione nel territorio. Riusciamo a mettere in scena venti attori di varie età. La complementarità tra le discipline che da decenni anima il cantiere ci ha stimolato a scegliere di lavorare con una compositrice portoghese,  che siamo riusciti ad avere grazie alla vittoria del bando emesso dalla fondazione Monte dei Paschi Patrimoni in Movimento. abbiamo una scenografa inglese, Ella Squirrell – che faceva parte di TCFT – che grazie ad una borsa di studio universitaria in Italia, ha avuto la possibilità di lavorare con noi. In questi giorni a Sarteano c’è un’asse in movimento, che unisce Portogallo e Inghilterra, attraverso i partner Opera Circus, Glyndebourne, Crisis Classroom e Battle Festival. C’è anche un sito www.thegiufaproject.com nel quale vengono raccolte tutte le esperienze percorse finora. Vi consigliamo vivamente di dargli un’occhiata prima di partecipare allo spettacolo».

La tradizione delle storie di Giufà ci insegna che ognuno danza con un demone diverso ma in fondo uguale, identico nelle sue tensioni e nella sua connessione con il circostante, ognuno calpesta spazi già per millenni marcati, da popoli e storie, terre attraversate da migrazioni, incontri, scontri, lingue franche – come il piccolo moresco, la lingua franca mediterranea che si parlava in tutti i porti tra Europa, Africa e Medio Oriente, tenuta viva dal XIII al XIX secolo – in una complessità storica che ci portiamo dentro, nei kilometri di dna, nei kilometri di mare che da sempre unisce le terre e mai le divide.

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Siamo tutti misantropi? – Molière al Teatro Poliziano

La rilettura de Il Misantropo di Molière va in scena sabato 17 marzo 2018 al Teatro Poliziano di Montepulciano, prodotto da Tedacà e Mulino di Amleto, con Fabio Bisogni, Roberta Calia,…

La rilettura de Il Misantropo di Molière va in scena sabato 17 marzo 2018 al Teatro Poliziano di Montepulciano, prodotto da Tedacà e Mulino di Amleto, con Fabio Bisogni, Roberta Calia, Yuri D’Agostino, Marco Lorenzi, Federico Manfredi, Barbara Mazzi, Raffaele Musella. La regia e l’adattamento sono di Marco Lorenzi.

Visti ad adeguata distanza, i comportamenti degli uomini appaiono in tutta la loro vanità: torbide meccaniche di conforto, mosse da un irriducibile vigore istintuale, decise dalle leggi di natura e dalle convenzioni giusnaturalistiche acquisite dal nostro codice. I motivi per cui ci arrabbiamo, per cui perdiamo tempo o ci definiamo tristi, i motivi per cui cambiamo umore, odiamo gli altri o concludiamo male storie d’amore. Di certo non serve analizzare i costumi di un assetto sociale esotico e lontano da noi, con la presbiopia dell’antropologo eurocentrista, poiché finanche nei contesti borghesi la vacuità e l’inconsistenza del paradigma umano sono – per l’occhio distaccato – visibilissime. Dopo mesi di abbruttita campagna elettorale, di affronti e dimostrazioni d’odio istituzionale a cuor leggero, una strana forma di anacoresi misantropica coinvolge tutti. Stiamo forse diventando tutti più cattivi, superficiali, individualisti e chiusi in noi stessi? Forse non farebbe male rispolverare qualche vecchio classico del teatro moderno.

Il Misantropo di Molière è un testo  del 1666, in un contesto nel quale lo stato assoluto di Luigi XIV si sta solidificando non solo dal punto di vista amministrativo, ma anche – e soprattutto – dal punto di vista etico, definendo una normalizzazione dei costumi finalizzata alla fortificazione della coscienza nazionale e, conseguentemente,  di asservimento al Re Sole. Nonostante il suo piglio simultaneamente realistico – nella drammaturgia – e parodico – nella dinamica psicologica dei personaggi – il teatro di Molière ebbe accesso alle stanze dorate del regno: la sua compagnia arrivò addirittura ad essere stabile presso la sala del Palais-Royal. Qui presentò tutti i maggiori titoli della sua produzione, tra cui Le Misanthrope ou l’Atrabilaire amorex: una commedia statica in cinque atti, nella quale si scorrono quadri salottieri aristocratici, in cui spicca il personaggio di Alceste. Molière stesso interpretò il protagonista di questa commedia, tanto inamovibile nella sua sicumera, tanto protervo e sussiegoso, quanto debole ed esposto ai più banali espedienti della vita di società.

Pur ricevendo i plausi dell’aristocrazia a lui contemporanea, questa non mancò di riservargli piccole angherie, come le frequenti richieste di revisione dei testi, le censure costanti, nonché i ripetuti attacchi da parte di singoli personaggi della società parigina: molti aneddoti celebri vedono il drammaturgo oggetto di espliciti affronti, come quello del duca di La Feuillade che, riconosciutosi nel personaggio del Marchese della Critica alla scuola delle mogli, gli strofinò sul viso con violenza i bottoni del suo vestito  urlandogli battute del personaggio ( «Torta alla crema! Torta alla crema!») oppure Monsieur d’Armagnac, scudiero di Francia, che lo aggredì e lo percosse in strada, ma soprattutto con il duca di Montausier che minacciò di bastonarlo a morte per averlo preso a modello nel creare il personaggio di Alceste ne Il Misantropo.

 

La sua grande capacità è stata quella di schiodare il teatro seicentesco dai canoni del tempo, dal manierismo classico del teatro delle coorti, e spostarlo verso una dimensione collettiva. È forse con Il Misantropo di Molière che nasce ante litteram il Teatro borghese. Sebbene i personaggi rappresentati siano aristocratici in pieno Ancièn Régime, le strutture drammaturgiche di rappresentazione umana – quasi scientifica e naturalista – i nuclei concettuali affrontati (la venialità, gli schiribizzi, i tic dell’alta società, le ipocrisie imperanti) saranno poi i cardini per tutto il teatro di prosa – con le ovvie e dovute specificazioni – attivo fino ad oggi.

L’occasione di vedere questo spettacolo, rappresentato con tutti crismi della contemporaneità, è sabato 17 marzo al Teatro Poliziano di Montepulciano, da parte della Compagnia Il Mulino di Amleto. La rappresentazione fa perno sulla carica innovativa, sulla grande capacità di lettura con distacco del comportamento umano più prossimo.  La vicenda di Alceste e del suo sforzo intransigente di andare oltre l’apparenza ci riconnette con il valore umano della comprensione. In questa nuova produzione nata in collaborazione con La Corte Ospitale, Il Mulino di Amleto scatena la sua intensa creatività per svelare tutta la contemporaneità di un grande classico.

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Apprendista Cantierista: diario di bordo

Questo è un diario che parla del Cantiere dal punto di vista di Marta. All’interno del Cantiere Internazionale d’Arte la mia funzione non era stabile, ogni giorno avevo compiti diversi…

Questo è un diario che parla del Cantiere dal punto di vista di Marta. All’interno del Cantiere Internazionale d’Arte la mia funzione non era stabile, ogni giorno avevo compiti diversi in qualità di apprendista. Ho deciso di scrivere un diario per vivere appieno le esperienze che stavo facendo e le emozioni che stavo provando.
Scrivere aiuta a far comprendere meglio quello che stiamo vivendo, agli altri come a se stessi.
Questo è il mio racconto, di ciò che ho vissuto durante il nostro Cantiere.

Diario #1

Ore 21:05 – È tarda sera, l’atmosfera è tra le più suggestive. Una luce illumina il nostro spettacolare Duomo, un’altra luce molto più soffusa illumina Palazzo Ricci. Chiunque passi ha il naso rivolto verso l’alto. Prima che tutto inizi, il suono di un tamburo accompagna l’entrata degli spettatori. Un venticello estivo scompiglia le chiome del pubblico e i musicisti accordano gli ultimi strumenti. Il fiato si accorcia, le pupille si dilatano.

Il prossimo spettacolo sta per cominciare, e io, guardandomi intorno, non capisco bene dove mi trovo. Sono in mezzo alle amiche e alle colleghe con cui condivido lo stage al Cantiere; mi piace considerarci come una ciurma di apprendisti. Mentre eravamo persi nelle chiacchiere, un applauso ci ha stupiti. I musicisti stanno entrando, chi con in mano una tromba, chi con in mano un violino, ognuno prendendo posizione. Tra il pubblico cala il silenzio, ed è un silenzio assordante. Poi un clarinetto dà inizio a quella meravigliosa magia che è la musica.

Diario #2

Ore 15:47 – Inizia il mio secondo giorno da apprendista al Cantiere Internazionale d’Arte. Anche oggi l’atmosfera non appare per niente rilassata. In Piazza Grande sta provando un gruppo di danza, e anche io e le mie colleghe siamo abbastanza impegnate con il lavoro. Chi non frequenta il mondo dello spettacolo forse non può capire, ma tutti i minimi pezzi di questo puzzle devono combaciare perfettamente.

Forse si potrebbe pensare che il Cantiere sia dedicato esclusivamente a un pubblico straniero, ma ho scoperto che non è così. Sono proprio i poliziani a occupare le prime file della platea agli spettacoli, e tra i poliziani si possono trovare compositori, registi, musicisti… I poliziani più interessanti sono quelli che lavorano dietro le quinte degli spettacoli del Cantiere, e oggi vorrei parlare di loro. Partirei da Magdalena, la ragazza della biglietteria: semplice, accogliente e sempre con il sorriso; per poi passare a Lavinia: elegante, fine e rassicurante.

Se devo essere sincera, mi sono sempre chiesta il motivo per cui si chiamasse Cantiere. Forse adesso l’ho capito, ma non so se sia solo il mio pensiero. È un po’ come se a Montepulciano si costruisse l’arte: in ogni angolo del nostro paesino suona un violino, un pianoforte, con melodie uniche.

Credo che per lavorare in questo settore e coordinare un grande evento si debba essere una buona squadra, come una grande famiglia. Un ciurma in cui regna la complicità, in cui si ride, si scherza e ci si prende sul serio quanto basta. Ecco una ricetta per la buona riuscita di tutto questo (capito, Marta? Ricordatelo per il futuro!). Mi auguro di incontrare tante famiglie e capire a quale appartenere, chissà che a questo Cantiere non trovi la colonna sonora della mia vita!

Ore 21:00 – Il teatro inizia a riempirsi, e io non potevo che essere presente. Anche se ho già finito il mio turno, amo troppo il teatro per mancare a un evento come questo. In mezzo al pubblico che assiste a “ Le sette ultime parole di Cristo ”, scrivo quel che mi passa per la testa, e quello che l’arte mi trasmette.

Violini e violoncelli incoronano un volto scuro di pelle, un volto meraviglioso. La musica accompagna tutti i problemi di questo mondo, e il volto malinconico nello schermo guarda il pubblico, il responsabile di questo misero mondo. La madre di Cristo è stata sostituita da una donna moderna con indosso degli occhiali, sul led di fianco a lui un uomo con un tablet in mano rappresenta il mondo odierno. Si parla di tutto, di grandi temi come la speranza, e dell’importanza di recuperare il tempo nell’epoca di internet.

Diario #3

Ore 15:20 – Una sala verde ben illuminata, un pianoforte e un violoncello, file e file di sedie. Sono seduta nell’ultima fila, da sola con il musicista. Lui non sembra dire nulla, o quasi. A parte la tipica frase: c’è dell’acqua? Mi accoglie con una sviolinata. In termini di musica, chiaramente.
Tutto nella sala di Palazzo Ricci è così armonico e naturale. Ci siamo soltanto io e il musicista in mezzo a questa sala.

Li ho osservati in questi giorni, i musicisti. Personaggi bizzarri, un po’ narcisi, decisi e sicuri di sé. Credo che in parte il loro carattere sia giustificato dalla capacità di produrre qualcosa di così meraviglioso, qualcosa che per la maggior parte dipende da loro. La musica non è naturale, anche se si genera dal tutto: è un meccanismo complesso, inspiegabile.

Il musicista inizia a suonare. Le mani magre e rovinate dalla corda incantano. Quanto più la musica aumenta, quanto più io scrivo veloce, velocissimo, troppo veloce. Mi rivolge uno sguardo severo. Ma tanto da questa stanza la musica arriva ovunque, no?


Il diario di Marta continua nell’ebook gratuito “Apprendista Cantierista” disponibile per tutti i nostri lettori affezionati!

Potete scaricarlo all’interno della piattaforma Patreon, nella sezione dedicata al magazine: la pubblicazione è gratuita ed è ottimizzata per l’esperienza da smarpthone e tablet.

Se avete difficoltà a scaricarlo o avete bisogno di formati alternativi al Pdf, contattateci alla mail: redazione@lavaldichiana.it


(Photo credits © Irene Trancossi)

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La Poesia in forma di (P)rosa di “Idroscalo Pasolini”

Un titolo imperfetto per l’opera andata in scena da venerdì 17 a domenica 19 luglio 2015 al Poliziano, sarebbe stato “Perle ai Porci”, ovvero, un buon titolo pasoliniano, greve, inquisitorio…

Un titolo imperfetto per l’opera andata in scena da venerdì 17 a domenica 19 luglio 2015 al Poliziano, sarebbe stato “Perle ai Porci”, ovvero, un buon titolo pasoliniano, greve, inquisitorio e giudizioso, che incarna l’austerità dell’anticonformismo reazionario di Pier Paolo Pasolini che s’incunea negli interstizi discorsivi del ventunesimo secolo, senza nostalgie o cinismi, con il solo superamento del nichilismo e della dimissione, attraverso la coscienza endemica di quel “non c’è più niente da fare” che PPP indiceva come termine ultimo delle possibili filosofie sociali, poco prima di morire sulla spiaggia di Ostia, il 2 novembre 1975.

Nello stesso periodo Hans Werner Henze fondava a Montepulciano il Cantiere Internazionale d’Arte. Per entrambe le “istituzioni storiche” (il Cantiere e la Morte di Pasolini) il 2015 è il quarantennale.
L’opera si intitola “Idroscalo Pasolini” – titolo sicuramente migliore di quello pensato dal sottoscritto – ed è un pastiche di poetiche e codici linguistici che fanno capo al più importante intellettuale italiano del ventesimo secolo. È andata in scena al teatro Poliziano in tre repliche (17, 18 e 19 luglio) durante il primo weekend del XL Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano. Musica di Stefano Taglietti e libretto di Carlo Pasquini, che ha curato anche la regia. L’ensemble, composta da 12 elementi, è diretta da Marco Angius, uno ‘specialista’ del contemporaneo, che ha avuto l’onere di portare fattivamente in forma sonora la partitura di Taglietti, donando la giusta dinamica e la precisa compenetrazione tra recitativi e canto che l’opera prevedeva sulla carta. I due linguaggi, teatro di prosa e musica contemporanea, infatti appaiono complementari, alternati anche nella scelta degli interpreti; cinque attori (Francesco Mauri, Leonardo Bianconi, Roberto Giovenco, Michele Zaccaria, Nicola Ciammarughi) e quattro cantanti (il soprano Rosaria Fabiana Angotti, il mezzosoprano Giada Frasconi, il baritono Andrea Tabili, e la voce bianca del piccolo Andrea Ciacci) che si sono perfettamente intersecati nel piano esecutivo della rappresentazione.

Un cielo bigio fa da fondale ad una scenografia post-atomica; una porta da calcetto inclinata, scrostata e senza rete, ciuffi d’erba in mezzo alle dune di sabbia, temperate da piccoli altipiani, e in secondo piano un rialzo roccioso; siamo ad Ostia, sulla spiaggia dove il corpo di Pasolini, tumeafatto, venne rinvenuto nel novembre di quarant’anni fa.

I personaggi che snodano la vicenda dell’opera sono i Suoi personaggi; una Maria Callas innamorata del regista che le ha ridonato i trionfi del protagonismo ne la “Medea”, il Corvo di Uccellacci e Uccellini, La coppia di Cardinale e Chierichetto, “usignoli della chiesa cattolica”, il gesuitico tradimento della verità, dogma simmetrico al Corvo Marxista, i poliziotti – figura mediana tra oppressi ed oppressori, come emerge notoriamente nei primi versi de “Il PCI ai giovani” – e poi Accattone, l’Otello/Ninetto Davoli, Stracci che – come ne la Ricotta in “Ro.Go.Pa.G.”- si fa Cristo Crocifisso, sovrapponendo così anche la diegesi de “Il vangelo secondo Matteo” tra i livelli citazionistici della messa in scena di Carlo Pasquini.

Per tutta la durata dell’opera si indaga sull’omicidio (sempre che di omicidio si tratti) di Pasolini. Indagati sono i suoi personaggi, le sue muse, i suoi feticci, la sua Roma aguzzina, fagocitante. Indagato è il suo cinema nel quale il Poeta intrise troppo di sé, nel quale troppo sfogo dette ai suoi sentori percettivi, troppo acume rovesciò nelle riflessioni che consegnò ad un mondo non ancora preparato ad accettare una tale lucidità.

La tecnica è un patchwork di citazioni e registri diversi; la tragicità dei soprano e mezzosoprano (ottime le Rosaria Fabiana Angotti/Maria Callas, e Giada Frasconi/Corvo) e la commedia dei recitativi, per i quali la musica agisce una dicotomia parallela perfetta da parte della modulazione sonora diretta da Angius, notevole anche nella gestione “strumentale” dei suoni ambientali (vento e fruscii, ottenuti con lastre, piatti e corde dei legni).

Come al solito Carlo Pasquini immette nella mise en scène i suoi crismi, le sue marche ormai riconoscibili; quei gesti audaci, a stemperare i linguaggi, quelle mosse insensate di per loro che donano senso a tutto il resto, quelle chiare “note di regia” che sono “musicali” anche durante le pause di partitura, che accendono reminescenze, abbagli di consapevolezza dopo tunnel di incoscienza. Nulla di incomprensibile, però. Pasolini, la sua opera, la sua vita, sono la chiave di lettura che permea tutta la godibile ora e mezza che l’opera, in atto unico, copre.

Alta qualità, comunque, ormai assicurata dall’istituzione del Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, che da quarant’anni non si cura del dare o meno “perle ai porci”, si interessa altresì di “seminare” educazione e ricerca in tutti i tipi di pubblico.

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Al teatro Poliziano è in arrivo una stagione teatrale prestigiosa

Battiston, Cristicchi, Pannofino, Riondino, Chiti i nomi di punta. I prezzi più convenienti per un programma studiato con il pubblico. Dal 12 dicembre Montepulciano valorizza anche le realtà locali È…

Battiston, Cristicchi, Pannofino, Riondino, Chiti i nomi di punta. I prezzi più convenienti per un programma studiato con il pubblico. Dal 12 dicembre Montepulciano valorizza anche le realtà locali

È in arrivo la stagione 2014/15 del Teatro Poliziano, una realtà sempre più autorevole sul panorama nazionale, grazie all’impegno della Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte che firma l’intera programmazione. Il pubblico è stato direttamente coinvolto nelle scelte, avendo suggerito linee artistiche e soluzioni organizzative attraverso appositi questionari somministrati nella scorsa stagione.

Giuseppe Battiston__FalstaffGiuseppe Battiston, Ugo Chiti con Arca Azzurra Teatro, Simone Cristicchi, le sperimentazioni di Babilonia Teatri e poi David Riondino e Francesco Pannofino: sono questi i nomi prestigiosi che animano il cartellone invernale di Montepulciano. La scena poliziana presenta innovazioni contemporanee, impegno civile, elementi musicali e autori classici come Shakespeare, Molière, Lord Byron. Nasce poi la nuova sezione “TeatroTerritorio” che porta in scena i collettivi e le compagnie di base della Valdichiana: sono tre gli spettacoli realizzati per valorizzare le energie locali. Si rinnovano le convenzioni con Banca di Credito Cooperativo di Montepulciano e Coop Centritalia per garantire ai soci sconti e promozioni sugli abbonamenti.

Venerdì 12 dicembre 2014 si apre con “Falstaff”, titolo capolavoro tratto da William Shakespeare e interpretato da un attore di culto del cinema e del teatro attuale: è infatti Giuseppe Battiston il mattatore di uno spettacolo spassoso, dove le belle donne, la musica e il vino costruiscono un’atmosfera conviviale. “Il malato immaginario” è invece il caposaldo di Molière che arriva sabato 17 gennaio 2015 nella nuova versione della compagnia Arca Azzurra; la solidità artistica del cast diretto da Ugo Chiti mette in luce gli aspetti più moderni della vicenda. Simone Cristicchi, cantautore, attore, conduttore Rai, artista poliedrico, propone il suo nuovo spettacolo che ha animato il dibattito storico sulle vicende degli italiani dell’Istria: s’intitola “Magazzino 18” la messinscena punteggiata di canzoni e musiche inedite che prevedono la partecipazione straordinaria del Coro delle Voci Bianche dell’Istituto di Musica Henze, in una collaborazione tra giovanissimi poliziani e professionisti affermati, in agenda martedì 27 gennaio. Il “Pinocchio” della compagnia sperimentale Babilonia Teatri ha invece ottenuto il premio dell’Associazione nazionale dei critici di teatro per la sensibilità e l’intelligenza teatrale: gli attori sono infatti persone uscite dal coma che sanno far ridere di gusto e commuovono al tempo stesso (venerdì 13 febbraio). Sabato 7 marzo debutta un’ambiziosa produzione realizzata dalla Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte: il geniale David Riondino e Paolo Bessegato sono le voci narranti di una pièce accompagnata da un ensemble di cinque musicisti che eseguono le composizioni di Luciano Garosi; l’epopea polinesiana degli ammutinati del Bounty prende quindi forma con “The Island”. A suggellare la stagione c’è l’estro comico di Francesco Pannofino che, insieme ad Emanuela Rossi e alla banda della fortunata serie televisiva “Boris”, dà vita a “È andata così” una commedia che ironizza sulle manie dell’Italia di oggi.

Per il segmento del teatro locale, Arteatro Gruppo porta in scena l’operetta “Il paese dei campanelli” con gli organici musicali dell’Istituto Henze (5 e 6 gennaio 2015), la Nuova Accademia Arrischianti riprende l’esilarante “Rumori fuori scena” con la regia di Laura Fatini (28 febbraio), mentre al regista Carlo Pasquini è affidata l’altra nuova produzione della Fondazione Cantiere, ovvero “La ragazza sul divano” dal testo contemporaneo di Jon Fosse.

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Diario di Bordo del soldato al 39° Cantiere di Montepulciano – Giorno2

Il tempo non assiste questo luglio; la mattinata di lunedì 21 luglio si è presentata bigia e opaca, il cielo coperto dalle nubi si è quasi subito risolto in un…

Il tempo non assiste questo luglio; la mattinata di lunedì 21 luglio si è presentata bigia e opaca, il cielo coperto dalle nubi si è quasi subito risolto in un rovescio che ci ha costretti a provare al chiuso, nelle sale di palazzo del Capitano.

34Nel pomeriggio invece è esplosa la canicola estiva. Nella pausa mi sono mimetizzato nella folla di turisti mitteleuropei, con la maglietta dei Joy Division completamente intrisa del sudore delle prove. Montepulciano pullula di turisti e di avventori presenti per il cantiere internazionale d’arte. Se a questo ci aggiungiamo la quantità di musicisti, cantanti, attori, altri addetti ai lavori e tecnici vari, quello che si vive in questi giorni a Montepulciano è il clima di una cittadella di artisti, pensatori ed esseri in un vortice di esperienze che si mescolano e che nutrono ogni singolo momento della giornata, anche il più vuoto, di ricchezza e di crescita.
Probabilmente Hans Werner Henze aveva proprio questo in mente, quando nel 1976 fondò il Cantiere; un continuo scambio di retaggi, bagagli e formazioni tra artisti di tutto il mondo che si mescolano alle persone del territorio.

Oggi ho avuto modo di conoscere meglio Fabio Maestri, direttore dell’ensemble da camera “Igor Stravinsky”. Una vera e propria istituzione dell’insegnamento musicale (tiene corsi presso l’istituto “Briccialdi” di Terni, oltre a lavorare, come direttore d’orchestra, in giro per l’Italia). Pensavo di avere a che fare con un rigido didatta classicista, da bacchetta in mano, di quelli che impongono ore ed ore di solfeggio, con i movimenti della mano. Invece mi sono trovato di fronte una coscienza assolutamente moderna; tra i suoi guru ci sono Philip Glass, John Adams e Terry Riley, fosse per lui cambierebbe completamente la didattica della storia e della storia delle arti; farebbe iniziare i programmi dalla contemporaneità per poi procedere a ritroso, per una comprensione rovesciata del progresso storico. Gran personaggio, il Maestro Maestri…

image(1)Mi sono concentrato poi sui tatuaggi di Blanche Konrad, che interpreta la ballerina ne L’Histoire du Soldat. Tra i tanti mi ha colpito la scritta “en chantier” sul polpaccio destro. Ho cercato di spiegarle che “cantiere” (la traduzione letterale di chantier) è anche il nome della manifestazione a cui prende parte. Credo che abbia capito, nonostante il mio francese sia decisamente carente di lessicografia. Che belle le simmetrie esistenziali.

In tutto questo le prove continuano a ritmi e intensità fisicamente devastanti; ma ben venga, benedetto sia il sudore speso sopra i palchi scenici! Dopo cena siamo riusciti a provare sul palco, con i vestiti di scena.

Lo spettacolo prende sempre più forma, mentre la prima di venerdì 25 in piazza Grande si avvicina sempre di più.

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Diario di bordo di un soldato protagonista del 39°Cantiere di Montepulciano – Giorno1

Mancano quattro giorni alla prima de “L’Histoire du Soldat”. Per ognuno di questi quattro giorni cercherò di tenere un piccolo reportage non solo del percorso che lo spettacolo intraprende, ma…

image(1)Mancano quattro giorni alla prima de “L’Histoire du Soldat”. Per ognuno di questi quattro giorni cercherò di tenere un piccolo reportage non solo del percorso che lo spettacolo intraprende, ma anche e soprattutto, del clima che si respira durante i giorni del 39° cantiere di  Montepulciano.

I registi de L’Histoire du Soldat sono Jean Philippe Clarac e Olivier Deloeuil; due ingegnosi metteursenscène di Bordeaux – francesi solo di nascita, considerando che hanno girato i teatri di mezzo mondo, lavorando da una parte all’altra dell’oceano per anni – che hanno allestito questo gioiello itinerante, il quale toccherà le piazze di Montepulciano, Sarteano, Cetona e San Casciano dei Bagni dal 25 al 29 luglio 2014.

I lavori per il palco (un ring da boxeur, in tavole di legno) sono iniziati nella mattinata del 20 luglio. In una giornata, dal caldo asfissiante, è stato portato a termine, in modo da permettere agli attori di testare le tavole del plateau, in tarda serata.

Il diavolo sarà interpretato dall’ormai smaliziato Gianni Poliziani, e la ballerina sarà Blanche Konrad, talento assoluto del teatro danza, una meravigliosa ninfa tatuata la cui grazia dei movimenti è il tocco perlaceo alla scena.

Dopo due ore di prove in mattinata, quattro nel pomeriggio, e due dopo cena, le forze scemano ed anche le percezioni. imageL‘aria del centro storico di Montepulciano però è già densa di arie liriche, di sinuosi fraseggi musicali, battute di scena, sensazioni immaginifiche.

Mentre eravamo chiusi nelle stanze di Palazzo del Capitano, in teatro si è consumato il trionfo dell’ultima replica de l’ “Orfeo e Euridice” di Gluck, una meravigliosa opera-performance per la regia di Stefano Simone Pintor.
Il cantiere continua, e con lui tutto il flusso di immagini, parole e musica che lo compongono…

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39° Cantiere di Montepulciano: opera, musica e personalità

Un programma intenso anima la giornata di oggi, domenica 20 luglio al 39° Cantiere Internazionale d’Arte: opera lirica, musica classica e contemporanea nei quattro appuntamenti in programma. Alla presenza Sottosegretario…

Un programma intenso anima la giornata di oggi, domenica 20 luglio al 39° Cantiere Internazionale d’Arte: opera lirica, musica classica e contemporanea nei quattro appuntamenti in programma.

Alla presenza Sottosegretario ai Beni e alle Attività Culturali, Ilaria Borletti Buitoni, il Teatro Poliziano saluta alle 17.30 l’ultima replica di “Orfeo ed Euridice”, l’opera di Christoph Willibald Gluck, riletta in chiave contemporanea dal regista Stefano Simone Pintor. Lo spettacolo ha già riscontrato gli applausi convinti di una platea gremita che per la première ha tributato un’ovazione a scena aperta. Per la prima volta nella storia del Cantiere, un’opera lirica classica è realizzata dagli organici musicali del territorio: Orchestra Poliziana e Corale Poliziana, sotto la direzione del maestro Roland Böer, sono protagoniste di una produzione che vede sulla scena tre apprezzate cantanti internazionali: Silke Marchfeld (nei panni di un Orfeo rockstar), Roma Loukes (Euridice) e Georgina Stalbow (Amore). L’evento sarà preceduto, alle 16.45, dall’appuntamento con “Aperitivo all’opera”, un incontro tutto dedicato al pubblico che ha così l’opportunità di incontrare da vicino gli artisti nel foyer del Teatro Poliziano.

PentarmoniaIl Comune di Sinalunga, quest’anno particolarmente attivo nella manifestazione, ospita alle 18.00 la musica da camera del Quintetto Pentarmonia: sarà il borgo di Rigomagno, in Piazza Regina Margherita, il palcoscenico per un concerto per strumenti a fiato che si incentra su autori ricercati tra l’Ottocento e il Novecento; saranno infatti eseguite pagine di Farkas, Bricciardi, Hindemith e Ibert.

Il concerto serale a Montepulciano ha il ritmo contemporaneo del Blow Up Roma Percussion: l’innovativo quartetto di percussionisti si esibisce sul palco naturale del sagrato di Sant’Agostino alle 21.30 in una performance ad ingresso gratuito che vuole rivelare tutte le risorse di un organico musicale composto di sole percussioni; sono in programma i brani di quattro compositori viventi: David Lang, Paolo Marchettini, Francesco Filidei, Eric Nathan.

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Inizia il 39esimo Cantiere Internazionale d’Arte a Montepulciano

È il momento del debutto per il 39° Cantiere Internazionale d’Arte. Venerdì 18 luglio s’inaugura l’edizione ispirata al tema dell’aria, che invade Montepulciano e l’intero territorio con opere liriche, teatro, musica classica e contemporanea: 15…

È il momento del debutto per il 39° Cantiere Internazionale d’Arte. Venerdì 18 luglio s’inaugura l’edizione ispirata al tema dell’aria, che invade Montepulciano e l’intero territorio con opere liriche, teatro, musica classica e contemporanea: 15 giornate di spettacoli, 53 appuntamenti, 9 città coinvolte, con 300 artisti provenienti dai diversi angoli del mondo. Le numerose produzioni originali che si muoveranno tra le piazze e i luoghi più suggestivi hanno raccolto le collaborazioni di autorevoli istituzioni internazionali, grazie alla direzione artistica di Vincent Monteil e alla direzione musicale di Roland Böer. La novità più significativa è il Concerto Sinfonico Corale straordinario che si terrà a Siena, in Piazza Duomo, a sostegno di Siena Capitale Europea della Cultura 2019 – città candidata.

L’evento inaugurale è “Orfeo ed Euridice” di Christoph Willibald Gluck, un’opera lirica interpretata nel segno del rock dal giovane regista Stefano Simone Pintor che immagina il mito di Orfeo attraverso la vita spericolata di una rockstar: un idolo acclamato dai fans, ma incapace di superare il lutto d’amore, ovvero la perdita di Euridice. Al Teatro Poliziano, alle ore 21.30, va così in scena uno spettacolo che corona il sogno di Hans Werner Henze, fondatore del Cantiere Internazionale d’Arte: per la prima volta saranno infatti le formazioni musicali legate al locale Istituto di Musica a realizzare un’opera lirica classica. Dopo aver condotto un lungo periodo di formazione, il maestro Roland Böer sale sul podio per dirigere l’Orchestra Poliziana e la Corale Poliziana che si uniscono a tre cantanti professioniste internazionali: il contralto Silke Marchfeld nei panni di un Orfeo che si muove sempre con la sua chitarra e i soprani Roma Loukes (Euridice) e Georgina Louise Stalbow (Amore). Le coreografie sono affidate ai giovani ballerini della Petit ècole, mentre la spettacolare scenografia di Gregorio Zurla porta sul palco il rottame di automobile sportiva. Si rinnova il fortunato appuntamento con “Aperitivo all’opera”, un’introduzione all’ascolto rivolta al pubblico che, a partire dalle 20.45, può incontrare gli artisti nel foyer del Teatro Poliziano.

Alle 18.30, la curiosa anticipazione musicale è affidata ai giovanissimi dell’Orchestra Junior proveniente dall’Istituto di Musica “Henze”; guidati da Chiara Giorgi, 34 musicisti in erba eseguono in Piazza delle Erbe una suite tratta proprio da “Orfeo ed Euridice”: la particolarità è l’utilizzo degli strumenti del metodo didattico Orff che in un gioco linguistico danno quindi il titolo “Orf(f)eo” a questa singolare esibizione.

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Anteprima Cantiere: a Sarteano debutta “Alice”

Dal 12 al 19 luglio al Castello, spettacolo teatrale di Laura Fatini e Gabriele Valentini. “Alice, fuga dal paese delle meraviglie”: una metafora delle giovani donne italiane. Nella produzione dell’Accademia…

Dal 12 al 19 luglio al Castello, spettacolo teatrale di Laura Fatini e Gabriele Valentini. “Alice, fuga dal paese delle meraviglie”: una metafora delle giovani donne italiane. Nella produzione dell’Accademia degli Arrischiati ci sono 30 attori del territorio

L’Anteprima del 39° Cantiere Internazionale d’Arte debutta nel suggestivo Castello di Sarteano da sabato 12 a sabato 19 luglio. È “Alice, fuga dal paese delle meraviglie” il nuovo spettacolo teatrale prodotto quest’anno da Nuova Accademia degli Arrischianti e Fondazione Cantiere, in agenda tutte le sere alle ore 22.00.

Il popolare racconto di Lewis Carroll va in scena con un cast di 30 attori, più assistenti, collaboratori, addetti ai costumi e alle scene, tutti provenienti dal territorio: sono quindi riuniti in un solo cast differenti percorsi teatrali, attori di esperienza e ragazzi provenienti dai laboratori permanenti realizzati proprio dall’Accademia degli Arrischianti. Si tratta di una formula che in questi anni ha permesso la nascita di una vera e propria compagnia diffusa nel territorio.

Il Castello di Sarteano ospita un allestimento articolato su diverse scene: il pubblico è quindi chiamato a muoversi all’inseguimento delle vicende che caratterizzano il percorso di Alice, una giovane donna che si addormenta aspettando il treno e al suo risveglio deciderà se e come andarsene dall’Italia.

“La nostra Alice – spiegano i registi Laura Fatini e Gabriele Valentini – vuole prendere un treno che la porterà all’estero: ha appena finito l’università, e questo meraviglioso Paese che è l’Italia non le permette di crescere perché è troppo grande per studiare, troppo piccola e inesperta per lavorare, troppo qualificata per questo, poco qualificata per quello.”

Del resto Alice si trova di fronte a situazioni inaspettate, cercando sempre di esserne all’altezza e di trarre insegnamenti; tutti la mettono in discussione, la lasciano parlare senza ascoltarla, la coinvolgono in mille peripezie. Il paese in cui si muove Alice non è quindi meraviglioso se non nel suo significato più proprio: desta stupore, sconvolge, confonde, sbigottisce: è un paese da cui è difficile andare via, perché sorprende e ammalia, ma che non consente di diventare adulti.

Il 39° Cantiere Internazionale d’Arte, di cui “Alice” è una significativa anticipazione, è in programma dal 18 luglio al 2 agosto con un’edizione dedicata al tema dell’aria che arricchisce la trilogia degli elementi guidata da Vincent Monteil, direttore artistico, e da Roland Böer, direttore musicale.

“Attraverso l’aria si propaga il suono e si diffonde la musica – spiega Vincent Monteil – il respiro alimenta la voce e gli strumenti a fiato. L’aria è inafferrabile come la fantasia compositiva: non si può delimitare, poiché è energia di pensiero e rappresenta gli ideali umanitari, la fratellanza e la libertà di Montepulciano, della Valdichiana e dell’Europa tutta. Ecco perché voglio dedicare il 39° Cantiere alla candidatura di Siena a Capitale Europea della Cultura, perché sia di buon auspicio per il successo di questa grande sfida”.

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Presentato a Roma il 39° Cantiere Internazionale d’Arte

Più di 50 eventi a Montepulciano e in tutta la Valdichiana, dal 18 luglio al 2 agosto 2014. Il 39° Cantiere Internazionale d’Arte è stato presentato a Roma, rivelando un…

Più di 50 eventi a Montepulciano e in tutta la Valdichiana, dal 18 luglio al 2 agosto 2014. Il 39° Cantiere Internazionale d’Arte è stato presentato a Roma, rivelando un cartellone ricco di iniziative, ispirato al tema dell’aria; il manifesto ufficiale della festival estivo è stato firmato dall’artista Pablo Echaurren. Inoltre, il concerto di chiusura della 39esima edizione del Cantiere Internazionale d’Arte raddoppia: dopo l’esecuzione di Montepulciano, verrà concluso a Siena, in Piazza Duomo, per sostenere la candidatura Capitale Europea della Cultura.

La presentazione ufficiale della nuova edizione si è svolta presso l’Enoteca Costantini di Roma, lo scorso giovedì 5 giugno. La manifestazione ideata da Hans Werner Henze rinnova l’incontro tra artisti celebri e giovani talenti, nell’ambito di una residenza che non prevede compensi, ma una completa ospitalità in grado di promuovere lo scambio di esperienze costruite su una prospettiva internazionale. Le principali novità di quest’anno sono la dimensione territoriale della rassegna che coinvolge sempre di più l’intero territorio della Valdichiana e soprattutto la collaborazione ancora più solida con Siena2019. Sono più di 50 gli appuntamenti previsti in tutto il territorio degli 8 Comuni che aderiscono della Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte (Montepulciano, Cetona, Chianciano Terme, San Casciano, Sarteano, Sinalunga, Torrita di Siena, Trequanda).

Il manifesto ufficiale, firmato da Pablo Echaurren

Il programma si muove tra opera lirica, concerti sinfonici, musica da camera, musica elettronica, teatro, danza e visual art, per garantire una proposta culturale ampia e versatile. L’edizione del 2014 completa quindi la trilogia guidata dal direttore artistico Vincent Monteil e dal direttore musicale Roland Böer con un programma legato all’aria, elemento vitale che attiene all’inspirazione e all’ispirazione.

Il festival si apre con il nuovo allestimento di un’opera lirica particolarmente significativa per il repertorio classico: è “Orfeo ed Euridice” di Christoph Willibald Gluck il capolavoro settecentesco che sarà presentato in tre repliche al Teatro Poliziano (18-20 luglio) con un organico formato secondo le peculiarità del Cantiere Internazionale d’Arte; l’Orchestra Poliziana, composta da giovani musicisti toscani, sarà guidata dal maestro Roland Böer, direttore che vanta una notorietà internazionale, mentre i due protagonisti sono cantanti selezionati in ambito europeo, con la regia di Stefano Simone Pintor.

Nel centenario della Prima Guerra mondiale, il Cantiere mette in scena l’opera da camera “Storia del soldato” di Igor Stravinskij (25-29 luglio), pensata qui con una forma itinerante che si muoverà sulle piazze dei Comuni partecipanti alla Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte, grazie ad una coproduzione che coinvolge la C&D le lab di Bordeaux, con il patrocinio dell’Institut Français e della fondazione Stravinsky.

C’è poi un’opera multimediale che vuole rinnovare il concetto del teatro lirico: si tratta di una prima assoluta commissionata dal festival al compositore francese Pierre Thilloy; “I falsari” è il titolo dell’allestimento ispirato al celeberrimo romanzo di André Gide. Sarà il direttore artistico Vincent Monteil a dirigere l’Ensemble Kords, in un progetto che coniuga sonorità elettroniche e un quartetto d’archi (24 luglio). La coproduzione patrocinata da Fondation Catherin Gide, è realizzata insieme a Comédie de l’Est-Centre dramatique National d’Alsace e a Kords (Mulhose).

Nei tre concerti sinfonici in agenda, il maestro Roland Böer conduce l’orchestra del Royal Northern College of Music di Manchester, formazione residente della manifestazione. Il Concerto di Chiusura quest’anno raddoppia con due esecuzioni: la prima in Piazza Grande a Montepulciano (1 agosto) e poi l’epilogo del 2 agosto che si svolge straordinariamente a Siena, a sostegno della candidatura a città capitale europea della cultura 2019. Per la prima volta nella sua storia, il Cantiere Internazionale d’Arte offre un’esecuzione al capoluogo di provincia mettendo a disposizione un organico di circa 200 elementi diretti da Roland Böer. L’evento a ingresso gratuito, che già si preannuncia memorabile anche in virtù del suo valore istituzionale, prevede un programma che si muove tra il repertorio più popolare e i brani più originali: dal “Guglielmo Tell” di Rossini alla Sinfonia n. 7 di Beethoven, fino alla prima assoluta del “Te Deum” scritto nell’800 dal compositore sinalunghese Ciro Pinsuti ed elaborato per l’occasione in forma moderna dall’autore tedesco Detlev Glanert. In programma anche iniziative di approfondimento sulla figura di Hans Werner Henze e concerti di mezzogiorno dedicati agli strumenti a fiato.

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Per maggiori informazioni: Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte

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