La Valdichiana

La Valdichiana

Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: arezzo

L’elettronica degli Whao! (con il punto esclamativo) contaminata da diverse personalità

Le orecchie si tendono e il collo si gira inevitabilmente verso il palco quando capita di sentirli suonare per la prima volta, la testa inizia a seguire il ritmo dei…

Le orecchie si tendono e il collo si gira inevitabilmente verso il palco quando capita di sentirli suonare per la prima volta, la testa inizia a seguire il ritmo dei bassi spaccatimpani in un gesto di approvazione mentre nella mente si fermano due domande: “Questa che roba è? Questi chi sono?”.

Succede così, fidatevi, quando sentiamo suonare i Whao!, qualcosa che raramente avete sentito o che non avete proprio sentito mai. Nati ad Arezzo, i Whao! si esibiscono per la prima volta nel novembre del 2014, quando ancora sono un duo, e nel giugno 2015 esce Ep. vol. 1. La band si allarga e nel dicembre 2016 esce Ep. Vol. 2 e il quartetto suonerà al completo nel 2017 al Mengo Music Fest.

A casa del Giova, che nella band è quello che fa le magie con il basso, ho incontrato i tipi che si fanno chiamare “i Whao!”: Nepo, Mattia e il Noce. Dallo stereo, i Gorillaz hanno fatto da sottofondo alla serata. Uno strato di fumo di sigaretta e piadine bruciacchiate riempiva l’ambiente già piccolo, reso ancora più intimo dallo spessore della nebbia innaturale.

 

Quanto è importante il punto esclamativo?

Il nome è un’esclamazione che in questa forma scritta non esiste né in italiano né in inglese. È un’esclamazione di stupore, una storpiatura dell’interiezione “wow” che esprime entusiasmo, eccitazione intensa, un sentimento di meraviglia. Il punto esclamativo da un sacco di forza aggiuntiva a questa parola onomatopeica, gli dà la giusta enfasi. Ci sta tutto.

 Ha una storia questo nome?

All’inizio eravamo propensi per trovare un’espressione inglese che dicesse “mi state tutti sul cazzo”. Poi però è sempre più piaciuta l’idea dell’esclamazione di stupore che ora è il nostro nome. Facendo una ricerca su internet avevamo notato che wow o Whao non erano praticamente utilizzati da nessuna band, perciò ci ha intrigato ancora di più. È una storia nata davanti al computer.

Ci spiegate che tipo di musica fate?

Ognuno di noi, nei Whao!, è riuscito a realizzare dei piccoli desideri, intimi sogni musicali che si sono potuti avverare grazie a questo progetto. I Whao! suonano pezzetti di Mattia, di Nepo, di Giova, di Noce. È un’elettronica contaminata da un mondo di altre cose e questo mondo sono le singole personalità musicali di ognuno di noi. Anzi, facciamola breve: suoniamo elettronica perché usiamo delle macchine! Ok? E come diceva sempre la mia [Nepo] professoressa di musica da camera “quando non sai cosa dire, di sempre alternativo”. A parte gli scherzi quello che facciamo è un bellissimo e serissimo gioco. È la fortuna di avere tanti giocattoli fra le mani e quindi, come i bambini, possiamo scegliere se usarli tutti insieme, alcuni o uno per volta. Uniamo mille cose, ma l’elettronica rimane la base di tutto. Oggi secondo noi riveste un ruolo importantissimo, perché dà molta freschezza alla musica. Noi abbiamo influenze per certi versi simili, ma lasciamo che le varie differenze ci contaminino a vicenda. Non condividiamo che alcuni strumenti siano più importanti di altri, come comunemente viene inteso il ruolo della chitarra. Per noi sono tutti colori che danno vita al risultato finale e ognuno è fondamentale affinché il risultato sia degno di chiamarsi “Quadro”. Anche la voce fa parte di questa miscela, perché la vediamo come uno dei colori, anche se deve mantenere la sua fondamentale importanza non facendosi mai sovrastare. La band è una tavolozza di colori che compongono in armonia il lavoro finale. Ognuno necessità dell’altro, senza che qualcuno possa fare a meno degli altri strumenti. Questo progetto è un’avventura che cresce, si evolve e si costruisce piano piano. Siamo work in progress…

All’inizio eravate basso e tastiera. Tanta elettronica, bassi a palla e poche parole. Quest’anno si è aggiunta la chitarra e la voce di Mattia e la batteria del Noce. È un cambiamento importante. A cosa è dovuto?

All’inizio eravamo io [Giova] e un altro batterista. Poi è arrivato Nepo, ma si sono creati dei contrasti che ci impedivano di portare avanti un progetto condiviso da tutti. Siamo ripartiti cambiando completamente indirizzo: prima la nostra musica era un mezzo punk-rock scatenatissimo, basso e batteria a bestia, poi da gladiatori abbiamo introdotto sintetizzatori e batteria elettronica. Fa molto Berlino anni ’90: può essere punk anche così, anche se allora non usavamo una batteria vera. Siamo cresciuti in pochissimo tempo, stavamo giocando e creando qualcosa di nuovo e gratificante e abbiamo deciso di continuare a divertirci. Ed ora eccoci qua.

Come vi siete conosciuti?

Arezzo è un microcosmo dove finisci per conoscere tutti quelli che suonano e fanno musica. Ci conosciamo da tanto, da quando il Giova suonava nei Thank You For The Drum Machine. Poi ci siamo incontrati in sala di registrazione, un po’ per caso. Insomma, il mondo è piccolo e Arezzo di più. Il Noce è bello!! Lui è sceso dal cielo!!

Cosa c’è nelle canzoni dei Whao! ?

Il cantante è Mattia, ma a questa domanda deve risponde il Giova, perché i primi pezzi usciti sono stati scritti quando eravamo in due (Giova e Nepo). Parlano di vita, di figli, di quello che succede intorno, del quotidiano. Sono punti di vista che non hanno nessuna pretesa. Sono storie scritte un po’ come una terapia, una specie di Coscienza di Zeno: il Giova “Cosini”.

Arezzo ha una buona scena musicale?

È fervidissima, nonostante ci sia un mortorio organizzativo vergognoso e i locali non incentivino i giovani ad esibirsi. Moltissimi ragazzi e ragazze si fanno il culo pur non essendoci possibilità di suonare. È molto bella questa cosa. Ci sono un sacco di progetti nuovi e belli. C’è grande volontà di fare musica, spenderci tempo e denaro. Ovviamente ci sono anche molte band che lasciano, ma crediamo sia una cosa fisiologica. Molti si arrendono nonostante siano talentuosi, perché non trovano nessuna strada da percorrere. Altri perché non hanno voglia di farsi il culo, di fare la gavetta, di iniziare a suonare davanti a 5 persone. Il mondo è pieno di musicisti bravissimi, se vuoi emergere devi dare tutto. Arezzo ha un’infinità di input e di risposte, ma è una minuscola realtà comparata al mondo. Dal nostro punto di vista, per quanto impegno ci mettiamo ci sono pochissime opportunità per farsi conoscere e crescere. Certo ci sono le eccezioni dei festival fichissimi o degli amici che ti ospitano nei locali. Purtroppo di negativo c’è anche la risposta del pubblico che non è per niente adeguata: non c’è interesse se non all’interno di chi fa già parte del mondo musicale.

 Vi ispirate a qualcuno?

Tantissima ispirazione ci arriva dai Gorillaz, che puoi sentire qui in sottofondo… secondo te è un caso? Gorillaz quindi Demon Albarn, il loro cantante, che conosce musica e note come un dio. In comune tra noi quattro abbiamo anche i Radiohead, i Blur, i Clash, i Daft Punk, insomma un po’ un casino. Molta della musica che ascoltiamo viene dall’Inghilterra, che bene interpreta il concetto della tavolozza dei colori, dove non c’è supremazia, ma solo unione. Il Noce invece si ispira al metronomo, il suo migliore amico. Anche la formazione classica ci aiuta moltissimo, per una questione tecnica di scrittura della musica.

Come gioca Nepi?

“Ah! Coma gioca Nepi!” è una cosa da social network nata nel 2010 in ambito universitario. Per far sapere al popolo social il buon esito degli esami scrivevo su Facebook proprio questa frase. Allora tutti scrivevano “Maglia?” e a quel punto io postavo la maglia di un giocatore con il numero del voto. C’è anche il lato triste di questa vicenda. “Non è sempre natale”, infatti, era l’annuncio della malinconica bocciatura. Adesso però sono dottore e ho smesso di “giocare” in università, ma non con la musica. Comunque tutto nacque da Maurizio Mosca, che per consolare Del Piero dopo una sconfitta contro l’Inter esclamò proprio così: “Ah! Come gioca Del Piero!”

1 commento su L’elettronica degli Whao! (con il punto esclamativo) contaminata da diverse personalità

Raccolta differenziata: i comuni più virtuosi della Valdichiana

In questi giorni sono usciti i dati ARPAT relativi alla raccolta differenziata in Toscana. Per il 2015, la Regione aveva fissato un obiettivo per tutti i comuni: portare la raccolta…

In questi giorni sono usciti i dati ARPAT relativi alla raccolta differenziata in Toscana. Per il 2015, la Regione aveva fissato un obiettivo per tutti i comuni: portare la raccolta differenziata al 65%. Ma quanti ci sono riusciti?

 

Con una percentuale di raccolta differenziata del 69,83%, l’unico comune di tutta la Valdichiana che è riuscito a superare la soglia prefissata è stato Chiusi.  Nessun comune della provincia di Arezzo figura nella lista dei 60 che hanno raggiunto questo traguardo.

Ecco i dati ARPAT comune per comune, sempre relativi al 2015,  da cui si evince un maggiore virtuosismo da parte dei comuni del versante senese rispetto a quello aretino, che presente un forte ritardo rispetto agli obiettivi prefissati. Monte San Savino risulta il comune aretino con la percentuale di raccolta differenziata certificata più alta, assestandosi al 33%.

[infogram id=”raccolta_differenziata_in_valdichiana” prefix=”hxT”]

 

1 commento su Raccolta differenziata: i comuni più virtuosi della Valdichiana

Dasdenis: “Voglio portare la Trap ad Arezzo”

Nella lunga e sfaccettata tradizione della musica hip hop, c’è un genere musicale che si sta diffondendo rapidamente tra tutti gli appassionati: la trap, ovvero una miscela di elementi rap e…

Nella lunga e sfaccettata tradizione della musica hip hop, c’è un genere musicale che si sta diffondendo rapidamente tra tutti gli appassionati: la trap, ovvero una miscela di elementi rap e di electronic dance che utilizza suoni aggressivi e una struttura ritmica sincopata. Originata negli USA una decina d’anni fa, si è rapidamente diffusa in Europa, trovando terreno fertile tra i rapper alla ricerca di sonorità più aggressive.

Anche ad Arezzo e in Valdichiana la trap sta trovando sempre più seguaci: abbiamo parlato di questo genere con Dasdenis, che ci ha raccontato la sua musica e le sue prospettive.

Benvenuto su queste pagine Dasdenis: per prima cosa, vuoi presentarti ai nostri lettori?

“Mi chiamo Denis Stefanescu, nome d’arte Dasdenis, sono un rapper di venti anni che vive nel centro cittadino di Arezzo. Ho pubblicato alcuni video musicali con le mie canzoni negli scorsi mesi, tra cui “Brutta Compagnia” prodotto da Reizon, “Rose Rosa” con Fake e il nuovo “I soldi sono io”, quindi anche un forte legame con i rapper della Valdichiana”

Da quanto tempo sei un rapper?

“Da sempre. Fin dai tempi in cui frequentavo le scuole medie, praticamente. Ho iniziato ad ascoltare la musica rap come tutti, e sentivo che mi apparteneva molto, sentivo che era un genere che faceva per me. Ho ascoltato parecchi pezzi, però l’album che più mi ha colpito è stato “Quello che vi consiglio” di Gemitaiz. Sono arrivato a quest’album dopo aver visto i suoi singoli sul web, ma non mi bastavano: volevo roba nuova, ero curioso della sua vita, era come un amico che conoscevo da anni, ma lui di me non sapeva nemmeno l’esistenza. Mi sono chiuso in casa ad ascoltare i pezzi, ho preso spunto da lui e dal suo metodo.”

Perché proprio la musica rap? Che cosa vuole trasmettere?

“Io lo vedo come uno sfogo. C’è chi calcia il pallone e si sfoga, va a calcio e si sente realizzato. Poi c’è chi come me preferisce fare canzoni, sperimentare cose nuove. Con la musica voglio esprimere la mia vita, quello che ho vissuto e quello che sto vivendo, quello che vivrò, tracciando il mio percorso con la musica. Dagli altri arrivano sensazioni positive, questa roba non si è mai sentita nella zona, uno stile inedito. Il trap è nuovo in Toscana, un genere che non si è ancora molto diffuso.”

Che esperienze hai avuto con la musica rap? Hai partecipato a concerti, contest o eventi simili?

“Prima di partecipare ho girato come un matto per vedere concerti, sentire altri rapper. Sono andato da Gemitaiz a Firenze, sono andato ovunque per seguire i rapper preferiti… poi ho conosciuto anche i ragazzi della Toscana Sud, che ringrazio per le opportunità che mi hanno dato. Ho partecipato a Spit Fix come freestyler, ho imparato molto dagli altri ragazzi. Circa un anno fa abbiamo fatto un concerto all’Officina 7 ad Arezzo, uno dei locali più famosi della città; mi sono esibito con i miei pezzi assieme a un altro amico, c’erano circa 500 persone, è stata una bella emozione. Sentire gli amici e le persone del pubblico che cantano il tuo pezzo è una cosa che ti da soddisfazione.”

dasdenis officina


Cosa ti hanno lasciato le esperienze del freestyle? Preferisci le sfide con gli altri rapper oppure produrre i video musicali?

“I video sono tutta un’altra cosa, mi sento più preparato. Mi dedico alla sonorità del pezzo, all’immagine del video, alle qualità personali che si possono riconoscere. Per adesso sono molto contento dei riscontri, alla gente piace; ovviamente c’è una parte del pubblico a cui non piace, perché questo genere secondo me non può avere una via di mezzo, la trap fa impazzire o viene odiata. In questo territorio c’è da poco tempo, ma mi sto informando molto, ascolto molti pezzi anche fuori dall’Italia.”

Quali sono i tuoi punti di riferimento internazionali?

“Sicuramente la scena francese, ad esempio rapper come Booba, Sch, Alzono, Pnl, Niska. Conosco e ascolto molti artisti, mi ritrovo a prendere spunto da loro. La mia preferita rimane Shay, una rapper che mi fa impazzire. Ultimamente sto ascoltando molto una minigang che ha portato la trap in Romania, i Satra Benz, scrivono quello che vogliono senza pensarci due volte e fregandosene di tutti.”

Parliamo del tuo ultimo video, “I soldi sono io”. Com’è stato realizzato?

“Il pezzo è stato prodotto da Reizon, mentre il video è stato girato da Nicholas Baldini, un videomaker della mia età che è davvero bravo e può già vantare grandi collaborazioni; adesso è in Germania a girare dei video per altri artisti, sta facendo strada. Il beat è stato realizzato da un altro amico che vive in Romania, il paese da cui provengo, anche se abito ad Arezzo da tantissimi anni.”

Qual’è il significato di questo pezzo?

“I soldi sono io, come da titolo. Viviamo in un mondo in cui i soldi contano, inutile ribadirlo. Con questa canzone volevo raccontare che i soldi possono anche contare, ma in realtà io sono più importante, mi basto da solo, non ho bisogno di soldi. Finché faccio quello che mi piace, i soldi sono io.”

Quali sono state le fasi della produzione?

“Il video l’abbiamo girato in tre giorni. Il primo giorno con un furgone, abbiamo studiato tutto per bene, dalle luci alla composizione. Ho ballato perché il rap per me non è solo canto, ma anche movimento, studio tutto nei particolari e mi dedico molto alla sonorità. Il secondo giorno di riprese siamo stati in uno studio professionale con sfondo bianco, abbiamo girato i dettagli e il playback della canzone. Il terzo giorno siamo andati in una villa a Castiglion Fiorentino, abbiamo girato le scene con le attrici e gli interni.”

dasdenis video

Cosa fa nella vita Dasdenis? E come si concilia il resto della vita con il rap?

“Finora ho studiato, ho finito un corso per parrucchieri. Torno in Romania per le vacanze, poi da settembre comincio a cercare lavoro. Con la musica non posso continuare a vivere per ora, però è una passione forte, non mi ci vedrei a non fare rap. Cerco di organizzare il mio tempo e di dedicarmi al lavoro per adesso, ma il rap rimane come obiettivo.”

Che cosa ne pensi della scena musicale ad Arezzo e in provincia?

“La città di Arezzo non possiamo paragonarla a Milano, Torino o Roma, è tutta un’altra cosa. Però stanno facendo cose buone, nascono sempre nuovi artisti. A livello italiano ascoltavo molto fino a un paio di anni fa, adesso nella mia playlist lascio spazio solo a pochi novellini, ma non può mancare Vegas Jones che è il mio preferito a livello nazionale.”

Tu sei di origini rumene, canti nella scena aretina, riprendi dalla scena francese… come si mescolano tutte queste culture nel rap?

“Nel rap siamo tutti una grande famiglia, secondo me. C’è chi canta in francese, chi in inglese, chi in italiano. Tutti inseguono il loro sogno, non è facile, però è giusto che ognuno prenda la sua strada. Il rap è nato negli Stati Uniti, è normale che siano sempre avanti a noi da questo punto di vista, ma io sono rimasto a bocca aperta dalla scena italiana. Vedo ragazzi giovanissimi che stanno spaccando tutto, ragazzi che ascolto molto e mi piacciono come persone, si stanno facendo valere.”

Per salutarci, vuoi raccontarci qualcosa sui progetti futuri?

“Il nuovo singolo sta andando bene, c’è un riscontro positivo sul web, siamo molto felici. Ho ricevuto una proposta di collaborazione da parte di un ragazzo che per me è sempre stato un esempio, e sono molto felice. Sto pensando di andare avanti con i video, ormai nel 2016 il video musicale è fondamentale, più di una traccia audio. Quando sarà il momento faremo un mixtape, oppure un album o un progetto più complesso.”

Nessun commento su Dasdenis: “Voglio portare la Trap ad Arezzo”

Sfumature dal Buio. Recensione de “Il Grande Buio” di Mario Caruso

L’alienazione dal lavoro e l’alienazione dal non-lavoro. Si cade sempre più spesso nell’imbuto retorico dell’esistenzialismo, alla base delle frustrazioni umane: “una forma superiore di critica”, direbbe Leo Ferré, che inquadra…

L’alienazione dal lavoro e l’alienazione dal non-lavoro. Si cade sempre più spesso nell’imbuto retorico dell’esistenzialismo, alla base delle frustrazioni umane: “una forma superiore di critica”, direbbe Leo Ferré, che inquadra la disperazione generazionale da emarginazione e da classismo individualista. Ci lamentiamo oggi dei lavori sottopagati, dell’eccessiva specializzazione delle qualifiche, degli stage non retribuiti, dei pagamenti con “visibilità”, per “farti un nome”, dei contratti a nero, degli stillicidi tramite voucher; tutto ci sembra nuovo, impossibile da comprendere per chi ha vissuto il mondo del lavoro prima di noi. Eppure dalle storie di lavoro – e di sudore – del passato, molto possiamo cogliere, molto possiamo imparare.

Mario Caruso, già chitarrista e compositore della band aretina SAMCRO, è autore di un egregio libro di narrativa intitolato “Il Grande Buio”, edito da Aletti editore, nella collana “Gli Emersi – Narrativa”. Un romanzo franco, chiaro, di una ricchezza espositiva rara. Un testo che ha molto da dire, che detiene un impianto di retaggi storico-sociali tenuti in considerazione costantemente, durante la scrittura.

Il protagonista, Moreno Alaimo, è un ragazzo che fugge da una situazione familiare difficile, confinata nella desolante provincia bolognese,  per raggiungere Firenze, una Mecca storico-artistica, nella quale – sebbene detenga velleità di pittore – pur di guadagnarsi l’emancipazione di cui va in cerca, inizia a lavorare come operaio non qualificato in una grande fabbrica che produce impianti di areazione, la Respiraplex. Il contesto storico – che viene compreso solo nella parte finale del romanzo, se non per congetture temporali – non è scontato: è il 1999. La fine del secolo. Un mondo che, sebbene cronologicamente recente, appare così distante, nelle forme, nelle coscienze, nei costumi. Attenzione però: il 1999 non è il contesto del grande autunno caldo della direzione di Valletta in FIAT, non sono le gestioni del diritto del lavoro di Luciano Lama contro l’amministrazione Romiti, della lotta per la scala mobile sul potere d’acquisto degli operai, è anche lontano da quella marcia dei quarantamila torinese, che chiuse l’epoca dei grandi dissensi collettivi e delle aggregazioni, in virtù dell’automatismo, della marginalità delle posizioni, il trionfo dell’individualismo e della scala dei consumi. Il 1999 è un anno strano per la coscienza operaia, un anno pressoché nullo dal punto di vista storico, nel quale le forme esistenziali nel mondo del lavoro hanno ormai perso la forza comunicativa degli anni settanta, e il grigiore consumistico ha invaso i moduli vitali delle persone.

Proprio in questo contesto in cui tutti sono contro tutti, in cui gli operai complottano, scherniscono, scavalcano, secondo un sistema coercitivo di sopraffazione ed odio fratricida, Moreno si ritrova a consumare la sua giovinezza nell’opportunismo dei rapporti. Si innamora di Carla (un po’ “La Ragazza Carla” di Pagliarani, sebbene più cosciente di sé, nonostante le debolezze), un’avvenente impiegata della Respiraplex. Stringe rapporti con operai e impiegati, sottolineando la totale leviatanica diffidenza e il continuo scontro tra competizioni, in un turbinio di violenze concettuali all’interno del sistema-fabbrica. Moreno conosce Jonathan e Giorgio, due figli del riflusso che ambiscono al ‘posto’ fisso, nonché Artemio Giraudi detto Cowboy, ultimo baluardo monumentale di una stagione di lotta ormai fagocitata dall’edonismo egotico della società liberista. Ogni personaggio sembra farsi carico di una nomenclatura evocativa, di simboli e riferimenti. Non c’è movimento emotivo tra lettore e personaggi, l’onniscienza della terza persona sembra calarsi anch’essa in un’epoché relativista, per la quale l’unica salvezza sembra essere l’astensione, la neutralità, il lasciar scorrere il gioco dei dadi

Nonostante una discontinuità di registro, e di toni, la scrittura di Mario Caruso è una piacevole composizione a canone di artificio in prosa e tradizione. Un romanzo “d’altri tempi”, con una serie di quadri cinematografici ricollocabili nella grande stagione dell’autorialità impegnata di Petri, Bellocchio,  della Wertmüller dei primi anni settanta, nonché Wilma Labate, il suo “Signorinaeffe” – che ben riporta il crudo distacco tra officina e quadri intermedi, ricalibrato, in un contesto storico diverso, nel rapporto tra Moreno e Carla, e tra Moreno e Jonathan.

La dinamica del linguaggio, spesso volutamente confusa, è congeniale allo straniamento delirante del protagonista, ebbro di storia dell’arte, di Machiavelli, di rinascimento e stilnovismo, un catafalco concettuale che si sbriciola nell’impatto con la crudezza della prosaicità quotidiana. L’idealismo di Moreno emerge con forza nel debordo sintattico e lessicale dell’innamoramento, della sbornia e del sogno: in questi tre momenti del racconto – dell’innamoramento di Carla, e la correlata sbronza, con annesso hangover in officina, nonché il sogno arcadico, quasi satiresco, che Moreno fa in preda all’estasi dell’amore – Mario Caruso tenta di disegnare, con la prosa, movimenti trans-artistici, che sono tratti pittorici, fraseggi musicali, curvature longilinee che forniscono alla scrittura una ritmica per nulla banale.

Accenni grotteschi che sembrano fare il verso al Nabokov politico di Bend Sinister (“I Bastardi” in italiano), il violino nel vuoto del potere, della soppressione e del grigiore e dell’appiattimento, i quali, dalla farsa amara, si tramutano in ipernaturalismo descrittivo, con tanto di arzigogoli citazionistici che sono Bianciardi e Pratolini. Insomma l’autore de “Il Grande Buio”  dimostra di saper cogliere il giusto tratto dai grandi maestri della letteratura, come il suo personaggio, Moreno, che non esita a tirare in ballo Caravaggio, Antonello da Messina, Botticelli, per contrappesare le figure che dispone sulla sua velleità di pittore.

Il libro di Caruso è un libro che merita di essere letto per più motivi. Il principale sembra essere proprio la sua capacità di rispondere alla tensione dell’oggi, del noi-ora, attraverso una vicenda che riguarda il passato. Una capacità che si configura con un superamento del “buio” che ci riguarda, fuori dal quale tutti devono uscire, nell’ossequio del quotidiano, nell’elaborazione dei lutti e dei fallimenti, nella critica attiva di tutte le nostre debolezze intestine. Un “buio” che viene superato attraverso la descrizione sopraffina del dramma, un buio che – così descritto – rivela la sua forma genuina, un “buio” che se disegnato rivela il suo perimetro e, di conseguenza, i suoi limiti, il suo termine.

Il male, così ben descritto, così ben disegnato, diventa parte di una mappa esistenziale assoluta, che rivela un oceano al di là delle sue colonne d’ercole, ed altri continenti, ed altre vite, alla fine del buio.

Nessun commento su Sfumature dal Buio. Recensione de “Il Grande Buio” di Mario Caruso

Sempiternamente Warhol – riflessioni sulla mostra “Andy Warhol Forever” ad Arezzo

Qualsiasi credo moderno diventa, prima o poi, mero dato estetico. Nulla più. Ormai non c’è religione o ideologia, stato o chiesa, non esiste Verità a cui prestare giuramento. Tutto è…

Qualsiasi credo moderno diventa, prima o poi, mero dato estetico. Nulla più. 
Ormai non c’è religione o ideologia, stato o chiesa, non esiste Verità a cui prestare giuramento. Tutto è dato estetico. Tutto è principio di non contraddizione nel momento del suo assurgere a parergon, ornamento superfluo. La politica è un arabesco da cornice al racconto, la religione un ghirigoro barocco alla riflessione dell’ego, l’amore una nefanda masturbazione. 

Quando scrissi questo frammento stavo parlando del nesso inscindibile che esiste tra i Disciplinatha e i CCCP-Fedeli alla linea e dell’uso che facevano dei “colori” politici, in relazione all’espressione artistica. L’essere rossi o neri, nel punk-hc degli anni ottanta, non aveva alcun valore politico, ma solamente estetico; era un rimando, un’evocazione.

Prima del punk però, in maniera molto più massificante e a suo modo più violenta, quella stessa retorica era stata messa in crisi da Andy Warhol e dal maremoto pop che aveva instaurato negli anni sessanta.

IMG_1547In questi giorni ad Arezzo, la mostra a lui dedicata, curata da Romano Boriosi, Gianfranco Rosini e Fabio Migliorati, celebra il maestro di New York con una mostra sopraffina.

L’esposizione, locata nella Galleria Comunale di Arte Contemporanea di Arezzo, è un piccolo traguardo di oculatezza dei mezzi; a cura della Collezione Rosini Gutman, sono raccolte 50 opere che vanno a comporre un percorso frastagliato, ma estremamente coerente con l’opera di Warhol, il quale seguiva parallelamente più serie, come a sottolineare la molteplicità dei toni e degli stati artistici del suo operato. La larga affluenza che ha coinvolto la mostra ha spinto gli organizzatori a prorogare la chiusura al 2 giugno.

Largo spazio dato alle serigrafie, in primis la Marilyn, la Liz Taylor, Mao (il terrore comunista che diviene soggetto mimetico inoffensivo, pura decorazione superflua) e la parete dedicata a Mick Jagger nella quale campeggia una sgonfiatura programmata del divismo contemporaneo; questi nuovi dei, ci dice Warhol, altro non sono che allucinati lamenti del senso di eternità che, nella mente degli esseri umani contemporanei, sta lentamente scomparendo. Il divismo oggi, nell’era post-Warhol che ci troviamo a vivere, diventa tangibile. La richiesta di eternità non è automatica bensì necessitata dal Divo; è infatti Vincent Gallo che vende il suo sperma a un milione di dollari per l’inseminazione in vitro, è la rock band che diventa cosciente dei metodi di marketing del mondo della discografia, le crew hip-hop che si fanno produttrici di loro stesse, è Leonardo di Caprio che produce the Wolf of Wall Street. Ormai non c’è spazio per quell’anticonformismo che Andy Warhol adorava “conformare alle masse per poi venderlo alle stesse”. Siamo tutti ormai ingeriti da questo ciclico processo produttivo sistematico e apparentemente inarrestabile.

Una lucida sorpresa aumenta il tasso di liceità della mostra aretina; il dettaglio del San Giorgio e il Drago di Paolo Uccello, della serie Details of Renissance. L’opera d’arte riproducibile. Il capolavoro della sociologia artistica della Pop Art, che più di un qualsivoglia trattato sulla tecnica di Walter Benjamin descrive con precisione lo stato dell’arte nella contemporaneità.

Due cose deludono di questa mostra: il titolo, banalotto e inefficace, e la scelta abbastanza ingenua di apporre sotto ogni opera una citazione dell’autore; in questo modo si è perso il senso di riproducibilità tecnica dell’opera, di valore plurale dell’opera d’arte che a Warhol stava molto a cuore. Quella che si vede sotto le opere non sembra solo una citazione, ma un vessillo d’unitarietà, che di certo non si confà alla critica del soggetto – prima – e alla critica della critica d’arte –dopo – che contraddistinguono la filosofia iconostatica del New Dada wharoliano. D’altra parte l’immagine stessa di Andy Warhol e le sue citazioni da tweet pomeridiano (stessa sorte toccata a Oscar Wilde e Bukowski, per dire) hanno reso l’Artista oggetto d’arte, icona votiva pagana contemporanea.

Ci sono ampie sezioni dedicate al materiale fotografico lasciato dall’Artista newyorkese, come ad inserire anche la sua stessa immagine nel calderone autorigenerante del consumo iconografico; foto con Dalì, Dino Pedriali, Jean-Michel Basquiat, fino a dei veri e propri “autoscatti”. Attraverso la riproducibilità del soggetto-immagine nulla diventa più reificato che la Persona. Il commercio/consumo dell’immagine, della personalità, l’ascendenza sfiancata della caricatura dei simboli consegue la loro totale assenza di contenuti, rimandi, simbiosi con l’essere-nulla. La rapida e trasandata trascrizione della fonte iconografica scarnifica la proiezione reale dell’icona, la credibilità della stessa, e la imprime come mero prodotto temporale. L’entità diviene solamente tramite il suo apparire e la consunzione (tramite consumo) della sua rappresentazione. Mao, Marilyn, Mick Jagger, Madonna altro non sono che frammenti anatomici svuotati di realtà; nuove immagini votive da portafoglio, depredate di spiritualità dall’asettica e meccanica riproduzione in serie.

Debilitando dall’interno un sistematico manierismo dell’avanguardia, che stava piano piano amalgamandosi con lo scriteriato deperimento della società post-modernista, Andy Warhol ci ha regalato la più alta critica al sistema produttivo che sia mai stata fatta. Forse ha cambiato lo stesso in meglio. E noi siamo, a Lui, estremamente grati.

Nessun commento su Sempiternamente Warhol – riflessioni sulla mostra “Andy Warhol Forever” ad Arezzo

Agricoltura in Valdichiana, tra tradizione e innovazione

Nel corso di AgrieTour, il salone nazionale dell’agriturismo e dell’agricoltura multifunzionale che si è svolto ad Arezzo dal 14 al 16 novembre, è stato organizzato un interessante convegno sul futuro…

Nel corso di AgrieTour, il salone nazionale dell’agriturismo e dell’agricoltura multifunzionale che si è svolto ad Arezzo dal 14 al 16 novembre, è stato organizzato un interessante convegno sul futuro della Valdichiana e sulle strategie di sviluppo economico a partire da un elemento identitario fondante, ovvero l’agricoltura.

Al convegno hanno partecipato esponenti della Banca di Credito Cooperativo Valdichiana, del Comune di Cortona, dell’Istituto Vegni, della Confesercenti e della Confagricoltori della provincia di Arezzo. Il dibattito è partito dal tema dell’agriturismo e ha fornito importanti contributi sul tema del turismo, dello sviluppo agricolo e agroalimentare, sul rispetto dell’ambiente e del suolo come valorizzazione del patrimonio territoriale della Valdichiana.

Ha aperto il convegno Andrea Sereni, presidente della Camera di Commercio di Arezzo:

“La Toscana è la culla dell’agriturismo. Il modello dell’agriturismo tutela il paesaggio, favorisce il presidio del territorio. Quello toscano, soprattutto, è un paesaggio costruito: è artificiale, frutto di secoli di rapporto tra uomo e natura, con le leopoldine e i cipressi. Valorizzare il territorio, quindi, è il modello per uscire dalla crisi. La globalizzazione uniforma i prodotti, quindi i territori devono puntare sulla qualità aggiuntiva che riescono a produrre con la loro particolarità.”

La valorizzazione del territorio è stata portata anche a EXPO2015, grazie al video che la Camera di Commercio ha presentato nei giorni scorsi: “Arezzo, Grazie mille!”

Il convegno è proseguito con l’intervento di Mario Checcaglini, direttore della Confesercenti:

“Dobbiamo sostenere le piccole imprese del turismo, che hanno bisogno di organizzarsi per reggere il mercato internazionale. Abbiamo ormai perso il 25% della produzione industriale, se non la sostituiamo con altre attività, si creano problemi sociali enormi di disoccupazione e mancanza di sviluppo. Crediamo tutti che il turismo sia l’occasione per creare ricchezza economica. Tuttavia, manca un’organizzazione nazionale e regionale all’altezza. I turisti vengono in Toscana perchè la conoscono, ma le mancanze dell’ENIT e la chiusura delle APT non hanno affatto favorito il turismo.”

L’intervento di Albano Ricci, assessore del Comune di Cortona con deleghe al turismo, alla cultura, all’agricoltura, alle attività produttive e alle politiche giovanili, ha posto l’attenzione sulla necessità di creare un “rinascimento verde” per lo sviluppo della Valdichiana:

“Se vogliamo parlare di futuro e di progresso per il nostro territorio, dobbiamo pensare a Cortona oltre le mura. Dobbiamo pensare alla cultura e alle attività turistiche in interazione con l’agricoltura, l’ambiente, la produzione artigianale. Cultura, ambiente e territorio: tre elementi indissolubili e profondamente integrati. Abbiamo la fortuna di vivere in Valdichiana, ma dobbiamo averne cura: accanto al grande valore agricolo si accompagna un grande valore artistico e culturale. Ma deve anche dare lavoro, altrimenti è solo estetica. Il nuovo rinascimento verde della Valdichiana deve avere l’agricoltura come volano, mettere al centro l’uomo e il suo rapporto con l’ambiente. Oltretutto l’agricoltura è fondamentale anche per la salvaguardia del suolo, quindi è la custode del nostro territorio.”

La presidente di Banca Valdichiana, Mara Moretti, ha ribadito l’impegno della banca a supporto dello sviluppo del territorio:

“La nostra banca è nata nel 1908 come Cassa Rurale e Prestiti di Chiusi, quindi nasce in un ambiente rurale e artigianale, legato alla nostra tradizione. Uno dei settori da riscoprire e valorizzare è l’agricoltura. Un nuovo modo di intendere l’agricoltura che deve tener conto della tutela ambientale.”

Al centro del dibattito l’intervento del prof. Pierluigi Rossi, medico in scienze dell’alimentazione e docente dell’Università di Bologna:

“Accompagno la Banca Valdichiana da alcuni anni nel dare identità alla nostra produzione agricola. Dobbiamo svegliarci, perché i consumatori adesso hanno una domanda motivata, i comportamenti alimentari sono cambiati: dalle farine ai cereali integrali. Abbiamo perso la battaglia del grano, stiamo perdendo quella dell’olio e rischiamo di perdere quella del vino. Se facciamo delle battaglie sulla quantità perdiamo, dobbiamo puntare sulla qualità. Se seminiamo delle varietà di grano che sono in produzione anche in America o in Canada, non saremo mai nel mercato, perché i nostri prodotti costeranno di più. Le varietà moderne non sono più sostenibili per noi, dobbiamo riprendere i grani antichi e puntare sulla qualità. Le varietà moderne sono più propense a creare problemi quali la celiachia e la stipsi, si forma più glutine nell’impasto e causano danni a lungo termine nei villi intestinali. La domanda di grani antichi e di cereali integrali è in tumultuoso sviluppo, dobbiamo svegliarci e cambiare la produzione.”

convegno valdichiana 2Altri interventi hanno animato il convegno, mostrandosi in sintonia con il filo conduttore degli altri protagonisti. Il presidente di Confagricoltura, Angiolino Mancini, ha criticato il Piano paesaggistico della Regione Toscana e ha rivendicato l’importanza di coinvolgere gli agricoltori nella tutela e nello sviluppo del paesaggio. Mauro Conti, direttore di BiT Spa, ha illustrato l’importanza del progetto di Sviluppo Rurale 2014-2020 e le opportunità per le imprese, che possono rivolgersi al braccio operativo delle BCC per favorire il settore agricolo e ambientale, con tecnici che aiutano gli investimenti del settore. Infine la dirigente scolastica dell’Istituto Vegni, Maria Beatrice Capecchi, ha presentato i nuovi progetti formativi del Polo Tecnico delle Capezzine, che da 128 anni risponde alle esigenze della società e dell’economia prevalentemente agricola del nostro territorio.

Le conclusioni sono state affidate al direttore generale di Banca Valdichiana, Fulvio Benicchi:

“Tutti gli interventi sono stati collegati da due temi principali: tradizione e innovazione. Passato e futuro: il passato come valore del nostro territorio, da cui dobbiamo trarre la forza necessaria per guardare al futuro della Valdichiana. Tutti vogliamo agire in sinergia, dobbiamo mettere in comune risorse, opportunità e idee per superare alla crisi e guardare al domani con maggiore sicurezza, spinti dall’entusiasmo e dalla concretezza. Questa iniziativa è stata un punto di partenza. Insieme, per crescere insieme: noi ci siamo.”

1 commento su Agricoltura in Valdichiana, tra tradizione e innovazione

AgrieTour: grande successo per la tredicesima edizione

Due leggi presentate, presenza istituzionale suggellata dalla partecipazione del Viceministro alle Politiche agricole, Andrea Olivero e dal Direttore Generale del Mipaaf, Giuseppe Cacopardi. 15mila visitatori, +20% rispetto al 2013, quasi…

Due leggi presentate, presenza istituzionale suggellata dalla partecipazione del Viceministro alle Politiche agricole, Andrea Olivero e dal Direttore Generale del Mipaaf, Giuseppe Cacopardi. 15mila visitatori, +20% rispetto al 2013, quasi 100 buyer stranieri a conoscere l’offerta agrituristica italiana, oltre settanta tra convegni, cooking show, incontri, tra i quali spiccano le presentazioni delle due normative di settore (classificazione unificata e agricoltura sociale) e gli Stati generali delle fattorie didattiche.
Sono solo alcuni dei numeri che hanno caratterizzato l’edizione numero 13 di AgrieTour, il Salone nazionale dell’agriturismo e dell’agricoltura multifunzionale che si è chiuso oggi ad Arezzo Fiere e Congressi.

«Il successo di questa fiera non va misurato solo nei numeri, comunque in crescita, dei visitatori – dice Andrea Boldi, presidente di Arezzo Fiere – ma anche e soprattutto con la qualità dei contenuti offerti in tre giorni agli espositori, agli operatori e agli addetti di un settore che continua a crescere, per questo siamo convinti che Arezzo sia sempre più punto di riferimento per l’agriturismo».

SICILIA 1 (1)Il viceministro Andrea Olivero per presentare la legge sull’agricoltura sociale. A sottolineare l’importanza per il settore dell’agriturismo che la manifestazione si è conquistata in questi anni, è stata la presenza del viceministro Olivero arrivato ad Arezzo per presentare la nuova legge sull’agricoltura sociale.

«L’agricoltura che vogliamo – ha detto Andrea Olivero – punta alla qualità, alla sostenibilità ambientale e alla promozione e custodia del territorio, con la sua storia, i suoi paesaggi ma soprattutto le sue comunità coese e solidali. L’agricoltura sociale non è una nicchia, ma l’avamposto della nuova agricoltura responsabile che l’Italia vuole proporre al mondo ad Expo2015».

Dopo trent’anni arriva la classificazione unitaria degli agriturismi. E sempre a conferma del ruolo di primo piano che Arezzo ha nel settore, ad AgriteTour è stata presentata la nuova legge di classificazione unitaria degli agriturismi. Saranno i “soli” che richiamano nell’Italia nell’immaginario collettivo e la associano a relax, campagna, buon vivere, a dare la valutazione delle strutture, uno strumento utile soprattutto per gli stranieri.

Cucina tipica per la riscoperta delle origini. Il legame tra cultura, territorio e agricoltura si vive in un agriturismo attraverso la cucina. Con il Campionato di Cucina Contadina, AgrieTour vuole celebrare ogni anno le tradizioni che hanno reso celebre il made in Italy gastronomico. Questo il campionato è stato vinto da Rosa Lella della Masseria Ferri di Ostuni (Br) con le “Orecchiette alle Cime di Rapa”.

AgrieTour, una manifestazione pensata anche per la domanda straniera e per la formazione. La domanda che arriva dall’estero è importante il mercato del turismo all’aria aperta. E’ per questo che AgrieTour è anche il momento di incontro tra domanda e offerta con il workshop internazionale che si è svolto nei primi due giorni di fiera. Una selezionata presenza di buyer specializzati, oltre 80, provenienti da tutto il mondo e interessati a scoprire le novità dell’offerta nazionale del settore. Tra i mercati rappresentati per questa edizione, oltre a quelli storici come la Germania, Olanda, Giappone, Russia, Usa, Argentina e Brasile, anche realtà emergenti, tra le quali la Cina, l’India e altri paesi orientali. Successo anche per i master

«I contenuti che questa fiera offre sono sempre più apprezzati – spiega Carlo Hausmann, responsabile tecnico di AgrieTour – tanto che i master sull’agriturismo quest’anno hanno registrato il tutto esaurito ben prima di cominciare e la presenza forte del Mipaaf e delle istituzioni locali dà ancora più valore a questa manifestazione che negli anni ha contribuito alla crescita e alla diversificazione di questo comparto».

Cresce il settore, +2,1%. Il salone aretino è stato anche l’arena nella quale è stato presentata anche quest’anno l’indagine Istat. Ed è emerso che nonostante crisi e recessione, l’agriturismo Italia continua a crescere. Nel 2013 il numero delle aziende ha raggiunto quota 20.897, 423 in più rispetto al 2012, aumentate soprattutto al Nord, +6,1% e meno al Centro, +1,1% mentre sono in calo al Sud, -2,1%. Le donne guidano 7.436 strutture, +2,4% rispetto al 2012. Negli ultimi dieci anni il comparto è cresciuto del 60,5%, da 13.019 a 20.897, crescono i posti letto, +94mila, quelli a sedere, +158mila, e crescono anche quelle che fanno altre attività, dalla degustazione alla fattoria didattica allo sport.

L’Italia raccontata attraverso gli agriturismi di AgrieTour. Ad Arezzo per tre giorni è stato possibile percorrere il giro della penisola attraverso la cultura gastronomica. Così si scoprono i susamelli romani proposti dall’agriturismo l’Ulivarella di Velletri (Roma), dolci con la buccia di mandarino, miele non trattato secondO la classica ricetta del Frusinate. Ma dal Lazio arriva anche il sapone al maiale. I saponi oggi si fanno tutti con gli oli di scarto, invece l’Uliverella utilizza lo strutto proprio perché del maiale non si butta via niente. L’azienda agricola delle Murge territorio di Bari ha riscoperto la Ricotta Forte, una ricotta spalmabile che si ricava dalla ricotta fatta acidificare. Dal Gal “I sentieri del Buon Vivere” di Salerno hanno portato il “Coniglio Imbuttunato”, un piatto di filiera, fatto con le tipicità locali delle quattro zone diverse dei quattro agriturismi che lo hanno ideato ovvero, Laviano, San Gregorio Magno, Ricigliano e Contursi, in provincia di Salerno.

Edilizia biosostenibile per chiudere la filiera Agritour e Stes un binomio vincente per sviluppare il recupero edilizio e la vivibilità delle nostre campagne ed anche delle nostre vite. Anche questo salone ha registrato un grande successo di presenze a dimostrare che il connubio può funzionare.

Comunicato stampa di Agrietour del 16 novembre 2014.
Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla nostra redazione

Nessun commento su AgrieTour: grande successo per la tredicesima edizione

Agrietour: con Agrisocial si apre all’agricoltura sociale

L’agricoltura è in grado di abbattere le barriere, quelle sociali. Di come l’agricoltura sia in grado di coniugare un simile aspetto se ne è parlato sabato 15 novembre ad Arezzo, ad…

L’agricoltura è in grado di abbattere le barriere, quelle sociali. Di come l’agricoltura sia in grado di coniugare un simile aspetto se ne è parlato sabato 15 novembre ad Arezzo, ad AgrieTour durante un seminario organizzato in collaborazione con il MIPAAF e al quale ha preso parte il viceministro alle Politiche agricole, Andrea Olivero.

«Il convegno di oggi è stata un’importante occasione per ribadire il ruolo dell’agricoltura sociale nella costruzione dei sistemi di welfare nelle aree rurali, le testimonianze presentate e il dibattito che ne è seguito hanno rafforzato la mia convinzione a proseguire nell’azione di indirizzo legislativo, finalizzato a dare un primo quadro regolativo di supporto». E, come ha sottolineato il viceministro, «Le innovazioni che verranno introdotte con pratiche di agricoltura sociale avranno senza dubbio effetti di rilievo soprattutto per le future generazioni e, attraverso azioni mirate, contribuiranno ad esprimere il valore intrinseco di quella sostenibilità che intendo portare avanti con il mio mandato».

Agricoltura declinata al sociale. A spiegare come meglio possa declinarsi l’agricoltura negli aspetti legati al sociale, è stato Francesco Di Iacovo del Comitato Consultivo Mipaaf agricoltura sociale.

«È indubbiamente una frontiera dell’innovazione in agricoltura. Le pratiche operano a cavallo di settori, competenze, rifondando valori e modalità di contribuire alla creazione di valore economico e sociale in tempi difficili. Ma proprio la rottura delle barriere e la riarticolazione dei saperi è elemento centrale dell’innovazione in agricoltura sociale».

Le soluzioni sono contenute nella legge sull’agricoltura sociale approvata dalla Camera dei Deputati. Le Regioni definiscono linee guida, ma in mancanza degli interventi regionali è lo Stato a intervenire. Veneto e Liguria hanno già definito le linee guida, aspetto cruciale per il modo in cui le pratiche di agricoltura sociale possono prendere forma attraverso l’interazione di Comuni e Asl. Il primo territorio che in Italia ha formalizzato procedure di riconoscimento delle pratiche di agricoltura sociale è stata la Società della Salute della Valdera (www.sdsvaldera.it), in Toscana.

Come ha raccontato all’incontro ad Arezzo, il percorso vede discussioni al quale partecipano pubblico e privato. È nata una carta di principi, una modalità per riconoscere e registrare i portatori di progetto di agricoltura sociale, che ha codificato dieci tipologie di servizio di agricoltura sociale per le diverse tipologie di utenza, ha attuato processi di valorizzazione dei prodotti di agricoltura sociale.

Il sociale dà Buoni Frutti. Tra i progetti presentati I Buoni Frutti, un marchio e un sistema di franchising per il sociale che caratterizza chi produce e lo rende riconoscibile a chi acquista. I Buoni Frutti è un progetto di AiCARE (www.aicare.it) e del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Pisa. L’obiettivo è quello di valorizzare i prodotti realizzati all’interno di percorsi di agricoltura sociale e promuovere buoni progetti di agricoltura sociale mediante la diffusione di modelli di lavoro testati.
E’ un modello originale di franchising sociale nel campo dell’agricoltura e del welfare, fondato su un marchio e su un’idea di agricoltura sociale innovativa come esperienza di incontro fra persone e comunità. I Buoni Frutti è un sistema di rete che consente alle persone di lavorare insieme e condividere valori ed obiettivi sociali e lega i diversi soggetti coinvolti: ricerca e sistema delle competenze tecniche responsabili e gestori del marchio, imprenditori sociali, servizi sociali, consumatori, territori e soggetti di diversa natura a livello locale. Il marchio I Buoni Frutti fornisce alle imprese e ai territori un forte elemento identitario, in quanto rappresenta l’aspetto tangibile di appartenenza al network (franchisees e franchisor) dell’agricoltura sociale in Italia che condivide le finalità e i valori espressi nel Manifesto I Buoni Frutti (www.ibuonifrutti.eu).

Pratiche sociali con il volontariato. Proprio con lo scopo di favorire la conoscenza dell’agricoltura sociale, il Cesvot, Centro Servizi Volontariato Toscana, ha illustrato sempre a AgrieTour il proprio percorso, realizzato insieme al Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Pisa nel 2012: “Agricoltura sociale e volontariato in Toscana”. Il lavoro elabora due diversi livelli di lettura. Un primo livello di conoscenza generale che si rivolge a ciascuna tipologia di associazione, indipendentemente dal tipo di sentiero che intende intraprendere e un livello di approfondimento per il quale ciascuna associazione può approfondire la parte specifica collegata al suo percorso di sviluppo. Il lavoro è scaricabile dal sito del Cesvot.

Pratiche innovative della cooperazione sociale agricola e delle imprese agricole. L’agricoltura sociale apre possibilità per generare sistemi ibridi di impresa collaborativi come dimostra l’esempio di Cavoli Nostri. Nata sui terreni del Cottolengo nella cinta periurbana torinese, Cavoli Nostri è una cooperativa sociale agricola capace di creare valore economico e sociale mediante una intelligente ed appassionata attività che lega professionalità agricola, coinvolgimento di persone autistiche della comunità del Cottolengo di Feletto e una rete di produttori agricoli responsabili che partecipano ad una rete di agricoltura sociale avviata da Coldiretti Torino. L’esperienza di collaborazione assicura oggi lavoro inclusivo e nuove posizioni di lavoro sostenute dai soli processi produttivi agricoli avviati anche grazie alla capacità imprenditoriale degli agricoltori della rete. Esempio replicabile dove la collaborazione viene posta al centro del processo di innovazione sociale.

Comunicato di AgrieTour del 16 novembre 2014.
Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla nostra redazione.

Nessun commento su Agrietour: con Agrisocial si apre all’agricoltura sociale

Agrietour: il programma di Sabato 15 novembre

Di seguito il programma di AGRIETOUR per sabato 15 novembre. Ore 9:00 – Convegno dal titolo Salone S.T.E.S. La riqualificazione energetica ed ambientale sostenibile, a cura della Camera di Commercio di…

Di seguito il programma di AGRIETOUR per sabato 15 novembre.

Ore 9:00
– Convegno dal titolo Salone S.T.E.S. La riqualificazione energetica ed ambientale sostenibile, a cura della Camera di Commercio di Arezzo.
Ore 10:00
– Convegno sull’Agriturismo in Toscana a cura di Toscana Promozione;
– Regione Marche organizza un convegno dal titolo Rurale & Sociale Marche: l’impresa diversamente agricola;
– A.N.A.I. curerà il Convegno APIETOUR Sicurezza alimentare – il miele e L’importante ruolo del Corpo Forestale dello Stato.
Ore 10:30
– La E.A.R.T.H. Academy organizza un convegno dal titolo Rural Bloggers: sempre connessi con il Mondo Rurale, 2014-2020.
Ore 11:00
– Convegno sul Turismo Naturalistico Slow in Toscana a cura di Agriturismo.com e patrocinato Toscana Promozione.
Ore 12:00
– AGRIETOUR, in collaborazione con AGRIGIOCHIAMO, organizza  un seminario dal titolo Gli aspetti antropologici e sociologici dell’esperienza in fattoria didattica.
Ore 14:30
– Turismo Verde organizza il seminario “L’agriturismo nella nuova programmazione regionale, gli spazi di lavoro nei PSR, nei GAL e nei porgrammi di sviluppo locale”.
Ore 15:00
– FIAB/REGIONE TOSCANA/MIN AMBIENTE ha in programma il convegno dal titolo “La Rete Ciclabile Nazionale: stato attuale e prospettive”.
Dalle ore 16:00
– Il MIPAAF organizza il convegno “Agricoltura sociale: l’innovazione per un modello di welfare rurale”, il quale vedrà la presenza del Viceministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Andrea Olivero.
Ore 18:00
– Incontro Nazionale “Promuovere il mondo rurale, i suoi prodotti, le nuove opportunità per un turismo itinerante attraverso la natura” a cura di PleinAir con la partecipazione di A.C.T. Italia

Comunicato stampa di AGRIETOUR del 14 novembre 2014.
Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla nostra redazione.

Nessun commento su Agrietour: il programma di Sabato 15 novembre

Banca Valdichiana: obiettivo puntato sulla Valdichiana

L’intera giornata di sabato 15 novembre sarà dedicata da Banca Valdichiana a questo territorio che rappresenta la sua area di riferimento. Nella mattinata, infatti, si svolgerà il convegno “Valdichiana: tradizione…

L’intera giornata di sabato 15 novembre sarà dedicata da Banca Valdichiana a questo territorio che rappresenta la sua area di riferimento. Nella mattinata, infatti, si svolgerà il convegno “Valdichiana: tradizione e innovazione” nell’ambito di Agri e Tour ad Arezzo, mentre nel pomeriggio verrà inaugurata a Cortona la mostra delle foto inviate nell’ambito del concorso “Sguardi sulla Valdichiana” promosso dall’associazione “Noi Giovani” di Banca Valdichiana.

Banca Valdichiana insieme con BIT spa e Iccrea BancaImpresa, società sue partner per il “Progetto 3A”, allo scopo di mettere in luce le potenzialità economiche del territorio della Valdichiana dal punto di vista dell’agricoltura, agroalimentare e ambiente, sarà presente con un proprio stand ad AGRIeTOUR, salone nazionale dell’agriturismo e dell’agricoltura multifunzionale, che si terrà ad Arezzo presso il Centro Arezzo fiere e Congressi dal 14 al 16 novembre. Nella mattinata di sabato 15 novembre, a partire dalle 10, si svolgerà nell’ambito di AgrieTour il convegno “Valdichiana: tradizione e innovazione”, promosso da Confesercenti. Al convegno interverranno la Presidentessa di Banca Valdichiana, Mara Moretti, e il Direttore Fulvio Benicchi, il direttore di Confesercenti Arezzo, Mario Checcaglini, l’assessore alle politiche economiche di Cortona, Albano Ricci, il professor Pierluigi Rossi, medico specialista in scienze dell’alimentazione. Quest’ultimo parlerà dei cereali della Valdichiana, tra tradizione e innovazione, e ci sarà anche una rappresentanza dell’Istituto Vegni di Cortona, che illustrerà il progetto avviato in collaborazione anche con la Banca, che darà vita ad una cooperativa scuola-lavoro, che consentirà ai ragazzi, una volta finiti gli studi presso l’Istituto agrario, di fare le esperienze necessarie per inserirsi poi nel mondo del lavoro. Banca Valdichiana sarà presente al salone nazionale Agri e Tour con  grande stand per tutti e tre i giorni della Fiera:

“un’ottima opportunità – spiegano la Presidente Moretti e il Direttore Benicchi della BCC – per illustrare agli operatori non solo del territorio, ma di livello nazionale, i servizi e le opportunità che la Banca mette loro a disposizione in questo settore grazie alla collaborazione con istituzioni e società partner”.

Nel pomeriggio di sabato 15 novembre invece, alle ore 15, verrà inaugurata a Cortona, in via Nazionale 60, la mostra fotografica “Sguardi sulla Valdichiana” nell’ambito della quale verranno esposte le cinquanta foto ritenute più belle tra quelle inviate in occasione dell’omonimo concorso indetto da “Noi Giovani”, l’associazione che riunisce i soci di Banca Valdichiana di età inferiore ai 35 anni. Tra le foto esposte saranno presenti anche le sei foto vincitrici selezionate dalla giuria composta da Antonio Carloni, Alessio Barbini e Nicola Tiezzi. Ai loro autori – Marco Mazzolai di Torrita di Siena, Giacomo Bischeri di Monte San Savino, Michele Genito di Montepulciano, Federico Cacioli di Castiglion Fiorentino, Maura Talozzi di Chiusi e Luca Micheli di Chianciano – verranno consegnati i premi sabato 22 novembre a Chiusi, nell’ambito della cerimonia di consegna delle Borse di Studio di Banca Valdichiana. Tra le cinquanta foto in mostra, i visitatori inoltre potranno scegliere  le dodici immagini che preferiscono, e che andranno ad abbellire il calendario 2015 di Banca Valdichiana.

Comunicato Stampa di Banca Valdichiana del 12/11/2014. Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla nostra redazione.

Nessun commento su Banca Valdichiana: obiettivo puntato sulla Valdichiana

Type on the field below and hit Enter/Return to search