La Valdichiana

La Valdichiana

Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: alimentazione

Nutrizione, alimentazione e sostenibilità ai giorni nostri

“Nutrizione, alimentazione e sostenibilità ai giorni nostri”: sono stati questi i temi al centro della tavola rotonda organizzata a Serre di Rapolano lo scorso 17 novembre da Fisar in rosa,…

“Nutrizione, alimentazione e sostenibilità ai giorni nostri”: sono stati questi i temi al centro della tavola rotonda organizzata a Serre di Rapolano lo scorso 17 novembre da Fisar in rosa, progetto nato circa quattro anni fa e promosso dal Consiglio Nazionale Fisar, con l’obiettivo di coinvolgere le tante sommelier già presenti nella Federazione e valorizzare così la presenza femminile nel settore enoico.

«Un ambiente non soltanto per le sommelier – ha fatto notare Luisella Rubin, responsabile nazionale Fisar in rosa – ma anche per le ristoratrici e tutte le figure che gravitano attorno al mondo dell’enogatronomia, capaci di trattare il cibo con una particolare sensibilità e attenzione».

L’evento di sabato, diretto dal consigliere nazionale Fisar Nicola Masiello, ha visto la partecipazione di personalità autorevoli, che da diverse prospettive hanno fornito ampi spunti di riflessione su tematiche dalle profonde radici culturali, ma al tempo stesso in continua evoluzione.

I cambiamenti della società, con le loro conseguenze sulle abitudini di vita sia in termini di consumi che di relazione con diffuse patologie cardiovascolari e oncologiche, sono stati oggetto dell’intervento del Dottor Giorgio Ciacci, endocrinologo, che ha posto l’accento sugli aspetti dell’alimentazione più legati alla salute, senza tralasciare qualche accenno alle dinamiche di psicologia cognitiva connesse alla scelta del cibo da parte dell’individuo.

La Dottoressa Elisabetta Kustermann, docente presso la Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale, ha invece presentato una panoramica delle principali caratteristiche della cucina tipica giapponese, cinese, indiana e africana, esponendo le differenze più salienti per quanto riguarda gli ingredienti, con un particolare e interessante riferimento alla spiegazione dell’origine di alcune pietanze. D’altronde il mangiare non è soltanto una questione di sapore, ma anche di sapere, e come tale va insegnato, meglio se fin dalla più giovane età. Questa la missione di cui ha parlato il Dottor Fabio Margheri, Presidente del Consorzio Coltibio, gruppo di cooperative attivo nelle province di Firenze, Prato, Pistoia, Grosseto e Lucca.

«Una buona gestione delle risorse alimentari – ha spiegato Margheri – va accompagnata ad un’educazione al cibo che valorizzi le produzioni a km0, piuttosto che un’alimentazione omologata. Per questo è importante che le nuove generazioni ricevano un messaggio educativo sulla portata culturale del cibo».

E non poteva dunque mancare chi lavora ai fornelli. Gabriella Cesari, forse meglio nota come “Lella”, della scuola di cucina aperta più di venti anni fa in via Fontebranda a Siena, ha arricchito il dibattito con la sua esperienza di cuoca per trattare il tema della preparazione dei piatti, alla luce del poco tempo che le viene oggi dedicato. Gianna Neri, produttrice di vino nel territorio di Montalcino, ha concluso con un intervento dal titolo “Cibo e vino: due alimenti che si completano”, sul rapporto tra questi due mondi che sanno esaltarsi a vicenda.

Tante le sfaccettature, insomma, per quello che alla fine si è rivelata una coclusione condivisa da tutti: la considerazione dell’unione tra vino e cibo come un binomio da promuovere sostenendo qualità e biodiversità.

Nessun commento su Nutrizione, alimentazione e sostenibilità ai giorni nostri

I benefici di una dieta stagionale con i prodotti tipici della Valdichiana

In che stagione si può raccogliere il porro? Quali sono i mesi in cui è possibile mangiare il finocchio? Tutti, verrebbe da rispondere, vedendo la disponibilità di queste verdure sugli…

In che stagione si può raccogliere il porro? Quali sono i mesi in cui è possibile mangiare il finocchio? Tutti, verrebbe da rispondere, vedendo la disponibilità di queste verdure sugli scaffali dei supermercati. In realtà, in natura sarebbe molto difficile trovarle in estate, essendo il loro tempo di raccolta l’autunno.
Non siamo più abituati a prestare attenzione ai cicli agricoli, non è più importante conoscere le stagioni per avere la certezza di mangiare. Viviamo in un tempo di abbondanza costante che ci permette di non preoccuparcene, di non sapere. È un sistema globale così comodo che pochi sarebbero disposti a rinunciarvi. Come dire di no alle spremute di arancia ad agosto o alle fragole con lo zucchero a Natale? Eppure, questa disponibilità infinita di cibo ha un prezzo. Oltre al distaccamento dell’uomo dalla natura e dai suoi ritmi, la tassa che paghiamo per questa abbondanza è nutrizionale, economica ed ecologica.

È anche vero che viviamo in un’era di globalizzazione, e da qualche parte nel mondo è sempre la stagione giusta per raccogliere qualcosa. Per questo abbiamo le arance e i pompelmi dal Sudafrica o i kiwi dal Cile. Ma abbiamo veramente bisogno di mangiare i melograni a luglio (i melograni a luglio!!) o bere spremute tutte le mattine? Comprare cibo importato costa di più in cambio di una qualità inferiore. Forse non diamo più importanza ai sapori, forse siamo troppo abituati a mangiare frutta e verdura insipide. I pomodori di gennaio, pallidi e tristi, non avranno mai lo stesso sapore di quelli cresciuti e maturati bene sotto il sole estivo. Per questo esistono le conserve: per mantenere i sapori e usare i prodotti dell’estate anche in inverno.

C’è anche la questione della località. Perché comprare l’aglio spagnolo quando in Valdichiana abbonda e può essere coltivato anche in vaso (e i boccioli sono pure edibili)? Per risparmiare 80 centesimi? Quando un prodotto importato costa meno di un prodotto locale dovremmo fermarci a riflettere un attimo su cosa stiamo pagando, quindi. Quale potrà essere la qualità di quell’aglio che costa poco, nel cui prezzo è inclusa una lunghissima filiera di trasporto?
Abbiamo la fortuna di vivere in un territorio ricchissimo, in un Paese ricchissimo e vario dal punto di vista alimentare: tutelare il nostro territorio, il nostro suolo, le sue specie tipiche e coloro che si impegnano per mantenerli sempre in salute è una cosa importante.

Tra le varie correnti alimentari contemporanee, sta riprendendo piede la più antica dieta stagionale, ovvero quella che l’umanità era obbligata a seguire prima dell’avvento dei supermercati e dell’agricoltura industriale.

Quali sono i vantaggi che si ottengono scegliendo di seguire una dieta stagionale?


Molti studi indicano che i microbi all’interno del nostro intestino non rimangono gli stessi tutto l’anno, ma sembrano variare proprio a seconda delle stagioni in modo da essere più efficienti ad elaborare certi tipi di sostanze.
Spesso, i cibi stagionali sono più ricchi di quelle sostanze che ci sono utili per affrontare il freddo dell’inverno o il caldo torrido dell’estate.
I prodotti che richiedono lunghi tempi di trasporto e immagazzinamento dovranno essere trattati per durare di più, e quindi saranno più facilmente soggetti a contaminazioni chimiche derivate dai trattamenti di conservazione.


Perché il sapore dei prodotti stagionali è sempre più ricco, più intenso. Può essere sorprendente la differenza di gusto tra un prodotto raccolto e venduto fuori stagione e lo stesso frutto mangiato nella sua stagione, coltivato nel modo più naturale e maturato bene. La conservazione prolungata in ambienti refrigerati danneggia il sapore, quindi più fresco sarà il nostro cibo più sarà buono e nutriente! Tanti prodotti vengono raccolti acerbi e fatti maturare forzatamente prima di essere messi in vendita sugli scaffali dei supermercati (succede principalmente con i prodotti esotici e importati), e anche questo impedisce che i vegetali acquistino sapore.


I prodotti stagionali e locali sono più ricchi di sostanze nutrienti perché hanno avuto il tempo di raggiungere la maturazione a terra e non hanno subito processi di conservazione industriale. Più tempo passa tra la raccolta di un prodotto vegetale e il suo consumo, più grave sarà la perdita in antiossidanti e nutrienti. Per esempio, gli spinaci e i fagiolini perdono anche due terzi del loro contenuto di vitamina C entro una settimana dal raccolto. Aggiungiamoci i lunghi tempi di trasporto e il tempo passato sugli scaffali dei negozi, e possiamo solo immaginare quanto di nutriente possa rimanere in una verdura. Lo stesso concetto vale per l’alimentazione del bestiame, e di conseguenza anche il valore nutrizionale del latte varia a seconda dell’alimentazione degli animali, che in estate mangeranno più cibo fresco e nutriente.


I prodotti stagionali sono meno costosi perché la loro produzione è meno dispendiosa: essendo spontanea richiede meno trattamenti chimici e non ci sono costi di importazione. Inoltre, richiedono meno imballaggi (che ci vengono sempre fatti pagare), tempi di trasporto più brevi e hanno meno costi logistici.


I prodotti stagionali hanno meno bisogno di pesticidi e di interventi umani per crescere bene. I prodotti stagionali sono solitamente locali o richiedono viaggi più brevi, riducendo l’inquinamento causato dal trasporto del cibo.


Mangiare cibo locale e stagionale ci può aiutare a conoscere i produttori locali, a supportare l’economia del nostro territorio e a conoscerlo più a fondo, creando una comunità più unita.


Mangiando stagionale, si è spinti a comprare in maniera più oculata e a cucinare di più. Può essere un investimento a livello di tempo, ma sicuramente un beneficio per la salute: mangiando meno cibo industriale e studiando diversi modi per cucinare una determinata verdura, la nostra dieta sarà più sana e variegata. Conoscendo a fondo una verdura se ne scoprono infiniti usi, tutti i modi per conservarla e per assaporarla abbinata a diverse pietanze.

Un aspetto da non sottovalutare è la conoscenza delle stagioni e della natura che deriva dal seguire una dieta stagionale. Essere in armonia con il proprio ecosistema ci fa essere più sani e sereni, e ci rende anche più coscienti della sua salute, della sua fragilità e della sua importanza per la nostra sopravvivenza.

Per cibo stagionale si intendono quei prodotti che crescono e maturano naturalmente nella regione in cui viviamo. Al giorno d’oggi sarebbe un sacrificio forse eccessivo rinunciare alle arance di Sicilia per qualcuno che vive in Toscana, quindi il concetto di ‘locale’ si può, in certi casi, estendere a tutto il Paese, sebbene i veri prodotti a chilometro zero siano quelli venduti all’interno della zona di produzione.

La Valdichiana è un territorio dalla forte vocazione agricola, fertile e adatto alla coltivazione di molte varietà vegetali e all’allevamento, e vanta anche numerose specie locali che vengono coltivate solo sul suo territorio, alcune delle quali sono:

Aglione della Valdichiana

Mela rugginosa della Valdichiana

Cocomero nero della Valdichiana

Susina Coscia di Monaca

Pesca cotogna toscana

Fagiolina del Trasimeno

Non dimentichiamoci poi dell’olio, del vino, dei formaggi e della carne, e di tutti gli altri prodotti regionali che è possibile consultare nell’elenco fornito dalla Regione Toscana. Un capitolo a parte meriterebbero poi le erbe selvatiche, come la cicoria, la portulaca, l’ortica, la piantaggine o il tarassaco, tutte abbondanti nei nostri giardini dalla primavera all’autunno e perfettamente commestibili!

Per chi volesse provare a seguire un’alimentazione in armonia con le stagioni, esistono diversi siti che riportano l’elenco della frutta e della verdura tipici della nostra penisola disponibili mese per mese, come ad esempio Verdure di StagioneGreenMe.


Fonti:

https://www.theguardian.com/lifeandstyle/wordofmouth/2014/aug/12/seasonal-eating-vegetables-uk-does-it-matter
https://www.medimagazine.it/perche-e-meglio-scegliere-alimenti-di-stagione/
http://www.viversano.net/tag/mangiare-di-stagione/
http://www.regione.toscana.it/piramide-alimentare-toscana/i-livelli-della-piramide/1.-frutta-e-verdura
http://www.iltempo.it/cronache/2015/12/16/news/frutta-stagionale-un-gusto-unico-996349/

Nessun commento su I benefici di una dieta stagionale con i prodotti tipici della Valdichiana

Il cibo, la genetica e il Karma

“Il tuo corpo non appartiene a te, ma appartiene ai tuoi antenati e al mondo circostante, per cui bisogna ringraziarlo con un’alimentazione consapevole, poiché siamo ciò che mangiamo” (Buddha) Mercoledì…

“Il tuo corpo non appartiene a te, ma appartiene ai tuoi antenati e al mondo circostante, per cui bisogna ringraziarlo con un’alimentazione consapevole, poiché siamo ciò che mangiamo” (Buddha)

Mercoledì 4 febbraio, nell’Aula Magna dell’Istituto Nazionale dei tumori di Milano, si è tenuta la conferenza “Il cibo, la genetica e il Karma”, del Medico Epidemiologo Dott. Franco Berrino, che da oltre tren’anni indaga la correlazione tra alimentazione, stile di vita e prevenzione dei tumori. Per anni si è creduto che il nostro destino fosse scritto nei geni che abbiamo ereditato dai nostri genitori, quindi nel nostro DNA, che può essere danneggiato da cause ambientali, come radiazioni, virus, sostanze mutagene o altro, ma che non è in nostro potere modificare.

Nel secondo millennio questa idea è stata modificata: “Gli studi biomedici hanno dimostrato l’esistenza di una rete immensamente complessa di vie di segnale metaboliche, ancestralmente conservate, che se opportunamente modulate possono prevenire o rallentare l’accumulo di danni alle cellule, aumentare la durata della vita libera da malattie o facilitare le guarigioni” – spiega il dottor Berrino.

Il DNA, infatti, contiene un milione di interruttori che possono accendere e spegnere i nostri geni e modificarne l’azione. Come possiamo agire su questi interruttori? Attraverso il Karma cioè attraverso l’‘Azione’, come sottolineato da Pietro Archinati: “Tutto ciò che accade all’uomo ha in lui la causa più profonda” (Il Ternario Ed.2002).

immagine1 immagine2

La soluzione per agire sul nostro DNA : la rivoluzione epigenetica. Esiste la Grande Via, formata a sua volta da tre percorsi, suggerisce il professore: la Via del Cibo (alimentazione macrobiotica e mediterranea), la Via del Movimento (e del Cambiamento, modificare le nostre abitudini) e la Via Spirituale (quella della Meditazione). La via del cibo, vuol dire rispettare la terra, rispettare il cibo, rispettare i micorbi (preferire il consumo di prodotti freschi ), consumare i prodotti secondo la stagionalità. Cucinare con amore, riconoscere l’esistenza di un’energia dei cibi, ricordandoci che il cibo è in grado di influenzare l’espressione genica. Molti studdi hanno conferma to che alcune sostanze contenute nei cibi, come genisteina della soia, la curcumina, i composti solforati del cavolo e dell’aglio, il resveratrolo dell’uova rossa e delle arachidi, sono in grado di influenzare l’acetilazione e la metilazione del DNA. Queste sostanze, presenti naturalmente negli alimenti, devono essere assunti quotidianamente, attraverso un’alimentazione composta da cibi naturali e freschi. Non assumiamoli sotto forma di integratori, potremmo solo fare dei danni. (“Epigenetic modifications by dietary phytochemicals: implications for personalized nutrition” Shankar S1, Kumar D, Srivastava RK. 2013)

Importante è anche la restrizione calorica, aiuta a mantenere bassi i livelli di insulina e glicemia e agisce anche sul DNA riducendo così il rischio di patologie croniche e soprattutto dei tumori.

Sostanze molto utili sono:

  • La cannella blocca i recettori per IGF-1(importante fattore di crescita tumorale) ed è utile metterla nei dolci in quanto diminuisce notevolmente l’innalzamento della glicemia;
  • L’acido ellagico contenuto all’interno dei mirtilli e dei lamponi, blocca i recettori del fattore di crescita epidermico;
  • La quercitina che sta nelle cipolle e nelle mele, la genisteina che sta nelle soia attiva un’antioncogene e quindi rafforza questa sua funzione antitumorale;
  • La luteolina, che si trova nel tarassaco, blocca fattori di crescita tumorali;
  • La Delfinidina, nel melograno, l’apigenina, nel sedano, la curcumina, le antocianine dei mirtille e delle bacche spengono un gene oncogenico.

I consigli che possono essere dati per ridurre il rischio di tumore, visto che ancora gli studi sul DNA sono poco diffusi sono:

  • Ridurre l’infiammazione, limitando il consumo di prodotti di origine animale, ESCLUSO il pesce;
  • Tenere bassa la glicemia e l’insulina, evitando il consumo di prodotti contenenti zuccheri e farine raffinate . Lo zucchero è in grado di attivare un’oncogene, il quale a sua volta attiva un particolare mRNA che blocca le cellule che stimolano la proliferazione cellulare e quindi la possibile progressione del tumore;
  • Tenere bassi i fattori di crescita che stimolano la crescita, limitando il consumo di latte e derivati.

La via del movimento e del cambiamento: “La salute è la capacità di adattarsi al cambiamento”, vuol dire fare esercizio fisico tutti i giorni, per almeno mezz’ora al giorno, riducendo così la vita sedentaria, in quanto anche questo è in grado di influenzare la metilazione del DNA.

La via spirituale: le patiche spirituali influenzano il benessere mentale e fisico. Utile può essere svolgere dello Yoga ed è stato visto che attraverso la semplice meditazione, si è in grado di ridurre lo stato infiammatorio, migliorare lo stato di salute e lo stato di benessere psico- fisico.

Quindi consiglio finale è quello di coltivare la nostra spiritualità, di tornare in cucina, mangiare una grande varietà di cibi e pratichiamo del movimento, cambiamo le nostre abitudini.

Nessun commento su Il cibo, la genetica e il Karma

Terapie ormonali e il trattamento degli effetti collaterali con l’alimentazione

Ottobre il mese della donna . Dopo la presentazione delle attività del progetto SMARTFOOD da parte di Lucilla Titta, Coordinatrice del Programma Smartfood IEO, il nuovo ’incontro si apre con…

Ottobre il mese della donna . Dopo la presentazione delle attività del progetto SMARTFOOD da parte di Lucilla Titta, Coordinatrice del Programma Smartfood IEO, il nuovo ’incontro si apre con il Dottor Giuseppe Curigliano, Direttore della Divisione di Sviluppo Nuovi Farmaci per Terapie Innovative IEO.

Dopo una breve presentazione riguardante le caratteristiche del tumore mammario e la sua progressione, sono state descritte le caratteristiche delle terapie utilizzate per cercare di sconfiggerlo soffermandosi soprattutto sugli effetti collaterali che queste tendono a causare nella donna.

L’utilizzo di terapia ormonale sostitutiva, caratterizzata dalla somministrazione di ormoni per un periodo di 5 anni molto spesso prolungato fino a 10, comporta nella donna una serie di effetti collaterali tra cui :
– Stanchezza cronica;
– Disturbi cognitivi;
– Alterazioni cardiovascolari, aumento valori di colesterolo e di trigliceridi;
– Aumento del peso corporeo;
– Disturbi psichici con alterazione della visione della propria immagine corporea e rischio di depressione;
– Aumento dei sintomi tipici della menopausa come caldane, sudorazione profusa anche durante le ore notturne, ecc.
– Aumento dei disturbi oste-articolari con maggior rischio di osteoporosi;
– Disturbi legati all’apparato riproduttivo con infertilità, secchezza vaginale;
A questi si vanno aggiungere molti altri effetti collaterali che sommati insieme tendono a peggiorare la prognosi per tumore al seno.

Per questo è indispensabile cercare di ridurli il più possibile questi effetti attraverso tre strategie:
1. Dieta sana ed esercizio fisico;
2. Ridurre il più possibile la depressione e lo stress, attraverso percorsi di psico-terapia e l’utilizzo di tecniche di rilassamento;
3. Cercare di far aumentare la consapevolezza della malattia.

Partendo da questi principi di primaria importanza è lo studio, in corso di realizzazione, dell’IEO in collaborazione con il distretto degli Agrumi di Sicilia Agrumi-Gel. Lo studio clinico ,rivolto a pazienti affette da tumore al seno image003endocrino responsivo e in trattamento con inibitori delle aromatasi, cerca di sfruttare gli effetti protettivi, dimostrati da studi scientifici sugli antociani (o antocianine), pigmenti presenti in diversi vegetali e nei frutti: gli effetti benefici si verificherebbero attraverso la soppressione della risposta infiammatoria, la protezione da malattie cardiovascolari e il controllo della proliferazione, differenziazione e soppressione tumorale. L’obiettivo è quello di valutare l’impatto di una dieta supplementata di antociani contenuti nel succo di arancia Moro sul metabolismo lipidico, sui livelli di marcatori coinvolti nei processi infiammatori e nella predisposizione a eventi cardiovascolari e sui sintomi legati al trattamento con letrozolo in donne in stato menopausale in trattamento con inibitori delle aromatasi.

A questo però vanno aggiunte delle modifiche alle proprie abitudini alimentari per cercare di ridurre le alterazioni a carico del sistema cardiovascolare, per questo di primaria importanza sono i consigli spiegati da Francesca Ghelfi, nutrizionista SmartFood nella parte finale dell’incontro. I fattori per mantenere in salute e migliorare il sistema cardiovascolare sono:

1. La qualità dei grassi. Come dicono le linee guida per una Sana Alimentazione Italiana (INRAN 2003): “Grassi: scegli la qualità e limita la quantità”. È indispensabile evitare il consumo di grassi saturi che oltre che in fonti di origine animali tra cui burro, strutto, panna, formaggi e affettati; si trovano in fonti di origine vegetale come burro di cacao, grasso di palma e olio di cocco. Studi hanno dimostrato che la sostituzione nella di grassi saturi con grassi monoinsaturi come olio extra vergine d’oliva, semi di sesamo, nocciole e olio di arachidi, è in grado di ridurre i livelli di colesterolo totale e trigliceridi, per questo se ne consiglia il consumo. Indispensabili in una dieta varia è quello di assicurarsi un adeguato apporto di grassi polinsaturi sia omega-6 che omega-3 di 5:1. Per gli acidi grassi omega-6 i rapporti attuali non indicano una carenza nella popolazione, a differenza degli acidi grassi omega-3 per questo si consiglia il consumo di semi di lino, noci, semi di soia (no OGM) o olio di soia spremuto a freddo e pesce azzurro. Importante è uno studio pubblicato recentemente dove sono stati messi a confronto pazienti divisi in 3 gruppi tutti sottoposti a seguire i principi della dieta mediterranea ma con differenze sostanziali nei diversi gruppi: nel primo era promosso il consumo di olio extra vergine d’oliva come unico grasso di condimento, nel secondo caso era promosso il consumo di noci e nell’ultimo caso i pazienti erano sottoposti a una riduzione del contenuto di grassi. Ciò che è emerso è una riduzione degli episodi cardiovascolari nel primo e secondo gruppi, dove il consumo delle quantità di grassi rimane alterato ma veniva promossa la qualità.

2. Aumentare il consumo di fibra alimentare, attraverso il consumo di cereali integrali, legumi (per almeno 3 volte a settimana), frutta e verdura. La fibra alimentare non è un nutriente, infatti non viene assorbita a livello del tratto gastro-intestinale ma è in grado di apportare una seri di importanti benefici. A livello gastrico aumenta il senso di sazietà con la creazione di una sorta di “gel”, che aumentando la distensione gastrica riduce il senso della fame, mentre a livello intestinale, fermentata dalla flora batterica intestinali, produce acidi grassi a corta catena in grado di ridurre il rischio di tumore al colon e a livello epatico, recentemente, è stata vista come in grado di ridurre la produzione endogena di colesterolo a livello del fegato. Studi hanno confermato gli effetti benefici della fibra a livello del sistema cardiovascolari, infatti la creazione di questo gel riduce a livello del tratto gastro-intestinale l’assorbimento di grassi con diminuzione dei livelli ematici di colesterolo totale, colesterolo LDL (colesterolo “cattivo”) e trigliceridi.

image0063. Aumenta il consumo di fitocomposti. Chiamati anche sostanze bioattive, i fitocomposti sono sostanze in grado di modulare numerose attività biologiche e importanti funzioni dell’organismo, come l’attività antiossidante e antinfiammatoria, la modulazione degli enzimi di detossificazione, la stimolazione del sistema immunitario, la modulazione del metabolismo ormonale, l’attività antibatterica e antivirale, ecc. che ritroviamo in frutta e verdura. Per questo come indicato nelle Linee Guida per una Sana Alimentazione Italiana (INRAN 2003) e le raccomandazioni del Ministero della Salute si consiglia di mantenere un consumo di frutta, verdura e ortaggi ad almeno 5 porzioni al giorno.

Questo perché in ogni alimento vegetale sono presenti uno o più fitocomposti che ne determinano anche la colorazione e la divisione in 5 gruppi:

1. Bianco (quercetina e composti solforati): aglio, cavolfiore, cipolla, finocchio, funghi, porro, sedano; mela, pera). 2.Verde (carotenoidi e glicosinolati): asparago, agretti, basilico, bietola, broccolo, carciofo, cavolo, cetriolo, cicoria, cime di rapa, indivia, lattuga, prezzemolo, spinaci, zucchine; olive, kiwi. 3.Rosso (antocianine, licopene): anguria, arancia rossa, fragola, ciliegia; barbabietola rossa, pomodoro, rapa rossa. 4.Giallo (flavonoidi e caroteni): albicocca, arancia, kaki, limone, mandarino, melone, nespola, pesca, pompelmo; carota, peperone, zucca. 5.Blu-viola (antocianine e caroteni): frutti di bosco, fico, prugna, uva nera; melanzana, radicchio.

4. Aumenta i livelli di attività fisica.

5. Mantiene il tuo peso nella norma.

Gli ultimi due punti verranno descritti in maniera approfondita nei prossimo eventi, con al presentazione di importanti studi scientifici.

Nessun commento su Terapie ormonali e il trattamento degli effetti collaterali con l’alimentazione

Zucchero: la dolcezza bianca

Lo zucchero, che comunemente usiamo, è un alimento per apparire così bianco ha dovuto subire un processo di raffinazione e di sbiancamento. Il processo industriale prevede l’utilizzo di numerose sostanze…

Lo zucchero, che comunemente usiamo, è un alimento per apparire così bianco ha dovuto subire un processo di raffinazione e di sbiancamento.

Il processo industriale prevede l’utilizzo di numerose sostanze chimiche: come latte di calce, anidride carbonica e ancora un trattamento con acido solforoso per eliminare il colore scuro, infine viene sottoposto a cottura, raffreddamento e cristallizzazione. Ma dal punto di vista nutrizionale che cosa contengono quei minuscoli granelli di dolcezza? Lo zucchero contiene unicamente zucchero: SACCAROSIO, per la precisione, formato dall’unione di glucosio e fruttosio. Lo zucchero bianco non contiene altro: nessuna vitamina o minerale, poiché il processo di raffinazione ha come conseguenza diretta l’impoverimento in termini di micronutrienti. A livello nutrizionale il saccarosio non ha alcun vantaggio ed il suo utilizzo è giustificato solo dalla soddisfazione del palato.

Secondo i LARN ( Livelli di assunzione di energia e nutrienti raccomandati per la popolazione sana – INRAN 1997), un adulto sano non dovrebbe introdurre più del 10-12% della suo quota energetica quotidiana sotto forma di zuccheri semplici (per un bambino si può arrivare fino ad un massimo del 15%); se consideriamo che gli zuccheri semplici sono contenuti nei principali alimenti primari (latte, yogurt, frutta, verdura) e che non ne manca una percentuale anche in farinacei, pasta, riso ed altri cereali, è fin troppo facile raggiungere questa quota. Se poi pensiamo a tutti gli altri alimenti che contengono zucchero e che consumiamo quasi senza accorgercene, quel 10% si gonfia a dismisura fino a causare effetti avversi sulla salute: la lattina di Coca-Cola o di birra, il ghiacciolo dopo cena, i biscotti al mattino, la fettina di torta, il cioccolatino o la caramellina, ma anche le piccole quantità di zucchero contenuto nelle salse o nei piatti pronti. Insomma: un alimento superfluo nascosto un po’ ovunque, complice anche il fatto che provoca una sorta di assuefazione su cui l’industria alimentare gioca senza freni.

Ai dolci non è facile rinunciare – né sarebbe umano! Se rimaniamo in un’ottica di moderazione al consumo, esistono delle alternative allo zucchero bianco che apportano dolcezza in modo più naturale: pensiamo ad esempio al miele, che tuttavia è un po’ difficile da usare nella tazzina di ristretto o per la realizzazione di certe torte, mousse, gelati o simili. Così un’alternativa più versatile ma meno nociva dello zucchero bianco è il suo prodotto non raffinato: lo zucchero di canna integrale. Attenzione alla denominazione del prodotto: non mi sto riferendo allo zucchero di canna che potete trovare al bar nelle bustine, quello dai granelli dorati e ben definiti l’uno dall’altro. Quello si differenzia dallo zucchero bianco perché deriva dalla canna e non dalla barbabietola, ma rimane comunque un prodotto che ha subito raffinazione: non contiene altro che saccarosio.

Lo zucchero integrale, al contrario, non ha subito raffinazione: estratto dalla pianta di canna appartenente alla famiglia delle Graminacee, seguendo dei procedimenti tradizionali, la cristallizzazione del succo avviene con metodi naturali ( sola aggiunta di carbonato di calcio per filtrare le impurità e latte di cocco per eliminare la caramellizzazione) . Si presenta: leggermente umido, dai granelli non definiti singolarmente, quasi simile a melassa. Mantiene il potere dolcificante dello zucchero raffinato (di canna o di barbabietola che sia), ma vanta un retrogusto molto particolare, molto caramellato. Dal punto di vista nutrizionale non contiene solo saccarosio, ma conserva una buona quota di sali minerali (calcio, fosforo, potassio, zinco, fluoro, magnesio)e di vitamine del gruppo, come e vitamine A, B1, B2, B6, C.

In molti obiettano: il profilo nutrizionale si riferisce a 100 g di prodotto, e si tratta comunque sempre di pochi mg tanto di minerali quanto di vitamine; bene: se un cucchiaino corrisponde circa a 5-7 g di zucchero, le quantità di micronutrienti sono irrisorie. In ogni caso per lo zucchero integrale vale la regola: anche se è un prodotto migliore al suo equivalente raffinato non si è autorizzati ad abusarne. Ottimo quindi per la preparazione di torte e dolci, rimane tuttavia la raccomandazione ad usarlo con parsimonia nell’alimentazione quotidiana: pur essendo più ricco di micronutrienti, anche lo zucchero integrale determina il rapido innalzamento della glicemia e la risposta insulina conseguente; quando questi picchi sono abitudinari e ripetuti più volte durante l’arco della giornata predispongono a disturbi legati alla cosiddetta sindrome metabolica: diabete, obesità, fegato grasso.

Nessun commento su Zucchero: la dolcezza bianca

Le regole della sana alimentazione

Come già sosteneva Ippocrate (460a.C.-377 a.C.), mangiare in maniera adeguata rappresenta lo strumento più semplice per mantenere un buono stato di salute. Cambiare il vostro stile di vita è importante…

Come già sosteneva Ippocrate (460a.C.-377 a.C.), mangiare in maniera adeguata rappresenta lo strumento più semplice per mantenere un buono stato di salute. Cambiare il vostro stile di vita è importante per VOI. Per questo che voglio darvi alcune semplici regole da dover seguire tutti i giorni per migliore il vostro stile di vita. ATTENZIONE però, queste sono solo indicazioni generali che non possono tenere conto delle esigenze individuali che si discostano dalla normalità per salute e comportamento alimentare che dovrebbe portare la persona a chiedere una consulenza nutrizionale ad uno specialista.

1. Mangiare lentamente, assaporando il cibo e concentrandovi sui colori, profumi e sulla consistenza, oltre a saziarvi maggiormente, vi permette di trasformare i pasti un momento di relax e di piacere. Mangiare velocemente porta ad introdurre un quantitativo di cibo superiore al necessario: il senso di sazietà compare solo 20 minuti dopo l’inizio del pasto. Consiglio: Fate bocconi piccoli e masticate bene anche se vi sembra di non avere molta fame;

2. Iniziare la giornata con un’abbondante colazione con latte parzialmente scremato, yogurt o una bella spremuta d’arance, con cereali oppure con pane integrale e miele Consiglio: NON saltare mai la prima colazione perché è indispensabile per mantenere in funzione il metabolismo basale, cioè la capacità dell’organismo di “bruciare” le calorie introdotte;

3. A pranzo cerca di mangiare, quando possibile, un piatto di pasta possibilmente integrale oppure sceglie tra i cereali che preferisci (orzo, riso, farro, miglio…).No ai pasti veloci, come pizzette, focacce, hamburger e patatine, piadine o toast in sostituzione di un pasto completo: oltre a non saziare, apportano molte calorie, soprattutto se si aggiungono salse come maionese o senape. Consiglio: Inizia sempre il pasto con una porzione di verdure crude e preferite, in mancanza di tempo, un panino con affettato magro (es. bresaola) e associate sempre delle verdure (pomodori, lattuga…).

4. Se hai fame fuori pasto evita salatini o dolciumi che non solo non aiutano a saziare, ma sono un vero e proprio concentrato di grassi! Consiglio: Lo spuntino ottimale è con un frutto, una spremuta o verdure crude, oppure dei biscotti secchi ricchi di fibra accompagnati da acqua, RICORDATI che magro è meglio e ti aiuta a percepire prima la sazietà.

image0055. La sera puoi scegliere una porzione abbondante di pesce (3 volte a settimana) oppure carne magra possibilmente bianca (2 volte a settimana); in alternativa due uova (1 volta settimana) o dei formaggi freschi e degli affettati di qualità (1 volta a settimana) o legumi (3 volte a settimana). Scegli come contorno delle verdure di stagione. E’ indispensabile associare anche una dose media di pane. Consiglio: le porzioni dovrebbero essere rapportate alla propria taglia, piccole, medie o grandi a seconda del proprio peso rapportato all’altezza.

6. L’acqua è indispensabile per le normali funzioni del nostro organismo e quindi per il nostro benessere, perciò deve essere assunta in quantità sufficiente. Cercate di consumare almeno 1,5-2 litri di acqua al giorno (che corrispondono ad 8 bicchieri pieni). Consiglio: I liquidi riempiono lo stomaco creando una falsa sensazione di sazietà, perciò un attacco improvviso di fame può essere combattuto bevendo!!

7. Attenzione al sale, e non solo a quello che aggiungete nella preparazione degli alimenti: molti cibi (formaggi, insaccati e inscatolati vari) contengono sale già alla loro origine. Il sale determina, oltre a gonfiore di mani e piedi, un aumento della pressione sanguigna. Consiglio: Iniziate a ridurre le quantità di sale poco alla volta e vedrete che, dopo poche settimane, i cibi risulteranno ugualmente appetitosi.

8. Esistono tanti altri modi per insaporire i cibi! Spezie e erbe aromatiche come prezzemolo, timo, basilico, peperoncino e alloro possono sostituire o almeno diminuire il quantitativo si sale necessario. Consiglio: Inoltre l´utilizzo di miscele di olio, aceto (balsamico, di mele…) e succo di limone possono aiutare ad insaporire i cibi in maniera gustosa.

piramide alimentare

piramide alimentare

9. Non saltate mai i pasti! Il digiuno non è la soluzione per dimagrire; oltre a rappresentare un sacrificio inutile non apporta risultati: anzi, la fame arriverà a livelli tali che mangerete molto più del necessario.

10. Divieto assoluto ad un consumo eccessivo di alcolici!!! L’alcool apporta solo calorie (1g = 7 kcal); inoltre non è un alimento e quindi non contiene alcun nutriente necessario alla salute del nostro organismo. Consiglio: L´alcool può interferire con i farmaci; fate attenzione quindi: se state seguendo una terapia farmacologica, gli effetti dell´alcool potrebbero essere molto dannosi per il vostro organismo

11. Mantenere uno stile di vita attivo adottando i seguenti accorgimenti: Non usare l’ascensore ma salire e scendere le scale; Parcheggiare la macchina lontano dal posto di lavoro; Evitare l’utilizzo dell’auto per piccoli spostamenti e praticare un’attività fisica di almeno 30 minuti al giorno, tutti i giorni della settimana, oppure un’attività da ripetersi almeno 3 volte a settimana, esempi: camminare (4 km in 30 minuti); correre (3 km in 15 minuti); giardinaggio (50 minuti); bicicletta (10 km in 30 minuti); ballare (30-60 minuti).

E BUON APPETITO!!!

Fonte: “Linee guida per una sana alimentazione” INRAN 2003

1 commento su Le regole della sana alimentazione

Veronesi “La lotta ai tumori comincia dalla tavola”

La lezione del direttore dell’Ieo agli studenti della Sapienza: “La prevenzione riduce i decessi più della medicina e comincia a tavola”. I dati sul cancro al colon dimostrano che è…

La lezione del direttore dell’Ieo agli studenti della Sapienza: “La prevenzione riduce i decessi più della medicina e comincia a tavola”. I dati sul cancro al colon dimostrano che è quasi  inesistente nei paesi a dieta priva di carne. I consigli sui cibi “protettivi”.

La prevenzione fa più delle medicine nella lotta contro il cancro. Ne è convinto Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, intervenendo a un incontro del ciclo “Vivere in salute promosso dall’università La Sapienza di Roma. Il primo luogo nel quale fare prevenzione, secondo Veronesi, è la tavola, perché l’alimentazione è responsabile del maggior numero di neoplasie nel mondo, superando anche il fumo.

Numeri alla mano, l’oncologo ha spiegato che a innescare il tumore sono nel 35% dei casi le cattive abitudini alimentari; seguono il tabacco (30%), le infezioni virali (10%), i fattori riproduttivi (7%), l’attività lavorativa e l’inquinamento (4%). “Ciò di cui ci nutriamo – ha sottolineato Veronesi, parlando agli studenti – è un elemento fondamentale per la nostra vita. Alimentarsi vuol dire scegliere e questa scelta può essere importantissima per preservarci da diverse malattie, a partire dai tumori. Il 35% di questi – ha ribadito – è dovuto a ciò che mangiamo, che può agire indisturbato sui nostri organi”.

A sostegno della sua tesi, Veronesi ha mostrato ad esempio due slide che rappresentano la diffusione del tumore al colon nel pianeta e dalle quali emerge che questo tipo di neoplasia “è rarissima nei Paesi dove non si mangia carne”, al contrario di quelli in cui raramente la carne manca a tavola. Frutta e verdura, al contrario, sono alimenti “protettivi”: “Più alto è il loro consumo – ha ricordato Veronesi – più diminuisce il rischio” di insorgenza di un tumore perché in essi è presente “un’armata di molecole antitumorali”.

Per proteggersi, dunque, l’oncologo ha indicato una serie di prodotti comuni quali “fragole, tè verde, aglio, verza, broccoli e pomodori” ed altri di importazione quali la curcuma, “presente ad esempio nel curry”: “Nell’isola di Okinawa – ha detto Umberto Veronesi – , dove la curcuma viene consumata quotidianamente, c’è una presenza di ultracentenari che supera del 10-15% quella degli altri Paesi nel mondo“. Alcuni cibi, ha aggiunto, formano una pericolosa “complicità” con il fumo: studi recenti avrebbero rilevato una correlazione tra il consumo di carne, fumo e tumore del polmone.

Più in generale, Umberto Veronesi ha ribadito che la prevenzione è stata finora più efficace dei farmaci nell’evitare le morti per tumore. “Se le morti per tumore sono diminuite – ha detto – il merito va alla prevenzione, che ha avuto anche una grande importanza sull’incidenza e sulla curabilità ; per questo, ha concluso, “adesso vogliamo puntare a identificare i fattori protettivi contenuti negli alimenti che aiutano a combattere il cancro”.

Di questo tema e di molto altro se ne parla oggi, venerdì 14 marzo all’Auditorium di Nottola ore 15:30 con la Dott.ssa Titta dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano.

Nessun commento su Veronesi “La lotta ai tumori comincia dalla tavola”

Tutela e tracciabilità degli alimenti toscani, il primato senese

Dal tartufo al pesce, dal Brunello di Montalcino alla cioccolata e all’olio. Ben 5 progetti di ricerca dell’Università di Siena hanno vinto il bando dalla Regione Toscana per il settore…

Dal tartufo al pesce, dal Brunello di Montalcino alla cioccolata e all’olio. Ben 5 progetti di ricerca dell’Università di Siena hanno vinto il bando dalla Regione Toscana per il settore Agrifood 2012/2015 e sono stati finanziati, per garantire la tutela e la tracciabilità degli alimenti toscani.

Su 54 progetti partecipanti, presentati da Atenei e centri di ricerca toscani, 11 sono stati selezionati. Tra questi, l’Ateneo senese partecipa a cinque progetti e spicca con il suo dipartimento di Scienze della vita, capofila in 3 progetti vincitori. Garantire la qualità e la tracciabilità dei prodotti agricoli toscani, tutelando allo stesso tempo i produttori e i consumatori, è lo scopo di questi progetti, mentre la loro base scientifica comune è l’analisi del DNA dei prodotti alimentari.

“Winefinger” si basa sulla possibilità di “leggere” il DNA di vite ancora presente nei vini, e quindi risalire al vitigno d’origine dei vini monovarietali. Il progetto prevede la caratterizzazione genetica e biochimica di un territorio e di un vino toscano d’eccellenza come il Brunello di Montalcino, utilizzando un metodo multidisciplinare che vuole porsi come modello di tracciabilità applicabile anche ad altre regioni caratterizzate dalla produzione di vini monovarietali di qualità.

Fishtrack, volto alla tracciabilità ed identificazione molecolare di specie ittiche, permetterà attraverso lo studio del DNA la corretta identificazione di esemplari ittici commercializzati sul territorio regionale, per poi passare alla creazione di una banca dati genetica che permetta non solo di determinare la corretta attribuzione della specie ad un esemplare, ma anche la sua origine geografica.

Al tartufo bianco toscano è dedicato il progetto Tosco Magnatum Trace, che permetterà di tracciare dal punto di vista genetico i prodotti, come le salse, contenenti tartufo, analizzando il DNA presente nell’alimento fresco e processato per risalire all’organismo che ha fornito la materia prima, e stabilire la conformità con quanto dichiarato dal produttore. L’originalità del prodotto confezionato sarà inoltre garantita attraverso un’etichetta “tecnologica” anticontraffazione brevettata dall’azienda Qrquality, che fornirà una garanzia reale e un valore aggiunto per il produttore e per il consumatore. La realizzazione di questi progetti di ricerca permetterà di combattere le frodi e le contraffazioni alimentari, riconoscendo e garantendo i prodotti alimentari regionali di eccellenza.

Nessun commento su Tutela e tracciabilità degli alimenti toscani, il primato senese

Dalla brace alla padella: un corso sull’alimentazione in Valdichiana

Dalla brace alla padella: il territorio protagonista del tuo piatto Un corso sull’alimentazione in Valdichiana, dal 15 febbraio al 6 settembre 2014 Il Circolo Legambiente di Chianciano Terme, la Misericordia…

Dalla brace alla padella: il territorio protagonista del tuo piatto
Un corso sull’alimentazione in Valdichiana, dal 15 febbraio al 6 settembre 2014

Il Circolo Legambiente di Chianciano Terme, la Misericordia di Acquaviva e l’Auser di Sarteano organizzano un corso sull’alimentazione dal titolo “Dalla brace alla padella: convivi meglio. Il territorio protagonista del tuo piatto”, che si svolgerà dal 15 febbraio al 6 settembre 2014.

Breve descrizione del corso. Si vogliono far conoscere, ai volontari che ogni anno preparano i menù delle feste delle Associazioni locali, i prodotti di filiera corta e del commercio equo e solidale, l’importanza del rispetto della stagionalità e della prossimità tra produttore e consumatore per la fiducia e la collaborazione, come inserire eccellenze gastronomiche in menù di costo accessibile, le problematiche ambientali legate alla scelta dei cibi e alla produzione dei rifiuti, possibilità di rinnovamento dell’immagine delle Associazioni e delle loro relazioni con il territorio.

Finalità e obiettivi. Conoscenza delle qualità organolettiche e nutrizionali dei prodotti locali e del loro utilizzo tradizionale. Diversificazione dell’offerta di preparazioni. Relazioni stabili tra produttori agroalimentari locali ed Associazioni. Rispetto della stagionalità. Conoscenza dei consumi di acqua, energia e suolo legati alla produzione in
cucina. Formare i volontari alla conoscenza della tipologia dei rifiuti prodotti, dei metodi di differenziazione e di riduzione.

Metodologie adottate. Lezioni frontali e laboratori condotti da professionisti nel campo della salubrità degli alimenti, della prevenzione delle malattie legate alla dieta, dell’assistenza agli agricoltori, della formazione scolastica dei futuri periti agrari, della riduzione dei rifiuti, affiancati da produttori locali che praticano attività compatibili con l’ambiente e la cultura agroalimentare tradizionale ed esperti nell’utilizzo di certi prodotti “dimenticati”.

Il corso è destinato ai volontari delle varie associazioni del territorio e vedrà il contributo di Anna Meconcelli nel ruolo di tutor.La partecipazione è prevista sino ad un massimo di 20 iscritti/e. In base alle esigenze formative ed organizzative del corso, i responsabili selezioneranno le domande. Coloro che sono interessati a partecipare al corso devono inviare la scheda di iscrizione alla Segreteria organizzativa entro sabato 8 febbraio 2014. Ad ogni partecipante che sarà stato presente ad almeno 2/3 delle lezioni verrà rilasciato un attestato di partecipazione. Per informazioni e prenotazioni potete scrivere a questa mail: cignolegambiente@yahoo.it

Questo il programma completo:

15 Febbraio – 16.00/19.00
Seminario: “Stagionalità e filiera corta”
Dr. Rosanna Rossi (Veterinario ispettore degli alimenti)
Romana De Matteis (Produttore biologico)
Ospedale di Nottola

17 Febbraio – 17.00/21.00
Esercitazione: “Il pane di ieri”.
Luciano De Giorgi (Fornaio)
Giordano Mainò (produttore grani antichi)
Mattatoio N° 5 Montepulciano

6 Marzo – 15.30/19.30
Esercitazione:”Nuovi orizzonti del gusto “.
Dr. Dania Conciarelli (Agronomo),
Luciana Marinaccio (produttore conserve bio)
Centro visite Pietraporciana (Sarteano)

15 Marzo – 16.00/20.00
Servizi di informazione e consulenza delle Istituzioni locali per la filiera corta.
Dr. Paolo Bucelli (Agronomo Prov. Siena)
Romana De Matteis (Produttore bio)
Luciana Marinaccio (Produttore bio)
Mattatoio N° 5 Montepulciano

27 Marzo – 17.00/21.00
Esercitazione: “Calcola l’impronta ecologica e l’effetto salutare del Menù”.
Dr. Gloria Turi (Dietista)
Ing. Vannuccini Laura (Esperto chimica-fisica ambientale)
Romana De Matteis (Produttore bio)
Mattatoio N° 5 Montepulciano

5 Aprile – 15.30/19.30
Esercitazione: Un seme ci salverà.
Dr. Paola Turchi (Naturopata)
Dr. Rosanna Rossi (Veterinario ispettore degli alimenti)
Giordano Mainò (produttore legumi, cereali, farine e paste)
Centro visite Pietraporciana (Sarteano)

12 Aprile – 16.00/20.00
La Chimica in agricoltura
Dr. Anna Ricci (Agronomo, Docente Scienze agrarie)
Dr. Roberto Lamorgese (Agronomo, Docente Scienze agrarie)
Centro visite Lago di Montepulciano

15 Maggio – 16.00/20.00
La gestione dei rifiuti.
Massimo Duchini ( Responsabile Area Ambiente Comune Montepulciano)
Alessandro Angiolini (Ass. Ambiente Comune Montepulciano)
Sede AUSER Sarteano

6 Settembre – 17.00/20.00
Seminario:” La piramide alimentare di filiera corta e la piramide alimentare ambientale”
Dr.Gloria Turi (Dietista),
Ing. Laura Vannuccini (Esperto chimica – fisica ambientale)
Sala Ex COOP Acquaviva di Montepulciano

Nessun commento su Dalla brace alla padella: un corso sull’alimentazione in Valdichiana

Salute e crisi, il rapporto dell’Ars sulla salute dei toscani

Salute e crisi, ecco un primo riassunto del rapporto dell’Ars: si mangia meno carne, e questo è un bene per la salute, ma anche meno frutta, pesce, latte. Le “abbuffate”…

Salute e crisi, ecco un primo riassunto del rapporto dell’Ars: si mangia meno carne, e questo è un bene per la salute, ma anche meno frutta, pesce, latte. Le “abbuffate” alcoliche aumentano soprattutto tra i disoccupati. Cresce il consumo di ansiolitici e antidepressivi. Stabile il fumo nella popolazione generale, ma in diminuzione tra i meno istruiti, si fuma soprattutto il trinciato e non le sigarette. Aumentano i sedentari tra i meno scolarizzati, e si fa meno sport. Un effetto benefico della crisi è il rallentamento del trend storico in aumento del sovrappeso, in Toscana come in Italia: questo potrebbe essere la diretta conseguenza della riduzione dei consumi alimentari. Con l’avvento della crisi si accentuano in Italia e in Toscana le differenze di classe sociale, con una prevalenza dell’obesità e del sovrappeso maggiore nei meno istruiti. I dati toscani su fumo, alcol, sedentarietà, uso di droghe sembrano indicare che la crisi incide maggiormente su alcuni gruppi della popolazione, spesso su quelli più fragili dal punto di vista socio-economico. Ma la crisi ha anche effetti benefici: per esempio, si va meno in auto, riducendo così sia l’inquinamento che il numero di incidenti.

La crisi economica mondiale iniziata nel 2008 interferisce con molte dimensioni del benessere, tra cui la salute. Per approfondire la relazione tra crisi economica e salute in Toscana, l’Ars (Agenzia Regionale di Sanità) ha prodotto il rapporto “Crisi economica, stato di salute e ricorso ai servizi in Toscana“: il rapporto verrà presentato al convegno “Gli effetti della crisi economica sulla salute della popolazione toscana. Come cambia il ricorso ai servizi?”, che si è tenuto il 24 ottobre dalle 9 alle 13.30 al Convitto della Calza, piazza della Calza 6, a Firenze.

L’assessore al diritto alla salute Luigi Marroni ha presentato i risultati della ricerca dell’Ars nel corso di una conferenza stampa. Con lui, li hanno illustrati e commentati il direttore dell’Ars, Francesco Cipriani e il direttore dell’Irpet, Stefano Casini Benvenuti.

“Gli effetti della crisi – ha detto l’assessore Marroni – si registrano anche per quanto riguarda la domanda sanitaria. Per esempio, si sono ridotte (anche se in quantità minore rispetto alla media nazionale) le richieste di prestazioni specialistiche. Una riduzione che può essere anche letta in senso positivo, come maggior appropriatezza. Ma, ci dicono i ricercatori dell’Ars, altri effetti della crisi potrebbero essere avvertiti più avanti nel tempo. Questa ricerca, quindi, è per noi di grande utilità, perché ci consente di calibrare meglio i nostri servizi e i nostri interventi, in una fase, come questa, in cui stiamo riorganizzando il nostro sistema sanitario nel senso di una maggiore efficienza e rispondenza ai bisogni sanitari dei toscani”.

«Anche in Toscana, come nel resto del Paese – sottolinea il direttore Irpet Stefano Casini Benvenuti – la situazione dall’inizio della crisi è andata via via peggiorando: dal 2007 al 2013 il reddito delle famiglie si è ridotto del 14%. E sono peggiorati anche tutti gli indicatori occupazionali: tasso di disoccupazione generale al 9% e giovanile al 22%, in aumento anche il tasso di inattività tra le donne e tra i giovani ed il numero di coloro che non cercano lavoro, né studiano (NEET)».

Fino al 2010 gli ammortizzatori sociali ed il patrimonio accumulato dalle famiglie hanno attutito gli effetti negativi della crisi. Ma con il suo acuirsi, la situazione si è fatta più pesante: nel 2013 la caduta del Pil regionale sarà dell’1.3% e l’occupazione nel primo semestre si è ridotta di altre 22 mila unità. Nel 2012 e nel 2013 si registra anche una riduzione rilevante degli acquisti delle famiglie, anche di tipo alimentare: ne conseguono cambiamenti significativi anche negli stili di vita della popolazione.

L’Ars continua comunque a monitorare, insieme ad altri enti ed istituti regionali, l’impatto sociale e sanitario della crisi e l’efficacia delle politiche di contenimento messe in piedi dalla Regione Toscana.

Nessun commento su Salute e crisi, il rapporto dell’Ars sulla salute dei toscani

Type on the field below and hit Enter/Return to search