Venti anni di crescita, sostenibilità e innovazione: Agrietour ha festeggiato i suoi primi venti anni di attività, tornando nel 2022 alla sua formula tradizionale. Il Salone nazionale dell’Agriturismo e dell’Agricoltura multifunzionale, che si è svolto il 12 e il 13 novembre nei padiglioni di Arezzo Fiere e Congressi, ha visto la partecipazione di operatori del settore da tutto il mondo, pronti per riprendere dal vivo quel confronto tra domanda e offerta che da sempre caratterizza il borsino agrituristico, insieme a seminari e laboratori. Il focus della fiera è stato l’incontro tra la domanda internazionale e l’offerta, ma anche workshop b2b e master formativi per gli operatori del settore, con idee e confronti per migliorare l’offerta futura.

Agriturismo in Italia: i numeri del settore

Gli agriturismi in Italia sono 24.515, distribuiti per oltre un quinto in Toscana. Complessivamente, il 73% delle aziende è concentrato in otto regioni che, insieme alla Provincia Autonoma di Bolzano, hanno più di mille agriturismi (Piemonte 1.315, Lombardia 1.743, Veneto 1.529, Emilia Romagna 1.180, Umbria 1.339, Marche 1.068, Lazio 1.188). I territori con il maggior numero di agriturismi con alloggio sono la Toscana, la Provincia Autonoma di Bolzano e l’Umbria. Complessivamente, in queste aree risulta allocato il 45% delle aziende con offerta di alloggio. Circa la ristorazione, oltre alla Toscana, le regioni con maggior numero di agriturismi risultano essere la Lombardia, il Piemonte, l’Emilia-Romagna, il Veneto e il Lazio. In queste aree è presente oltre il 50% delle aziende con offerta in questo segmento.

Continua a crescere gradualmente anche il numero di aziende che adottano il marchio “Agriturismo Italia” e aderiscono al sistema di classificazione nazionale. Attualmente le aziende con girasoli operanti nelle regioni in cui la classificazione è attiva sono quasi 5.000, circa il 40% delle aziende interessate.

L’impatto della pandemia nelle richieste. L’agriturismo nel 2020 con 2,2 milioni di arrivi e 9,2 milioni di presenze ha perso, rispetto al 2019, il 41,4% degli arrivi (-1,5 milioni di turisti) e il 34,4% delle presenze (-4,8 milioni di pernottamenti), meno di tutti gli altri comparti per numero di notti perse e secondo, dopo i campeggi, per numero di ospiti. Con una buona parte delle strutture favorite dall’ubicazione in aree rurali con spazi aperti e capacità ricettive generalmente più contenute, il comparto extralberghiero, che nel 2019 rappresentava il 25,6% degli arrivi dell’intero movimento turistico nazionale, nel 2020 ha raggiunto il 29,9%; analogamente la relativa quota di presenze è passata dal 35,7% al 40,9%. L’agriturismo è tra le attività che più hanno aumentato la propria quota di mercato sull’intero settore turistico passando dal 2,9% al 4% per numero di ospiti e dal 3,2% al 4,4% per pernottamenti. In crescita anche la quota di mercato agrituristica all’interno dell’extralberghiero con il 13,2% degli arrivi e il 10,8% delle presenze, contro l’11,2% e il 9% del 2019. Nel riassetto dello scenario competitivo dell’extralberghiero, insieme all’agriturismo è aumentata la quota dei campeggi, mentre si è ridotta, per numero di arrivi, quella degli alloggi privati.

Il 2021 come anno di rinascita dell’agriturismo italiano. Per rispondere alle rinnovate esigenze della domanda, le imprese agrituristiche si sono fortemente concentrate sull’ampliamento del paniere dei prodotti e verso l’ideazione di nuovi servizi. Già nel corso delle prime fasi dell’emergenza (primavera-estate 2020) oltre la metà delle imprese (56%) predispose nuove proposte di servizi, dimostrando una spiccata propensione alla diversificazione. Nel corso del 2021, ben il 75% delle imprese ha attivato nuovi servizi aziendali, spesso non limitandosi a un solo servizio, ma lavorando allo sviluppo di due o più proposte. Simultaneamente, gli imprenditori hanno approfittato del protrarsi dell’emergenza per migliorare qualitativamente l’offerta aziendale (ricerca di collaboratori, protocolli igienico/sanitari, Wi-Fi, menu, ecc.). Per il 2022, l’84% delle imprese, nonostante sottolinei le complessità gestionali derivanti dalla forte diversificazione, prevede di integrare nuove attività al fine di garantire una maggiore completezza dell’offerta e ampliare la gamma delle esperienze fruibili all’interno e all’esterno dell’azienda.

Identikit dell’agriturista post pandemia. Nel 2020 l’emergenza aveva causato, inevitabilmente, il crollo delle presenze di clienti stranieri nella quasi totalità delle imprese intervistate e una parziale sostituzione di questi con gli ospiti italiani; l’estate 2021 ha visto il consolidamento della domanda interna e, contestualmente, il ritorno di una parte degli ospiti stranieri, rappresentati quasi esclusivamente da turisti europei.

Cresce la Germania, calano Regno Unito e Danimarca. La Germania, nell’anno del Covid-19, si è confermata il principale mercato estero di provenienza degli ospiti. Anche per via del crollo della domanda di tutti i Paesi extra europei, tra cui gli Stati Uniti (-94% rispetto al 2019), il Regno Unito (-75%) e la Danimarca (-81%), il mercato teutonico è arrivato a rappresentare circa la metà dell’intera domanda estera (il 46% degli arrivi e il 53,3% delle presenze straniere), seguito per numero di ospiti da Svizzera, Paesi Bassi, Francia e Belgio. Dopo gli italiani, i turisti tedeschi, benché in diminuzione rispetto al 2019, continuano a rappresentare la quota più alta di ospiti in assoluto (14% degli arrivi complessivi e il 20,5% delle notti), con un soggiorno medio di 6 notti

Gli italiani riscoprono l’Italia. Il turismo nazionale (spesso di prossimità) è composto in parte da viaggiatori già fidelizzati e frequentatori abituali dell’agriturismo e dei territori rurali italiani, ma anche da nuovi visitatori che hanno scoperto la vacanza nelle campagne italiane proprio per le condizioni createsi a seguito della pandemia. Rispetto al 2020, una quota significativa di imprese ha registrato un ulteriore aumento delle presenze di famiglie (47,1%) e coppie (43,3%). In merito alle ragioni che hanno portato gli ospiti del 2021 a scegliere gli agriturismi, per circa un terzo degli imprenditori (32,8%) nella scelta ha pesato prevalentemente la posizione geografica della struttura, soprattutto la vicinanza a particolari attrattori turistici. In alcuni casi ha giocato un ruolo importante la prossimità al luogo di lavoro, determinante soprattutto per gli ospiti che hanno potuto sfruttare lo smart working. Per quasi un quarto degli imprenditori (23,2%) l’agriturismo è stato scelto in quanto tipologia di vacanza rilassante, lontana da mete affollate e da situazioni di stress, mentre poco più di un quinto (21,1%) ritiene di essere stato scelto per l’offerta legata al cibo e alla ristorazione. Spiccano, infine, le motivazioni legate alla possibilità di svolgere attività nella natura e di poter fruire di ampi spazi all’aperto (10,8%), insieme alla tranquillità e alla disponibilità esclusiva di spazi.

Prenotazione diretta, senza intermediari. Dal report per oltre il 39% delle imprese intervistate, rispetto al 2020, c’è stata, inoltre, una tendenza alla disintermediazione, testimoniata dall’aumento delle richieste dirette di ospitalità a discapito di quelle veicolate da portali o agenzie di viaggio. Con la pandemia sono cambiate le modalità di organizzazione dei viaggi con un sensibile aumento della quota di italiani che ha prenotato direttamente presso le strutture ricettive, cresciuta dal 24,1% al 39,4%, che si traduce in una riduzione del ricorso all’intermediazione e ai grandi i portali di prenotazione. Allo stesso modo è aumentata ulteriormente la quota delle prenotazioni effettuate tramite internet (sette italiani su dieci). Conseguentemente al minor ricorso all’intermediazione via web, si continua a registrare un calo di strutture disponibili sulle piattaforme online, tendenza che riguarda anche l’agriturismo.

La programmazione della vacanza è last minute. Le vacanze dell’ultimo minuto hanno caratterizzato la stagione 2021, soprattutto a causa delle incertezze legate all’emergenza sanitaria. Per l’81% delle imprese le prenotazioni da parte degli ospiti stranieri sono state fatte con un anticipo inferiore o uguale a un mese dall’arrivo nella struttura, il dato sale al 92% nel caso degli ospiti italiani. Allo stesso tempo si è ridotta la tendenza “mordi e fuggi”, come conferma l’aumento della permanenza media degli ospiti, in controtendenza rispetto a quanto verificatosi negli ultimi anni.

Cresce l’ospitalità. L’agriturismo è tra le attività che più hanno aumentato la propria quota di mercato sull’intero settore turistico passando dal 2,9% al 4% per numero di ospiti e dal 3,2% al 4,4% per pernottamenti. In crescita anche la quota di mercato agrituristica all’interno dell’extralberghiero con il 13,2% degli arrivi e il 10,8% delle presenze, contro l’11,2% e il 9% del 2019. Nel riassetto dello scenario competitivo dell’extralberghiero, insieme all’agriturismo è aumentata la quota dei campeggi, mentre si è ridotta, per numero di arrivi, quella degli alloggi privati.

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