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Tag: agricoltura

Agrietour 2018: l’agriturismo, un settore in salute

Il successo di un settore che vale oltre 1,4 miliardi di euro, quello dell’agriturismo, è rispecchiato da quello della fiera di riferimento, AgrieTour, che ha chiuso i battenti ad Arezzo…

Il successo di un settore che vale oltre 1,4 miliardi di euro, quello dell’agriturismo, è rispecchiato da quello della fiera di riferimento, AgrieTour, che ha chiuso i battenti ad Arezzo Fiere e Congressi con l’edizione numero diciassette, quella che ha segnato un cambio di passo.

Un nuovo format infatti ha interessato l’intero evento fieristico che ha chiuso al pubblico per aprire, in due giorni concentrati, le porte ai tecnici e agli operatori del settore. Il risultato sta nelle parole dei partecipanti, operatori da un lato (oltre 70 da tutti i principali mercati internazionali) e aziende agrituristiche che in due giorni hanno organizzato oltre 500 incontri b2b nei quali domanda e offerta si sono incontrati e confrontati confermando che la vacanza in campagna, soprattutto all’estero, è la preferita dai turisti.

Fiore all’occhiello di AgrieTour, il workshop B2B, che ha visto un modello a partire da una selezionata e cospicua presenza di buyer provenienti da tutto il mondo interessati a scoprire l’offerta nazionale. Oltre 70 in rappresentanza dei principali mercati con novità come la Colombia per esempio. Il modello seguito è stato quello del “matching day” con presentazioni dedicate ai buyer a cura dei territori presenti in fiera e del tradizionale B2B per le aziende che per la prima volta hanno potuto pianificare gli appuntamenti prima grazie alla nuova applicazione creata dalla fiera con la quale è stato possibile non solo gestire i contatti, ma anche comunicare in forma diretta e partecipare agli eventi potendo iscriversi e aggiornali di volta in volta.

Sono stati oltre 50 gli appuntamenti organizzati in due giorni. A partire dai tradizionali convegni (oltre 10) che hanno approfondito diversi aspetti dell’attualità del settore. Sono proseguiti i master, 10 argomenti presi in esame, di approfondimento e formazione per gli imprenditori del settore, ma anche per chi ha in mente di aprire un agriturismo. Dalle tecniche di customer satisfaction a come promuovere l’agriturismo attraverso lo storytelling adeguato e ancora formazione sulla legislazione del settore o su come incrementare del 20 per cento la propria attività. Altra novità di questa diciassettesima edizione sono stati i seminari in pillole, oltre venti in due giorni, che in 45 minuti hanno preso in esame diversi argomenti approfonditi da case history e professionisti del settore. Dall’accoglienza in cantina e in azienda, alla bioarchitettura (settore ben rappresentato in fiera), passando per analisi economica e le prospettive per le fattorie didattiche.


Ad Agrietour 2018 va in scena l’ospitalità italiana (16/11/2018)

Dopo il concorso culinario che ha visto trionfare l’azienda agricola Cortivo Pancotto di  Caneva (Pn) con il Goulash di vitello con polenta rustica e frant, l’edizione 2018 di AgrieTour, il Salone Nazionale dell’agriturismo e dell’agricoltura multifunzionale ad Arezzo Fiere e Congressi, è proseguita con il convegno dedicato all’Aglione della Valdichiana a cura dell’associazione dedicata alla sua tutela e valorizzazione.

Durante il congeno, il presidente Ivano Capacci, insieme alla preside dell’Istituto Statale d’Istruzione Superiore ‘Angelo Vegni’- Capezzine Cortona Silvia Delaimo, a Gianfranco Santiccioli, Graziano Tremori, Virginia Lucherini, Stefano Biagiotti e Claudio del Re, hanno ripercorso l’operato, dalla sua nascita ad oggi, dell’associazione nata per tutelare e promuovere una delle colture più pregiate della Valdichiana.

L’appuntamento è stato anche l’occasione per conoscere in maniera approfondita le proprietà nutrizionali del bulbo chianino, nonchè le sinergie che sono in atto tra produttori, commercianti e consulenti nell’ottica di un modello di sviluppo unitario che vada in sinergia con il territorio di origine. L’aglione è stato anche il protagonista di un cooking show a cura degli studenti dell’istituto alberghiero ‘Angelo Vegni’, i quali hanno cucinato, sotto la guida dei loro docenti, un gustoso piatto di pici all’aglione, rigorosamente fatti a mano e secondo tradizione. La giornata è poi proseguita con altri appuntamenti dedicati all’agriturismo e all’agrobiodiversità in Toscana: multifunzionalità tra cultura e territorio.

Nell’anno del cibo italiano, dunque, nella nuova edizione di AgrieTour, la cucina di campagna ha fatto da padrona in quanto veicolo del turismo italiano e nazionale. Nel 2017, infatti,  le aziende agrituristiche autorizzate alla ristorazione (o agriristori) sono 11.407 (+0,7% rispetto al 2016), pari al 48,7% degli agriturismi italiani; esse dispongono di 441.771 posti a sedere (-0,5% sull’anno precedente). Al pari delle altre tipologie agrituristiche, anche la ristorazione è nel complesso più presente nelle regioni centro-meridionali, dove è localizzato il 56,3% delle aziende ristoratrici.

Gli agriristori aumentano maggiormente nel Centro (+4,6%) e di poco nel Nord (+0,2%), mentre diminuiscono nel Mezzogiorno (-1,9%).7 Un agriristoro può offrire contemporaneamente servizi di alloggio, degustazione e altre attività. Il 13,5% delle aziende è autorizzato unicamente alla ristorazione, il 72,1% offre anche servizio di alloggio, il 30,4% abbina la ristorazione con la degustazione e il 58,2% completa l’offerta con l’esercizio di altre attività (equitazione, escursionismo, sport, corsi, ecc.). La degustazione consiste in un assaggio di prodotti alimentari che non assume le caratteristiche proprie di un pasto. Si tratta, generalmente, di un arricchimento dell’offerta aziendale, che si inserisce nel circuito di ristorazione-alloggio mediante il consumo in loco di prodotti alimentari di origine aziendale.

Nel 2017 le aziende autorizzate alla degustazione sono 4.849 e rappresentano il 20,7% degli agriturismi in complesso. Rispetto all’anno precedente si registra un aumento del 4,2% a livello nazionale, sintesi di una crescita del 10,3% nel Mezzogiorno, del 4,1% nel Centro e dello 0,6% nel Nord. A livello regionale, gli aumenti più consistenti si rilevano nel Lazio e in Sardegna (rispettivamente +56 e +55 unità), mentre la contrazione maggiore si registra in Veneto (-42 unità). Fra le aziende che offrono degustazione, 115 unità (2,4%) sono autorizzate alla sola degustazione, 3.467 (77,1%) associano anche l’ospitalità, 3.738 (71,5%) combinano la degustazione con la ristorazione e 3.295 (68%) completano l’offerta con l’esercizio di altre attività.


Ad Agrietour 2018 va in scena l’ospitalità italiana

Ad Arezzo torna l’evento più importante dedicato al mondo dell’agriturismo e dell’agricoltura multifunzionale. AgrieTour, il Salone nazionale dell’agriturismo organizzato da Arezzo Fiere, si è aperto con il taglio del nastro alla presenza del governatore della Toscana Enrico Rossi e dell’assessore regionale alle infrastrutture Vincenzo Ceccarelli; durante le iniziative, i corsi e i laboratori organizzati all’interno della manifestazione si sono riuniti i maggiori esperti del settore per confrontarsi sulla crescita del turismo e delle eccellenze dell’ospitalità italiana.

Il turismo gastronomico è sempre più al centro dell’attenzione a livello mondiale, come dimostrano i dati diffusi durante la quarta edizione della conferenza mondiale del turismo organizzata a Bangkok dal Word Trade Organization, dove è emersa l’importanza e l’impatto che ha il cibo nella scelta delle destinazioni delle vacanze.  I dati Istat, aggiornati al dicembre 2017, parlano infatti di una crescita del 3% delle strutture agrituristiche in tutta Italia e la Toscana, con oltre 4500 unità, è la prima regione per offerta del settore. Nella nostra regione è Siena e la sua provincia a mostrare la maggiore offerta di strutture.  Non solo la Toscana è la prima regione per numero di presenze (3,9 milioni), di cui oltre due terzi usufruite da ospiti stranieri, ma sempre Siena e provincia si distinguono con 0,3 milioni di arrivi e 1,1 milioni di presenze.

AgrieTour è anche l’occasione di partecipare a workshop B2B, ad approfondimenti, convegni, seminari ed eventi promozionali come il Campionato italiano di Cucina Contadina presso la sala cooking show, uno dei momenti più attesi da tutti gli appassionati e amanti della gastronomia. Ai fornelli si sono sfidate le regioni Lazio, Emilia Romagna, Friulia Venezia Giulia, Veneto, Sicilia e Campania dando vita ad un viaggio culinario che si è snodato tra tradizione e innovazione.

Ombrichelli piccanti della capanna, Sagne e fascior, Riso di valle, Goulash di vitello con polenta, Pollo in tecia con fagioli in umido, Polpette all’uovo e Pastiera di farro hanno accarezzato i delicati palati dei giurati regalando la possibilità di degustare, in abbinamento ai vini di varie denominazioni, prodotti tipici delle varie zone di origine, alla scoperta della loro storia e delle loro tipicità.

Ad aggiudicarsi il primo premio è stato il Goulash di vitello con polenta rustica e frant dell’azienda agricola Cortivo Pancotto di Caneva di Pordenone. Un piatto che ha unito la carne di vitello grigio alla polenta rustica fatta con semi di mais antichi e il frant, un tipico formaggio di malga lavorato in frantumazione e unito alla panna e speziato con pepe. Il piatto ha messo d’accordo tutti i giurati per il suo sapore deciso, che unito alla delicatezza della polenta, è risultato equilibrato e armonioso.

Dal primo giorno di Agrietour è emerso che l’agriturismo e la sua multifunzionalità sono presidi e tutela del paesaggio agrario con oltre 310mila ettari con destinazione produttiva e ambientale e hanno un forte valenza sociale con la creazione di nuova occupazione con 8.159 aziende (36%) a conduzione femminile, con un incremento al Sud del 6,4% rispetto al 2015.

Gli agriturismi esprimono, poi, il loro valore nel mantenimento dell’agricoltura di piccole dimensioni dal momento che il 50% delle aziende agrituristiche opera su superfici fino a 5 ettari, in particolare mantengono attività umane nelle aree rurali (spesso svantaggiate) visto che sono 2.624 (63%) i Comuni classificati come aree interne che ospitano almeno un agriturismo e che sono 7.188 (32%) le aziende che si trovano in aree montane. Da non trascurare, inoltre, che un agriturismo su due si trova in Comuni con popolazione inferiore a 5mila abitanti. In termini di sostenibilità, infine, il 25% delle aziende agrituristiche (e delle fattorie didattiche) pratica agricoltura biologica (le aziende agricole biologiche sono il 3,6% del totale, una su ventotto).

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Agricoltura di precisione, maggiori controlli e più previsione nelle colture

Branded content a cura di Valdichiana Media e Università Telematica Pegaso – Sede di Montepulciano Se l’agricoltura 4.0 è la nuova frontiera dell’agricoltura che impiega sul campo tecnologie ed internet…

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Se l’agricoltura 4.0 è la nuova frontiera dell’agricoltura che impiega sul campo tecnologie ed internet per la condivisione di dati e di informazioni non solo tra macchine, ma anche fra operatori diversi della filiera, l’agricoltura di precisione è un sistema integrato di metodologie e tecnologie progettate per aumentare la produzione vegetale, la qualità e la produttività di un’azienda agricola.

Andando sul pratico: nell’agricoltura tradizionale un coltivatore deve in qualche modo presumere o indovinare sulla base della sua esperienza le necessità delle colture: quanta acqua, quanto concime, quali attacchi parassitari, mentre nell’agricoltura di precisione è una gestione “precisa” delle attività di coltivazione, come per esempio l’irrigazione e la fertilizzazione, e sulle metodologie di elaborazione spaziale che costituiscono la base per una programmazione di interventi in campo mirati e localizzati, rendendo il processo produttivo sostenibile in termini economici che ambientali.

Le tecnologie utilizzate maggiormente per il rilevamento sono i droni e i sensori geoelettrici e radiometrici, ma anche aerei, satelliti, GPS, mentre per il monitoraggio e la mappatura subentrano macchine operatrici basate sulla tecnologia a rateo variabile, che sono in grado di gestire in modo differente varie porzioni dello stesso terreno sulla base di input georiferiti.

In Italia l’agricoltura di precisione si usa principalmente nei vigneti, noccioleti, colture di cereali, pomodori e risaie, ma è negli Stati Uniti che questa nuova frontiera è arrivata negli anni 90 a beneficio delle grandi estensioni colturali di cotone e mais. L’agricoltura di precisione può offrire diversi benefici in molteplici campi: dalla produzione, con l’aumento dell’efficienza, alla tutela dell’ambiente.

I benefici che può offrire questo tipo di agricoltura sono molteplici e possono spaziare in diversi campi, dalla produzione, con l’aumento dell’efficienza, alla tutela dell’ambiente grazie alla riduzione di input chimici. Può anche avere benefici effetti sulla cosiddetta filiera, grazie al miglioramento della qualità, e portare vantaggi economici in termini di risparmio.

Per capire ancora meglio quali sono i vantaggi che questa nuova frontiera dell’agricoltura può apportare a tutto il settore abbiamo intervistato l’agronomo Giuseppe Cillo che ha approfondito gli studi in questo campo per fornire risposte concrete in termini di maggiore sostenibilità sociale, ambientale ma soprattutto dare maggiore dignità ai veri protagonisti: gli agricoltori che sono alle prese con innumerevoli criticità legate non solo ai mercati ma anche agli effetti dei cambiamenti climatici.


Sitografia

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L’agricoltura diventa “Smart” – Intervista all’ingegnere Francesco Cariello

Branded content a cura di Valdichiana Media e Università Telematica Pegaso – Sede di Montepulciano L’agricoltura 4.0 (smart o digital) è la nuova frontiera dell’agricoltura che impiega sul campo tecnologie…

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L’agricoltura 4.0 (smart o digital) è la nuova frontiera dell’agricoltura che impiega sul campo tecnologie ed internet per la condivisione di dati e di informazioni non solo tra macchine, ma anche fra operatori diversi della filiera.

Ma andiamo sul pratico. Quando parliamo di agricoltura 4.0 parliamo di sensori posizionati a bordo delle macchine agricole, ma anche droni capaci di monitorare in tempo reale i campi da coltivare o, ancora, etichette “Smart” per migliorare la tracciabilita dei prodotti. Sono queste le tecnologie capaci di generare e mettere in rete un grande numero di dati, tecnologie che stanno segnando una nuova frontiera dopo quella avviata negli anni ‘90 con l’agricoltura di precisione.

L’agricoltura 4.0 in Italia vale 100 milioni di euro ma la diffusione di soluzioni ‘smart agrifood’ è ancora limitata e oggi meno dell’1% della superficie coltivata complessiva è gestito con questi sistemi. Molte piccole e medie imprese italiane si stanno attivando nella trasformazione digitale dell’agroalimentare, ma una forte spinta innovativa proviene dalle nuove imprese: dal 2011 a oggi sono nate 481 startup internazionali, di cui 60 italiane (pari al 12%0). E’ quanto emerge dalla ricerca dell’Osservatorio ‘Smart AgriFood‘ della School of Management del Politecnico di Milano e del laboratorio Rise dell’Università di Brescia.

I benefici che può portare questa nuova tecnologia vanno dall’analisi incrociata di fattori ambientali, climatici e colturali che consentono di stabilire il fabbisogno irriguo e nutritivo delle coltivazioni, prevenire patologie, identificare infestanti prima che proliferino; di conseguenza è possibile intervenire in modo mirato, risparmiando risorse materiali e temporali ed effettuando interventi più efficaci, che incidono positivamente sulla qualità del prodotto finito.

Il beneficio è quindi sia qualitativo sia quantitativo: si pensi, da un lato, ad aziende agricole che hanno ottenuto un risparmio sugli input produttivi del 30% con il 20% di produzione in più, e dall’altro, ad aziende che hanno ottenuto prodotti di maggiore qualità senza alcun residuo di sostanze chimiche. Inoltre grazie a tali tecnologie è infatti possibile stabilire il momento più opportuno per la raccolta e gestirla, se necessario, in più fasi, in modo da cogliere il prodotto nel momento più indicato a seconda dell’utilizzo che ne verrà fatto lungo la filiera. Ed è proprio sfruttando tali dati lungo la filiera che si coglie il maggior valore dell’Agricoltura 4.0: è possibile tracciare e certificare prodotti dal campo fino all’industria di trasformazione, costituire filiere corte, ottenere prodotti di massima qualità e creare efficienza non solo nei processi produttivi, ma anche in quelli di scambio merci e informazioni tra i vari attori della value chain.

Per capire meglio quali saranno gli scenari che si apriranno con l’introduzione più massiccia dell’agricoltura 4.0, abbiamo intervistato Francesco Cariello, pugliese, ingegnere gestionale con esperienza in manutenzione ed assistenza tecnica su prodotti ad alta tecnologia nel settore Oil&Gas e che ha preso parte alla tavola rotonda “VINUM NOSTRUM: VITICOLTURA 4.0“ organizzata nell’ambito dell’anteprima del Vino Nobile di Montepulciano all’enoliteca del consorzio del Vino Nobile.

 

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Dufatanemunda: proseguono le attività in Burundi

La cooperativa Dufatanemunda prosegue le attività di sviluppo economico e sociale in Burundi, grazie ai fondi raccolti in Valdichiana durante gli eventi degli ultimi anni. Abbiamo cominciato a raccontarvi la…

La cooperativa Dufatanemunda prosegue le attività di sviluppo economico e sociale in Burundi, grazie ai fondi raccolti in Valdichiana durante gli eventi degli ultimi anni. Abbiamo cominciato a raccontarvi la storia di Vugizo, un piccolo villaggio nel sud del Burundi, e di Athanase, originario del villaggio ma da molti anni residente a Montepulciano. Nel giugno 2015 si è tenuto il primo evento di raccolta fondi presso il centro visite “La Casetta” del Lago di Montepulciano, con il supporto degli Amici del Lago di Montepulciano e del circolo Legambiente Valdichiana. Abbiamo seguito attraverso i racconti di Athanase e le foto inviate dal Burundi le attività della cooperativa, verificando direttamente l’utilizzo delle risorse arrivate dalla Valdichiana.

Anche nel giugno 2016 si è tenuto un nuovo evento di raccolta fondi al Lago di Montepulciano, sempre preceduto da un convegno sul tema dell’agricoltura sostenibile e della biodiversità. Nel corso del secondo evento sono stati chiesti ai partecipanti i fondi per acquistare una stalla e avviare l’attività di allevamento, oltre al sostegno alle attività sociali promosse dalla cooperativa. Per l’occasione è stata anche fondata un’associazione in Valdichiana, chiamata ugualmente Dufatanemunda, che potesse essere il soggetto messo direttamente in relazione con la cooperativa del Burundi e fornire informazioni e aggiornamenti alle persone che hanno partecipato alla raccolta fondi.

Durante l’evento dello scorso giugno è stato possibile raccogliere circa 1200 euro da destinare ai progetti di sviluppo sociale ed economico a Vugizo; la cifra al momento, come ci racconta Athanase, non è sufficiente all’acquisto della stalla e del terreno per l’allevamento, ma è comunque stato possibile cominciare a risparmiare per il raggiungimento di tale obiettivo.

Campo di patate della cooperativa

Un’altra importante novità introdotta dalla cooperativa quest’anno è stata quella del microcredito: uno strumento di sviluppo economico particolarmente utile nei paesi in via di sviluppo, in cui centinaia di famiglie non hanno accesso al credito. Grazie ai fondi raccolti e alla capacità della cooperativa di sostenersi in maniera autonoma, è stato possibile attivare il microcredito per incentivare il lavoro delle famiglie di Vugizo. Il funzionamento è semplice: ogni membro della cooperativa, in base alle proprie possibilità, può chiedere un piccolo credito di circa 60 euro (che per l’economia del Burundi possono fare la differenza) e utilizzarli per potenziare le proprie attività di produzione e commercializzazione di prodotti agricoli realizzati assieme alla cooperativa. Dal momento che nessuna banca darebbe soldi a queste persone, il microcredito della cooperativa riesce a dare una spinta di sviluppo economico a queste famiglie, che mettono come garanzia le firme di tutti i familiari e gli eventuali terreni o animali in possesso. Le persone sono quindi responsabilizzate a lavorare per sviluppare le loro attività e per restituire il credito, donando ulteriore forza propulsiva alla cooperativa.

Quella del microcredito non è l’unica attività: Dufatanemunda ha infatti continuato a fornire muto soccorso a tutte le famiglie che ne fanno parte. Quando qualcuno si ammala e non può pagarsi le cure in ospedale, la cooperativa attinge al fondo speciale programmato per queste emergenze e permette di pagarsi le cure. A questo proposito Athanase racconta:

“Il mutuo soccorso è molto importante, ad esempio la scorsa settimana un ragazzino si è ammalato e doveva andare in ospedale. Grazie ai soldi raccolti e messi da parte dalla cooperativa è stato possibile pagare le cure. Questo è molto importante per persone che altrimenti non avrebbero accesso ai servizi sanitari.”

Per quanto riguarda l’attività agricola, dopo due anni di attività la cooperativa ha ormai imparato a rendersi indipendente, o comunque ad attivare processi virtuosi di rotazione delle culture. Nei terreni acquistati con le prime raccolte fondi vengono infatti piantate melanzane, pomodori e cipolle; i prodotti vengono utilizzati per l’autoconsumo e venduti al mercato, e con i soldi guadagnati vengono acquistati i semi per le nuove colture. Athanase rimane a disposizione dall’Italia anche per via della sua conoscenza in materia agronomica, dando consigli su come affrontare le eventuali malattie del raccolto, ma i membri della cooperativa stanno apprendendo sempre nuove nozioni grazie all’esperienza fatta.

L’arrivo dell’acqua è stato molto importante, perché ha permesso di coltivare determinati tipi di prodotti e di superare la tipica siccità estiva; la scorsa estate è stata infatti particolarmente difficile dal punto di vista della siccità, e molte persone nelle province del Burundi rischiano di morire di fame in tali situazioni. La cooperativa ha invece potuto attingere all’acqua grazie ai lavori effettuati lo scorso anno e le famiglie di Vugizo sono riuscite ad andare avanti coltivando per l’autoconsumo e la commercializzazione.

La fontanella dell’acqua negli orti

Cos’è successo invece in Valdichiana? L’associazione Dufatanemunda, nata lo scorso giugno come punto di riferimento per tutti coloro che hanno partecipato ai progetti di raccolta fondi, continua ad avere rapporti costanti con la cooperativa a Vugizo. Ha superato gli scogli burocratici per le pratiche amministrative e ha ottenuto l’autorizzazione a operare come onlus nel nostro territorio; è stata quindi inserita nel registro regionale delle onlus per attività di beneficenza e può inviare fondi in Burundi a tassi agevolati.

Le attività proseguono alacremente, quindi: dal mutuo soccorso al microcredito, la cooperativa permette alle famiglie di Vugizo uno sviluppo economico che non sarebbe altrimenti possibile, vista la situazione politica che sta vivendo il Paese. Le attività agricole proseguono con grande risultato, e i fondi raccolti vengono risparmiati per poter finanziare l’acquisto della stalla e degli animali da allevamento. Se volete contribuire a questo scopo, è possibile effettuare una donazione all’associazione locale: Dufatanemunda Onlus, codice Iban: IT28 J033 5901 6001 0000 0147 362

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Prospettiva Valdichiana: tempo di vendemmia

Tempo di vendemmia: vino, vino biologico e vino biodinamico. Diamo i numeri Dopo la pausa estiva torna la rubrica Prospettiva Valdichiana e lo fa proprio nel bel mezzo della vendemmia….

Tempo di vendemmia: vino, vino biologico e vino biodinamico. Diamo i numeri

Dopo la pausa estiva torna la rubrica Prospettiva Valdichiana e lo fa proprio nel bel mezzo della vendemmia. È proprio in questi giorni, infatti, che le numerose aziende agricole del territorio sono intente a raccogliere l’uva dalla vigna per portarla in cantina ed iniziare il processo di vinificazione, che trasformerà il mosto in vino. Il rituale della vendemmia è da sempre un momento di grande fascino, e porta con sé un valore storico e antropologico. È un vero e proprio “evento” annuale di lavoro e condivisione sociale nel territorio.

Ma veniamo ai numeri, cercando di vedere quanto si coltiva, quanto si produce e come si produce, tenendo sempre un occhio di riguardo al territorio della Valdichiana. I dati su cui si basa la nostra analisi provengono dall’Istat, in particolare dai dati del 6° Censimento generale dell’Agricoltura, da SINAB, ARTEA e da alcuni siti specializzati come inumeridelvino.it, demeter.it e uiv.it.

Secondo i dati ARTEA, nel corso del 2014, in Toscana vi sono 23.288 aziende che coltivano vite, per un totale di superficie vitata di 57.942,44 ha. Il maggior numero di aziende è in provincia di Arezzo (4.942 aziende, il 21,2% del totale regionale), seguita dalla provincia di Siena (4.107 aziende, il 17,6% del totale regionale). Ma è proprio la provincia di Siena ad avere la maggior superficie vitata della regione, addirittura il 32,4%, equivalente a 18.774,67 ha.

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Sempre secondo i dati ARTEA, riferiti alla vendemmia 2014, sono stati prodotti quasi 1 milione e 800mila hl di vino D.O.P. nella regione Toscana, suddivisi in quasi 312mila hl di vino D.O.C. e quasi 1 milione e mezzo hl di vino D.O.C.G.. Circa metà della produzione (48,7%) riguarda il Chianti e le varie sottozone, mentre il vino D.O.C.G. per eccellenza della Valdichiana senese, il Vino Nobile di Montepulciano, rappresenta il 3,8% della produzione regionale; tra i D.O.C., invece, il rosso di Montepulciano rappresenta l’1,7% della produzione regionale.

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Sempre di più, inoltre, si sente parlare di vini biologici e vini biodinamici, sia da parte dei consumatori, sempre più attenti verso l’acquisto di prodotti a basso impatto ambientale, sia da parte dei produttori e viticoltori, orientati alla costante ricerca di diversità ed autenticità del loro lavoro, attraverso l’agricoltura biologica, biodinamica o naturale.

I dati ISTAT del 6° Censimento generale dell’Agricoltura ci dicono che la superficie biologica di vite è, in Italia, di 43.999 ha, con la Toscana che ha una superficie di vite biologica di 4.699 ha, il 10,7% del totale nazionale. All’interno del territorio toscano, è proprio la provincia di Siena a vantare la maggior superficie di vite biologica, con 1.412 ha (il 30,1% del totale regionale).

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Più in dettaglio, all’interno della provincia di Siena, tra i vari SEL è l’Alta Val d’Elsa a detenere la maggior superficie biologica di coltivazione della vite con 443,2 ha (il 31,4% del totale provinciale), seguita dal Chianti con il 28,8% (406,9 ha) e dalla Valdichiana Senese con il 16,1% (226,8 ha).

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Nell’Alta Val d’Elsa solo il comune di San Gimignano registra una superficie biologica di vite di 336,8 ha; a livello provinciale vi è poi il comune di Castellina in Chianti con 172,4 ha e il comune di Montalcino con 161,6 ha. Nella Valdichiana Senese è Montepulciano ad avere il primato con 78,9 ha, seguito da Sinalunga con 52,2 ha e da Trequanda con 19,4 ha.

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Vi è poi la viticoltura biodinamica, un particolare metodo di coltivazione il cui marchio commerciale è detenuto dalla Demeter International, un’associazione di adepti della metodologia che, attraverso l’adozione di un disciplinare, si propone di mantenere i medesimi standard tra i coltivatori sia nella fase di produzione sia nella fase di trasformazione dei prodotti agricoli. Il principio base della biodinamica è la ricerca della biodiversità, un equilibrio tra l’uomo, le piante e il cosmo, cercando di sfruttare al meglio le forze naturali nei terreni e l’influenza dei pianeti quando si agisce sulla terra in modo da rendere la pianta più resistente ed autosufficiente. In Toscana le aziende produttrici di vino certificate Demeter sono 19, di cui 4 in provincia di Siena.

Vini toscani e denominazioni: fonte Federdoc

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Dall’Aglione alla Susina: i prodotti della tradizione in Valdichiana

Un territorio dal grande passato agricolo come la Valdichiana non poteva che essere caratterizzato dalla presenza di numerose eccellenze enogastronomiche: basta pensare al Vino Nobile, alla carne Chianina, al pecorino…

Un territorio dal grande passato agricolo come la Valdichiana non poteva che essere caratterizzato dalla presenza di numerose eccellenze enogastronomiche: basta pensare al Vino Nobile, alla carne Chianina, al pecorino o all’olio. Oltre ai prodotti locali diventati famosi a livello internazionale e capaci di sviluppare l’economia agricola del territorio, ci sono anche delle varietà meno conosciute fuori dalla Valdichiana, ma non per questo meno interessanti: parliamo di aglione, di susina “coscia di monaca” e di cocomero nero.

L’aglione della Valdichiana è una particolare varietà di aglio più grande del comune, con il “capo grosso”, usato nella tradizione locale per preparare piatti più aromatici e digeribili. La sua area di produzione si trova a cavallo del Canale Maestro della Chiana, praticamente è un prodotto agricolo coltivato nella zona della bonifica, ma giunge fino all’area del Trasimeno ed è conosciuto fin dall’epoca etrusca. Rispetto all’aglio comune, l’aglione non possiede il caratteristico odore sgradevole, è più delicato e non lascia il tipico cattivo odore nell’alito. Con la fine della mezzadria, la tradizione della sua coltivazione è andata scomparendo: oggi si può trovare negli orti dei contadini e in qualche coltivazione sparsa nelle campagne, più difficilmente in commercio o nei supermercati.

Durante il convegno che si è tenuto al Teatro dei Concordi di Acquaviva nel corso della “Fiera di San Vittorino 2016” è stata presentata una monografia di carattere agronomico sull’aglione, a cura dei professori Graziano Tremori e Gianfranco Santiccioli. Un lavoro che dimostra la necessità da parte delle istituzioni, del mondo della ricerca e degli agricoltori di aumentare la conoscenza del prodotto, delle sue caratteristiche alimentari e della sua capacità di sviluppare l’agricoltura di bassa quota.

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Il convegno sull’aglione della Valdichiana

Le iniziative a favore dell’aglione si sono succedute negli ultimi mesi; particolare risalto va riconosciuto all’operato della società Qualità e Sviluppo Rurale, partecipata dall’Unione dei Comuni della Valdichiana Senese, che ha attivato iniziative in sintonia con le associazioni di categoria per il riconoscimento di prodotto della tradizione agricola. Il prossimo passo sarà quello dell’ottenimento del marchio DOP, della stesura di un disciplinare e delle azioni di promozione e sviluppo in sinergia con i ristoratori locali, per creare una vera e propria filiera corta attorno all’aglione.

Per quanto riguarda le potenzialità alimentari, infatti, l’aglione è particolarmente indicato per la cucina tradizionale toscana. È considerato il sostituto ideale dell’aglio in molte ricette, e caratterizza i “Pici all’aglione” che sono un piatto tipico della civiltà contadina della bassa provincia di Siena: un primo piatto genuino, semplice ed economico, a base di pici, pomodoro e aglione. In generale, comunque, l’aglione può essere usato in cucina per la sua maggiore digeribilità rispetto all’aglio comune, per la delicatezza del suo sapore e per il vantaggio di non lasciare in bocca un cattivo odore.

Un’altra varietà tipica del nostro territorio è la susina detta “scosciamonaca”; un prodotto spesso sottovalutato, diffuso non soltanto nel nostro territorio ma in generale nel centro Italia. Si tratta di una varietà di susina di forma allungata, con la buccia violacea e la polpa giallastra, molto profumata e saporita. Viene raccolta a metà agosto, più tardi rispetto alle normali susine. La sua polpa è poco aderente al nocciolo, si stacca facilmente, quindi è ottima per il consumo immediato come frutta di stagione. I contadini locali hanno tramandato l’usanza della marmellata di susine, perché è particolarmente adatta all’essiccazione.

La susina scosciamonaca

La susina scosciamonaca

Un ultimo accenno lo merita un altro prodotto tipico, ovvero il Cocomero Nero. Si tratta di una varietà di anguria che veniva coltivata nella Valdichiana aretina e dintorni, che si raccoglieva a tarda estate e veniva conservata in luoghi freschi; poteva raggiungere i venti chili ed era considerato un cocomero gigante, con la corteccia più scura rispetto alle angurie che siamo abituati a vedere. La sua polpa è rossa, con bassa concentrazione di zucchero e un gusto dolce. Veniva consumato con il pane, e le sue fette grandi e cariche d’acqua avevano fatto nascere il detto: “Con il cocomero della Valdichiana si mangia, si beve e ci si lava il muso!”

Questa varietà agricola si era persa nel corso degli anni, ma grazie all’operato di alcuni agricoltori locali il suo seme è stato salvato e alcune sporadiche coltivazioni cominciano a ricomparire nei comuni della Valdichiana, dopo essere stato tramandato negli orti di famiglia e destinato all’autoconsumo. L’ennesima dimostrazione che il nostro territorio, assieme ai prodotti tipici più famosi, è interessato da molte varietà di prodotti agricoli degne d’interesse e che potrebbero diventare un motore di sviluppo.

cocomero nero

Il cocomero nero della Valdichiana

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Il paesaggio culturale tra mezzadria e agricoltura

Quando dobbiamo promuovere il nostro territorio ai turisti, e quando gli ospiti parlano in maniera incantata dei luoghi che hanno visitato in Valdichiana e in Valdorcia, uno dei commenti che…

Quando dobbiamo promuovere il nostro territorio ai turisti, e quando gli ospiti parlano in maniera incantata dei luoghi che hanno visitato in Valdichiana e in Valdorcia, uno dei commenti che più spesso ci capita di sentire è: “che bel paesaggio!”. Indubbiamente questi luoghi, e in più in generale la Toscana, sono famosi a livello internazionale per la bellezza dei paesaggi e per il particolare rapporto che si è instaurato tra l’ambiente naturale e l’opera degli uomini che l’hanno abitato per secoli. Un rapporto certificato dalla denominazione di “Paesaggio culturale patrimonio mondiale” che la Valdorcia ha ricevuto dall’Unesco nel 2004. Ma qual’è il significato del paesaggio culturale, e qual’è il rapporto che esiste con la storia della mezzadria e la civiltà contadina che ha contraddistinto per secoli questi territori?

Vitaleta, cartolina della Valdorcia

Vitaleta, cartolina della Valdorcia

Paesaggio Culturale

Il paesaggio, secondo le definizioni più comuni, può essere spiegato come la “porzione di territorio considerata dal punto di vista prospettico o descrittivo, con senso eventualmente affettivo, artistico ed estetico” e anche come “la particolare fisionomia di un territorio determinata dalle sue caratteristiche fisiche, antropiche, biologiche ed etniche, imprescindibile dall’osservatore e dal modo in cui viene percepito e vissuto”. Risulta già evidente come il paesaggio non possa essere separato dal suo osservatore: che si tratti di un paesaggio di campagna, di un paesaggio invernale o desertico, il paesaggio non va confuso con l’ambiente naturale, che esiste in maniera autonoma. Il paesaggio è tale perché osservato dall’uomo ed esiste in funzione di esso: per certi versi, ogni paesaggio è culturale.

Perché sostengo questa tesi? Perché si è soliti definire l’antropizzazione come l’intervento umano sull’ambiente naturale, con lo scopo di trasformarlo o adattarlo alle sue esigenze. Un paesaggio è un ambiente modificato dall’uomo, se non in maniera fisica, perlomeno come identificazione: anche un paesaggio incontaminato è tale perché percepito tale dall’osservatore, in opposizione a un ambiente totalmente antropizzato.

Per l’Unesco i paesaggi culturali sono frutto dell’opera combinata della natura e dell’intervento umano, in cui si riconosce una conciliazione tra natura e cultura. In realtà, ritengo che ogni paesaggio sia frutto di questa combinazione, e che la differenza nel caso citato sia l’attribuzione di un valore positivo alla particolarità della Valdorcia. Come recita la targa, infatti, quel paesaggio viene visto come un modello degli ideali del buon governo, come un’icona artistica ed estetica. Un paesaggio culturale, quindi, modificato dalla cultura degli abitanti di questo territorio e della loro particolare capacità di modificare l’ambiente naturale.

La cultura, intesa in senso antropologico, non si limita all’oggetto culturale (il libro, il manufatto archiviato nel museo) ma comprende il sistema di norme e valori condivise all’interno di un gruppo sociale. La cultura è l’insieme degli usi e dei costumi, delle tradizioni e delle conoscenze, che vengono apprese dall’individuo come membro di una comunità.

La cultura è stata spesso opposta alla natura: ciò che non è naturale è artificiale, è prodotto dall’uomo sulla base della sua cultura. Tuttavia, la cultura fa parte della natura umana, rappresenta la capacità dell’uomo di apprendere dall’ambiente che lo circonda e trasmettere le sue conoscenze, continuamente modificandole con l’ambiente, le altre culture e gli altri uomini. E per conoscere la nostra cultura, per comprendere il nostro paesaggio culturale, come possiamo prescindere dalla storia della mezzadria e della civiltà contadina che per secoli ha contribuito a plasmare questo paesaggio?

trebbiatura

La tecnologia aiuta la trebbiatura

La mezzadria e il paesaggio

La mezzadria era un contratto agrario di origine antica, che è stato il fondamento della civiltà contadina delle nostre campagne. Il contratto veniva stipulato tra un mezzadro, che rappresentava anche la sua famiglia, e il proprietario, che concedeva l’utilizzo dei terreni in cambio della divisione a metà dei prodotti e degli utili: il proprietario metteva il capitale, la famiglia mezzadrile metteva il lavoro. Il rapporto non era soltanto economico, ma anche sociale, perché la mezzadria era il fondamento della storia e della cultura di questi territori, grazie alle influenze che aveva nella vita familiare. Per approfondire, potete leggere le caratteristiche della famiglia contadina e della divisione all’epoca della mezzadria.

Quello che ci interessa, nel contesto del paesaggio, è la particolare modifica dell’ambiente agricolo operata da questo sistema nel corso dei secoli. Il proprietario terriero suddivideva i terreni in poderi, che venivano abitati e gestiti da famiglie mezzadrili: ma erano quest’ultime ad adattarsi alle dimensioni e alle caratteristiche del podere e della casa colonica, non il contrario. Le famiglie si adattavano al podere e se diventavano troppo grandi si dividevano. Il podere diventava anche il centro di aggregazione e di scambio sociale, un luogo d’incontro esemplificato dalla veglia, in cui le famiglie si spostavano a turno nelle rispettive case coloniche per ballare, raccontare storie, conoscersi e socializzare.

Il podere era l’unità di base della fattoria e contribuiva a formare il paesaggio nel corso dei secoli; con i suoi campi coltivati, la casa colonica e le stalle, è diventato l’elemento caratteristico del territorio rurale. Sono tipiche le case leopoldine in Toscana, nelle zone della bonifica e dei piani di sviluppo di Pietro Leopoldo di Lorena, costituite da un modello a padiglione con torretta centrale: i contadini abitavano ai piani superiori, mentre i piani inferiori erano dedicati alle stalle per il bestiame, alla cantina e al granaio.

Ciò che è importante sottolineare è che i mezzadri avevano bisogno di sfruttare ogni angolo del podere per la propria attività, poiché avevano diritto soltanto a metà della produzione. Gran parte del podere era dedicato alle coltivazioni da commerciare, quali il grano e la barbabietola da zucchero, ma era necessario pensare anche all’autosussistenza. Veniva dedicato uno spazio all’orto, per coltivare i prodotti per l’uso giornaliero della famiglia; c’erano le vigne e l’oliveto per produrre vino e olio, oltre all’aia e al pollaio con le galline e gli animali domestici, fino ai filari di frutta e ai bachi da seta ospitati nelle camere da letto.

I mezzadri hanno modificato i poderi sulla base delle proprie necessità, e hanno progressivamente adottato migliorie tecnologiche, d’accordo con i padroni, per aumentare la produzione. La mezzadria ha contribuito a modellare il paesaggio delle campagne, come oggi lo conosciamo, sulla base della propria cultura e delle proprie necessità di adattarsi all’ambiente.

castorodiga

Le dighe dei castori: cultura o natura?

Il paesaggio oggi: cultura o natura?

Con l’abbandono della mezzadria, le modifiche tecnologiche e le mutate condizioni del mercato agricolo internazionale, le campagne si sono prima svuotate e poi adattate al nuovo contesto. Nuove forme di economia si sono diffuse nelle campagne della Valdichiana e della Valdorcia, diventate luoghi turistici d’eccellenza e non più campagne affidate ai contadini; tra casolari abbandonati e ristrutturati, assistiamo a nuove forme di accoglienza, enogastronomia e recupero della ruralità. Anche in queste situazioni, l’uomo modifica il paesaggio sulla base delle mutate condizioni culturali e ambientali.

Si può quindi parlare di paesaggio culturale da preservare, da opporre ai paesaggi altamente antropizzati? Si può parlare di paesaggio rispettoso della natura, che si concilia con l’opera dell’uomo? Pensiamo per un attimo ai castori che costruiscono una diga e paragoniamoli con i contadini impegnati nella trebbiatura. In entrambi i casi, l’ambiente viene modificato per le rispettive necessità, utilizzando gli strumenti tecnologici a disposizione. Certo, la tecnologia dei contadini è maggiormente sviluppata, ma anche la diga dei castori, per certi versi, può essere considerata artificiale: la diga non si trova in natura, è opera dell’ingegno del castoro, come la trebbiatrice è opera dell’ingegno dell’uomo. Un paesaggio frutto dell’opera combinata di natura e intervento dei castori, quindi, sarebbe un paesaggio culturale degno di una targa Unesco? Si tratta ovviamente di una domanda provocatoria, ma che dimostra quanto il concetto di natura opposto a quello di cultura sia ormai sorpassato nell’antropologia moderna.

Le sfide per il futuro, per quanto riguarda il paesaggio dei nostri territori, sono complesse. Nessuno vorrebbe vedere la Valdorcia rasa al suolo e ricoperta d’asfalto, nessuno vorrebbe perdere l’identità culturale delle campagne e dei borghi della Valdichiana. D’altra parte, pensare soltanto a un paesaggio da cartolina come Vitaleta, con i cipressi perfettamente curati e pronti da fotografare per i viaggiatori, significa creare un paesaggio artificiale, a uso e consumo dell’estetica del turista, con poche attinenze alla cultura che l’ha prodotto. Considerare il paesaggio come un manufatto da preservare in un museo, intoccabile e immutabile al pari di un quadro, significa snaturarlo.

La sfida per il futuro sarà quella di trovare una via di mezzo tra il museo e il cemento, tra la cartolina e il cieco sviluppo. Sarà quella di preservare il paesaggio non in quanto tale, ma nella sua capacità di adattarsi ai cambiamenti, coniugando turismo e agricoltura, tradizione e modernità. Come sempre hanno fatto i mezzadri, vivendo e ricreando il paesaggio con la loro cultura.

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Libero Accesso – 4° puntata: Paesaggio

La quarta puntata di Libero Accesso è andata in onda martedì 17 Marzo su Tele Idea (canali 86-625-699 del digitale terrestre) e si è occupata di paesaggio: approfondimenti sulla situazione ambientale e agricola…

La quarta puntata di Libero Accesso è andata in onda martedì 17 Marzo su Tele Idea (canali 86-625-699 del digitale terrestre) e si è occupata di paesaggio: approfondimenti sulla situazione ambientale e agricola in Valdichiana e in Toscana, sul piano del paesaggio in discussione in Consiglio Regionale, sul dissesto idrogeologico e l’operato dei Consorzi di Bonifica.

La discussione è stata affrontata in studio con i seguenti ospiti:

  • Giacomo Giannarelli, candidato M5S alla carica di Portavoce Presidente della Regione Toscana
  • Juri Bettollini, Direzione provinciale PD, assessore del Comune di Chiusi
  • Luca Marcucci, Presidente CIA Provincia di Siena
  • Francesco Sossi,  Direttore provinciale Coldiretti (assente per motivi di salute)

Inoltre hanno contributo alla discussione con servizi esterni:

  • Lorenzo Rosso, portavoce senese Fratelli d’Italia
  • Paolo Tamburini, presidente Consorzio Bonifica Alto Valdarno
  • Mario Mori, presidente Consorzio Bonifica Valdichiana romana e Valdipaglia
  • Anna Rita Bramerini, assessore Regione Toscana alla tutela dell’ambiente ed energia
  • Riccardo Agnoletti, Sindaco del Comune di Sinalunga
  • Stefano Biagiotti, presidente della società Qualità e Sviluppo Rurale
  • Alessandro Ferrari, architetto della Protezione Civile di Siena

Libero Accesso è una trasmissione aperta al contributo di tutti, che continua nel suo approfondimento giornalistico sui tremi trattati in studio anche nel magazine online “La Valdichiana”. Come un wi-fi libero, tutti possono connettersi e inviare i loro contributi, che possono essere letti e commentati in diretta, oppure partecipare alla conversazione online. Nel corso della trasmissione è infatti possibile interagire attraverso l’indirizzo mail liberoaccesso@teleidea.it, la pagina facebook e l’hashtag su twitter #LiberoAccesso.

Documentazione sulla quarta puntata

Per la copertina che ha introdotto l’argomento della serata è stata realizzata una timeline che percorre la storia degli ultimi mesi del Piano del Paesaggio e la controversa discussione sul PIT in Consiglio Regionale, con particolare riferimento alle problematiche di agricoltori e viticoltori della Valdichiana senese: PIT – LUCI E OMBRE

Per i dati relativi al dissesto idrogeologico e il materiale utilizzato durante la trasmissione si ringrazia anche la Protezione Civile di Siena, che ci ha anche inviato le seguenti fotografie relative all’evento alluvionale dell’Ottobre 2013, che ha gravemente colpito strade e attraversamenti di competenza della Provincia di Siena:

Ecco il video integrale della puntata:

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Il Piano del Paesaggio della Regione Toscana

Il Piano del Paesaggio della Regione Toscana è un’integrazione al piano di indirizzo territoriale (PIT), i cui lavori durano già dal 2011. Dovrà servire a regolare gli strumenti per la…

Il Piano del Paesaggio della Regione Toscana è un’integrazione al piano di indirizzo territoriale (PIT), i cui lavori durano già dal 2011. Dovrà servire a regolare gli strumenti per la pianificazione del territorio e del paesaggio, suddivisi in due livelli, regionale e d’ambito. La storia di questo piano è costellata di critiche, modifiche, prese di posizione e battaglie politiche, non soltanto in Consiglio Regionale.

Nella timeline sottostante abbiamo cercato di tracciare una breve storia degli ultimi mesi di lavori relativi al Piano del Paesaggio, concentrandoci soprattutto sulle questioni riguardanti l’agricoltura e la viticoltura in Valdichiana, oltre alle ultime dichiarazioni del Governatore Enrico Rossi.

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Legge di Stabilità: novità per il settore agricolo e alimentare

Legge di Stabilità 2015: alcune novità per finanziamenti e agevolazioni nel settore agricolo e alimentare La legge di stabilità, detta anche manovra economica, è la principale legge che regola la vita…

Legge di Stabilità 2015: alcune novità per finanziamenti e agevolazioni nel settore agricolo e alimentare

La legge di stabilità, detta anche manovra economica, è la principale legge che regola la vita economica dello Stato Italiano e ogni anno contiene le norme che consentono l’attività finanziaria di tutto il Paese, coordinando il federalismo fiscale di carattere locale con i requisiti economici stabiliti a livello europeo.

Nella legge di stabilità del 2015 sono previsti alcuni interventi di sostegno al comparto agricolo e alimentare che prevedono novità molto importanti per tutti gli operatori del settore. Questi, in breve, gli aspetti più interessanti per lo sviluppo del settore agroalimentare anche nel nostro territorio:

  • Erogazioni anticipazioni finanziarie per gli agricoltori (comma 208): possibilità di erogare anticipazioni finanziarie agli agricoltori tramite la cessione all’ISMEA di crediti inerenti gli aiuti diretti della PAC.
  • Garanzie ISMEA su mini bond (comma 209): l’istituto potrà concedere garanzie anche a fronte di titoli di debito emessi dalle imprese nel settore agricolo, agroalimentare e della pesca.
  • Fondo per gli investimenti nel settore lattiero caseario (commi da 214 a 217): sostegno a investimenti per ristrutturazione del settore caseario, anche per superamento del regime europeo delle quote latte. Al contributo non possono essere ammessi i produttori non in regola con il pagamento delle multe sull’eccesso di produzione lattiera.
  • Stanziamenti specifici per il settore agricolo (tabella E): viene previsto il rifinanziamento per il 2015 di 120 milioni del Fondo di solidarietà nazionale, e 10 milioni ciascuno per il triennio 2015-2017 per attività di competenza del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, per favorire l’integrazione della filiera del sistema agricolo e il rafforzamento dei distretti agroalimentari. Previsto inoltre un finanziamento di 10 milioni per il triennio 2015-2017 tramite ISMEA per agevolare l’imprenditoria giovanile e il ricambio generazionale in agricoltura attraverso mutui agevolati per gli investimenti.

Per approfondimenti e informazioni, potete consultare il sito web di Qualità e Sviluppo Rurale

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M5S, Gagnarli: “L’IMU agricola danneggerà migliaia di piccoli comuni”

Riceviamo e pubblichiamo questa dichiarazione della deputata del Movimento 5 Stelle, Chiara Gagnarli. “Calcolare l’IMU agricola solamente in base alla posizione altimetrica dei terreni non solo danneggerà migliaia di piccoli…

Riceviamo e pubblichiamo questa dichiarazione della deputata del Movimento 5 Stelle, Chiara Gagnarli.

“Calcolare l’IMU agricola solamente in base alla posizione altimetrica dei terreni non solo danneggerà migliaia di piccoli comuni collinari e pedemontani a vocazione agricola ma sarà un colpo di mano anche alla nostra Carta Costituzionale che dispone che tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva e non certo in base a parametri geografici”. Lo dichiara Chiara Gagnarli, deputata toscana del Movimento cinque stelle che aggiunge: “Il decreto diffuso in queste ore, oltretutto, arriva alla fine di un anno fiscale, anche difficile, in cui i bilanci comunali sono chiusi ed è prevedibile che molti comuni non riusciranno a mettersi in pari. La scadenza cade il 16 dicembre e ci sono poco più di 10 giorni di tempo per i commercialisti sarà una corsa a rischio errori. Non si tiene conto, inoltre, che diversi comuni italiani, tra cui molti centri toscani, si sviluppano anche in senso altimetrico e il rischio è che terreni molto vicini tra loro, ma appartenenti a comuni diversi, paghino tasse differenti”.

“Abbiamo cercato di scongiurare questo intervento durante la discussione del decreto sul Bonus Irpef della scorsa estate, proponendo di basare il calcolo dell’IMU in base al reddito agrario, ma tutti i nostri tentativi sono rimasti inascoltati. Questo – conclude Gagnarli (M5S) – sarà un grosso, ulteriore, danno al nostro Paese, per fare cassa andando ad attingere dalle tasche degli italiani già in difficoltà. Il Governo prenda tempo e faccia una doverosa marcia indietro, o quanto meno posticipi questo intervento al prossimo anno fiscale”.


Comunicato Stampa di Movimento 5 Stelle del 3 dicembre 2014.
Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla nostra redazione.

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M5S, danni olivicoltura: “Il Governo Renzi deve prevedere una apposita deroga”

Istituito nel 2004, il Fondo di Solidarietà Nazionale consente alle aziende agricole colpite da calamità di accedere ad interventi compensativi. Tra questi: contributi in conto capitale fino all’80% del danno…

Istituito nel 2004, il Fondo di Solidarietà Nazionale consente alle aziende agricole colpite da calamità di accedere ad interventi compensativi. Tra questi: contributi in conto capitale fino all’80% del danno accertato sulla base della produzione lorda vendibile (nelle zone svantaggiate estendibile fino al 90%), prestiti ad ammortamento quinquennale per le esigenze di esercizio dell’anno in cui si è verificato l’evento dannoso e per l’anno successivo, da erogare a tasso agevolato, proroga delle operazioni di credito agrario e agevolazioni previdenziali. Ma al Fondo di Solidarietà Nazionale possono accedere solo le aziende colpite da calamità che danneggino le strutture aziendali e le scorte e che non rientrano nelle garanzie del Piano Assicurativo Agricolo Nazionale, varato entro novembre di ogni anno dal Ministero dell’Agricoltura. Per questo, i deputati M5S della Commissione Agricoltura hanno presentato un ordine del giorno, accolto dal Governo, per allargare gli interventi compensativi del Fondo anche agli agricoltori colpiti dalle patologie “mosca dell’olivo”, “cinipide del castagno” e “marciume delle castagne”.

Un settore così colpito non poteva non avere un minimo di supporto che è proprio quello che chiediamo al Governo Renzi. La speranza è che venga compresa la gravità della situazione e si dia attuazione al nostro ordine del giorno: il nostro fiato sul collo continuerà sino al termine della proceduradichiara la deputata M5S aretina Chiara Gagnarli, in Commissione Agricoltura alla CameraCon il Piano Assicurativo Agricolo Nazionale 2014, il Ministro Martina ha esteso ulteriormente l’utilizzo delle polizze agevolate per la difesa dai danni atmosferici e meteorologici e, in particolare, per una maggiore affermazione delle polizze multirischio e pluririschio a vantaggio delle monorischio. Le regole previste per il 2014 avrebbero dovuto provocare un ulteriore interesse dei produttori verso la stipula di polizze assicurative, dato che i produttori che non assicurano le colture riportate dal piano assicurativo contro i danni previsti dallo stesso, nel caso in cui dovessero verificarsi i danni, non potranno richiedere l’attivazione delle procedure di stato di calamitàspiega Gagnarli (M5S) – Tuttavia, sia perché le Compagnie non hanno trovato interesse a proporre polizze per le colture e le fitopatie inserite nel piano (vedi il cinipide del castagno), sia perché alcune di queste infestazioni non erano inserite nel Piano (la mosca, ad esempio,  negli ultimi tre, quattro anni non è mai stata inserita tra le infestazioni parassitarie assicurabili) – conclude la deputata toscana M5S della Commissione Agricolturaabbiamo ritenuto opportuno impegnare il Governo Renzi a valutare la possibilità di prevedere una apposita deroga, in modo tale da consentire l’accesso al Fondo di Solidarietà Nazionale anche a quegli agricoltori colpiti da queste patologie”.

Comunicato stampa di M5S del 3 dicembre 2014.
Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla nostra redazione.

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