In Valdichiana nello scorso weekend è arrivata la danzatrice Valeria Chiara Puppo che ha preso parte come insegnante al laboratorio di teatro-danza della compagnia Impluvium al Teatro Caos di Chianciano Terme.

Valeria è una danzatrice diplomata al “DanceHaus” Professional Training Program di Susanna Beltrami, ricercatrice in ambito di Teatro e Teatro Danza, dottoressa in “Scienze Pedagogiche e dell’educazione”, massaggiatrice specializzata in Thai Yoga Message oltre che divulgatrice, comunicatrice e insegnante. Mille sfaccettature per un’artista che ha collaborato con varie realtà: da band come gli Ex-Otago a coreografa e attrice in teatro, fino alla creazione di coreografie su misura per esibizioni e mostre di architettura e design. Da anni conduce seminari e laboratori per ragazzi e per adulti affrontando il tema della ricerca sul movimento, sul teatro-danza e sulla formazione del “corpo” dell’attore.

Approfittando della sua presenza non potevamo che porre qualche domanda a un’artista così poliedrica!

Guardando il tuo percorso di studi e la tua carriera si è subito incuriositi da una laurea in scienze della pedagogia e dell’educazione. Come mai una performer, un’artista, decide di affrontare un percorso di questo tipo?

Questa decisione nasce quando ho intrapreso un percorso nella danza, già allora sentivo di avere una forte propensione per la didattica. Fondamentalmente la mia scelta di studi è stata anche un piano B, negli anni mi sono resa conto che non avrei avuto problemi a vestire i panni dell’educatrice al di fuori dell’insegnamento del movimento. Studiare pedagogia mi ha dato la possibilità di aprire tanti interrogativi anche in ambito artistico, sostanzialmente sono riuscita a gestire meglio grazie a un vasto vocabolario ciò che faccio con il corpo e a trasmetterlo nel migliore modo possibile.

Come è stato possibile portare avanti una disciplina come la tua durante gli anni della pandemia?

Devo essere sincera: sono stati mesi sorprendenti. Hanno messo uno stop in un processo personale artistico dove mi sentivo molto stanca. Ho avuto la possibilità di fermarmi dopo dieci anni, comprendere cosa desidero fare è stata una possibilità enorme. Con la privazione del contatto fisico ho deciso di dare vita a un’altra forma di comunicazione con un podcast “La danza nelle tue mani”. Un progetto che ho intenzione di portare avanti anche adesso che sono più impegnata; credo sia necessaria un’opera di verbalizzazione della danza e del movimento, c’è veramente poca conoscenza di cosa si può fare con la danza.”

A proposito della necessità di comunicare, oltre che un’artista, cosa ti fa sentire una comunicatrice?

Mi rendo conto di essere capace di spiegare processi fisici complessi in maniera molto semplice, una dote che molti allievi mi hanno sottolineato. Prima insegnavo danza seguendo esempi canonici, che spesso non hanno bisogno di una spiegazione personale, ma quando ho iniziato a sviluppare un pensiero mio sul movimento, evolvendomi, ho dovuto trovare un modo per spiegarlo. Mi sono quindi dedicata allo studio della spiegazione, al tono di voce, alla creazione di frasi precise, che fossero proprio come il movimento che cercavo di comunicare, chiaro e comprensibile. Per me è un processo chiave capire il movimento per portarlo nel proprio mondo.”

Questa è la prima volta in Valdichiana?

“Sì, anche per questo quando sono stata chiamata dalla compagnia Impluvium ho deciso subito di venire. Credo che i giovani debbano essere ascoltati e quando ho scoperto la compagnia e mi sono potuta confrontare con queste nuove menti artistiche sono stata felice di potere venire qui di persona.

In Valdichiana sta ripartendo il teatro dopo un lungo periodo di stop. Quale è il tuo rapporto con il teatro e cosa ti aspetti da questo settore dopo pandemia?

Purtroppo lavorando tanto in questo ambito devo dire che sono diventata molto più esigente e questo fa sì che la maggior parte delle volte che vado a teatro non mi piace ciò che vedo. C’è una grande differenza fra i teatri finanziati e i teatri autogestiti, sia nella scelta degli spettacoli sia nella gestione del traportò pubblico-teatro. Credo fortemente nella potenza dei teatri autogestiti, è lì che si può fare la differenza nell’educazione con il pubblico e nel rapporto dell’arte. Una nuova iniziativa che apprezzo è la stagione partecipata, dove il cartellone viene scelto dalla popolazione del paese. Una decisione bellissima che permette al teatro di avvicinare il pubblico e di creare un senso di appartenenza.”

Tornerai in Valdichiana con la compagnia di cui fai parte?

Con la mia compagna Jouujoux Folies abbiamo in programma uno spettacolo di clown, corda area e danza “Ogni creatura ha la sua misura”. Se tutto va bene ci vedremo prossimamente a teatro proprio qui in Valdichiana!

(Foto di Vittorio Pierli)

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Chiara Cacace

Diplomata alle Scienze Umane senza neanche essersene resa conto, ha necessitato di un anno sabbatico durante il quale ha scoperto che non può fare nulla per placare la sua volontà di scegliere sempre la via meno praticabile. Per questo aspira a fare parte del mondo dei giornalisti poiché scrivere è l’unica cosa giusta che pensa di sapere fare, ma neanche lei ci giurerebbe, quindi non illudetevi.

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