Tempi Moderni – Lavoro e Dintorni

La postilla: ovvero, un appello disperato sul malcostume imperante nelle aziende italiane, altrimenti chiamato “culto della non-risposta”.

Vorrei solidarietà per quest’appello che sto per lanciare. Diffondetelo, spammatelo dove più vi aggrada, ma facciamo in modo che si senta. Che qualcuno legga e rifletta se magari sia il caso di cambiare verso, rotta, atteggiamento verso chi sta cercando lavoro. Perché poi si chiedono (vi ricordate le prime puntate?), quelli che cercano gente d’assumere, perché non trovano gente qualificata, gente con il C.V. corrispondente alle loro aspettative, e perché i giovani (e non) fuggano all’estero, in cerca di un ambiente migliore, e non solo lavorativamente parlando.

Noi giovani e meno giovani, neo-laureati e non laureati, ci siamo stufati di un’abitudine brutta, orrenda, maleducata, quando siamo in cerca di lavoro ed è un malcostume tutto italiano. E quest’abitudine brutta, orrenda e scortese è non rispondere a coloro che inoltrano il loro C.V. in seguito all’aver letto un annuncio di lavoro. Ora, un vecchio adagio diceva che chiedere è lecito e rispondere è cortesia. Forse, quelli “dall’altra parte della scrivania” non si rendono conto che chi cerca lavoro, ha una certa ansia nel sapere se avrà una qualsiasi chance di avere uno straccio di colloquio di lavoro. Se il suo C.V. è adeguato, corrisponde agli interessi dell’azienda alla ricerca di personale. No, ci siamo anche stufati di impostare la “ricevuta di lettura”, perché è un puro palliativo in un’attesa che ci fa male e mai come oggi fa male. Intanto, si spera di avere un riscontro, poi la speranza diventa frustrazione, e la frustrazione pesa nell’animo di un disoccupato – non so se il concetto di autostima, dall’altro lato della scrivania, sia conosciuto, ma questo essere ignorati ci frantuma l’autostima. Perché anche quell’impostazione fredda e automatica nella casella email è una non-risposta. Perché potreste aver aperto l’email e basta, senza neanche averla letta per sbaglio. Magari finisce direttamente nel cestino. Credete che non si sappia? Una volta in un negozio, ho dato il mio C.V. alla responsabile, e tempo trenta secondi, giusto il tempo di uscire dal punto vendita, ho visto la suddetta strapparlo e buttarlo via. E il cartello “cercasi personale” è rimasto fuori per parecchie settimane a venire. Oltretutto, c’è quel senso amaro di essere presi in giro dal mondo del lavoro, perché non è normale – e qua parlo per esperienza personale – ricevere tre risposte su duecento C.V. inviati in poche settimane. Non è normale.

E non venite a dirci che, per la quantità di email che ricevete – e qua c’è il concorso di colpa di chi gli annunci non li legge bene e “pur di provare” manda il C.V. totalmente a caso – non riuscite o non potete rispondere: esiste anche il modo di avere un template di risposta. Anzi, vi confesso un segreto che mi hanno rivelato quella buonanima di Steve Jobs e il novello filantropo Bill Gates: potete anche impostare più template di risposta. E no, non ci accontentiamo più di sentirci dire un “le faremo sapere”. Perché ci siamo stufati, di appenderci a quel “le faremo sapere” e poi più niente, perché la risposta non arriva e non arriverà mai.

Non ci fa male sapere che il nostro C.V. non è adeguato e non corrisponde alla figura che stavate ricercando. Non ci offendiamo se ci dite che magari il nostro ruolo ideale nella vostra azienda è già occupato e di riprovare più avanti, nel caso quella posizione si sia liberata. Non ci farebbe schifo se qualcuno si degnasse di dirci che magari il nostro settore d’interesse è un altro e che sarebbe preferibile (e più fruttuoso per le nostre ricerche) provare a mandare candidature lì, anziché mandare C.V. a vuoto come delle anime in pena. Anche i “no” ci aiutano, tanto quanto i “sì” e non ci faranno perdere ulteriore tempo, così come ci aiuteranno a non far perdere tempo agli altri uffici delle risorse umane a cui manderemo email per candidarci per un qualsiasi posto vacante che ci interessi. Ci farebbe piacere sapere che non siamo totalmente delle nullità, che per noi esistono speranze al di là di un raccapricciante stage non retribuito, di un contratto da sei mesi, di un contratto a progetto, che la nostra laurea vale poco più del “niente” che le hanno sempre attribuito. Ci piacerebbe leggere o sentirci dire: “sì, il suo C.V. è di nostro interesse”.

Perché poi qualcuno non si stupisca se poi le aziende, a loro volta, non riceveranno risposte dai candidati, oppure un bel giorno riceveranno un messaggio: “Mi scusi, le farò sapere, mi sono appena trasferito a Londra!”.

Basta con le non risposte, con l’indifferenza. Non facciamo un torto alle nostre bravissime nonne e alle nostre santissime madri che hanno penato parecchio per educarci bene. Grazie.

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Alessandra Leoni
Alessandra Leoni

Sempre divisa tra Milano (testa) e Parma (cuore). Classe 1989 e tanta voglia di scrivere. Laureata in Linguaggi dei Media presso l'Università del Sacro Cuore di Milano e specializzanda (!?) in Giornalismo e Cultura Editoriale presso l'Università di Parma. Avida lettrice di libri, sviluppa una certa dipendenza alla musica di ogni genere. È necessario prenderla a piccole dosi.

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