Fare teatro a pochi passi dalle meraviglie archeologiche della Valdichiana. È l’idea di fondo di Teatro Archeologico, la rassegna organizzata dall’associazione culturale rumorBianc(O) al Parco del Sodo e in località Sepoltaglia, alle porte di Cortona. L’iniziativa, promossa anche dal Comune di Cortona, dal Museo MAEC e dall’Accademia Etrusca, ha raggiunto quest’anno la sua terza edizione. Un cartellone di quattro spettacoli ed esperienze ospitate tra luglio e agosto nei siti archeologici più famosi del territorio aretino.

Il mix di scena contemporanea e intrattenimento, natura, cultura e socialità è la scommessa estiva di rumorBianc(O). Cosa succede trapiantando il linguaggio teatrale nelle suggestive location all’aperto dei dintorni di Cortona? L’associazione e le compagnie che si esibiranno sui palcoscenici di Teatro Archeologico credono nella contaminazione virtuosa fra patrimonio storico e spettacoli. L’intuizione che da sempre guida l’attività di rumorBianc(O) è intrisa di sperimentazione. Portare il teatro in spazi inusuali a questa forma d’arte funziona e fa bene al rapporto tra attori e spettatori.

Se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto”. Attrice, presidente di rumorBianc(O) e direttrice artistica di Teatro Archeologico, Chiara Renzi riassume così il principio che la spinge da anni a curare una relazione di qualità con il pubblico, accorciando le distanze e cercando incontri alternativi, in un certo senso “mascherati”.

Teatro Archeologico
Chiara Renzi, direttrice artistica di Teatro Archeologico. Foto di Silvia Baglioni

Un impegno che ha permesso a Teatro Archeologico di tagliare il traguardo dell’edizione numero tre. Nonostante l’inaugurazione sfortunata della rassegna (primo spettacolo annullato causa pioggia, ma la replica è prevista in autunno), domenica scorsa è andato tutto liscio. Il palco allestito sul prato, i reperti etruschi del Sodo come cornice di un piccolo Eden culturale nel cuore della Valdichiana.

Teatro Archeologico
Foto di archivio

La collaborazione ormai consolidata di rumorBianc(O) con le istituzioni del territorio è stata fondamentale per trasformare in realtà il calendario degli eventi in corso. “Teatro Archeologico non nasce dal nulla, perché con il Comune e il MAEC avevamo già realizzato altri progetti di teatro in spazi non convenzionali“, spiega Renzi.

Per esempio quali?

Alcuni anni fa abbiamo fatto teatro nei negozi, poi nelle cantine e nei castelli. Con il Parco Archeologico del Sodo ci siamo dati l’obiettivo di far visitare questo luogo anche a quelle persone che non lo conoscono, pur abitando magari nei dintorni o proprio a Cortona. Vorremmo avvicinarle a un patrimonio veramente ricco di storia, ma far vivere il sito archeologico in maniera diversa.

C’è un fil rouge fra i quattro spettacoli di questa edizione di Teatro Archeologico?

Ogni appuntamento è un’esperienza a sé, ma in tutti gli spettacoli si esibiscono compagnie di teatro contemporaneo. Nel caso di Stivalaccio Teatro è un teatro popolare che utilizza il linguaggio della commedia dell’arte. Sotterraneo è a mio avviso una delle compagnie più interessanti della drammaturgia italiana – non a caso ha una circuitazione internazionale – e ha portato in scena un’intervista impossibile a Shakespeare. Ci sarà Principio Attivo Teatro, che fa ricerca e utilizza nuovi linguaggi. Infine NATA Teatro, che viene dal territorio, ci racconterà Dante come se fossimo al bar e, tra una canzone e un verso di Alighieri, attraverseremo alcuni canti della Divina Commedia.

Teatro Archeologico

Fare teatro contemporaneo in spazi non propriamente teatrali e abbinarlo a una caccia al tesoro, visite guidate, musica dal vivo e pic-nic. Perché sperimentare in questo senso?

Fin dalle sue prime rassegne rumorBianc(O) ha fatto teatro nelle case, dai balconi… La mia associazione sposa da sempre quest’idea perché mi piace avvicinare nuovi pubblici al linguaggio teatrale. Mi capita ancora spesso di sentir dire a qualcuno che il teatro è noioso, una cosa un po’ polverosa, perché le persone lo associano all’edificio, al sipario, alle poltroncine. Va bene anche quello, fra l’altro in Italia abbiamo dei teatri meravigliosi. Ma fondamentalmente il teatro va al di là di questo concetto, che di frequente allontana la gente. Perciò utilizzo degli escamotage, come unire il teatro alla degustazione di vino, al concerto jazz o a un’esperienza più complessa. Perché può capitare la persona che viene al Parco Archeologico del Sodo, inciampa in uno spettacolo e si innamora del teatro. Per me è una soddisfazione convincere del fatto che il teatro in realtà è una cosa bella, felice, divertente, che si può fare ovunque e bastano qualcuno che recita, qualcuno che ascolta e poco più. La sua essenza va oltre lo spazio fisico.

Come ha reagito rumorBianc(O) alla chiusura dei teatri durante le fasi più critiche dell’emergenza sanitaria?

Quest’anno, collaborando con l’associazione Micro Macro per il progetto Call me Cupido, ho provato a trovare uno spazio e continuare un dialogo con il pubblico attraverso una forma artistica. Faccio fatica a parlare di teatro, perché è vero che si è recitato tramite il video e altri strumenti, ma il teatro è in presenza, non bisogna girarci troppo intorno. Però io sono stata una di quelli che non hanno detto no al teatro online. Di necessità virtù e meglio qualcosa di niente. O meglio, qualcos’altro, cioè quello che è stato in questo anno e mezzo.

In che condizioni si trova il teatro in questo momento?

Il teatro sta come stava prima, sempre un po’ agonizzante. Il sistema teatrale italiano ha conservato i soliti problemi ma credo che quest’anno sia servito ad avere più consapevolezza di ciò che non va. Abbiamo visto in che considerazione sono tenuti l’arte e il teatro, no? Vediamo se porterà a dei cambiamenti.

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Bianca Sestini

Giornalista professionista dal 2020, si è laureata in Giurisprudenza all'Alma Mater Studiorum Università di Bologna e ha frequentato la Scuola di Giornalismo "Massimo Baldini" di Roma. Orgogliosamente chianina dal 1991, non sopporta le salite in bici e sta lavorando sulla sua fobia per nutrie e cinghiali. Scrive di itinerari, territorio, turismo lento.

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