La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Categoria: Tecnologia

Viaggio dell’anima verso le stelle – ‘IItinerarium mentis in sidera’

Matteo Caldi, studente della classe III del liceo scientifico di Montepulciano racconta per La Valdichiana la Lectio Magistralis del prof. Federico Ferrini, direttore dell’Osservatorio Gravitazionale Europeo EGO-VIRGO di Cascina, che…

Matteo Caldi, studente della classe III del liceo scientifico di Montepulciano racconta per La Valdichiana la Lectio Magistralis del prof. Federico Ferrini, direttore dell’Osservatorio Gravitazionale Europeo EGO-VIRGO di Cascina, che si è svolta nell’ambito della Settimana Scientifica organizzata dai Licei Poliziani e dedicata alle ‘Macchine Volanti, da Leonardo Da Vinci alla ricerca spaziale’.

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Parafrasando la celeberrima opera di San Bonaventura da Bagnoregio – “Itinerarium mentis in Deum”, ovvero “Viaggio dell’anima verso Dio” – che è stata fonte di ispirazione per Dante nella Divina Commedia, parliamo dell’incontro che si è svolto nell’ambito della Settimana Scientifica organizzata dai Licei Poliziani e dedicata alle ‘Macchine Volanti, da Leonardo Da Vinci alla ricerca spaziale”: una lectio magistralis dal titolo “Osservazione delle onde gravitazionali a cento anni dalla previsione di Einstein: significato della scoperta e sviluppi futuri” tenuta dal professore Federico Ferrini, direttore dell’Osservatorio Gravitazionale Europeo EGO-VIRGO di Cascina che ha parlato della recente conferma, su base empirica, dell’esistenza delle onde gravitazionali, previste da Albert Einstein nel 1916, comunicata l’11 febbraio 2016, a seguito del segnale rivelato il 14 settembre 2015.

Le onde gravitazionali sono delle increspature nel tessuto dello spazio-tempo dovute a cataclismi astronomici quali il collasso di sistemi binari di stelle di neutroni o buchi neri, concentrazioni straordinarie di massa (o energia, grazie alla loro equivalenza, sempre scoperta da Einstein). Dal collasso di due buchi neri se ne è creato uno la cui massa era inferiore di tre masse solari della somma dei progenitori: questa massa/energia è stata trasportata sotto forma di radiazione di onde gravitazionali ed è transitata per due decimi di secondo attraverso gli strumenti che ne hanno visto il passaggio.

La spazio-tempo è estremamente rigido e la generazione di onde gravitazionali può aver luogo soltanto quando ci sono grandi concentrazioni di massa che liberano quantità di energia anche quando sono molto distanti dal sistema di riferimento da cui le osserviamo. Le onde gravitazionali che sono state rivelate sono state generate circa 1 miliardo e 350 milioni di anni fa, per questo motivo non è immediato applicare un’analisi materialistico-deterministico della materia presa in esame, in quanto non è possibile prevedere sulla base delle esperienze raccolte il periodo esatto in cui si verificheranno di nuovo.

La propagazione delle onde nello spazio determina l’oscillazione dello spazio-tempo che avviene in direzione perpendicolare al loro spostamento. I fenomeni gravitazionali che il professor Ferrini ha esaminato, provengono da fenomeni catastrofici ed il più estremo di tutti è il Big Bang: dalla nascita dell’Universo potrebbero essere trascorsi solamente 10-43 secondi, prima della emissione di onde gravitazionali. Questa riflessione è possibile se si considera che, all’inizio dell’universo, le onde gravitazionali si sono espanse occupando tutto lo spazio possibile in maniera istantanea. Noi siamo immersi nelle onde gravitazionali che, muovendosi con una traiettoria curvilinea, attraversano la Terra facendola oscillare.

Il professore ha poi parlato dello strumento elaborato con i suoi collaboratori, l’interferometro in grado di captare i segnali del passaggio delle onde attraverso la Terra: un raggio laser attraversa un condotto pressurizzato privo di aria per poi giungere ad uno specchio che rifrange l’onda di emissione in altri due specchi collocati in posizione ortogonale tra di loro. Se lo strumento intercetta l’onda, le sue immagini d’emissione vengono raccolte dallo specchio rifrangente apparendo deformate e in costante movimento (i punti che ne delimitano la zona di propagazione cambiano la loro posizione istante per istante).

Tramite alcuni accorgimenti all’interferometro il professor Ferrini ha cercato di assicurare il perfetto svolgimento dell’esperimento: garantire un indice di rifrazione, una completa pulizia degli specchi e l’aggiunta di un dispositivo che salvaguardasse l’esperimento da eventuali ostacoli sismici o acustici che ne avrebbero compromesso la resa. Il professore ha poi spiegato che questo strumento, una volta perfezionato, potrebbe anche riuscire ad intercettare in anticipo i movimenti sismici della Terra, permettendo di avvertire preventivamente le zone interessate.

Questo incontro ha consentito anche a coloro che non hanno avuto un accesso diretto con la fisica di coglierne i suoi tratti essenziali descritti magistralmente dal professor Ferrini. È stato un modo per avvicinarsi alla scienza e per toccare con mano argomenti che spesso siamo portati a considerare estranei alla nostra sfera di interesse. Questo incontro è stato un’ulteriore conferma del fatto che la scienza non si presenta come un’astratta riflessione speculativa volta a spiegare la mera meccanicità dell’universo che ci ospita, ma vuole essere anima viva sulla base della quale l’uomo riesce a trovare il rapporto tra il proprio io e il mondo che lo circonda.

Per riprendere l’introduzione, la lection magistralis ha permesso a molti di viaggiare con l’anima verso le stelle, consentendoci di sollevarci dalla dimensione terrestre a cui siamo sempre stati fedelmente ancorati e di slanciarci verso la volta celeste.

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Pokemon Go: la mappa della Valdichiana

Un fenomeno mondiale in espansione, che ha provocato una vera e propria mania tra gli appassionati del mondo dei videogiochi e non solo: Pokemon Go, l’ultima fatica della casa produttrice…

Un fenomeno mondiale in espansione, che ha provocato una vera e propria mania tra gli appassionati del mondo dei videogiochi e non solo: Pokemon Go, l’ultima fatica della casa produttrice giapponese, è infatti l’ultima versione di una tradizione ormai ventennale che risale ai Game Boy degli anni ’90. I Pokemon, simpatici mostriciattoli virtuali da catturare e collezionare, sono un franchise internazionale che vanta milioni di giocatori di diverse generazioni e che con il passare degli anni ha vissuto varie incarnazioni.

Come funziona. Pokemon Go è l’applicazione per smartphone lanciata lo scorso luglio che sfrutta la realtà aumentata, e ha già fatto registrare milioni di donwload. Un gioco gratuito (con eventuali acquisti nello store interno, seguendo un modello freemium ormai sempre più consolidato) in cui ogni possessore di smartphone può trasformarsi in un allenatore di Pokemon. Grazie alla realtà aumentata, il mondo reale diventa un terreno di caccia in cui scovare i mostriciattoli e aggiungerli alla propria collezione: è sufficiente camminare nei dintorni, visitare i luoghi di interesse e incontrarsi con gli altri giocatori.

Sempre più multiplayer. Pokemon è sempre stato un videogioco con una forte spinta al multiplayer, e grazie alla realtà aumentata è diventato ancora più “social”. Utilizzando la videocamera dello smartphone, infatti, è possibile imbattersi nei Pokemon nella propria casa, lungo le strade o nei centri cittadini. E i luoghi più importanti della realtà hanno un immediato riscontro nel mondo virtuale: per avanzare di livello e diventare sempre più forti, infatti, è necessario conquistare delle palestre e raccogliere bonus ai pokestop, dei punti fissi nella mappa che corrispondono a dei centri di aggregazione da visitare nel mondo reale. Giocare è semplice, ed è questo uno dei motivi del suo incredibile successo!

Un archivio utile. L’app per giocare con i Pokemon è disponibile in Italia ufficialmente dallo scorso 15 luglio, e anche in Valdichiana sono tanti i giocatori che stanno setacciando il territorio alla ricerca di mostriciattoli da collezionare, bonus da raccogliere e sfide da affrontare. In questo spazio forniremo una raccolta delle palestre e dei punti d’interesse in Valdichiana, in modo da fornire un servizio informativo utile a tutti gli allenatori di Pokemon e i giocatori del territorio.

NB: la mappa è in costante aggiornamento. Se volete suggerire delle modifiche o delle aggiunte, scrivete pure nei commenti oppure contattateci alla mail redazione@lavaldichiana.it!

[accordion title=”Chianciano Terme” close=”1″]Palestre: Santuario S.AntonioPiazza Gramsci – Via Solferino
Pokestop: Parco Acquasanta  Madonnina del parcoChiesa San Michele Piazza ItaliaBCCPiazza GramsciTorre orologioComuneMonumento ai caduti[/accordion]

[accordion title=”Foiano della Chiana” close=”1″]Palestre: Valdichiana Outlet Village
Pokestop: Parco giochi outlet villageValdichiana outlet villageVia delle Farniole[/accordion]

[accordion title=”Montepulciano” close=”1″]Palestre: Piazza Grande – Palazzo Comunale – San BiagioBivio San Biagio – Autostazione – Colonna del Marzocco – Villa Cicolina
Pokestop: S.Maria delle Grazie – San Biagio Grifo Karate S.Albino Villa Cicolina – Museo CivicoArco del PaolinoConvento San FrancescoDuomoVia del TeatroChiesa del GesùVia del PolizianoDiocesiFortezzaVia San DonatoSanta Maria dei ServiSanta LuciaBorgo BuioTorre di PulcinellaSant’AgostinoPorta al PratoGiardini Poggiofanti [/accordion]

[accordion title=”Montepulciano Stazione” close=”1″]Palestre: Stazione Ferroviaria
Pokestop: Autogrill A1Giardini Pubblici via RomaCentro CivicoPiscine Comunali Chiesa del Sacro Cuore – Madonnino Fontago – Maestà del Ponte[/accordion]

[accordion title=”Abbadia – Gracciano di Montepulciano” close=”1″]Palestre: Giardini Pubblici – Centro Civico Gracciano
Pokestop: Parrocchia San Pietro – Parrocchia S.Egidio[/accordion]

[accordion title=”Acquaviva di Montepulciano” close=”1″]Palestre: Giardini del Fierale
Pokestop: Croce via F.BraschiPoste ItalianeMadonna del Buonviaggio[/accordion]

[accordion title=”Sinalunga” close=”1″]Palestre: Piazza G.Garibaldi
Pokestop: Piscine – Stazione Rigomagno – Chiesa di San Marcellino[/accordion]

[accordion title=”Pieve di Sinalunga” close=”1″]Palestre: Stazione FerroviariaPalasport Campo SportivoGiardini area Stadio
Pokestop: Parco Giochi MultisalaCentro Commerciale Porta FamilaPiazzale PosteMonumento ai CarabinieriMurales Unità d’ItaliaTabernacolo Madonna LourdesCappella San PietroGiardini Pubblici Stazione – La Pia Dama[/accordion]

[accordion title=”Bettolle” close=”1″]Palestre: Viale Togliatti – Piazza Garibaldi
Pokestop: Piazza Garibaldi Chiesa San CristoforoMonumento Ezio MarchiViale del ProgressoStadioPosteCentro Commerciale Le Rotonde –  Fontana Apogeo[/accordion]

[accordion title=”Torrita di Siena” close=”1″]Palestre: Centro Commerciale Fornaci Fonte a Giano
Pokestop: Fonte a GianoFontana parco pubblico centro storico – Palazzetto dello SportStazione ferroviaria – Pantanelli – Madonnino traversa valdichiana est[/accordion]

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Car Sharing: una scelta ecosostenibile

Mentre si passeggia per una qualsiasi città, soprattutto negli orari di punta – come può essere al mattino, o verso le cinque, sei di sera – un aspetto che salta…

Mentre si passeggia per una qualsiasi città, soprattutto negli orari di punta – come può essere al mattino, o verso le cinque, sei di sera – un aspetto che salta subito all’occhio è la quantità di macchine che circolano con un solo passeggero, cioè il conducente stesso. Si provi a pensare a quante macchine circolano con una sola persona a bordo… E quanto intasino il traffico. Il pensiero immediatamente successivo può essere quello di chiedersi quante di quelle macchine nel traffico siano guidate da persone che vanno verso lo stesso posto di lavoro e che fanno abitualmente lo stesso tragitto (o quasi).

Perché non condividere l’auto, se si va verso lo stesso posto di lavoro? Eppure, il car sharing tra i colleghi di lavoro non sembra essere una scelta popolare, e tanto meno viene incentivato dai datori di lavoro, che molto spesso, in fase di ricerca di lavoratori, mettono come condizione essenziale il fatto che il candidato debba essere automunito. A volte, potrebbe essere sufficiente avere la patente – e in seguito incentivare i lavoratori a condividere le proprie auto, a condividere parte del tragitto, specie se si condividono anche gli orari di lavoro. È un’occasione per conoscersi al di fuori dell’ambiente di lavoro, dove ci possono essere rapporti di gerarchia o anche più o meno forti rivalità. È un’occasione per socializzare, anche se molto spesso, nell’immaginario collettivo, il rifugiarsi nella propria auto al termine di una giornata di lavoro viene visto come un momento di sfogo personale. Si è soli, lontani dai colleghi, e si torna verso casa, senza dover interagire con qualcuno con cui hai condiviso forzatamente gli spazi per almeno otto ore al giorno.

Lasciando da parte il car sharing in ambiente lavorativo, più in generale, il car sharing è un’occasione per socializzare, soprattutto nel caso in cui si condivida un viaggio di media-lunga durata. E comunque, per quanto riguarda il nostro Paese, non sembra essere una scelta molto popolare, anzi. C’è da dire che nel car sharing c’è una socializzazione differente rispetto a quella che si subisce sui mezzi pubblici: nel caso del treno, per esempio, ci sono fattori di stress, come mezzi solitamente in ritardo e sovraffollati (di persone in piedi o di bagagli enormi per un esercito), ambienti non proprio puliti o confortevoli, fattori di maleducazione altrui – come il parlare al telefono a voce alta, e non per pochi minuti. Il car sharing, grazie ad alcuni applicativi, come BlaBlaCar (che utilizza di più la parola ride sharing, ma il principio è sempre quello della condivisione), Buzzcar, Car2Go, Bat Sharing (un’applicazione che raduna vari servizi di car sharing)  e così via. Non c’è solo l’opzione di mettere a disposizione la propria auto, è anche possibile noleggiare un’auto, e in seguito, cercare compagni di viaggio. Perché l’altro motivo, per cui molto spesso non si vuole affrontare un’esperienza simile, è la sensazione di “mancata privacy” nell’ospitare sconosciuti nella propria auto. Sconosciuti di cui si ignorano le intenzioni, le reali fattezze o generalità, perché la scelta e il contatto è avvenuto via web e ci si conoscerà di persona una volta in auto. Ma, oramai, le applicazioni garantiscono l’affidabilità dei conducenti e dei passeggeri, tramite un sistema di feedback rilasciati dagli utenti stessi e di informazioni obbligatorie da compilare. Con qualche accorgimento, si può viaggiare sicuri, anche a un prezzo ridotto, talvolta a un costo minore rispetto a un viaggio in treno; un risparmio che incide anche sui tempi.

Senza contare che, educando e informando i cittadini circa i vantaggi del car sharing, potrebbe essere ipotizzabile, probabilmente non nel futuro immediato, un decongestionamento del traffico in alcune zone critiche in orario di punta. Anche se questo è sicuramente un traguardo molto ambizioso – imparare a fare a meno della propria macchina quando meno necessario, mettendola a disposizione di persone che devono percorrere una parte o la totalità del percorso, potrà giocare un piccolo ruolo nella riduzione dell’inquinamento. Rimane comunque una scelta molto ecosostenibile, visto che è una parola ricorrente in un mondo sempre più inquinato, e anche di pubblica utilità.

Un’indagine molto accurata, a livello socio-economico e statistico, per quanto riguarda il car sharing nel 2013 è disponibile a questo link. Il campione è stato preso nella città di Milano. 

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Progetto UDOO: l’innovazione unita alla creatività

Una settimana fa è uscito un articolo riguardo alla mia visita al Maker Faire 2014, svoltosi a Roma a inizio ottobre, dove ho curiosato nel mondo dei makers e dell’innovazione tecnologica…

Una settimana fa è uscito un articolo riguardo alla mia visita al Maker Faire 2014, svoltosi a Roma a inizio ottobre, dove ho curiosato nel mondo dei makers e dell’innovazione tecnologica open source. Voglio ora dedicarmi a uno dei progetti che in particolare ha catturato la mia attenzione. Si tratta del progetto UDOO, di casa senese e aretina, che presento attraverso le parole di uno dei co-fondatori, Maurizio Caporali.
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Buongiorno, puoi dare ai lettori della Valdichiana.it una visione generale del progetto?

Si tratta di una scheda, un piccolo computer che unisce un po’ due mondi: quello di Arduino e quello di Raspberry Pi. Da Arduino, microprocessore che collega in maniera semplice dei sensori, a Raspberry Pi, pc open source nato nel 2012, abbiamo voluto creare UDOO (dall’inglese “You do”, Tu Fai). Noi lavoravamo già con Arduino da molti anni, dal 2006 o 2007, e avevamo bisogno di utilizzarlo con un computer; invece abbiamo pensato a qualcosa che fosse non solo più piccolo, ma che unisse sia la parte Arduino che la parte computer. Collegando UDOO a un monitor e a una tastiera, funziona come computer, utile per sviluppare idee, per creare cose.

Si tratta di una tecnologia open source sia dal punto di vista hardware che software, quindi qualsiasi tipo di risorsa che trovi in rete la puoi utilizzare per costruire quel che vuoi. Ci sono due processori: uno è la parte Arduino, l’altro un processore più potente che è il sistema operativo principale, che può essere Linux o Android. Si può scegliere uno dei due, si può cambiare rispetto alle proprie esigenze, dimostrando la flessibilità di questa scheda.

Diciamo che siamo partiti da Arduino per sviluppare un qualcosa che servisse a dare spazio alla creatività: per esempio, se vuoi un player video capace di cambiare video attraverso l’uso della mano, con UDOO lo puoi fare. Dipende comunque dal tipo di applicazione; in alcuni casi serve solo Arduino, ma in altri, a seconda delle specifiche esigenze di ognuno, non basta.

Presentazione Kickstarter del progetto UDOO

A chi è rivolto e quali possono essere le sue applicazioni?

Prima di tutto dal punto di vista educativo è molto utile, perché hai un computer che occupa pochissimo spazio ed è funzionale. Perfetto per la formazione, costa meno di cento euro e consuma intorno a 5-7 watt, mentre un Pc normale 70 più o meno. Abbiamo un laboratorio di computer con 30 schede UDOO che consuma sotto il chilowatt.

A Buonconvento, dove hanno inaugurato un museo della Mezzadria, abbiamo sostituito dei computer “alluvionati”, a un prezzo di costo bassissimo, con le schede UDOO. L’impatto dal punto di vista del costo della scheda e del consumo che si ha, produce il risultato di risparmiare circa 1500 euro l’anno di energia elettrica per venti schede; insomma, in un anno si rientra del costo.

Lo puoi utilizzare per programmare: non ha certo le performance di un computer di ultima generazione, ma dal punto di vista educativo, se devo programmare nei linguaggi di programmazione tipici (C, Java, eccetera) puoi farlo tranquillamente.

Inoltre si può utilizzare per l’elettronica, per l’elettrotecnica: ci collego un motore e faccio, per esempio, un sistema di riconoscimento facciale oppure ci costruisco un robot (vedi video sottostante). Gli oggetti che puoi costruire con UDOO possono avere quel qualcosa in più, e non solo la parte computer. Questo, dal punto di vista educativo, è fantastico: non lavori solo davanti a un Pc ma crei nuovi oggetti interattivi, nuovi artefatti.

Vuoi uno stereo di nuova generazione che si collega a Spotify? Lo puoi fare.

Qual è stato lo sviluppo dell’idea di UDOO?
UDOO è nato da due società: Aidilab e Seco: io sono amministratore della prima. Il progetto nasce da me, Antonio Rizzo, appartenente allo stesso modo ad Aidilab, e Daniele Conti, presidente di Seco. È un’idea che abbiamo avuto a fine 2012 e volevamo portarla avanti, produrla; non avendo i finanziamenti, abbiamo pensato di farlo attraverso un’altra modalità: abbiamo scelto il Crowdfounding, attraverso Kickstarter. Nell’aprile 2013 abbiamo lanciato la campagna avendo come obiettivo il raggiungimento di 27mila dollari, mentre siamo arrivati a 640mila! Abbiamo fatto subito la produzione, visto che è piaciuta moltissimo. Si trova ora sul mercato da fine 2013-inizio 2014, e siamo già diventati tra le dieci schede di questo tipo, chiamate Single Board Computer, più conosciute al mondo.

Un esempio applicativo: Mario, il robottino
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Aggiunge, invece, Michelangelo Guarise, Creative and Developer di UDOO:
Non è solo informatica: oltre alla parte informatica e ingegneristica, UDOO è arte, creatività, design e rapporto umano. Uno strumento tecnologico che può essere applicato in moltissimi modi, dal giochino per adolescente al robot umanoide. Qui, per esempio, abbiamo un drone, che è capace di mandare immagini in real time grazie alla nostra scheda UDOO. Si tratta di un utilizzo che hanno solo i droni più sofisticati: noi mettiamo a disposizione una tecnologia avanzatissima a un costo che, in confronto, è bassissimo.
UDOO è una piattaforma estremamente potente e flessibile: pensa che verrà mandato sulla luna, in quanto selezionato per un progetto nel quale è previsto l’utilizzo di UDOO, un prodotto italiano sviluppato tra Siena e Arezzo, come cervello di un robot capace di girare sulla luna.
Riguardo a questo aspetto, rimando a questo link.
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Carnegie Mellon University’s prototype lunar rover, “Andy.”
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Per coloro che desiderano approfondire le capacità e le applicazioni di UDOO, ecco alcuni link utili:
Qui e qui troverete due video riguardo al Joystick più grande del mondo, che ha riscosso un grande successo a New York.
Qui il video di un progetto multimediale, qui quello di una macchinina radiocomandata.
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Materiale video e link in uscita forniti cortesemente da Michelangelo Guarise, UDOO.
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Maker Faire 2014: scopri, inventa, crea

La prima volta che mi parlarono dei Makers e del Maker Faire, nel lontano luglio 2014, rimasi un po’ interdetta, poiché non avevo la minima idea di cosa fossero. Un movimento culturale,…

La prima volta che mi parlarono dei Makers e del Maker Faire, nel lontano luglio 2014, rimasi un po’ interdetta, poiché non avevo la minima idea di cosa fossero. Un movimento culturale, anche se recente, mi era sfuggito da sotto il naso! Non appena avevo messo piede a casa, quella sera, internet era stato il mio fedele istruttore sull’argomento.

Prima di spiegare cosa sia un Maker, vi espongo il motivo di questo articolo: dal 3 al 5 ottobre si è tenuto il Maker Faire – The European Edition di Roma, e con gli occhi luccicanti di curiosità ho potuto ammirare le ultime innovazioni tecnologiche prodotte “in casa”.

Il Maker Faire è il più grande evento tecnologico del mondo, così riporta il sito dell’evento, ed è il luogo dove tutti i Makers sparsi per il globo possono riunirsi ed esporre e condividere le proprie invenzioni. Quest’anno a Roma si è svolta la seconda edizione, all’Auditorium, promosso dalla Camera di Commercio di Roma e organizzato dalla sua Azienda Speciale Asset Camera. Curatori della manifestazione sono stati Massimo Banzi, cofondatore di Arduino, del quale parlerò tra poco, e Riccardo Luna.

Che cos’è un Maker. In poche parole è un esperto “fai-da-te” della tecnologia. Appassionati di informatica, conoscitori delle pratiche ingegneristiche, modellatori di circuiti e robot, nonché intenzionati seriamente a sviluppare le conoscenze della Stampa 3D, i Makers costituiscono oggi un movimento culturale definito che punta all’innovazione tecnologica, ma dal basso. Il Maker, infatti, ha lo scopo di inventare e innovare cercando di rimanere nella sfera del “basso costo”, con licenze libere e sotto l’egida dell’open source. La condivisione del sapere potrebbe generare un cambiamento dell’economia globale, come afferma Chris Anderson, direttore di Wired Usa: «Una generazione di “makers” che usano i modelli innovativi del Web aiuterà la prossima grande ondata di cambiamento nell’economia globale perché le nuove tecnologie del digital design e della prototipazione stanno dando a tutti il potere d’inventare e creare “la coda lunga delle cose”».

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Foto di Chiara Magliacane

Infatti, nel corso della manifestazione ho potuto ammirare apparecchi elettronici che nel mondo delle grandi aziende pagherei uno sproposito. La possibilità di essere costruttori della propria tecnologia, invece, è meno lontana dal comune utente di quel che si pensa. Si tratta di acquistare la tecnologia base necessaria, e in seguito basarsi sul magico mondo del “fai-da-te”. Un pizzico di creatività, un poco di dedizione e di studio, e le nuove innovazioni possono essere accessibili. Non a caso il motto stampato a caratteri cubitali dell’evento è: Scopri, inventa, crea. Uno stimolo alla creatività personale.

Purtroppo, parlare di tutto ciò che era presente alla manifestazione è impossibile. Non solo la quantità di stand era ingente, ma la curiosità spingeva a rimanere a parlare presso ogni singolo innovatore più del dovuto. Voglio quindi parlarvi di tre cose, quattro se si considera un secondo articolo specifico che uscirà la settimana prossima sulla tecnologia UDOO, di casa senese. Ma per farlo darò voce alle interviste raccolte, e quindi ai diretti interessati presenti negli stand preposti.

1) ARDUINO.

Arduino è sia un software, che un hardware; è una scheda open-source facile da usare. Ce ne sono di vari tipi, per diversi utilizzi. La scheda, appena la compri, è come se fosse un computer nuovo, è vuoto e non ci sono programmi. Nel caso di Arduino i programmi diventano gli output che permettono di stimolare la scheda attraverso codici di programmazione. Arduino è fatta per interagire con il mondo fisico, risponde a stimoli e attraverso i codici li invia al computer collegato alla scheda. La domanda più frequente che ci fanno è: Cosa posso fare con Arduino? Ma la risposta giusta è: Dipende da cosa ti piace e da quali sono i tuoi interessi. Perché ci puoi fare tutto. Qui c’è la stampante 3D, che attraverso vari strati di stampa crea delle forme semplici.

L’idea di Arduino: è stato inventato da cinque appassionati, due italiani, due americani e uno spagnolo, in una scuola di Interaction Design a Ivrea, che ora ha chiuso. Quello che ci ha creduto di più, e che ha spinto più il progetto è stato Massimo Banzi. Il risultato finale ha permesso di fornire all’utente una sorta di coltellino svizzero dell’informatica: viene un’idea, si può fare. Ad esempio una lampada, o un sistema per dar da mangiare al gatto. C’è davvero tanta possibilità per essere creativi.

Il sito a cui fare riferimento per Arduino è: http://www.arduino.cc/.

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Foto di Chiara Magliacane

2) TEAM DARE.

Team Dare è un team composto da ingegneri entusiasti e specializzati che condividono una passione comune: costruire robot! Un progetto iniziato nel 2001 a Eindhoven, con la nostra prima gara di robotica all’università. In seguito abbiamo continuato a sostenere competizioni del genere. Cinque anni fa abbiamo cominciato a costruire i primi strumenti fatti interamente da noi: all’inizio la batteria e poi via seguendo siamo arrivati a costruire altri strumenti come la chitarra, e ora anche un flauto di pan elettronico. La band “robotica” possiede un repertorio di centinaia di canzoni di tutti i generi musicali e può essere programmata per gestire la musica in sottofondo di una cena, di un festival, o di un qualsivoglia evento.

Per esempio, ecco un piccolo estratto di una performance al Maker Faire Roma 2014:

 3) FABLAB IVREA. Si parla qui, invece, di droni. Magnifici droni costruiti in modo tale da migliorare sia l’equilibrio di volo, sia la sicurezza. Non solo, la durata della prestazione e il peso dell’apparecchio. Ecco le innovazioni che Fablab Ivrea ha apportato a questi utilissimi robot volanti:

 – Arducluster: Drone Redoundance Security System. Si tratta di una scheda elettronica che gestisce il parallelismo di due fly controller anche di tipologie differenti. Si installa su qualsiasi mezzo mediante il kit di retrofitting da noi fornito soddisfando gli attuali requisiti di sicurezza. In caso di anomalie questo sistema non autorizza il volo, e gestisce il passaggio automatico o manuale, tramite telecomando, in caso di avaria del sistema di pilotaggio principale, garantendo il controllo del mezzo in ogni caso.

 – Arduemergency: Drone Security Remote Control. Si tratta di un modulo di completamento per Arducluster, è un sistema radio di lunga portata, composto da un telecomando a tre pulsanti, che il pilota tiene a portata di mano, e un analogo ricevente da installare a bordo del drone. Un link automatico verifica ogni sei-otto secondi l’integrità del collegamento radio, e avverte il pilota in caso di interruzione della comunicazione. In caso di perdita di controllo del mezzo, permette lo spegnimento immediato dei motori e l’attivazione di un paracadute di emergenza.

Per informazioni tecniche e commerciali si può scrivere a: info@fablabivrea.it.

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Foto di Chiara Magliacane

 In conclusione, in linea con lo spirito del Maker Faire 2014, della licenza libera e dell’open-source, riporto queste parole di Massimo Banzi:

Non c’è bisogno del permesso di nessuno per fare grandi cose.

 

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I Makers parlano di Makers, ma chi sono i Makers?

Non è semplice spiegare, a chi non ne ha mai sentito parlare, chi sono i Makers e cosa fanno. La Valdichiana ha provato a conoscere più da vicino loro e…

Non è semplice spiegare, a chi non ne ha mai sentito parlare, chi sono i Makers e cosa fanno. La Valdichiana ha provato a conoscere più da vicino loro e i loro prodotti a Luci sul Lavoro, manifestazione dedicata al mondo del lavoro, con convegni, laboratori, aree espositive, workshop e spettacoli dal tema il “Lavoro come un approccio multidisciplinare”, che si è svolto nella Fortezza di Montepulciano dal 10 al 12 luglio 2014.

Il mio viaggio nel mondo Makers inizia, con la spiegazione degli oggetti che loro producono, per lo più droni e robot particolari, messi in bella mostra nella stanza vicino al chiostro della Fortezza. Comincio ad incontrare coloro che hanno ideato e prodotto queste macchine e gli porgo una semplice, e forse un po’ banale, domanda, ma indispensabile, per chi come me non ha mai usato la parola Maker per definire una professione di persone che fanno cose.

E allora chi sono i Makers e cosa fanno?

Il primo a cui faccio la domanda è David Montenegro, maker e curatore di Maker Circus che mi risponde così:

“Francamente non riesco a darti una definizione di Maker. Ti potrei dire che i Makers sono quelli che stampano con la stampante… – momento di pausa – No aspetta! Sinceramente non mi sono mai posto il problema di definire chi sono i Makers, diciamo che aiuti le persone a fare cose”.

20140710_194153La sua definizione, un po’ filosofa, non mi soddisfa abbastanza e quindi incontro Davide Bennato, Sociologia dei Media Digitali presso l’Università di Catania, che definisce così i Makers:

“Un maker è l’evoluzione degli artigiani. Così come gli artigiani erano un mix di conoscenze, incorporate in un sapere antico, tipo i falegnami, i Makers hanno le stesse caratteristiche, fanno le cose con le mani, quindi in modo concreto, e questa concretezza è declinata dalla tecnologia, dall’informatica, dall’elettronica e da altri tipi di tecnologie che si stanno sviluppando adesso, insomma tutte cose legate molto all’innovazione”.

Poi incontro Luciano Cantini, Cofondatore della parte elettronica della Kentstrap, a cui pongo la solita domanda e lui mi risponde:

“Spiegare cosa è un maker è una cosa un po’ troppo ampia, ma diciamo che un maker è colui che fa cose sfruttando le nuove tecnologie, frese, taglio laser ecc. È colui che abbraccia la filosofia dell’open source, la conoscenza libera e la condivisone della conoscenza con altre persone. Io nello specifico mi occupo di stampa tridimensionale e sempre riferito alla cultura open source. Noi ci siamo basati su video e tutorial trovati online e per diffondere le nostre opere facciamo divulgazione presso istituti, fiere e ovunque ci invitano”.

Ottimo! Finalmente ho più chiaro chi sono i Makers e cosa fanno, sono una sorta di artigiani digitali che fanno cose sfruttando le nuove tecnologie. Mentre li sento parlare del loro lavoro mi viene in mente un’altra domanda: Il vostro lavoro è iniziato per gioco e per passione?

David Montenegro: “Si inizia perché si ha il piacere di fare quello che si fa, successivamente siccome lo fai con piacere, cerchi di farlo bene e quindi diventa una passione, poi trovi qualcuno che ti paga e che non va a minare il sillogismo iniziale e allora diventa un lavoro. Ma il condizione è d’obbligo e ci sono SE grandi come una casa”.

Davide Bennato: “Prima è passione, perché non ci sono passaggi istituzionalizzati di formazione. Uno ha un interesse, questo interesse è alimentato dalle notizie che circolano in rete e la cultura open source può iniziare a far fare le cose più semplici e più famose tipo le stampanti 3D o cose più avveniristiche”.

Luciano Cantini: “È diventato un lavoro, ma è iniziato tutto da una passione, io lo posso definire un gioco portato avanti insieme a mio fratello e al resto della famiglia. Quello che facevamo suscitava interesse nelle persone e così abbiamo costituito quello che adesso è un lavoro e un’azienda evoluta, ma iniziata tutto per passione e per gioco”.

Quindi si diventa Makers un po’ per gioco e soprattutto per passione, ma il passaggio da passione a lavoro, intesa come la creazione di una vera azienda, è davvero breve. E tra dieci anni come si vedono i makers?

David Montenegro: “Tra dieci anni non mi so vedere, sicuramente non mi vedo in Italia. Ma è complicato da spiegare perché una volta che vivi legato tanto alle tecnologie è difficile capire in che direzione andranno, io so solo che mi vorrei trovare lontano dall’Italia”.
Davide Bennato: “Adesso li chiameremo maker e tra dieci anni li chiameremo semplicemente professionisti della tecnologia, perché secondo me è una competenza della tecnologia che andrà sempre di più sviluppata, diffondendosi e che distribuirà la caratteristiche professionali in un contesto sempre più professionale e articolato”.
Luciano Cantini: “Tra dieci anni spero di non occuparmi solo di stampa tridimensionale ma magari avere attività sia italiana che all’estero. Mi piace anche molto insegnare e quindi vorrei insegnare ai ragazzi a diventare dei moderni makers”

Insomma i Makers non sono altro che gli artigiani di una volta che con le mani e qualche attrezzo riusciamo a fare grandi cose. E come i falegnami e gli artigiani, i Makers con un po’ di fantasia, grande manualità e tecnologia riescono a fare cose, a volte non necessariamente funzionali, che potrebbero cambiare la vita di tutti di giorni e rendercela più semplice.

20140710_205308L’obiettivo dei Makers non è solo quello di fare cose, ma anche portare i Laboratori di Fabbricazione Digitale fuori dalle città, nei paesi, per intercettare quella forza creativa degli artigiani italiani e spingerli ad aprirsi al digitale per stimolare i giovani studenti delle scuole di provincia a immaginare progetti basati su queste tecnologie. Questo è stato possibile a Montepulciano grazie il progetto Camper. Un camper per le vie di Montepulciano, un’ occasione dove esperti di settore hanno potuto incontrare, la scuola, il singolo o l’associazione per avvicinarlo al progetto dei maker. I Makers, per lo più operano nei cosiddetti Fab Lab, laboratori sparsi sul territorio dove questi particolari inventori si dilettano a fabbricare oggetti che un giorno noi useremo senza accorgersene perché indispensabili nella vita quotidiana e soprattutto senza chiedersi da dove e come sono arrivati, diremo solamente: grazie Professionisti della Tecnologia!

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La bioedilizia, un’edilizia migliore nel rispetto all’ambiente. Intervista a Leopoldo Manini

Per “bioedilizia” si intende un’edilizia rispettosa dell’ambiente, che in questi ultimi anni sta facendo passi da gigante. Gli edifici ecosostenibili hanno molti vantaggi, noi de La Valdichiana.it abbiamo incontrato Leopoldo…

Per “bioedilizia” si intende un’edilizia rispettosa dell’ambiente, che in questi ultimi anni sta facendo passi da gigante. Gli edifici ecosostenibili hanno molti vantaggi, noi de La Valdichiana.it abbiamo incontrato Leopoldo Manini, un giovane torritese che ha intrapreso la strada della bioedilizia e che ci ha spiegato il lavoro della sua azienda. La sua “engineering” ha sede a Torrita di Siena, ed è una numerosa équipe composta da geometri, geologi, ingegneri e altre personalità determinanti che contribuiscono a svolgere l’attività aziendale nel migliore dei modi.

“Ho scelto di operare nel settore della bioedilizia per una duplice valenza: commerciale ed etica. Dal punto di vista commerciale la bioedilizia offre più vantaggi rispetto all’edilizia tradizionale, per esempio una struttura in legno è in grado di resistere ai forti terremoti di cui oggi siamo testimoni, inoltre garantisce comfort abitativo unico ed un elevato risparmio energetico.
Dal punto di vista etico sappiamo che reimpiantare nuove alberature produce maggior quantità di ossigeno, se pensiamo invece alla realizzazione in laterizi o in cemento, ci accorgiamo di aver realizzato cave ovunque modificando quel paesaggio che la natura ha impiegato millenni per creare.”

Geom. Leopoldo Manini

Geom. Leopoldo Manini

Nella credenza comune questo settore è visto un po’ in modo scettico, e si tende a pensare che il mattone sia l’elemento da costruzione per eccellenza. Tu cosa ne pensi?

“Le novità creano sempre scetticismo, noi italiani impieghiamo molto tempo a modificare le nostre credenze, ma quando lo facciamo il cambiamento è radicale – continua Leopoldo –  Un esempio palese è il fotovoltaico, che ha visto partire l’Italia in estremo ritardo rispetto ad altri paesi Europei, per poi recuperare il tempo perso nel giro di pochi anni. La stessa cosa sta avvenendo con la bioedilizia. Generalmente chi si informa difficilmente rimane scettico e chi ha avuto la fortuna di costruire in bioedilizia non può che consigliarla.”

Ma le richieste di edifici ecosostenibili che ha la tua azienda, provengono solo dalla zona Valdichiana e zone limitrofe? E se invece provengono da un’area più ampia, come fate a farvi conoscere?

“Abbiamo richieste da tutta Italia, soprattutto dal Centro e dal Sud. Le persone ci conoscono perché partecipiamo a fiere, in più abbiamo un’ottima rete commerciale, e internet gioca un ruolo importantissimo. Le persone s’informano sui portali, sui siti specializzati, e conversano sui social.
Abbiamo una pagina Facebook con oltre 6000 seguaci, e questo dimostra che l’argomento crea interesse e curiosità tra le persone. Internet è senza dubbio la miglior vetrina al mondo, ma c’è da dire che il passaparola resta ancora il miglior sistema di vendita in assoluto.”

Abbiamo poi chiesto a Leopoldo cos’è il network Gruppo Bioedile, per avere le idee un po’ più chiare sul suo lavoro:

“Il network nasce per rispondere alle esigenze tecniche, logistiche e commerciali dei clienti di tutta Italia. Quindi abbiamo fondato il Gruppo Bioedile, un brand ormai molto conosciuto che rappresenta una rete specializzata nel settore della bioedilizia con progettisti, agenti immobiliari ed installatori. Questi network sono distribuiti su gran parte del territorio nazionale così da rispondere velocemente alle richieste che provengono localmente. La nostra azienda rimane comunque la capofila della filiera costruttiva garantendo qualità dei materiali utilizzati, standardizzazione delle procedure e garanzia sull’immobile costruito.”

Per concludere questa breve lezione sulla bioedilizia, abbiamo, infine, chiesto a Leopoldo quali sono i vantaggi veri di una casa ecosostenibile:

“Innanzitutto, la resistenza al sisma. Rigorosi test hanno dimostrato come una struttura in legno può resistere ai terremoti più forti. C’è poi il risparmio energetico. Costruiamo case che hanno un consumo di energia prossimo allo zero e talvolta, grazie a pochi kw di fotovoltaico, le nostre abitazioni riescono a produrre più energia di quanta ne viene consumata. E infine non possiamo dimenticare il benessere abitativo. Il legno garantisce infatti calore, accoglienza e salubrità degli ambienti: elementi purtroppo non riscontrabili nella maggior parte delle nostre abitazioni attuali.”

 

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HTC One 2 – Primi rumors

Eccoci ad un nuovo appuntamento con la rivista Hi-Tech News in cui andremo ad esaminare un nuovo smartphone targato HTC, il One 2, che non è stato però presentato da HTC…

Eccoci ad un nuovo appuntamento con la rivista Hi-Tech News in cui andremo ad esaminare un nuovo smartphone targato HTC, il One 2, che non è stato però presentato da HTC Corporation al Mobile World Congress, avendo fissato il lancio ufficiale del nuovo dispositivo made in Taiwan al prossimo 25 marzo.

Dai vari rumors online si apprende che il nuovo smartphone HTC One 2 è dotato di uno schermo a tecnologia Super LCD3 con diagonale da 5 pollici e risoluzione di 1920 x 1080 pixel a 441 pixel per pollice (ppi). Inoltre sarà equipaggiato di un processore Quad-Core Qualcomm Snapdragon 800 a 2,3GHz abbinato ad una GPU Adreno 330. La RAM installata sarà di 2GB , avrà una fotocamera posteriore da 5 megapixel a tecnologia UltraPixel, utilizzerà la tecnologia BoomSound ed  il suo sistema operativo sarà Android 4.4.2 KitKat con interfaccia utente proprietaria HTC Sense 6.0.

Sul fronte estetico il nuovo HTC One 2 dovrebbe avere un corpo in metallo. Non troveremo quindi più i pulsanti sotto il display e quindi avremo uno schermo più grande lasciando inalterate le dimensioni dello smartphone.

Forti le aspettative dal punto di vista delle prestazioni, infatti la cosa più sorprendente di HTC One 2 è il test Benchmark AnTuTu, che assegna al device della casa di Taiwan un punteggio superiore a quello ottenuto dal Galaxy S5 Samsung.

Il test, che serve per testare gli smartphone che utilizzano l’OS Android, esegue una serie di test per ognuno dei quali assegna un punteggio che sarà confrontato con quelli ottenuti dagli altri dispositivi. Il programma AnTuTu Benchmark esegue test su RAM, CPU, GPU, I/O, User Experience. Al momento è considerato il programma di valutazione più affidabile per gli Android. Il punteggio assegnato a HTC One 2 è di 38.000, nettamente superiore al punteggio di 35.566 del Samsung Galaxy S5.

Ovviamente tale risultato, al momento, non può essere affermato con certezza. In ogni caso, sembra che gli smartphone di ultima generazione, come HTC One 2, i nuovi device di punta sia di Samsung sia di Sony sembrano aver migliorato di molto le loro prestazioni soprattutto rispetto a quelle che offre Google Nexus 5. A presto quindi con le prossime conferme su questo nuovo gioiello targato HTC.
 
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GALAXY NotePRO 12.2 – LTE e tanto altro

Torniamo questa settimana con la tecnologia ed un nuovo prodotto di casa SAMSUNG, il SAMSUNG Galaxy NotePRO, un tablet che porta l’esperienza mobile ad un nuovo livello. Nel tablet coreano…

Torniamo questa settimana con la tecnologia ed un nuovo prodotto di casa SAMSUNG, il SAMSUNG Galaxy NotePRO, un tablet che porta l’esperienza mobile ad un nuovo livello. Nel tablet coreano troveremo le più avanzate tecnologie con una migliore visualizzazione in un design portatile, capace di soddisfare le esigenze e le richieste di qualsiasi tipologia di utente.

Infatti potremo contare sulle sue potenti prestazioni grazie ad una CPU Snapdragon 800 2.3GHz Quad-Core, su di un display WQXGA (16:10) da 4 Megapixel, con risoluzione 2560×1600, capace di riportare immagini sempre nitide e cristalline, ideale per la creazione e la fruizione di ogni tipo di contenuto, e dispone di un’area di visualizzazione più ampia per godere al meglio di video Full HD.

Il design si baserà su linee eleganti e compatte in cui sono ben incorporate le due fotocamere, posteriore da 8 Megapixel, AF con LED Flash, Zero Shutter lag, e frontale da 2 Megapixel, i due tasti touch ed il tasto fisico centrale.

Molte saranno le funzionalità innovative, presenti sul Galaxy NotePRO, adatte a gestire al meglio la vita professionale e quella personale di ogni utente, come il Quad View grazie al quale è possibile dividere lo schermo in ben quattro finestre, visualizzare più applicazioni contemporaneamente su diverse schermate e, mediante l’utilizzo dell’S Pen di GALAXY NotePRO, trascinare il contenuto da una finestra all’altra.

Avremo a disposizione anche una Tastiera Virtuale completa, che consentirà una più facile e realistica digitazione direttamente sul display; mentre grazie al già citato S Pen, nuovo e potenziato, l’esperienza di scrittura sarà più reattiva e l’accesso a funzioni quali Memo Rapido, Album Ritagli, Scrittura Schermo e S Finder, sarà immediato. In più, con Funzioni Penna gli utenti possono disegnare direttamente sullo schermo dei riquadri di qualsiasi dimensione in cui avviare applicazioni di uso frequente come YouTube o la calcolatrice.

Altro utile tool è Remote PC, grazie al quale coloro che sceglieranno Galaxy NotePRO, potranno accedere e controllare il proprio computer di casa o dell’ufficio direttamente attraverso il proprio tablet, così da modificare e salvare file anche da remoto. Hancom Office è invece un’efficiente soluzione mobile ottimizzata per Android per l’elaborazione di testi e l’utilizzo di strumenti per creare e modificare documenti, disponibile gratuitamente per il download su Samsung Apps, mentre Hancom Viewer, applicazione per la visualizzazione di documenti e file PDF sarà preinstallata.

Inclusa nella confezione troviamo la tastiera Bluetooth, che va a completare la dotazione di Galaxy NotePro rendendo l’utilizzo di applicazioni professionali ancora più semplice e veloce, assottigliando ancora di più il confine tra PC e Tablet. Come software precaricati troviamo tra gli altri Cisco WebEx Meetings, software di web conferencing che consente per la prima volta su tablet Android la condivisione di informazioni sul proprio schermo e la creazione di riunioni con i propri contatti su piattaforma WebEx, e Samsung e- Meeting per condividere contenuti durante un meeting.

In definitiva il nuovo Samsung GALAXY NotePRO 12.2 offre ai consumatori il meglio delle specs attualmente presenti nel settore tablet, grazie anche alle sua versione LTE con memoria da 32GB espandibile con MicroSD (fino a 64GB) e tastiera Book Cover Bluetooth inclusa nella confezione al prezzo al pubblico suggerito di 899€.

Come dichiarato daCarlo Carollo, Sales and Marketing Director Mobile Division, Samsung Electronics Italia

“GALAXY NotePRO arriva dopo un anno estremamente positivo nel mercato dei tablet. Questo nuovo dispositivo offre ai consumatori le migliori tecnologie per la produttività e l’intrattenimento, combinando una straordinaria esperienza visiva con tutta l’innovazione Samsung. Dopo aver lanciato il primo tablet 7”, introduciamo sul mercato il primo tablet da 12.2” GALAXY NotePRO, che conferma quindi il nostro continuo impegno nel fornire prodotti versatili e creati su misura per tutte le tipologie di utenti “.

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Huawei MediaPad X1

Un nuovo tablet dalle caratteristiche decisamente interessanti sta arrivando direttamente dalla Cina. Questa settimana la rubrica Hi-Tech andrà ad indagare sul nuovo Huawei MediaPad X1 che da alcune settimane è…

Un nuovo tablet dalle caratteristiche decisamente interessanti sta arrivando direttamente dalla Cina.

Questa settimana la rubrica Hi-Tech andrà ad indagare sul nuovo Huawei MediaPad X1 che da alcune settimane è diventato oggetto di indiscrezioni sempre più insistenti. Si parla di un possibile nuovo tablet da 7 pollici che potrebbe andare a rinnovare la gamma Huawei proprio per quanto riguarda il settore delle tavolette multimediali.

Dalle prime immagini circolate in rete possiamo notare le dimensioni molto contenute e la cornice laterale estremamente sottile, si parla di 183,5×103,9×7,5 mm per 239 grammi. Il design ricorda altri modelli ma riprendere lo stile pulito e semplice del P6 e sarà più compatto e leggero del Nexus 7 2013.

Secondo quanto diffuso il nuovo Huawei MediaPad X1 avrà quindi un display da 7 pollici con risoluzione pari a 1920×1200 px (323 ppi) dotato di tecnologia IPS, fotocamera posteriore da 13 megapixel e frontale da 1.3, il processore è un HiSilicon Kirin 910 quad-core da 1,6 GHz, 2 GB di memoria RAM installata, connettività 3G, WiFi e sistema operativo Android in versione 4.2.2. Non pervenute le informazioni riguardanti la capienza della batteria.

Le caratteristiche tecniche lo collocano all’interno di una fascia medio-alta, un ottimo rivale di device già presenti sul mercato come il già citato tablet da 7 pollici di Google, ovvero la seconda versione di Nexus 7, o Amazon Kindle Fire HDX, ovvero i due tablet più venduti attualmente.

La casa cinese stando ai tempi trapelati in rete, potrebbe presentare il nuovo tablet già tra un paio di settimane, in occasione dell’imminente Mobile World Congress di Barcellona. Huawei MediaPad X1 potrebbe essere affiancato durante l’evento anche da altre novità, pari infatti che Huawei sarebbe intenzionata a dare un seguito ad Ascend P6 e lanciarsi nel mondo della wearable-technology con uno smartwatch.

Attendiamo quindi l’MWC spagnolo per conoscere le ulteriori novità dal produttore cinese, ed il prezzo che proietterà questo tablet direttamente sul mercato.

  • Display da 7″ TFT con risoluzione 1920×1200 pixel
  • Chipset Hisilicon 910 Kirin, come quello dell’ Ascend P6S, processore quad-core Cortex-A9 a 1.6GHz
  • GPU Mali 450
  • 2GB di RAM
  • Fotocamera posteriore da 13 Megapixel
  • Fotocamera anteriore da 1.3 Megapixel
  • Android 4.2.2 Jelly Bean
  • Supporto alla rete 3G e LTE – chiamate vocali supportate
  • Porta USB, uscita HDMI, scheda microSD

 

 

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HTC One 2 – M8

Il Mobile World Congress di fine febbraio è la più importante fiera al mondo sulla telefonia mobile, a cui HTC, stando alle ultime indiscrezioni, non porterà il suo ultimo gioiello. Infatti dovremo…

Il Mobile World Congress di fine febbraio è la più importante fiera al mondo sulla telefonia mobile, a cui HTC, stando alle ultime indiscrezioni, non porterà il suo ultimo gioiello. Infatti dovremo attendere New York ed il mese di Marzo per poter ammirare il nuovo top di gamma HTC, codice progetto M8 e futuro HTC One 2.

Le sue caratteristiche tecniche sono scaturite da rumors molto attendibili, che danno scontato l’incremento del display da 4,7″ a 5″, andando così a confrontarsi con i modelli SAMSUNG di uguale dimensione,  ma non l’aggiornamento alla risoluzione 2K, dato che sempre secondo indiscrezioni scovate in rete nei giorni scorsi,  potremmo avere come per il suo predecessore una risoluzione full HD (1920 x 1080 pixel).

L’HTC One 2 dovrebbe essere equipaggiato di un processore più veloce, probabilmente un Qualcomm 805, e dotato di una nuova interfaccia HTC Sense 6, installata sul nuovissimo sistema operativo di Google, Android 4.4 KitKat, presto disponibile anche sull’attuale HTC One. La memoria RAM installata sarà di 2 GB, saranno supportate le reti LTE e la batteria in dotazione avrà una capacità pari a 2900 mAh.

Must del momento, il lettore di impronte digitali, che HTC ha portato anche sul recente phablet One Max, andrà a completare le caratteristiche di quello che sarà un hardware di assoluto rilievo, soprattutto pensando alla fotocamera, che nonostante le problematiche legate all’accordo esclusivo con ST Microelectronics, dovrebbe vedere un miglioramento della risoluzione. Si parla infatti del possibile inserimento di un secondo sensore, grazie al quale si salirebbe ad almeno 8 megapixel, che dell’eventuale possibilità di cambiare le lenti per l’uso a bassa o alta luminosità ambientale e un sensore da 10 megapixel.

Le ultime indiscrezioni sull’HTC One 2 riguardano i tasti on-screen, ossia software e non fisici, come quelli che possiamo trovare sulla scocca del One.

Dovremo comunque attendere altri due mesi di notizie trapelate in rete prima di poter vedere come sarà realmente uno dei modelli più attesi del 2014, futuro successore di uno dei maggiori successi mobile dell’anno appena trascorso.

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Samsung Galaxy S5 e I-Phone 6 – Inizia la SFIDA

Nuovo anno, nuova sfida, stessi contendenti. Questa settimana torniamo a parlare della sfida dei due pesi massimi della telefonia mobile, SAMSUNG vs. APPLE. Molti rumors e poche conferme riguardano le…

Nuovo anno, nuova sfida, stessi contendenti. Questa settimana torniamo a parlare della sfida dei due pesi massimi della telefonia mobile, SAMSUNG vs. APPLE. Molti rumors e poche conferme riguardano le news sui prossimi smartphone destinati a primeggiare su tutta la concorrenza, naturalmente stiamo parlando di SAMSUNG GALAXY S5 e I-Phone 6.

I due colossi tireranno fuori dal cilindro qualcosa di innovativo, di mai visto prima, di unico o qualche aggiornamento dei precedenti device con qualche tocco di tech in più? Analizziamo meglio le notizie che trapelano in questi giorni per sapere cosa aspettarci.

La casa della mela finalmente si orienta verso un cura ingrassante per lo schermo, che diventerà più grande abbandonando le dimensioni odierne, inoltre sono state annunciate importanti novità riscontrabili nel TouchID e nelle integrazioni con le più svariate applicazioni.

La casa del sol levante dall’altro lato della trincea offre più concretezza annunciando lo studio in via definitiva di una particolare architettura che potrebbe usufruire anche della tecnologia pieghevole. In più è dichiarato un rinnovo del comparto tecnico e un hardware portato ai massimo livelli per offrire a tutti gli utenti una fluidità e una leggerezza del sistema operativo, in qualsiasi condizione di utilizzo, mai visti prima.

Sul piano estetico la SAMSUNG sembra spingersi verso una scocca un po’ più distante dall’ormai collaudata silhouette che ha contraddistinto gli ultimi GALAXY, volendo puntare anche su materiali costosi quali vetro e fibra di carbonio ed integrarli nella struttura dello smartphone, abbandonando le vecchie plasticosità dei modelli precedenti. Scelta che però potrebbe preoccupare chi si ritroverà a mettere mano al portafoglio per acquistare il nuovo top coreano. La Apple invece promette la realizzazione di uno smartphone più leggero e sottile, dichiarando di riuscire ad appiattire il suo device fino ad uno spessore di ben 6 mm, un record fino ad oggi.

Sicuramente i due smartphone punteranno anche sulla massima risoluzione per i loro display, adottando il formato WQHD a 2560×1440 pixel, offrendo così un’ottima qualità visiva e di lettura in ogni ambito.

Queste sono fino ad ora le uniche voci riguardo gli smartphone che nei prossimi mesi conquisteranno il mercato, complici di alimentare la voglia di entrarne in possesso il prima possibile. Possiamo solo dire che da SAMSUNG ci si attendono maggiori novità per le notizie ufficiali trapelate in questi giorni, mentre l’APPLE non ha ancora rilasciato informazioni ufficiali o date riguardo la possibile commercializzazione del suo nuovo gioiello.

L’unica cosa certa è che l’attesa è forte e noi saremo li pronti ad aspettarli.

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