Una settimana fa è uscito un articolo riguardo alla mia visita al Maker Faire 2014, svoltosi a Roma a inizio ottobre, dove ho curiosato nel mondo dei makers e dell’innovazione tecnologica open source. Voglio ora dedicarmi a uno dei progetti che in particolare ha catturato la mia attenzione. Si tratta del progetto UDOO, di casa senese e aretina, che presento attraverso le parole di uno dei co-fondatori, Maurizio Caporali.
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Buongiorno, puoi dare ai lettori della Valdichiana.it una visione generale del progetto?

Si tratta di una scheda, un piccolo computer che unisce un po’ due mondi: quello di Arduino e quello di Raspberry Pi. Da Arduino, microprocessore che collega in maniera semplice dei sensori, a Raspberry Pi, pc open source nato nel 2012, abbiamo voluto creare UDOO (dall’inglese “You do”, Tu Fai). Noi lavoravamo già con Arduino da molti anni, dal 2006 o 2007, e avevamo bisogno di utilizzarlo con un computer; invece abbiamo pensato a qualcosa che fosse non solo più piccolo, ma che unisse sia la parte Arduino che la parte computer. Collegando UDOO a un monitor e a una tastiera, funziona come computer, utile per sviluppare idee, per creare cose.

Si tratta di una tecnologia open source sia dal punto di vista hardware che software, quindi qualsiasi tipo di risorsa che trovi in rete la puoi utilizzare per costruire quel che vuoi. Ci sono due processori: uno è la parte Arduino, l’altro un processore più potente che è il sistema operativo principale, che può essere Linux o Android. Si può scegliere uno dei due, si può cambiare rispetto alle proprie esigenze, dimostrando la flessibilità di questa scheda.

Diciamo che siamo partiti da Arduino per sviluppare un qualcosa che servisse a dare spazio alla creatività: per esempio, se vuoi un player video capace di cambiare video attraverso l’uso della mano, con UDOO lo puoi fare. Dipende comunque dal tipo di applicazione; in alcuni casi serve solo Arduino, ma in altri, a seconda delle specifiche esigenze di ognuno, non basta.

https://www.youtube.com/watch?v=3R5b-Vh19_Q

Presentazione Kickstarter del progetto UDOO

A chi è rivolto e quali possono essere le sue applicazioni?

Prima di tutto dal punto di vista educativo è molto utile, perché hai un computer che occupa pochissimo spazio ed è funzionale. Perfetto per la formazione, costa meno di cento euro e consuma intorno a 5-7 watt, mentre un Pc normale 70 più o meno. Abbiamo un laboratorio di computer con 30 schede UDOO che consuma sotto il chilowatt.

A Buonconvento, dove hanno inaugurato un museo della Mezzadria, abbiamo sostituito dei computer “alluvionati”, a un prezzo di costo bassissimo, con le schede UDOO. L’impatto dal punto di vista del costo della scheda e del consumo che si ha, produce il risultato di risparmiare circa 1500 euro l’anno di energia elettrica per venti schede; insomma, in un anno si rientra del costo.

Lo puoi utilizzare per programmare: non ha certo le performance di un computer di ultima generazione, ma dal punto di vista educativo, se devo programmare nei linguaggi di programmazione tipici (C, Java, eccetera) puoi farlo tranquillamente.

Inoltre si può utilizzare per l’elettronica, per l’elettrotecnica: ci collego un motore e faccio, per esempio, un sistema di riconoscimento facciale oppure ci costruisco un robot (vedi video sottostante). Gli oggetti che puoi costruire con UDOO possono avere quel qualcosa in più, e non solo la parte computer. Questo, dal punto di vista educativo, è fantastico: non lavori solo davanti a un Pc ma crei nuovi oggetti interattivi, nuovi artefatti.

Vuoi uno stereo di nuova generazione che si collega a Spotify? Lo puoi fare.

Qual è stato lo sviluppo dell’idea di UDOO?
UDOO è nato da due società: Aidilab e Seco: io sono amministratore della prima. Il progetto nasce da me, Antonio Rizzo, appartenente allo stesso modo ad Aidilab, e Daniele Conti, presidente di Seco. È un’idea che abbiamo avuto a fine 2012 e volevamo portarla avanti, produrla; non avendo i finanziamenti, abbiamo pensato di farlo attraverso un’altra modalità: abbiamo scelto il Crowdfounding, attraverso Kickstarter. Nell’aprile 2013 abbiamo lanciato la campagna avendo come obiettivo il raggiungimento di 27mila dollari, mentre siamo arrivati a 640mila! Abbiamo fatto subito la produzione, visto che è piaciuta moltissimo. Si trova ora sul mercato da fine 2013-inizio 2014, e siamo già diventati tra le dieci schede di questo tipo, chiamate Single Board Computer, più conosciute al mondo.

Un esempio applicativo: Mario, il robottino
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Aggiunge, invece, Michelangelo Guarise, Creative and Developer di UDOO:
Non è solo informatica: oltre alla parte informatica e ingegneristica, UDOO è arte, creatività, design e rapporto umano. Uno strumento tecnologico che può essere applicato in moltissimi modi, dal giochino per adolescente al robot umanoide. Qui, per esempio, abbiamo un drone, che è capace di mandare immagini in real time grazie alla nostra scheda UDOO. Si tratta di un utilizzo che hanno solo i droni più sofisticati: noi mettiamo a disposizione una tecnologia avanzatissima a un costo che, in confronto, è bassissimo.
UDOO è una piattaforma estremamente potente e flessibile: pensa che verrà mandato sulla luna, in quanto selezionato per un progetto nel quale è previsto l’utilizzo di UDOO, un prodotto italiano sviluppato tra Siena e Arezzo, come cervello di un robot capace di girare sulla luna.
Riguardo a questo aspetto, rimando a questo link.
rover1
Carnegie Mellon University’s prototype lunar rover, “Andy.”
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Per coloro che desiderano approfondire le capacità e le applicazioni di UDOO, ecco alcuni link utili:
Qui e qui troverete due video riguardo al Joystick più grande del mondo, che ha riscosso un grande successo a New York.
Qui il video di un progetto multimediale, qui quello di una macchinina radiocomandata.
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Materiale video e link in uscita forniti cortesemente da Michelangelo Guarise, UDOO.
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Chiara Magliacane
Chiara Magliacane

Specializzata in Antropologia Medica all’Università di Roma La Sapienza nel 2014. Adora intrecciare parole in tutti i modi possibili, particolarmente se finalizzate alla creazione di racconti, pensieri e poesie. Il suo sogno sarebbe stato parlare di cinema, musica e antropologia, davanti a un caffè, con Gertrude Stein; o fare l’autostop con Kerouac sulla Route 66 e fermarsi, poi, a prendere una birra con Fernanda Pivano. Vive a Roma, ma nella mente vive un po’ ovunque. Da brava antropologa, ci racconta la Valdichiana con il suo sguardo esterno.

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