La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

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“Visit Chiusi” e l’eredità degli Etruschi

La Valdichiana è stata una delle sedi più importanti della civiltà etrusca, e tutte le attuali cittadine di questo territorio sono chiamate a fare i conti con un passato così…

La Valdichiana è stata una delle sedi più importanti della civiltà etrusca, e tutte le attuali cittadine di questo territorio sono chiamate a fare i conti con un passato così importante, e per certi versi così ingombrante. A prescindere dalle vicissitudini del medioevo o del rinascimento, i borghi della Valdichiana mantengono forti tracce del passato etrusco e devono affrontare la difficile sfida della loro riscoperta e valorizzazione.

Chiusi è una delle città che maggiormente vive questa grande sfida. È stata una delle capitali della civiltà etrusca, uno dei cardini della dodecapoli e la sede di Porsenna, il lucumone che arrivò persino a sconfiggere Roma e ad assoggettarla al suo dominio. C’era un periodo, quindi, in cui Chiusi poteva vantarsi di essere uno dei centri più importanti di tutta la penisola. L’eredità degli etruschi può diventare una parte importante nella valorizzazione culturale e turistica della città e di tutto il territorio.

In questo contesto si inserisce l’iniziativa di “Visit Chiusi” inaugurata sabato 15 ottobre presso la Sala Conferenze S.Francesco e la Casa della Cultura, grazie al coinvolgimento dell’amministrazione comunale, delle associazioni, delle imprese e di tutto coloro che sono interessati alle tematiche dell’arte, della cultura e del turismo nella città di Porsenna. Un evento aperto alla partecipazione dal basso e al contributo di tutti, per delineare le strategie di sviluppo per il futuro di Chiusi, che si concluderà il prossimo 12 novembre. L’evento è stato introdotto dalla presentazione dei dati sui flussi turistici e sull’indotto economico generato dal comparto della cultura; successivamente i partecipanti si sono suddivisi in sei tavoli di lavoro tematici (cultura e arte, beni culturali patrimonio e turismo, incoming e accoglienza, attività produttive, associazionismo, comunicazione media e marketing) e i contributi realizzati sono stati dibattuti in un’assemblea pubblica, in attesa di un’analisi da parte di esperti di settore e di un programma attuativo di media/lunga durata messo in campo dall’amministrazione comunale.

Il tema degli etruschi e della loro eredità è stato rapidamente messo al centro della discussione dei diversi tavoli di lavoro: il Museo Nazionale Etrusco fa infatti registrare circa 18mila ingressi annuali, in una città che tra strutture alberghiere ed extra-alberghiere ha chiuso il 2015 con circa 63mila presenze. Una potenzialità turistica importante, quella fornita dai beni culturali e dal ricchissimo patrimonio archeologico della città, che oltre al museo può offrire esperienze uniche come la visita al Labirinto di Porsenna, alla Tomba della Scimmia o alla Tomba della Pellegrina. La crescita di eventi culturali come il Festival Orizzonti o il Lars Rock Fest si accompagna alla nascita di progetti come Experience Etruria, il  distretto turistico interregionale dell’Etruria e la candidatura a Capitale della Cultura 2018 assieme a Orvieto e Viterbo. Infine, non meno importante, l’inserimento dell’Etruria come linea di indirizzo nel Piano di Sviluppo Regionale della Toscana determina la volontà, anche da parte degli amministratori, di investire su progetti di lunga durata per la valorizzazione del patrimonio etrusco e una reale possibilità di crescita sul piano turistico e culturale.

Ho partecipato con interesse ai tavoli di lavoro di Visit Chiusi, sia perché ritengo fondamentale la partecipazione dal basso a progetti di questo tipo, sia perché la tematica risulta della massima importanza. Ritengo che gli etruschi possano diventare il punto di forza di Chiusi anche in ottica di promozione della destinazione turistica in chiave internazionale, sia attraverso i prodotti già presenti (dal Museo Nazionale Etrusco alle tombe), sia attraverso la creazione di nuove opportunità; ad esempio, lo sviluppo di un grande festival a tema etrusco che possa catalizzare l’attenzione di grandi volumi fuori dalla Valdichiana e dall’Italia.

La Tomba della Pellegrina

La Tomba della Pellegrina

Il Lago di Chiusi, i prodotti tipici locali, gli spettacoli culturali e i percorsi di sport e benessere possono essere elementi molto importanti, ma ritengo che debbano essere considerati a completamento di un’offerta che vede la valorizzazione storica, culturale e turistica degli etruschi al primo posto, sia dei progetti che degli investimenti. In un’ottica di competizione globale, l’eredità della civiltà etrusca è l’elemento identitario forte che caratterizza la città di Porsenna e che può renderla il punto di riferimento di un territorio molto vasto. In questo contesto, il progetto di Visit Chiusi sembra tracciare una linea nella giusta direzione, in sinergia con tutti i prodotti turistici che può offrire la Valdichiana nel suo complesso. Il futuro di Chiusi potrebbe passare proprio per il suo passato, grazie all’immenso patrimonio che ci ha lasciato la civiltà etrusca.

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L’università non prepara al mondo del lavoro. Giusto, ma…

Oggi, si viene detto sempre più che è meglio lavorare, essere idraulico, panettiere, pasticcere, anziché prendersi una laurea, perché un laureato costa troppo a un’azienda, perché un laureato non ha…

Oggi, si viene detto sempre più che è meglio lavorare, essere idraulico, panettiere, pasticcere, anziché prendersi una laurea, perché un laureato costa troppo a un’azienda, perché un laureato non ha idea di che cosa sia il mondo del lavoro, perché l’università è un mondo chiuso a sé stante che non è in grado di preparare i giovani al mondo del lavoro vero e proprio.

Suonerà come uno “sputare nel piatto in cui si mangia”, ma quest’editoriale non vuole essere una manifestazione di ingratitudine, ma è assolutamente vero che non è in grado di fare quanto detto. L’università è incapace di preparare al mondo del lavoro, oggi come oggi, per un problema di didattica e di impostazione. Con le dovute precisazioni: prima di tutto, quando dicono che ci sono posti liberi da fornai, artigiani, che nessuno vuole, e che sono “estremamente ben pagati”, ebbene, si attendono le dichiarazioni di questi fornai e artigiani che guadagnano “fino a 3.000 € al mese”, perché ancora latitano. Secondo, l’università non preparerà al mondo del lavoro, ed è un aspetto grave, ma si potrebbe bilanciare nuovamente la didattica, favorendo lo sviluppo del pensiero critico degli studenti e prediligendo l’attività allo studio eccessivamente passivo e poco critico.

Ecco il problema più grande dell’università italiana: l’eccessivo nozionismo. Avere una solida cultura di base, avere una conoscenza teorica forte è senz’altro importante. Ma c’è un effetto collaterale, a cui non si pensa: una preparazione eccessivamente sbilanciata sulle teorie, su uno studio puramente astratto, rende gli studenti dei perfetti pappagalli, che leggono il libro, imparano a memoria, vanno all’esame, passano l’esame, per poi dimenticarsi quanto studiato. Perché poi, giustamente, molti laureati e già lavoratori, anni dopo arrivano a dire “quello che ho studiato all’università non l’ho mai applicato”. In altre parole, non è servito a niente. E non è lusinghiero come commento, eppure salta fuori molto spesso. Ma è vero, si vedono questi atteggiamenti, si leggono, si sentono in giro: non c’è bisogno di sapere il perché si studia questa teoria, anziché un’altra, basta impararsi i concetti meccanicamente e ripeterli in maniera corretta all’esame, per prendersi un 30. A volte basta impararsi tutto con dei riassunti, non ci vogliono neanche gli innumerevoli libri della bibliografia dell’esame. Qua si apre una triste parentesi: i libri scritti dai professori. Talvolta, le bibliografie d’esame sono fatte esclusivamente da libri scritti dai professori che tengono il corso; e molto spesso, sono libri illeggibili, quando sullo stesso tema, sono stati scritti libri più autorevoli e più ragionati (nonché più comprensibili). E questa, sembra essere una prassi tutta italiana.

Cosa ne consegue dal troppo nozionismo dell’università italiana? Che viene a mancare una forte dose di attività, di pratica, di progettualità. Quanti di quelli che hanno studiato Scienze della Comunicazione si sono trovati davanti a un progetto di social media marketing da fare? A un blog da aprire per scrivere articoli in base ai temi trattati a lezione? Quanti di questi studenti si sono trovati davanti alla richiesta di scrivere o di progettare una raccolta di racconti con i compagni di corso, partendo dai racconti da scrivere, ai rudimenti di ‘impaginazione con InDesign? Quanti di questi si sono trovati di fronte a un esame dove l’obiettivo non è studiare una data quantità di pagine e libri, ma è dimostrare di saper fare qualcosa, coerentemente con il corso di studi?

Perché succede di trovarsi di fronte a laureati in Scienze della Comunicazione che non sono in grado di scrivere un comunicato stampa, o un semplice articolo, e non sono in grado di capire come funziona Facebook o Twitter, o la semplice gestione della comunicazione di un brand sui social network.

Non solo: da quest’ossessione per il nozionismo ne consegue una grave mancanza di capacità critica. Capacità critica verso quanto studiato, e capacità di comprendere cosa, tra quanto imparato, serva davvero nel proprio percorso lavorativo. Una prassi molto diffusa, nell’università inglese, è quella di produrre essay, dei saggi critici, per gli esami. Perché sembra che il pensiero autonomo e critico sia più importante delle nozioni, nel mondo dell’università inglese (ed è chiaro che anche quel mondo avrà i suoi difetti). O meglio, sembra che venga preferito lo studente che è in grado di mettere in pratica quanto appreso e che è anche in grado di scegliere quello che gli sembra più utile nel proprio percorso. Il famoso chiedersi il perché si studiano quelle teorie, perché si leggono quei libri, anziché degli altri, l‘utilità della singola nozione e lo scoprire i nessi logici che vanno a creare il bagaglio di conoscenze che ci si appresta a capire, prima di utilizzarle.

Un eccesso di nozionismo fa provare una repulsione crescente verso l’università, e lo dimostrano le immatricolazioni sempre più in calo, anno dopo anno. Al di là delle ragioni economiche, dovute alla crisi economica e all’aumento delle rette universitarie, c’è questo motivo “non ho voglia di studiare un altro tre, cinque anni”, “non ho voglia di studiare di nuovo cose che ho già fatto”. Questo è il problema: l’università non dovrebbe “insegnare cose già fatte”, dovrebbe invece portare le conoscenze degli studenti verso un nuovo livello e dovrebbe portare alla presa di coscienza del proprio bagaglio culturale, oltre che dare un’idea di che cosa potrebbe implicare il voler essere un esperto di comunicazione nel mondo del lavoro, una volta preso l’agognato “pezzo di carta”. E chiamarlo pezzo di carta, con questa università italiana, è drammaticamente la definizione giusta. Un pezzo di carta bello da mostrare e nulla più. L’urgenza è di far diventare l’università un mondo che dialoghi con la dimensione lavorativa, e di farlo diventare un luogo dove si ragiona, si fa, si sperimenta, dove si sbaglia e si corregge il tiro, non un posto dove si studia a memoria “per passare l’esame” o per “stare parcheggiati”. Perché questi pensieri – reali e già sentiti uscire da alcune persone – sono veramente tristi e svilenti e contribuiscono a dipingere un ritratto dell’universitario ideale tutt’altro che positivo.

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Progetto UDOO: l’innovazione unita alla creatività

Una settimana fa è uscito un articolo riguardo alla mia visita al Maker Faire 2014, svoltosi a Roma a inizio ottobre, dove ho curiosato nel mondo dei makers e dell’innovazione tecnologica…

Una settimana fa è uscito un articolo riguardo alla mia visita al Maker Faire 2014, svoltosi a Roma a inizio ottobre, dove ho curiosato nel mondo dei makers e dell’innovazione tecnologica open source. Voglio ora dedicarmi a uno dei progetti che in particolare ha catturato la mia attenzione. Si tratta del progetto UDOO, di casa senese e aretina, che presento attraverso le parole di uno dei co-fondatori, Maurizio Caporali.
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Buongiorno, puoi dare ai lettori della Valdichiana.it una visione generale del progetto?

Si tratta di una scheda, un piccolo computer che unisce un po’ due mondi: quello di Arduino e quello di Raspberry Pi. Da Arduino, microprocessore che collega in maniera semplice dei sensori, a Raspberry Pi, pc open source nato nel 2012, abbiamo voluto creare UDOO (dall’inglese “You do”, Tu Fai). Noi lavoravamo già con Arduino da molti anni, dal 2006 o 2007, e avevamo bisogno di utilizzarlo con un computer; invece abbiamo pensato a qualcosa che fosse non solo più piccolo, ma che unisse sia la parte Arduino che la parte computer. Collegando UDOO a un monitor e a una tastiera, funziona come computer, utile per sviluppare idee, per creare cose.

Si tratta di una tecnologia open source sia dal punto di vista hardware che software, quindi qualsiasi tipo di risorsa che trovi in rete la puoi utilizzare per costruire quel che vuoi. Ci sono due processori: uno è la parte Arduino, l’altro un processore più potente che è il sistema operativo principale, che può essere Linux o Android. Si può scegliere uno dei due, si può cambiare rispetto alle proprie esigenze, dimostrando la flessibilità di questa scheda.

Diciamo che siamo partiti da Arduino per sviluppare un qualcosa che servisse a dare spazio alla creatività: per esempio, se vuoi un player video capace di cambiare video attraverso l’uso della mano, con UDOO lo puoi fare. Dipende comunque dal tipo di applicazione; in alcuni casi serve solo Arduino, ma in altri, a seconda delle specifiche esigenze di ognuno, non basta.

Presentazione Kickstarter del progetto UDOO

A chi è rivolto e quali possono essere le sue applicazioni?

Prima di tutto dal punto di vista educativo è molto utile, perché hai un computer che occupa pochissimo spazio ed è funzionale. Perfetto per la formazione, costa meno di cento euro e consuma intorno a 5-7 watt, mentre un Pc normale 70 più o meno. Abbiamo un laboratorio di computer con 30 schede UDOO che consuma sotto il chilowatt.

A Buonconvento, dove hanno inaugurato un museo della Mezzadria, abbiamo sostituito dei computer “alluvionati”, a un prezzo di costo bassissimo, con le schede UDOO. L’impatto dal punto di vista del costo della scheda e del consumo che si ha, produce il risultato di risparmiare circa 1500 euro l’anno di energia elettrica per venti schede; insomma, in un anno si rientra del costo.

Lo puoi utilizzare per programmare: non ha certo le performance di un computer di ultima generazione, ma dal punto di vista educativo, se devo programmare nei linguaggi di programmazione tipici (C, Java, eccetera) puoi farlo tranquillamente.

Inoltre si può utilizzare per l’elettronica, per l’elettrotecnica: ci collego un motore e faccio, per esempio, un sistema di riconoscimento facciale oppure ci costruisco un robot (vedi video sottostante). Gli oggetti che puoi costruire con UDOO possono avere quel qualcosa in più, e non solo la parte computer. Questo, dal punto di vista educativo, è fantastico: non lavori solo davanti a un Pc ma crei nuovi oggetti interattivi, nuovi artefatti.

Vuoi uno stereo di nuova generazione che si collega a Spotify? Lo puoi fare.

Qual è stato lo sviluppo dell’idea di UDOO?
UDOO è nato da due società: Aidilab e Seco: io sono amministratore della prima. Il progetto nasce da me, Antonio Rizzo, appartenente allo stesso modo ad Aidilab, e Daniele Conti, presidente di Seco. È un’idea che abbiamo avuto a fine 2012 e volevamo portarla avanti, produrla; non avendo i finanziamenti, abbiamo pensato di farlo attraverso un’altra modalità: abbiamo scelto il Crowdfounding, attraverso Kickstarter. Nell’aprile 2013 abbiamo lanciato la campagna avendo come obiettivo il raggiungimento di 27mila dollari, mentre siamo arrivati a 640mila! Abbiamo fatto subito la produzione, visto che è piaciuta moltissimo. Si trova ora sul mercato da fine 2013-inizio 2014, e siamo già diventati tra le dieci schede di questo tipo, chiamate Single Board Computer, più conosciute al mondo.

Un esempio applicativo: Mario, il robottino
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Aggiunge, invece, Michelangelo Guarise, Creative and Developer di UDOO:
Non è solo informatica: oltre alla parte informatica e ingegneristica, UDOO è arte, creatività, design e rapporto umano. Uno strumento tecnologico che può essere applicato in moltissimi modi, dal giochino per adolescente al robot umanoide. Qui, per esempio, abbiamo un drone, che è capace di mandare immagini in real time grazie alla nostra scheda UDOO. Si tratta di un utilizzo che hanno solo i droni più sofisticati: noi mettiamo a disposizione una tecnologia avanzatissima a un costo che, in confronto, è bassissimo.
UDOO è una piattaforma estremamente potente e flessibile: pensa che verrà mandato sulla luna, in quanto selezionato per un progetto nel quale è previsto l’utilizzo di UDOO, un prodotto italiano sviluppato tra Siena e Arezzo, come cervello di un robot capace di girare sulla luna.
Riguardo a questo aspetto, rimando a questo link.
rover1
Carnegie Mellon University’s prototype lunar rover, “Andy.”
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Per coloro che desiderano approfondire le capacità e le applicazioni di UDOO, ecco alcuni link utili:
Qui e qui troverete due video riguardo al Joystick più grande del mondo, che ha riscosso un grande successo a New York.
Qui il video di un progetto multimediale, qui quello di una macchinina radiocomandata.
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Materiale video e link in uscita forniti cortesemente da Michelangelo Guarise, UDOO.
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Il progetto definitivo per l’adeguamento dell’argine destro del Torrente Foenna è stato approvato

Il martedì 24 giugno, la Giunta provinciale ha approvato il progetto definitivo per l’adeguamento dell’argine destro del Torrente Foenna, dal costo complessivo di 1 milione e 600 mila euro. L’opera si inserisce nel…

Il martedì 24 giugno, la Giunta provinciale ha approvato il progetto definitivo per l’adeguamento dell’argine destro del Torrente Foenna, dal costo complessivo di 1 milione e 600 mila euro. 

L’opera si inserisce nel contesto dei progetti finanziati dalla Regione Toscana e dallo Stato per la messa in sicurezza dell’abitato di Sinalunga, allagato nel gennaio 2006 e nel novembre 2012 a causa delle rotture arginali del Torrente Foenna.
I lavori consentiranno infatti di completare l’intervento di adeguamento del tratto che protegge l’abitato e che, unitamente alle casse di espansione a monte della S.P. 19, ridurranno il rischio nelle aree edificate.

L’intervento approvato consiste nell’aumento della sezione dell’argine destro esistente per una lunghezza di circa 1500 metri tra la S.P. 11B e la S.P. 13, in modo da migliorarne le caratteristiche strutturali e quindi ridurne il rischio di rottura per sifonamento, migliorare l’accessibilità e la percorribilità da parte dei mezzi d’opera addetti al controllo, alla manutenzione ordinaria ed alla gestione delle emergenze, consentendo oltretutto un futuro adeguamento dei franchi di sicurezza dell’argine.

“Un ulteriore passo decisivo verso la messa in sicurezza del nostro territorio, – afferma il vicepresidente e assessore ai lavori pubblici Alessandro Pinciani – in particolar modo della zona della Val di Chiana colpita negli scorsi mesi da vari eventi alluvionali”.
Successivamente all’approvazione del progetto definitivo, verrà completato ed approvato nel mese di luglio il progetto esecutivo, per poi dare inizio alle procedure di gara per l’individuazione della ditta appaltatrice.

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Chiusi: dall’ente Santo Stefano borse di studio agli studenti dell’ Einaudi/Marconi

A Chiusi l’ente Santo Stefano, di vecchissima fondazione e considerato da sempre a benefico e a servizio dell’istruzione, mette a disposizione 1500 euro per i ragazzi dell’istituto superiore della città….

A Chiusi l’ente Santo Stefano, di vecchissima fondazione e considerato da sempre a benefico e a servizio dell’istruzione, mette a disposizione 1500 euro per i ragazzi dell’istituto superiore della città. Ragionieri e Geometri parteciperanno, infatti, ad un bando con borsa di studio che premierà, con 800 euro, il più meritevole tra i progetti che saprà esprimere al meglio la riqualificazione della nuova area sportiva in loc. Pania sia in termini sportivi (la vocazione dell’area come emerso da vari incontri resterà infatti sportiva) sia in termini economici finanziari.

In pratica l’obiettivo sarà quello di far lavorare insieme due professionalità, quella dei geometri e quella dei ragionieri che nel mondo del lavoro spesso si troveranno a confronto e che, infatti in questa occasione si confronteranno come fossero imprese partecipanti al bando pubblico che il Comune emetterà per gestire l’intera area. Sempre grazie all’ente Santo Stefano, costituito nel consiglio di gestione dal presidente Maddalena Montemurro (dirigente scolastica istituto superiore valdichiana) dal sindaco di Chiusi, dal preside dell’Istituto comprensivo Graziano da Chiusi e da un rappresentante dei genitori, altre borse di studio per un importo di 700 euro sono previste anche per i ragazzi che frequentano gli indirizzi tecnici professionali e saranno assegnati in base al proprio curriculum di studi ai più meritevoli.

“Quando sono stato a visitare la scuola – dichiara il sindaco di Chiusi Stefano Scaramelli – ho trovato una realtà dinamica e competitiva e negli occhi dei ragazzi ho visto la voglia di mettersi in gioco e dimostrare tutto il proprio valore. Sono, quindi, molto soddisfatto dell’iniziativa presa dall’Ente Santo Stefano e della capacità di trovare risorse dimostrata perché le borse di studio rappresenteranno, per i ragazzi, una bella occasione per calarsi concretamente nelle dinamiche lavorative ed anche un incentivo concreto per proseguire i propri studi. In Italia, il mondo della scuola è accusato di essere lontano dal mondo del lavoro ebbene famiglie e ragazzi devono invece capire che scegliendo Chiusi per il proprio percorso di studi scelgono una scuola che, con un occhio sempre puntato al futuro e basandosi sull’unica linea di giudizio del merito, prepara veramente al meglio gli uomini e donne del domani.”

“Sono soddisfatta – dichiara Maddalena Montemurro dirigente scolastico istituto comprensivo valdichiana – per questo bando. Sarà il campo di prova ideale per dimostrare quanto di buono c’è nei ragazzi che studiano nella nostra scuola. Sono certa che il progetto che ne uscirà sarà in grado di dare imput positivi agli adulti; troppo spesso e con troppa facilità i giovani vengono tacciati di superficialità, scarsa professionalità e pigrizia, io non sono d’accordo e sono invece una inguaribile ottimista anche perché confortata dalle potenzialità e capacità che quotidianamente vedo nella mia scuola.”

L’istituto superiore Einaudi/Marconi di Chiusi rappresenta dunque una vera e propria palestra per i ragazzi di oggi chiamati ad essere i professionisti del domani. Per la scuola chiusina, dopo essere stata scelta per lo sviluppo di go kart da corsa da una azienda del nord Italia che presto aprirà le porte anche ad alcuni ragazzi con un tirocinio formativo, la notizia delle borse di studio rappresenta sicuramente un’altra scommessa vinta, anche perché a beneficiarne non saranno solo i ragazzi che miglioreranno, vincitori oppure no, la propria preparazione, ma tutta la città che avrà ragazzi pronti a confrontarsi con le difficile sfide del mondo del lavoro.

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Progetto Pilota Chianciano: 380mila euro dalla Regione Toscana

Chianciano Terme sarà il comune simbolo dello sviluppo economico regionale toscano, grazie al “Progetto pilota Chianciano Terme”. 380mila euro saranno i fondi stanziati dalla Regione Toscana e destinati a Chianciano…

Chianciano Terme sarà il comune simbolo dello sviluppo economico regionale toscano, grazie al “Progetto pilota Chianciano Terme”. 380mila euro saranno i fondi stanziati dalla Regione Toscana e destinati a Chianciano Terme, per uno studio di fattibilità che la Regione stessa farà predisporre.

Il “Progetto pilota Chianciano Terme“, è stato inserito dalla Regione tra i progetti considerati strategici per lo sviluppo economico regionale. L’impegno finanziario di 380mila euro da parte della Regione per la stesura dello studio di fattibilità nasce dall’apprezzamento per la proposta elaborata dalla giunta comunale di Chianciano Terme con il gruppo di lavoro che ha realizzato il piano strutturale recentemente approvato; nella proposta si poneva, come strumento metodologico, il Masterplan che individuerà progetti urbanistici privilegiando la rigenerazione dei volumi esistenti.

«Lo studio di fattibilità – afferma il sindaco Gabriella Ferranti– è evidentemente la prima fase di un percorso finalizzato a collegare lo sviluppo e la rigenerazione urbana di Chianciano Terme con canali di finanziamento e di investimenti sia da parte di privati sia finanziamenti comunitari probabilmente già dalla nuova programmazione 2014-2020. Il Masterplan sarà un importante strumento che potrebbe essere decisivo per superare l’attuale situazione di grave crisi dell’economia e di degrado del patrimonio edilizio. È per noi un’ulteriore conferma che abbiamo lavorato bene; il rapporto tra questa amministrazione e la Regione è stato costante e molto proficuo. Il Presidente Enrico Rossi nella recente visita a Chianciano Terme ha manifestato il suo apprezzamento per quanto stiamo facendo. Gli sono piaciute molto anche le piscine termali Theia, alla cui realizzazione, oltre che dalla Regione Toscana, è stato dato un determinante contributo, in diversi ambiti, dalla nostra amministrazione – conclude il sindaco -, tutto ciò fa parte dell’importante eredità che lascio alla futura amministrazione».

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Presentato il progetto “Fattoria Vegni” al Convegno ““La biodiversità della Val di Chiana, obiettivi di crescita e di sviluppo””

Il 16 novembre si è svolto il Convegno “La biodiversità della Val di Chiana, obiettivi di crescita e di sviluppo” promosso da Banca Valdichiana ad “Agri e Tour” sulle biodiversità della…

Il 16 novembre si è svolto il Convegno “La biodiversità della Val di Chiana, obiettivi di crescita e di sviluppo” promosso da Banca Valdichiana ad “Agri e Tour” sulle biodiversità della Val di Chiana. Nell’occasione è stato presentato un progetto che consentirà a ragazzi di diciotto-venti anni di fare un’esperienza di lavoro per superare il gap tra scuola e mondo occupazionale.

Una società cooperativa di transizione scuola-lavoro, che permetterà a ragazzi dai diciotto ai venti anni di fare un’esperienza professionale molto formativa, da poter inserire nel proprio curriculum al momento della ricerca dell’occupazione. E’ questo l’importante progetto che sta per essere realizzato grazie all’impegno di Banca Valdichiana nelle 3A – Agricoltura, Agroalimentare, Ambiente – insieme con i suoi partners – le società BIT e Iccrea Bancaimpresa. Il progetto, che si chiamerà “Fattoria Vegni” e che sarà sviluppato in collaborazione con l’Istituto Tecnico Agrario Vegni de Le Capezzine-Cortona (una scuola che raccoglie i ragazzi interessati a lavorare nel settore, provenienti da tutta la Val di Chiana, aretina e senese, e non solo) è stato presentato il 16 novembre nell’ambito del convegno “La biodiversità della Val di Chiana, obiettivi di crescita e di sviluppo”, promosso da Banca Valdichiana nell’ambito della sua partecipazione ad “Agri e Tour”, Salone dell’agriturismo e dell’agricoltura multifunzionale che si è svolto ad Arezzo dal 15al 17 novembre.

“Siamo molto soddisfatti di questo progetto, – ha detto il Vice Presidente della BCC Carlo Capeglioni nel suo intervento al convegno, – che ci auguriamo aiuti a colmare il gap tra scuola e lavoro, e siamo convinti che sia quella delle 3A una strada fondamentale da percorrere per superare la situazione di crisi economica soprattutto a livello locale. La nostra Val di Chiana ha da sempre una vocazione alle coltivazioni e all’allevamento di capi d’eccellenza e il settore primario, come mostrano i dati, evidenzia la capacità di tenere rispetto alla crisi, mentre le iscrizioni a scuole e università legate al settore aumentano, indicando anche da parte dei giovani la volontà di compiere una scelta di vita legata a questo ambito. Banca Valdichiana intende star loro vicina offrendo supporto in termini di consulenza e finanziamenti.”

Un’agricoltura di qualità del resto, che rispetti e ricerchi le biodiversità legate ad un territorio ricco come la Val di Chiana, è una scelta che può avere effetti positivi sull’economia locale ma anche sulla salute.

Lo hanno spiegato molto bene i professori Pierluigi Rossi, specialista in Scienza dell’Alimentazione e docente presso l’Università degli studi di Bologna, e Giovanni Dinelli, docente di Agronomia e Fisiologia delle colture erbacee, presso il Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università degli studi di Bologna, che nei loro interventi al convegno, hanno dimostrato come a fronte di un’industria agroalimentare che negli ultimi 50-60 anni “va forte come una Ferrari” ma che non solo non può essere a lungo sostenibile per la terra e l’ambiente in generale ma sta producendo effetti molto negativi sulla nostra salute, è necessario tornare ad un’agricoltura di qualità e alla riscoperta delle biodiversità locali che rispettino il territorio e contribuiscano ad un tempo alla ripresa dell’economia e alla salute dell’uomo.

“Le radici del passato – ha detto il professor Pierluigi Rossi – costituiscono il nostro futuro.” Tante le biodiversità della Val di Chiana che si stanno riscoprendo: da quelle del frumento, come il grano Frassineto o il grano Verna, a quelle dei vitigni diffusi in Val di Chiana fin dal ‘600 a quelle dell’olivo presente dal ‘700, fino alle razze animali come la Chianina. Recuperare queste radici e avviare aziende in grado di rispettarne le qualità e caratteristiche è una scelta di salute ma anche economica perché sempre più il mercato sta chiedendo qualità contro quantità.

“Una Banca che come la nostra porta il nome di un territorio – ha sottolineato Fulvio Benicchi, Direttore di Banca Valdichiana – non poteva che essere attenta a queste nuove tendenze. Il nostro obiettivo e il nostro impegno quotidiano da oltre un secolo è lavorare insieme con le aziende del territorio; più che mai in questa fase terribile in cui è necessario reagire alla crisi economica. Il progetto 3A vuole offrire alle aziende esistenti e a quelle in corso di lancio tutti gli strumenti che necessitano in termini di consulenza e finanziamenti.” Strumenti ampiamente illustrati nel corso del Convegno dal direttore di BIT Mauro Conti, che ha indicato nei mercati esteri e nell’aggregazione tra imprese oltre che nella ricerca di qualità, sostenibilità e diversità delle produzioni, le strade da percorrere per cercare una via d’uscita dalla crisi. Dopo di lui, il direttore di Iccrea Banca Impresa, Luigi Duranti ha illustrato gli strumenti in termini di finanziamento che il suo istituto offre alle imprese esistenti o in fase di lancio, confermando la volontà del Credito Cooperativo di essere “motrice della ripresa economica”.

Al convegno sono inoltre intervenuti per un saluto iniziale il presidente di Coldiretti Arezzo e Toscana, Tulio Marcelli, che ha aperto la mattinata e il sindaco di Monte San Savino, Margherita Scarpellini, che ha ringraziato Banca Valdichiana per la collaborazione anche con le istituzioni e per la sua capacità di essere presente in particolare nei momenti di difficoltà come nel recente alluvione che ha provocato danni alle aziende savinesi.

Il convegno si è concluso però con la presentazione da parte del professor Roberto Ales del progetto “Fattoria del Vegni”. Il professore ha spiegato che i ragazzi che frequentano gli ultimi anni dell’Istituto o che sono neodiplomati verrà messo a disposizione il Fondo rustico Monsigliolo di quasi 25 ettari e ciascuno dei ragazzi avrà la possibilità di lavorare nella cooperativa che verrà costituita per 24 mesi, passando attraverso i diversi ruoli, ovvero l’amministrazione, la coltivazione di vegetali, l’allevamento animali, la trasformazione e distribuzione e l’erogazione di servizi. Si è scelta la forma cooperativa per far sì che i ragazzi facessero un’esperienza non di lavoro dipendente ma autonomo con tutte le conseguenze che ciò implica. La Fattoria avrà come socio fondatore la scuola e potranno diventare soci tutti i ragazzi e le famiglie degli alunni, oltre a stakeholders privati e pubblici.

“Speriamo – ha detto il professor Roberto Ales – nell’arco di tre anni di riuscire a sviluppare il progetto in tutte le sue articolazioni compresa l’attivazione di un punto di ristoro in cui sarà possibile non solo degustare i prodotti della Fattoria ma anche coinvolgere i ragazzi dell’Istituto Alberghiero che è l’altra scuola che fa parte del Vegni.”

 

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