Per un giorno, i giardini di Palazzo Luchini sono diventati un bene pubblico. Facevano parte integrante di uno storico albergo, che ha ospitato grandissimi nomi della cultura e della politica. Domenica scorsa sono stati aperti alla contrada di Borgo Maggiore, che vi ha celebrato, con un pranzo all’ombra di alberi imponenti, la ricorrenza del patrono, san Pietro.

Dopo la messa e una processione fino alla piazza del teatro per la benedizione dell’icona del santo, il sindaco Francesco Fabbrizzi, amministratori comunali, ma anche semplici cittadini di Radicofani, oltre ai contradaioli, si sono ritrovati qui, per condividere a tavola amicizia e voglia di stare insieme, in un luogo straordinario. Per Radicofani è stato uno dei tanti momenti di aggregazione che rendono unico questo borgo arroccato ai piedi dell’antica fortezza, dando il senso di un’elevata qualità della vita. A questa, si aggiunge un luogo bellissimo, e palazzo Luchini ne è un esempio.

Il grande edificio è frutto di una trasformazione seicentesca, con l’accorpamento di numerose case private. Il palazzo nei primi anni dell’800 era abitato dalla ricca famiglia Brugi, la cui figlia Clementina sposò il medico Ranieri Luchini. I loro figli furono volontari garibaldini nel 1866. Uno dei due, Odoardo, deputato e senatore del regno, sposò Isabella Andreucci, figlia di Ferdinando senatore e ministro. Ebbero un’unica figlia, Matilde, pittrice dei Macchiaioli che sposò il cugino di primo grado, Garibaldi Luchini. 
Fu lei a realizzare il grande giardino romantico “Bosco Isabella” e a trasformare una parte del palazzo in una pensione di élite tra il 1922 ed il 1940. La Pensione Vertumno (dal nome di una divinità etrusca) ospitò una larga schiera di personaggi, tra i quali Romano Bilenchi, Mino Maccari, Ardengo Soffici, Giorgio De Chirico, Ottone Rosai, Curzio Malaparte, Giuseppe Bottai, Dino Grandi, Gabriele D’Annunzio, Alessandro Pavolini, Sisto di Borbone. 
Le camere degli ospiti avevano tutte nomi di fiori e di colori e si affacciavano sulla via centrale e sul giardino del palazzo ricco di piante esotiche come i gingko bilboa e autoctone, come i lecci. Matilde fece anche da maestra e mecenate al pittore futurista Gino Severini, che dimorò per due anni a Radicofani.

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