RICERCA

È buffo come ci vengano in mente tante cose diverse quando leggiamo o sentiamo questa parola. A seconda del contesto può riferirsi ai progressi che la scienza sta facendo per renderci la vita migliore, oppure al sogno esotico di trovare un tesoro nella giungla. Può avere a che fare con l’esperienza di sé, con la scoperta di tutte quelle pieghe nascoste del nostro essere che non ci vergogniamo più di mostrare ai nostri occhi.

Quando sento “ricerca”, la prima immagine che ho è quella di un giovane, in laboratorio, con la pipetta in mano (e il giovane è felice, incredibilmente!); la seconda, invece, sono io durante un’immersione di ricerca e recupero (fa freddo, ma non vedo l’ora di agganciare quello scooter che – chissà perché – è finito in fondo al mare); poi mi viene in mente la ricerca della felicità (non ho visto il film di Muccino e, in realtà, la mia associazione e più concettuale che cinematografica ma, non so perché, il faccione triste di Will Smith mi perseguita).

Alla fine il bello è anche questo: che tutto sia connesso, intricato in progressioni di connessioni logiche che mi portano dai batteri a Will Smith. L’ho sempre trovato un fenomeno interessante, quello del pensiero a raffica (della libera associazione, o che dir si voglia) e, certe volte, provo a ricordarmi come mai, se qualcuno cinque minuti prima parlava di New York, a me viene in mente il nastro rosa delle scarpette che mettevo a lezione di danza a sette anni.

Provateci anche voi. Anche questa, in fondo, è una ricerca. Un’altra faccia della parola. L’occorrenza è diversa, ma la denotazione è sempre la stessa. Il processo non cambia e, nonostante la molteplicità delle letture, la connotazione è sempre positiva. È tesa verso il futuro, questa parola: ci promette implicitamente che troveremo qualcosa – qualsiasi cosa stiamo cercando – che sarà valsa la pena aver cercato.

Perché quando sentiamo “ricerca” non pensiamo mai che alla fine dell’arcobaleno la pentola d’oro sia vuota, o magari nemmeno ci sia.
Nella ricerca siamo accompagnati dalla speranza e ignari della sconfitta, della delusione, che potrebbe aspettarci a fine corsa.
La ricerca è il tempo presente proiettato verso un futuro colmo e appagante.

E lo sapete perché? Perché è difficile che se cerchiamo qualcosa non troviamo niente.
Cioè, magari non troviamo quello che stavamo cercando all’inizio, ma di certo non ci ritroveremo a mani vuote…

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