Camorrista o non camorrista? Attacco programmato o non programmato? Il tifoso ferito è fuori pericolo o ancora sta lottando tra la vita e la morte? Ecco, questi interrogativi sono ciò che è rimasto di quello che doveva essere un bel sabato di calcio italiano, fatto di bambini, ragazzi, donne e uomini andati allo stadio per divertirsi e tifare la propria squadra, ma noi italiani siamo stati in grado di rovinarlo. Sì, noi italiani, perché quando succedono queste cose, non c’è differenza tra nord e sud, est ed ovest. Siamo un unico popolo, un’unica nazione, nel bene e nel male, e quello che andato in onda sabato 3 maggio all’Olimpico di Roma ha dimostrato ancora una volta di cosa siamo capaci: rovinare quella che doveva essere una festa, sia per i vincitori che per i vinti.

Fiorentina-Napoli doveva essere puro divertimento e un passatempo anche per persone che come me non sono appassionate di calcio ma piace seguirlo. Sabato sono stata costretta a vedere un capo “ultras” che dettava legge in un stadio stracolmo di gente, di fronte a istituzioni della nostra Repubblica, rimaste completamente inermi davanti a quello spettacolo alquanto raccapricciante. Fischi al nostro Inno, vigili del fuoco feriti, calciatori che non sapevano se giocare o no, società sportive in balia degli eventi, sembrava tutto meno che una partita di calcio.

Quella tra il calcio italiano, gli ultras e i tifosi è una vecchia e brutta storia, che così sta diventando ancora più vecchia e ancora più brutta, nessuno riesce a trovare un rimedio: o non si ha voglia di trovarlo, o non ci si prova abbastanza. Ancora una volta questo episodio rischia di rimanere uno dei tanti: il campionato finisce, i mondiali iniziano, poi c’è il calciomercato e l’anno prossimo ci troviamo a fare di nuovo i conti con quello che succede tra le tifoserie nemiche. Perché in Inghilterra questo problema è stato risolto? Forse perché sono stati più bravi di noi ad affrontarlo. In Inghilterra agli stadi non si va con petardi, bombe carte e oggetti di guerriglia, ma Italia sì. Forse in Italia si aspettano solo le grandi tragedie prima di reagire come si deve? Come se non fossero già morte persone per delle assurde partite di calcio e per degli stupidi rancori tra tifoserie!

Non voglio soffermarmi troppo sulla figura di “Genny a’Carogna”, lo sta già facendo la stampa internazionale per noi, e non voglio lasciare altro spazio a un tizio che, con una maglietta che inneggiava all’omicida di Filippo Raciti, riesce a decidere le sorti di incontro. Noi de La Valdichiana.it abbiamo pubblicato il nostro consueto articolo del Bar della Chiana con la foto di Genny, perché in questo fine settimana il calcio ha avuto lui come protagonista. Poco importa se la Juventus ha vinto il terzo scudetto di fila con due giornate di anticipo, il vero protagonista del calcio italiano è stato lui. Ci sono persone, secondo le agenzie di stampa, che lo ringraziano perché lui concede la sicurezza che lo Stato non garantisce, proprio come fa la camorra o la mafia. Sembra assurdo ma è così. Nel 2014 ancora stiamo parlando di queste cose, e la “svolta buona” dove sta in tutto in questo?

Mi è sembrato assurdo vedere quelle immagini e dovermi identificare in ciò che stava accadendo, eppure era davvero la realtà. L’Italia si è mostrata ancora una volta per ciò che è veramente: un Paese pieno di rancori e vendette personali, sempre pronto alla violenza. Forse questa sarà la “volta buona” in cui i nostri Ministri decidono di svegliarsi e capire che questo problema esiste ed esisterà per sempre, almeno finché non si riesca a trovare delle soluzioni forti e drastiche per risolverlo. Ormai non parliamo più di “calcio”, ma del “problema del calcio”. L’Inghilterra è riuscita a porre dei rimedi a una situazione simile, riusciremo a farcela anche noi?

Per dovere di cronaca, la partita di Coppa Italia giocata sabato 3 maggio all’Olimpico, è stata vinta dal Napoli per 3 a 1 sulla Fiorentina… ma questa è tutta un’altra storia!

Foto: Rai Sport

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Valentina Chiancianesi

Sinalunga 1984. Laureata in Scienze della Comunicazione presso l'Università di Siena e specializzata in Comunicazione d'impresa, Maketing e Media presso l'Università per Stranieri di Perugia. Inizia a scrivere quasi per caso presso lo storico giornale senese, La Voce del Campo, passando per MyWord.it della Baldini&Castoldi Editori srl Milano, per poi arrivare a La Valdichiana dove dirige la parte editoriale. Vera amante della moda dona il tocco fashion a tutta la redazione.

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