La Valdichiana

La Valdichiana

Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: calcio

Federico Buffa, raccontare lo sport e la vita

“Il Sudamerica è un luogo così diverso dalla Terra”. In Perù, ad esempio, un manipolo di 150 uomini spagnoli con 40 cavalli riuscì a sconfiggere un esercito di più di…

“Il Sudamerica è un luogo così diverso dalla Terra”.

In Perù, ad esempio, un manipolo di 150 uomini spagnoli con 40 cavalli riuscì a sconfiggere un esercito di più di 90mila uomini sparando quattro colpi di cannone. Qualche secolo più tardi, un altro pugno di soldati, il Sendero Luminoso, cercò di conquistarlo, dando ancora una volta l’impressione che poche persone potessero portarsi via “questo luogo così fragile, così incantato della terra”

In Argentina, invece, un pazzo completamente ubriaco riuscì a far gol al River Plate. Prima della partita – pantalones! – gli gridavano i suoi compagni, mentre cercava di togliersi i pantaloni. Ce li aveva sulla testa. Non a caso lo chiamavano René el Loco Houseman: talmente loco da fingere di essersi fatto male dopo aver segnato, solo per tornare a casa a smaltire la sbornia.

Oppure, sempre nella terra del Sol de Mayo, c’è la prima squadra ad essere stata sulla luna. Il presidente dell’Independiente tesserò Armstrong prima del lancio dell’Apollo 11, consegnandogli il gagliardetto del proprio club. “Se hai tempo, lancialo”. Armstrong lo fece. E nacque el equipo de la luna.

E poi c’è il Brasile, che ha partorito Pelé e Garrincha. Uno che ha segnato il suo millesimo gol al Maracanà, l’altro che fu più artista che calciatore: un funambolo che calpestava il gesso della linea laterale come per mantenere l’equilibrio sopra una fune, condannato a quella vita sempre in bilico tra il pallone e il precipizio dell’alcool.

‘El Loco’ Houseman, così pazzo che sembra dichiararsi a una donna nonostante la veneranda età

Quando Federico Buffa parla di Sudamerica, si illumina. È un fiume in piena, straripante. “Se in uno spettacolo ci sono io, ed ho voce in capitolo, è molto probabile che si parli di Sudamerica”. Su di lui, ammette, quel lembo di terra ha un effetto impressionante”.

E durante tutto lo spettacolo Il rigore che non c’era, andato in scena al Teatro Poliziano il 14 marzo scorso, questo suo amore per il Sudamerica si respira, già a partire dal titolo. Il rigore che non c’era è la vicenda argentina del rigore più lungo del mondo, quello assegnato da tal Herminio Silva nella partita tra Deportivo Belgrano e Estrella Polar e battuto una settimana dopo, perché la partita fu sospesa a causa della rissa scaturitasi dopo l’intrepido fischio del direttore di gara.

Lo spettacolo inizia e finisce con quel rigore, trasformato in espediente narrativo che gli permetterà di raccontare in medias res una miriade di storie, incalzato da uno strampalato speaker radiofonico interpretato da Marco Caronna, accompagnato dalla sapienza musicale di Alessandro Nidi e ispirato dall’angelica bellezza lunare di Jvonne Giò.

In questo intermezzo decameroniano, ovviamente, c’è tanto spazio per il Sudamerica. Perché questa terra abbia un tale ascendente su di lui, Federico se lo spiega in tre modi diversi.

“Chiedo allo speaker ‘Sei mai stato in Sudamerica?’ e lui mi risponde di sì, che c’è stato una volta e che gli è piaciuta. Ma poi lo incalzo, e finisco per spiegargli io perché gli è piaciuta. Ci sono tre cose da dire: la prima è che ogni cultura è una grande cultura, tutte sono grandi culture, ma nella latino-americana sembra che esista una capacità di indagare l’animo umano in modo completamente diverso dalle altre…”.

Un’affermazione che ricorda Orwell ne La fattoria degli animali, e che ci dona l’immagine di un popolo passionario ed estremamente sensibile, capace di scorgere e raccontare come nessuno la verità profonda che muove l’animo umano, attraverso la musica, lo sport, la letteratura. Non so di preciso cosa significhi “indagare l’animo umano”, ma Federico Buffa ogni volta che racconta una storia lo fa mettendo in primo piano proprio l’anima dei protagonisti: la corporeità dei vari personaggi si sgretola, lasciando trasparire l’ umana nudità nella sua interezza. È questo, ne sono sicuro, il motivo di tanto successo.

A metà dello spettacolo, addirittura, Buffa arriverà a dire che “solo un sudamericano può scrivere una canzone d’amore e di protesta”. Questa, forse, è la frase che identifica maggiormente il Sudamerica, ergendolo a cultura più “grande” delle altre.

“La seconda cosa da dire, è che in Sudamerica sangue e acqua tendono a confondersi. Sembra, addirittura, che in Sudamerica il sangue umano sia il miglior fertilizzante della terra…”.

Un chiaro riferimento alla storia passata e presente di una terra colonizzata, schiavizzata, sfruttata, che ha tentato di ribellarsi (il Perù, appunto, ne è esempio lampante). Una storia in cui il sangue sparso a fiotti ha fatto germogliare proprio quella sensibilità e quella passionalità che hanno i sudamericani nei confronti della vita.

“La terza ed ultima cosa, che ha un effetto impressionante su di me, è la leggenda che dice che quando l’aquila e il condor, uno simbolo dell’America del Nord e l’altro dell’America del Sud, torneranno a incontrarsi, i nativi americani riprenderanno il possesso delle loro terre”.

Nella visione profetica di Buffa, quasi nei panni di un aedo omerico, arriverà il giorno in cui tutto, in Sudamerica, tornerà come alle origini del mondo.

Nel rispondere alla mia breve domanda sul Sudamerica, si è palesato il Federico Buffa che fino a quel momento avevo ascoltato solamente attraverso il filtro dello schermo televisivo. Dal vivo, la sua voce ha la capacità di abbracciare le persone attorno a lui; la sua eccelsa proprietà di linguaggio gli permetterebbe di parlare all’infinito. Il tempo, sotto questo punto di vista, per lui diventa decisivo.

Proprio per questo, l’altra domanda che gli ho posto è stata riguardo il passaggio da radio-telecronista a narratore. Ciò che differenzia le due professioni, sostanzialmente, è proprio il tempo che si ha a disposizione per raccontare.

“Dovreste chiederlo al laureando, Flavio Tranquillo, lui saprebbe sicuramente illustrarvi al meglio il mondo della cronaca e della narrazione. Una telecronaca, con lui, ti forma davvero. Lui avrebbe sicuramente detto, però, che i due mondi si intersecano sempre, che già in una telecronaca esiste la narrazione. Mentre commentavamo le partite di NBA, avevamo il materiale per poterne raccontare tre. Quando lui riteneva fosse il momento, magari la partita era già avviata verso un risultato scontato, mi faceva un cenno con la mano tipo ‘dai, su, è il tuo momento’. E io partivo a raccontare storie dentro la storia. C’erano delle mini-narrazioni all’interno del match che potevano durare anche 2-3 minuti”.

Lo scarto tra telecronaca e servizi televisivi, tuttavia, non è poi così ampio. Per registrare le puntate di Storie di Coppa dei Campioni, l’ultima produzione Sky targata Federico Buffa, servono estenuanti giornate di riprese, che si condensano poi in un racconto di un quarto d’ora. “Per registrare una puntata servono 7-8 ore, quasi tutte in piedi, perché anche se fai bene una parte, il regista ti chiede sempre di registrarla un’altra volta, altre due volte. E, visto che questi sono prodotti televisivi e quindi “eterni”, devono essere perfetti, e i tempi non sono dilatati”.

E, per farci capire quanto sia difficile poter narrare per intero una storia in televisione – SPOILER ALERT! –, ci racconta di Belodedici, libero della Steaua Bucarest campione d’Europa nel 1986, scappato dalla Romania di Ceaușescu e approdato a Belgrado, nella Stella Rossa, con cui bisserà il successo in finale di Coppa dei Campioni quattro anni più tardi. “Questo qua, nel 1989, non aveva mai visto in vita sua una lattina di Coca-Cola. E niente, c’era la regista col cronometro puntato a 33 secondi di tempo, e non ho avuto modo di raccontarla!”.

Il teatro, invece, è diverso, e in uno spettacolo ai limiti dell’improvvisazione come Il rigore che non c’era Buffa ha maggiore autonomia. “Il regista mi dice sempre ‘Federico, in teatro c’è tempo!’. Dal mio punto di vista, quindi, è cambiato solo il contesto, e ovviamente il tempo a disposizione. Poter raccontare storie in un contesto teatrale mi ha permesso di prendermi i miei tempi”.

Belodedici alla Stella Rossa di Belgrado

Tempi che, dopo aver finito di raccontarci di Est Europa, Danubio e quant’altro, sono diventati strettissimi.

Così, quello che ha fatto per terminare l’intervista, salutarci e andare a preparare lo spettacolo, mi ha lasciato a bocca aperta. Non è stato irruento ma schietto, e allo stesso tempo delicato.

Tommaso, che era lì con me, ha chiesto a Federico Buffa come vive sul palco il parallelo tra la fisicità dei giocatori dell’NBA e gli attori di Hollywood. Lo ha guardato, e dopo avergli detto “Ma ti sembro un afroamericano? Non ho voglia di rispondere a questa domanda, ci sarebbe troppo da dire, e poi tu potresti essere il figlio del mio secondo matrimonio…”, ci ha sorpreso con l’ennesima storia.

“All’Autogrill di Fiorenzuola, sull’Autostrada del Sole, ci sono sempre dei ragazzi napoletani che vendono le calze. Ce n’è uno che, quando mi vede, mi fa ogni volta ‘Dotto! Vuje co’ quell’ucchj sembrate n’attore ammericano’… e con questa vi saluto. Grazie mille, siete stati gentilissimi!”.

Federico Buffa, con una specie di bacchetta magica, rende entusiasmante anche l’incontro con un paio di venditori ambulanti. Non potevo che aspettarmi, infatti, di rimanere con gli occhi incollati sul palco per più di un’ora e mezzo, a guardarlo destreggiarsi tra luna e politica, tra Sudamerica e palla a spicchi, tra una narrazione e l’altra.

Che poi, se sia vero o meno che a Fiorenzuola vendano le calze, è importante davvero?

Nessun commento su Federico Buffa, raccontare lo sport e la vita

Fenomenologia di Federico Buffa

Giovedì 14 Marzo, al Teatro Poliziano, Federico Buffa presenta la sua avventura teatrale: “Il rigore che non c’era”. Ambientato in un luogo non collocato nel tempo e nello spazio, lo…

Giovedì 14 Marzo, al Teatro Poliziano, Federico Buffa presenta la sua avventura teatrale: “Il rigore che non c’era”. Ambientato in un luogo non collocato nel tempo e nello spazio, lo spettacolo ritrae personaggi condannati a raccontarsi. Si avvia così un itinerario narrativo accompagnato dagli interventi musicali del pianista Alessandro Nidi che sottolineano e impreziosiscono i racconti. Sullo sfondo della scena, si scorgono un palazzo e due finestre, tra le quali compare una sorta di angelo custode, interpretato da Jvonne Giò; sul palco, insieme a Federico Buffa, c’è anche un altro attore, Marco Caronna.

Nella sacralità dello sport, la cronaca diviene liturgia e i cronisti (i tele-cronisti, i narratori e i giornalisti sportivi) assurgono a sacerdoti laici dell’agonismo. In questo, il presbitero della poetica sportiva italiana è Federico Buffa. Egli è la cronaca che diventa storytelling e contestualmente lo storytelling che scivola nella cronaca: è il neorealismo della diretta a telecamere accese che passa alla differita del realismo il quale, con austerità e cognizione storica, riporta i fatti facendo a meno delle immagini, esplicitando tutti i collegamenti che dagli eventi esposti scaturiscono. Federico Buffa riempie le fasi agoniche del gioco di valori umanistici, collettivi, e trasforma il racconto in puro fraseggio epico contemporaneo. Dall’essere voce italiana storica delle telecronache di NBA insieme a Flavio Tranquillo, è passato ad essere il guru dei format narrativi in TV, alimentando il grande peso sociale che l’aspetto sportivo detiene e che in Italia è stato storicamente parodizzato, marginalizzato, instupidito. Tutta la sua esperienza giornalistica trentennale ha sedimentato, fermentato, e viene espressa massimamente in questa sua prima fatica teatrale, la quale lo sta vedendo calcare il palchi di tutta Italia.

Il rigore che non c’era è uno spettacolo modulare. Federico Buffa lo sta portando in giro da due anni e con il tempo la struttura di questo si è arricchita e si è limata, ha ora allargato il campo di indagine, ora limato e centrato alcune argomentazioni. È uno spettacolo basato sulla realtà contro-fattuale, e cioè relativa al che cosa sarebbe successo se, le cosiddette sliding-doors (come insegna uno strepitoso film di Peter Howitt con Gwyneth Paltrow).  Il titolo dello spettacolo allude ad una storia raccontata dallo scrittore Osvaldo Soriano, in un libro intitolato Futbol: storie di calcio, edito in Italia da Einaudi. La vicenda vede protagoniste due squadre, l’Estrella Polar ed il Deportivo Belgrano, nel lontano 1958, nella ancor più lontana e sperduta Valle de Rio Negro, per le quali la tensione e il groppo in gola che si percepiscono prima di un rigore durarono addirittura una settimana intera.

Lo sport non è che un pretesto per parlare d’altro, un caleidoscopio argomentativo dal quale si diffranno antropologia dello sport, storia del Novecento, teoria dei giochi, storia delle arti; parafrasando Douglas Adams, la vita, l’universo e tutto quanto. Uno spettacolo che si mostra altresì nel suo configurarsi come espressione di un taccuino di viaggio, dal Perù a Barcellona, da Torino a Manchester, dall’Africa agli States. Federico Buffa allestisce un pantheon, una cattedrale sportiva di icone dall’aura quasi sacrale: Muhammad Alì, George Best, Lionel Messi, Bob Dylan, i Beatles, Neil Armstrong, il partito Sendero Luminoso, Elis Regina e Garrincha. Uno spettacolo che però fa perno – più che sui contenuti – sulle smisurate capacità narrative di Buffa, senza dubbio uno dei modelli italiani del racconto contemporaneo transmediale. Lui che ha riportato la narratologia nel vissuto sportivo su un piano analitico multilaterale, una dilatazione assoluta del discorso, che concretizza la regola aurea di Josè Mourinho da Setùbal, sintetizzata nel motto chi sa solo di calcio non sa niente di calcio.

 

Nessun commento su Fenomenologia di Federico Buffa

Ultras Torrita, una passione vera per il calcio e i suoi valori

A prima vista la vita di provincia può sembrare una condizione limitante, lontana com’è da tutte le opportunità e i luoghi di interesse che, al contrario, in città non mancano….

A prima vista la vita di provincia può sembrare una condizione limitante, lontana com’è da tutte le opportunità e i luoghi di interesse che, al contrario, in città non mancano. Ma, se si guarda bene, crescere in una realtà di poche migliaia di abitanti significa anche stabilire un forte legame con gli elementi che caratterizzano il luogo in cui si vive, verso il quale infine prevalgono affetto e senso di appartenenza.

Lo sanno bene i Briganti Arroganti, il gruppo di giovani torritesi che da quasi un anno accompagna la propria squadra di calcio lungo il calendario di sfide del girone F, nel campionato di prima categoria. Si tratta di una tifoseria organizzata composta da più di trenta persone, pronte a sostenere con grinta la squadra del paese in casa o in trasferta, come mai fino a ora è stato fatto nella storia di questa società sportiva.
Il debutto dei Briganti è avvenuto nell’ultima fase dello scorso campionato, durante i play-off, ma all’inizio della nuova stagione i ragazzi non si sono fatti cogliere impreparati. Armati di megafono, bandiere e striscioni, hanno ricominciato ad animare le tribune e a infoltire il pubblico delle partite.

«La squadra è molto legata alla sua tifoseria – racconta Niccolò, uno degli Ultras – e per tanti ormai sta diventando una consuetudine andare a vedere il Torrita. Il che è una novità, visto che tanti appassionati di calcio ormai trascorrono la domenica davanti al televisore per seguire la serie A e difficilmente si recano negli stadi comunali».

Così, in breve tempo, la presenza di questo nutrito gruppo di ragazzi e dell’entusiasmo con cui accompagna una squadra di prima categoria, si è fatta notare e ha attirato su di sé l’attenzione non solo delle altre società, ma anche della Lega Nazionale Dilettanti, che ha applicato alla condotta le misure disciplinari previste dalla giustizia sportiva. Ben due multe infatti sono state comminate alla società torritese per avere acceso dei fumogeni in occasione di due partite. Provvedimenti che i Briganti hanno accolto con molto disappunto.

«Il nostro obiettivo è quello di sostenere la squadra a nome di tutta la comunità: vorremmo essere riconosciuti per questo e non perché siamo quelli che prendono le multe» prosegue Giacomo, altro fiero tifoso del Torrita.

Inutile dire che quello dei Briganti è un gruppo ormai ben organizzato, come pure hanno riconosciuto le altre tifoserie che nelle settimane scorse hanno manifestato il proprio riconoscimento di stima e solidarietà alla squadra bianco-blu.
Dopotutto da parte degli Ultras c’è la volontà dichiarata di divertirsi e di dare una bella immagine del calcio torritese, non certo quella di mettere in difficoltà la società o rendere gli stadi dei luoghi poco sicuri. Anzi, i ragazzi ci tengono a precisare che le più grandi soddisfazioni finora raggiunte sono state l’aver creato un gruppo trasversale per fasce di età, ma allo stesso tempo molto affiatato, e il gemellaggio con la tifoseria della squadra di San Quirico.
E anche il presidente dell’US Torrita, Marcello Goracci, è dalla loro:

«Se fatto bene e con educazione, il tifo giova alla squadra e al calcio, soprattutto in un contesto dilettantistico come questo».

Non resta dunque che augurare al Torrita un buon proseguimento di campionato e ai Briganti Arroganti di cantare sempre più forte!

Nessun commento su Ultras Torrita, una passione vera per il calcio e i suoi valori

Calcio a 5 femminile, le ragazze tremende dell’Asd La Chianina

Lo sport è eccitazione ed energia, titoli e medaglie conquistate, ma anche sconfitte e delusioni. La gioia di salire sul gradino più alto di un podio, la soddisfazione di sentirsi…

Lo sport è eccitazione ed energia, titoli e medaglie conquistate, ma anche sconfitte e delusioni. La gioia di salire sul gradino più alto di un podio, la soddisfazione di sentirsi ripagati di tutti gli sforzi e i sacrifici fatti: è questo ciò per cui uno sportivo combatte, questo ciò che lo spinge ad amare ciò che fa.

Purtroppo però la vita di un atleta non è solo gloria e successi, a volte bisogna avere la forza per affrontare e superare le sconfitte: deludono, fanno versare lacrime di rabbia, ma sono un momento importante, indispensabile per prendere coscienza dei propri errori. Dal dolore di una sconfitta nasce la voglia di vincere, nasce la forza che può portare a sacrifici ancora più grandi, nasce, prima di tutto, il desiderio di superare se stessi, prima ancora degli avversari.

E questo lo sanno benissimo Marta Rencinai, Jessica Sodano, Laura Betti, Sofia Faltoni, Alice Tiezzi, Cecilia Biagi, Martina Francini, Lisa Graziani, Roberta Millacci, Dany Marinova e Giulia Ugolini: undici ragazze, ognuna con i propri interessi e i propri sogni, accomunate dalla passione per lo sport, in particolar modo per il calcio e per il calcio a 5, che quest’anno andranno a comporre la rosa della squadra di calcetto femminile dell’ASD La Chianina di Montepulciano Stazione.

Le undici ragazze, negli anni passati, facevano parte di altre squadre di calcio a 5 femminili locali, Sinalunge Le Crete, con il tempo però alcuni elementi importanti di queste squadre sono venuti meno e quindi le due compagini, non arrivando al numero dei componenti per presentarsi ai campionati, hanno deciso di unirsi fino ad arrivare, quest’anno a disputare il campionato con i colori rosso-bianco dell’ASD Chianina.

La Chianina, già ’40 anni fa, disponeva di una squadra di calcio, partecipava a competizioni locali e diffondeva la cultura sportiva nel territorio. Con il passare degli anni si sono succeduti altri importanti settori quali il tennis, il nuoto e il ciclismo, fino alle aggiunte più recenti quali appunto il podismo, il basket e il calcio a 5 femminile. Dalla società sportiva di fine anni ’70, si è poi creata l’Associazione Sportiva Dilettantistica di fine anni ’90, l’attuale forma societaria che vede La Chianina ancora tra i principali attori sportivi del nostro territorio. Attualmente all’associazione è stata affidata la gestione del centro sportivo che ha contribuito a costruire e sviluppare tutte le attività sportive e ricreative.

Forti dal secondo posto dell’anno scorso conquistato nel girone di Siena Campionato Uisp contro una squadra ben più avvezza a macinare successi e vittorie, le ragazze tremende dell’Asd La Chianina, sotto la guida dell’allenatore Massimiliano Armonici e Niki Ciolfi per i portieri, sono pronte a scendere di nuovo in campo, il prossimo 4 novembre, nello stesso campionato, più determinate che mai per migliorare il risultato dell’anno scorso e conquistare il primo posto. Per questo, quest’anno nella squadra hanno fatto il loro ingresso quattro nuove ragazze che, insieme alle altre, oltre a conquistare i piani alti della classifica andranno a comporre un gruppo affiatato e determinato.

‘1,2,3…fotting’ è il loro motto prima di entrare in campo, una frase di intesa che descrive la determinazione e la voglia di vincere di questo gruppo di ragazze molto unito dentro e fuori al campo. Per queste ragazze sentirsi parte di una squadra è adrenalinico e combattere per uno stesso obiettivo per il quale, spesso, non servono parole di incoraggiamento o motti, ma basta uno sguardo per provare le stesse emozioni e le stesse paure, è uno stile di vita che porta ad avere fiducia reciproca.

La ASD La Chianina  può vantare una lunga storia fatta di partecipazione e impegno, incarnati quest’

anno anche dalla nuova squadra di calcio a 5 femminile delle ragazze tremende.

Nessun commento su Calcio a 5 femminile, le ragazze tremende dell’Asd La Chianina

Tutto, a Petroio, è cominciato circa 50 anni fa – Storia del Gs Petroio

Forse, però, è più corretto dire che è passato quasi mezzo secolo di storia dalla nascita del G.S. Petroio. Questa indicazione temporale ci restituisce un passato ancora più remoto, in…

Forse, però, è più corretto dire che è passato quasi mezzo secolo di storia dalla nascita del G.S. Petroio. Questa indicazione temporale ci restituisce un passato ancora più remoto, in bianco e nero, in cui gli ultimi strascichi delle Guerre Mondiali lasciavano spazio al primo album dei Beatles e ai sogni di Martin Luther King, a Giovanni XXIII e a Woodstock, ai primi personal computer e, in sostanza, ad una “età dell’oro” che avrebbe cambiato per sempre la fisionomia dei territori e la mentalità delle persone.

È in questo contesto, nell’ampliamento delle città che minacciano di fagocitare le piccole realtà locali, nel periodo in cui nella Toscana chianina la mezzadria va pian piano scomparendo, che sorge il Gruppo Sportivo Petroio: il primo tentativo, riuscito, di conservare gelosamente la propria identità paesana, la propria storia di vita, contro l’inesorabile scorrere del tempo.

Il G.S. Petroio al ritorno in Terza Categoria

In questo processo, un ruolo fondamentale lo ha giocato la vocazione artigianale di Petroio, da sempre patria della terracotta: mentre i contadini di Montisi, Montefollonico e Castelmuzio dovevano obbedire ai tempi della terra, star dietro alle semine e alla raccolta, gestire le ore di luce e le ore d’ombra, per i lavoratori di Petroio la giornata era scandita dalla sveglia delle 6:00 e dalla campana delle 17:00, che metteva fine alle fatiche lavorative. Questo, per gli abitanti di Petroio, significava poter dedicare il resto della giornata ad altro, e questo “altro” ha preso presto il nome di “calcio”: “la cosa più importante delle cose meno importanti”, diceva Sacchi, che proprio in quegli anni da sport-per-pochi ha assunto progressivamente una dimensione popolare, diffondendosi capillarmente lungo tutto il territorio italiano.

Si può dire che il G.S. Petroio nasce nel 1971 quando, in via della Pianata, sorge lo stadio alle porte del paese, in uno spazio angusto tra il cimitero e la collina piena di alberi. Frutto del lavoro di tantissimi volontari, provenienti anche dai paesi circostanti, lo stadio viene intitolato ad una delle icone del calcio degli anni 60’-70’, Armando Picchi, uno dei liberi più bravi che la storia italiana ricordi.

La sede del campo sportivo “Armando Picchi” tinta di blucerchiato, i colori del G.S.

La storia vera però, quella sul campo, inizia nel 1974, quando Don Silvano, all’epoca sacerdote, decide di iscrivere la squadra ad un piccolo campionato gestito dal CSI, Centro Sportivo Italiano: undici giocatori che, a dirla tutta, il pallone lo avevano visto di sfuggita in qualche televisione, si ritrovano a lottare per la vittoria, e alla fine terminano il torneo in seconda posizione. È la prima volta del G.S., che indossa maglie color viola fortemente volute da Silvano, fervente sostenitore della Fiorentina.

Ma qualche anno più tardi, quasi per combinazione, arriverà a Petroio uno scatolone ben sigillato, corredato da una lettera d’amore e d’amicizia verso il paese. Il mittente è di Genova, il contenuto non è altro che la maglia più bella del mondo, quella che contraddistinguerà da quel momento in poi il Petroio. Il blu del mare, cerchiato da due strisce bianche, una rossa e una nera: è la divisa da gara della Sampdoria, un dono venuto da lontano, “come se a Petroio fosse arrivato un razzo per andare sulla luna”.

E con la maglia blucerchiata il grande G.S. del 1979 arriva secondo in Terza Categoria: era la squadra del capitano Bianchini, di Casini e di Fulvio Benvenuti, a cui è stato intitolato il “Memorial” che tutt’ora viene disputato agli inizi di ogni estate a Petroio.

Il “Grande G.S.”, secondo nel campionato di Terza Categoria con le prime maglie della Sampdoria

Il G.S. ha dovuto passare anche momenti decisamente bui. Nel ’92, infatti, è stata dichiarata fine attività, ma due anni più tardi ecco tornare i blucerchiati a calcare i campi della zona: il Petroio si iscrive al campionato amatoriale e raggiunge anche l’Eccellenza di categoria. Gli “invincibili” del 2002 riportano la squadra ai fasti di fine anni ‘70, e dopo 25 anni di assenza dalla Terza Categoria, nel 2016, il G.S. si riscrive ufficialmente al campionato.

Gli “invincibili” del 2002

Il resto è storia recente, con la cavalcata della stagione 2017/2018 terminata al Passalacqua di Rapolano, nella finale play-off pareggiata contro il Cetona che ha promosso i biancoverdi in virtù di una differenza reti migliore di un gol rispetto a quella blucerchiata.

A un gol dalla storia, che tuttavia, ogni sabato, all’Armando Picchi, sembra fermarsi. Il Petroio è diventata, col passare degli anni, la squadra di tutti, e quando il G.S. gioca in casa il pubblico è sempre numeroso. E ci sono i posti fissi, anche se non esiste una tribuna: c’è chi la guarda dall’alto, sul greppo, e c’è chi invece si siede davanti alla rete.

Tutti ad ammirare quegli undici giocatori che indossano la maglia più bella del mondo, arrivata in dono 30 anni fa, che rimanda la memoria ad un passato sfocato ma, per Petroio, ogni sabato più limpido e presente che mai.

L’abbraccio tra tifosi e giocatori

Photo credit: Filippo Lorenzetti

Nessun commento su Tutto, a Petroio, è cominciato circa 50 anni fa – Storia del Gs Petroio

UC Sinalunghese, la determinazione di credere in un sogno chiamato Serie D

10 giugno 2018: una data che sarà destinata a rimanere nella storia di Sinalunga e scritta in maniera indelebile nei cuori della Uc Sinalunghese. In questo giorno infatti, sul campo…

10 giugno 2018: una data che sarà destinata a rimanere nella storia di Sinalunga e scritta in maniera indelebile nei cuori della Uc Sinalunghese. In questo giorno infatti, sul campo della USD Classe di Ravenna la squadra di calcio di Sinalunga si è qualificata per una storica promozione nella Serie D nazionale. La promozione, per i ragazzi di Roberto Fani, è arrivata al termine di una stagione ricca di successi e soddisfazioni; dalla prossima stagione aumenteranno le sfide e il livello di competizione, ma adesso è il momento di festeggiare il meritato successo per tutta la squadra e gli appassionati tifosi.

Un territorio intero, che a distanza di giorni, sembra ancora incredulo dello storico risultato. Invece è tutto vero, a dimostrazione che quando si crede fortemente nei sogni questi si realizzano. Sogno di un’impresa storica di una società che proprio lo scorso anno ha compiuto 60 anni, in cui hanno creduto e scommesso generazioni di bambini, ragazzi e uomini che del 1957 ad oggi hanno indossato e indossano la maglia rossoblù.

La storia della Sinalughese parte proprio dal 1957 grazie a Gino Zanelli, suo fondatore e primo presidente fino al 1972. L’associazione è nata con l’intento di promuovere il calcio, i valori dello sport e l’importanza del lavoro di squadra, qualità che hanno contribuito a raggiungere la tanto agognata Serie D.

Dal 1957 ad oggi, molte le persone che hanno contribuito alla crescita della società, da Edgardo Parri a Salvadore Maudente, a Ezio Giannini che con l’allenatore Tognoni portò la squadra in promozione; Cosimo De Simone, Corrado Benocci, Carlo Caroni, l’indimenticato bomber Marco Bernacchia, Giomarelli, Spataro e poi ancora Leti, Lorenzini e Corbelli, fino ad arrivare agli ultimi dieci anni e all’arrivo del mister Roberto Fani, che grazie alla sua ambizione e determinazione  convinse dirigenti e società ad affidargli la squadra. Fani rimarrà alla Sinalughese per tre anni per poi approdare alla Sansovino, passati sei anni la storia si riapre: Fani torna a guidare la prima squadra rossoblù conquistando prima il campionato di promozione nella stagione 2008-2009,  poi quello di eccellenza, fino ad arrivare, storia recente, alla Serie D.

direttore generale Bruno Mugnai

“Da dieci anni siamo in eccellenza e abbiamo sempre ottenuto ottimi risultati. La nostra è una squadra costruita e programmata nel tempo con l’intento di affidare ruoli giusti ai giusti elementi. Proprio per questo motivo ci sono ragazzi che giocano con noi da quasi dieci anni, come Vasseur, Calveri e Fanetti. Nel tempo poi abbiamo sempre cercato di inserire giocatori nei ruoli che a nostro avviso esaltavano di più le loro capacità” – così il direttore generale Bruno Mugnai  e il responsabile Claudio Polvani mi raccontano come hanno costruito la squadra che rimarrà negli annali della società scritta a caratteri cubitali.

Arrivare nei primi posti, sia in classifica che in coppa, erano gli obiettivi da raggiungere per la squadra di Fani, che ha potuto contare su un’ottima squadra nonostante i limiti numerici e una rosa ristretta rispetto ad altre concorrenti. Ma l’ambizione e la determinazione a vincere ha permesso a Fani di gestire al meglio i propri giocatori ottenendo i risultati e conquistato un risultato tanto inatteso quanto sperato.

“Quello che ha funzionato più di tutto in questo gruppo è stata la compattezza e la coesione tra i ragazzi. Negli spogliatoi c’era e c’è rispetto reciproco, sia tra i ragazzi che sono insieme da più anni che tra i nuovi arrivati. Ed è questo alla base della nostra grande vittoria. I ragazzi hanno sempre creduto che questo gruppo poteva arrivare molto in alto, noi come società siamo stati loro molto vicini e tutto è venuto di conseguenza. Non ti nego che questi play-off ci hanno ‘galvanizzato’ e ci hanno dato la spinta per arrivare vittoriosi fino in fondo” – mi confidano Mugnai e Polvani, con gli occhi di chi sa che nella propria squadra non giocano semplici giocatori, ma ragazzi che incarnano i veri valori del calcio.

capitano Dario Calveri

Uno di questi ragazzi è proprio il capitano della squadra, Dario Calveri, che ancora incredulo, come i suoi compagni, mi racconta che le parole ‘Serie D’ suonano molto strane; ma è la realtà, essere riusciti a concretizzare il sogno di una società e di molte generazioni di giocatori che hanno militato nella compagine senese.

“Sono 9 anni che gioco a Sinalunga e insieme ai miei compagni abbiamo sempre pensato che l’eccellenza fosse la nostra dimensione, ma quando abbiamo cominciato a capire che con le nostre capacità e la nostra determinazione potevano riuscire a farci salire in Serie D, abbiamo dato il tutto per tutto e siamo riusciti a realizzare un sogno. Abbiamo capito tardi che potevamo arrivare in Serie D, ma l’importante è che questo traguardo sia stato raggiunto. Il nostro gruppo è formato da persone che si vogliono veramente bene, con valori che vanno aldilà della sport, questo ci ha permesso di vivere le situazioni in maniera migliore. Nel nostro gruppo prima viene il sentimento e non il valore economico, ed è stato questo a spingerci a lottare verso un’unica direzione” – mi spiega Dario.

La bella promozione della Sinalughese, arrivata proprio al fischio di inizio dei Mondiali Russia 2018 in cui per la prima volta, dopo 60 anni, la nostra nazionale non ci sarà, riaccende la voglia di credere nei valori dello sport e del calcio, di tornare a tifare la propria squadra del cuore e dare la possibilità a tanti bambini di poter tornare a sognare di diventare, un giorno, come il proprio ‘calciatore supereroe’ senza distinzione di categoria o serie.

“Il fatto di essere così seguiti dai bambini ci fa un piacere enorme perché a questi livelli è una cosa rara. Per noi è un onore vedere tutti questi bambini che ci seguono, soprattutto perché hanno capito che oltre alla Serie A e alla Champions League lo sport è bello a tutti i livelli. Per me, tutto questo ha valore doppio perché anche io, quando ero piccolo, andavo a vedere il Sinalunga giocare e mi rivedo in tutti quei bambini che nei giorni passati sono venuti a chiederci un autografo o una foto. Come ha detto il bomber Bernacchia: ‘20 anni fa si parlava dei vari Caroni, Bernacchia e C., oggi si parla di Fani, Lucatti, Marini, Vasseur e C., ma domani si parlerà di loro e questo sarà solo motivo di orgoglio’” – continua a spiegarmi il capitano.

Quella della Sinalunghese è una promozione che ha unito un intero paese, con un gruppo ultras formidabile che ha sostenuto e supportato la squadra fin dall’inizio di questo incredibile viaggio. A vincere su tutti, però, in questo straordinario cammino sono le emozioni, le sensazioni e i valori che solo lo sport, vissuto come una ragione di vita e con tanti sacrifici, può dare. Il capitano Calveri parlando alla squadra dice:

“Noi abbiamo sacrificato l’Io per dare tutto al Noi, abbiamo fatto delle rinunce personali e abbiamo stretto i denti per affrontare una stagione lunga e di livello. Per ottenere un obiettivo del genere abbiamo fatto delle rinunce e visto il risultato raggiunto penso che sia stato ripagato tutto alla grande. Come ci ha detto in vicepresidente Nocentini: ‘in 60 anni siete stati il punto più alto che abbia mai avuto questa società, siete l’orgoglio più grande’. E detto da persone come loro, da dirigenti che si sporcano le mani tutti i giorni per il bene della società è qualcosa che ripaga di tutto. Ai miei compagni, al mio staff e a tutto il paese di Sinalunga dico che sono orgoglioso di essere il loro capitano”.

A lui fa eco uno dei componenti dello staff tecnico Marco Bulletti, preparatore atletico che insieme a Luca Guerrini, Federico Daviddi e Massimo Tosi, compongo una ‘squadra parallela’ di estrema importanza ed efficienza per il gruppo:

“Sono due anni che faccio parte dello staff tecnico della Sinalughese, siamo un gruppo bellissimo che io considero la mia famiglia sportiva. Insieme a loro, oltre alle vittorie e questo splendido risultato, abbiamo condiviso anche le sconfitte, ma sempre con la convinzione che i valori del nostro gruppo e la nostra determinazione ci avrebbero portato a risultati altissimi e così è stato. In tutto questo ci tengo a ringraziare Roberto Fani, molto più di un allenatore, l’artefice di questo successo, una persona stupenda dal lato sia umano che sportivo. Due anni fa, quando sono arrivato a Sinalunga, non credevo che avrei trovato un gruppo così bello”.

Alla famiglia rossoblù piace pensare che la cavalcata trionfale verso la Serie D sia stata accompagnata da tre angeli custodi che li guardano dall’alto e che portano il nome di Marino Cencini, Giuliano Giuliotti e Mario Parri. Tre tifosi indimenticabili: Marino sempre presente e uomo di una bontà infinita, Giuliano, sinalunghese doc che ha seguito la squadra del suo paese e tutto il calcio dilettantistico da sempre con tanta passione e infine Mario, un personaggio simbolo nel calcio di provincia che oltre alla sua passione immensa per i colori rossoblú e viola aveva un grande carisma e una simpatia unica. Sicuramente anche loro saranno orgogliosi e anche un po’ increduli di questo risultato.

E adesso? Adesso è ancora tempo di festeggiare, anche se la mente della società è già al lavoro per preparare la squadra che intraprenderà il viaggio della Serie D. Un viaggio nuovo per tutti, sia per la società, che per la squadra e per i tifosi, ma che sicuramente vivranno con tutti loro stessi e si godranno ogni singolo momento di questa straordinaria esperienza.

Prime indiscrezioni della stagione 2018-2019: staff tecnico riconfermato e un grande in bocca a lupo a Francesco Brunetti che non farà parte del viaggio in Serie D, ma vivrà il suo sogno americano. Francesco infatti andrà in America per quattro anni per studiare e giocare a calcio; del gruppo rossoblù porterà con sé la possibilità di realizzare un sogno condiviso fortemente da una squadra e i consigli che lo hanno fatto crescere!

Photo credits: pagina facebook UC Sinalunghese

Nessun commento su UC Sinalunghese, la determinazione di credere in un sogno chiamato Serie D

Da uno dei tanti a gOLD BOY – Storia di ordinaria integrazione

Tutti, da piccoli, abbiamo sognato e pensato a cosa avremmo fatto da grandi, a quale sarebbe stata la nostra professione, a come sarebbero state la nostra casa e la nostra…

Tutti, da piccoli, abbiamo sognato e pensato a cosa avremmo fatto da grandi, a quale sarebbe stata la nostra professione, a come sarebbero state la nostra casa e la nostra vita. Molti di questi sogni magari si sono avverati, altri richiederanno un po’ più di impegno per far sì che si avverino, mentre altri li abbiamo abbandonati, pensando che non si sarebbero mai avverati.

Nonostante questo, però, è severamente vietato smettere di sognare, perché sognare è bello, stimola la fantasia che fa muovere le idee e le idee, se messe in atto, permettono di migliorare il mondo.

Quel mondo migliore molte persone sperano di trovarlo sotto casa, altre invece lo cercano altrove. Chi lo cerca altrove molto spesso è perché fugge da una realtà che invece di aiutare a realizzare i sogni li nega, come nega la possibilità di avere un futuro e la dignità di vivere il presente.

Molte persone sono disposte a tutto pur di raggiungere quel mondo che è ancora in grado, in qualche modo, di darti dignità, futuro e che ti permette di sognare. Terre e Paesi lontani che per essere raggiunti comportano viaggi lunghissimi che potrebbero durare settimane, a volte mesi. Bisogna attraversare continenti sconosciuti e mari pericolosi, a bordo di mezzi fatiscenti su cui si sale solo a fronte di lauti pagamenti. Molto spesso, questi viaggi non portano alla dignità, non portano ad un futuro, non portano alla realizzazione dei sogni, portano solo alla morte.

Forse anche Moustapha, un ragazzo ivoriano di ventun anni, è partito dalla sua casa in Costa d’Avorio con in tasca i sogni e la speranza di trovare un mondo migliore al di là del Mediterraneo, un mondo che fosse in grado di accoglierlo e che sapesse ridargli quella dignità e quel futuro che il suo Paese non sembrava in grado di dargli. Infatti, attualmente la Costa d’Avorio è scossa da una situazione politica molto grave, che sta riscuotendo un grave tributo di sangue dalla popolazione civile.

Moustapha è un rifugiato politico in affido ad un’associazione locale in un comune della Valdichiana. Queste sono le generalità burocratiche di Moustapha, ma c’è di più: questo ragazzo ivoriano, arrivato da qualche mese in Italia, ha già una bella storia da raccontare, e la comunità che lo ha accolto una bella lezione di vita da esporre.

Una sera, Moustapha è stato notato dietro la rete del campo da calcio di Renzino, una nota zona di Foiano della Chiana, dai giocatori della squadra gOLD BOYs durante il loro allenamento settimanale. Uno di loro si è avvicinato a quel ragazzo di colore con gli occhi pieni di ammirazione e la voglia di dare due calci al pallone, e gli ha chiesto se volesse giocare insieme a loro. Il gOLD BOY non sapeva se quel ragazzo fosse capace di giocare a calcio o meno, ma il giocatore non ci ha messo molto a capire che in quello sguardo c’era una passione per lo sport paragonabile a quella di un bambino che sogna di diventare un grande calciatore, per poter giocare nei più grandi club calcistici del mondo.

img-20161011-wa0000E così i gOLD BOYs lo hanno accolto nella squadra. Il passo dalla semplice partita in allenamento alla visita medica sportiva e al cartellino è stato breve: oggi Moustapha è entrato a far parte a tutti gli effetti dei gOLD BOYs. Fin dai primi allenamenti, questo ragazzo con gli occhi pieni di speranza si è rivelato subito un buon giocatore, anche se un po’ taciturno.

Purtroppo, Moustapha non conosce la lingua italiana e per parlare con gli altri ragazzi della squadra si fa aiutare da un suo amico che gli fa da interprete. L’accoglienza da parte della squadra è stata fin da subito ammirevole: tutti si sono adoperati per far sentire Moustapha parte integrante del gruppo. I gOLD BOYs hanno donato a Moustapha le scarpette, la felpa e la tuta, la maglia e i pantaloncini. Così, dopo tre settimane di allenamenti e amichevoli, sabato 1 ottobre Moustapha ha esordito nel campionato di seconda divisione Uisp di Arezzo davanti al pubblico di Renzino e ai suoi amici.

La partita è stata esaltante, la prova superlativa, lo strabiliante lavoro di squadra e di integrazione hanno portato la gOLD BOYs a una favolosa vittoria sotto tutti i punti di vista, non solo sportivo e calcistico.

La vittoria simbolica è quella di un ragazzo venuto da lontano che ha trovato nella comunità che lo accolto la dignità perduta. Moustapha ha ricevuto dai ragazzi della gOLD BOYs una solidarietà che può metterlo in condizione di costruire il suo futuro con passione e impegno, ingredienti indispensabili per realizzare i propri sogni. Si sa, il fare squadra paga sempre: è questo il potere dell’aggregazione e dell’associazionismo.

Certo, la gOLD BOys non è un club sportivo internazionale, ma a Moustapha non importa: quel bambino, ormai grande, che ha lasciato la sua Terra dilaniata dalla sete di potere, può ricominciare a sognare di diventare un grande campione.

Questa storia ha entusiasmato tutti, dai giocatori alla dirigenza e all’intera cittadinanza. I giocatori della gOLD BOYs hanno voluto condividere con noi, con un pizzico di emozione e di orgoglio, questo bell’esempio di integrazione per farlo diventare un inno all’accoglienza. Perché accogliere è un po’ mettersi in gioco: accogliere non vuol dire soltanto dare ospitalità, ma anche imparare a convivere in maniera reciproca con chi è diverso da noi per nazionalità, per usi e costumi e per il modo di relazionarsi con il mondo. Una cosa che sicuramente accomuna tutte le persone è la speranza per il futuro, e anche i sogni sono più ai simili ai nostri di quanto crediate.

 

Nessun commento su Da uno dei tanti a gOLD BOY – Storia di ordinaria integrazione

Calcetto della Rivalsa – Aggiornamenti dal Salotto delle Contrade

Giampaolo Consiglio, nel ruolo di commentatore tecnico, per La Valdichiana sta seguendo il torneo di calcetto delle contrade di Bettolle cominciato lo scorso 30 maggio e ancora in corso, evento…

rivalsaGiampaolo Consiglio, nel ruolo di commentatore tecnico, per La Valdichiana sta seguendo il torneo di calcetto delle contrade di Bettolle cominciato lo scorso 30 maggio e ancora in corso, evento che fa parte del programma del 21° Palio della Rivalsa. Il torneo delle contrade, che vede impegnati atleti delle cinque contrade di Bettolle: Casato, Caselle, Ceppa, Montemaggiore e Poggio, terminerà il prossimo 14 giugno e La Valdichiana racconterà, oltre a tenervi aggiornati costantemente, la finale in diretta streaming sulle pagine social. Voci, volti e racconti dei protagonisti del calcetto e del 21° Palio della Rivalsa di Bettolle.

Alla vigilia dei play out, nella serata del 6 giugno, si sono sfidate Montemaggiore-Ceppa, nella prima partita, Poggio-Caselle nella seconda, ecco il commento del nostro tecnico Giampaolo Consiglio.

Prima partita Montemaggiore-Ceppa terminata con il punteggio di 2 a 1 per i biancocelesti. Incontro privo di emozioni ma che vede prevalere i ceppaioli grazie a due azioni individuali. Montemaggiore in vantaggio con Nicola Bizzi abile a sfruttare una palla vagante in aria avversaria, ma Nannotti pareggia i conti con una grande azione individuale degna di nota. Sempre Nannotti pochi minuti più tardi a portare in cascina i due punti per la propria contrada, con un gran tiro infila la difesa rossoverde.

Partita ricca di emozioni, invece, la seconda che ha visto sfidarsi Poggio-Caselle. Ritmo elevato fin dal primo minuto con i rossoneri che passano in vantaggio con Fedeli a causa di una disattenzione avversaria. Raddoppia poco dopo Felici, grande protagonista della serata. Per le Caselle accorcia Vanji con un bel tiro a giro da fuori aria. Sale in cattedra ancora Felici che dimostra magistralmente di essere tecnicamente superiore in questo gioco: 4 goal uno dopo l’altro che non lasciano scampo agli avversari per riaprire il match. Dopo aver sbagliato un rigore, sarà Bambini per le Caselle a siglare il goal del definitivo 2 a 5. Poggio conquista la prima importante vittoria del torneo.

Il calcetto della Rivalsa sta entrando nel vivo, gli animi si cominciano a scaldare in vista dei play out, continuate a seguire gli aggiornamenti e i commenti del tecnico Consiglio direttamente da bordo campo per La Valdichiana.

 

 

Nessun commento su Calcetto della Rivalsa – Aggiornamenti dal Salotto delle Contrade

Fantacalcisticamente: il gran finale!

Eccoci arrivati all’ultima giornata di campionato e all’ultima puntata di Fantacalcisticamente: una lunga stagione all’insegna della birra, dello sport e soprattutto dei fallimenti a fantacalcio. Un minuto di silenzio per tutti…

fantacalcisticamente saragiolino

Eccoci arrivati all’ultima giornata di campionato e all’ultima puntata di Fantacalcisticamente: una lunga stagione all’insegna della birra, dello sport e soprattutto dei fallimenti a fantacalcio. Un minuto di silenzio per tutti quelli che hanno preferito Dzeko a Higuain in attacco e che si troveranno in fondo alla classifica. Per tutti gli altri, rimangono le consolazioni di quest’ultima giornata di serie A, in cui i giochi sono ormai fatti, con la Juventus campione d’Italia e il Frosinone che torna in serie B assieme al Verona.

fantacalcisticamente juve

Il sobrio festeggiamento degli juventini

Proprio la formazione in testa alla classifica avrà l’onore di ospitare la Sampdoria nella prima gara di questo finale di stagione. Sabato alle 17 è infatti la volta di Juventus – Sampdoria, gara che sportivamente non ha nulla da dire. Bianconeri già in ferie da due settimane e purgati come previsto da Toni, blucerchiati già orfani di un Montella diretto verso la nazionale (scommettiamo?). Probabile una vittoria della Juventus per onorare la festa scudetto, con gol del solito Dybala.

Sabato sera è di scena lo spettacolo con tre partite che decideranno l’Europa che conta: Milan – Roma è un big match che aspettiamo con interesse, tra un bicchiere di spuma e un’aranciata amara. Classica partita con praterie lasciate dai difensori, calci sugli stinchi e reti sfondate: prevedibilissimo un 2-2 finale con gol di rapina di Bacca.

Come potremmo perderci Napoli – Frosinone? Ad esempio, trovando qualcosa di meglio da fare nel sabato sera. Ma tanto che siam qua, non possiamo che raccontarvi la scontatissima vittoria casalinga degli azzurri contro una squadra già retrocessa. L’unico dubbio è sapere quanti gol farà Higuain.

Chiude questo scoppiettante sabato sera la sfida Sassuolo – Inter. La grande sorpresa che guarda all’Europa, la grande delusa che aspetta l’Europa. Il calcio spettacolo lo rimandiamo alla prossima stagione, ma un gol di Sansone darà i tre punti alla squadra allenata dal talentuoso Di Francesco.

Per tutti gli amanti della noia e della sofferenza, la domenica pomeriggio offre una tripletta di partite da perdere: sei squadre già in vacanza che ci faranno divertire soltanto se saremo già alla terza birra media. Chievo – Bologna, Empoli – Torino, Genoa – Atalanta: tre vittorie casalinghe facilissime da prevedere con gol di Meggiorini, Maccarone e Pavoletti.

La domenica sera si apre con Lazio – Fiorentina, in cui la squadra viola consoliderà un rispettabile quinto posto in campionato. Kalinic e Ilicic daranno gli ultimi tre punti della stagione alla squadra di Paolo Sousa, facendosi perdonare le ultime brutte uscite.

Arriviamo alle sfide più tese, che dovranno sancire l’ultima retrocessione in serie B. Palermo – Verona sarà una gara infuocata, ma senza storia. Il buon Gilardino regalerà una salvezza ormai insperata ai palermitani, e il buon Zamparini gli dedicherà una statua in piazza. Sorte inversa durante Udinese – Carpi, in cui gli sforzi di Mbakogu e compagni risulteranno inutili nei confronti del gol vittoria di Thereau.

Si chiude così la stagione di Fantacalcisticamente, in attesa dei risultati del vincitore del torneo. Ultima possibilità per partecipare e per vincere i premi del Birrificio Saragiolino: fantallenatori della Valdichiana, tocca a voi!

Squadra della settimana
Bizzarri
Tonelli Burdisso Astori
Maresca Magnanelli Lodi Kucka 
Meggiorini Maccarone Gilardino

Questa rubrica è realizzata in collaborazione con il Birrificio Saragiolino

saragiolino<

Nessun commento su Fantacalcisticamente: il gran finale!

Fantacalcisticamente: verso l’Europa!

Penultimo appuntamento con Fantacalcisticamente e penultima opportunità per vincere la birra del Birrificio Saragiolino! Ormai siamo agli sgoccioli del campionato e le sfide si fanno serrate per accedere all’Europa che…

fantacalcisticamente saragiolino

Penultimo appuntamento con Fantacalcisticamente e penultima opportunità per vincere la birra del Birrificio Saragiolino! Ormai siamo agli sgoccioli del campionato e le sfide si fanno serrate per accedere all’Europa che conta e per non retrocedere nella serie cadetta: ecco le nostre previsioni per tutti i fantallenatori della Valdichiana!

Si comincia sabato alle 18 con uno scoppiettante Inter – Empoli, reso però ormai inutile dalla situazione di classifica dei due club. Miranda se si riprenderà dall’hangover del venerdì sera reggerà ogni colpo di Maccarone, quindi diamo la vittoria ai nerazzurri con un gol da subentrato del mai troppo compianto Eder.

Sabato sera è la volta di Bologna – Milan, anche questa una sfida che ha ormai poco da dire per la classifica ma fondamentale per i destini dei rispettivi allenatori. Donadoni guarda infatti alla nazionale o a una panchina che conta, mentre Brocchi guarda perlomeno ad arrivare a Giugno. Chi vincerà? Nel dubbio, pareggio. Gol di Floccari, pareggio di Bacca, e tutti contenti.

La domenica a pranzo giocano Roma – Chievo e le cose iniziano a farsi interessanti. Per la squadra capitolina l’imperativo è vincere per sperare di agguantare il secondo posto, mentre i veneti, già salvi da settimane, stanno approfittando delle ultime giornate di campionato per fare pub crawling lungo lo stivale. Inutile dire che una situazione del genere porterà a una facile vittoria della Roma, stavolta senza Totti: ci pensa la doppietta di Salah.

Tante partite la domenica pomeriggio, in onore dei vecchi tempi: la prima è la classica sfida di provincia Atalanta – Udinese. Le due squadre più divertenti da guardare se siete all’aperitivo con gli amici, le due squadre più deprimenti per il fantacalcio, perché potrebbe succedere di tutto. Noi puntiamo sul colpaccio esterno dell’Udinese con una zampata finale di Zapata.

Una fantastica Carpi – Lazio alle 15 di pomeriggio farebbe venir voglia a tutti di fare un gita al Trasimeno, ma fortunatamente c’è in gioco la retrocessione in serie B, quindi le cose si faranno interessanti. Il Carpi non può fallire e con il ritorno di Lollo farà vedere tutti i suoi colpi migliori: vittoria per 2-1 con gol vittoria proprio di Lollo.

Il vero big match del giorno è probabilmente Fiorentina – Palermo, con i toscani che devono mettere al sicuro in posto in Europa e i rosanero a caccia di una miracolosa salvezza. Nonostante la voglia di giocare di Zarate sia pari alla capacità di Zamparini di trattenere un allenatore per l’intera stagione, la vittoria andrà ai viola: gol decisivo su rigore di Kalinic.

Altro big match tra Frosinone – Sassuolo. Anche qui la sfida è tra chi cerca di salvarsi e chi lotta per l’Europa, ma il Frosinone ha il vantaggio di giocare per l’ultima volta davanti al pubblico di casa. Partita impossibile da perdere, nonostante il bel gioco imposto dalla compagine di Di Francesco: il gol di Dionisi è obbligatorio.

Si chiude il pomeriggio con il derby della lanterna: Sampdoria – Genoa. Entrambe le squadre sono già con la testa alle vacanze, dal momento che nessuno di loro potrebbe sperare di raggiungere gli Europei; ma questo non significa che anche le gambe siano già in ferie, infatti si prospetta un ricco pomeriggio di falli da espulsione. Tanta ignoranza in campo per uno squallido zero a zero.

Sfida fondamentale la domenica sera tra Torino – Napoli. Granata pronti a festeggiare col pubblico di casa una bella stagione, azzurri alla ricerca degli ultimi punti per difendere il secondo posto e notoriamente in difficoltà a giocare in trasferta. Sfida tiratissima ma vinta dal Napoli: al gol iniziale di Martinez risponderanno Insigne e il solito Higuain.

Chiudiamo la giornata con il più classico dei testacoda: VeronaJuventus. Primi contro ultimi, scudettati contro retrocessi. Sulla carta non c’è storia, ma i bianconeri, più che la stagione, cominciano ad accusare le serate passate a festeggiare e a fumare i sigari; e poi c’è un certo Luca Toni che lascia il calcio dopo una grande carriera. Squadra di Allegri con tante assenze, squadra di Del Neri col dente avvelenato: vittoria del Verona a sorpresa proprio con gol di Toni.

Squadra della settimana
Karnezis
Maksimovic Goldaniga Masina
Maresca Magnanelli Lollo Allan 
Lasagna Ciofani Floccari

Questa rubrica è realizzata in collaborazione con il Birrificio Saragiolino

saragiolino

Nessun commento su Fantacalcisticamente: verso l’Europa!

Fantacalcisticamente: le ultime sfide

Ultime sfide per il campionato di serie A, ultime opportunità per diventare il migliore fantallenatore della Valdichiana! La corsa per il titolo è già finita, con la Juventus che conquista…

fantacalcisticamente saragiolino

Ultime sfide per il campionato di serie A, ultime opportunità per diventare il migliore fantallenatore della Valdichiana! La corsa per il titolo è già finita, con la Juventus che conquista il suo quinto scudetto consecutivo nonostante una partenza degna del peggiore Brescia di Dario Hubner; rimane però la lotta per l’Europa e una tesissima zona retrocessione!

Si comincia sabato alle 18 con Udinese – Torino che potrebbe già riservare qualche sorpresa. Bianconeri a caccia degli ultimi punti salvezza, granata a caccia degli ultimi posti per l’aperitivo e per il privè del sabato sera. Nonostante la solidità della difesa del Torino, 1 fisso per l’Udinese con doppietta di Thereau.

Sabato sera è la volta di Chievo – Fiorentina. Nonostante l’apparente tranquillità di classifica le due compagini se le daranno di santa ragione, non fosse altro perché giocare a quell’ora significa perdersi l’appassionante ritorno di Albano e Romina Power su Ra1, roba che farebbe salire la carogna a qualsiasi cultore del bel canto e della televisione di qualità. Prevediamo un pareggio rocambolesco con gol di Birsa e Tello.

Passiamo alla domenica, alle ore 12:30 tocca a Juventus – Carpi. I bianconeri hanno appena vinto lo scudetto, e dopo una settimana ancora postano selfie con sigari e spumanti sui social network; il Carpi è in piena corsa per la salvezza ma senza Lollo gira a vuoto come un turista a Siena senza Google Maps. Il risultato più probabile è un pareggio: considerata la voglia di giocare, probabilmente Hernanes sarà il più veloce in campo, e Lasagna potrebbe festeggiare a dovere l’ora di pranzo.

Ben quattro partite in quello che era il classico appuntamento della domenica pomeriggio: Empoli – Bologna non è però il miglior modo per festeggiare il calcio italiano. Due squadre che non hanno più niente da dire al campionato, ma che a volte hanno fatto vedere del bel calcio durante questa stagione, soprattutto se si guardavano da lontano e con la vista annebbiata. Gol di Maccarone e tutti contenti.

Il big match è sicuramente Milan – Frosinone, le grandi deluse delle ultime giornate. Partita tesissima, chi perde è fuori dalla lotta personale per l’Europa o per la salvezza. Nonostante i brocchi in campo e in panchina, la spunterà il Milan con un gran gol di Balotelli, e il Frosinone preparerà le valigie per tornare in Serie B.

Palermo – Sampdoria diventa una partita fondamentale per la salvezza dei rosanero, con il presidente Zamparini che dopo aver cambiato 20 allenatori in una stagione ha cominciato a inveire contro arbitri, giocatori, stampa, concorrenti dell’Isola dei Famosi. Per sua e nostra fortuna questa sarà la partita del riscatto, con la doppietta del rinato Gilardino a dare i tre punti della speranza.

Sassuolo – Verona è la partita che non ti aspetti: la squadra di Del Neri è già retrocessa, ma onorerà a dovere il campionato. Si prevede grande battaglia tra una delle squadre più belle e uno dei catenacci più noiosi: uno sforzo che non potrà che risolversi con la vittoria del Sassuolo per 2 a 1, con gol di Toni, Berardi e Sansone.

Finalmente arriviamo alla domenica sera, il momento migliore per godersi sotto gli influssi della birra un’ottima Lazio – Inter. I giochi sembrano ormai fatti per entrambi, ma la sfida tra queste due squadre non è mai scontata. Partita tiratissima, potrebbe risolverla un gran tiro di Brozovic.

Eccoci arrivare al lunedì per le sfide più interessanti in ottica europea: alle 19 tocca a Genoa – Roma. La squadra di Spalletti è galvanizzata dalla vittoria all’ultimo minuto sulla diretta rivale della scorsa settimana, ma finché non riuscirà a risolvere il problema di Totti sarà sempre un’incognita. Probabile un pareggio, con gol di Dzeko e Pavoletti.

Gran finale con Napoli – Atalanta. Bergamaschi in gran forma, napoletani demoralizzati dalle sconfitte con le dirette rivali: ma al San Paolo non c’è storia, vince facile il Napoli e mette le mani sul secondo posto grazie alla doppietta del solito Higuain.

Squadra della settimana
Karnezis
Maksimovic Goldaniga Masina
Maresca Magnanelli Keita Allan 
Lasagna Ciofani Maccarone

Questa rubrica è realizzata in collaborazione con il Birrificio Saragiolino

saragiolino

Nessun commento su Fantacalcisticamente: le ultime sfide

La grande impresa della Polisportiva Bettolle. Le voci dello spogliatoio

Ciro Tommassini capitano della compagine bettollina e il suo compagno di squadra Giampaolo Consiglio sono i due protagonisti della grande impresa che la Polisportiva Bettolle ha compiuto nella stagione 2015/2016, vincendo…

Ciro Tommassini capitano della compagine bettollina e il suo compagno di squadra Giampaolo Consiglio sono i due protagonisti della grande impresa che la Polisportiva Bettolle ha compiuto nella stagione 2015/2016, vincendo nel girone N di Seconda Categoria Toscana con quattro giornate di anticipo.

Come in passato abbiamo dedicato interviste monografiche a personalità dello sport, anche in questo caso Tommaso Ghezzi e Giovanni Marchi ci raccontano la storia del Bettolle 2015/2016 lasciando il campo (nel vero senso della parola) alle personalità stesse, che si raccontano in una chiacchierata di fine stagione tra due compagni di squadra.

Ciro Tommassini, classe 1983, dopo una lunga peregrinazione tra club di categorie diverse (è stato tra le altre cose una delle colonne del centrocampo della Pianese dal 2008 al 2012, portando anche la fascia da capitano) approda nella storica squadra della sua città natale.

Giampaolo Consiglio, 1995, ha affiancato Ciro Tommassini nella gestione del centrocampo della Polisportiva Bettolle, nell’impresa che ha visto la squadra avanzare in maniera inarrestabile, sulla vetta della classifica, distaccando di più lunghezze la seconda “Fratta S. Caterina”, la quale, insieme alle squadre di Montagnano, Olmoponte e Terontola, disputerà del gare di Playoff per accedere al campionato di Prima Categoria 2016/2017.

Nessun commento su La grande impresa della Polisportiva Bettolle. Le voci dello spogliatoio

Type on the field below and hit Enter/Return to search