“Ecco, a me chi dice che i Muse sono dei… (possiamo dirlo?) paraculo sopravvalutati, fa un po’ sorridere”.

In primo luogo, sopravvalutati rispetto a chi, a che cosa? Fa sorridere anche il fatto che in Italia, appena un gruppo riscuote un minimo di successo, lo si critichi dicendo che fa musica ruffiana – evito di ripetere “paraculo”, anche se l’ho appena fatto – e diventa automaticamente una band sopravvalutata. Fuori i nomi, dunque, di chi sa fare musica migliore dei Muse, ovviamente rimanendo nel contesto rock contemporaneo, senza stare a scomodare Pink Floyd, Led Zeppelin, perché è troppo facile cavarsela con questi nomi e andando oltre il contesto attuale, mostrando anche di avere poca idea di che cosa ci sia nel panorama attuale. E soprattutto, a questi critici della domenica, sarebbe troppo bello mettere in mano una chitarra e un microfono e dire loro: “Canta e suona tu quello che fanno i Muse”. Sembra sempre che ci sia gente migliore di quei venduti alla radio e allo showbiz, ma non dimentichiamoci che, per gente così, adesso la situazione artistica e musicale in Italia versa in condizioni a dir poco tragiche. Chiusa parentesi.

Già, perché la “colpa” della band britannica è di aver fatto dei piccoli capolavori di rock moderno. Capolavori a modo loro, che possano essere album interi, tipo “Origin Of Symmetry”, o brani singoli. Certo, hanno avuto episodi di dubbia riuscita – chi ha detto “Black Holes And Revelations”? – e qualcosa che non convince appieno – come buona parte di “The Resistance”, eccezion fatta per i brani mandati in heavy rotation alla radio, ma è innegabile che si siano meritati tutto il riscontro positivo che hanno avuto nell’ultimo decennio. Hanno il loro perché, Matt Bellamy sa suonare i propri strumenti (pianoforte, chitarra ed è anche un signor cantante, per chi non lo sapesse) e non sa solo strimpellare, tirando fuori sempre le solite canzoni. E’ un rock granitico – “Plug In Baby” chi se la scorda più? – ma anche orecchiabile e cantabile, che non dà noia e si ascolta volentieri; con una menzione d’onore per i testi, che non sono i soliti da sesso, droga, rock ‘n’ roll, party all night, e così via, anzi e grazie al cielo, perché l’evoluzione del rock per me deve anche essere soprattutto a livello di contenuti. E ai Muse do atto di aver sempre provato a differenziare un minimo la propria proposta, senza doversi diversificare totalmente – da qui l’ilarità indimenticabile nel leggere lo sdegno dei fan di vecchia data e dei detrattori di fronte a delle dichiarazioni circa l’ultimo disco, “The 2nd Law”, che sembrava dovesse essere un album dubstep, per poi essere un normalissimo album di rock, con qualche influenza di elettronica in più – pur cercando di sorprendere sempre l’ascoltatore.

Comunque sia, mi permetto anche di aggiungere un’altra osservazione circa i Muse: hanno i fan tra i più insopportabili al mondo – e forse è anche questo che li rende piuttosto antipatici all’ascoltatore-critico della domenica. Posso anche capirli, perché i fan dei Muse oscillano tra l’ossessivo – qualsiasi cosa facciano è meraviglioso – tra il fan nuovo che adora magari solo “The Resistance” e “The 2nd Law” (magari erano troppo piccoli per apprezzare “Origin Of Symmetry”, scusateli un attimo), e il fan indefesso dai tempi di “Showbiz” che è spietato sull’ultimo corso dei Muse e guarda con ostilità ai nuovi fan, che non capiscono e non conoscono la vera essenza della band. Aggiungerei pure che guardano con ostilità alla serena vita privata del frontman Matt Bellamy – legato a Kate Hudson, che gli ha dato un figlio di recente, Bingham Hawn. Kate Hudson non è stata per nulla ben accolta dai fan, anche perché la precedente e storica fidanzata di Matt, era Gaia Polloni, una psicologa italiana, con la quale ha avuto una relazione di nove anni, che ha scatenato i fan in un grottesco tam-tam di fanclub dedicati a Matt e Gaia, a tributi su YouTube dove pregavano Matt di tornare assieme a Gaia e di mollare la strega cattiva Hudson, manifestazioni sinceramente ridicole, giacché l’attività musicale è una cosa, e magari la vita privata è un’altra e in quanto “privata” va rispettata. Ecco, sì, forse i Muse sono piuttosto odiati, grazie anche ai fan che si ritrovano.

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Alessandra Leoni

Sempre divisa tra Milano (testa) e Parma (cuore). Classe 1989 e tanta voglia di scrivere. Laureata in Linguaggi dei Media presso l'Università del Sacro Cuore di Milano e specializzanda (!?) in Giornalismo e Cultura Editoriale presso l'Università di Parma. Avida lettrice di libri, sviluppa una certa dipendenza alla musica di ogni genere. È necessario prenderla a piccole dosi.

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