Nell’estate 2020 a San casciano dei Bagni, per la precisione nell’area di Bagno Grande, è iniziata una campagna di scavo archeologico che ha portato alla luce un santuario e vari reperti databili al mondo etrusco e romano.

All’interno dell’area di Bagno Grande sono emersi dalle acque termali, che riempiono i famosi “vasconi”, decine e decine di reperti, ma il cuore dello scavo è stato sin dall’inizio il santuario di epoca romana dedicato al dio Apollo, vicino al quale sono stati ritrovati degli altari iscritti ad altre due divinità e una statua in marmo finemente scolpita che raffigura Igea. 

L’idea di uno scavo in quell’area accompagna le amministrazioni da quindici anni, per questo nonostante la difficoltà di uno scavo immerso nell’acqua e l’emergenza sanitaria, il progetto non si è mai fermato, arrivando alla sesta campagna ad agosto 2022.

Durante la sesta campagna di scavi che ha interessato nuovamente il cuore del santuario e la vasca sacra che lo costituisce, sono venuti alla luce altre decine di reperti storici che hanno fatto spostare la linea del tempo anche all’età etrusca ellenica. Dalla campagna sono infatti emerse migliaia di monete romane, più di quaranta statue in bronzo (tra cui lo splendido putto etrusco di San Casciano) e alcuni materiali prettamente votivi dedicati alle divinità.

La sesta campagna è stata un viaggio tra nuove scoperte emerse dal fango, segni tangibili di incendi e crolli, il tutto reso possibile grazie al sentiero tracciato dall’eco lontana di orecchie sacre a cui etruschi e romani affidavano le loro preghiere.

Per entrare nel vivo della scoperta abbiamo parlato con Emanuele Mariotti, direttore degli scavi del “Roman Bath Project”, e autore insieme a Jacopo Tabolli, direttore della parte scientifica dello scavo, del libro “Il Santuario Ritrovato. Nuovi Scavi e Ricerche al Bagno Grande di San Casciano dei Bagni“, pubblicato da Edizioni Sillabe

Da dove deriva l’interesse archeologico nei confronti dell’area di Bagno Grande?

“All’area di Bagno Grande non ci si interessa per caso, infatti già tra il 1500 e il 1700, anche 1800, si parlava già di questa area. Dottori e scrittori antiquari canonici, sostanzialmente preti, ci parlano di Bagno Grande come la principale delle sorgenti di San Casciano e ci descrivono una serie di cose che loro vedono cioè grandi edifici romani, acquedotti e mosaici.

Poi dobbiamo dire che il Comune, da varie amministrazioni, ha sempre cercato di riscoprire il paesaggio storico e termale, attraverso la sua archeologia e storia, avviando una serie di ricerche di superficie in vari modi; fino a giungere tra il 2019 e il 2020 alla scelta di un punto preciso che era esattamente un orto privato abbandonato accanto ai vasconi.

Di conseguenza l’orto è stato comprato dal Comune e mentre stava finendo l’acquisto è partito un nuovo scavo dal 2020, scoprendo la parte centrale del grande santuario. Riconducibile non solo al periodo romano, ma anche al periodo etrusco, il santuario è principalmente un grande edificio di epoca augustea, al cui interno o al di sotto si trovano consistenti tracce dell’epoca etrusca ellenistica (ultima fase etrusca circa III sec a.C.)”

Ad oggi conosciamo la storia del santuario? Se fossimo etruschi o romani perché ci recheremmo lì?

“Noi sappiamo che il motivo per cui c’era il santuario, che in realtà è un’area molto più ampia rispetto a quella che abbiamo scavato fino a ora, erano le acque termali. Tutto ciò che è stato eretto è stato dedicato alle divinità delle acque, considerate curative e salvifiche. Un’idea non del tutto sbagliata alla quale noi arriviamo a livello scientifico attraverso analisi chimiche, ma a cui i romani e gli etruschi arrivarono dando la responsabilità alle divinità.

In particolare sono attestate molte divinità di epoca romana quali: Apollo, il figlio di Apollo Esculapio, la figlia di Apollo Igea, dal cui nome deriva la parole igiene (la salus romana) e Iside che ovviamente viene dall’Egitto ma che arriva in Italia tra epoca etrusca e romana. Poi abbiamo anche ritrovamenti di piccole clave, probabilmente riferite a Ercole; riassumendo il tutto il santuario e tutte le strutture rinvenute sono dedicate a divinità che in un modo o nell’altro hanno poteri curativi.”

Essendo lo scavo collocato nell’area di Bagno Grande e quindi in continuo contatto con fango e acqua, quali sono state le difficoltà riscontrate per la conservazione dei reperti?

“C’è stata una difficoltà fortissima che abbiamo via via superato, che sta nello scavare prima con il fango e poi con l’acqua corrente addosso. Noi ci siamo trovati davanti a una grande vasca di epoca romana, lunga dieci metri e profonda quattro, che serviva a raccogliere acqua e scavando l’abbiamo rimessa in funzione. Questo ci ha portato a continuare lo scavo con un fiume d’acqua che ci veniva addosso e che corrisponde alla potenza della sorgente che fluisce oggi nei vasconi moderni.

Per aiutarci abbiamo usato dei sistemi di pompaggio che ci permettono di togliere continuamente l’acqua, che ha creato danneggiamenti alle strutture: muri, colonne, pavimenti. Però, allo stesso tempo, la composizione chimica dell’acqua termale ha preservato perfettamente moltissimi materiali di metallo che non si sono ossidati grazie alla presenza di acqua e argilla che non hanno permesso l’infiltrazione di ossigeno. Appena vengono estratti sono però sottoposti al processo di ossidazione entrando in contatto con l’aria, è qui che diviene importantissimo l’intervento della nostra equipe di restauro”.

Lo scavo di Bagno Grande in tempi brevissimi ha quindi portato alla luce reperti di grandissima importanza…

“Lo scavo in poche campagne (due ogni estate dal 2020), tenendo conto delle difficoltà che abbiamo riscontrato, ha portato alla luce altari posizionati sulla vasca che ci parlano di personaggi che frequentavano il santuario e soprattutto all’interno del santuario, in particolare nella vasca, è stato trovato un grande deposito votivo, riempito da doni che le persone dedicavano alle divinità per farsi curare. Parliamo quindi di oggetti di grande valore, come monete, statuette, bronzetti che sono conservati all’interno della vasca che è enorme e quindi non è ancora stata finita di scavare. Possiamo perciò aspettarci ancora grandi scoperte dalle prossime campagne. 

Oltretutto quest’anno è stata anche rinvenuta la struttura delle terme del 1550 e del 1600, fatte costruire dai Medici intorno alle vasche romane.

Riassumendo la situazione attuale è questa: in superficie vediamo le vasche moderne libere, che sono le stesse costruite tra il 1500 e il 1600, che a loro volta hanno utilizzato la grande vasca come superficie. Quindi in sintesi sì, per uno scavo così breve, che ha incontrato così tante difficoltà, le scoperte fatte sono veramente straordinarie”

Una piccola curiosità su ciò che è stato rinvenuto: si parla di orecchie in bronzo, a cosa servivano?

“Le orecchie in bronzo che abbiamo ritrovato (circa 15) possono avere due significati. Il primo è quello riconducibile all’epoca etrusca: le orecchie erano portate come ex voto. Chi le portava al santuario le portava come riferimento a ciò che gli faceva male nella speranza che la divinità lo curasse, quindi se mi faceva male un orecchio portavo come dono alla divinità un orecchio in bronzo per invogliarla a curarmi. A un certo punto però le orecchie diventano anche un’invocazione all’ascolto, in particolare in epoca romana, poiché le orecchie erano anche sacre e connesse alla dea Iside. Qui alla vasca sacra abbiamo entrambe le sfaccettature, che riusciamo a catturare in base alla posizione del ritrovamento e al modo in cui sono fatte.” 

Uno scavo di questa importanza deve avere dietro di sé un team della stessa rilevanza…

“Un grande team di archeologi, archeologhe, studenti, dottorandi e specializzandi, con me come professionista, collaborano con il Comune e con la sovrintendenza a condurre il progetto, appoggiati da molte università, in particolare l’Università per Stranieri di Siena. Questo è il team di chi lavora sul campo, ma c’è anche la direzione scientifica che è del Professor Jacopo Tabolli, Professore presso l’Unistrasi. 

Ad aiutarci c’è anche un’associazione archeologica di San Casciano dei Bagni formata da cittadini, ragazzi e ragazze che nei limiti della legislazione ci aiutano e ci supportano in tutte le attività collaterali. In più si occupano anche di fare visitare il nuovo allestimento museale libero all’interno del Comune e di accompagnare anche chi vuole saperne di più sullo scavo. 

Ci tengo anche a citare le pagine social del Santuario Ritrovato, dirette dall’associazione, al cui interno potrete trovare maggiori informazioni sulle visite e sull’associazione stessa”

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Chiara Cacace

Diplomata alle Scienze Umane senza neanche essersene resa conto, ha necessitato di un anno sabbatico durante il quale ha scoperto che non può fare nulla per placare la sua volontà di scegliere sempre la via meno praticabile. Per questo aspira a fare parte del mondo dei giornalisti poiché scrivere è l’unica cosa giusta che pensa di sapere fare, ma neanche lei ci giurerebbe, quindi non illudetevi.

1 thought on “La storia del Santuario ritrovato a San Casciano dei Bagni

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