La notizia del ritorno del Winner Taco è ormai vecchia, ma i commenti e le riflessioni sono quanto mai attuali. Probabilmente, siamo di fronte a un caso che farà storia e che sarà studiato per molti anni a venire. Forse, le implicazioni e le motivazioni ci verranno spiegate chiaramente solo dagli scienziati sociali del futuro.

Per il momento, accontentiamoci di riflettere attorno a un evento che ha segnato due generazioni: il ritorno del Winner Taco. La prima generazione è quella dei ragazzi che negli anni ’90 adoravano questo gelato, e che oggi lo ricordano con nostalgia come simbolo dell’adolescenza o dei classici “bei tempi andati”. Tempi in cui non c’erano ancora i social network, e anche internet non era poi così tanto diffuso, perlomeno nelle campagne. La seconda generazione è quella dei consumatori del 2014, che per la prima volta si sono trovati di fronte a una possibilità inaudita, almeno per il nostro mercato: la forza della rete che obbliga l’azienda produttrice a cambiare la sua strategia commerciale e a rimettere in vendita il gelato, scomparso da quasi quindici anni.

Si potrebbe romanzare quest’evento in tanti modi. Una vittoria dell’utente buono contro la multinazionale cattiva. Il trionfo della collettività interconnessa contro la casta del marketing che non capisce i veri bisogni della gente. Il popolo della rete che informa il produttore di beni e servizi, invece di farsi irretire dalle pubblicità tendenziose e causare un fallimento del mercato. Si potrebbe romanzare in tanti modi, sì, ma forse il senso di questa storia lo capiremo soltanto tra qualche anno.

winner taco roma

La realtà è che un gruppo di utenti dei social media, in maniera assolutamente disorganizzata se non per un banale effetto bandwagon (probabilmente lasciato correre dalla stessa Algida, almeno negli ultimi mesi), si sono comportati come dei troll all’interno della pagina Facebook della Algida, utilizzando come semplici influencer gli admin della pagina “Ridateci il Winner Taco”. La pagina, nata per un mix di scherzo, gioco e nostalgia, ha raccolto durante gli anni sempre più fan, che hanno contribuito a creare nuovi contenuti ironici per una battaglia civile di consumatori interessati. Fotomontaggi, video, battute scherzose o semplice dimostrazioni di interesse che si sono convogliate in una richiesta che dimostrava di essere anche una vera e propria domanda economica: il ritorno del Winner Taco e del suo famoso simbolo, l’orso bianco.

Gli utenti in questione si sono comportati come dei troll, senza però cadere in eccessi verbali, nè scatenare flame. Dei troll animati da spirito positivo, con l’ambizione di riconquistare il gelato dell’orso bianco: dei troll bianchi, insomma. La situazione per la Algida era diventata insostenibile: basta scorrere la pagina facebook ufficiale (ricordiamo i 4,6 milioni di fan contro i 9 mila circa dei “tachisti”) per immaginare i mesi d’inferno passati dai loro gestori. A ogni contenuto, ogni foto, ogni commento, comparivano immediatamente richieste di Winner Taco o joke sullo stesso tema. I troll bianchi erano gli unici utenti attivi, i contenuti postati dalla Algida sugli altri prodotti non scatenavano alcun tipo di partecipazione o di coinvolgimento, a parte quelli sul Winner Taco, ed erano loro a coinvolgere gli altri utenti sullo stesso registro! Quando sono apparsi i primi “teaser” di un possibile ritorno, l’hype è schizzato alle stelle, i “mi piace” si sono moltiplicati, e la notizia è diventata una delle più cliccate sul web. Per l’Algida, il ritorno del Winner Taco era l’alternativa a chiudere la propria pagina Facebook: non che si possa lamentare, anzi! Da questa storia ha tutto da guadagnarci.

Che cosa succederà in futuro? Difficile prevederlo. Il Winner Taco probabilmente sarà il gelato più mangiato dagli italiani, perlomeno nei primi giorni dopo il lancio, e il web sarà invaso di fotografie di troll bianchi che addentano il loro premio, come un soldato che esibisce un trofeo dopo la vittoria della guerra. Magari gli admin della fanpage verranno coinvolti dall’Algida nelle loro strategie ufficiali di marketing. E c’è pure il rischio che il Winner Taco torni nel dimenticatoio, dopo una moda provvisoria, e che possa nuovamente essere rimosso dal mercato.

Non è da escludere che azioni di questo genere possano essere replicate, per chiedere il ritorno di altri prodotti, per indirizzare il marketing o le strategie produttive di altre aziende. La forza del “movimento dei troll bianchi”, tuttavia, è stata proprio nella sua disorganizzazione, che ha permesso loro di invadere la fanpage di Algida senza eccessi e sempre con toni giocosi, che ha impedito strumentalizzazioni e ha permesso il raggiungimento del risultato. È questa il punto principale, a mio avviso: i troll bianchi sono riusciti ad agire in maniera più organizzata ed efficace di gruppi veramente organizzati e con visione strategica. Cercare di replicare questo successo in maniera più organizzata e organica rischierebbe di tradursi in un clamoroso flop.

Una cosa è certa: i troll bianchi si sono dimostrati più interessanti, e potenzialmente più utili, delle tante associazioni di consumatori che vivacchiano nel nostro Paese.

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