Irene Bonzi e Alessandro Manzini sono gli ideatori del progetto teatrale Macchiati: una realtà teatrale ricca di sfaccettature, che si incentra sull’arte pura del teatro ma anche su quella della musica, lavorando con strumentazioni tecnologiche e tecniche proprie.

Lo scopo è quello di usare il teatro come strumento educativo all’interno delle scuole e durante i laboratori esterni: fornire agli studenti, qualsiasi età essi abbiano, strumenti di conoscenza di se stessi, della realtà in cui vivono e di altre realtà con cui non sono mai stati a contatto. Una scoperta continua di valori, che affonda le sue radici nel metodo didattico che Irene e Alessandro hanno costruito in più di dieci anni di attività.

Il loro lavoro li vede infatti impegnati nel territorio della Valdichiana da più di dieci anni, ma i Macchiati sono nati a Desenzano del Garda, dove hanno iniziato a muovere i primi passi nella realtà teatrale. Irene e Alessandro hanno frequentato le stesse scuole, dove hanno incontrato l’insegnante teatrale Fausto Gherardini, con cui hanno fondato una prima associazione. Dopo le prime soddisfazioni, sono arrivate anche le due lauree in antropologia e sociologia e la formazione di Alessandro a Milano alla scuola Internazionale del Teatro Arsenale. I Macchiati hanno iniziato anche a confrontarsi con la realtà dei laboratori, a fare spettacoli, ma per capire se sono veramente bravi a fare quel che fanno, come qualsiasi artista che si rispetti, hanno deciso di mettersi in difficoltà. 

Così Alessandro e Irene hanno imboccato l’autostrada alla volta di un territorio sconosciuto, capace di donare affermazione alle loro grandi capacità.

“Mentre eravamo in autostrada abbiamo letto il cartello “Chiusi” e ci siamo detti -Perché no?-. Il primo posto in cui ci siamo fermati è stato Città della Pieve, in un bosco stupendo abbiamo trovato il nostro casolare, era il 2008.”

I Macchiati sono quindi sbarcati in Umbria e grazie alla loro esperienza, maturata come un giovane in bottega, hanno iniziato a lavorare all’interno di quel territorio che li aveva accolti. 

Con uno sguardo sociologico e antropologico si sono buttati a capofitto nella creazione di festival teatrali all’interno del fitto bosco umbro. Poi, grazie al lavoro e alla ricerca continua, sono riusciti a maturare un proprio metodo di insegnamento teatrale ed è così che si sono fatti conoscere nelle scuole, prima in Umbria e poi in Toscana.

“All’inizio è stato difficile farci conoscere, ma grazie al circuito delle scuole siamo riusciti nell’impresa. Dopo un po’ di tempo siamo arrivati all’orecchio della Fondazione Orizzonti d’Arte che ci ha chiamato per portare uno spettacolo all’interno del Festival Orizzonti. Da lì abbiamo iniziato a conoscerci, ed è venuta fuori l’idea di fare i laboratori teatrali, quelli che ora sono i Teatri di Stagione.”

Un lavoro non da poco che ha visto i Macchiati relazionarsi con qualsiasi fascia d’età, dai più piccoli, i bambini di 5 anni, agli adulti, che non hanno limiti di età. Ma come si fa a creare un metodo di educazione teatrale che possa andare bene per tutti?

“Innanzitutto si parte dall’esperienza, dietro al nostro metodo di insegnamento ci sono delle tecniche precise che abbiamo sviluppato negli anni grazie anche all’uso di materiali con cui poi costruiamo e sviluppiamo alcuni esercizi. Alla base di tutto c’è poi il gioco, che ti permette di approcciarti a qualsiasi persona nel modo più libero possibile. Forse però ciò che ci permette di portare veramente avanti il tutto è la volontà di porre al centro del metodo l’allievo, la singola persona; motivo per cui la maggior parte dei testi viene scritta da noi. Abbiamo bisogno di sviluppare caratteri e personaggi che si modèllino sull’allievo, il quale, almeno all’inizio del percorso, ha bisogno di imparare a conoscersi e a gestirsi. È ovviamente molto più faticoso così, però all’allievo questo meccanismo permette di affrontare il palcoscenico più tranquillamente e di viversi l’esperienza in modo totalitario”.

Per garantire la possibilità di viversi al massimo l’esperienza teatrale, le attività dei Teatri di Stagione sono state divisi in quattro moduli Autunno, Inverno, Primavera ed Estate e alla fine di ognuno gli allievi vanno in scena sul palco del Teatro Mascagni. Quasi venti spettacoli con testi originali in un anno, un’impresa da titani ai quali i Macchiati hanno deciso di aggiungerne un’altra: da quest’anno infatti sono tornati a lavorare anche nei loro luoghi di origine. Dal prossimo anno dovrebbero già partire dei laboratori teatrali a Desenzano del Garda e Alessandro e Irene, per garantire il massimo successo in entrambi, fanno avanti indietro con il treno. Poi chissà, nel futuro creare un gemellaggio con Chiusi non è da escludere!

Ma dietro ogni fatica c’è sempre una ricompensa e in questi dieci anni i Macchiati sono riusciti ad affermarsi nel territorio della Valdichiana e dintorni, costruendo il proprio modo di fare teatro. Ed è proprio grazie a quest’ultimo che sono nate le “Storie del Territorio”, i progetti e spettacoli che hanno coinvolto la Compagnia Teatrale della Fondazione Orizzonti (formata dagli allievi del laboratorio per adulti), i laboratori estivi, la creazione del software Macchia. Un software gestionale specifico che permette di seguire con precisione il percorso di crescita espressiva di ogni partecipante.

“A Chiusi abbiamo trovato un posto capace di assecondarci e accoglierci, la Fondazione in primis ci ha sempre sostenuti. Per noi diventare i Macchiati è stato importante e vedere una comunità avvicinarsi al teatro grazie a noi lo è stato ancora di più. In questi giorni abbiamo potuto vedere come tutte le generazioni sono coinvolte all’interno della realtà teatrale, i genitori applaudono i figli, ma il giorno dopo i ruoli si invertono, e vedere questa partecipazione, questo gruppo di persone riunirsi è veramente la soddisfazione più grande di questi anni di lavoro. Il teatro è vivo e la comunità è viva attorno a lui, motivo per cui vogliamo continuare a investire in questo progetto. Sarà faticoso, visto che ora poi abbiamo altre necessità in quanto famiglia, ma la volontà di continuare e migliorare c’è, oggi come sempre”.

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Chiara Cacace

Diplomata alle Scienze Umane senza neanche essersene resa conto, ha necessitato di un anno sabbatico durante il quale ha scoperto che non può fare nulla per placare la sua volontà di scegliere sempre la via meno praticabile. Per questo aspira a fare parte del mondo dei giornalisti poiché scrivere è l’unica cosa giusta che pensa di sapere fare, ma neanche lei ci giurerebbe, quindi non illudetevi.

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