Il 1° gennaio 1948 entra in vigore la Costituzione italiana. Dopo mesi di gestazione finalmente viene al mondo la legge fondamentale dello stato italiano. Rigida, scritta, lunga, laica, votata e tendenzialmente programmatica e compromissoria. Composta da 139 articoli e 18 disposizioni transitorie e finali. Ma anche da libertà e dignità, guerra e rispetto, evoluzione e rivoluzione, morti e vittorie, come ci ricorda Piero Calamandrei.

“Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati.” Così incitò Calamandrei i giovani durante un discorso tenuto alla Società Umanitaria a Milano. Però prima di farlo, o quando tornerete, vi invitiamo a capire dove è stata scritta la Costituzione, chi sono le menti dietro i suoi articoli, come venne deciso su cosa dovesse giacere il nostro Stato e perché troppo spesso non la conosciamo abbastanza.

Proprio riguardo quest’ultimo punto cercheremo di aiutarvi attraverso vari articoli. Nelle prossime uscite tratteremo la Costituzione in tutte le sue sfaccettature: storiche, tecniche e sociali. Un viaggio lungo, complesso e non privo di incidenti che inizieremo oggi!

Chi ha dato vita alla Costituzione italiana?

A creare la legge fondamentale del nostro Stato fu L’ASSEMBLEA COSTITUENTE. Le elezioni per i deputati si tennero il 2 giugno 1946 insieme al referendum istituzionale (di cui abbiamo parlato nel precedente articolo). Un’occasione per i partiti politici italiani di dimostrare la loro forza. Possiamo quindi dire che la Costituzione, più che essere frutto di un lavoro giuridico, è frutto di un vasto “compromesso costituzionale”. Proprio questo contrasto insito nel testo originario, farà ben presto avvertire, con intensità sempre maggiore, la necessità di riforme più o meno radicali.

Spieghiamoci meglio…

In seguito alle elezioni risultarono eletti 556 costituenti, fra cui 21 donne (delle quali parleremo nei prossimi articoli). Gli eletti provenivano da differenti partiti, ma nella maggioranza c’era la Democrazia Cristiana, Il Partito Socialista Italiano e il Partito Comunista Italiano. Partiti che vedevano nella loro composizione molti volti che un tempo, neanche troppo lontano, erano stati partigiani. Questi andavano a formare l’arco costituzionale, detto l’erede del Comitato di Liberazione Nazionale.

Ma come mai furono questi i partiti con le percentuali più alte?

Da considerare in primis è la vittoria della Repubblica nel referendum. L’Italia non voleva più un regime totalitario al comando e ora più che mai necessitava di innovazione e rivoluzione politica, sociale ed economica.

Ma la strategia di propaganda fu quella che più probabilmente permise a tali partiti di salire al potere, soprattutto alla Democrazia Cristiana. Alcide de Gasperi si impegnò fortemente in campagna elettorale per rendere la Democrazia Cristiana, un partito moderno e interclassista, attento non solo alle richieste del ceto medio e dei cattolici, ma anche delle classi operaie e contadine. Ottenne infatti il sostegno delle ACLI e della Coldiretti. Questa strategia rese la DC un vero e proprio partito di massa, in grado di competere con comunisti e socialisti anche nel loro elettorato di riferimento. Allo stesso tempo però si mantenne fortemente legato alla religione ricevendo il pieno appoggio della Chiesa.

Per quanto riguarda gli altri due partiti i motivi sono abbastanza logici: primi due partiti nella guerra al nazifascismo divennero subito i più popolari alla caduta dell’ultimo. Ricordiamo come maggiori esponenti dei partiti: Togliatti e Longo per il PCI e Nenni, Pertini e Saragat per il PSI.

Analizziamo il voto a livello territoriale

La Democrazia cristiana si impone al Nord e al Sud, ma in regioni come la Toscana e l’Umbria le percentuali sono bassissime. Il Partito Socialista ottiene voti alti al Centro-Nord Italia, mentre il Partito Comunista Italiano ebbe percentuali alte in Toscana ed Emilia Romagna. Di grande importanza per il distacco della DC dagli altri due partiti di rilievo è stato il Mezzogiorno. Il quale ricordiamo, durante il referendum per la Repubblica, presentò la maggioranza di percentuali di voto per la Monarchia.

Il primo Presidente dell’ Assemblea Costituente fu Saragat Giuseppe del PSI, seguito, dopo le sue dimissioni, da Umberto Terracini del PCI.

I LAVORI

I lavori della Costituente si svolsero dal 25 giugno 1946 al 31 dicembre 1947 ( in realtà si fece uso di varie proroghe in quanto il termine massimo era di 8 mesi dalla prima seduta). Furono disciplinati dai Regolamenti della Camera prefascista, ma con varianti ammesse dalla Presidenza in considerazione della specificità dell’oggetto. Una delle varianti fu la votazione per princìpi. Si univano le proposte per materia e poi si votavano per blocchi omogenei. Un’altra fu quella di non inserire nel testo determinate materie, ma di orientarne l’interpretazione attraverso ordini del giorno. L’ordine del giorno era anche lo strumento per orientare il seguito dei lavori, ma era meno impegnativo dell’approvazione per princìpi e si prestava quindi a restare, in tutto o in parte, inadempiuto.

Uno dei primi lavori della Costituente fu quello di nominare il capo provvisorio dello Stato nello stesso giorno dell’insediamento, scelto nella figura di Enrico De Nicola (di cui abbiamo già parlato la scorsa volta).

LE COMMISSIONI

L’Assemblea Costituente nominò al suo interno una Commissione per la Costituzione, presieduta da Meuccio Ruini. I costituenti designati dal Presidente dell’Assemblea furono gli artefici della Costituzione e furono scelti in proporzione alla forza numerica dei gruppi politici, che componevano l’Assemblea. Composta da 75 membri, questi furono incaricati di stendere il progetto generale della Costituzione.

LE SOTTOCOMMISSIONI

Per facilitare l’operato, la Commissione si suddivise a sua volta in tre sottocommissioni:

  1. diritti e doveri dei cittadini, presieduta da Umberto Tupini (DC), che si occupava di determinare il cittadino come persona nei suoi diritti e doveri politici fondamentali, ma anche come partecipe di una comunità e di una libertà comune;
  2. organizzazione costituzionale dello Stato, presieduta da Umberto Terracini (PCI), che determinò gli organi supremi dello stato e le loro attribuzioni;
  3. rapporti economici e sociali, presieduta da Gustavo Ghidini (PSI), che andava a costituire i diritti del cittadino lavoratore, della iniziativa economica privata, la delimitazione più moderna e circoscritta del diritto di proprietà privata e per ultimo il controllo sociale della vita economica.

Un più ristretto Comitato di redazione (o Comitato dei diciotto) si occupò di redigere materialmente la Costituzione, coordinando e armonizzando i lavori delle tre commissioni.

LA PROMULGAZIONE

Il 22 dicembre del 1947 la Commissione concluse i suoi lavori sulla Costituzione approvando i 139 articoli e le disposizioni finali e transitorie. La votazione vide 453 voti favorevoli e 62 voti contrari. Il Capo provvisorio dello Stato, Enrico de Nicola, promulgò firmandolo, il testo della Costituzione il 27 dicembre del 1947.

La Costituzione entrò in vigore il 1° gennaio del 1948.

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Chiara Cacace
Chiara Cacace

Diplomata alle Scienze Umane senza neanche essersene resa conto, ha necessitato di un anno sabbatico durante il quale ha scoperto che non può fare nulla per placare la sua volontà di scegliere sempre la via meno praticabile. Per questo aspira a fare parte del mondo dei giornalisti poiché scrivere è l’unica cosa giusta che pensa di sapere fare, ma neanche lei ci giurerebbe, quindi non illudetevi.

1 thought on “Chiara & Civica: come nasce la Costituzione Italiana?

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