Madame e Messeri, La Valdichiana, sabato 28 giugno, è stata invitata alla corte di Baldovino, Conte di Monte San Savino, per le “Allegrezze”, festeggiamenti indetti per l’investitura del conte Baldovino e la nascita del nuovo feudo, la Nobil Terra di Monte San Savino.

Nell’anno 1550 i savinesi ebbero da che festeggiare. Nel febbraio di quell’anno fu eletto papa Giovanna Maria Di Monte, di antica e nobile famiglia savinese, con il nome di Giulio III. La seconda, quando il duca di Toscana, Cosimo I dei Medici, concesse la Nobil Terra di Monte San Savino in feudo a Baldovino Di Monte fratello del Papa. La gioia del duca di Toscana di vedere eletto papa un suo conterraneo toscano era incontenibile, e in qualche modo Cosimo I volle esternarla. Divenire contea significava per Monte San Savino staccarsi dalla giurisdizione amministrativa centrale di Firenze ed essere un territorio soggetto esclusivamente al governo di Baldovino Di Monte, il conte feudatario appunto.

Ogni anno, in giugno, la comunità savinese rievoca la cerimonia dell’investitura con la solenne concessione delle chiavi della città e rivive con cortei e pubblici festeggiamenti una delle pagine più significative della storia. Nobili e popolani prendono parte alle “allegrezze” e fra giochi di piazza, banchetti, mercanti, saltimbanchi, Ragazze in fiore, Commedianti del Monte, Sbandieratori della città di Arezzo e Falconieri del Re, arrivati direttamente da Poggibonsi, salutano il nuovo conte e rendono grazie ai santi protettori.

Il paese è diviso in quattro quartieri, Castiglia, con i colori Rosso-Giallo, Jalta, con i colori Giallo-Blu, Porticciolo Bianco-Neri e San Giovanni Rosso-Nero, che nella settimana antecedente si sono dati battaglia e si sono sfidati nella “Caccia di Monte”, nel “Pallone Grosso” e nel “Tiro alla Fume”, giochi legati alla comunità savinese di quel tempo, e rispolverati per decretare il moderno vincitore della competizione balduina.

La Valdichiana, non era solo in veste di semplice invitato, ma aveva un ruolo ben più importante, far parte della giuria di valutazione di una delle prove: la prova enogastronomica. I “cuochi” dei quattro quartieri dovevano preparare delle ricette appartenute alla cucina rinascimentale e cercare di conquistare i palati sopraffini di tre giudici, quello del Sindaco di Monte San Savino Margherita Scarpellini, di Carlo Gabellini, giornalista gourmet di Teletruria e della sottoscritta. Noi dovevamo valutare la Presentazione, l’Attinenza del piatto al periodo storico e il Gusto, il punteggio andava attribuito si sommava ai voti di ogni quartiere ottenuti in tutti giochi, e la somma finale decretava poi il vincitore.

Dopo una brevDSC01478e spiegazione del regolamento da parte del presidente della Proloco Marco Cavallini, ci siamo incamminati alla volta del primo quartiere San Giovanni, dove i moderni cucinieri ci hanno fatto assaggiare la “Zuppa delle Nonne”. Il piatto consisteva in una zuppa fatta con brodo di gallina, stracciatella d’uovo e spinaci, accompagnata da crostini di fegatini, crostini con ripieno di collo di gallina e una bruschetta con l’olio. Un guazzetto semplice, dal gusto delicato, che ha accarezzato il palato e che ha aperto la pancia della sottoscritta, non che ne avesse avuto bisogno.

DSC01481Secondo quartiere, Castiglia. Nel caratteristico Chiostro del San Savino, ci hanno proposto la “Zuppa dei Tarlati”, un piatto che non ispira molta simpatica a chi la deve cucinare. Gli ingredienti sono semplici: brodo di gallina, pollo, farina e pane, con aggiunta di aromi. Una minestra vellutata e cremosa, che scoprì il potente e ghibellino vescovo Tarlati nel periodo in cui andava ad Avignone, luogo dove era stata spostata la residenza papale. Dopo l’assaggio i gentil servitori, a me e agli altri giudici, hanno fatto lavare le mani in una ciotola d’acqua con petali di rosa e limone, idea da copiare per le prossime cene di redazione.

DSC01484Si riparte alla scoperta di altri sapori ed è volta del quartiere Jalta e del loro “Bos in Luscello”. Piatto patrizio e costituito da stinco di vacca, o manzo, disossato, aceto bianco leggermente allungato con acqua, cipolla, gambe di sedano, menta fresca, chiodi di garofano, pepe nero e miele, il tutto accompagnato da una birra artigianale. Dalla menta potrebbe sembrare un mojito, ma non lo è, questo piatto è stato l’esempio più emblematico dell’utilizzo delle spezie in cucina, tipiche dell’età rinascimentale.

Ultima tappa quartiere Porticciolo con il “Galletto alla Porticciolese”, galletto, (comunemente detto pollo), spezzettato e fatto cuocere con lardo, cipolle, latte di mandorle, chiodi di garofano e cannella. Dopo una mezz’ora di cotturaDSC01486 è stato aggiunto il pane, i datteri, le prugne e la noce moscata. Un’alchimia di sapori, mangiata con le mani e con libagione sotto l’attento sguardo dei quartieristi intenti a capire dalle nostre espressioni e dai nostri movimenti se il piatto era di nostro gradimento.

L’ottima presentazione e la grande attinenza di tutti i piatti presentati mi hanno fatto fare un tuffo nel passato, mi hanno permesso di scoprire gusti, ricette e la cucina di un periodo storico tra i più rigogliosi. Quel periodo storico dove nelle cucine dei palazzi si spandeva l’aroma delle spezie esotiche e sulle tavole riccamente imbandite, facevano la loro prima comparsa i prodotti del Nuovo Mondo scoperto da poco. Firenze ebbe un ruolo importante in questo periodo, protagonisti principali i Medici, Granduchi di Toscana, che influenzarono la vita di corte europea. I cuochi di Caterina de’ Medici fecero scuola a generazioni di cuochi francesi, provocando una rivoluzione della tavola in Occidente e segnando l’origine della grande cucina moderna.

Doveroso ringraziamento va ai miei compagni di forchetta il Sindaco, Margherita Scarpellini, il giornalista Carlo Gabellini e ovviamente Claudio Zeni che mi ha permesso di fare questo viaggio enogastronomico particolare. “Le allegrezze – La notte del Conte Baldovino” è curata dall’Associazione Pro Loco con il patrocinio del Comune di Monte San Savino.

Ah dimenticavo il quartiere che ha sbaragliato la concorrenza è stato il Porticciolo, e non solo in cucina!

Print Friendly, PDF & Email
Show Full Content

About Author View Posts

Valentina Chiancianesi

Sinalunga 1984. Laureata in Scienze della Comunicazione presso l'Università di Siena e specializzata in Comunicazione d'impresa, Maketing e Media presso l'Università per Stranieri di Perugia. Inizia a scrivere quasi per caso presso lo storico giornale senese, La Voce del Campo, passando per MyWord.it della Baldini&Castoldi Editori srl Milano, per poi arrivare a La Valdichiana dove dirige la parte editoriale. Vera amante della moda dona il tocco fashion a tutta la redazione.

Comments

Lascia un commento

Iscriviti alla nostra newsletter!

Ultimi Articoli

Ultimi Podcast

Ultimi Video

Archivi

Close
Close