La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: studenti

L’università non prepara al mondo del lavoro. Giusto, ma…

Oggi, si viene detto sempre più che è meglio lavorare, essere idraulico, panettiere, pasticcere, anziché prendersi una laurea, perché un laureato costa troppo a un’azienda, perché un laureato non ha…

Oggi, si viene detto sempre più che è meglio lavorare, essere idraulico, panettiere, pasticcere, anziché prendersi una laurea, perché un laureato costa troppo a un’azienda, perché un laureato non ha idea di che cosa sia il mondo del lavoro, perché l’università è un mondo chiuso a sé stante che non è in grado di preparare i giovani al mondo del lavoro vero e proprio.

Suonerà come uno “sputare nel piatto in cui si mangia”, ma quest’editoriale non vuole essere una manifestazione di ingratitudine, ma è assolutamente vero che non è in grado di fare quanto detto. L’università è incapace di preparare al mondo del lavoro, oggi come oggi, per un problema di didattica e di impostazione. Con le dovute precisazioni: prima di tutto, quando dicono che ci sono posti liberi da fornai, artigiani, che nessuno vuole, e che sono “estremamente ben pagati”, ebbene, si attendono le dichiarazioni di questi fornai e artigiani che guadagnano “fino a 3.000 € al mese”, perché ancora latitano. Secondo, l’università non preparerà al mondo del lavoro, ed è un aspetto grave, ma si potrebbe bilanciare nuovamente la didattica, favorendo lo sviluppo del pensiero critico degli studenti e prediligendo l’attività allo studio eccessivamente passivo e poco critico.

Ecco il problema più grande dell’università italiana: l’eccessivo nozionismo. Avere una solida cultura di base, avere una conoscenza teorica forte è senz’altro importante. Ma c’è un effetto collaterale, a cui non si pensa: una preparazione eccessivamente sbilanciata sulle teorie, su uno studio puramente astratto, rende gli studenti dei perfetti pappagalli, che leggono il libro, imparano a memoria, vanno all’esame, passano l’esame, per poi dimenticarsi quanto studiato. Perché poi, giustamente, molti laureati e già lavoratori, anni dopo arrivano a dire “quello che ho studiato all’università non l’ho mai applicato”. In altre parole, non è servito a niente. E non è lusinghiero come commento, eppure salta fuori molto spesso. Ma è vero, si vedono questi atteggiamenti, si leggono, si sentono in giro: non c’è bisogno di sapere il perché si studia questa teoria, anziché un’altra, basta impararsi i concetti meccanicamente e ripeterli in maniera corretta all’esame, per prendersi un 30. A volte basta impararsi tutto con dei riassunti, non ci vogliono neanche gli innumerevoli libri della bibliografia dell’esame. Qua si apre una triste parentesi: i libri scritti dai professori. Talvolta, le bibliografie d’esame sono fatte esclusivamente da libri scritti dai professori che tengono il corso; e molto spesso, sono libri illeggibili, quando sullo stesso tema, sono stati scritti libri più autorevoli e più ragionati (nonché più comprensibili). E questa, sembra essere una prassi tutta italiana.

Cosa ne consegue dal troppo nozionismo dell’università italiana? Che viene a mancare una forte dose di attività, di pratica, di progettualità. Quanti di quelli che hanno studiato Scienze della Comunicazione si sono trovati davanti a un progetto di social media marketing da fare? A un blog da aprire per scrivere articoli in base ai temi trattati a lezione? Quanti di questi studenti si sono trovati davanti alla richiesta di scrivere o di progettare una raccolta di racconti con i compagni di corso, partendo dai racconti da scrivere, ai rudimenti di ‘impaginazione con InDesign? Quanti di questi si sono trovati di fronte a un esame dove l’obiettivo non è studiare una data quantità di pagine e libri, ma è dimostrare di saper fare qualcosa, coerentemente con il corso di studi?

Perché succede di trovarsi di fronte a laureati in Scienze della Comunicazione che non sono in grado di scrivere un comunicato stampa, o un semplice articolo, e non sono in grado di capire come funziona Facebook o Twitter, o la semplice gestione della comunicazione di un brand sui social network.

Non solo: da quest’ossessione per il nozionismo ne consegue una grave mancanza di capacità critica. Capacità critica verso quanto studiato, e capacità di comprendere cosa, tra quanto imparato, serva davvero nel proprio percorso lavorativo. Una prassi molto diffusa, nell’università inglese, è quella di produrre essay, dei saggi critici, per gli esami. Perché sembra che il pensiero autonomo e critico sia più importante delle nozioni, nel mondo dell’università inglese (ed è chiaro che anche quel mondo avrà i suoi difetti). O meglio, sembra che venga preferito lo studente che è in grado di mettere in pratica quanto appreso e che è anche in grado di scegliere quello che gli sembra più utile nel proprio percorso. Il famoso chiedersi il perché si studiano quelle teorie, perché si leggono quei libri, anziché degli altri, l‘utilità della singola nozione e lo scoprire i nessi logici che vanno a creare il bagaglio di conoscenze che ci si appresta a capire, prima di utilizzarle.

Un eccesso di nozionismo fa provare una repulsione crescente verso l’università, e lo dimostrano le immatricolazioni sempre più in calo, anno dopo anno. Al di là delle ragioni economiche, dovute alla crisi economica e all’aumento delle rette universitarie, c’è questo motivo “non ho voglia di studiare un altro tre, cinque anni”, “non ho voglia di studiare di nuovo cose che ho già fatto”. Questo è il problema: l’università non dovrebbe “insegnare cose già fatte”, dovrebbe invece portare le conoscenze degli studenti verso un nuovo livello e dovrebbe portare alla presa di coscienza del proprio bagaglio culturale, oltre che dare un’idea di che cosa potrebbe implicare il voler essere un esperto di comunicazione nel mondo del lavoro, una volta preso l’agognato “pezzo di carta”. E chiamarlo pezzo di carta, con questa università italiana, è drammaticamente la definizione giusta. Un pezzo di carta bello da mostrare e nulla più. L’urgenza è di far diventare l’università un mondo che dialoghi con la dimensione lavorativa, e di farlo diventare un luogo dove si ragiona, si fa, si sperimenta, dove si sbaglia e si corregge il tiro, non un posto dove si studia a memoria “per passare l’esame” o per “stare parcheggiati”. Perché questi pensieri – reali e già sentiti uscire da alcune persone – sono veramente tristi e svilenti e contribuiscono a dipingere un ritratto dell’universitario ideale tutt’altro che positivo.

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Pacchetto Scuola per gli studenti del Comune di Sinalunga

Novità per le famiglie dei piccoli e dei grandi studenti del Comune di Sinalunga. E’ stato pubblicato, infatti, il bando per accedere al “pacchetto scuola” 2014 diritto allo studio a.s….

Novità per le famiglie dei piccoli e dei grandi studenti del Comune di Sinalunga. E’ stato pubblicato, infatti, il bando per accedere al “pacchetto scuola” 2014 diritto allo studio a.s. 2014/2015, rivolto a studenti residenti nel Comune di Sinalunga, frequentanti le scuole primarie, secondarie di primo grado e secondarie di secondo grado (statali, paritarie o di enti locali) e appartenenti a nuclei familiari con indicatore economico equivalente (ISEE) non superiore a euro 15.000,00. Il bando è finalizzato a sostenere le spese necessarie per la frequenza scolastica (libri scolastici, altro materiale didattico e servizi scolastici).

Il “pacchetto scuola” viene corrisposto ai beneficiari dal Comune di residenza nel rispetto degli importi regionali e quantificato sulla base delle seguenti variabili: ordine e grado di scuola (primaria, secondaria primo grado, secondaria secondo grado) e l’anno di corso (primo anno, secondo anno, ecc.)

Sulla base delle risorse disponibili che risulteranno dalla quantificazione del contributo regionale a favore del Comune e del totale del fabbisogno che risulterà dalla Graduatoria delle richieste regolarmente presentate, il Comune potrà disporre la diminuzione dell’importo standard regionale corrispondente ad ogni ordine di scuola/classe.

In ogni caso il contributo per ogni avente diritto e nell’ordine della graduatoria, non potrà essere inferiore al 70% così come dal dettaglio della tabella sotto indicata.

Il Comune procederà ad assegnare i contributi nella misura dell’importo minimo indicato nella tabella, stilando una graduatoria di assegnazione che verrà redatta in ordine di valore economico della dichiarazione ISEE a partire dal valore più basso e senza distinzione di ordine e grado di scuola e fino ad esaurimento delle risorse disponibili. Qualora le risorse assegnate siano sufficienti, il suddetto contributo potrà essere aumentato percentualmente fino ad esaurimento delle risorse assegnate e con riferimento all’importo standard fissato dalla Regione.

Il Comune si riserva la facoltà di aumentare l’entità degli importi standard regionali solo in presenza della copertura di tutti gli aventi diritto

I requisiti sono:

requisiti economici: L’ISEE del nucleo familiare di appartenenza dello studente non deve superare il valore di € 15.000,00;
requisiti di merito per gli studenti della scuola primaria e secondaria di I grado e per il primo biennio della scuola secondaria di secondo grado: il beneficio può essere richiesto una sola volta per lo stesso anno di corso di studi, ovvero non è consentito richiedere il beneficio già ottenuto l’anno precedente in caso di ripetenza dello stesso anno. Tale clausola di esclusione è valida anche nel caso in cui lo studente ripetente si iscriva ad altro Istituto Scolastico e/o altro indirizzo di studi. In sostanza lo studente che ripeta lo stesso anno (1°, 2°, 3°… ecc.) anche in altro indirizzo di studio non può richiedere il beneficio già ottenuto l’anno precedente per lo stesso anno cui è iscritto al momento della richiesta (1°, 2°, 3°… ecc.);
requisiti di merito per gli studenti della scuola secondaria di II grado iscritti al III, IV e V anno: per poter richiedere il beneficio occorre aver conseguito la promozione alla classe successiva nell’anno scolastico precedente a quello di presentazione della domanda di beneficio;
requisiti anagrafici: residenza in Toscana, età non superiore a 20 anni.

I contributi saranno erogati fino ad esaurimento delle risorse disponibili del budget che sarà assegnato al Comune di Sinalunga. La domanda, redatta sull’apposito modulo reperibile presso l’Ufficio Scuola del Comune di Sinalunga o sul sito internet www.comune.sinalunga.si.it, dovrà essere presentata da uno dei genitori o da chi rappresenta il minore all’Ufficio Protocollo del Comune di Sinalunga entro e non oltre le ore 12:00 del giorno 28 novembre 2014. In alternativa potrà essere spedita tramite raccomandata entro il termine suddetto (in questo caso farà fede il timbro postale).

Per scaricare il bando completo e la domanda di richiesta clicca qui

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Tesi di laurea nel cestino? No, grazie

Era già successo a Scienze Politiche, a Milano, qualche anno fa: tesi di laurea buttate nel cestino. La foto pubblicata la settimana scorsa su Repubblica.it ha nuovamente scatenato (e giustamente, ci mancherebbe altro)…

Era già successo a Scienze Politiche, a Milano, qualche anno fa: tesi di laurea buttate nel cestino. La foto pubblicata la settimana scorsa su Repubblica.it ha nuovamente scatenato (e giustamente, ci mancherebbe altro) le ire degli ex-universitari, oramai laureati. Questa volta, le tesi bellamente messe nei bidoni sono quelle di Informatica in via Comelico.

In questo post, non mi interessa che siano le tesi scritte tra gli anni ’80 e gli anni ’90, perché il principio è il lavoro che c’è stato alle spalle. Se il problema è la quantità di tesi cartacee che si sono accumulate negli anni, perché non far partire un progetto di digitalizzazione delle tesi? Sfruttare i ricercatori e i dipartimenti di informatica (di ingegneria, e così via) per avviare un progetto di biblioteca digitale delle tesi, forse è azzardato? Azzardato, ma non infattibile. E soprattutto, sarebbe un’operazione intelligente e utile.

Anche perché, fare una biblioteca digitale delle tesi, servirebbe ai futuri studenti e ai futuri tesisti per consultarle, e perché no, sfruttarle da altri tesisti come dei libri normali, per la propria bibliografia. Mi spiego: la tesi dovrebbe essere un lavoro con un certo valore scientifico, visto che dovrebbe essere curata da degli accademici e dei professionisti con molta preparazione e molta esperienza. Spesso, soprattutto negli ultimi anni (e ho visto certe cose accadere davanti ai miei occhi) i professori che seguono i tesisti, non li seguono affatto! A partire dal non presentarsi quasi mai agli incontri e agli appuntamenti dove si discute dei capitoli redatti, ma a partire più semplicemente dal leggere le tesi – e sapere di cosa parlano, l’argomento. Ho visto (e letto) tesi di qualità dubbia e mi trovo costretta a concordare che negli ultimi anni la qualità delle tesi siano precipitate. Però questo non giustifica il buttarle nel cestino, tutte, indistintamente. Che le migliori vengano digitalizzate e sfruttate dagli studenti che verranno dopo! E in questi anni, è veramente necessario spendere 100 € – almeno – per tre copie di una tesi, di cui una sola rimane allo studente, le altre due, se le tiene il relatore (forse, visto che poi magari finiscono dimenticate in un armadio)? Perché non fare una copia digitale per i relatori, avendo così solo una copia cartacea, che rimarrà allo studente?

Ma a questo punto, è veramente necessario scrivere una tesi come prova finale di una laurea? Se viene poi buttata via, neanche curata a modo dal relatore, lasciata in un angolo e nel dimenticatoio, che senso ha? A volte ci si dimentica che ci sono comunque ore di lavoro, di ricerche, di studio e di scrittura da parte di uno studente, il più delle volte abbandonato a se stesso, che è ben diverso dal lavoro in autonomia che ci si aspetterebbe giustamente dopo un primo ciclo di studi universitari. Allora che senso ha scrivere una prova finale – che poi magari risulta essere mediocre o scialba, che tratta un argomento magari già usato molte volte?

Al posto della tesi (che direi che potrebbe rimanere opzionale, se si ha veramente un argomento innovativo e di ricerca vera e propria), perché non dare come prova finale – non so, un’esperienza universitaria all’estero? O ancora meglio, un’esperienza di studio e lavoro di ricerca all’estero – che viene riportata e raccontata nella prova finale. No, non una tesi di 90 pagine, ma un elaborato della lunghezza di un saggio breve. A questo punto, chi non se la sente, potrebbe fare anche degli esami extra, che siano estremamente pertinenti con il percorso di studi. Se dobbiamo fare un lavoro che finisce nel cestino e che non viene sfruttato da chi studierà negli anni successivi, tesi no grazie. 

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Trasporto studenti disabili: 450 mila euro alle Province toscane

Altri 450mila euro alle 10 Province toscane per il trasporto e l’assistenza socio-educativa degli studenti disabili iscritti alle scuole secondarie di secondo grado. Lo prevede una delibera portata in Giunta…

Altri 450mila euro alle 10 Province toscane per il trasporto e l’assistenza socio-educativa degli studenti disabili iscritti alle scuole secondarie di secondo grado. Lo prevede una delibera portata in Giunta della Regione Toscana dalla vicepresidente Stefania Saccardi e approvata nella seduta dello scorso 19 febbraio: delibera che fa salire le risorse (800mila euro) già assegnate alle Province nello scorso novembre per questo tipo di servizio. Si arriva dunque, per l’anno scolastico in corso, a un milione e 250mila euro ripartiti venendo incontro alle richieste avanzate dalle Province.

“La delibera – sottolinea Stefania Saccardi – riguarda circa 3.600 studenti e segue una precisa scelta politica del governo regionale che nel bilancio 2014 è riuscito a reperire risorse aggiuntive per quasi mezzo milione di euro”.

Ecco di seguito la ripartizione dei 450 mila euro aggiuntivi tra le Province (fra parentesi la cifra complessiva – comprendente anche i contributi già assegnati nel novembre scorso – nonchè il numero degli studenti coinvolti):

Arezzo 44.559 (118.219 – – – 340)
Firenze 100.264 (278.511 – – – 801)
Grosseto 24.659 (68.497 – – – 197)
Livorno 44. 061 (122.392 – – – 352 )
Lucca 47.190 (131.084 – – – 377)
Massa 24.784 (68.845 – – – 198)
Pisa 43.560 (121.001 – – – 348)
Pistoia 58.706 (163.073 – – – 469)
Prato 30.292 (84.144 – – – 242)
Siena 33.922 (94.228 – – – 271)

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Chianciano: anche quest’anno corsi serali professionali per giovani e adulti

Anche quest’anno l’Istituto professionale “Pellegrino Artusi” di Chianciano Terme proseguirà il corso serale professionale per giovani ed adulti, senza limiti di età, per il conseguimento della qualifica professionale regionale e…

Anche quest’anno l’Istituto professionale “Pellegrino Artusi” di Chianciano Terme proseguirà il corso serale professionale per giovani ed adulti, senza limiti di età, per il conseguimento della qualifica professionale regionale e il rilascio del diploma di maturità nei settori enogastronomia, sala e vendita e accoglienza turistica per accedere al mondo del lavoro e all’Università.

Al corso, attivato per la prima volta dall’Istituto nell’anno scolastico 2013/2014, sono iscritti attualmente 36 studenti, prevalentemente donne, tra questi vi sono 16 stranieri. Gli iscritti, la cui età media degli iscritti è di 30 anni circa, sono residenti a Chianciano Terme e nei comuni della Valdichiana. I corsi sono personalizzati a seconda del livello di istruzione già raggiunto dagli iscritti e si svolgono tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 18.00 alle ore 22.00.

«Siamo molto soddisfatti del risultato raggiunto – afferma la professoressa Patrizia Ciolfi, vicepreside dell’Istituto alberghiero – perché gli iscritti oltre a frequentare regolarmente stanno raggiungendo incredibili risultati. A questo corso – prosegue – è iscritta persino una studentessa che ha ottenuto già una laurea e i diversi iscritti stranieri contribuiscono in maniera positiva garantendo quel processo di integrazione fondamentale nella comunità».

Il corso si rivolge a tutti coloro che hanno interrotto gli studi e vogliano completare la propria formazione, che sono in possesso del diploma di terza media o titolo equipollente e hanno compiuto il 18esimo anno di età, che hanno più di 16 anni ed hanno compiuto il percorso dell’obbligo scolastico ma non hanno ancora raggiunto il 18esimo anno di età, che hanno iniziato un’attività lavorativa o di apprendistato. Si possono iscrivere, inoltre, tutti coloro che desiderano rimettersi in gioco e arricchire il proprio bagaglio culturale e professionale e coloro che per qualsiasi motivo in passato non hanno potuto studiare e desiderano colmare questo svantaggio. Il corso è aperto a chi, cittadino italiano e non, voglia allargare le proprie conoscenze culturali e le proprie competenze professionali.

Per quanto riguarda l’assetto didattico, il nuovo percorso del serale (definito dal dpr 263 del 29/10/2012), si sviluppa in tre periodi didattici (tre annualità) e si conclude con un esame di stato per il conseguimento del diploma. Il monte orario di ogni periodo didattico è di 740 ore ed è indispensabile la frequenza del 70% circa delle ore complessive. Il percorso sarà comunque personalizzato sulla base dei crediti formativi e professionali di ogni iscritto e sarà definito dal patto formativo individuale. Le lezioni si svolgeranno in orario serale per cinque giorni alla settimana (23 ore settimanali), da settembre a maggio. È prevista anche la possibilità di fruire a distanza di una parte, non superiore al 20%, del monte orario complessivo.

Al momento dell’iscrizione l’Istituto valuterà il curriculum formativo e lavorativo, riconoscendo le competenze acquisite attraverso precedenti esperienze scolastiche, anche parziali, e valutando le esperienze professionali svolte in ambiti coerenti con l’indirizzo di studio scelto. Come credi formativi saranno valutati anche quelli acquisiti attraverso la frequenza di corsi relativi ad attività riconosciute di formazione professionale (cuoco, aiuto-cuoco, barman, ecc.) organizzati dall’Istituto, dalle agenzie formative o da altri istituti alberghieri. Inoltre, le materie già studiate in altre scuole o in questa stessa scuola, possono essere riconosciute come credito con la possibilità di abbreviare il percorso di formazione.

Per gli studenti lavoratori, come prevede la legge, è riconosciuto il “diritto allo studio”, ovvero permessi retribuiti per studio (150 ore annuali), così come sono possibili agevolazioni nei turni di lavoro.

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Dal prossimo anno scolastico, anche il cinese al Liceo Linguistico

Al Liceo Linguistico “Poliziano” si parlerà cinese. Corso facoltativo già dall’anno scolastico 2014 – 2015 Il Liceo Linguistico “Poliziano” inserisce nel piano di studi, come opzione facoltativa, lo studio della lingua…

Al Liceo Linguistico “Poliziano” si parlerà cinese. Corso facoltativo già dall’anno scolastico 2014 – 2015

Il Liceo Linguistico “Poliziano” inserisce nel piano di studi, come opzione facoltativa, lo studio della lingua cinese, offrendo così ai giovani della Valdichiana questa nuova opportunità formativa.

“La scelta non trova fondamento solo in ragioni di natura strettamente linguistica e culturale – come spiega il Dirigente Scolastico, prof. Marco Mosconi – ma anche nella convinzione di dover formare i nostri ragazzi per essere cittadini del mondo, e lo studio del cinese va in questa direzione. Infine – precisa Mosconi – in questa novità si rispecchia l’importanza strategica che riveste per il territorio poliziano il rapporto con la Cina, confermato dalla recente inaugurazione di Chinese Corner (“angolo cinese”), frutto di un accordo siglato tra la Biblioteca “Calamandrei” del Comune di Montepulciano e l’Hanban, istituzione del governo cinese preposta alla diffusione della lingua cinese nel mondo”.

Il Liceo Poliziano ha già programmato, in collaborazione con l’Università per Stranieri di Siena, l’Istituto “Confucio” di Pisa e la Biblioteca “Calamandrei”, un incontro per i giovani studenti neoiscritti al Linguistico per la sensibilizzazione alla affascinante lingua orientale.

Oltre quindi all’ormai consolidato studio delle lingue Inglese, Francese e Tedesco, il Liceo Linguistico aprirà dunque il prossimo anno scolastico con due importanti novità : lo studio curricolare della lingua spagnola ed il cinese facoltativo opzionale.

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L’Università di Siena tra i primi atenei per l’assegnazione di borse di studio.

All’ Università di Siena il 100% degli studenti idonei alla borsa di studio per reddito e per merito, la riceve concretamente. L’Ateneo si trova infatti nel novero dei soli 19…

All’ Università di Siena il 100% degli studenti idonei alla borsa di studio per reddito e per merito, la riceve concretamente. L’Ateneo si trova infatti nel novero dei soli 19 che in Italia riescono a soddisfare effettivamente tutti gli studenti che hanno il requisito per la borsa di studio. A ricordarlo è l’edizione di lunedì 24 febbraio del Sole 24 Ore, che ha svolto un’elaborazione sulla base di dati dell’Osservatorio regionale Piemonte sul diritto allo studio. Insieme all’Università di Siena nella classifica compaiono anche le Università di Firenze e Pisa.

“Il 100% delle borse assegnate al totale degli idonei è un dato estremamente positivo per il nostro Ateneo – commenta il rettore Angelo Riccaboni – perché rappresenta un vantaggio molto importante per gli studenti. Questo risultato deriva dalla grande attenzione che la Regione Toscana e l’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio prestano all’Università e all’educazione dei giovani, anche attraverso i finanziamenti e il sostegno organizzativo, confermati pur in questi momenti di crisi economica. Ritengo inoltre – ha aggiunto il Rettore – che questo dato possa rientrare a pieno titolo tra i criteri che i giovani e le loro famiglie adotteranno nella scelta del percorso formativo all’interno del sistema universitario toscano, uno dei migliori del nostro Paese”.

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Chiusi: dall’ente Santo Stefano borse di studio agli studenti dell’ Einaudi/Marconi

A Chiusi l’ente Santo Stefano, di vecchissima fondazione e considerato da sempre a benefico e a servizio dell’istruzione, mette a disposizione 1500 euro per i ragazzi dell’istituto superiore della città….

A Chiusi l’ente Santo Stefano, di vecchissima fondazione e considerato da sempre a benefico e a servizio dell’istruzione, mette a disposizione 1500 euro per i ragazzi dell’istituto superiore della città. Ragionieri e Geometri parteciperanno, infatti, ad un bando con borsa di studio che premierà, con 800 euro, il più meritevole tra i progetti che saprà esprimere al meglio la riqualificazione della nuova area sportiva in loc. Pania sia in termini sportivi (la vocazione dell’area come emerso da vari incontri resterà infatti sportiva) sia in termini economici finanziari.

In pratica l’obiettivo sarà quello di far lavorare insieme due professionalità, quella dei geometri e quella dei ragionieri che nel mondo del lavoro spesso si troveranno a confronto e che, infatti in questa occasione si confronteranno come fossero imprese partecipanti al bando pubblico che il Comune emetterà per gestire l’intera area. Sempre grazie all’ente Santo Stefano, costituito nel consiglio di gestione dal presidente Maddalena Montemurro (dirigente scolastica istituto superiore valdichiana) dal sindaco di Chiusi, dal preside dell’Istituto comprensivo Graziano da Chiusi e da un rappresentante dei genitori, altre borse di studio per un importo di 700 euro sono previste anche per i ragazzi che frequentano gli indirizzi tecnici professionali e saranno assegnati in base al proprio curriculum di studi ai più meritevoli.

“Quando sono stato a visitare la scuola – dichiara il sindaco di Chiusi Stefano Scaramelli – ho trovato una realtà dinamica e competitiva e negli occhi dei ragazzi ho visto la voglia di mettersi in gioco e dimostrare tutto il proprio valore. Sono, quindi, molto soddisfatto dell’iniziativa presa dall’Ente Santo Stefano e della capacità di trovare risorse dimostrata perché le borse di studio rappresenteranno, per i ragazzi, una bella occasione per calarsi concretamente nelle dinamiche lavorative ed anche un incentivo concreto per proseguire i propri studi. In Italia, il mondo della scuola è accusato di essere lontano dal mondo del lavoro ebbene famiglie e ragazzi devono invece capire che scegliendo Chiusi per il proprio percorso di studi scelgono una scuola che, con un occhio sempre puntato al futuro e basandosi sull’unica linea di giudizio del merito, prepara veramente al meglio gli uomini e donne del domani.”

“Sono soddisfatta – dichiara Maddalena Montemurro dirigente scolastico istituto comprensivo valdichiana – per questo bando. Sarà il campo di prova ideale per dimostrare quanto di buono c’è nei ragazzi che studiano nella nostra scuola. Sono certa che il progetto che ne uscirà sarà in grado di dare imput positivi agli adulti; troppo spesso e con troppa facilità i giovani vengono tacciati di superficialità, scarsa professionalità e pigrizia, io non sono d’accordo e sono invece una inguaribile ottimista anche perché confortata dalle potenzialità e capacità che quotidianamente vedo nella mia scuola.”

L’istituto superiore Einaudi/Marconi di Chiusi rappresenta dunque una vera e propria palestra per i ragazzi di oggi chiamati ad essere i professionisti del domani. Per la scuola chiusina, dopo essere stata scelta per lo sviluppo di go kart da corsa da una azienda del nord Italia che presto aprirà le porte anche ad alcuni ragazzi con un tirocinio formativo, la notizia delle borse di studio rappresenta sicuramente un’altra scommessa vinta, anche perché a beneficiarne non saranno solo i ragazzi che miglioreranno, vincitori oppure no, la propria preparazione, ma tutta la città che avrà ragazzi pronti a confrontarsi con le difficile sfide del mondo del lavoro.

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Dalla Regione, 4 milioni e mezzo di Euro per gli studenti di infermieristica

Confermata anche per l’anno accademico 2012-2013 l’erogazione degli assegni di studio dei corsi di laurea in infermieristica. La giunta ha deliberato stamani, su proposta dell’assessore al diritto alla salute Luigi…

Confermata anche per l’anno accademico 2012-2013 l’erogazione degli assegni di studio dei corsi di laurea in infermieristica. La giunta ha deliberato stamani, su proposta dell’assessore al diritto alla salute Luigi Marroni, un finanziamento di 4.507.000 euro per gli iscritti al corso di laurea in infermieristica. Gli assegni verranno erogati tramite le tre sedi universitarie dell’Azienda per il diritto allo studio universitario di Firenze, Pisa e Siena.

La Toscana ha avviato questa forma di incentivo economico fin dall’anno accademico 2000-2001, e la cifra destinata agli assegni di studio per gli studenti di infermieristica è cresciuta di anno in anno: da 1.307.000 euro, per 662 assegni nel 2000-2001, ai 4.137.288 per 2.006 assegni nel 2011-12. Complessivamente, in 12 anni la Regione ha destinato agli assegni di studio per gli infermieri oltre 30 milioni di euro.

Per l’anno accademico 2012-13 l’importo sale ancora: 4.507.000 euro, così suddivisi tra le tre aziende universitarie per il diritto allo studio: 2.243.000 a Firenze, 1.497.430 a Pisa, 766.410 a Siena.

Questi gli importi degli assegni: per il 1° anno 955 euro; per il 2° anno 1.936 euro; per il 3° anno 3.227 euro. Per aver diritto agli assegni è necessario essere iscritti in corso senza essere stati iscritti fuori corso o ripetente per più di una volta, oppure essere iscritti fuori corso o ripetente per la prima volta. Se iscritti al primo o secondo anno: aver superato entro il 30 aprile 2013 tutti gli esami previsti per gli anni precedenti e per l’anno accademico 2012-13, riportando per l’anno accademico 2012-13 una media non inferiore a 22/30; aver superato con esito positivo la valutazione del tirocinio. Se iscritti al terzo anno: aver superato entro il 30 aprile 2014 tutti gli esami previsti per l’anno accademico 2012-13 riportando una media non inferiore a 22/30; aver superato con esito positivo la valutazione del tirocinio; aver discusso la tesi di laurea, oppure aver superato la prova finale del corso di laurea, entro la sessione autunnale o primaverile.

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