La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

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L’impermeabilizzazione del suolo e il rischio idrogeologico in Valdichiana

Quando pensiamo al suolo, come lo vediamo? Come una risorsa, qualcosa di ovvio forse, che è sempre stato lì e sempre ci sarà; il suolo è ciò di cui è…

Quando pensiamo al suolo, come lo vediamo? Come una risorsa, qualcosa di ovvio forse, che è sempre stato lì e sempre ci sarà; il suolo è ciò di cui è fatto il mondo. Il suolo, l’epidermide del pianeta Terra (la nostra casa, l’unica minuscola pallina fluttuante nell’universo in cui ci siano le condizioni adatte allo sviluppo della vita come la conosciamo), quello strato di materia antica e fertile che ci permette di coltivare, di costruire, di vivere. Come molte delle cose che abbiamo, lo diamo spesso per scontato: infatti, il suolo non è una risorsa rinnovabile.

L’importanza del suolo

Il suolo svolge una gamma molto ampia di funzioni vitali per l’ecosistema: è alla base della produzione alimentare e di materiali da costruzione rinnovabili; crea habitat che favoriscono la biodiversità del sottosuolo e di superficie; regola il flusso delle acque verso le falde e filtra le sostanze contaminanti; riduce la frequenza e il rischio di alluvioni e siccità; aiuta a regolare il microclima in ambienti ad alta densità urbana, assorbendo il calore e nutrendo la vegetazione.

L’impermeabilizzazione del suolo intralcia ciascuna di queste funzioni e riduce in maniera considerevole i loro effetti benefici. Questo dovrebbe farci preoccupare molto, dato che il suolo non è una risorsa facilmente rinnovabile: i suoi tempi di rigenerazione sono lunghi e quelli di formazione addirittura secolari.

Cos’è l’impermeabilizzazione del suolo?

Il terreno e il suolo sono risorse fondamentali per la vita. Tuttavia, nel corso degli ultimi decenni l’occupazione di terreno per l’urbanizzazione e la costruzione di infrastrutture è aumentata a un ritmo più di due volte superiore al tasso di crescita demografica.

Quando la terra viene coperta da un materiale impermeabile, come per esempio il cemento o l’asfalto, si verifica un fenomeno chiamato impermeabilizzazione del suolo: una delle prime cause di degrado del terreno nell’Unione Europea (e quindi anche dell’Italia), che accresce il rischio di inondazioni e di scarsità idrica, contribuisce al riscaldamento globale, minaccia la biodiversità e riduce la disponibilità di terreni agricoli fertili.

L’occupazione del terreno in Europa è in aumento costante, specialmente nelle aree urbane, a causa soprattutto di un fenomeno detto città diffusa o sprawl urbano. Questa continua espansione urbana ha un impatto immenso sulla vita e sull’ambiente, anche se spesso non siamo educati a vederlo.

Gli impatti dell’impermeabilizzazione del suolo sull’ambiente e sull’uomo

Pressione sulle risorse idriche
L’impermeabilizzazione riduce l’assorbimento di pioggia da parte del suolo. L’acqua, non defluendo correttamente, si infiltra in maniera disordinata e aumenta il rischio di inondazioni (anche per collasso del sistema fognario). I terreni impermeabilizzati sono più soggetti alla siccità e necessitano di irrigazione più frequente: agricoltura e comunità dipendono sempre più dai bacini artificiali.

Perdita di biodiversità
Un quarto delle specie esistenti vive nel terreno e molte di esse si occupano di svolgere funzioni fondamentali (decomposizione, il riciclo dei nutrienti, ciclo del carbonio), rendono il suolo più permeabile da acqua e gas e sono spesso fondamentali per la sopravvivenza di altre specie.
L’impermeabilizzazione lineare (strade, autostrade) è legata alla frammentazione ambientale, fenomeno legato alla diminuzione delle specie selvatiche, al cambiamento climatico locale e all’aumento dell’inquinamento chimico e acustico.

Perdita di terreni fertili
I centri urbani tendono a svilupparsi in aree molto fertili, quindi l’impermeabilizzazione del suolo nelle aree urbane porta inevitabilmente a una diminuzione di terreni produttivi liberi. Questo rappresenta un pericolo per la sicurezza della disponibilità di cibo in Europa: un’analisi condotta dal Centro Comune di Ricerca (CCR) della Commissione Europea ha dimostrato che, tra il 1990 e il 2006, 19 Stati membri hanno perso un potenziale produttivo agricolo totale pari a 6,1 milioni di tonnellate di frumento (circa un sesto del raccolto annuale in Francia). Anche a causa dell’erosione del suolo, l’Italia è il paese che ha sperimentato la perdita maggiore.

Aumento del fenomeno delle isole di calore
La perdita di vegetazione nelle aree urbane, il maggiore assorbimento di energia da parte di superfici scure come l’asfalto e l’emissione di calore degli impianti di climatizzazione e del traffico danno vita al fenomeno cosiddetto ‘isola di calore urbano‘. Queste ondate di calore rappresentano un grande pericolo per le fasce di popolazioni più deboli.

Riduzione della vegetazione
I grandi alberi sono essenziali per l’assorbimento di particelle inquinanti e per mitigare la velocità e la turbolenza del vento. Aumentano l’umidità a livello del terreno, raffreddano, aiutano a regolare le risorse idriche. Una forte impermeabilizzazione del suolo genera ambienti più caldi, ventosi, inquinati, franosi e siccitosi.

Danni all’economia locale
Il degrado del territorio danneggia l’economia locale impattando negativamente sull’agricoltura e sul turismo, riducendo il valore dei terreni e la qualità della vita delle comunità locali.

Nonostante la portata immensa del problema, difficilmente ne sentiamo parlare, anche quando i suoi effetti si fanno sentire nella nostra quotidianità, con il risultato che nella percezione comune i rischi dovuti allo sfruttamento del suolo siano quasi nulli.

Iniziative e politiche locali atte ad arginare il problema sono disincentivate da alcuni importanti fattori:

  • la dipendenza delle autorità locali dal gettito di imposte e tasse di urbanizzazione;
  • l’inadeguatezza del trasporto pubblico o la mancanza di alternative ai veicoli privati;
  • l’aumento del valore del terreno entro i confini urbani e svalutazione delle periferie (che si ricollega allo sprawl urbano);
  • percezione comune che il problema non sussista, data l’abbondanza di spazi verdi nelle zone rurali.

L’impermeabilizzazione del suolo in Valdichiana

La Valdichiana, una pianura alluvionale, potrebbe essere definita un paesaggio d’acqua; per sua natura è un territorio delicato dal punto di vista idrogeologico, specialmente nella zona della piana. Eppure, lo sviluppo dei suoi centri abitati e delle infrastrutture che la attraversano non è stato progettato in modo da tenere conto di questa fragilità.
Quando si parla di impermeabilizzazione del suolo, i fattori da tenere in considerazione per comprenderne le conseguenze sono molti. In Valdichiana ci sono diversi aspetti che rendono il problema critico:

INFRASTRUTTURE VIARIE

Nel corso degli anni, l’urbanizzazione e l’artificializzazione hanno contribuito alla modifica del paesaggio, attraverso la rimozione delle colture miste in favore delle monocolture e l’aumento della pressione sui corsi d’acqua e sulle zone umide.

L’autostrada, la ferrovia e le statali che connettono i paesi ai piedi delle colline (come la direttiva Cortona-Castiglion Fiorentino-Arezzo) creano un effetto barriera longitudinale che attraversa tutto l’ecosistema chianino, che risulta tagliato e frammentato anche da tutte le opere connesse a queste importanti infrastrutture (zone industriali, nuovi centri urbani, centri commerciali). Tutto questo si ripercuote non solo a livello superficiale, ma anche sulla qualità degli ecosistemi acquatici che risentono dell’inquinamento civile e industriale.

AGRICOLTURA INTENSIVA

Il suolo della Valdichiana è fertile e per questo la sua vocazione è sempre stata quella agricola. Tuttavia, l’attività agricola si sta facendo sempre più intensa e specializzata (monocolture di cereali, frutteti, vasti vigneti specializzati, colture industriali come il tabacco e la barbabietola da zucchero), causando effetti collaterali come l’aumento del rischio di erosione del suolo, la pressione sulle risorse idriche, la riduzione della biodiversità e la rimozione della vegetazione nativa.

ESPANSIONE DEGLI INSEDIAMENTI URBANI

In Valdichiana i centri urbani si sono sviluppati attorno ai borghi storici collinari, andando a occupare anche le zone di pianura in maniera spesso dispersiva, causando una frammentazione ambientale. A queste dinamiche si vanno spesso ad aggiungere fenomeni di degrado degli edifici storici (leopoldine e ville granducali) conseguenti al loro abbandono. Oggi, però, si presta molta attenzione al patrimonio rappresentato dalle leopoldine e sono molti i progetti che ambiscono al loro recupero nel rispetto dei caratteri storico-architettonici che le contraddistinguono.

LE ACQUE SUPERFICIALI

I laghi di Montepulciano e Chiusi sono poco profondi e si trovano alla fine di un sistema di drenaggio artificiale che passa attraverso un’area di agricoltura intensiva e densamente abitata. Questo, quindi, rende il sistema idrico della Valdichiana molto delicato, essendo particolarmente esposto al rischio di inquinamento, impoverimento e interrimento. L’acqua che defluisce dalle colline circostanti alla valle e il drenaggio limitato rendono molte aree soggette a un elevato rischio idraulico, aggravato dalla densità di infrastrutture e di aree asfaltate o cementificate.

LE COLLINE

Tutte le debolezze del sistema idraulico a valle aumentano di conseguenza il rischio di erosione del suolo e frane anche in collina, accentuato dall’intensità dell’agricoltura e dall’abbandono. Essendo terreni molto fertili si è sviluppato uno squilibrio a favore delle attività produttive rispetto a quelle di difesa del territorio e dell’integrità dell’ecosistema, mentalità che nel lungo termine potrebbe comportare danni strutturali ingenti. Il dissesto idrogeologico in collina si traduce spesso in eventi franosi: in Valdichiana i rischi maggiori si trovano sulle colline che circondano Arezzo, sul preappennino e sulle colline intorno a Montepulciano.

Come si può arginare il problema?

I dati rendono evidente l’importanza di implementare al più presto politiche sostenibili che riducano gli effetti di degrado e di dissesto territoriale. L’impermeabilizzazione del suolo e il conseguente dissesto idrogeologico possono essere arginati solo tramite una gestione amministrativa consapevole e mirata, integrata con la progettazione del verde urbano, il cui effetto benefico sulle dinamiche del suolo e della rete idrografica è già stato dimostrato.

Le amministrazioni possono intervenire dando priorità al mantenimento della stabilità del reticolo idrografico, delle zone umide e dei sistemi di bonifica. Una buona pratica già in essere è, per esempio, il Contratto di Fiume, un patto volontario tra più soggetti con l’obiettivo comune della riqualificazione del territorio fluviale dell’area in cui operano.

Altre buone pratiche, suggerite anche dall’Unione Europea, sono:

– controllare e limitare lo sprawl urbano progettando con attenzione i nuovi insediamenti e le nuove infrastrutture, specialmente nelle aree pianeggianti di Civitella e Arezzo;

– limitare il più possibile la posa di nuove superfici impermeabili (asfalto, cemento);

– creare nuove aree verdi e boschi di connessione alle aree forestali rimaste;

– salvaguardare le aree verdi, le foreste e i pascoli esistenti, ma anche le aree agricole rimanenti come nel territorio di Sinalunga e Torrita lungo la Foenna;

– optare per colture sostenibili e diversificate, realizzare siepi, boschi e zone tampone nei pressi di fiumi e canali;

– riqualificare e riutilizzare aree già edificate o degradate;

– limitare o trovare soluzioni per ovviare all’effetto barriera costituito dalle infrastrutture viarie;

– proteggere le aree umide dalla contaminazione dei sistemi di drenaggio di superficie.

L’intenzione dell’Unione Europea è quello di far sì che tutte le sue politiche tengano conto delle loro conseguenze sull’uso del terreno, per giungere all’obiettivo di un incremento dell’occupazione netta di terreno pari a zero entro il 2050.

Conclusioni

Tutto ciò che abbiamo dipende dal suolo. La situazione sempre più drammatica che ci troviamo a vivere, non solo in Valdichiana, richiede un intervento urgente e serio. Per anni tematiche come quella del cambiamento climatico e dello sfruttamento selvaggio del terreno sono state trascurate, lasciate in secondo piano perché non percepite come prioritarie. Oggi la situazione è ben diversa: dalle scelte e dalle azioni che compiamo oggi dipenderà il futuro delle nostre città, del nostro territorio; esse determineranno la vita dei nostri figli, le loro opportunità, la loro sicurezza, la loro salute. E non è propaganda, non è un argomento che sia colloquialmente che politicamente si può liquidare come demagogia di sinistra o di destra: è dovere dell’intero spettro politico e di tutti i cittadini assumersi le proprie responsabilità e affrontare di petto il problema ambientale. Il benessere collettivo è il solo e ultimo scopo di una società.


Fonti:
http://ec.europa.eu/environment/soil/pdf/guidelines/pub/soil_it.pdf
http://www.regione.toscana.it/documents/10180/11377097/Ambito+15+Piana+Arezzo+Valdichiana.pdf/0dda665f-0b68-4cd5-8b20-8da273d97342
http://www.regione.toscana.it/documents/10180/11403978/Ambito15+Piana+Arezzo+Valdichiana.pdf/0bf4640f-19a4-4349-a9a7-6b625de6c40c
http://www.regione.toscana.it/enti-e-associazioni/pianificazione-e-paesaggio/pianificazione
http://www.globalissues.org/article/170/why-is-biodiversity-important-who-cares
https://geodata.appenninosettentrionale.it/mapstore/#/viewer/openlayers/988

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La street art di ExitEnter: raccontare l’umanità con un piccolo omino stilizzato

ExitEnter è un anonimo street artist di Firenze. Oggi sembra quasi impossibile pensare che ci sia qualcuno che non abbia ancora visto una sua opera in giro per i muri…

ExitEnter è un anonimo street artist di Firenze. Oggi sembra quasi impossibile pensare che ci sia qualcuno che non abbia ancora visto una sua opera in giro per i muri della città. I suoi disegni stanno diventando parte di Firenze e mi auguro che con il tempo arrivino a essere identificati con la stessa idea che si ha di questa città, che oggi è rappresentata dal David di Michelangelo, da Pontevecchio, da Santa Maria del Fiore e da tutti quei capolavori del Rinascimento. Le opere di ExitEnter sono sicuramente parte della vita quotidiana di chi vive Firenze, perché se passeggi in compagnia, se cammini da solo, se vai al lavoro o se torni a casa, ti troverai inevitabilmente di fronte a uno dei suoi inconfondibili disegni e magari a riflettere sul loro significato.

Sono linee semplici, dolci, sottili. Sono linee che parlano, che comunicano un messaggio. Provate a immaginare un fumetto. Ecco, ogni vignetta è un muro o un cassonetto o un box della corrente elettrica. C’è il protagonista, ci sono le parole, ci sono le storie da seguire. La street art di ExitEnter è questo: un racconto per le strade delle città.

Non solo Firenze. Le opere di questo street artist si trovano anche a Napoli, Lisbona, Livorno, Arezzo e Siena (ma non solo). E noi de La Valdichiana, curiosi come nutrie in cerca di cibo, l’abbiamo conosciuto e intervistato.

Chi è il protagonista dei tuoi disegni?

“È “l’Omino”. Ha sempre fatto parte dei miei disegni, ma è rimasto come nascosto in un mega caos di altre situazioni. Era più un dettaglio all’interno di altri quadri, poi, piano piano, ho iniziato a focalizzarmi su di lui. Ha iniziato a prendere forma adattandosi ai vicoli di Firenze, in cui dovevo dipingere veloce, con dimensioni ridotte, esclusivamente di notte, perciò “l’Omino” deve la sua immediatezza a questa città. È stato un personaggio fortunato, partorito dal caso, senza uno studio o un progetto di base. Lo disegnai per la prima volta in pubblico in un rave e piacque un sacco. Cominciai a disegnarlo in altre occasioni, ricevendo apprezzamenti da amici che già dipingevano per strada. Lentamente ho iniziato a dialogare sempre più con questo personaggio, fino a che è diventato il centro della mia produzione come street artist.”

C’è gente che se lo sta tatuando…

“Sì. Io credo che il fatto che sia stilizzato ne faciliti l’immedesimazione, quindi chiunque si può riconoscere nelle sue storie. Alcune volte mi scrivono sconosciuti raccontandomi le loro vicende personali, che legano all’Omino. Riesce a entrare bene in contatto un po’ con tutti.”

Cosa fa l’Omino?

“È un personaggio molto confuso. Porta messaggi di quello che c’è di buono e quello che c’è di negativo. A volte cerco io di mediare questi messaggi e farlo parlare di cose che stanno succedendo in determinati periodi. Di base descrive sogni, paure, storie passate e storie future. Credo che alla fine racconti un po’ di umanità in generale. Dopo tutto è anche lui un piccolo umano.”

Come mai dipingi in posti che richiedono uno sforzo per essere scoperti?

“Cerco di rispettare la città e il fatto che sia di chiunque la viva. Non voglio essere invasivo. Se scelgo di dipingere sui muri, allora ne trovo uno che secondo me ha bisogno del mio intervento per essere qualcosa di più. Fondamentalmente non sono spazi in vista, perché vengono abbandonati o lasciati all’incuria. A volte studio spot strategici, perché voglio che il messaggio arrivi in un certo modo. Secondo me ci sono dei vicoli bellissimi, che non vengono apprezzati, perciò cerco di valorizzarli. Ho notato che tante persone si sono trovate a girare nelle strade della loro città alla ricerca dell’Omino per scoprire luoghi che non avevano mai visto prima.”

L’Omino non è solo “entrate e uscite”, ma anche amore, resistenza, lotta, antirazzismo, accoglienza. Parole che rimandano a una cultura di sinistra. Ti ci riconosci?

“Io mi occupo di raccontare storie poetiche più che politiche. Nei disegni arrivo certamente a toccare temi che parlano delle conseguenze di certe scelte politiche, ma io mi considero apolitico.”

Hai dipinto anche sui muri di Arezzo e Siena. Che impressioni ti hanno fatto?

“Siena è stata una delle primissime città in cui ho portato l’Omino in “trasferta”. È magica, nonostante non l’abbia conosciuta veramente. Ho vissuto solo l’atmosfera della notte, in cui non c’era nessuno in giro e sembrava di stare in un dipinto. Ci sono scenari talmente pazzeschi, che non riuscivo a trovare muri sui quali disegnare: sono così belli e carichi di storia che mi sono limitato a dipingere su cabine del gas, pezzi di legno o muri completamente abbandonati. Ad Arezzo mi sono trovato nella stessa situazione. Città piccoline e super belle in cui sembra di tornare indietro di 500 anni. Mi dava la sensazione di stare in un film. È il bello delle città italiane e soprattutto toscane.”

Io vivo certi contesti artistici in maniera forzata. A Firenze, per esempio, ho la sensazione di stare in una città vetrina, in cui, nonostante ogni centimetro sia una meraviglia unica, sembra non esserci un’anima: tutto è finto e fatto per i turisti. È un po’ quello che sta succedendo ad Arezzo e a Siena, credo che sia una tendenza generale in Italia. Le città si chiudono e guardano solo al loro passato perché questo porta soldi?

“Anche io, come te, vengo dalla campagna, anzi dal mare per la precisione. L’arte è vissuta esclusivamente a livello speculativo ormai. Se si parla di Firenze ci sono delle manifestazioni interessanti, come la Biennale, ma quello che interessa maggiormente è fare soldi senza creare contesti culturali nuovi: c’è sempre la stessa roba. Allora, siccome tutto è trainato dai soldi, dovrebbero almeno creare delle nuove macchine da soldi, ma che creino anche nuova cultura. È inutile prendersi in giro. Ancora sopravvive il lato poetico dell’arte, ma quello che più conta oggi è il lato economico di ogni singola cosa. Fino a che non riusciremo a far girare soldi anche in altri circuiti artistici, come la cultura dal basso o la stessa street art, la situazione non cambierà e questi contesti verranno strumentalizzati solo in occasioni di tornaconto. È un discorso molto grande, difficile esaurire questo argomento in qualche battuta.”

C’è un modo per far dialogare la street art con l’arte classica?

“Guarda per esempio Blub, che disegna i personaggi storici e dei quadri famosi immersi sott’acqua con la maschera da sub. Quello è già un piccolo esempio. Si può fare in tanti modi. Se ti studi gli spot che ci sono in città, se studi la storia di Firenze e ti guardi le architetture e le situazioni si potrebbe benissimo integrare l’arte classica con molti aspetti della street art. Inoltre, un fenomeno molto interessante è quello della globalizzazione, dello scambio di idee, dell’integrazione che ci potrebbe aiutare a sviluppare questo dialogo. Non siamo fermi al Rinascimento: il mondo e le persone cambiano.”

Noi persone normali cosa possiamo fare per la street art?

“A essere paraculo ti direi comprare i quadri degli artisti [ride]. È importante che la gente si interessi, si incuriosisca, entri in contatto con questo piccolo mondo. Anche leggere un’intervista fatta a uno street artist potrebbe essere un inizio. Il bello di questa forma d’arte, essendo per strada, è che dovrebbe portare la gente per strada e questa mi sembra già una cosa bellissima. Si potrebbero creare situazioni nuove, amicizie nuove, si potrebbe imparare a conoscere meglio la propria città. A dire il vero non mi pongo tanto la domanda “come le persone possono aiutare la street art”, ma mi chiedo “come la street art può aiutare le persone”.

E la risposta ce l’hai?

“No [ride]. Alla fine per me il bello di fare “strada” è che conduci un continuo esperimento. Si tratta di posizionare un’opera artistica in mezzo al caos e osservarne i risultati. È sorprendente quello che ne esce fuori.”

A Firenze ci sono molti street artist e mi pare che si stia formando una specie di collettivo. Sbaglio?

“Un collettivo non esiste, ma spesso ci incontriamo per dipingere o semplicemente parlare. Firenze è una piccola città e nel giro ci conosciamo. Ma non si può sapere cosa riserva il futuro…”

In Italia a che punto siamo con la street art? Si possono fare confronti con altri paesi?

“Sì avoglia. Ci sono paesi in cui è già diventata un fenomeno commerciale, in cui è accolta come un’opportunità economica, con tutte le complicazioni che ne derivano. Ci sono città sicuramente molto più avanti per quanto riguarda la tutela e la promozione di questa forma d’arte. In Italia si sta iniziando a capire (come sempre in ritardo e molto lentamente), che si può usare la street art per creare contesti culturali. Purtroppo, bisogna aprire la parentesi dei soldi, perché tante amministrazioni e situazioni sfruttano a proprio vantaggio qualcosa che attira l’attenzione dei giovani, qualcosa di nuovo e fresco. A questa gente, soprattutto quando sta sotto elezioni, non gliene importa molto di creare contesti culturali, che durino, che siano a beneficio della gente: interessa solo fare un bella figura e pensa esclusivamente ai voti e ai soldi, dimenticandosi presto del murale. Servirebbero festival che partano dal basso, integrati con le comunità. Non critico quelli in cui “si fanno i muri” solo per fare bella figura, ma il rischio è quello di arrivare a comunicare sempre meno.”

Ce l’hai un sogno?

“Essere felice. Stare bene ed essere felice più a lungo possibile. Me lo sto già vivendo il sogno, quindi è un po’ un sogno in progress.”

Cari lettori, provate a esplorare le strade delle città toscane in cerca di un ExitEnter e inviateci una foto! Buona caccia!

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Fridays For Future – Il 15 marzo 2019 di Siena e Firenze: anche la Toscana si è unita alla battaglia per il futuro del mondo

Foto di copertina di Francesca Cersosimo/Fridays For Future Siena Sono passati cinque giorni da venerdì 15 marzo, ma ho come l’impressione che pochi si rendano conto di quello che è…

Foto di copertina di Francesca Cersosimo/Fridays For Future Siena

Sono passati cinque giorni da venerdì 15 marzo, ma ho come l’impressione che pochi si rendano conto di quello che è successo (e che sta succedendo). È successa una cosa che non si era mai vista nella storia del mondo: una manifestazione senza leader, autoorganizzata e autocoordinata a livello locale, riesce a raggiungere e unire tutto il mondo nello stesso momento. Un movimento – Fridays For Future – nato e portato avanti dagli studenti, la categoria che più di tutte è fragile: senza diritti, senza soldi, senza libertà di scelta, senza ascolto. Eppure, il 15 marzo hanno dimostrato di sapere di non essere senza potere.
Quando dico che la manifestazione è stata globale, intendo proprio questo: globale.

Mappa delle manifestazioni registrate al sito Fridays For Futre

Da Longyearbyen all’Antartide, dal Rio Grande al Novosibirsk russo, dall’Alaska alla Nuova Zelanda, gli studenti, i loro insegnanti, i loro genitori e tutto coloro che si sono voluti unire alla loro protesta sono scesi nelle piazze delle nostre città, dei nostri paesi e dei nostri villaggi per chiedere una cosa ai governi di tutto il mondo: garantire all’umanità un futuro, impegnandosi a mettere in atto misure drastiche per contenere il cambiamento climatico che già oggi miete vittime su vittime, che muoiono nel silenzio dei notiziari.

Secondo la WHO (World Health Organization), si stima che nei prossimi decenni saranno intorno alle 250.000 all’anno (nei prospetti più ottimisti) le morti aggiuntive da imputare al cambiamento climatico.

Già oggi si calcola che siano state milioni le vittime di fenomeni associati al cambiamento climatico (400.000-600.000 morti ogni anno), tra le cause principali: stenti, malattia, shock termico. Per fare un esempio che molti di noi hanno toccato con mano, ripensiamo all’ondata di calore che colpì l’Europa nel 2003 causando 70.000 vittime, di cui più di 14.000 solo in Francia. Il cambiamento climatico non è solo riscaldamento globale: nubifragi, uragani, escursioni termiche estreme sono solo alcune delle sue declinazioni. Il cambiamento climatico è una minaccia per tutti noi, per tutto il pianeta, nessuno escluso.

Questo è quello contro cui sta protestando il movimento Fridays For Future, nato dallo sciopero della quindicenne svedese Greta Thunberg e ripreso in tutto il mondo da presidi locali e auto organizzati. L’Italia si è unita tardi alle proteste, ma in breve tempo ha dimostrato di esserci, di essere cosciente dell’urgenza e della grandezza della manifestazione.

Il Climate Strike di Siena

Su La Valdichiana oggi vi voglio raccontare il 15 marzo 2019 di Siena e Firenze, e inizierò con un’intervista al comitato senese di Fridays For Future.

Foto di Francesca Cersosimo/Fridays For Future Siena

Quando e come è nato il comitato senese? Come vi relazionate con gli altri, nazionali e internazionali?

Il comitato senese è nato un po’ all’improvviso intorno al 12 febbraio. Una delle attuali organizzatrici, Elisa Furlan, studentessa di medicina al secondo anno, ha preso contatti con FFF Italia e Mondiale creando un primo scheletro che si uniformasse alle altre città italiane, europee e via dicendo. Il secondo step è stata la ricerca di appoggio da SDSN (Sustainable Developement Solutions Network) Youth Siena. Il referente, Massimo Gigliotti, entusiasta dell’idea è poi diventato uno dei tre organizzatori principali. La terza organizzatrice, sempre presente all’interno di SDSN, è Giulia Goffetti; sia lei che Massimo sono dottorandi di in scienze ambientali.

Perché è stato e sarà importante continuare ad aderire a questo sciopero globale?

Non solo è stato importante aderire a questo sciopero globale, ma è stato ed è tutt’ora fondamentale continuare perché, come dice il detto ”l’unione fa la forza”, così Fridays For Future è riuscito a far scendere in piazza migliaia e migliaia di ragazzi in tutto il mondo. Il motivo è semplice: c’è in gioco il destino dell’essere umano e della Terra stessa. Le decisioni prese dalla classe dirigente fino a ora ci hanno portati verso il punto di non ritorno, come ricorda anche Di Caprio nel celebre documentario di National Geographic. Ora dobbiamo fermarci e invertire la rotta. Se la classe dirigente si ostina a girarsi dall’altra parte faremo in modo che trovino noi a ricordarglielo. Ogni città sta proponendo e stimolando localmente dei cambiamenti; siamo certi che grazie a questa diffusione di informazioni alle elezioni europee saranno votati coloro che più si proporranno pronti a delle vere politiche ambientali che possano realmente portare a una presa di posizione dall’alto.

Foto di Michele Bettollini

Quali sono le cose importanti che sono state dette (e fatte) durante l’evento di Siena?

Durante l’evento principale del 15 marzo a Siena non c’è stata solo una manifestazione di studenti, docenti, bambini e cittadini, ma è stata una giornata di forte divulgazione. Infatti, tra un intermezzo di musica e un intermezzo teatrale, c’è stata una vera e propria lezione in piazza a cui hanno assistito circa 2.000 ragazzi, ascoltando docenti di spessore dell’Università di Siena ed esponenti delle diverse associazioni aderenti all’iniziativa, come WWF o ISDE (associazione medici per l’ambiente).
I giovanissimi della scuola elementare Peruzzi hanno letto ad alta voce il loro tema fatto in classe sul cambiamento climatico, come un vero e proprio proclama dell’evento, e hanno intonato il ”GiroTondo di Siena” ( giro giro tondo, salva il mondo, salva la Terra, niente più gas serra). Infine, per concludere l’evento ci sono state proposte concrete rivolte alla pubblica amministrazione, come per esempio riguardo alla limitazione della plastica monouso o all’incentivazione della raccolta differenziata.

Le critiche ai partecipanti sono state innumerevoli, sia da destra che da sinistra, dalle tesi di complotto alle accuse di essere un branco di fannulloni che vogliono saltare scuola. Pensate che l’iniziativa trascenda le barriere e le divisioni politiche? Perché?

Le critiche ci sono e ci saranno sempre per qualsiasi movimento o iniziativa, non è questo a farci paura. Il rischio di strumentalizzazione è alto così come è alto il pericolo che si faccia di tutta l’erba un fascio. Noi crediamo fortemente in questa iniziativa e siamo convinti che sia il primo vero movimento in grado di trascendere le divisioni politiche. FFF è un punto di convergenza per ogni singolo e per ogni gruppo; FFF nasce per salvare la Terra perché questa è la casa di ognuno di noi. L’adesione al movimento prescinde da tutto il resto.
Ci teniamo anche a far presente che, a Siena, gli eventi settimanali in preparazione all’evento del 15 si sono svolti tutti fuori dall’orario scolastico e che l’evento del 15 Marzo è stato una giornata di forte divulgazione promossa dagli enti universitari e sostenuta dal Magnifico Rettore dell’Università di Siena, poiché crediamo che il primo passo per il cambiamento sia l’informazione.

L’impegno del comitato non si ferma qui: so che avete già altre iniziative in programma, ce ne volete parlare?

Il 15 Marzo è stato un momento che ci ha permesso di dire: Siena c’è. Ora siamo pronti a spingere sull’amministrazione comunale e per azioni concrete in collaborazione con WWF, Legambiente, ISDE e molte altre associazioni. Questo venerdì 22 Marzo ci incontreremo per ripulire Piazza del Campo dai mozziconi di sigarette, che ricordo impiegano dai 5 ai 12 anni per essere degradati. Per il 30 marzo stiamo programmando un evento in collaborazione con WWF Siena per l’Earth Hour,  mentre domenica 31 lavoreremo in collaborazione con Legambiente per ripulire dai rifiuti il bosco di Lecceto. Siamo pieni di energie e sfrutteremo al meglio l’attenzione e la sensibilizzazione che siamo riusciti a ottenere riempiendo Piazza del Campo!
Per finire vorremo aggiungere un particolare: dopo il 15 marzo stiamo ricevendo decine di richieste di adesione al movimento da Siena e dintorni, stiamo crescendo esponenzialmente!

Foto di Michele Bettollini

Fridays For Future è una battaglia, una mossa strategica per il conseguimento di un obiettivo, che è quello di assicurare un futuro alle prossime generazioni, all’umanità e al nostro pianeta.
Sono convinta che la rassegnazione alla sconfitta sia una cosa che si acquisisce con la vecchiaia e la stanchezza; per questo so che, qualsiasi cosa dovesse succedere, qualsiasi atto di violenza dovesse essere perpetrato nei suoi confronti, questo movimento non si fermerà.

Sono le persone scese in piazza il 15 marzo i veri guerrieri (quasi un milione e mezzo secondo alcune fonti), non i politici, non i leoni da tastiera che dai divani delle loro case giudicano, criticano e liquidano il comportamento di questi studenti come ‘solo una scusa per saltare la scuola‘. Se l’umanità riuscirà a tenere fede all’Accordo di Parigi del 2015, se qualcosa di buono verrà fatto per le generazioni future, per i nostri figli e i nostri nipoti, non sarà certo merito di coloro che oggi dicono “tanto è tutto inutile” o “il cambiamento climatico non esiste“. Ci saranno sempre quelli che, spaventati dagli eventi che non sono in grado di capire, cercheranno il complotto, la strumentalizzazione, cercheranno un capro espiatorio e un colpevole. Eppure, quello che sta succedendo continuerà a succedere comunque, anche se non lo capiranno mai.

Foto di Francesca Cersosimo/Fridays For Future Siena

 


Gli studenti dei Licei Poliziani parlano di Fridays For Future su Radio Poliziana:

Ascolta “#FridaysForFuture e lo sciopero dei giovani contro il cambiamento climatico” su Spreaker.

 


Il Climate Strike di Firenze

Foto e testo di Francesco Bellacci

A Firenze Piazza Santa Croce è piena. È piena zeppa di giovani e giovanissimi, con le facce colorate come gli indiani d’America. Sulle migliaia di cartelloni che svettano sopra le teste si leggono slogan, moniti, frasi piene di paura e speranza, parole d’amore per una grande madre minacciata e ridotta in fin di vita. Il colpo d’occhio della manifestazione Climate Strike, lo sciopero mondiale per salvare il pianeta, è magnifico. L’atmosfera che si respira fantastica.

Il 15 marzo, Piazza Santa Croce era piena di ragazzi e ragazze. Sembravano un’affluente di quell’enorme fiume straripato grazie a una gocciolina con le treccine bionde, l’impermeabile giallo e il viso rotondo. Una minuscola molecola d’acqua che ha permesso di spezzare gli argini di contenimento di una struttura arcaica, inutile e dannosa. Questa lacrima (di gioia, ovviamente) si è messa a capo di un movimento di protesta colmo di attese, di rabbia, di fiducia, di rivalsa, che coinvolge giovani studenti di tutto il mondo. Si chiama Greta Thunberg, ha sedici anni e vive a Stoccolma. Negli ultimi mesi abbiamo imparato a conoscerla dalla TV e dai giornali per il suo enorme coraggio e la sua infinita forza di volontà, che sta mettendo nella lotta contro chi ammala il pianeta.

Il primo scienziato a studiare l’incidenza del CO2 sul clima fu lo svedese Svante August Arrhenius all’inizio del XX secolo e Premio Nobel per la chimica. Alcune ricerche pubblicate sui giornali europei indicherebbero che proprio il pioniere della teoria dell’effetto serra sarebbe l’antenato della piccola Greta. Una coincidenza strabiliante. La stessa ragazza ha raccontato il suo precoce interesse verso le problematiche ambientali, nato all’età di 8 anni. Dall’agosto del 2018 Greta ha iniziato uno sciopero che si ripete ogni venerdì: invece di andare a scuola, si reca davanti alla porta del parlamento svedese con qualche libro nello zainetto e in spalla un cartello con su scritto “Skolstrejk för klimatet”, sciopero per il cima. Questa azione di protesta è diventata famosa col nome di Fridays for Future. Da allora è riuscita a ottenere l’attenzione dei media locali e adesso è diventata il punto di riferimento per milioni di giovanissimi attivisti in tutto il mondo. Oggi, studenti di ogni lingua, paese e cultura rispondono all’appello di Greta. Un atto dimostrativo contro l’egoismo di governi e multinazionali sordi ai moniti sulla critica situazione ambientale della Terra.

Fatico a raggiungere le scale della chiesa. Da lontano riesco a intravedere gli striscioni più grandi disposti l’uno accanto all’altro, sul gradino più alto, sotto la facciata della chiesa; alcuni ragazzi coi megafoni puntati al cielo stanno in piedi sopra le panchine, ma sono resi muti dalle migliaia di voci che si sovrappongono attorno a me. Partono slogan e cori da zone diverse; si sviluppano tutt’intorno; poi muoiono, ma subito ne nascono altri e il ciclo si ripete. Lentamente mi avvicino. Fa caldo: siamo tutti appiccicati ed è una bellissima giornata di sole, di quelle che ti ricordano che la primavera è ormai vicina. La mattina seguente i giornali parleranno di un’affluenza di oltre 10.000 persone, ma dal centro di questo mare sembrano essere dieci volte tante.

È incredibile come una piccola donna sia riuscita a smuovere il mondo intero. C’era davvero un disperato bisogno di lei, ma è anche altrettanto incredibile che si sia arrivati a questo punto. A toccare un livello critico di sfruttamento delle risorse, a sfiorare il tipping point che condurrà la Terra alla morte. Il macabro individualismo e l’egoismo cieco dei governanti e delle grandi aziende stanno rischiando di compromettere la vita e il futuro delle nuove generazioni solo per rincorrere l’arricchimento sfrenato. A volte provo a mettermi nei panni di chi avrebbe la possibilità di cambiare veramente le cose con una legge, con un accordo ecologico o con un nuovo piano aziendale improntato sulla riduzione delle emissioni. Faccio una fatica immensa a immaginarmi quanta avidità ci vuole per anteporre le logiche capitalistiche al futuro di tutti gli esseri viventi.

Oggi, però, è un giorno bellissimo e si riesce a pensare solo a un futuro migliore, sicuro, felice. Inizio a girare su me stesso. Scatto alcune foto. Mi guardo intorno sorridendo, come fanno tutti del resto, e vedo: ragazze e ragazzi cantare, ridere e stringersi in abbracci; maestre delle scuole con i loro piccoli alunni, ognuno con un cartello colorato urlante rabbia innocente. Sopra di me una ragazza con i capelli ricci e il giubbotto legato in vita avvicina la bocca al megafono e tutt’intorno voci fresche la seguono in coro. Lì nel mezzo si avverte tanta complicità, vera fratellanza. Lì nel mezzo mi sento leggero, spensierato e allo stesso tempo tremendamente consapevole di quello che sta succedendo al nostro presente. Quand’è stata l’ultima volta che milioni e milioni di studenti hanno manifestato per il loro futuro in modo così appassionato e pacifico? A stare lì nel mezzo sembra che sia davvero esplosa una bellissima rivoluzione, dopo che la miccia ha bruciato svelta, appicciata dalla piccola Greta qualche mese fa. Lì nel mezzo c’è qualcosa di antico, ma profondamente rinnovato negli interpreti e nei suoi leader.

Si leggono e si sentono ovunque attacchi al movimento, tentativi per screditarlo, accuse di incoerenza rivolte ai giovani. Sono gli sforzi di chi si aggrappa ancora a un sistema che infinite volte ha dimostrato il suo fallimento in ogni direzione. Sono gli sforzi di quella classe dirigente senza ideali, piegata al dio denaro e lontana dalla razza umana. Sono gli sforzi vergognosi del capitalismo.

Verso le 10:00 il corteo si muove. Lento. D’altronde, in un giorno così non c’è fretta di finire e rimanere soli. In un giorno così si sta bene tutti insieme. Una sosta viene fatta sotto Palazzo Vecchio e una tipina con i capelli viola si mette davanti alla testa del serpentone e fa uscire dal megafono parole di rabbia contro Nardella e il PD, accusati di complicità con chi ammala la Terra per aver dato il consenso alla costruzione del nuovo aeroporto. La marcia riparte. I canti riprendono. Gli applausi rimbalzano fra i palazzi del centro. E oggi è una giornata bellissima.

Non è vero che siamo tutti un po’ colpevoli per la situazione drammatica in cui verte il pianeta. Sono le patetiche accuse di chi cerca di ferire questa bellissima rivoluzione. I colpevoli sono coloro che non credono nel cambiamento. I veri colpevoli sono quelli che seguono ancora le logiche capitalistiche.

1 commento su Fridays For Future – Il 15 marzo 2019 di Siena e Firenze: anche la Toscana si è unita alla battaglia per il futuro del mondo

Espana Circo Este: un piede oltre oceano per il sogno di suonare in ogni continente

Gli Espana li conosciamo ormai da 4/5 anni. Da quando aprirono (per la seconda volta) il concerto a Manu Chao al Vulci Music Fest e già una volta li abbiamo…

Gli Espana li conosciamo ormai da 4/5 anni. Da quando aprirono (per la seconda volta) il concerto a Manu Chao al Vulci Music Fest e già una volta li abbiamo intervistati per spiegarvi chi fossero. Impossibile non rimanere incuriositi da quattro bombe in calzamaglia saltellanti sul palco. La loro musica, poi, è una rarità in Italia: travolgente, energica, fresca, un calderone pieno di ritmi e suoni.

Non potevamo certo mancare all’unica data del loro tour europeo, proprio a Siena, insieme a Lo Stato Sociale, nella fantastica cornice di Piazza del Campo a fine settembre. Alla fine della serata mi sono ritrovato con Marcello, il frontman, a bere birra e parlare di viaggi, genti lontane e sogni a un passo dall’essere realizzati.

Ci siamo visti l’ultima volta alla Festa rossa di Lari. È passato un anno da allora cosa è cambiato? Cos’hanno fatto gli Espana nel frattempo?

Bè abbiamo attraversato l’oceano atlantico per incominciare a mettere un piede di “”. La nostra missione è girare il mondo, suonare in ogni continente. Andare oltre oceano è stato un passo gigantesco, soprattutto per quello che abbiamo fatto, perché abbiamo suonato all’SXSW un festival immenso ad Austin in Texas, con 500 band in giro per la strade e noi siamo stati fra le 15 band di tutte quelle invitate – che erano molto fighe fra l’altro – a suonare nel palco principale. Siamo rimasti di m***a. C’era tantissima gente, un vero macello è stato bellissimo. E comunque non è stata la cosa più importante che abbiamo fatto: ritornare in posti in cui avevamo già suonato è stata una figata, nel senso che l’Europa l’avevamo già esplorata due anni fa e ritornarci per il tour del 2018, con dei festival più importanti, è stato fantastico e poi lo Sziget Festival a Budapest, in cui abbiamo suonato ad agosto, è stato unico.

L’altra volta mi parlasti del vostro sogno: suonare in latino America. Perché proprio là?

Io c’ho vissuto per tanto e da quando sono ritornato in Italia il mio sogno è sempre stato rivedere quei posti da musicista, non solo viaggiatore. Ho questa duplice anima e la musica mi permette di fare entrambe le cose. Vorrei tornarci con addosso queste nuove vesti, quelle del musicista insomma. Infatti, ci siamo mossi in questa direzione, nel senso che abbiamo fatto un EP con Flora Margo che è un’artista molto importante in Messico e adesso stiamo cercando di andare da quelle parti. L’America latina è piena di realtà, di vita vissuta intensamente. Molte cose che viviamo noi in occidente sono fittizie, ma in Sud America la gente vive in modo reale e sensibile, come se avesse ancora un’anima e a me piace questo popolo ancora così vivo, mi piace scoprirlo, rincontralo e vedere se è come l’ho lasciato ormai 10 anni fa.

La senti come casa tua?

Bè sì, c’ho vissuto tanto e mi manca molto, mi manca la sua gente.

E adesso? Programmi a breve termine?

Stiamo facendo i pezzi nuovi!! Sono molto fighi ci saranno dei produttori importanti dietro. Figata!! Aspettiamo un attimino di capire i tempi giusti per la pubblicazione e spiegare meglio cosa stiamo facendo. La prossima volta che torneremo in Italia vogliamo presentarci in una maniera diversa quindi stiamo preparando bene ogni dettaglio.

Tipo?

Nuovi sound, nuova voglia di confrontarci con un mercato che in Italia è molto complicato per noi. Vogliamo vedere cosa succede dopo due anni dall’ultimo disco, a che punto siamo arrivati.

I vostri tour seguono tappe incredibili. Suonate spessissimo in Europa forse più che in Italia. Perché questa necessità? A cosa è dovuta?

Mah, in realtà è un’impressione distorta di chi ci vede da fuori. L’ultimo disco è uscito due anni fa, abbiamo fatto un anno in Italia con quasi 100 date ed è raro che in Italia succeda una cosa del genere e il fatto che quest’anno abbiamo detto basta Italia per suonare all’estero è solo una questione di organizzazione: il primo anno lo dedichiamo in Italia, il secondo sempre in Europa. Tutto qui. Ti dico che oggi siamo arrivati a Siena, unica data italiana, siamo entrati in piazza sbucando da un vicoletto, e di scatto, in maniera spontanea, ci siamo messi ad applaudire vedendo questo spettacolo magnifico. È perché siamo super affezionati all’Italia ci dà delle emozioni uniche e non vediamo l’ora di tornare a suonare qua.

Come t’è sembrata Siena? Com’è stato suonare stasera?

Bella, bellissima. Molto emozionante. Era anche un bel po’ che non suonavamo in Italia ed eravamo timorosi, perché l’Europa ti porta a suonare in una certa maniera, ti cambia e non sai cosa succede quando torni a casa, invece la gente è stata molto disponibile e presa bene! Siamo molto contenti.

Lo facciamo un viaggio insieme? Vi accompagno in Sud America, vi scarico il pullman, vi scrivo il diario di bordo

Se hai una macchina fotografica e una penna per raccontare vieni. Sarebbe bello far filmare i nostri viaggi. Non in maniera invasiva, ma spontanea, fluida, naturale.

Domandona. Ma la calzamaglia a righe e il trucco sugli occhi che fine hanno fatto?

È un’altra cosa raga… ho 32 anni (ride). Sicuramente tornerà la chitarra con lo scotch in stile punk!!

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Due itinerari per scoprire la Via Lauretana, tra Sinalunga, Torrita di Siena e Montepulciano

Nel 2016, guardando un’esposizione di documenti e pubblicazioni riguardanti la Via Lauretana allestita nella Chiesa di Santa Croce a Torrita, rimasi folgorato da un disegno seicentesco raffigurante un pellegrino alle…

Nel 2016, guardando un’esposizione di documenti e pubblicazioni riguardanti la Via Lauretana allestita nella Chiesa di Santa Croce a Torrita, rimasi folgorato da un disegno seicentesco raffigurante un pellegrino alle porte del Santuario di Loreto. Chiunque sia nato e cresciuto in Valdichiana ha sempre sentito parlare della Via Lauretana, ma pochi conoscono le origini e il significato di quel nome o hanno idea di dove portasse quella strada lunga 300km.

Da lì partì il bizzarro progetto di portare le persone a percorrere quell’antica via. A nostro avviso, la Lauretana meritava ben più che rimanere rinchiusa nei salotti di storici dell’arte e ricercatori. Pochi immaginavano che il percorso potesse essere ancora oggi vivo e attuale, così come la fede e la voglia di avventura di chi sceglieva di percorrerlo.

Siamo partiti da Torrita in tre e siamo arrivati a Loreto in tanti, sotto i riflettori dell’opinione pubblica e con la consapevolezza di aver riportato l’attenzione su questo cammino antico, tra i più importanti per i cattolici dalla fine del tredicesimo secolo ad oggi.

Da allora abbiamo accompagnato diverse centinaia di persone sul tratto che da Siena porta fino a Valiano, stimolando diverse associazioni a fare altrettanto. È stato con grande soddisfazione che abbiamo accolto la novità che la Via Lauretana (nella tratta Siena-Loreto) sia stata inclusa nel progetto del MIBACT per sviluppare, riscoprire e valorizzare i tanti itinerari spirituali e storici d’Italia. Grazie a questa delibera del ministero, entro il 2019 il percorso della Lauretana sarà messo in sicurezza e contrassegnato dalla cartellonistica della Regione Toscana nei comuni di Siena, Asciano, Rapolano, Sinalunga, Torrita, Montepulciano e Cortona.

Sabato 17 e Domenica 18 Novembre, la Pro Loco di Torrita di Siena (per la quale ricopro il ruolo di coordinatore della commissione Via Lauretana) ha organizzato due giorni di cammini sul tratto di Lauretana che dalla Pieve di Sinalunga porta alla Maestà del Ponte a Montepulciano stazione, passando per Torrita di Siena. Andiamo a vedere assieme i percorsi nel dettaglio:

Sabato 17 novembre l’itinerario partirà da Sinalunga alle ore 13:30 e proseguirà per circa 10km con un dislivello di 100mt in salita fino a Torrita di Siena, per una durata complessiva di circa tre ore. L’arrivo è infatti previsto per l’imbrunire.

Dopo il ritrovo nel piazzale della stazione ferroviaria, raggiungeremo a piedi la Pieve di S.Pietro ad Mensulas, la prima tappa del percorso. Di origine antichissima, la Pieve sorge nei pressi di una mansio romana sulla Cassia Adrianea che, come la Statio Manliana di Torrita, fungeva da stazione di posta ed era molto attiva in epoca imperiale. Qui, Don Claudio, parroco della Pieve, accoglierà i pellegrini per la benedizione del cammino.

Dopodiché proseguiremo attraverso diverticoli interni che ci porteranno fino alla zona Santarello e subito dopo a La Fratta, tappa fondamentale della Lauretana. Secondo la tradizione questo fu il Castello natale del famoso brigante Ghino di Tacco, che divenne poi un’importante fattoria fortificata tutt’ora in attività. Qui si alleva la razza Chianina e ha sede la Cappella di S.Michele, una chiesetta cinquecentesca al cui interno è custodito un importante affresco di Antonio Bazzi detto Il Sodoma.

Il percorso continuerà in direzione Petriolo, nella zona collinare che cinge Torrita a nord. Da qui potremo godere di un bellissimo e ampio scorcio sulla Valdichiana. Proseguendo, giungeremo poi al colle di Poggio Manliano, sede del cimitero di Torrita, primo insediamento urbano certificato sul territorio torritese di epoca romana che portava il nome di Ascanellum, dove sorse anche la prima Pieve della parrocchia: la Madonna delle Nevi. Da questa posizione di favore potremo ammirare la classica vista da cartolina di Torrita di Siena, adagiata sul colle con le sue mura, le sue torri e lo spiccato colore rosso dei suoi laterizi. Pochi minuti ci separeranno dall’entrare trionfalmente nel centro storico di Torrita.

Domenica 18 novembre partiremo alle 9:00 dalla stazione di Torrita di Siena per arrivare alla Maestà del Ponte di Montepulciano all’ora di pranzo; il rientro avverrà nel pomeriggio a Torrita di Siena su un percorso ad anello lungo circa 18km e con 100mt di dislivello.

I volontari della Pro Loco, ormai fini conoscitori dell’itinerario, accompagneranno i partecipanti in questa camminata che risveglierà i sensi sulle bellezze naturalistiche e paesaggistiche dei territori attraversati, con storie e racconti inerenti la Via Lauretana, a detti di molti uno dei Cammini più belli d’Italia.

Partendo dalla stazione ferroviaria di Torrita cammineremo in direzione sud-est verso il Greppo, la zona di confine tra i comuni di Torrita e Montepulciano. Attraverso la sterminata pianura della Chiana raggiungeremo la Fila, una fattoria di epoca Leopoldina composta da molti poderi in perfetto stile Lorena/Asburgico. Tra essi spicca la struttura del Torrione, l’antica torre fatta costruire dal futuro imperatore austriaco per controllare l’esecuzione dei lavori di bonifica nella vallata.

Da lì raggiungeremo la Maestà del Ponte, chiesa seicentesca nei pressi di Montepulciano Stazione, costruita ai piedi dell’antico ponte che conduceva fino a Valiano e che conserva moltissimi riferimenti Lauretani. In questa sede, l’accoglienza degli amici dell’Asd Maestà del Ponte ci ospiterà per il pranzo al sacco prima di completare l’anello di rientro fino a Torrita, che percorreremo su un sentiero leggermente diverso da quello di andata per scoprire altri scorci tra Stazione, Abbadia e Torrita Scalo.

Per partecipare alle camminate puoi contattarmi, attraverso il sito o la pagina facebook, oppure contattare la Pro Loco di Torrita di Siena.

Articolo a cura di Manuele De Bellis – Guida Ambientale Escursionistica


Per approfondire:
La Via Lauretana – Prima parte
La Via Lauretana – Seconda parte
La Via Lauretana – Terza parte

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Lo Stato Sociale in Piazza del Campo per la Notte dei Ricercatori – Intervista alla band

Dopo il successo di Sanremo arriva l’esibizione nella magnifica cornice di Piazza del Campo a Siena Al termine del concerto della band bolognese in Piazza del Campo, organizzato dall’Università di…

Francesco Bellacci e Lodo

Dopo il successo di Sanremo arriva l’esibizione nella magnifica cornice di Piazza del Campo a Siena

Al termine del concerto della band bolognese in Piazza del Campo, organizzato dall’Università di Siena e l’Università per stranieri, in collaborazione con il Comune di Siena, la Fondazione Monte dei Paschi, Uisp, l’azienda regionale per il diritto allo studio universitario e Toscana Life Sciences, per la Notte dei Ricercatori a Siena, mi sono intrufolato nel back-stage.

Un “dietro le quinte” molto particolare fra le sale del magnifico Palazzo Pubblico, dove i regaz de Lo Stato Sociale, ancora carichi di adrenalina da concerto, si stavano scolando le ultime bottiglie di birra vagando senza mete precise, ridendo e scherzando con los chicos degli Espana Circo Este e lo staff. L’ultimo sforzo della serata l’hanno fatto concedendomi un’intervista in perfetto Bolognese.

Com’è stato suonare a Sanremo?

Abbastanza divertente dai. In realtà suonare è una parola grossa, perché suonava l’orchestra: noi abbiamo cantato e fatto un po’ di casino. È stata una cosa strana, perché avevamo un pubblico di persone sedute, non c’eravamo abituati e poi ci sono tutte quelle telecamere… una cosa enorme! Ci stavamo cagando sotto, poi a metà del pezzo ci siamo caricati, perché abbiamo visto che il teatro era tutto in piedi e si muoveva. Da quel momento lì ci siamo divertiti un casino.

Tutto il teatro tranne due persone…

Bè sì… Matteo Salvini e la sua compagna. Erano fermi, immobili che si guardavano attorno con sdegno. Estranei a quella festa bellissima sembravano dire “io non mi voglio divertire con questi qui”, quasi fosse un motivo di orgoglio.

Come state vivendo il fatto di aver raggiunto una platea ancora più grande? Mi riferisco alle nonne, ai nipotini, alle mamme, ai babbi che vi hanno visto in tv.

È una figata! Questa estate abbiamo fatto un tour di concerti gratuiti nelle piazze e c’è stata la possibilità per i bambini, le famiglie e gli anziani di venirci a sentire. Abbiamo visto tantissime nuove facce di fronte a noi e questa roba qui è una figata, perché sai che stai facendo qualcosa che va un po’ oltre al circolo e alla nicchia. Poi in realtà abbiamo portato tutte le nostre canzoni, quelle che abbiamo fatto negli anni precedenti, quello che è la nostra storia fondamentalmente, e dopo i concerti ci sono state un sacco di persone che venivano a dirci “ma è divertentissimo è meglio della televisione!!”

Questa è “la rivoluzione che non passerà in TV” del vostro album L’Italia peggiore che diventa realtà!

Esatto!! Far uscire le persone di casa per noi è molto importante e ci piace molto. Speriamo di continuare con queste esperienze qua.

A me sembra un vostro piano per arrivare a dominare il mondo: farvi ascoltare dai bambini che crescendo chiederanno ai genitori “ma cosa significa stato sociale?” e i genitori saranno costretti a parlarne incuriosendo nuove generazioni. Confessate…

Esatto (ridono maliziosi). Infatti, prima il rettore dell’Università che ci ha detto “voi adesso state istruendo i bambini, state seminando e un giorno voteranno bene”, ma gli abbiamo subito risposto che voteranno bene se ci sarà qualcuno da votare. L’obiettivo di quello che facciamo è creare aggregazione, ma non si può fare solo con i giovani: c’è bisogno di allargare i confini e abbatterli per abbracciare generazioni diverse anche quelle molto più grandi. Siamo molto contenti di quello che ci sta succedendo e continueremo a fare questa operazione di estensione del dominio della lotta.

Parlate spesso di Bologna come una realtà dove i centri sociali ancora resistono, dove l’aggregazione è ancora una parola e una pratica radicata nella gente. Questo non esiste più nella maggior parte delle città italiane: non ci sono più punti di aggregazione, posti dove riscoprire e fare politica assieme, che non vuol dire assolutamente politica parlamentare. Quanto è grave questo problema?

È un problema molto grosso, che deriva da anni di mancanza di cure verso questo aspetto. La sinistra si è persa in un intellettualismo e in un atteggiamento che nasce dalla presunzione di conoscere il verbo divino e questa arroganza l’ha fatta allontanare dalla realtà.

Questo è quello che è successo alla sinistra parlamentare. E invece ai giovani?

Secondo me i giovani, ci assumiamo il rischio di dire una cazzata, hanno perso i punti di riferimento per quanto riguarda lo spirito della scoperta, della curiosità e sono diventati un po’ arrendevoli. Non soltanto per colpa loro, ma soprattutto per quello che ci viene imposto. Sia chiaro, non è un’imposizione rigida e granitica, ma qualcosa dettato dalla necessità. Non vedendo alternative ci si concentra nel portare a casa uno stipendio o nello studiare la cosa giusta per garantirsi un lavoro sicuro e non, invece, la cosa che ti interessa e ti rende felice. Questo è il problema… un bel mondo sarebbe dove le persone inseguono veramente quello che per loro è importante e non quello che gli viene detto di essere. Questa cosa non succede solo in Italia, ma in tutto il mondo. Da parte della sinistra manca la spinta culturale verso un atteggiamento carico di curiosità. Se non si stimola la curiosità si cade nell’apatia e nell’accettazione di quello che è il sistema e oggi il risultato è il disastroso declino dell’impegno… che poi sarebbe una cosa bellissima e divertente a differenza di quello che crede la gente.

Non è solo sacrificio, infatti.

No, assolutamente! Il sacrificio è una roba cristiana, di uno che ha stabilito che il sacrificio dovesse essere la via definitiva per tutte le cose. È chiaro che bisogna sbattersi, però se ti sbatti per una cosa in cui credi è per forza un piacere. Una vita in vacanza è questo: vivere di quello di cui hai voglia di vivere, di quello che credi sia giusto vivere. Solo che ormai s’è persa anche la volontà di stabilire cosa sia giusto, non per il mondo, perché sarebbe arrogante, ma per te stesso, per il tuo bene.

Il vostro nome nasce dal fatto che sentivate spesso lamentare la mancanza del welfare-state e in qualche modo, anche scherzoso, vi siete incaricati di riportarlo fra la gente. Come va il lavoro? Siete riusciti a rimediare?

Mah (ridono), purtroppo non siamo riusciti a bucare il grosso della barriera. Lo stato sociale è una cosa novecentistica in cui c’era un’idea di fondo che diceva che tutte le persone dovevano avere la stessa possibilità e le stesse opportunità, e lo Stato in teoria avrebbe dovuto aiutare lo sviluppo della società in questa direzione. Ora ci siamo noi e basta (ridono).

Dopo Sanremo qualcosina può cambiare?

Mah, siamo una goccia nell’oceano…

Ma non siete soli. Band che come voi si impegnano ce ne sono eccome: gli Espana Circo Este, Willie Peyote, I Ministri…

Ma certo! Per fortuna che nel mondo della cultura e della produzione artistica c’è chi si impegna in questa cosa qua. Sarebbe bello avere sempre, da parte di chi fa musica, da parte di chi fa cultura, una risposta o un segnale importante su quello che succede attorno.

A me pare che negli ultimi anni la musica stia facendo di nuovo suoi questi temi. Dopo il periodo delle Posse, di Caparezza, di Frankie Hi-Nrg, degli Offlaga Disco pax c’è stata una decina d’anni in cui questo modo di fare musica è scomparso del tutto, fino a quando siete tornati voi e altri artisti. Non sono esempi da poco, perché state avendo un ottimo seguito. Quindi questo momento della musica italiana mi sembra molto positivo, mi sbaglio?

Vero, sì assolutamente. Il problema è che nel mondo della produzione musicale non c’è interesse a creare un pensiero critico, ci si accontenta di fare una canzone che funzioni, che passi in radio e raggiunto lo scopo ci si limita a quello. Che va bene, non voglio fare una critica ferrea, ma solo dire che una volta che arrivi ad avere tutte le possibilità che ti dà un pubblico, perché non passare un decimo del tuo tempo a dire una cosa importante per provare a sensibilizzare sulle situazioni che vivi e vive chi ti ascolta?

Secondo me non si dà il giusto merito al lavoro di certe etichette discografiche. Quanto è importante il lavoro che fa la Garrincha?

È molto importante ed è una roba estremamente collettiva e comunitaria per come si è sviluppata. Soprattutto il fatto di essere in molti, spessissimo a contatto gli uni con gli altri, ti porta ad accettare e comprendere i difetti, perché sia noi che Garrincha, e tutte le persone con le quali lavoriamo, siamo pieni di difetti. Il bello è che abbiamo imparato ad accettarci e a convivere per cercare di fare qualcosa in più, e quindi in questo confronto constante fra di noi si cresce e si raggiungono risultati bellissimi da proiettare all’esterno: dal palco al pubblico. Per risponderti in breve: è una ricchezza.

“Approccio alla vita secondo il cazzeggio” è un po’ il mantra de Lo Stato Sociale. Ci spiegate cosa significa?

Consapevolezza del fatto che moriremo tutti e quindi è bene cercare di fare qualcosa di buono con il sorriso, godendotela il più possibile. Non ha senso struggersi, ha senso promuovere una gioia nel fare anche cose complicate. E poi ogni tanto ci sta di cazzeggiare, come facciamo nei concerti (ridono).

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I matti fuori dal cancello – Intervista a Carlo Pellegrini

Lungo il fascio dei binari che fluiscono sull’Affrico, poco prima (o poco dopo, a seconda da come li si percorre) di essere inghiottiti dalla stazione di Firenze Campo di Marte,…

Lungo il fascio dei binari che fluiscono sull’Affrico, poco prima (o poco dopo, a seconda da come li si percorre) di essere inghiottiti dalla stazione di Firenze Campo di Marte, sorge il plesso colonico di San Salvi, ex ospedale psichiatrico Chiarugi, nel quale spicca la casa colonica La Tinaia. Questa è divenuta col tempo uno degli spazi creativi, rivolti a degenti ospedalieri, più interessanti e rivoluzionari dal punto di vista terapeutico. L’ambiente si pone come vero e proprio atelier e mette al centro il linguaggio estetico e l’espressività – che pertenga al disegno, alla pittura, o alla lavorazione della creta – come vie possibili per la comunicazione con gli altri, le interazioni, l’uscita dall’emarginazione e l’isolamento dal mondo.

Carlo Pellegrini, fotografo poliziano, ha passato un lungo periodo di tempo nella struttura, iniziando a raccogliere dati fotografici e lavorarli, studiando le rese grafiche ed espressive più aderenti a quell’esperienza. L’intervento tecnico è stato quello della doppia esposizione e cioè della sovrapposizione di due immagini con due diverse quantità di luce filtrate dall’obiettivo. I soggetti sono sia gli utenti della struttura (gli artisti) sia le opere di loro produzione, per brevità – e banalità – collocabili nel macroinsieme di espressività Art Brut. Ma al contrario di quella che era la linea programmatica denotata da Jean Dubuffet come codice critico del concetto di arte grezza, e cioè un’elaborazione completamente sciolta dal sistema mimetico dei maestri e della tradizione pittorica e delle scale valoriali intellettuali, qui sembra che una ricchezza estetica, di ampia tradizione e profonda consapevolezza, sia presente in tutte le opere mostrate dall’occhio di Carlo Pellegrini. Il risultato è stato “due” un volume fotografico edito dalla galleria-editrice senese Seipersei, e curato da Stefano Vigni.

Nel libro, oltre alle immagini, ci sono tre contributi testuali: uno dello stesso Carlo Pellegrini, uno di Alice Angioletti, psicologa, e uno di Stefano Vigni, editore del volume. Tutti i contributi convergono in una riflessione sul tema della schizofrenia, psicopatia o simili. Le riflessioni, così come le foto, cercano di smarcare la definizione di ‘devianza’, o di ‘degenza mentale’, dalla dilatazione e dal rovesciamento dei punti di vista, la confusione delle sovrapposizioni, non solo fotografiche, al fine – forse – di far cedere qualsiasi convinzione preconcetta ed accettare le immagini, così come le opere e i soggetti ritratti, per quello che sono, per quello che fanno e per le scelte che compiono.

Ho intervistato Carlo Pellegrini in occasione dell’inaugurazione della mostra temporanea, in cui alcune delle foto inserite nel volume sono esposte, presso la galleria Seipersei, a Siena.

Quali sono le motivazione che ti hanno spinto alla Tinaia e all’analisi di un tema così complesso? 

Le motivazioni sono due: “due”, è non a caso anche il numero di moventi che mi hanno spinto ad intraprendere questo lavoro. Il primo motivo è storico: il 2018 è il quarantesimo anniversario della legge Basaglia, o legge 180 o più precisamente legge Orsini, che regolava i trattamenti sanitari di assistenza psichiatrica, superando quelle che erano le pratiche manicomiali. Questa è secondo me un’occasione per ritornare a riflettere su certi conformismi sociali legati alla percezione del “matto”. L’etichetta di “matto” mi ha sempre dato fastidio. Io ho preferito dare loro un’altra etichetta: li ho intesi come “artisti”. A La Tinaia si praticano arti pittoriche di rilievo. Ho voluto far uscire fuori questo lato. Il secondo motivo è più personale, una riflessione: parte dal presupposto che ognuno di noi porti una maschera, che si nasconde dietro certi comportamenti e se vogliamo è un appello a toglierci la maschera e mostrare al mondo chi siamo veramente.

Come sei entrato in contatto con La Tinaia? Come ti sei preparato per affrontare quel contesto? 

Ho conosciuto la Tinaia tramite una persona di Montepulciano che me ne ha parlato, dopo che già avevo in mente di portare avanti un progetto che avesse questa tematica. Ho quindi scritto ai responsabili della struttura chiedendo di poter affrontare un progetto fotografico. Purtroppo o per fortuna in quel posto sono già passati altri fotografi, quindi erano tutti un po’ abituati alla presenza di macchine e di obiettivi. In passato Gardin, Giacomelli avevano già fatto cose del genere. Parliamo degli anni ottanta. Erano tutti lavori in bianco e nero, avevano un obiettivo di denuncia, diverso da quello che vorrei far emergere io con due. Erano quelli gli anni in cui venivano sollevate le questioni polemiche nei confronti dei trattamenti che per decenni avevano subito i degenti. Quindi ho dapprima parlato con gli utenti della struttura, mi sono fatto conoscere dagli artisti, mi sono fatto spiegare i loro lavori. Quando sono diventato invisibile, ho iniziato a fare delle fotografia. Ho iniziato nel giugno 2016 e ho finito poco tempo fa. Due è la sintesi di quasi un anno di fotografie, di vita condivisa con loro.

Con queste premesse quello che ci si aspetta è un reportage, un percorso documentario, un resoconto fotografico. Invece qui c’è tutt’altro. L’espediente artistico espressivo sormonta quello di resoconto dei luoghi. Come hai lavorato in questo senso?

Innanzi tutto avevo l’idea di avere qualcosa tra le mani che non fosse soltanto una mostra. Nella mia visione questo è un libro di appunti. Grandezza A5, ad anelli, come un blocco di schizzi di un pittore. È emersa l’idea di valorizzare l’oggetto. Lo avrei voluto ancora più sporco e spreciso. È abbastanza materico, le pagine sono spesse, anche se le foto non stanno dentro un riquadro e sbordano, c’è una precisione che avrei comunque forzato ancora di più. Le foto poi non hanno ricevuto post-produzione. L’effetto di doppia esposizione è stato dato al momento degli scatti, quindi ho cercato di mantenere una base di reportage e consegnare gli scatti nel modo in cui sono stati lavorati nel momento stesso del loro accadimento. Spero di essere arrivato all’osservatore. o meglio, pero che sia arrivata l’idea di fondo, quella più riflessiva delle due che ti ho detto prima: dovremmo tutti cercare di essere meno quadrati, di mettere meno etichette, ascoltare e mettere in dubbio ogni certezza, togliersi le maschere e esporsi alle visioni degli altri per quello che siamo. Il concetto di “matto” in passato ha coinvolto alcolizzati, omosessuali, addirittura al manicomio di Volterra c’era un soggetto rinchiuso perché parlava sardo. Cos’è ciò che chiamiamo pazzia se non un livello superiore di critica e di sensibilità?

La follia, di base, è una condizione vissuta da qualsiasi eccesso o deficienza di razionalità che viviamo tutti i giorni. Una socientà, per dirsi civile – diceva Franco Basaglia – dovrebbe accettarle entrambe, tutte e due, come elementi umani.

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Raccolta differenziata: i comuni più virtuosi della Valdichiana

In questi giorni sono usciti i dati ARPAT relativi alla raccolta differenziata in Toscana. Per il 2015, la Regione aveva fissato un obiettivo per tutti i comuni: portare la raccolta…

In questi giorni sono usciti i dati ARPAT relativi alla raccolta differenziata in Toscana. Per il 2015, la Regione aveva fissato un obiettivo per tutti i comuni: portare la raccolta differenziata al 65%. Ma quanti ci sono riusciti?

 

Con una percentuale di raccolta differenziata del 69,83%, l’unico comune di tutta la Valdichiana che è riuscito a superare la soglia prefissata è stato Chiusi.  Nessun comune della provincia di Arezzo figura nella lista dei 60 che hanno raggiunto questo traguardo.

Ecco i dati ARPAT comune per comune, sempre relativi al 2015,  da cui si evince un maggiore virtuosismo da parte dei comuni del versante senese rispetto a quello aretino, che presente un forte ritardo rispetto agli obiettivi prefissati. Monte San Savino risulta il comune aretino con la percentuale di raccolta differenziata certificata più alta, assestandosi al 33%.

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“Verso” come propulsione di ricerca artistica senese

Da qualche anno, l’Associazione dei musei d’arte contemporanea italiani, organizza in network quella che è la Giornata del Contemporaneo. L’11 ottobre 2015, si è celebrata l’undicesima edizione, in tutta Italia….

Da qualche anno, l’Associazione dei musei d’arte contemporanea italiani, organizza in network quella che è la Giornata del Contemporaneo. L’11 ottobre 2015, si è celebrata l’undicesima edizione, in tutta Italia.

A Siena l’afflato delle espressioni e dei fenomeni culturali del tempo presente assume sicuramente toni molto evocativi. La città, da anni, vive uno strano fermento, ambivalente, definito da momenti di slancio e conseguenti ritrosie, da punte di proiezione e retroguardie. Siena ha assunto le forme di una grande e melliflua macchia geografica, ondulante, in cui si mescolano i grigi a toni più caldi; una città che elargisce collisioni di contrasti complementari. In tutto questo, Siena oggi, nonostante tutto, non è affatto la città della paralisi, come potrebbe essere la Dublino di Joyce, ma uno tra i più interessanti centri germinali di ciò che sarà il modo di pensare l’arte e la città nel futuro.

Il Santa Maria della Scala ha ospitato la programmazione di Verso-Siena, in occasione della giornata del contemporaneo, che ha permeato di eventi la settimana dal 10 al 17 ottobre 2015. Non solo mostre, ma anche talk, workshop, punti di incontro, aperitivi, tutto ciò che compete la percezione di ciò che viene assunto come arte. Un’arte che parla del tempo presente, del nostro modo di vivere e di comunicare;

«Il nostro territorio ha moltissime, infinite potenzialità.» mi dice Michelina Eremita, che ha coordinato i tavoli di lavoro, a cadenza settimanale, in seno agli stati generali della cultura, dallo scorso Marzo ad oggi, a cui hanno partecipato, oltre al plesso museale Santa Maria della Scala Contemporanea e il Museo d’arte per bambini, l’Università degli Studi di Siena, l’Ordine degli Architetti di Siena, la Fondazione Musei Senesi, la Fondazione Monte dei Paschi, il Siena Art Institute, l’Accademia del Fumetto, l’Open Zona Toselli, Brick, le Associazioni Culturing, Estrosi, FuoriCampo, OdA32, Xrays, il Collettivo Fare Mente Locale, Inner room, l’Atelier di paesaggio Arscape, il progetto TU35_Siena, nonché Serena Fineschi, Alice Leonini, Claudio Maccari, Federico Pacini e Stefano Vigni. «Questo mettersi insieme funziona.» continua Michelina Eremita «Funziona per tutti ed è estremamente piacevole stare insieme. Condividere un interesse così forte, tra persone, nei confronti di certe modalità espressive è una ricchezza ed anche un benessere per la comunità. I confronti sono sani, costruttivi. Io ho coordinato con estremo piacere il Tavolo del contemporaneo, in qualità di responsabile del museo per bambini del Santa Maria della Scala. L’idea che è venuta fin da subito da tutti componenti, è stata quella – oltre di costituire un documento espositivo degli intenti – di portare avanti una presentazione dei nostri modi di fare in un periodo più lungo rispetto ad una giornata sola (quella del contemporaneo dell’11 ottobre) ma una settimana intera che esponga il modo di pensare l’arte contemporanea. Tra tutte, la più interessante novità del modo di pensare l’arte oggi è la completa compenetrazione tra attività diverse. Al tavolo del contemporaneo, infatti, una presenza fondamentale è stata quella degli architetti; dell’architettura come espressione congeniale a quelle più prettamente artistiche. Ecco che si è creata una nuova connettività, una modalità di connessione tra linguaggi diversi. Tutto questo è inedito per Siena. I rapporti sono stati continui e regolari ed abbiamo deciso che ognuno di noi avrebbe mostrato un esempio della propria attività e tutto venisse accompagnato da momenti di riflessione. Ognuno ha infatti organizzato workshop, talk, proiezioni, et cetera. l’approfondimento dell’arte contemporanea è anche approfondimento del linguaggio e il linguaggio si approfondisce con operazioni puntuali che vadano più a fondo, rispetto ad una mostra. Questa non è una mostra collettiva autogestita, ma è uno scambio di ipotesi, il frutto di incontri, è la rappresentazione di un modo di pensare e di lavorare. Questo è un centro di ricerca.»

Ho sempre considerato il fatto che la fine dell’esperienza del palazzo delle Papesse, storica istituzione per quanto riguarda l’arte contemporanea, a Siena ma in tutta Italia, si sia creato un vuoto generazionale, per quanto riguarda il riferimento istituzionale. Ma Michelina Eremita mi risponde così;

«Il passato di Siena per l’arte contemporanea è legato alla storia delle Papesse. Ma è finito quel modo di fare arte. Oggi non abbiamo uno spazio dedicato. Non abbiamo dei finanziamenti. Non abbiamo uno staff competente e dedicato. Non c’è nulla costruito ad hoc. C’è un tracciato legato al passato, che però va erto e rinnovato. Siamo andati oltre quell’esperienza, quindi. Questo lutto è stato elaborato al punto da presentare dei lavori diversi tra loro, con un modo altro di essere e di presentarsi e di fare. Un modo diverso anche di rapportarsi al pubblico. Le papesse avevano una continuità progettuale con un pensiero dedicato. Qui ci siamo presentati in maniera quasi indipendente; ovviamente un episodio non fa la storia. Verso è un episodio, però attraverso questo si dimostra che l’arte è stata metabolizzata, il territorio ha lavorato, sono stati acquisiti nuovi metodi di organizzazione e di esposizione delle opere.»

Tra gli spunti più interessanti di Verso, c’è la mostra TU35SI – Guardarsi Intorno, curata da Stefania Margiacchi, che più di tutte incarna la volontà di catalizzazione energetica delle forze espressive del territorio senese. Parlo con lei del percorso che, introiettando dal basso le propulsioni artistiche della città, ha portato alla realizzazione di questa mostra.

«Mesi fa ho vinto un bando organizzato dal Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, con Officina Giovani di Prato, rivolto a giovani curatori sondassero, captassero e indagassero le energie creative intorno a loro, dando spazio a sperimentazione, trasversalità e commistione di discipline artistiche e linguaggi creativi, dall’arte visiva alla musica, dal cinema al video, dal multimedia al design. Ho dovuto quindi una ricognizione sugli artisti under 35 che operavano su Siena. Alle mie spalle ho tre esperienze che mi hanno fatto immettere nel panorama della produzione artistica di Siena. Negli ultimi 5 anni ho acquisito una metodologia immersa nell’ambiente senese, tramite varie esperienze. Già avevo una conoscenza del territorio e delle persone che vi si muovevano. Ho preferito fare una mostra collettiva; secondo un gusto personale. Io ho voluto raccontare Siena e il modo in cui gli artisti vedono questa città. È venuta fuori una collettiva eterogenea (fatta di fotografia, istallazione, performance, pittorico) che comunque mantiene una sua coerenza interna. Non ha squilibri. È un coro senza stonature. Il gruppo che ho messo insieme si è uniformato. Le scelte sono state sostenute dagli artisti. Io ho sostenuto tutti loro nel percorso comune. Mantenendo ognuno il proprio linguaggio.

Il concept centrale è “Guardarsi intorno”. Perché?

La mostra si intitola “Guardarsi intorno”. Il titolo è derivato da una precisa intuizione che ho ricavato da una riflessione sulla struttura urbana, architettonica, geografica di Siena. È una città che accoglie e che isola. Che si chiude, immersa nel paesaggio naturale. C’è come una cesura, fortissima, tra ciò che è dentro le mura e ciò che è fuori. Più che guardarsi intorno e altrove,quindi, il punto di ricerca degli artisti è stato il cercare cosa ci sia oltre le mura. Questo è forse tangibile con l’idea della fuga. Non necessariamente con accezione negativa. Una fuga mentale, più che fisica. Le domande che dovrebbero stimolare una ricerca sono quindi “Cosa c’è oltre?” e “Come rappresentarlo?”. Le opere sono un passaggio per un altro posto. Uno spunto di connessione con l’altrove, fuori dalle mura. »

C’è quindi l’opera di Paul de Flers, che ci comunica con gli strumenti puri della figurazione pittorica, una scena di campagna, che si lega alla grande tradizione realista ma con accenti, specie nella gestione à la Cezanne della plasticità delle forme, assolutamente moderni, o quella di Jacopo Pischedda, che fissa la rappresentazione di un Pugile su degli assi di legno di un rudere sperduto nella campagna senese, immettendo i riferimenti grafici della cultura della street-art in un contesto locale, lasciando che poi il paesaggio naturale del rudere, con tutte le intemperie, si riappropri dell’opera ed agisca a sua volta nella modifica “naturale” della stessa.

L’arte contemporanea è sempre più un modo di pensare, una modalità di azione, di gestione espressiva delle vite di una comunità. Questo è il nuovo concetto che sostiene il plesso artistico del tempo presente; le impalcature formali di ogni happening che ci riguarda, il modo di vivere un città, il modo di risollevarla e dare dignità ai tipi umani che la abitano. In un momento storico in cui è nel privato che si fondono e si metabolizzano gli agenti, è nel privato che si formulano i moventi per cui stare al mondo, è attraverso l’evento pubblico – che parla al privato delle persone – che si edifica un modello educativo ulteriore, per la cittadinanza. L’arte, nel 2015, con Siena capitale italiana della Cultura, è un servizio fondamentale che viene dato alla comunità.

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Nerbo – la musica si unisce per salvare Siena

Ho mosso i miei primi passi nel mondo della musica circa cinque anni fa, quando mi sono iscritta all’Istituto di Musica di Montepulciano per studiare pianoforte. Era una cosa che…

Ho mosso i miei primi passi nel mondo della musica circa cinque anni fa, quando mi sono iscritta all’Istituto di Musica di Montepulciano per studiare pianoforte.
Era una cosa che volevo fare da tanto tempo, da all’incirca 15 anni diciamo, ma che non avevo mai avuto il tempo di realizzare.

E subito il mondo della musica mi è parso bellissimo: stimolante, vivo, proprio quello di cui avevo bisogno, anche per farmi un qualche tipo di vita sociale in un paese in cui al tempo abitavo da 5 mesi.

Allo stesso tempo, però, mi sono anche accorta che c’era qualcosa che non andava e che quando ho messo a fuoco mi ha lasciata basita: musicisti e locali non sembravano dare alcun peso alla qualità della comunicazione tra di loro, nè alla qualità della promozione di band ed eventi (specialmente riguardo alla diffusione).

Venendo io dal campo tremendo e disumano dei linguaggi pubblicitari, mi sono sentita come ci si sente di fronte a un gattino con la congiuntivite, e ogni tanto mi sono offerta di dare una mano a musicisti e locali che volessero approfittare delle mie competenze. La cosa purtroppo non sembrava interessare a molti.

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Allo stesso tempo, la mia collega qui a La Valdichiana e cantante in quel di Parma, Alessandra, mi esprimeva la sua amarezza riguardo al clima ostile della scena musicale parmense, molto viva ma anche piagata da rivalità e gelosie distruttive. Lei era (ed è) determinata a fare qualcosa per cambiare questo atteggiamento che, a mio avviso, mal si addice a una cosa bella come la musica.

Insomma, l’idea che il mondo della musica avesse bisogno di un aiuto non mi era nuova.

Ed è qui che ci spostiamo a Siena, città dove ho vissuto per 4 anni.
Come tutti sapranno, una cosa che lascia abbastanza perplessi riguardo a Siena è la totale assenza di una struttura per concerti degna di questo nome, come se in fondo a questa città della musica fregasse poco. E sono tanti gli indizi che inducono quest’idea, come ad esempio la morìa di locali che ospitano serate musicali a causa delle lamentele dei cittadini. Recentissimo è il caso della Nuova Officina, locale storico che ha chiuso i battenti a causa delle suddette lamentele e persecuzioni.

Il senese di città non sembra avere un alto grado di tolleranza alla vita notturna (a parte quando si tratta di feste in contrada, che mi hanno privata del sonno più di una volta quando ho avuto la disgrazia di vivere in Vallerozzi, con musica a volumi altissimi anche fino e oltre le 3 di notte in piena settimana).

Ma, giustamente, una città è un luogo di convivenza in cui ognuno deve tollerare un po’ gli usi altrui, perchè questo è all’incirca il valore base di una società civile: il rispetto delle libertà reciproche.

Per tentare di salvare la scena musicale senese, alcuni ragazzi – Andrea, Francesco e Gianluca – hanno messo in piedi un progetto per fare rete, in modo che musicisti e locali abbiano un mezzo per conoscersi e sostenersi a vicenda.

Nerbo, questo il nome della piattaforma (www.nerbo.org), nasce come comunità di musicisti, artisti e amanti della musica, che i suoi creatori descrivono così (cito direttamente dal sito):

Allo stato attuale, dopo le recenti chiusure di locali che fornivano spazi preziosi, c’è un sincero sentimento di sconfitta che ci ha portato a creare questa comunità che vuole essere un contenitore di intenti, di persone ed uno spazio di aggregazione. Nerbo non rappresenta nessun partito politico e nessuna ideologia. Rappresenta soltanto i suoi iscritti, ai quali mette a disposizione una piattaforma per pubblicizzare la propria band, tenersi aggiornati sulle iniziative live, organizzare eventi e cercare di cambiare le cose.
La scena musicale senese è, ormai da anni, ricca, varia e soprattutto viva. Non solo esistono moltissimi bravi musicisti preparati sotto ogni punto di vista, ma esistono anche molte realtà strutturate e virtuose fatte di una moltitudine di correnti di pensiero. Alla luce di questo brulicare di musica noi vogliamo affermare un diritto di ogni musicista: la libertà di esibirsi nella propria città.

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L’iniziativa non poteva che essere ben accolta, e infatti Nerbo ha ricevuto il sostegno anche di musicisti affermati a livello nazionale che hanno voluto esprimersi in favore del progetto (rubo ancora spudoratamente dal sito):

Aderisco volentiei a Nerbo per sensibilizzare l’opinione pubblica senese e non solo, sul combattere l’inadeguatezza degli spazi per i concerti e cominciare a riservare alla musica il valore che gli compete e che in altri paesi e già realtà: cultura e non solo intrattenimento.

Emanuele Dabbono

Ho suonato a Siena anni fa, una bellissima città ricca di cultura, tradizione ed arte. Ho un bellissimo ricordo dell’evento e del pubblico, dimostrazione del fatto che il movimento è vivo. Sostenetelo come io sostengo Nerbo.org, e la musica live a Siena. Ci vediamo in concerto!

Federico Puleri – Vision Divine

Bellissima serata e bellissimi ricordi qualche anno fa in piazza a Siena… Concerto super affollato, organizzazione perfetta e tanti amici sopra e sotto il palco! Dovrebbero essercene ogni settimana di eventi cosi! Sosteniamo Nerbo.org per continuare ad avere manifestazioni di questo genere!

Simone Mularoni – DGM

Ho vissuto la realtà culturale e musicale senese in prima persona venti anni fa, agli inizi della mia carriera. Era uno dei fiori all’occhiello di Italia per la presenza di locali, spazi per concerti, attività culturali. Oggi non la riconosco più: pochissimi spazi che, fortunatamente, vengono gestiti da un manipolo di eroi che rischiano in proprio pur di far sopravvivere la vita musicale della città. Come far capire a chi di dovere che la musica è vita, cultura e, soprattutto, anche un forte indotto commerciale? Dietro ad un concerto (piccolo o grande che sia) vivono e lavorano tante figure (gestori, promoter, service, fonici ecc.) e si contribuisce con esso alla crescita e rinascita di un luogo

Finaz

È stato bello suonare nella piazza di Siena mentre addirittura assistevamo durante il concerto ad una parata di sbandieratori. Abbiamo conosciuto molte persone, molti senesi, che misero in piedi un bellissimo festival, tra molte difficoltà, mossi da quella passione per la musica che ci rende tutti amici fin dal primo incontro. Quella sera,mi sono domandato come mai non avessi mai avuto altre occasioni suonare in quella bellissima città ed in effetti, anche successivamente, non ne ho più avuto modo. È un vero peccato che è una città di importanza storico culturale come Siena risulti così disinteressata alla musica live e si faccia dimenticare da tutti, unica tra le tante altre città della bella Toscana, che invece non mancano di dare ai giovani quello che chiedono: un po’ di musica live… Non mi sembra neppure molto!

Olaf Thorsen – Vision Divine

Credo che sostenere progetti come questo sia importante per tenere alto il livello culturale di una città e di una provincia, specialmente quando si parla di una come quella di Siena che di certo non manca di materie prime. L’invito a partecipare è rivolto a tutti, perchè sono tantissimi i vantaggi di cui potrebbero godere artisti, locali e appassionati una volta messi in rete tra di loro. Per questo, è necessario che la collaborazione sia il futuro della musica.

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Eventi di Giugno 2015 nelle Terre di Siena

“Tutte noi insieme, Donne del Mondo” – dal 27 marzo al 28 giugno Cetona / Chianciano Terme / Montepulciano / San Casciano dei Bagni / Sarteano / Valdichiana / Sinalunga /…

“Tutte noi insieme, Donne del Mondo” – dal 27 marzo al 28 giugno
Cetona / Chianciano Terme / Montepulciano / San Casciano dei Bagni / Sarteano / Valdichiana / Sinalunga / Torrita di Siena / Trequanda

Laboratori interculturali al femminile attraverso il teatro condotti da Valeria Bassi. Progetto Blooming Gemma. Gratuiti – Organizzati in gruppi su tutto il territorio.

tel. 392 4976155 / info@migrantwomen.eu


“La Valle del Gigante Bianco” XI edizione – dal 22 maggio al 2 giugno
Bettolle (Sinalunga) – Uscita A1 Valdichiana

La manifestazione organizzata dall’associazione “Amici della Chianina” e dedicata alla razza chianina e alla sua zona di origine, la Valdichiana. Eventi culturali, rassegne fotografiche, degustazioni enogastronomiche e rievocazioni storiche.

tel. 333 7287320 / info@amicidellachianina.it / www.amicidellachianina.it


“Sagra dei Pici” – dal 29 al 31 maggio
Celle sul Rigo (San Casciano dei Bagni)

La più antica e tradizionale sagra dei pici fatti a mano. Esibizione di scuole di ballo e della società filarmonica di Celle sul Rigo, tombola e serate danzanti.

www.sagradeipici.it


“Cantine Aperte”– dal 30 maggio al 2 giugno

Cantine Aperte è l’evento enoturistico più importante in Italia. Dal 1993 le cantine aprono le loro porte al pubblico, favorendo un contatto diretto con gli appassionati di vino. Oltre alla possibilità di assaggiare i vini e di acquistarli direttamente in azienda, è possibile entrare nelle cantine per scoprire i segreti della vinificazione e dell’affinamento.

www.movimentoturismovino.it


“FootGolf Siena CUP” – 30 maggio
Golf Club Valdichiana – Bettolle (Sinalunga)

L’ associazione AIFG in collaborazione con il Footgolf Siena, organizza un torneo promozionale, nello splendido Golf Club Valdichiana. Il footgolf è l’unione di due sport diametralmente opposti, ma entrambi assolutamente affascinanti. Il torneo è aperto a tutti purchè abbiano compiuto il 14° anno di età , e siano in possesso di un regolare certificato medico che ne attesti le buone condizioni fisiche.

FootGolf Siena CUP


“La vita è un ballo fuori dal tempo” con Andrea Scanzi – 31 maggio
Caffeina Festival Anteprima – Pienza

Presentazione dell’ultimo libro di Andrea Scanzi a Pienza, in occasione dell’Anteprima del Caffeina Festival. Una fiction piena di riferimenti e caricature, una travolgente parodia italiana che ci coinvolge troppo per lasciarci indifferenti.

www.andreascanzi.it


“5° Ecogiro al Lago di Montepulciano” – 2 giugno
Lago di Montepulciano

Organizzata dalla Chianina Running, la manifestazione sportiva comprende una gara podistica di 13,5 km, un’eco-passeggiata e una prova di nordic walking, lungo i sentieri del Lago di Montepulciano

www.lachianinarunning.it


“Rinnòvati Rinnovati” – dal 23 aprile al 3 giugno
Teatro Rinnovati – Siena

La primavera della musica al teatro dei Rinnovati: una rassegna di sei eventi che faranno ritornare la musica pop rock e la narrazione d’autore nel prestigioso teatro cittadino. Brunori sas, Davide Toffolo dei “Tre allegri ragazzi morti”, Erriquez della Bandabardò, Nada, Ginevra Di Marco, il rapper Murubutu, Andrea Scanzi, Giulio Casali, Oscar de Summa, i Tetes de Bois e Sergio Staino.

www.usienawelcome.unisi.it


“Fiera dell’Antiquariato” – 6 e 7 giugno
Arezzo

La Fiera Antiquaria di Arezzo è nata nel 1968, la prima sul territorio nazionale; in Piazza Grande e nelle vie del centro storico cittadino, presenta al pubblico, ai collezionisti e agli amanti del genere una grande quantità di oggetti che costituiscono la storia e l’identità della nostra civiltà, regalando ad appassionati e addetti ai lavori il piacere della trouvaille, ovvero la scoperta e la ricerca del pezzo raro o curioso.

www.fieraantiquaria.org


“Castelnovino 2015” – 6 giugno
Castelnuovo Berardenga

Una passeggiata fra tradizione ed eccellenze, calici e buon gusto. Per passare una giornata all’insegna degli ottimi vini in degustazione, street food, artigianato e arte. Per i bambini un menù dedicato: il baby street food.

Castelnovino


“Grand Tour Terme d’Etruria” – 6 giugno
Rapolano Terme

Organizzato da Bulletta Bike, un suggestivo percorso ciclistico che da Rapolano Terme fa visita a storici luoghi termali del senese e della maremma fino alle terme romane di Venturina. Bagno Vignoni, Chianciano, San Casciano dei Bagni e Saturnia sono le celebri località delle acque calde che anticipano la visita alle acque salate del mare di Follonica e della costa Etrusca.

www.bullettabike.it


“Pienza International Music Festival” – dal 6 al 27 giugno
Pienza

Un grande Festival in un posto unico al mondo, dove è nata l’idea e la concezione del Rinascimento nel 1462 ad opera di Papa Pio II e Bernardo Rossellino. Posti magici e unici che dominano la Val d’Orcia, grandissimi artisti, tra cui Chris Jarrett, David Jackson, John Hackett, Andrea Padova e Vincenzo Maltempo.

www.marcolomuscio.com


“XXI Sagra del Ciaffagnone e del tagliolino al tartufo” – dal 6 al 14 giugno
San Casciano dei Bagni

Protagonista assoluto della rassegna gastronomica è il Ciaffagnone, frittella che rende omaggio alla cucina tradizionale e ai sapori tipici del territorio. Si tratta di una crêpe rustica, preparata mescolando farina, acqua, uovo e poco sale. Una volta divenuta dorata e soffice, trova un degno accompagnatore nel cacio pecorino locale, o in versione “moderna” condita con zucchero o nutella.

www.sancascianodeibagni.org


“Corso di Cucina Gluten Free” – 12 e 13 giugno
Villa Cucina Resort – Castelnuovo Berardenga

Giorgio Trovato, Chef, Food Stylist e Personal Chef, organizza corsi di cucina gluten free con la farina di canapa, dedicati a chi vuole approfondire la conoscenza e l’abilità in cucina, ma anche a chi è sensibile al problema delle intolleranze.

www.freesenzaglutine.it


“Expogustando a 4 mani” – 10 e 18 giugno
Monteriggioni / Murlo

Menù a quattro mani e artisti figurativi per gemellaggi gastronomici in concomitanza con l’Expo di Milano. Il 10 giugno l’Osteria “la Bottega di Lornano” di Monteriggioni accoglierà “l’Osteria delle Spezie”di San Salvo (Chieti) e l’artista Samanta Casagli. Il 18 giugno, la Trattoria il “Libridinoso” di Murlo accoglierà il Ristorante “Enis Monte Maccione” di Oliena (Nuoro) e le creazioni di Tommaso Andreini.

www.girogustando.tv


“2° Brunello Scooter Party” – dal 12 al 14 giugno

Montalcino

Organizzato da Hotwheels Scooter Club Siena, secondo brunello scooter party e decennale dello scooter club,che si svolgerà a Montalcino, Podere La Piombaia.

http://www.wherevent.com/detail/HOTWHEELS-SCOOTER-CLUB-2%C2%B0-Brunello-Scooter-Party


“Vintage Day” – 14 giugno
Campiglia d’Orcia

Il Vintage Day 2015 permetterà a tutti gli amanti del vintage di trascorrere una giornata all’insegna dei tempi passati. Raduno auto, moto e scooter d’epoca, biciclette; esibizioni di scuola di ballo, musica e concerti, esposizione di oggettistica d’epoca diffuso per le vie del piccolo borgo nel cuore della Val d’Orcia.

www.vintageday.it


“Il Fegato specchio della salute” – 19 giugno
Chianciano Terme

Laura Raimondo, Ferruccio Bonino e Bruno Gridelli hanno il piacere di invitarvi alla conferenza in occasione dell’inaugurazione dei nuovi spazi e servizi di medicina preventiva di UPMC Institute for Health di Chianciano Terme

tel. 06 20393300 / email: info@upmc.it / www.upmcchianciano.it


“Festa del Barbarossa” dal 17 al 21 giugno
San Quirico d’Orcia

A giugno la Festa del Barbarossa, giunta alla 55esima edizione, torna ad animare le vie del Centro storico di San Quirico d’Orcia. Sfilata storica, taverne e spettacoli medievali, nella sfida tra i quattro quartieri cittadini: Borgo, Canneti, Castello e Prato.

www.festadelbarbarossa.it


“24H MTB delle acque termali di Chianciano” – dal 19 al 21 giugno
Chianciano Terme

Nella suggestiva cornice del Parco Fucoli, percorso di mountain bike e iniziative legate al benessere. Piscine olimpioniche all’aperto Wellness Town, Terme Sensoriali e piscini termali Theia, oltre al Parco Avventura fresco di inaugurazione.

www.mtbchiancianoterme.it


“Torrita Blues” 27° edizione – dal 25 al 27 giugno
Torrita di Siena

Nuova edizione del Torrita Blues che si terrà in Piazza Matteotti, organizzata dall’associazione culturale Torrita Blues. La cittadina della Valdichiana è stata insignita del premio di “capitale europea del blues” per l’anno 2016

www.torritablues.it


“Nottilucente” 4° edizione – 27 giugno

San Gimignano

Quarta edizione di Nottilucente: musica, teatro, arte e cultura tra le vie di San Gimignano.

www.comune.sangimignano.si.it


“Francigena Bike & Run” – 28 giugno

Monteroni d’Arbia

Un evento sportivo pensato per per aggregare la passione sportiva sia di chi cerca la prestazione agonistica, sia di chi vuole soltanto trascorrere una bella giornata di sport. Un duathlon particolare che prevede corsa e mountain bike, gareggiando su distanze brevi e circuiti divertenti, sugli sterrati collinari che segnano in parte il percorso della Via Francigena di Monteroni.

www.ciclisticavaldarbia.it


“Partita a scacchi vivente” – 28 giugno
Sarteano

La partita a scacchi vedrà scendere in campo 32 pedine viventi in costume rinascimentale in piazza San Lorenzo, dove sarà allestita appositamente una enorme scacchiera. Intorno ci saranno i rappresentanti delle altre tre contrade, sempre in costume. Da un palco poi il maestro di scacchiera darà le indicazioni dei movimenti dei figuranti sulla base delle mosse che faranno i rispettivi capitani delle due squadre su una scacchiera tradizionale.

www.sarteanoliving.it

 

 

 

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Siena: tentano di raggirare un’anziana, ma lei li denuncia

Non è caduta nella trappola e ha chiamato la Polizia l’anziana donna che è stata avvicinata ieri mattina a Siena, fuori Porta Ovile, da una coppia di italiani che ha…

Non è caduta nella trappola e ha chiamato la Polizia l’anziana donna che è stata avvicinata ieri mattina a Siena, fuori Porta Ovile, da una coppia di italiani che ha tentato di raggirarla con la chiara intenzione di entrare nel suo appartamento per poi spillarle del denaro.

Tre persone, due uomini e una donna di 49, 28 e 46 anni, sono state fermate dalle pattuglie della Polizia di Stato che le hanno rintracciate a seguito di un’operazione coordinata dalla Sala operativa della Questura di Siena.

La tecnica messa in atto dai truffatori è una delle più frequenti tra quelle escogitate nella nostra provincia: in coppia fingendosi marito e moglie hanno avvicinato la donna, un’arzilla signora di 84 anni, e con la scusa di essere interessati ad acquistare un appartamento nello stesso stabile dove lei abita, le hanno chiesto se viveva da sola e, avendone avuta conferma, hanno cercato di convincerla a mostrare loro la propria abitazione, dato che poteva essere simile a quella da acquistare, simulando anche lo stato di gravidanza di lei in modo da carpirne più facilmente la fiducia.

L’anziana però, seppure turbata dal comportamento insistente e insolito dei due, non si è fatta abbindolare ed è entrata nel supermercato lì vicino, dove ha fatto la spesa, per poi rincasare. Subito dopo, anche per lo stato di agitazione che le aveva provocato quello strano incontro, ha voluto vederci chiaro e ha chiesto telefonicamente aiuto alla figlia che a sua volta ha chiamato la Polizia.

In pochi minuti la Sala operativa della Questura ha diramato la nota di rintraccio di due persone alle pattuglie presenti sul territorio: un uomo sulla quarantina, robusto, altezza media capelli corti castani, e una donna, più o meno della stessa età, robusta, capelli lunghi scuri. Gli uomini della Squadra Mobile, che si trovavano poco lontano, hanno notato un’autovettura Renault Clio di colore Blu, con a bordo un giovane, che risultava nell’ambito della loro attività investigativa ancora in corso, mezzo utilizzato probabilmente in altre occasioni per darsi alla fuga dopo aver commesso reati dello stesso genere. Contemporaneamente hanno visto due persone che corrispondevano alle descrizioni date al 113 dalla vittima che si stavano allontanando verso la vicina via Beccafumi. Gli agenti si sono immediatamente posti all’inseguimento dei due che hanno fermato dopo pochi metri.

Coordinandosi con la Centrale hanno dato, allo stesso tempo, la nota relativa all’autovettura che è stata invece rintracciata e fermata in viale Mazzini da un equipaggio della Polizia Postale con l’ausilio della Volante.

Dai successivi accertamenti è emerso che il giovane a bordo della Clio, un 28 enne proveniente dalla provincia di Cuneo, magro, altezza media, con i capelli scuri rasati sulle tempie e il ciuffo sulla fronte, stava proprio attendendo la coppia di truffatori per poi fuggire.

Tutti e tre i malviventi, di etnia sinti e residenti nel cuneese, pregiudicati per reati contro il patrimonio e in particolare per truffa, sono stati riconosciuti dall’anziana donna ma vispa vecchietta. A seguito delle perquisizioni personali e sull’autovettura in loro possesso sono stati rinvenuti oltre 3000 euro in contanti, di probabile provenienza illecita, due borsellini vuoti, un orologio e alcune fascette di plastica che sono stati sequestrati. All’esito degli accertamenti svolti, oltre alla denuncia per tentata truffa della Polizia, il Questore di Siena Maurizio Piccolotti ha emesso nei loro confronti anche la misura di prevenzione dell’allontanamento per tre anni dal territorio della nostra provincia.

La Polizia di Stato invita la cittadinanza e soprattutto le persone anziane che fossero state vittime di furti con raggiro, con modalità analoghe o da parte di soggetti corrispondenti alle descrizioni a recarsi alla Questura di Siena, in via del Castoro, e rivolgersi alla Squadra Mobile per l’ eventuale riconoscimento fotografico degli autori.

Comunicato stampa della Questura di Siena del 24 novembre 2014.
Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla nostra redazione.

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