La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: moda

Marco Bellotti: il successo sta nell’inseguire i propri sogni

Sincronia di creatività, mutamento e bellezza, punto di incontro tra la ricerca di nuove dimensioni e l’esperienza del sapere artigianale, la moda rappresenta un vero e proprio linguaggio che, di…

Sincronia di creatività, mutamento e bellezza, punto di incontro tra la ricerca di nuove dimensioni e l’esperienza del sapere artigianale, la moda rappresenta un vero e proprio linguaggio che, di stagione in stagione, propone nuovi contenuti in altrettante nuove forme.

Tra gli interpreti di questo codice, ormai da qualche anno, si è fatto strada come modello Marco Bellotti. Nato e cresciuto a Sinalunga, nello specifico a Scrofiano, a neanche 24 anni, Marco ha già sfilato per celebri stilisti e ha prestato il volto a campagne pubblicitarie diffuse in tutto il mondo.

Se ha scelto di intraprendere questo percorso a contatto con la moda, è vero che forse un po’ lo deve anche alla famiglia da cui proviene: negli anni Sessanta fu il bisnonno ad aprire il pantalonificio che si è tramandato di padre in figlio fino ad arrivare nelle mani di Marco e sua sorella Maria.

“Proprio per attività legate all’azienda, all’età di circa 13 anni ho iniziato a seguire mio padre nei suoi viaggi a Firenze e Milano e a conoscere così questo ambiente” racconta. “Avevo 16 anni quando invece ho realizzato che mi sarebbe piaciuto lavorare come modello: complice l’attrazione verso questo lavoro e una somiglianza che in molti dicevano di notare tra me e il modello brasiliano Francisco Lachowski.

Ma prima c’era da pensare alla scuola. Quindi ho conseguito il diploma al Liceo Scientifico di Montepulciano e poi ho iniziato ad intensificare il lavoro come modello.

Il primo incarico importante è stato tre anni fa. Mi chiamano dall’agenzia e mi dicono “Vieni all’aeroporto di Pisa”. La sera stessa mi trovavo a Berlino e il giorno dopo ero sul set di uno shooting per L’Oréal Paris

Una volta arrivato a Milano, mi sono reso conto di quanti stereotipi ci siano legati a questo lavoro, non corrispondenti al vero, ma che si impongono per l’esasperazione a cui è portato il ruolo dell’immagine. Tutto ruota attorno ad essa e per quanto sia soddisfacente essere un modello, tuttavia ci sono delle difficoltà ad avviare una carriera in questo campo che spesso vengono sottovalutate, a fronte di un’idealizzazione di questo mestiere.

Come credo che accada in tutti gli ambienti lavorativi, anche in questo poi si può incappare in approfittatori o amici di comodo, da saper riconoscere. Ma, alla fine, le personalità più eminenti sono quelle che rivelano anche tanta generosità. E Giorgio Armani rientra sicuramente tra queste”.

Re Giorgio, Marco lo ha conosciuto all’Armani Silos, durante i casting della sfilata che si è tenuta il 20 settembre 2018 nell’hangar di Linate.

“Fin dal primo momento, ho notato un certo rispetto da parte sua nei miei confronti che non avrei immaginato. Il “Signor Armani”, come ci si rivolge a lui, si pone sempre come una persona veramente gentile anche se, non appena entra in una stanza, immediatamente cala il silenzio, ma questo forse è dovuto più ad una riverenza spontanea che tutti qui hanno di lui. Mi è capitato di lavorarci a stretto contatto per tre settimane, sui coordinamenti dei capi che avrebbero sfilato, e in quell’occasione è stato lui a chiedermi di proporre un abbinamento, rendendomi ovviamente onorato.

Finora ho anche sfilato, in tutto una decina di volte, per Dolce e Gabbana. Ecco, in loro, e soprattutto in Domenico, ho conosciuto l’artista nel suo senso più eccentrico”.

Oltre a indossare capi in passerella, Marco è stato protagonista anche di importanti campagne pubblicitarie, L’Oréal Paris e Ray Ban – solo per citarne un paio – tanto che non è stato poi così difficile imbattersi in una sua fotografia sfogliando una rivista o, addirittura, camminando per New York, dove è apparso su uno dei display di Times Square. In queste circostanze ha conosciuto importanti fotografi, come Giampaolo Sgura, di fronte al cui obiettivo ha posato per il tributo ai 30 anni di Emporio Armani, per foto pubblicate su Vogue Giappone. Da mettere in archivio, anche la cover di un numero di Harrods. Una soddisfazione dietro l’altra, quindi, che lascia però lo spazio per domandarsi quali siano i sacrifici da affrontare per condurre una carriera di questo tipo.

“Quello a cui non si pensa, quando si parla della vita di un modello, è lo stress mentale che sottopone il fatto di non poter fare programmi a medio e lungo termine, lo stare fuori casa, soprattutto quando si è affezionati ai ritmi tranquilli del posto in cui si è cresciuti.

Ma si viene ripagati anche in termini emotivi. Soprattutto per quanto riguarda le sfilate, è innegabile la tensione che ne precede l’inizio, magari aumentata da giorni e giorni di prove sul percorso da compiere. È vero che a camminare siamo tutti capaci, ma le cose cambiano un po’ quando sai di doverlo fare davanti ad un muro di occhi rivolti verso di te. Alla prima sfilata che ho fatto per Armani, ammetto che l’emozione è stata tanta, soprattutto negli attimi prima di uscire in passerella”.

E se generalmente quella del modello viene considerata una professione temporanea, Marco ha le idee chiare di quello che vorrebbe fosse il suo futuro.

“Se penso alla mia vita tra venti anni, me la immagino con una famiglia, magari dei figli, a fianco degli amici di sempre, nell’azienda di famiglia, la M2B, alla quale io e Maria stiamo già lavorando con l’obiettivo di lanciarla come un brand autorevole”.

Un ritorno nei luoghi che l’hanno visto crescere, quindi, ma con in tasca il bagaglio di conoscenze accumulato in questi anni. Partire da una frazione di seicento abitanti e ritrovarsi in contesti internazionali può dare la misura delle distanze e delle differenze tra la vita di provincia e una dimensione internazionale.

“Auguro a chiunque di crescere in una piccola realtà come me, a contatto con la natura e con l’essenza delle cose e dei valori, a partire dall’amicizia. Allo stesso tempo, viaggiando mi sono reso conto di quanto rimanere confinati entro orizzonti ridotti possa limitare ancora di più il potenziale di realizzazione di ciascuno.

Io sono partito con la sensazione di poter fare qualcosa di importante, ho sfidato il pregiudizio di quanti mi avevano etichettato solo per l’aspetto fisico, dimostrando prima di tutto a me stesso che avevo molto di più da dare”.

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Artinfiore Sarteano: originale iniziativa dedicata ai fiori

Sarteano torna a stupire con un evento, Artinfiore, dedicato a “Giardini, riuso e creatività” (in programma tra il primo e il 4 maggio). Artinfiore è un’emozione artistica da vivere attraverso…

Sarteano torna a stupire con un evento, Artinfiore, dedicato a “Giardini, riuso e creatività” (in programma tra il primo e il 4 maggio). Artinfiore è un’emozione artistica da vivere attraverso le vie e le piazze, un gioioso spettacolo di colori, odori e gusto per il palato, in un percorso che si snoda in uno spazio tra il reale e il magico. E non solo: Artinfiore permette di vivere un’esperienza sensoriale attraverso la manipolazione, l’ascolto, la pittura, gli odori, gli occhi ed il cuore. L’idea di questa originale iniziativa è della proloco e dell’associazione non solomammne, ed è stata realizzata con il coinvolgimento delle varie associazioni, di singoli cittadini, con il sostegno del Comune.

“Gemme di colore”, di Lara Selva e Annalisa Sgoifo (associazione Psicosomart), è l’installazione che aprirà il percorso: una passeggiata in un “sentiero”, attrezzato e suggestivo, che permetterà al visitatore di mettere in guardia tutti i sensi. Ci saranno, inoltre, quattro itinerari guidati alla scoperta della natura che circonda Sarteano, ogni giorno con partenza alle 10: “erbandando” tra i profumi etruschi; alla scoperta della “cipressa” centenaria; rincorrendo la flora nella faggeta; lungo la via dei mulini fin nel cuore della primavera per risvegliare sensazioni ed energia vitale. Tra le attività da segnalare la lezione sull’orto botanico (Valeria Bucelli, 3 maggio, ore 16), quella sui fiori di Bach (Elena Capezzoli, 1 maggio, ore 15), l’arte dei bonsai (associazione l’Ombrico, 4 maggio)

Al centro dell’iniziativa c’è la creatività di artisti contemporanei come Raffella Zurlo, Emo Formichi, Carlotta Parisi, Abby Jones, che creano e ricreano. E poi il lavoro degli gli artigiani sarteanesi e delle associazioni, che animeranno il centro storico, l’Accademia Arrischianti che unirà alle bellezze suggestive di cortili nascosti, l’armonia teatrale dei loro “quadri viventi”. I bambini delle scuole di Sarteano realizzeranno una galleria a cielo aperto, dove esprimeranno il loro personale mondo fatto di fiori. Ancora, ci saranno i gelati di fiori, gli aperitivi e i menù floreali nei locali, le chiese aperte e decorate. Una grande allegria pronta a contagiare lo straordinario borgo medievale di Sarteano, ricco di storia (lo dimostra il museo etrusco), dominato dalla fortezza senese.

Ulteriori informazioni su www.sarteanoliving.it, prenotazioni: ufficio turistico comunale, 0578 265312 0578 269204.

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SJP, la prima linea di scarpe firmate Sara Jessica Parker. Cosa ne penserebbe Carrie Bradshaw?

Sara Jessica Parker, o meglio conosciuta come la nota giornalista modaiola di Sex and The City, Carrie Bradshaw, si da alla moda e lancia la sua prima linea, primavera estate…

Sara Jessica Parker, o meglio conosciuta come la nota giornalista modaiola di Sex and The City, Carrie Bradshaw, si da alla moda e lancia la sua prima linea, primavera estate 2014, di calzature, nata dalla collaborazione con George Malkemus, presidente di Manolo Blahnik USA.

Scarpa Manolo Blanhik

Scarpa Manolo Blanhik

Non poteva che finire così, dalla finzione alla realtà, patita di fashion nella finzione in “Sex and the City” a una fashion business woman nella realtà, un passaggio che catapulta Sara Jessica Parker nel mondo della moda vera, di quella fatta di stilisti, modelle, buyer e tanti altri addetti ai lavori. Ma era proprio necessario? Come se di attrici che si improvvisano stiliste non ce ne fossero già abbastanza, ma forse è la moda che ha bisogno di personaggi come Sara Jessica Parker e Carrie Bradshaw, che dettano legge in fatto di moda e grazie al loro modo di essere e di vestire riescono a creare delle vere fashion victim che si idealizzano e cercano di somigliare ai personaggi del cinema, della televisione e delle più blasonate copertine, cosa che la moda da sola non può fare.

Ma in tutto questo, chi è che favorisce chi? Forse la Parker, che si lancia nel mondo della moda concretizzando così la sua più grande passione, aiutata dal re delle calzature più desiderate da tutte le trend setter del mondo, tale Manolo Blahnik? Oppure Manolo Blahnik, che vuole continuare su questa linea d’onda e arricchirsi aiutato dall’immagine di Carrie Brashaw? Nonché ne avesse bisogno, ma non a caso Carrie ha fatto impennare le vendite di scarpe firmate Manolo Blanhik con le sei milioni di donne che hanno scelto di acquistarle dopo averle viste ai piedi di una donna amante dei locali chic, con forte affinità con il mondo della moda. Una vita che affascina tutte le donne, o quasi!. Il modo di vestire di Carrie Bradshaw riflette la sua spasmodica ricerca dell’indumento più idoneo per ogni occasione, spesso finendo per sfoggiare uno stile unico e inconfondibile, che spazia dall’originalità sfrontata (che spesso rasenta il ridicolo) all’eleganza sopraffina.

Ovviamente dietro a tutto questo c’è una grande strategia di marketing. Sì, perché la nuova collezione SJP, che comprende 25 pezzi, saranno messi in vendita a partire dal 28 febbraio sull’e-shop di Nordstrom ad un costo che va dai 200 ai 500 dollari, e guarda caso, proprio in questi giorni, si fa sempre più insistente la notizia di un possibile ritorno al cinema di Sex and the City.

Collezione SJP

Collezione SJP

Ma tornando alle scarpe, la Parker si è ispirata, non a caso, allo stile di Carrie Bradshaw e all’eleganza delle grandi firme, ha mescolato tenui nuance pastello al rosso intenso o a tonalità metallic di bronzo e argento per creare disegni semplici, sandali e décolleté decorati esclusivamente con micro fiocchi o con intrecci sulla punta. fanno parte anche sandali flat e zeppe con la para in rafia che rimandano ad uno stile retrò con dettagli moderni, probabile segno che per il lancio la neo stilista non abbia voluto esagerare per non rischiare di non realizzare una linea di sicuro successo. Ad ogni modello è stato dato il nome di un personaggio o di un designer che ha influenzato lo stile dell’attrice, tra cui anche il famigerato Manolo Blahnik.

“I tacchi sono alti, ma non come se si fosse su palafitte. Non c’è niente di sexy nel non essere in grado di camminare. Per la creazione della mia linea di scarpe ho preso ispirazione dalla mia vita e dal nastro di gros grain con cui mi legavo i capelli da ragazzina ai tanti fiori che ho indossato durante le riprese di Sex and the City, fino ai classici degli anni Settanta e Ottanta che ho adorato”, ha commentato l’attrice alla presentazione ufficiale della linea.

Dunque Carrie è scesa dai tacchi e a quanto pare porterà anche le flat, stivaletti e ballerine. Per quanto riguarda il prezzo, vi ho anticipato che sarà compreso in un range che va dai 200 ai 500 dollari al paio, la Parker ha dichiarato che per lei “non solo soldi bucati, ma sudati”ed ha anche aggiunto di essersi concentrata sulle forme, i colori e la qualità, non a caso si è affidata al made in Italy per i materiali, beh un giovamento anche noi è stato trovato.

A questo punto non ci resta di poter ammirare, e magari chissà anche acquistare, (Nordstrom effettua consegne anche in Italia) le famose scarpe indossate dall’affermata giornalista Carrie Brashaw e da tutte le altre protagoniste di questa fortunata serie, Samantha, Charlotte e Miranda, ma questa volta disegnate per da una nuova talent shout della moda Sara Jessica Parker. Chissà cosa direbbe di lei Carrie Brashaw!

Credits Foto: Glamour UK

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BOYISH STYLE, quando la donna si fa uomo

Sicurezza di sé o senso di libertà?? Sono questi i motivi che spingono le donne a scegliere lo stile BOYISH, tendenza che sta spopolando in questo capriccioso inverno 2013 e…

Sicurezza di sé o senso di libertà?? Sono questi i motivi che spingono le donne a scegliere lo stile BOYISH, tendenza che sta spopolando in questo capriccioso inverno 2013 e che sarà il protagonista della primavera 2014. L’essenza di questo stile è l’adattamento di capi prettamente maschili al corpo femminile, in altri termini il menswear for women. Lo stile Boyish prende ispirazione dalle dive di ieri, come Marlene Dietrich, Josephine Baker, Katharine Hepburn, Lauren Hutton, Diane Keaton, Madonna, fino ad arrivare alle celebritis attuali come Dita Von Teese, Lady Gaga, Diane Kruger, fino alla cantante-rivelazione Janelle. Uno stile boyish, introdotto per la prima volta da Mademoiselle Coco, rivoluzionò il mondo della moda rubando abiti, tessuti e linee dal guardaroba maschile. Il gioco di ambiguità prosegue poi negli anni ’60 con Yves Saint Laurent che, per la prima volta, veste la donna con lo smoking.

Insomma, quelle appena elencate sono tutte donne dal carattere forte, affascinanti e coraggiose, che rompono gli schemi e mettono in discussione i cliché tradizionali. Questo scambio di ruoli, come è stato analizzato nel libro “Vestirsi degenere” di Alessandra Castellani, non è solo un gioco divertente ma soprattutto una presa di potere.
Ovviamente gli stilisti non stanno certo a guardare, e ne traggono subito spunto per le loro collezioni: la crescita del potere femminile, infatti, ha contagiato le passerelle del nuovo autunno e ha riportato in scena giacche, pantaloni, smoking, gemelli e cappelli come non si vedeva da tempo. Tendenza questa che sarà protagonista anche per la primavera 2014.

Per questo stile basta procurarsi dei pantaloni sartoriali, scarpe stringante, oppure jeans larghi da portare con il risvolto e blazer dalle linee rigorose. Ma anche camicie di cotone a quadri e cappelli unisex per tanti abbinamenti che si distinguono anche per la comodità e la trasversalità.
Da una rapida ricerca esistono delle linee guida da tenere presente:

– Le giacche, sia a fantasia o in tinta unita, vanno indossate con pantaloni eleganti o con jeans da maschio. I pantaloni possono essere di due modelli: uno dritto, che non fascia troppo la gamba e lascia la caviglia scoperta, e l’altro largo, con pinces e a vita alta. Per le scarpe meglio scegliere i mocassini con pochissimo tacco, senza decori in mero, blu o marrone. Per le più eccentriche vanno anche fantasie animalier, come il leoprado o la zembra (leggi anche Animalier colpisce ancora). Se volete abbinare un tocco femminile potete optare per un tacco 12.

Hermes

Hermes

– Lo stile Boyish per la sera prevede un mix perfetto fatto di camicia bianca, giacca e pantaloni neri. La differenza la fanno gli accessori: scarpe con tacco o stiletto, mocassini in vernice, cravatta o minipapillon. Marlene Dietrich aggiungeva un tocco personale a questo stile indossando un cappello a cilindro, le più coraggiose posso prendere tranquillamente spunto. I cappelli vanno sciolti e fluenti.

Il segreto di questo stile è che si possono mischiare pezzi super maschili con altri prettamente femminili e sexy. Come pantaloni a sigaretta abbinati ad una camicia lasciata un po’ aperta, oppure ancora maglioncino a collo alto con gli short di pelle, o in trench con le calze velate. Questo stile è anche considerato un “look low cost” perché si può ottenere anche senza comprare nulla, basta cerca nell’armadio un paio di pantaloni neri stretti e una camicia bianca, scarpe con tacco altissimo, porchette e poi indossa una giacca, che può essere di pelle o un cappotto.

Andro Chic Alvaro

Andro Chic Alvaro

Ovviamente queste sono solo le linee guida per un giusto Boyish Style, ma non dobbiamo di certo vestirci tutte uguali e risultare così tutte piatte e omologate. Proprio per questo sempre più griffe stanno producendo abiti differenziati ma che si basano su questo trend. Tra i brand più conosciuti Saint Laurent Paris che ha creato di recente campagne pubblicitarie ambigue, mixando la sensualità femminile alla virilità maschile per creare uno stile indefinito che supera le convezioni classiche della moda maschile e femminile portandole a convivere serenamente. Anche Giorgio Armani e Brunello Cucinelli hanno ispirato le loro collezioni primavera-estate 2014 a questo stile dal sapore andro chic, metropolitano, estremamente versatile e glam al tempo stesso.

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Kate Moss: la “bad girl” della moda compie quaranta anni

Tra nuove nascite, compleanni e compleanni più o meno vip, questo periodo dell’anno è davvero ricco di prole. Ma c’è né uno che sta facendo molto parlare di se, quasi…

Tra nuove nascite, compleanni e compleanni più o meno vip, questo periodo dell’anno è davvero ricco di prole. Ma c’è né uno che sta facendo molto parlare di se, quasi come se fosse un giubileo, e non è altro che il quarantesimo Happy Birthday della “bad girl” della moda per eccellenza: Kate Moss.

La Moss ha compiuto quarant’anni anni il 16 gennaio scorso, ma i festeggiamenti sono iniziati più di un mese fa con il British fashion Award, ovvero i premi che ogni anno il British Fashion Council assegna ai numeri uno della moda britannica, e dove Kate è stata festeggiata per i suoi venticinque anni di carriera.

Ritratta da Playboy per festeggiare il suo compleanno, per Kate Moss si sono scomodati artisti e sociologi, scrittori e i più grandi fotografi del pianeta che hanno immortalato ogni centimetro di un corpo che incarna perfettamente l’ultima icona del nostro tempo. Nata in un centro suburbano di Londra, figlia di una barista e di un agente di viaggi, all’età di quattordici anni è scoperta da Sarah Doukas, fondatrice dell’agenzia di moda di Storm, in un aeroporto di New York e le sue parole, quando vide per la prima volta Katherine Ann Moss, furono: “ È piccola, ma con quel viso e quella grinta cercheranno di imitarla tutti a New York”.

Caratteristica che ha reso la Moss diversa dalle altre modelle, è proprio l’altezza, relativamente bassa e decisamente magra, ma una magrezza che affascina, tanto da farle ottenere numerosi riconoscimenti, tanto da essere inserita nella lista delle donne più belle del mondo. Possiamo definire Kate Moss un amante dell’alternativo a tutti i costi, in modo particolare del mondo rock and roll, notturno, irregolare e un po’ tossico, e paragonandola ad uno stile possiamo definirla alla Young British Art, sorella dell’acida generazione di Trainspotting.
Grazie al suo aspetto “alternativo”, la modella è associata al movimento grunge, promosso da band come Nirvana ed è proprio per questo motivo che lo stilista Calvin Klein, la scelse come testimoniale per una campagna pubblicitaria trasgressiva al fianco di Mark Wahlberg. Da questo momento in poi la presenza della Moss su tutte le passerelle dell’alta moda è stata costante, da sempre presente sulle più prestigiose copertine di giornali come Harper’s Bazaar, Vogue, Allure ed Elle, fino a posare per il famosissimo fotografo che l’ha inserita nel suo libro 10 Women, un volume in bianco e nero dedicato alle donne del momento.

Kate Moss su playboy

Kate Moss su playboy

La Moss non è famosa solo per la sua carriera da top model, ma ha fatto molto parlare di sé per le sue scelte sentimentali, fidanzati non troppo raccomandabili e vita fatta di eccessi, saltata fuori grazie ad una foto pubblicata su un giornale britannico. Nel 2005 la rivista britannica Daily Mirror, pubblica in prima pagina uno scatto rubato in cui la Moss sniffava coca a un party e dopo aver fatto il giro del mondo, lo scatto è scomparso dall’immaginario mediatico lasciandosi dietro non poche polemiche. All’epoca Kate Moss era fidanzata con Pete Doherty, cantante e musicista inglese, e noto alla cronaca più per la sua vita non troppo tranquilla che per le sue canzoni. Fu detto che le fotografie erano state vendute alla rivista da James Mullord, ex manager di Doherty per più di 150,000 dollari, fatto sta che nei periodi immediatamente successivi allo scandalo la maggior parte dei contratti di Kate Moss, furono annullati, a partire da quello di Stella McCartney di 4 milioni l’anno e la stessa posizione venne presa da Chanel e Burberry, costringendo la Moss a chiedere pubblicamente scusa in un conferenze stampa e ammettendo le proprie responsabilità. Alla storia travagliata con Pete Doherty ha fatto seguito quella forse meno impegnativa con Jamie Hince dei Kills, oggi suo marito. Il curriculum amoroso della Moss conta un primo amore con Johnny Depp, forse un po’ troppo spacca cuore per durare; prima di sopravvivere a Pete Doherty, ha avuto una figlia da Jefferson Hack, troppo per bene da consentire cordiali dinamiche familiari, insomma non insegue miliardari del jet set internazionale o vip invecchiati, ma continuano a piacerle gli uomini difficili, fragili figli di puttana, con cui litigare furiosamente e poi fare pace non senza rancore.

Con questo, la Moss, a 40 anni può vantare successi e scandali, e lo splendido rapporto che ha con il suo corpo, tanto che non ha esitato ancora una volta a posare completamente nuda per l’obiettivo di Mert Alas e Marcus Piggot in un servizio di 18 pagine destinato a fare storia. Questo perchè nessuno è mai riuscito a mettere in discussione la sua perfezione che ha stravolto i canoni consueti di bellezza e si è imposta come del tutto inimitabile. Forse per molti la Moss è più un’icona che una bomba sexy, ma guardando il corpo possiamo dire che ben poco è cambiato da quando a quindici anni giocava sui set dimostrando già un bel carisma, quel carisma che le ha permesso di essere la Donna che è diventata!

Tanti auguri Moss!

Foto: Christie’s Imagine

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Rock Me Pitti: la moda dà volto alla musica

Come ogni anno, subito dopo la fine della feste natalizie, Firenze diventa, per una settimana, la capitale della moda, delle nuove tendenze e dei nuovi stili. Gente bizzarra, personaggi che…

Come ogni anno, subito dopo la fine della feste natalizie, Firenze diventa, per una settimana, la capitale della moda, delle nuove tendenze e dei nuovi stili. Gente bizzarra, personaggi che sembrano usciti dai fumetti, stilisti, buyer, star e starlette si danno appuntamento nella capitale dell’arte per scovare e vedere quali saranno i trend della prossima stagione modaiola. Oltre mille marchi presenti e il 40% delle aziende provenienti dall’estero per un appuntamento divenuto ormai un cult per le fashion victim e per chi sulla moda ci ha costruito il suo business.

Quest’anno, giunto alla sua 85esima edizione, il tema di Pitti Immagine Uomo è Rock Me Pitti, un mix perfetto tra musica e moda, un connubio che da sempre cammina a braccetto pubblicizzandosi a vicenda. La Fortezza da Basso, storica location della kermess, insieme a tutta la città si è trasformata in un vero live set, con concerti e performance musicali per tutte i gusti e tutte le orecchie.

La musica, con tutti i suoi generi, è da sempre uno dei linguaggi universali, capace di rinnovarsi, cavalcare le epoche e mettere d’accordo cuore e cervello. In Pitti la musica si lega alla moda per rafforzare la sua forza espressiva e dare un “volto” alla mille sfaccettature che la musica possiede: elegante, ironica, irriverente, classica e trasgressiva e allo stesso tempo jazz, swing, soul, rock. Inoltre, questa edizione di Pitti Immagine Uomo vuole celebrare la contaminazione che da sempre esiste tra musica, moda e design, pensiamo solo ai look delle star quando salgono sul palco, abiti studiati a tavolino che mettano d’accordo musica e gusto dell’artista, ma allo stesso tempo, banco di prova dello stilista, in cui deve dimostrare tutta la sua bravura unendo originalità, comodità ed estro.

In tutto il salone, dai singoli stand fino al Piazzale Centrale, possiamo vedere installazioni di immagini e oggetti di culto provenienti dal mondo della musica, come la mostra dedicata alle più belle cover di Rclub, con le 64 copertine di big italiani e internazionali, come Niccolò Fabi, Malika Ayane, Madonna e Michael Bublé.
Anche La Rinascente, famosi grandi magazzini italiani, dedicano a Rock Me Pitti l’iniziativa “Watch the music, Listen to Design”, sette vetrine ispirate alla musica e realizzate da sette giovani promesse del design italiano: Matteo Capobianco, Carnovsky, Giorgio di Salvo, Michela Natella, Servomuto, Ilaria Vergani e Flaminia Veronesi. A Villa Bardini, invece, viene inaugurata proprio in questi giorni la mostra “Aldo Fallai. Da Armani al Rinascimento” incentrata sul grande fotografo di moda, inventore dell’immagine Armani.

Ma parlando di moda e nuove tendenze, obiettivo principale di Pitti Immagine Uomo, oltre ai suoi eclettici temi d’ispiraz

nuova Baracuta Blue Label Collection di WP Lavori in corso

nuova Baracuta Blue Label Collection di WP Lavori in corso

ione, troviamo la premier mondiale della nuova Baracuta Blue Label Collection di WP Lavori in corso, disegnata dallo stilista britannico Jeff Griffin.

“Questo progetto nasce come una capsule designer collection, un laboratorio in cui sperimentare diverse interpretazioni di un marchio heritage del menswear come Baracuta”, ha spiegato Cristina Calori, presidente di WP lavori in corso. “Dopo le prime collezioni guidate dal giapponese Kenichi Kusano, la scelta è caduta sul britannico Jeff Griffin, che lavorerà per scrivere il futuro di questo marchio”.

Anteprima assoluta anche per la speciale capsule Pony X ACF, che suggella la collaborazione tra il brand newyorkese di sneakers con il collettivo artistico e creativo Art Comes First. Ospite speciale della settimana modaiola fiorentina è Diesel Balck Gold, disegnata dallo stilista norvegese Andreas Melbostad, che presenta la sua collezione dall’anima rock e chic con un fashion show alla Stazione Leopolda, mentre il progetto speciali di Pitti Discovery è il debutto del brand N°21 di Alessandro Dell’Acqua.

capsule Pony X ACF, brand newyorkese di sneakers e collettivo artistico/creativo Art Comes First.

capsule Pony X ACF, brand newyorkese di sneakers e collettivo artistico/creativo Art Comes First.

Insomma un Pitti che non delude mai, sia dal punto di vista modaiolo, sia dal punto di vista della ricercatezza dei temi e la cura della comunicazione, un Pitti all’insegna di un nuovo sound declinato attraverso mille anime, le anime della moda a cui la musica da voce, e viceversa le anime della musica a cui la moda da un volto. Un sound nuovo anche per dare rilancio alla kermesse e a all’intero sistema della moda italiano colpito gravemente, e reso vulnerabile, dalla crisi e dall’agguerrita concorrenza estera.

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Sotto il vestito niente…o quasi! – Storia della lingerie perduta –

Alzi la mano chi ha il coraggio di uscire di casa senza indossare la biancheria intima! Indubbiamente sarebbe una cosa che creerebbe abbastanza disagio, facendoci sentire un po’ fuori luogo,…

Alzi la mano chi ha il coraggio di uscire di casa senza indossare la biancheria intima! Indubbiamente sarebbe una cosa che creerebbe abbastanza disagio, facendoci sentire un po’ fuori luogo, eppure nell’antichità, re e regine non portano questo tipo di abbigliamento, gli uomini non avevano mutande o slip ma camicie e brache, pantaloncini simili a mutande, e le donne non avevo reggiseni, ma vestivano un grembiule o una blusa senza mutande. Questo è tutto ciò che sappiamo sulla biancheria nell’età del Medioevo, ma è notizia di questi giorni che nel castello medievale di Lengberg, nel Tirolo dell’est, 

castello medievale di Lengberg, - Austria -

castello medievale di Lengberg, – Austria –

in Austria, durante i lavori di restaurazione iniziati nel 2008 dell’ala sud, è stato scoperto un baule perfettamente sigillato e per questo, rimasto immune al flagello del tempo che passa e deteriora le cose, con all’interno dei capi di lingerie. Preziosa lingerie in cotone in parte deteriorata, ma con ancora visibili ricami e decori, e sorprendentemente simile ai moderni reggiseni. Una somiglianza talmente forte da far dubitare gli storici circa la datazione degli indumenti, tuttavia gli esami la radio carbonio hanno confermato che tutto il corredo è originale del 15esimo secolo, e quindi ancora prima che la biancheria intima femminile fosse inventata. I pezzi di lingerie sono rimasti ben nascosti, per più di 600 anni. Gli slip possono essere paragonati ad un moderno bikini ed i reggiseni con le coppe morbide e bretelline regolabili simili a nostri moderni bra.

Sembrava che le mutandine fossero state concepite verso la fine del 18esimo secolo, e che i reggiseni, addirittura, fossero un’invenzione di 100 anni fa. Infatti prima di questo ritrovamento si pensava che il reggiseno fosse comparso per la prima volta sulle pagine di Vogue nel lontano 1907.
Il ritrovamento è stato fatto da Beatrix Nutz, professoressa di archeologia presso l’università di Innsbruck, che ha riportato alla luce quattro reggiseni e due mutande.

“La scoperta – ha detto Hilary Davidson, curatrice del “Museum of London”- va ad alterare completamente la storia della moda e che niente del genere era mai successo prima ad ora. Un’invenzione del genere potrebbe essere nata dalle donne inglesi dell’epoca medievale. I capi di lingerie erano nascosti insieme ad altri 3.000 vestiti e pezzi di stoffa, ma in seguito ad una rinnovazione del castello, gli indumenti sono saltati fuori dal pavimento. Si pensa che fossero stati sotterrati intorno al 1480, dopo che la struttura del palazzo era stata modificata. Il motivo per cui i vestiti sono stati ritrovati in condizioni quasi perfette è dato dal fatto che i pavimenti del castello hanno fatto si che gli indumenti restassero asciutti, fermando, così, la disintegrazione del tessuto”.

La domanda che sorge subito spontanea è: “queste mutande sono da uomo o da donna?”. Beatrix Nutz ha spiegato che queste mutande si sono sviluppate quando gli uomini iniziarono ad indossare calzamaglie o pantaloni in un pezzo unico, invece che due calze separate. Pantaloni e mutande erano considerati un simbolo di potenza maschile e le donne che li indossavano erano mogli aggressive che cercavano di usurpare l’autorità dei loro mariti. Ma anche se era ritenuto che le donne non dovessero indossarli, questo non significava che esse non lo facessero. Come per esempio Eleonora di Toledo (1522-62) ne possedeva un paio nel 1561 e cinquant’anni dopo molte paia furono confezionate per Maria de’ Medici (1573-1642), la nuova Regina di Francia.

Per quanto riguarda, invece, i reggiseni ritrovati, due sembrano essere “camicie con borse”, ma non essendo in buone condizioni è rimasta solo una coppa per ciascuna ed è stato dedotto che ci fosse ulteriore stoffa sopra le coppe con lo scopo di scoprire l’incavo, facendo diventare l’indumento un misto tra una camicia corta e un vero e proprio reggipetto. Il terzo assomiglia molto di più ai corrispettivi moderni ed è probabilmente, come lo definisce un anonimo scrittore, più simile ad “borsa per il seno”. Vi sono due larghe fasce per le spalle e i bordi parzialmente rovinati all’altezza delle coppe che indicano la presenza di una fascia posteriore.Questo capo è riccamente ornato con pizzo sulle spalline, mentre le coppe sono impreziosite nella parte inferiore con pizzi intrecciati e merletti. Il quarto “reggiseno” somiglia più al moderno “corpetto”, una tipologia molto popolare negli anni Cinquanta, ma ancora di moda oggi. Le coppe sono costituite ciascuna da due pezzi di lino cuciti assieme e il tessuto che vi sta attorno si estende fino al limite inferiore della cassa toracica con una fila di sei asole lungo il fianco da allacciarsi con una stringa. Vi sono delle fasce strette per le spalle e del merletto che decora l’incavo.

Quello che hanno indossato sotto gli abiti, nel corso dei secoli, uomini e donne è estremamente affascinante perché racconta l’evoluzione culturale, del rapporto tra i generi e della sessualità nel mondo occidentale.
Secoli, epoche e storie diverse e lontane, dal 15esimo secolo ad oggi di acqua sotto i ponti ne è passata, e anche la lingerie è cambiata: cuciture più comode, completini sempre più sexy, super push-up con spalline trasparenti che attirano l’attenzione e ci fanno sentire più a nostro agio.

Oggi quando parliamo di lingerie non possiamo che fare riferimento a Victoria’ Secret, il glam brand di intimo più famoso al mondo. Nata nel 1977 a San Francisco e fondata da Roy Raymond. L’idea di creare una linea d’intimo più intrigante venne a Raymond quando entrò in un centro commerciale per acquistare della biancheria intima alla moglie, ma si trovò di fronte a scaffali con camicie da notte di nylon a grandi stampe floreali. Rendendosi conto che altri amici maschi avevano avuto la stessa esperienza, decise di studiare il mercato della lingerie, ottenne un prestito e aprì il suo primo negozio. Raymond creò un boudoir vittoriano fatto di pizzi, merletti e tutti gli accessori che rendono un capo di abbigliamento sexy e bello da vedere. Negli anni novanta prende notorietà quando inizia a pubblicizzare i suoi prodotti con testimonial molto famose e spettacoli di moda. Edward Razek, uno dei responsabili di Victoria’s Secret dice «è l’azienda che trasforma le sue modelle in celebrità e non viceversa». In Victoria’s Secret la maggioranza dei dirigenti è composta da donne: sono loro che devono apprezzare i modelli, rappresentano il 98 per cento delle clienti, e sono loro che lo hanno reso un marchio di successo.

Chissà cosa avrebbero pensato le donne del 15esimo secolo vedendo i modelli di Victoria’s Secret? Molto probabilmente ne sarebbero rimaste meravigliate e subito dopo si sarebbero pentite per aver avuto pensieri impuri, ma fatto sta, che questo ritrovamento ci consegna una realtà lungimirante in fatto di bellezza e comodità. Un ritrovamento fortuito quanto raro, prezioso per capire meglio la storia del mondo di quell’epoca, e per capire la moda nella sua quotidianità e renderci conto che la nostra epoca moderna proviene da molto, molto lontano, da lotte e sdrastici combattimenti. I tempi cambiano ma le idee di bellezza e benessere restano.

Foto storiche e Fonti di prorietà dell’ Institute of Archaeology, University of Innsbruck

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Chiusi Scalo: presentato lo “SnowShop”

È stata, come sempre, una festa l’edizione 2013 della “Fiera della Stazione” che si è svolta domenica 1 dicembre a Chiusi Scalo e che ha attirato molti residenti e visitatori,…

È stata, come sempre, una festa l’edizione 2013 della “Fiera della Stazione” che si è svolta domenica 1 dicembre a Chiusi Scalo e che ha attirato molti residenti e visitatori, che hanno colto l’occasione per fare i primi acquisti in vista del Natale.

Ma la Fiera è stato solo l’evento iniziale di un dicembre veramente speciale per Chiusi Scalo, perché i commercianti della cittadina hanno deciso quest’anno di unirsi per offrire, a clienti abituali e nuovi, non solo eventi e luminarie, ma soprattutto tanta convenienza.

La novità del Natale 2013 è infatti lo “SnowShop”, un catalogo di prodotti di marca e di qualità che i commercianti di Chiusi Scalo hanno deciso di proporre a prezzi veramente eccezionali, riducendone il costo rispetto a quello di listino, per tutto il mese di dicembre.

Per Natale fai un giro a Chiusi Scalo, i regali più belli costano meno”. È questo lo slogan con cui si presenta il catalogo al cui interno è possibile trovare proposte di tutti i tipi e necessità: dal capo d’abbigliamento del marchio di moda, al gioiello, agli occhiali, al gioco e perfino al viaggio, per non dimenticare i caffè aromatizzati o decorati e i menù delle feste nei ristoranti.

Nessuna categoria merceologica sembra mancare nella proposta del Centro Commerciale naturale di Chiusi Scalo che del resto è un’associazione che conta un centinaio di negozi in grado di coprire veramente quasi tutte le categorie di prodotti e di servizi. Accanto ai negozi d’abbigliamento, calzature, prodotti di bellezza, sono infatti presenti ristoranti, concessionarie, aziende di produzione e liberi professionisti.

L’invito è a scoprire tutte le sorprese e le offerte dei negozi del Centro commerciale naturale di Chiusi Scalo nel catalogo “SnowShop” presente in tutti i punti vendita. Ma l’invito è anche per il week-end che precede il Natale per “Pompieropoli” (21 e 22 dicembre, in Piazza Garibaldi) e “Babbo Natale dal Cielo” (domenica 22 dicembre, ore 18, piazza Dante), gli eventi che da sempre Chiusi Scalo propone soprattutto ai bambini per permettere loro di immergersi al meglio nell’atmosfera delle feste.

Il Centro Commerciale naturale di Chiusi Scalo è un’associazione costituita da oltre dieci anni dai commercianti della cittadina insieme con il Comune di Chiusi, Banca Valdichiana, Confesercenti e Confcommercio.

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Cucina e profumi, unione perfetta per esaudire i sensi

“Uno chef può essere paragonato ad uno profumiere? Sicuramente SI”. Questa affermazione potrebbe essere argomento di uno nuovo libro di cucina oppure il tema di una prossima linea di profumi,…

“Uno chef può essere paragonato ad uno profumiere? Sicuramente SI”. Questa affermazione potrebbe essere argomento di uno nuovo libro di cucina oppure il tema di una prossima linea di profumi, è invece sono le parole dei uno chef, Maurizio Corridori, direttore dell’ International Chef Academy di Siena, dove qualche giorno fa, lui e il suo staff, hanno organizzato un seminario che ha unito la cucina moderna ai profumi del maestro profumiere, Serge Lutens. Un gioco di sapori e odori che hanno inebriato e stuzzicato i sensi dei presenti, regalando loro delle piccole e ineguagliabili emozioni.

Tortino di mele con emulsione di olio alla vaniglia

Tortino di mele con emulsione di olio alla vaniglia

Per l’occasione abbiamo intervistato Maurizio Corridori che ci ha spiegato come è nata l’idea di accostare a fragranze, utilizzate per lo più in cosmetica, ai piatti della nostra cucina rivisitati in chiave moderna. Per cucina moderna è inteso tutto quello che di più particolare può essere accostato al cibo, proposte innovative, particolari, curiose e bizzarre. Non è altro che l’evoluzione, la particolarità e la ricerca dell’originalità, lasciando in disparte tutto quello che è abitudine e statico. E il seminario, “L’arte culinaria incontra i profumi di Serge Lutens”, ha voluto fare proprio questo, accostare i profumi e i sapori tipici della nostra cucina alla particolarità e l’originalità delle essenze. La spiegazione di come un’ essenza si può associare ad un piatto è stata curata da Gloria del Dottore, esperta intenditrice dei profumi di Serge Lutens.

“Il progetto – mi spiega Maurizio – è nato dal desiderio di riuscire ad accostare fragranze di profumi alla nostra cucina tipica con rivisitazioni e personalizzazioni che riescono ad esaltare da un lato l’importanza delle materie prime scelte per le diverse profumazioni, e dall’altro l’abilità nella ricerca dei sapori e delle profumazioni in grado di far fare all’immaginazione un viaggio indimenticabile ai nostri sensi: vista, olfatto e gusto”.

I profumi accostati ai piatti sono di Serge Lutens, noto maestro profumiere francese, geniale quanto schivo. Ha collaborato con le più famose maison di moda del mondo, e nonostante sia uno dei creatori più celebri e amati della bellezza rimane un personaggio misterioso. Generoso nel regalare visioni mistiche sotto forma di profumo, ma decisamente avaro quando si tratta di mettersi sotto i riflettori. Quando però esce allo scoperto riesce ad incantare attraverso la sua personale visione del profumo. Classe 1942, nel 1962 si trasferisce a Parigi dove viene assunto dalla rivista Vogue per creare make up ed acconciature. Nel 1967 Christian Dior commissiona a Lutens la realizzazione di una nuova linea di cosmetici, che il Vogue statunitense definirà “rivoluzionaria”.

D: “Perché la scelta di accostare la cucina proprio ai profumi di Serge Lutens?”
R:“L’idea –racconta Maurizio – è nata per l’immensa stima che ho nei confronti dell’Artista e per la grandissima professionalità nel creare prodotti che non si possono definire semplicemente “profumi”, ma bensì delle vere e proprie Opere d’arte”.

Serge Lutens

Serge Lutens

Ed è proprio questa la missione che nel 1980, Shiseido affida a Serge Lutens, trasformare la bellezza in arte. Gli anni ottanta consacrano definitivamente il genio di Lutens. Dal suo tocco, nel 1982 nasce Nombre Noir e poi Feminité du Bois. Sempre sotto il marchio Shiseido, negli anni novanta, crea a Parigi Les Salons du Palais Royal, un tempio del profumo, meta di pellegrinaggio di cultori e neofiti, e una collezione esclusiva di profumi senza tempo. Nel 2000 crea una collezione di profumi con il nome Serge Lutens Parfum et Beauté. In una sua recente intervista rilasciata a France 24, per la rubrica Mode, Serge Lutens dice: “L’aspetto più importante nel creare un profumo è che dietro ci sia una storia… Quando si crea un profumo non si pensa di crearlo per un uomo o una donna, ma sono le persone che scelgono il profumo… Sono io che devo servire il profumo… Se non creo un profumo seguendo una storia, allora significa che sto seguendo una logica di marketing, commerciale… Il profumo non è un prodotto, ma è un qualcosa di mistico… Un profumiere è geniale quando riesce a creare un profumo che soddisfi quello che le persone stanno cercando in quel momento…”

E questo vale anche per un cuoco, quando uno chef prepara un piatto non sa se lo cucinerà per un uomo o per una donna, ma sa che quel piatto è stato scelto per i suoi ingredienti e per il gusto che la persona vuole provare nel preciso momento in cui assaporerà quella portata.

Cinghiale in dolce forte

Cinghiale in dolce forte

“Creare un piatto è un’arte – mi dice Maurizio- una cosa che in quel momento rispecchia il tuo modo di comunicare al mondo, e dietro ad una preparazione c’è sempre una storia da raccontare”, ed io aggiungo come del resto è la preparazione di un profumo, ognuno ha la sua storia e le proprie particolarità.

D: Quindi a tuo avviso uno chef può essere assimilato a un profumiere?
R: “Certo sono due Artisti che vanno sempre alla ricerca dell’originalità da proporre al proprio pubblico, considerando di fondamentale importanza l’utilizzo delle materie prime nelle proprie preparazioni e interpretazioni, in modo da garantire qualità e professionalità che purtroppo, con il passare del tempo, vengono messe in secondo piano sempre di più”.

Il seminario è stato strutturato in modo che tutti i partecipanti hanno avuto la possibilità di abbinare i prodotti alle varie interpretazioni culinarie ed assistere ai passaggi e all’esecuzione delle varie ricette. Questo è solo il primo di una serie di seminari di cucina moderna, rivisitata con originalità, estro e gusto, badando sempre alla qualità, dello chef Maurizio Corridori. Il prossimo accosterà la cucina moderna a pregiati e ricercatissimi mieli.

“Provare per credere!”, è con queste parole che Maurizio Corridori conclude questa bella intervista, io ringrazio tutta l’International Chef Academy e Gloria del Dottore che mi hanno dato la possibilità di entrare in questo mondo di inebrianti emozioni e gusti unici.

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Dr. Martens: la storia dello stivaletto punk più famoso al mondo

Gli storici stivaletti con le cuciture gialle, simbolo della cultura punk, e attualmente adorate dai vip di tutto il mondo, dopo cento anni cambiano padrone. Di quali stivaletti sto parlando?…

Gli storici stivaletti con le cuciture gialle, simbolo della cultura punk, e attualmente adorate dai vip di tutto il mondo, dopo cento anni cambiano padrone. Di quali stivaletti sto parlando? Di quelli che sicuramente ognuno di noi ne avrà posseduto un paio o ne possiede tutt’oggi, e chi non ce l’ha mai avuti ne avrà sicuramente sentito parlare, loro sono i mitici stivaletti Dr. Martens.

È notizia di questi giorni che il fondo londinese Permina le ha comprate per 355milioni di euro. Ma facciamo un salto nel passato, circa al 1901, quando inizia la storia dello scarponcino dalla cuciture gialle, simbolo di molte generazioni e di molte correnti culturali. Benjamin Griggs e Septimimus Jones cominciano a produrre scarponi per i minatori e l’esercito britannico, questi accessori erano neri a dieci buchi con una suola chiodata e una cucitura sulla punta. La ditta che produceva queste scarpe era collocata a Northamptonshire, in Gran Bretagna, contea storicamente nota per le manifatture di scarpe, appunto.

Nel 1943 un medico tedesco, Klaus Maertens, si ruppe un piede mentre stava sciando sulle Alpi Bavaresi, e a seguito di questa caduta, non riusciva, e trovava scomodo camminare con scarpe le cui suole erano di cuoio classico e allora cominciò a pensare ad un innovativo tipo di suola. Quello che gli venne in mente era un tipo di suola ammortizzata da un cuscinetto d’aria e quindi ad uno scarpone costruito con una pelle più morbida. Il Dr. Maertens cominciò a realizzare questo tipo di scarpa in solitaria, rifacendosi ai modelli degli scarponi presenti sul mercato e realizzò così uno scarponcino marrone a 8 buchi. Il modello però non ricevette il successo sperato, ma nel 1947, il dottore incontrò a Monaco un suo vecchio compagno di università, Herbert Funck, che rimase molto colpito dal design degli scarponcini. A questo punto i due decisero di aprire insieme una nuova attività di produzione scarpe, utilizzando scarti di gomma della Luftwaffe, l’aviazione militare tedesca, per la suola, mentre per la tomaia venivano usate vecchie divise dismesse dell’esercito tedesco. Ottimo esempio di riciclo nel dopoguerra. Le scarpe risultavano essere molto comode e durevoli tanto da piacere anche alle casalinghe tedesche, fino ad arrivare all’80% delle vendite pervenute dalla clientela femminile. Nel 1952 i due amici decisero di aprire una nuova fabbrica a Monaco, la quale produceva oltre 200 diversi modelli e nel 1959 Martens e Funck decisero di rivolgersi ad un pubblico più ampio ed internazionale per vendere la licenza. Ed è proprio a questo punto che le storie dei due tedeschi e dei due inglesi si intrecciano.

Stivaletto Dr.Martens color ciliegia

Stivaletto Dr.Martens color ciliegia

Nel 1959 Griggs, che nel frattempo aveva avuto cospicue commissioni da parte dell’esercito inglese per la Guerra di Corea, notò l’annuncio di Maertens e Funck tra le pagine si Shoe & Leather News, una pubblicazione specialistica per gli addetti ai lavori del mercato calzaturiero londinese. Immediatamente il marchio inglese ne acquista in brevetto, optando per il nome Dr. Martens, anglicizzando il nome tedesco del dottore Maertens, e tralasciando il nome del dr. Funck perché troppo simile al gergale inglese fuck. La Griggs, inoltre, apportò alcune sostanziali modifiche, ne ridisegno la suola, arrotondò il tacco e aggiunse la fettuccia posteriore con il marchio Air Wair, e aggiunge la storica e riconoscibile cucitura gialla tra suola e tomaia, tratto distintivo di una vera Dr. Martens. Nel 1960 viene immesso sul mercato il primo modello, il 1460: classico anfibio a 8 buchi di colore rosso ciliegia. Queste diventano molto presto le scarpe di postini, operai e poliziotti, ma quest’ultimi dovevano annerire la cucitura gialla perché il loro regolamento non lo consentiva. Nel 1961 viene lanciato sul mercato il modello 1461: scarpa a 3 buchi, che verrà indossata soprattutto dagli impiegati delle poste, divenendo il simbolo del sindacato e successivamente della sinistra inglese.

Durante gli anni sessanta i mod, (“moderm jazz”), subcultura giovanile londinese e caratterizzata dal look curato ed innovativo, amanti della musica beat, rhythm and blues, si dividono in varie correnti, tra cui gli hard mod, che iniziarono a vestirsi in modo più comodo, utilizzando jeans e anfibi. Da questa corrente si svilupperanno gli skin, i testa rasata, che non basavano la loro identità su di una ideologia politica, ma su elementi legati alla musica e all’abbigliamento. Gli skin fecero loro le Doctors e le sdoganarono da scarpe per lavoratori, borghesi e benestanti a simbolo della loro sottocultura. Essi prestavano un’attenzione quasi maniacale per le Doctors, le lucidavano sempre e il loro modello preferito era quello da 10 buchi con la punta d’acciaio.

Nei tardi anni sessanta i punk, soliti usare le Converse All Stars, adottarono anch’essi le Doctors come calzatura e successivamente gli stivaletti diventano popolari anche tra le culture giovanili quali ska, new wave, grunge, fino a divenire un simbolo di appartenenza alla cultura underground. A partire dalla metà degli anni novanta, però, cala l’interesse dei giovani nei confronti di queste sottoculture e di conseguenza inizia anche il calo delle vendite delle Dr. Martens, fino alla decisione, arrivata nel 2003, di cessare la produzione nel Regno Unito spostandola in Cina e in Thailandia.

Stivaletto Dr. Martens colori fluo

Stivaletto Dr. Martens colori fluo

Nel 2007 la compagnia decide di tonare a produrre di nuovo una linea di calzature in Inghilterra e tornano prepotentemente, rilanciati sulle passerelle di moda come accessorio glamour da stilisti del calibro di Jean Paul Gaultier, Vivienne Westwood, Jimmy Choo e Yohji Yamamoto, nel 2008 inizia a realizzare nuove varianti dei modelli classici e di nuove linee. Nel 2012 il lancio di una campagna pubblicitaria virale “First and Forever”, stile rarefatto, atmosfere senza tempo, periferia della East London, palazzoni, vecchi juke box, bowling, risate, macchine d’epoca, è con questo che il brand vuole giocare sui ricordi e su quello che ha rappresentato lo stivaletto più conosciuto al mondo. Fino ad arrivare al 2013, storia di oggi, quando il fondo londinese Permira compra il marchio, l’acquisizione riguarda in particolare R.Griggs Group Limited, società di controllo del marchio Dr. Martens, l’acquisizione verrà completata secondo le attese nel gennaio 2014.

«L’autenticità del marchio – afferma David Suddens, ceo della Dr Martens – e i milioni di clienti che hanno usato le Docs come simbolo di espressione per oltre mezzo secolo, sono quanto rende Dr Martens unica. Dr Martens è un marchio iconico con una convinta base di fan seguaci. I fondi Permira hanno una vasta esperienza nel supportare i marchi globali, come dimostrato con Hugo Boss e Valentino, e siamo lieti di supportare il team gestionale in questa entusiasmante prossima fase di sviluppo societario». L’operazione ha visto Barclays impegnata come advisor finanziario, mentre Rothschild ha fatto da consulente per R Griggs.

Insomma una nuova fase storica sta per iniziare per le Dr.Martens, magari fatta di nuovi modelli con tratti e materiali diversi, oppure nuove linee di prodotti ma comunque sempre legate allo stile Doctors. Vedremo cosa avrà in serbo per noi la nuova acquirente di Dr. Martens!

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L’ “Animalier” colpisce ancora!

Che vi piaccia o no, anche quest’anno la moda autunno-inverno 2013/2014 è ANIMALIER. Che sia zebrato, pitonato, a macchie, o ancora leopardato e tigrato, lo “zoo style” resta intramontabile e…

Che vi piaccia o no, anche quest’anno la moda autunno-inverno 2013/2014 è ANIMALIER. Che sia zebrato, pitonato, a macchie, o ancora leopardato e tigrato, lo “zoo style” resta intramontabile e continua a essere protagonista delle passerelle e delle vetrine della maggior parte dei negozi.

È passato indenne attraverso cicli e stagioni, caratterizzati sempre da elementi di stile tutti nuovi, infatti, la moda animalier fa la sua prima comparsa negli anni ’80, dove imperversava in molti video clip musicali e nelle passerelle dei maggiori marchi di moda. Negli anni ’90 è proseguita, ma molto più in sordina, l’animalier si poteva vedere soprattutto nelle borse, nelle cinture e negli accessori, nel 2013/2014 torna a fare la parte da padrona sia sull’abbigliamento, sia sulle borse che sugli accessori. In versione tigrata sui cappotti di Blugirl, un look totalmente ispirato alla savana per Moschino Cheap & Chic, oppure nella versione sporty targata DKNY, un accostamento in misure differenti su sweater, lunghi abiti, camicie e maxi bag. Giambattista Valli, invece, l’animalier è glam avant-garde, ovvero lo rende più soft a livello cromatico, ma allo stesso tempo lo “sporca” con incursioni di giallo. La maggior parte degli stilisti che si ispirano a questo genere di stile, scelgono di usare stampe o pellicce ecologie, ricreate in laboratorio per essere il più possibile simile alla realtà, rispettando così gli animali e l’ambiente.

La fantasia abito animalieranimalier più in voga è la macchia di leopardo o comunemente chiamato maculato, il quale nel corso del tempo ha acquistato quella nota sexy che non disturba. Dona quel tocco di grinta e quell’aggressività ad ogni outfit, anche se nelle ultime passerelle è stato addolcito con una nota più sofisticata. Ungaro, infatti, lo ripropone, ma in una variante spezzata che smorza i toni da “panterona” che rende la donna dominatrice, ma allo stesso tempo elegante e forte. Nella moda 2013/2014 il maculato è passato da fantasia per le serate super chic ad essere casual e da portare in qualunque ora del giorno: ovviamente dipende anche dagli abbinamenti, da evitare sicuramente il total look. Il look maculato, preso in piccole dosi, tipo una camicia, piuttosto che un leggings, o una giacca, andrebbe scelto da chiunque per sentirsi un po’ esotiche e un po’ femme fatale.

Poi c’è lo stile zebrato black and white, selvaggio come il maculato ma un po’ più audace. Il manto della zebra ha ispirato tanti stilisti per questa stagione, un esempio su tutti Versace. Lo stilista ne ha fatto il suo punto di forza per la propria collezione, presentandolo, oltre alla classica versione bianco e nero, mixato con altri colori, uno su tutto il giallo acceso. Ovviamente lo stile zebrato è già eccentrico di suo quindi meglio sceglierlo nei toni più conosciuti a meglio portabili. Lo zebrato è consigliato abbinarlo con capi di colori neutri come il nero o il gridio, mentre per il maculato possiamo scegliere anche il bianco, il marrone e tutte le tonalità di questo colore.

Curioso ma vero, nelle passerelle sono state avvistate le stampe dalmata. Valentino sceglie di macchiare un manto candido con macchie nere che ricordano quelle dei dolci ed eleganti dalmata. Una scelta fatta anche da Versace e da Burberry Prorsum, che rilegge l’animalier in chiave romantica e trasforma le chiazze in micro cuori. Certo Crudelia De Mon sarebbe stata sicuramente entusiasta di questa collezione, magari vendendola abbandonava anche l’idea di sacrificare i poveri cuccioli di Rudy e Anita.

stili animalierInfine c’è lo stile tanto amato da Cavalli, il pitonato. Un capo di questo stile riesce sempre a rendere qualsiasi look trendy e irresistibile, anche se molto spesso i capi pitonati corrono il rischio di risultate kitsch e finire in un angolo del nostro armadio per poi passare nel dimenticatoio. Cavalli e Valentino nelle loro ultime collezioni hanno, sì, utilizzato le stampe pitonate, ma con moderazione, utilizzandole per arricchire le fantasie e impreziosire gli abiti.

Indossare un capo maculato o leopardato, piuttosto che zebrato o pitonato attira sicuramente lo sguardo, concentrando su di noi l’attenzione, è quindi consigliato scegliere capi che esaltino il nostri punti di forza, lasciando o coprendo i punti in cui siamo più deboli. Per chi invece non piace proprio il genere meglio dirottare le nostre scelte su altre fantasie, per chi invece vorrebbe ma non se la sente troppo, meglio iniziare a piccoli passi, scegliere, all’inizio, accessori, come foulard, cinture, magliette o capi con piccole inserzioni di animalier, per poi passare a capi più impegnativi come giacche, pantaloni e cappelli. Invece, per le donne più audaci, che amano dominare e sfoggiare il proprio “zoo style” non resteranno a bocca asciutta, in quanto gli stilisti non hanno accennato a non accennano a voler in nessun modo rinunciare a vestire le proprie donne con capi dalle fantasie ispirate al mondo animale, con un occhio di riguardo all’eleganza e alla creatività.

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Iron First: Contemporary…Stile!

“Non c’è nulla di più nobile che riuscire a catturare l’attenzione delle persone con le parole, indirizzare le loro opinioni, distoglierle da ciò che riteniamo sbagliato, e condurle verso ciò…

“Non c’è nulla di più nobile che riuscire a catturare l’attenzione delle persone con le parole, indirizzare le loro opinioni, distoglierle da ciò che riteniamo sbagliato, e condurle verso ciò che apprezziamo.”

Queste parole mi arrivano direttamente da Costanza Gelli e Giuseppe Proietti i proprietari di un negozio in pieno centro a Firenze. Alt! Non pensate che sto facendo pubblicità ad un negozio di abbigliamento, ma questo negozio, anzi forse è meglio chiamarlo concept store, è sicuramente degno di nota e vince su tutti in fatto di colore e originalità. In un caldo pomeriggio estivo, in uno di quelli che fanno pensare: “Ma chi me lo ha fatto fare di venire a Firenze con questo caldo!’”, mi imbatto in una vetrina dai colori bizzarri, scintillanti, di quelle che ti invitano da lontano ad entrare, anche solo per capire che cosa è tutto quel colore e quegli strani capi di abbigliamento che vedi, facendoti, così, dimenticare, per un attimo, il caldo torrido e facendoti immergere in un ambiente distante dalla grigia realtà cittadina.
Questo sta a dimostrare che l’attenzione delle persone non viene catturata solo con le parole e Costanza e Giuseppe, i proprietari del concept, lo sanno molto bene, e infatti hanno creato un negozio totalmente differente dalla scena vetrinistica fiorentina. Grazie a loro è nato il Contemporary Store, un nuovo concetto di espressione commerciale, alla ricerca di un pubblico con propria personalità e carattere, non solo punto vendita, ma anche punto di incontro, scambio di idee e collaborazioni. Contemporary Store è l’unico negozio di abbigliamento su territorio nazionale strettamente collegato al mondo Iron Fist.

Il mondo Iron Fist, – mi raccontano – conosciuto grazie a Internet e alle varie fiere di calzatura in giro per il mondo, è una realtà che è riuscita a intrappolare la nostra attenzione da subito. In un contesto sempre più monopolizzato da grandi aziende come quello in cui viviamo oggi, la ricerca nei colori, nei tessuti e nelle nuove fantasie stimola la vista di chi osserva. Lo stile di questi abiti è infatti totalmente fuori dagli schemi tradizionali, dove non si segue la moda del momento, ma la moda la si fa seguendo un proprio carattere”.

Alla mia domanda di cosa ne pensano della moda oggi, di ciò che siamo abituati a vedere, i colori che ci propongono le ormai note case di moda, loro mi hanno risposto così:

Scarpe Iron Fist

Scarpe Iron Fist

“Lo stile del nostro Store nasce e si alimenta dalla voglia di cambiare. Il nostro pubblico infatti, a differenza di tanti altri ha la predisposizione a sentire, a saper leggere e a dare spazio alla propria personalità, senza cadere nell’astratto del monocolore. Crediamo infatti che oggi manchi sia la personalità che il carattere nel vestire della gente. Dare, quindi, spazio all’individualità, far si che le persone ritrovino il proprio gusto, in modo da uscire da quel sistema fatto di regole e schemi di vestiario”

“Consigliamo quindi ad oggi, a chi non parla il nostro linguaggio, di mettersi in discussione, e quindi di avere il coraggio di esprimersi tirando fuori il proprio sé. Indirizziamo sempre il nostro pubblico a giocare con sé stessi, creando quindi anche un ambiente di comunicazione e scambio di opinioni. Daremo spazio, successivamente, all’interno dello Store a una parte dedicata al piercing e al tatuaggio. Lo stile traditional è infatti alla base di molti abiti e calzature Iron Fist: rondini, sacro cuore, rose e ancore sono infatti intrisi nei loro tessuti”

Questo fa parte del loro progetto di innovazione commerciale. “Siamo molto contenti di quello che siamo riusciti a creare ad oggi. Abbiamo dato vita con coraggio ad una realtà diversa da quella a cui siamo abituati. La nostra ostinazione e costanza ci aiuteranno a divulgare questa voglia di osare”.

Insomma uno Store totalmente diverso da quelli che siamo abituati a vedere, in controtendenza ai colori, alle linee e alle forme che la moda a volte ci impone. Uno Store alternativo per una società che molto spesso ci vede ingessati e fin troppo impostati negli stereotipi quotidiano. Certo lo stile che detta il Contemporary Store può piacere o non piacere, ma almeno una volta chiunque dovrebbe provare ad uscire dagli schemi seguendo o meno lo stile Iron First!

https://www.facebook.com/contemporarystorefirenze

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