La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Categoria: Moda e Lifestyle

La storia del Palio raccontata attraverso gli abiti

Il Palio dei Somari di Torrita di Siena non è solo la gara sul tufo disputata dalle otto contrade della città, ma è anche aggregazione, entusiasmo e rievocazione storica. Nei…

Il Palio dei Somari di Torrita di Siena non è solo la gara sul tufo disputata dalle otto contrade della città, ma è anche aggregazione, entusiasmo e rievocazione storica. Nei giorni del Palio, il palazzo comunale, la chiesa SS. Flora e Lucilla, Piazza Matteotti fanno da cornice ad una serie di spettacoli che ripercorrono gli anni in cui il castello di Torrita era conteso tra Siena e Perugia perché considerato territorio fertile e ricco.

Nel 1358, infatti, il Comune di Perugia, a seguito di una cocente sconfitta con Siena, cercò di conquistare Torrita. I perugini inviarono nel campo avverso il guanto di sfida e vedendo avanzare il nemico, Anichino, condottiero di ventura stabilitosi a Torrita, uscì dalle mura del castello, ma i perugini, in superiorità numerica, circondarono i mercenari senesi e catturarono Anichino provocando la ritirata delle milizie. La contesa tra le città di Perugia e Siena si concluse a Firenze nel 1359. Le due città, debilitate dai costi delle battaglie, dalle devastazioni delle milizie mercenarie e dalle loro richieste di ingenti somme di denaro per interrompere i saccheggi, dettero esecuzione ad un accordo già sottoscritto ad Arezzo nel 1358 che stabiliva una limitata autonomia di Montepulciano, mentre Perugia doveva ritirarsi da molti castelli conquistati in Valdichiana.

Ed è proprio dalla vicenda del 1358 che parte la storicità e la spettacolarità del Palio dei Somari di Torrita. Quell’Anichino che richiamava l’attenzione dei torritesi, quel rullio dei tamburi e quello squillare di chiarine che risuonavano nei borghi, quello sventolare di bandiere che coloravano il cielo sopra Torrita, rappresentano tutt’oggi un segnale inconfondibile per i torritesi pronti a combattere e a festeggiare come fecero i loro antenati dal 1358 al 1425.

Ovviamente come in tutte le feste che si rispetti non può mancare un corteo che gioiso sfila per le vie del paese e anche Torrita ha il suo. Un corteo imponente ed elegante che da 51 anni, la mattina della giornata del palio, sfila in maniera impeccabile per i borghi del centro storico e che con i suoi abiti riesce a raccontare l’origine della manifestazione, dagli anni di Anichino e del Podestà, fino agli anni ’60 quando un gruppo di torritesi dette inizio a tutto.

Francesca Ardanese, componente della Commissione Corteo Storico, mi spiega che il corteo  che tutt’oggi sfila per le vie del paese si inserisce proprio in quel lontano 1425 quando Torrita era in festa per la liberazione del castello e la consacrazione della Chiesa di SS. Flora e Lucilla. Abiti rinascimentali preziosi e imperiali tirati a lustro per farsi ammirare nella sua bellezza e rendere la manifestazione ancora più ricca dal punto di vista storico.

La donna, tra il 1400 e il 1500, indossava vesti, lunghe e voluminose, che mettevano in evidenza la vita e scoprivano il seno, reso importante con ampie scollature che variavano a seconda dell’età della dama. Le stoffe si arricchirono rispetto al passato, comparvero infatti sete e velluti molto spessi, a volte intarsiati con oro o argento. Le maniche persero molta della loro ampiezza, diventarono più aderenti e più lunghe, mentre il polsino arrivava fino alla punta delle dita.  Lo strascico rimase solo nelle grandi occasioni cerimoniali, in cui era sorretto dalle damigelle. I vestiti erano spesso composti da due lembi, uno dietro ed uno davanti: la parte anteriore del vestito era composta da due strisce di stoffa che si riunivano all’altezza del busto, e sopra erano tenute insieme da nastrini abbottonati.

Gli abiti degli uomini tendevano a mettere in evidenza la linea del corpo scoprendo tutte le forme. I giovani preferivano vestire con una specie di giaccone, detta guarnacca, e una cinghia in vita. Più tardi la guarnacca prese il nome di farsetto, il giaccone diventò più attillato e venne arricchita con pieghe che si aprivano per lasciar vedere le calzebrache. Spesso le calze erano di colore diverso e poteva essere di panno, velluto o seta.

Dettagli, stoffe e materiali pregiati, sono i particolari che non devono assolutamente mancare in un corteo storico perfetto che cerca di rispecchiare i canoni dell’epoca.

Francesca mi dice che negli anni gli abiti del corteo torritese sono stati oggetto di studio da parte della Commissione Corteo Storico e dalle sarte di contrade. Molte le ricerche filologiche fatte con lo scopo di ricostruire modelli sempre più precisi di quell’epoca per fornire alla manifestazione la giusta collocazione storica e lasciare una testimonianza della moda del tempo. Grazie a queste ricerche il corteo storico si è arricchito di nuovi abiti e infatti, domenica 19 marzo giorno del Palio, sfileranno per la prima volta, nel corteo del Comune insieme ai tamburini, alle chiarine e agli sbandieratori, l’abito del Podestà, delle ancelle e dei soldati con gli scudi ricostruiti fedelmente sia nelle fattezze che nei materiali.

Ciò che più affascina del Palio dei Somari, oltre alla corsa, è l’innegabile tuffo nel passato che gli organizzatori di questo evento riescono a regalare al pubblico. Nonostante la manifestazione abbia avuto una naturale evoluzione, l’atmosfera che si crea a Torrita nei giorni del palio è pregna di storia, notizie e aneddoti che non per forza rimandano ai tempi di Anichino, Ghino di Tacco, Podestà e Ancelle, ma che vivono nella mente della gente, che orgogliosa racconta le sue origini attraverso questa festa.

Gli abiti storici del corteo sono in mostra nei locali della Biblioteca Comunale insieme alla consueta mostra retrospettiva che quest’anno diventa multimediale guardando indietro ai 50 anni di storia del Palio.

Sitografia:

http://www.italiadonna.it/public/percorsi/01052/0105254b.htm

http://ilmondodiaura.altervista.org/RINASCIMENTO/ABBIGLIAMENTO1400.htm

www.comunetorritadisiena.it

 

 

 

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La bellezza che brucia delle lanterne volanti

Negli ultimi tempi si sta diffondendo sempre di più, su scala globale, la tradizione originariamente cinese delle lanterne volanti. Al primo impatto appaiono come una soluzione ecologica, esotica e più…

Negli ultimi tempi si sta diffondendo sempre di più, su scala globale, la tradizione originariamente cinese delle lanterne volanti. Al primo impatto appaiono come una soluzione ecologica, esotica e più romantica rispetto ai fuochi d’artificio, sempre più contestati per il rumore e per l’inquinamento che provocano.

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Si pensa che queste lanterne, in origine, siano state inventate dal pensatore e stratega militare Zhuge Liang. Furono sviluppate all’inizio del III secolo a.C. come palloni per uso bellico, e solo in seguito siano diventate un oggetto ricorrente nelle celebrazioni asiatiche.

Oggi possiamo vederle usate in ogni tipo di occasioni, dai matrimoni al capodanno, proprio per via del loro effetto scenico innegabile.

Tuttavia, pochi si fermano a riflettere quando arriva il momento di scegliere come rendere più catartica l’atmosfera di una festa: esattamente come per i palloncini, una volta che queste lanterne vengono lanciate in aria non si ha più controllo sul loro destino; non sappiamo dove andranno a finire o cosa andranno a colpire.

E, cronaca alla mano, i danni provocati da queste lanterne sono tali da aver già spinto moltissimi Stati in tutto il mondo a vietarle per legge (Svizzera, Germania, Austria, Australia, Brasile – che prevede persino la galera per chi le lancia -, Nuova Zelanda, Spagna, Argentina, Cile, Colombia, Vietnam, alcuni Stati del Canada, alcuni Stati degli Stati Uniti e alcune città della Cina).

Perché tutto questo? In che modo queste lanterne rappresentano un pericolo per cose, persone e animali? In verità, in molti.

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Incendio sviluppatosi da una lanterna cinese. 2013, Birmingham

Innanzitutto, il pericolo principale è quello di incendio. Non è raro che in concomitanza del lancio di queste belle lanterne si scatenino uno o anche più incendi: in Vietnam sono state vietate dopo che avevano causato quasi 20 incendi di foreste nel giro di un anno, oltre a diversi blackout dopo essere atterrate su centraline elettriche. Per stare entro i confini nazionali, a Brescia nei giorni scorsi hanno preso fuoco un albero di Natale e un capannone, e ovunque molte persone si sono ritrovate i resti delle lanterne in giardino o sul tetto di casa, come se qualcuno avesse lanciato della spazzatura nella loro proprietà. Qualche anno fa, in Germania, un bambino di 10 anni è morto in un rogo causato proprio da una di queste lanterne.

Specialmente in periodi di siccità come quello che stiamo passando a cavallo tra il 2015 e il 2016, l’ambiente secco favorisce la possibilità di incendi; per questo la moda delle lanterne cinesi è già da qualche anno di grande preoccupazione per le guardie forestali e per la protezione civile.

Ma i pericoli causati dalle lanterne volanti non si fermano qui: nonostante vengano vendute come ‘eco-friendly’ perché fatte di carta o poco altro, la realtà è che quando atterrano finiscono per diventare rifiuti inquinanti e pericolosi, perché contengono parti in metallo e cera non biodegradabili. Anche la stessa carta, prima di disfarsi, può intrappolare uccelli e altri animali e portarli alla morte.

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Diversi casi di cronaca riportano che i resti di lanterne cinesi sono stati ritrovati nei campi coltivati o sono addirittura finiti nel mangime del bestiame. Il filo di ferro che viene usato per mantenere la forma della lanterna è molto sottile e impiega mesi, se non anni, a degradarsi. Un fattore inglese, proprietario di una tenuta dove vengono celebrati matrimoni, ha deciso di proibire agli sposi di lanciare lanterne volanti perché il filo di ferro delle lanterne, se ingerito dal bestiame, può essere come la lama di un rasoio.

Sembrerebbe abbastanza, ma i problemi non si fermano qui. L’isola cinese di Sanya ha proibito il lancio di lanterne perché il rischio che queste vengano risucchiate dalle turbine degli aerei, causando gravi incidenti, era molto alto; e anche la guardia costiera inglese ha espresso la richiesta che vengano proibite, perché è capitato numerose volte che le lanterne venissero confuse dai civili con segnali di richiesta d’aiuto.

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Se a tutto questo aggiungiamo il danno ambientale rappresentato dalla sola dispersione di questo materiale nell’ambiente, improvvisamente appare chiaro che la bellezza di queste lanterne viene a caro prezzo.

Sta a noi scegliere se continuare a seguire una moda così bella ma anche così pericolosa per le nostre comunità, o se è invece meglio preferire un modo di festeggiare più etico anche se meno spettacolare, nel rispetto di tutti gli operatori civili che si impegnano per mantenerci al sicuro, nel rispetto dell’ambiente in cui viviamo, delle persone e delle nostre città.

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Upcycling: il riuso creativo che fa bene all’ambiente (e alle nostre tasche)

Quante volte ci siamo trovati tra le mani oggetti che non usavamo più, perché rotti o vecchi, e li abbiamo semplicemente buttati via? Quante volte non ci siamo fermati a…

upcycleQuante volte ci siamo trovati tra le mani oggetti che non usavamo più, perché rotti o vecchi, e li abbiamo semplicemente buttati via?
Quante volte non ci siamo fermati a pensare come avremmo potuto dare una nuova vita a quell’oggetto?

Grazie alla crisi economica, molte persone si sono allontanate dalla cultura dell’usa e getta – che nei decenni ha causato gravi problemi di inquinamento e che ci ha sempre spinti a spendere più del necessario – riavvicinandosi a quella del riuso. In questi anni difficili si è riscoperto il valore nascosto in quegli oggetti che avevano perso il loro scopo primario, ma che con poco sforzo potevano trasformarsi in qualcosa di completamente diverso.

Grazie alla creatività, una bottiglia può diventare un vaso, uno pneumatico un comodo pouf e una vecchia finestra un bellissimo quadro portafoto: le possibilità sono infinite. A volte non è necessario che l’oggetto cambi la sua funzione, perché a volte bastano solo una mano di vernice e un minimo restauro per donare a un vecchio tavolo un aspetto più moderno e soprattutto unico.

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Questo processo non è semplice riciclo, con il quale viene spesso confuso. Il riciclo è la trasformazione industriale dei rifiuti, mentre qui stiamo parlando di upcycling, ovvero di riuso creativo: il processo tramite il quale i prodotti rinnovati sono di valore economico maggiore rispetto ai prodotti originali.b09a4_Upcycled-Chalkboard-Table-from-Pour-Toujours

Per esempio, nel processo di riciclaggio della plastica spesso tipi di plastiche diverse vengono mischiate, dando origine a un materiale ibrido che verrà poi utilizzato per produrre nuovi oggetti. Questi materiali ibridi però hanno dei difetti strutturali che li rendono di valore inferiore alle plastiche originali.

Quella del riuso creativo è un’abitudine che si sta diffondendo sempre di più in tutto il mondo, diventando anche una moda. Non solo permette di ridurre i rifiuti e gli sprechi, ma è anche un buon modo per sfogare la propria creatività e per evitare spese inutili, senza perdere la soddisfazione di avere un oggetto nuovo in casa. È un modo di vivere sostenibile a tutto tondo!

Le materie prime si possono trovare
in tutti i negozi che vendono oggetti di seconda mano, come i mercatini dell’usato, ma anche le proprie soffitte o garage. Oggetti che altri non usano più possono essere molto preziosi per noi, specialmente se cerchiamo un nuovo arredo a buon mercato e ci piace cimentarci nel fai da te. Oggetti vecchi possono essere rimessi a nuovo e trasformati in pezzi vintage che daranno alla nostra casa un tocco di personalità unico. 81967-610x610-1330560653-primaryCon il riuso creativo si può dare nuova vita a una quantità illmitata di oggetti, dalla più piccola graffetta alle ruote di bicicletta, ai divani, ai congelatori e agli strumenti musicali danneggiati.

C’è chi di questa pratica ha fatto addirittura il suo lavoro: in questo modo nasce infatti un nuovo artigianato a basso costo, che unisce l’ecologia e l’arte in modo armonioso.

Per trovare idee e ispirazione basta una ricerca su Google, dove si possono trovare decine di tutorial e community di persone accomunate dalla stessa passione. Esistono anche numerosi libri che possono venire in nostro aiuto.

In un’epoca come la nostra, che ogni giorno appare sempre più destinata ad aprirsi a stili di vita più sostenibili, una pratica come quella dell’upcycling può essere un buon punto di partenza per imparare a vedere un nuovo valore in tutto ciò che possediamo e in noi stessi, che siamo potenzialmente tutti artisti e artigiani in grado di dare una nuova vita a qualcosa che aveva ormai perso il suo scopo.

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Foto di copertina: The EcoStyleEditor
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Armani sceglie i colori del mare per la prossima collezione

Siamo in ottobre, ma non sembra, le temperature dovrebbero essere quelle di inizio autunno e invece questo tempo pazzerello guarda il sole ed apre l’ombrello, mettendoci in crisi tutte le…

Siamo in ottobre, ma non sembra, le temperature dovrebbero essere quelle di inizio autunno e invece questo tempo pazzerello guarda il sole ed apre l’ombrello, mettendoci in crisi tutte le volte che dobbiamo vestirci per uscire.
Nell’attesa di capire in quale stagione siamo e se dobbiamo fare il cambio dell’armadio oppure aspettare ancora qualche settimana per tirare fuori cappelli, sciarpe e guanti noi diamo una sbirciatina alla nuova collezione Primavera/Estate 2015 di Emporio Armani.

Per la prossima bella stagione, Re Giorgio immagina una donna molto attiva, probabilmente in un weekend in barca, vista la scelta di colori. Una collezione che punta su abiti evergreen, che possono essere utilizzati in tante situazione diverse, basta alternare un paio di sneakers a una decolleté o un sandalo in nuances.

Giorgio Armani, nella varie settimane nelle più blasonate capitali della moda, da Parigi a New York, a Milano ha fatto sfilare abiti che evocano un’atmosfera marittima, colori che esaltano la lucentezza della sabbia e la limpidezza dell’acqua. Una collezione che parte dagli elementi naturali della terra per dare nuova forma alla donna, che si veste con leggerezza. Bianco, blu, grigio e nero sono i colori di questa sfilata, accostati con naturalezza e in giochi che sottolineano la dinamicità e la femminilità della silhouette della donna. La donna si muove come fosse seta, quasi impalpabile, in sfumature color sabbia, più chiare e più scure, più asciutte e altre più voluminose, per un risultato finale realmente naturale

Lo stilista calibra le sue scelte con gusto, si alle sovrapposizioni ma mai gli eccessi alla costante ricerca della femminilità nello stile puro, che il più delle volta sconfina in quello maschile, con pantaloni dritti e stringate piatte. Colori che si insinuano nei tailleur, nei pantaloni, nelle T-shirt e nelle gonne con la leggerezza accentuata anche dai materiali utilizzati, come il cotone carta e il PVC semitrasparente, usato anche per gli accessori, in particolare per le borse e per le scarpe più sportive. Armani ha conferito alle giacche forme armoniose e contemporanee. Le gonne le ha rese asimmetriche mentre quelle lunghe alle caviglie sono veli che ricordano le onde del mare. Tra queste si nascondono dei pantaloni culotte, delle creazioni dalla forma ad A che in molti riconoscono come gonne-pantaloni, sebbene identificarle, visti i volumi, è piuttosto difficile. Belle le giacchine corte, che Armani spesso propone con la manica a trequarti.

Per quanto riguarda scarpe e accessori, tra le creazioni fatte sfilare in passerella si sono distinte le tantissime scarpe basse stringate, declinate nei colori neutri e stampe animalier, ma non sono mancanti nemmeno dei sandali spuntati. Le borse Armani sono tutte a mano, di diverse dimensioni e caratterizzate da impugnature differenti, ma per lo più hanno una bella forma a trapezio, che sembra quasi voler rompere con l’incanto fluido degli abiti. Per la sera, invece, non mancano le clutch chic. La linea è inoltre impreziosita da numerosi gioielli oversize, soprattutto lunghi orecchi incatenati, spille, collier torchon e bracciali importanti.

Tante novità quindi per la primavera/estate 2015 di Armani, tra le quali anche il modo di presentazione e il modo di sfilare: molte modelle sono apparse in passerella a coppie o addirittura in tre, mostrando tre varianti dello stesso prodotto. Una tecnica efficace, per apprezzare meglio i colori e le linee

Come tradizione, anche questa volta,  il brand Emporio Armani si caratterizza per una connotazione più giovane, sporty chic e fresca dell’etichetta madre.

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È bohemien la donna di Alberta Ferretti alla Milano Fashion Week

Il settore moda è da sempre considerato il settore trainante per uscire dalla crisi. Questo settore ogni anno fa registrate dati importanti dati e secondo il Fashion Economic Trend l’esercizio…

Il settore moda è da sempre considerato il settore trainante per uscire dalla crisi. Questo settore ogni anno fa registrate dati importanti dati e secondo il Fashion Economic Trend l’esercizio 2014 sarà chiuso con un aumento di fatturato del 4% rispetto al 2013, in leggera diminuzione rispetto alla previsione di inizio anno del 5%. Questo è dovuto ad un andamento sempre positivo dell’export ma ad una mancata ripresa del mercato interno.

Gran parte della ripresa del settore moda è affidata ai giovani designer e la Milano Fashion Week, organizzata dalla Camera della Moda e in svolgimento in questi giorni a Milano fino a lunedì 22 settembre, lo sa benissimo. L’organizzazione, per questa edizione, ha dedicato a loro ampio spazio e una sezione apposita del mini web. Sono 15 i designer della nuova generazione di talenti della moda che si alterneranno ai brand iconici e i loro nomi sono: Fausto Puglisi, Gabriele Colangelo, MSGM, Marco De Vincenzo, Andrea Incontri, Stella Jean, Au Jour Le Jour, Leit motiv, Alberto Zambelli, Grinko, Chicca Lualdi BeQueen, Cristiano Burani, Uma Wang, Nicholas K. Lo stilista greco Angelo Bratis è l’ospite di Giorgio Armani nel suo Teatro. Inoltre, durante la settimana della moda si terranno negli showroom e per appuntamento un centinaio di presentazioni.

Ovviamente insieme ai volti nuovi della moda, non potevano mandare i nomi del fashion system italiano, 65 brand e grandi nomi del made in Italy: Gucci, Prada, Roberto Cavalli, Dolce & Gabbana, Versace, Alberta Ferretti, Ermanno Scervino, Blumarine, Laura Biagiotti, Giorgio Armani, Max Mara, Fendi, Ferragamo, Trussardi, Marni, Missioni, Pucci, Tod’s, Etro, Antonio Marras, John Richmond, Costume National, Dsquared2.

Dando uno sguardo alle passerelle ci salta all’occhio la collezione di Alberta Ferretti, definita come colei che sa vestire nel modo giusto la donna. Una primavera estate 2015, quella di Ferretti, eterea e sognante in cui pizzi, chiffon e merletti si alternano a fiori e colori pastello. La nuova collezione Alberta Ferretti è delicata, femminile, romantica, di impronta bohèmienne, molto chic e a tratti un gusto provenzale.

La sua collezione è una dichiarazione d’amore per la natura, la sfilata si apre con un abito lungo in chiffon in un bel color cipria e si prosegue con pizzi, merletti e trasparenze delicate, molto bello lo chiffon ripiegato e usato come fili per creare un tessuto a rete, ma anche il pizzo con trame a fiori è molto suggestivo. Si procede con applicazioni floreali colorate dalle nuance pastello, più o meno elaborate che vanno ad impreziosire abiti lunghi e corti, tubini, top e gonne.
La bellezza dei colori lavanda e il verde chiarissimo, con le meravigliose stampe caleidoscopiche su linee fluide e perfette sembravano suggerire la classica eleganza e cifra stilistica della nostra amatissima di Alberta Ferretti.

Sotto il video della sfilata di Alberta Ferretti

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Frank, l’anfibio icona di O.X.S., da scarpa da lavoro a scarpa delle star

Da sempre conosciuto come scarponcino da lavoro, il Frank di O.X.S diventa icona delle star e del rock con un testimone d’eccezione: Pierò Pelù. Workwear, combat boots e anima grunge,…

Da sempre conosciuto come scarponcino da lavoro, il Frank di O.X.S diventa icona delle star e del rock con un testimone d’eccezione: Pierò Pelù.

foto 1Workwear, combat boots e anima grunge, il marchio O.X.S. nasce nel 1991 con la prima scarpa di quello che sarebbe stato un nuovo brand: lo scarponcino FRANK, un anfibio dall’inimitabile telaio, poi divenuto un classico. Da allora fino ad oggi, tanti altri nomi e tante altre scarpe sono entrate a far parte della “famiglia” O.X.S., tutte diverse ed uniche nel loro genere ma, allo stesso tempo, sempre fedeli ai valori di base: made in Italy, know how industriale, unito a manualità, cura artigianale del dettaglio e, soprattutto, respiro internazionale.

Le scarpe di O.X.S sono attuali ma senza tempo, senza confini spaziali e da sempre aspirano ad una realtà globale poggiando sul patrimonio di una solida ed autentica azienda italiana e marchigiana, O.X.S ha sede nelle Marche.

Dalla concezione di scarpa da lavoro anni ’70, appartenenti alla gamma dei modelli “storici” di calzature di lavoro e sicurezza per i cantieri, lo scarponcino Frank si è evoluto nel tempo, conservando molte caratteristiche della sua origine: la solidità, la robustezza e la leggerezza insieme alla resistenza, la praticità e le flessibili suole anti scivolo.
Lo scarponcino non ha solo compiaciuto il mondo del lavoro ma da qualche anno sta spopolando anche nel mondo del rock e questo legame si rinnova ancora una volta.

Dopo aver calcato i palchi ai piedi delle maggiori rock star internazionali, da Bono Vox a Jon Bon Jovi a Ligabue, per l’uscita del nuovo modello, prevista per il 2015, Frank sceglie l’icona del mondo rock italiano, Piero Pelù , un cult capace di ampliare un’essenza rock davvero unica e incarnata alla perfezione nel nuovo modello Frank.

foto 2Una special guest per il brand che ha creato, negli anni, scarpe dalle personalizzazioni sempre forti, dal tye and dye, una tecnica che consiste tipicamente in piegatura e torsione del tessuto, accartocciandolo e applicandoci il colorante, a spalmature a mano fatte con speciali resine e pelli con stampe camouflage.

La collezione 2015 di O.X.S. contiene diversi prodotti che rappresentano uno stile di vita e che raccontano la storia del marchio, la manualità tipica del made in Italy con l’applicazione di tecnologie contemporanee.

Un brand che firma da sempre prodotti con un’anima sportiva, un must per la vita di tutti i giorni, e rappresentata da due strutture: scarpe running style che riflettono lo stile del marchio con contenuti di leggerezza e di qualità per camminare instancabilmente per le strade di tutto il mondo, e un’anima “artisanal craft”, dall’aspetto e dalla vera costruzione più artigianale, realizzate in forme diverse e che ricordano una forma “dandy”.

O.X.S. non è solo scarpe e scarponcini, ma anche borse e zaini, in linea con lo spirito del brand e delle calzature. Completano la collezione, nel constante obiettivo di creare e realizzare articoli nuovi, prodotti veri con volumi contemporanei e lavorazioni uniche, realizzati tra tradizione e innovazione, il tutto a sottolineare l’unicità ed i valori del saper fare made in italy, valori che tutti gli operatori del settore moda dovrebbe rispettare.

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Google Summer Zeitgeist 2014: ecco cosa interessa gli italiani

Cos’è la Rivoluzione Francese? Quanto è alta Scarlett Johansson? Come si preparano i pici toscani o i panzerotti pugliesi? Quante domande ogni giorno ci si pone, e ogni volta ci…

Cos’è la Rivoluzione Francese? Quanto è alta Scarlett Johansson? Come si preparano i pici toscani o i panzerotti pugliesi? Quante domande ogni giorno ci si pone, e ogni volta ci si affida al motore di ricerca più famoso, Google. Quasi come una dipendenza, ogni secondo migliaia di dita sono occupate a digitare lettere sul proprio smartphone per scoprire questo o quell’altro fatto, informazione, cronaca, gossip o dubbi grammaticali.

Ormai è d’uso utilizzare i dati statistici di Google per scoprire cosa interessa maggiormente gli italiani. Una vera e propria analisi dei dati che, ormai, è diventata comune; ed ecco la ricerca Google Summer Zeitgeist 2014 italiana, che raccoglie le parole più googlate in Italia questa estate, con uno studio datato al 13 agosto.

Divise per categorie emergenti, i primi risultati riguardano attualità e cronaca. La prima parola è:

1. EBOLA

Ebbene sì, la diffusione del morbo in Africa sta facendo oltremodo preoccupare la nostra penisola. Numerose notizie allarmanti, ma false, dell’arrivo della febbre emorragica in Italia si riducono in realtà a pochi casi giunti in Europa, perfettamente controllati e contenuti.

Si prosegue con:

2. BEAR GRYLLS

Il famoso conduttore televisivo nordirlandese, famoso per le prodezze fisiche e di resistenza in giro per il mondo, è stato dichiarato morto a causa di un presunto incidente. Incredibilmente, nessun incidente è mai avvenuto, tanto è vero che Bear Grylls è pronto con il lancio di un nuovo episodio con Zac Efron.

3. PAUL GEORGE

Il cestita degli Indiana Pacers è rimasto gravemente infortunato nel corso di una partita. La frattura della tibia e del perone è avvenuta in diretta tv; lo scioccante video dell’infortunio ha fatto il giro del mondo.

 

4. PANTANI

La riapertura delle indagini sulla morte di Pantani ha riaperto anche una vecchia ferita italiana, segno che ancora oggi, a distanza di dieci anni, il ciclista rimane un beniamino del pubblico.

5. STRAGE DI BOLOGNA

Incredibile ma vero, in Italia rimane ancora impressa in maniera indelebile quella strage del 2 agosto 1980 nella quale vennero uccise 85 persone e più di 200 furono i feriti. Le foto di quel giorno rimangono testimoni nella memoria di migliaia di italiani; quest’anno il 34esimo anniversario dell’avvenimento.

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6. PERDONO DI ASSISI

L’estate è la stagione dei peccati, ma per fortuna dal mezzogiorno del 1 agosto alla mezzanotte del 2 agosto è possibile ricevere un’indulgenza plenaria dalla Chiesa Cattolica. Ecco la spiegazione delle condizioni richieste per purificare la propria anima.

7. SIERRA LEONE

Strettamente connessa all’epidemia della febbre emorragica, in quanto luogo di diffusione del virus dell’Ebola.

8. CALA DEGLI INFRESCHI

Splendida spiaggia nel Cilento, si trova nella parte settentrionale del golfo di Policastro, a est di Marina di Camerota. Legambiente ha decretato questa spiaggia come la più bella d’Italia.

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9. SITUAZIONE AUTOSTRADE

L’intensità maniacale dedicata alle partenze italiane, in qualsiasi giorno estivo e a ogni ora del giorno, è accompagnata costantemente dalle informazioni sul traffico. Partenze intelligenti o meno, le autostrade sono sempre intasate.

10. FESTA DEGLI UOMINI

Ne hanno sempre rivendicata una e, a quanto pare, ora ci sono riusciti. La differenza è che, mentre la festa della donna celebra un evento storico, nonché tragedia operaia, quella degli uomini festeggia qualcos’altro. Dalle caratteristiche foto della celebrazione di Monteprato di Nimis, nel Friuli, se ne deduce l’attitudine. Una festa nata già negli anni Settanta e che è diventata ora di livello internazionale.

Queste le dieci parole generali emergenti. A risaltare all’occhio sono anche le ricerche nelle categorie beauty, bacio, comeperché.

La domanda: “Perché esistiamo?”, sempre presente, è accompagnata da temi importanti come: “Perché infibulazione?”, “Perché Gaza?”, “Perché Palestina libera?”, ma anche da quesiti fondamentali come: “Perché viene il singhiozzo?”.

L’acconciatura Rock, l’ombretto lilla e lo smalto celeste sembrano essere i cult estivi 2014. Allo stesso tempo, i problemi pressanti degli italiani sotto l’ombrellone sono stati: come funziona Tinder, come si spegne l’Iphone, come essere SWAG (ossia, “cool”, “figo”) e come sta Neymar, il giocatore infortunato durante i mondiali in Brasile. Nella top 5, però, anche un classico per gli insonni: come addormentarsi subito.

Per la categoria bacio, invece, oltre a quello di Buffon e della D’amico, piacevole ritrovare sempre costante il bacio di Doisneau, al primo posto nell’immaginario collettivo per la dolcezza, l’amore e la passione che trapela dai due protagonisti della foto.

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The World Bodypainting Festival: come non rimanerne affascinati – Foto e video

Colori, musica e danze. Quest’anno il Festival Mondiale del Bodypainting si è tenuto a Pörtschach, in Austria, dal 29 giugno al 6 luglio. Il bodypainting, che vede le sue origini…

Colori, musica e danze. Quest’anno il Festival Mondiale del Bodypainting si è tenuto a Pörtschach, in Austria, dal 29 giugno al 6 luglio.

Il bodypainting, che vede le sue origini nelle usanze di popoli tribali Africani, Indiani e centro Americani, è quella particolare forma d’arte in cui il corpo umano diviene la tela dell’artista. Per questo motivo è per sua natura temporaneo: fondamentale è, dunque, l’utilizzo di mezzi quali fotografia e video.

Le esibizioni dell’ultima edizione del festival dedicato a questo tipo di espressione artistica sono state il frutto del lavoro di artisti provenienti da 47 paesi differenti. Il tema: la Pop Art.

Un misto di pittura, danze, spettacoli tra i più particolari che si possano immaginare. Una forma di espressione che ha del fantastico, e della quale è emozionante ammirarne foto e lavori.

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Gli artisti e i workshop presenti e organizzati all’interno del programma hanno fornito la conferma di eccellenza di quello che si definisce come «il più colorato evento del mondo».

Dal 1998 questo festival riunisce i migliori bodypainters dell’intero pianeta, creando intorno alla loro arte un contorno di elettrizzante divertimento e spettacolo. Migliaia di persone, infatti, sono accorse per partecipare, senza rimanerne delusi.

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Personalmente trovo questa forma d’arte meravigliosa. Il corpo umano mostra una perfezione già di per sé: in particolar modo le forme femminili e la sinuosità e l’eleganza che tanto hanno ispirato artisti e musicisti in ogni periodo e luogo storico, a seconda della cultura e società di contesto.

Il bodypainting si avvicina a una performance vera e propria. Si tratta di opere che sono destinate a essere vissute solo per qualche ora, qualche giorno al massimo, in base ai colori usati. Diventa quindi un’esibizione. L’artista si trova a tu per tu con la modella o il modello. Il corpo quasi nudo, o nudo, di fronte a un pubblico trepidante. Il bodypainter delicatamente inizia a tracciare le sue linee, i suoi colori. Una pennellata dopo l’altra, scorrendo dolcemente la pittura e seguendo le linee del corpo della sua “tela”.

I risultati, a seconda della bravura dell’artista, sono strabilianti.

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Proprio in virtù della stretta relazione presente tra bodypainting e fotografia, quest’anno lo sponsor ufficiale dell’evento è nientemeno che la Canon, la famosa marca di macchine fotografiche e prodotti del genere.

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Ad accompagnare workshop ed eventi una line up particolare e variegata, comporta da artisti di vari generi: Raggae, pop, rock, hip hop, dancehall, balkan beat, country e un’accurata selezione di Djs.

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Sul sito Body Painting Festival c’è davvero da perdere la testa, tante sono le informazioni, foto e video da ammirare. Consiglio infatti un’occhiata, ne vale la pena!

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 Una modella che esprime lo spirito e il tema del festival, ispirato alla Pop Art

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 All Credits photo by Wb Production

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Pitti Uomo. Che Immagine!

Finalmente Pitti Uomo! Ping Pitti Pong, è stato il tema-guida di Pitti Uomo 86, svoltosi a Firenze dal 17 al 20 giugno scorso. La Valdichiana, ovviamente, non poteva mancare a…

Finalmente Pitti Uomo! Ping Pitti Pong, è stato il tema-guida di Pitti Uomo 86, svoltosi a Firenze dal 17 al 20 giugno scorso. La Valdichiana, ovviamente, non poteva mancare a questa importante manifestazione, punto di riferimento per la moda maschile e del lifestyle contemporaneo, e quindi di buon’ora arrivo a Firenze pronta a scovare curiose news dal mondo frenetico della moda da poter raccontare ai nostri lettori.

10455204_589994241115508_3373987818744124719_nDa dove iniziare? Ecco,bella domanda…da dove iniziare? 1090 i marchi che hanno esposto nella Fortezza da Basso, di cui 75 collezioni donna, 433 aziende estere arrivate a Firenze da paesi diversi, 59.000 metri quadrati di superficie espositiva, oltre 30.000 visitatori, insomma dati importanti, veramente un Ping Pong. L’avranno dedicato a questo sport perché ci si sente come una pallina da ping pong dopo una giornata al Pitti? Ovviamente NO! Il ping pong è uno sport che unisce movimento fisico e concentrazione mentale, con velocità, destrezza tecnica, agonismo e piacere, e l’86esimo Pitti rappresenta il mondo contemporaneo attraverso la lente dello sport e il suo fitto intreccio con la moda, in una partita dove la risposta è sempre diversa e la strategia e l’esito finale cambiano di continuo.

Comincio ad aggirarmi per i padiglioni, uno più appariscente dell’altro, uno più colorato dell’altro, uno più originale dell’altro, in una gara senza esclusione di colpi, come una vera partita, senza tralasciare niente al caso, perché ovviamente la moda è anche questo, attirare l’attenzione più di altri. Il primo padiglione in cui entro è quello di GAS, niente di particolare, semplice, immediato, senza tanti fronzoli come del resto è il brand. Stile tropical e soft eco per la donna, dandy e floreal pattern per l’uomo, tradotto in termini spicci, fiori e jeans sia per uomo che per donna nella prossima stagione calda, insomma niente di troppo diverso rispetto a quello già visto!

GANT, devo dire che sono stata più attratta dal padiglione che dai capi esposti. Lo stile GANT è il tipico stile sport wear in stile americano, ispirato al mondo della barca che non passa mai di moda, con righe e colori che spaziano dal blue, al rosso e al bianco. Il padiglione, forse uno dei più belli, era una ricreazione di una spiaggia di Carmel Beach in California, ovviamente la mia curiosità è andata oltre e ho chiesto agli addetti il perché della scelta, magari lo stilista è legato alla location per qualche aneddoto particolare. La loro risposta è stata: “Non saprei, forse perché lo stilista si era stancato di andare a Marina di Bibbona per cercare ispirazioni e allora è andato in California?”, lascio a voi immaginare la mia faccia.

Dopo una mezz’ora di giro, la mia attenzione viene bloccata da un duo particolare vestito con abiti a pois, verdi, bianchi, neri e tanti pois che si stavano facendo fotografare davanti ad una scenografia che ricreava il più famoso social network che conoscete. Una comunicazione formidabile. Devo assolutamente saperne di più! Entro in questo padiglione e faccio la conoscenza di Ludovica Brigante, ufficio stampa di HAMAKI-HO, azienda leader del menswear tutto italiano, punta del gruppo Sorbino che mi spiega con grande meticolosità tutta la collezione 2015.

10334369_589994274448838_4022920769043163262_n“Urban chic, rigore nelle linee e pulizia nelle forme , questa è l’essenza di HAMAKI-HO, in sé racchiude un sapore cosmopolita, che rende il prodotto esclusivo e di forte appeal, affascinando un interlocutore dal gusto preciso e raffinato. La nostra proposta è un luxury streetwear decontractè, in cui il denim è protagonista con linee morbide e leggere per un fresco tocco estivo”. Grazie Ludovica, ma se lo propongo così difficilmente tutti capiscono che si tratta di uno stile elegante e casual allo stesso tempo casual.

E ancora Brunello Cucinelli, raffinatezza ed eleganza per il re del cashmere tutto Made in Italy, indumenti in grado di suscitare emozioni positive e che fossero alla portata di tutti per Desigual, un marchio sinonimo di pensiero positivo, innovazione e divertimento. E poi D’Acquasparta, Silvano Lattanzi, Messagerie, insomma 1090 stand espositivi da far perdere la testa e la bussola.

Continuo il mio giro, mi imbatto nell’estro e nella ricercatezza degli abbinamenti delle migliaia di persone il cui ruolo a Pitti è apparire e farsi fotografare, in costante ricerca di attrezzi fotografici di qualsiasi natura, non per niente si chiama Immagine… Pitti Immagine Uomo. Mi divido tra gli eventi collaterali, come il Pitti-Gazzetta Open 2014 protagonista la Nazionale Italiana di tennis da Tavolo, e la curiosità di vedere come Firenze si è tirata a lucido per l’evento. Il Battistero ha vestito Emilio Pucci, un enorme copertura ispirata al famoso foulard di 10500267_589994824448783_1448184146760869513_nPucci, è andata a coprire l’impalcatura installata per il restyling, e poi, Luisa ViaRoma ha messo a disposizione il suo negozio di gigantesche farfalle di Felice Limosani, protagoniste dell’esposizione Time flies and butterflies too – Il tempo vola e anche le farfalle, ovviamente gli animalisti non si sono fatti attendere.

Tutto questo, mentre mi confrontavo con altri giornalisti italiani e non, e mentre scambiavo quattro chiacchiere mi chiedevo cosa racconteranno loro del frenetico, quanto affascinante mondo di Pitti e della moda, con tutti i suoi pro e i suoi contro, ma di cui tutti vorrebbero far parte.

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La Catana: la borsa Made in Italy venuta dal passato che viaggia via web

Girellando un po’ su internet e cercando qualcosa da scrivere per la rubrica di Lifestyle, mi sono imbattuta in un interessante prodotto: una borsa venuta dal passato, ma che attraverso…

Girellando un po’ su internet e cercando qualcosa da scrivere per la rubrica di Lifestyle, mi sono imbattuta in un interessante prodotto: una borsa venuta dal passato, ma che attraverso l’estro e la passione di due ragazzi è stata riportata alla luce e rivalutata, facendola diventare un prodotto di artigiano di massimo livello e un autentico Made in Italy. Il prodotto in questione si chiama La Catana e i ragazzi, a cui è venuto in mente di rielaborare un oggetto così prezioso e ricercato, sono: Valentina Carloni, direttrice del brand La Tolfenata, la quale produce la Catana, Giulio Morelli amministratore, e l’artigiano di Tolfa, il quale si occupa della produzione.

La Tolfetana nasce appunto da Tolfa, caratteristica cittadina situata negli scoscesi pendii rocciosi a Nord di Roma e le Catane, borsa a tracolla realizzata interamente a mano con il nobile cuoio italico, dal design semplice e funzionale, che in epoche lontane veniva utilizzata da commercianti, pellegrini e cavalieri in viaggio per trasportare comodamente e in totale sicurezza tutto lo stretto necessario sono, sono gli oggetti artistici simboli di questo luogo, elaborate secondo le tradizionali tecniche di lavorazione artigianale del cuoio Tolfetane.

“Io e il mio fidanzato, Giulio Morelli, ci siamo imbattuti nelle Catane durante un viaggio a Tolfa – ci racconta Valentina – Durante gli anni Sessanta in Italia, la Catana era un vero e proprio oggetto di culto, diventando icona indiscussa della Rivoluzione Ideologica giovanile. Questi straordinari accessori, ricchi di fascino e contaminati dalla storia che hanno vissuto nei secoli, vengono realizzati a Tolfa dal 1700 circa. A questo punto ci siamo chiesti: perché un oggetto così ricercato e prezioso, deve rimanere nascosto tra le mura di questo sperduto villaggio? E così abbiamo sfruttato al massimo le nostre potenzialità e di lì a poco è nata e si è concretizzata La Tolfetana, un marchio con l’obiettivo di espandere sul Web la conoscenza e la diffusione di questi pregiati prodotti in tutto il Mondo”.

La mission di questo brand e quindi l’obiettivo di questi ragazzi, è quello di riconfermare ai massimi livelli l’artigianato e l’autentico Made in Italy sul mercato nazionale e internazionale, offrendo prodotti interamente realizzati a mano in Italia e con l’esclusivo utilizzo di materiali italiani, naturali e rispettosi per l’ambiente, quale la Vera Pelle Conciata al vegetale Certificata, accessori preziosi a prezzi davvero economici. I segni particolari che la contraddistinguono sono: la rotondità della base, la comoda tracolla e la chiusura a fibbia.

D: quanti modelli esistono e a cosa sono ispirati?

1472091_646652975396005_689441544_nR:“Il modello icona del brand La Tolfetana è la Catana, un accessorio Unisex, austero ed elegante, ricco di fascino e storia – spiega Valentina – Queste ricercate creazioni, sono sopravvissute nei secoli grazie alle loro caratteristiche inconfondibili. Per la realizzazione delle nostre Catane viene impiegato il nobile cuoio conciato al vegetale dello spessore massimo di quasi 2,8mm, un materiale pregiato ed indistruttibile. Oltre alla iconica Catana, disponibile in tre formati, Grande, Media e Piccola, nelle varianti Naturale, Marrone Testa di Moro, Verde Foresta, Verde Oliva e Nero, la vetrina è stata arricchita da una celebre Limited Edition: il Modello Catana Vintage”.

La Catana Vintage è la copia esatta della vecchia Catana realizzata dal nonno dell’artigiano del brand, più di mezzo secolo fa, ed ancora oggi esposta nel laboratorio artigianale a Tolfa, dove nascono le Catane:

Catana Vintage

Catana Vintage

“Ne abbiamo – continua Valentina – realizzate 20 per testare il feedback dei nostri clienti e sono piaciute moltissimo tanto che le abbiamo dovute rimettere subito in produzione e saranno a breve nuovamente disponibili. Per la realizzazione della Catana Vintage, abbiamo scelto di usare il morbido ma spesso Nabuk Conciato al Vegetale colore Coconut, le caratteristiche che la distinguono dalle altre Catane sono: la patta che scende fino quasi a toccare la base e i tre ribattini in metallo che tengono saldamente attaccata la linguetta della chiusura alla patta.”

D:quali sono le caratteristiche di queste borse e accessori?

1011040_560103864050917_1429521751_nR: “Le nostre creazioni, frutto di maestri artigiani, sono oggetti unici ed inimitabili dal design minimale ma ricercato, caratteristiche che fanno delle Catane accessori distintivi, versatili, che regalano a chi le indossa quel tocco di stile ed eleganza in più. Grazie alle nuance scelte e i materiali impiegati per la produzione delle nostre borse, le Catane sono accessori indossabili in ogni stagione e in ogni occasione”.

In uno scenario dove il Made in Italy è completamente in crisi a causa degli altri prezzi di produzione e dei materiali, dove le maggiori case di moda vengono acquistate da cinesi, dove l’abbandono da parte dei giovani alle arti e mestieri è sempre più alta, dove le istituzioni non fanno niente per tutelare questo settore e la sfacciata concorrenza dei paesi asiatici e dove il Made in Italy sta definitivamente scomparendo, loro, con il loro brand la Tolfetana, sono contro corrente, decidono di sviluppare il prodotto completamente in Italia, riescono a vendere all’estero, ottenendo ottimo risultati e tengono alto il buon nome del Made in Italy.

“Noi, a livello comprensoriale, abbiamo ottenuto buoni risultati, dimezzando i nostri profitti e incentrandosi nella virale diffusione dei nostri prodotti grazie al Web, e dopo appena 6 mesi dall’apertura dello shop online abbiamo già esportato le Catane de La Tolfetana in Inghilterra, Svizzara, Spagna e Giappone suscitando un interesse globale” – ci ha spiegato Valentina.

Un vero Made in Italy 2.0 che sta dando degli ottimi risultati e delle grandi soddisfazioni a dei ragazzi che si sono inventanti il lavoro, un ottimo esempio che smentisce chi dice che i giovani d’oggi sono tutti bamboccioni.

Per quanto riguarda la collezione Antunno Inverno 2015, Valentina ci ha svelato alcune anteprime:

SONY DSC“La Collezione Autunno Inverno 2015: disegnata e progettata da me, sta per arrivare con una nuova creazione tutta al femminile, la Clutch. Una borsa da portare a mano ispirata alle vecchie agende, una forma tondeggiante e allungata chiusa centralmente mediante due lunghi nastri di cuoio fissati alla patta per mezzo di una clip in metallo ottonato, la chiusura avviene avvolgendo i nastri alla borsetta incastrandoli sull’ultimo passaggio, un modello alternativo alle solite clutch”.

Per poter visualizzare tutti i modelli in produzione, accessori e per avere maggiori informazioni sul brand La Tolfetana, basta consultare il sito ufficiale: www.latolfetana.com

Noi de La Valdichiana.it ringraziamo Valentina per averci concesso questa chiacchiera e conoscere così un prodotto venuto dal passato ma che grazie alla sua piccola azienda viaggia sul web.

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SJP, la prima linea di scarpe firmate Sara Jessica Parker. Cosa ne penserebbe Carrie Bradshaw?

Sara Jessica Parker, o meglio conosciuta come la nota giornalista modaiola di Sex and The City, Carrie Bradshaw, si da alla moda e lancia la sua prima linea, primavera estate…

Sara Jessica Parker, o meglio conosciuta come la nota giornalista modaiola di Sex and The City, Carrie Bradshaw, si da alla moda e lancia la sua prima linea, primavera estate 2014, di calzature, nata dalla collaborazione con George Malkemus, presidente di Manolo Blahnik USA.

Scarpa Manolo Blanhik

Scarpa Manolo Blanhik

Non poteva che finire così, dalla finzione alla realtà, patita di fashion nella finzione in “Sex and the City” a una fashion business woman nella realtà, un passaggio che catapulta Sara Jessica Parker nel mondo della moda vera, di quella fatta di stilisti, modelle, buyer e tanti altri addetti ai lavori. Ma era proprio necessario? Come se di attrici che si improvvisano stiliste non ce ne fossero già abbastanza, ma forse è la moda che ha bisogno di personaggi come Sara Jessica Parker e Carrie Bradshaw, che dettano legge in fatto di moda e grazie al loro modo di essere e di vestire riescono a creare delle vere fashion victim che si idealizzano e cercano di somigliare ai personaggi del cinema, della televisione e delle più blasonate copertine, cosa che la moda da sola non può fare.

Ma in tutto questo, chi è che favorisce chi? Forse la Parker, che si lancia nel mondo della moda concretizzando così la sua più grande passione, aiutata dal re delle calzature più desiderate da tutte le trend setter del mondo, tale Manolo Blahnik? Oppure Manolo Blahnik, che vuole continuare su questa linea d’onda e arricchirsi aiutato dall’immagine di Carrie Brashaw? Nonché ne avesse bisogno, ma non a caso Carrie ha fatto impennare le vendite di scarpe firmate Manolo Blanhik con le sei milioni di donne che hanno scelto di acquistarle dopo averle viste ai piedi di una donna amante dei locali chic, con forte affinità con il mondo della moda. Una vita che affascina tutte le donne, o quasi!. Il modo di vestire di Carrie Bradshaw riflette la sua spasmodica ricerca dell’indumento più idoneo per ogni occasione, spesso finendo per sfoggiare uno stile unico e inconfondibile, che spazia dall’originalità sfrontata (che spesso rasenta il ridicolo) all’eleganza sopraffina.

Ovviamente dietro a tutto questo c’è una grande strategia di marketing. Sì, perché la nuova collezione SJP, che comprende 25 pezzi, saranno messi in vendita a partire dal 28 febbraio sull’e-shop di Nordstrom ad un costo che va dai 200 ai 500 dollari, e guarda caso, proprio in questi giorni, si fa sempre più insistente la notizia di un possibile ritorno al cinema di Sex and the City.

Collezione SJP

Collezione SJP

Ma tornando alle scarpe, la Parker si è ispirata, non a caso, allo stile di Carrie Bradshaw e all’eleganza delle grandi firme, ha mescolato tenui nuance pastello al rosso intenso o a tonalità metallic di bronzo e argento per creare disegni semplici, sandali e décolleté decorati esclusivamente con micro fiocchi o con intrecci sulla punta. fanno parte anche sandali flat e zeppe con la para in rafia che rimandano ad uno stile retrò con dettagli moderni, probabile segno che per il lancio la neo stilista non abbia voluto esagerare per non rischiare di non realizzare una linea di sicuro successo. Ad ogni modello è stato dato il nome di un personaggio o di un designer che ha influenzato lo stile dell’attrice, tra cui anche il famigerato Manolo Blahnik.

“I tacchi sono alti, ma non come se si fosse su palafitte. Non c’è niente di sexy nel non essere in grado di camminare. Per la creazione della mia linea di scarpe ho preso ispirazione dalla mia vita e dal nastro di gros grain con cui mi legavo i capelli da ragazzina ai tanti fiori che ho indossato durante le riprese di Sex and the City, fino ai classici degli anni Settanta e Ottanta che ho adorato”, ha commentato l’attrice alla presentazione ufficiale della linea.

Dunque Carrie è scesa dai tacchi e a quanto pare porterà anche le flat, stivaletti e ballerine. Per quanto riguarda il prezzo, vi ho anticipato che sarà compreso in un range che va dai 200 ai 500 dollari al paio, la Parker ha dichiarato che per lei “non solo soldi bucati, ma sudati”ed ha anche aggiunto di essersi concentrata sulle forme, i colori e la qualità, non a caso si è affidata al made in Italy per i materiali, beh un giovamento anche noi è stato trovato.

A questo punto non ci resta di poter ammirare, e magari chissà anche acquistare, (Nordstrom effettua consegne anche in Italia) le famose scarpe indossate dall’affermata giornalista Carrie Brashaw e da tutte le altre protagoniste di questa fortunata serie, Samantha, Charlotte e Miranda, ma questa volta disegnate per da una nuova talent shout della moda Sara Jessica Parker. Chissà cosa direbbe di lei Carrie Brashaw!

Credits Foto: Glamour UK

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BOYISH STYLE, quando la donna si fa uomo

Sicurezza di sé o senso di libertà?? Sono questi i motivi che spingono le donne a scegliere lo stile BOYISH, tendenza che sta spopolando in questo capriccioso inverno 2013 e…

Sicurezza di sé o senso di libertà?? Sono questi i motivi che spingono le donne a scegliere lo stile BOYISH, tendenza che sta spopolando in questo capriccioso inverno 2013 e che sarà il protagonista della primavera 2014. L’essenza di questo stile è l’adattamento di capi prettamente maschili al corpo femminile, in altri termini il menswear for women. Lo stile Boyish prende ispirazione dalle dive di ieri, come Marlene Dietrich, Josephine Baker, Katharine Hepburn, Lauren Hutton, Diane Keaton, Madonna, fino ad arrivare alle celebritis attuali come Dita Von Teese, Lady Gaga, Diane Kruger, fino alla cantante-rivelazione Janelle. Uno stile boyish, introdotto per la prima volta da Mademoiselle Coco, rivoluzionò il mondo della moda rubando abiti, tessuti e linee dal guardaroba maschile. Il gioco di ambiguità prosegue poi negli anni ’60 con Yves Saint Laurent che, per la prima volta, veste la donna con lo smoking.

Insomma, quelle appena elencate sono tutte donne dal carattere forte, affascinanti e coraggiose, che rompono gli schemi e mettono in discussione i cliché tradizionali. Questo scambio di ruoli, come è stato analizzato nel libro “Vestirsi degenere” di Alessandra Castellani, non è solo un gioco divertente ma soprattutto una presa di potere.
Ovviamente gli stilisti non stanno certo a guardare, e ne traggono subito spunto per le loro collezioni: la crescita del potere femminile, infatti, ha contagiato le passerelle del nuovo autunno e ha riportato in scena giacche, pantaloni, smoking, gemelli e cappelli come non si vedeva da tempo. Tendenza questa che sarà protagonista anche per la primavera 2014.

Per questo stile basta procurarsi dei pantaloni sartoriali, scarpe stringante, oppure jeans larghi da portare con il risvolto e blazer dalle linee rigorose. Ma anche camicie di cotone a quadri e cappelli unisex per tanti abbinamenti che si distinguono anche per la comodità e la trasversalità.
Da una rapida ricerca esistono delle linee guida da tenere presente:

– Le giacche, sia a fantasia o in tinta unita, vanno indossate con pantaloni eleganti o con jeans da maschio. I pantaloni possono essere di due modelli: uno dritto, che non fascia troppo la gamba e lascia la caviglia scoperta, e l’altro largo, con pinces e a vita alta. Per le scarpe meglio scegliere i mocassini con pochissimo tacco, senza decori in mero, blu o marrone. Per le più eccentriche vanno anche fantasie animalier, come il leoprado o la zembra (leggi anche Animalier colpisce ancora). Se volete abbinare un tocco femminile potete optare per un tacco 12.

Hermes

Hermes

– Lo stile Boyish per la sera prevede un mix perfetto fatto di camicia bianca, giacca e pantaloni neri. La differenza la fanno gli accessori: scarpe con tacco o stiletto, mocassini in vernice, cravatta o minipapillon. Marlene Dietrich aggiungeva un tocco personale a questo stile indossando un cappello a cilindro, le più coraggiose posso prendere tranquillamente spunto. I cappelli vanno sciolti e fluenti.

Il segreto di questo stile è che si possono mischiare pezzi super maschili con altri prettamente femminili e sexy. Come pantaloni a sigaretta abbinati ad una camicia lasciata un po’ aperta, oppure ancora maglioncino a collo alto con gli short di pelle, o in trench con le calze velate. Questo stile è anche considerato un “look low cost” perché si può ottenere anche senza comprare nulla, basta cerca nell’armadio un paio di pantaloni neri stretti e una camicia bianca, scarpe con tacco altissimo, porchette e poi indossa una giacca, che può essere di pelle o un cappotto.

Andro Chic Alvaro

Andro Chic Alvaro

Ovviamente queste sono solo le linee guida per un giusto Boyish Style, ma non dobbiamo di certo vestirci tutte uguali e risultare così tutte piatte e omologate. Proprio per questo sempre più griffe stanno producendo abiti differenziati ma che si basano su questo trend. Tra i brand più conosciuti Saint Laurent Paris che ha creato di recente campagne pubblicitarie ambigue, mixando la sensualità femminile alla virilità maschile per creare uno stile indefinito che supera le convezioni classiche della moda maschile e femminile portandole a convivere serenamente. Anche Giorgio Armani e Brunello Cucinelli hanno ispirato le loro collezioni primavera-estate 2014 a questo stile dal sapore andro chic, metropolitano, estremamente versatile e glam al tempo stesso.

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