La Valdichiana

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Tag: GB20

L’universo musicale della Squadra Omega al GB20

Ultimo appuntamento della stagione questo sabato 19 Maggio al GB20 di Montepulciano, con una formazione che racchiude un universo di musica space rock, kosmische music, motorik kraut, progressive, free jazz e jazz…

Ultimo appuntamento della stagione questo sabato 19 Maggio al GB20 di Montepulciano, con una formazione che racchiude un universo di musica space rock, kosmische music, motorik kraut, progressive, free jazz e jazz rock. Al di là di tutte queste categorie musicali, si parla dei Squadra Omega, formazione veneta attiva dal 2009 e facente parte di quel movimento che viene definito “Italian Occult Psychedelia”.

La band ha una discografia piuttosto nutrita e si è dimostrata parecchio prolifica in questi quasi dieci anni, spaziando molto tra generi musicali e libere improvvisazioni. Il 2017 si è dimostrato essere un anno particolarmente fruttifero per i musicisti veneti, poiché hanno pubblicato due dischi in pochissime settimane, ovvero “Materia Oscura” – un disco a dire il vero poco oscuro, e per certi versi più leggero rispetto ad altre composizioni – e “Nervoso“, più cervellotico e più vicino in un qualche modo alla musica seriale alla Schoenberg.

Anche se, a voler ben vedere, l’apice compositivo della band è stato raggiunto nel 2015 con un trittico di dischi decisamente di qualità: stiamo parlando di “Lost Coast” (soundtrack per un film), “Il Serpente Nel Cielo” e “Altri Occhi Ci Guardano”. Ogni disco è una sorpresa, un rituale da seguire e a cui partecipare con il senso dell’udito ben affinato, certo, ma l’elemento più importante è la mente aperta a qualsiasi sperimentazione e sorpresa.

Ciascun disco è un viaggio cosmico, eseguito in compagnia di musicisti e con formazioni differenti di volta in volta, sempre sotto il motto – o si può dire anche “mantra”, data la forte connotazione spirituale ed esoterica della band: “Espandi la tua coscienza, nutri il tuo terzo occhio!“.

Non resta quindi che darvi appuntamento al GB20 di Montepulciano questo sabato, per la serata che conclude la stagione del locale, ma che promette di aprire i vostri occhi ed espandere i vostri orizzonti musicali. Qui l’evento su Facebook.

Discografia:

“Tenebroso” (2009)
“Squadra Omega s/t” (2010)
“Le Nozze Chimiche ” (2011)
“Lost Coast Soundtrack” (2015)
”Il Serpente nel Cielo” (2015)
“Altri Occhi ci Guardano” (2015)

Riferimenti:

Squadra Omega – Sito Ufficiale
Squadra Omega – Pagina Facebook

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Acid-Rock dalle contaminazioni etniche: i Giöbia al GB20

La prossima serata in programma questo sabato 21 Aprile al GB20 di Montepulciano vedrà come protagonisti i milanesi Giöbia, dei veri e propri veterani dell’acid-rock e dello space rock. La…

La prossima serata in programma questo sabato 21 Aprile al GB20 di Montepulciano vedrà come protagonisti i milanesi Giöbia, dei veri e propri veterani dell’acid-rock e dello space rock. La formazione è infatti attiva da svariati anni, e il primo disco d’esordio è datato 2004, intitolato “Beyond The Stars”, seguito poi da “Hard Stories” quasi sei anni dopo. Paragonabili ad altre band già ospitate al GB20, come i New Candys, i Giobia godono anch’essi di buona fama internazionale.

Beyond The Stars” è un disco che introduce subito alla caratteristica fondamentale della band che tutt’ora è rimasta, ovvero un sound sfaccettato e vario, che attinge dal rock, dal pop, dalla dance, introducendo pure intriganti atmosfere etniche. Un disco da “beata incoscienza”, che, come tutte le band all’esordio, è caratterizzato da musica visionaria e voglia di stupire l’ascoltatore. Nuovi equilibri e una maggiore maturità invece vengono raggiunti nel terzo disco “Introducing Night Sound”, forse avvicinandosi, in qualche modo alle sonorità dei Kasabian, pur mantenendo quella cifra stilistica fatta da interessanti contaminazioni tra musica etnica e psichedelia.

Certo, c’è da dire che forse questo genere negli anni è andato verso la saturazione di proposte, ma quello che conta è la piacevolezza e la qualità della proposta e i Giöbia di certo hanno sempre saputo mantenere un buon livello complessivo nella loro discografia. Per farsi un’idea della loro resa in sede live, inoltre, la band ha pubblicato un CD live, “Live Freak”, nel 2017.

Non resta quindi che darvi appuntamento al GB20 di Montepulciano questo sabato, per una serata all’insegna dell’acid rock e di interessanti contaminazioni etniche. Qui l’evento su Facebook.

Discografia:

Beyond The Stars (2004)
Hard Stories (2010)
Introducing Night Sound (2013)
Magnifier (2015)
Live Freak (2017)

Riferimenti:

Giöbia – Sito Ufficiale
Giöbia – Pagina Facebook

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Shoegaze e psichedelia: i New Candys al GB20

La prossima serata in programma sabato 31 Marzo al GB20 di Montepulciano vedrà come protagonisti i veneziani New Candys. La formazione è nata nel 2008 e vede la partecipazione di…

La prossima serata in programma sabato 31 Marzo al GB20 di Montepulciano vedrà come protagonisti i veneziani New Candys. La formazione è nata nel 2008 e vede la partecipazione di Fernando Nuti (voce, chitarra, sitar), Diego Menegaldo (chitarra, cori), Andrea Volpato (basso, chitarra, cori) e Dario Lucchesi (batteria, percussioni).

Le sonorità di questa band attingono dal rock e dalla psichedelia, mescolando pura energia rock ‘n’ roll, schietta e diretta, con elementi di psichedelia e shoegaze, quei generi in cui tutto si fa molto più ampio, sporco e distorto. Il tutto, cercando di combinare modernità e passato, per non essere una proposta puramente derivativa, ma anche con una personalità e uno sguardo proiettato verso il futuro e nuovi orizzonti da esplorare. Come quasi da prassi per ogni band, tra l’altro, il terzo album dei New Candys, “Bleeding Magenta” è un ottimo punto di partenza per conoscerli, ma anche un ottimo compendio tra il loro passato e il loro futuro musicale.

I New Candys hanno ricevuto un buon riscontro da parte della critica praticamente a partire dal proprio EP autoprodotto, seguito poi dal primo album “Stars Reach The Abyss” (Foolica) nel 2012. La discografia, poi, si è arricchita di altri due full-length, “As Medicine” (Picture In My Ear) nel 2015 e il già citato “Bleeding Magenta” (Fuzz Club), pubblicato nel 2017. Inoltre, non è mancato il successo anche in sede live, con tour nel Regno Unito all’inizio, per poi giungere al quarto tour europeo in carriera. Quest’anno, inoltre, l’obiettivo della band è di girare e di suonare anche negli Stati Uniti e in Messico, dopo il primo tour australiano con i The Baudelaires.

Non resta quindi che darvi appuntamento al GB20 di Montepulciano questo sabato, per una serata all’insegna del rock vestito di energia e distorsioni shoegaze. Qui l’evento su Facebook.

Discografia:

Stars Reach The Abyss (Foolica, 2012)
As Medicine (Picture In My Ear, 2015)
Bleeding Magenta (Fuzz Club, 2017)

Riferimenti:

New Candys – Sito Web Ufficiale
New Candys – Pagina Facebook

 

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Psych pop e synth eterei: i Dumbo Gets Mad al GB20

La prossima serata in programma sabato 17 Febbraio al GB20 di Montepulciano vedrà come protagonista una formazione caratterizzata da eterei synth che rimandano al psych pop più accattivante e ipnotico…

La prossima serata in programma sabato 17 Febbraio al GB20 di Montepulciano vedrà come protagonista una formazione caratterizzata da eterei synth che rimandano al psych pop più accattivante e ipnotico che il genere, specialmente in Italia, abbia mai saputo offrire agli ascoltatori: da Reggio Emilia – anche se negli ultimi anni la base è diventata Los Angeles – arrivano i Dumbo Gets Mad.

I Dumbo Gets Mad sono un duo composto da Luca Bergomi (voce e chitarra) e da Carlotta Menozzi (voce e tastiere) per quanto riguarda la parte che si riferisce puramente al lavoro in studio. Lavoro in studio che ha portato alla produzione di tre album in sette anni di carriera, tutti pubblicati dalla Bad Panda Records: “Elephants At The Door” nel 2011, “Quantum Leap” nel 2013, e “Thank You Neil” nel 2015. Dal lato delle esibizioni dal vivo, invece, il duo è affiancato da Alessandro Corradi al basso e Lorenzo Rotteglia alla batteria.

In sede live, la formazione guadagna corpo ed energia nelle sonorità, che virano più verso lo psych rock, anziché il pop. La voce eterea e cristallina di Carlotta è paragonabile a quella delle artiste synth pop più eclettiche del Nord Europa, ma non manca di versatilità e di interpretazione: la vocalist è cresciuta ed è maturata, stilisticamente parlando, in particolar modo negli ultimi due dischi “Quantum Leap”, forse l’album più riuscito dei Dumbo Gets Mad, con un’attitudine sicuramente più americana e votata al lo-fi, e “Thank You Neil”.

Non resta quindi che darvi appuntamento al GB20 di Montepulciano questo sabato, per una serata all’insegna del psych rock energico, ma che non dimentica anche le sue influenze pop e anche decisamente vintage. Qui l’evento su Facebook.

Discografia:

Elephants at the Door (Bad Panda Records, 2011)
Quantum Leap (Bad Panda Records, 2013)
Thank You Neil (Bad Panda Records, 2015)

Riferimenti:

Dumbo Gets Mad – Facebook
Youtube

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Il post punk dei Sonic Jesus inaugura il 2018 del GB20

Il 2018 del GB20 Club di Montepulciano parte a ritmo di musica post punk. Saranno infatti i Sonic Jesus, una delle band di riferimento per quanto riguarda la new psych…

Il 2018 del GB20 Club di Montepulciano parte a ritmo di musica post punk. Saranno infatti i Sonic Jesus, una delle band di riferimento per quanto riguarda la new psych a livello internazionale, ad animare la serata di sabato 27 Gennaio.

In realtà, la sola definizione “post punk” non basta a classificare la musica dei Sonic Jesus, sempre alla ricerca di nuove mescolanze e nuove contaminazioni. Nel corso della loro carriera, avviatasi nel 2012 con l’omonimo EP, hanno sì fatto della psichedelia il loro punto di riferimento, ma hanno cercato di superarla, cercando di integrarla con influenze ora più post-punk, ora più dark e new wave, passando anche per il kraut rock tedesco. Si arriva così a “Grace”, l’ultima fatica della formazione, datata 2017 e sempre sotto l’etichetta Fuzz Club Records, che li ha seguiti sin dall’esordio.

Questo full-length, sulla scia del grande successo di cui aveva goduto il precedente “Neither Virtue Nor Anger”, cerca sempre di navigare nel vasto mare fatto di suoni oscuri e visionari che i Sonic Jesus hanno sapientemente creato nel corso della loro carriera; ma il nuovo intento, e la vera spinta innovatrice è stata quella di integrarci melodie più trascinanti e anche più pop (da non intendersi come un aspetto negativo, anzi!), tipiche di gruppi di grido come White Lies, Editors e Interpol. “Grace” è una sintesi sonora tra passato e futuro della band laziale di Doganella di Ninfa: una sintesi sonora fatta da una spinta sempre innovatrice e mai banale. E non a caso, quest’album è stato nominato uno dei migliori album dell’anno passato dalla leggendaria ‘zine Drowned in Sound, e anche da Gigwise.

© Emanuele Manco

Dal 2012, inoltre, la band ha maturato numerose esperienze in sede live, di un certo rilievo e di tutto rispetto: ricordiamo il Cosmosis Festival di Manchester, l’Eindhoven Psych Lab e il Reverence Festival tra le tante esperienze maturate, ma anche l’apertura dei concerti europei dei Singapore Sling.

L’appuntamento rimane quindi al GB20 di Montepulciano questo sabato (qui l’evento Facebook): per questa data e le prossime due, nel locale poliziano vi sarà un’esposizione del fotografo Carlo Pellegrini, sul suo progetto #vitaintreno.

Discografia:

Sonic Jesus (Fuzz Club Records, 2012)
Split Single N°5 (split con i Black Angels, Fuzz Club Records, 2014)
Neither Virtue Nor Anger (Fuzz Club Records, 2015)
Grace (Fuzz Club Records, 2017)

Riferimenti:

 

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La neopsichedelia al GB20, intervista ai Weird Bloom

Sabato 21 ottobre 2016 riapre la stagione del GB20 Club. Torna quindi il flow creativo della grande musica indipendente italiana a permeare il centro storico di Montepulciano. Apripista di questo…

Sabato 21 ottobre 2016 riapre la stagione del GB20 Club. Torna quindi il flow creativo della grande musica indipendente italiana a permeare il centro storico di Montepulciano. Apripista di questo autunno sono i romani Weird Bloom. Protagonisti della scena musicale neopsichedelica, vantano collaborazioni internazionali e tour intercontinentali. Il loro suono traduce al meglio l’attitudine psicotropica del rock contemporaneo.

Il frontman – e principale artefice della scrittura – è Luca di Cataldo, il quale assieme a Giampaolo Scapigliati, nel 2016 ha dato alle stampe, con la label We Were Never Being Boring Collective, l’album Hy Brazil, per il quale è stato inserito nella compagine Matteo Caminoli alle batterie e percussioni. Il wall of sound generato dai Weird Bloom è figlio dei Grateful Dead e dei Jefferson Airplane, così come della scena di Canterbury, di Robert Wyatt e dei Soft Machine: i suoni lisergici e le estetiche caleidoscopiche della Summer of Love subiscono però il filtro del lo-Fi, dei vapori shoegaze, per sciogliersi in un fluido sonoro che sintetizza cinquant’anni di psichedelia.

La band ha come base operativa il Pom Pom Studio di Roma, mentre il loro live ha toccato Italia, Francia, Germania e Stati Uniti. Sono freschi freschi della tappa al SXSW Festival di Austin, in Texas e stanno lavorando a due pubblicazioni discografiche, per una delle quali è già è stato annunciato il titolo, Self Naturista:  si tratta di un progetto molto ambizioso che raccoglie collaborazioni poliedriche internazionali (tra gli altri, Ariel Pink, principe dell’underground statuintense, Allene Norton e Juliette Amoroso). L’altra, ancora in lavorazione, vede la presenza di Diego Magnani, dei The Beaters, che apre le porte a nuovi scenari di possibilità coloristiche del suono.

Aspettando l’esibizione poliziana, Luca di Cataldo ha risposto alle mie domande.

Secondo voi la neopsichedelia può dirsi contemporanea? Gran parte delle band sulla cresta dell’onda del rock internazionale si rifanno direttamente, in maniera più o meno esplicita, ad un certo tipo di sonorità proprie di quel vettore estetico. Avete un’opinione a riguardo?

Ogni forma d’arte valida è durevole. Più che badare alla contemporaneità di un manufatto dovremmo chiederci se l’espressione artistica cela un significato valevole nel tempo. È il 2017 e ascoltiamo musica del 1968 su Spotify. La tecnologia che abbiamo a disposizione ha mischiato e mescolato passato, presente e futuro, in una sostanza dalla quale attingiamo ogni giorno. Quindi mi viene da dire che è la scelta che facciamo ad essere contemporanea. Credo che la cosiddetta neopsichedelia sia nata da questa pesca ipnagogica. Le canzoni di allora erano davvero belle e sono rimaste belle anche se estrapolate dal loro periodo storico e spogliate dei presupposti socio-culturali dove hanno visto la luce.

La weird bloom , l’infruttescenza sovrannaturale – in traduzione libera -, è il nome che avete scelto per il progetto. Involontariamente collego la parola Bloom al titolo del disco capolavoro del 2012 dei Beach House, pietra miliare del dream pop di questo decennio. C’è qualche motivo particolare che vi ha portato ad indicare queste due parole come rappresentative di tutta la vostra Opera?

 Sì, il WEIRD è importante. BLOOM lo è di meno, anche se è carino. Non riesco a dargli ancora una connotazione precisa. Considera che il thread di questo progetto è la stranezza, in ogni forma possibile. Una stranezza senza punti di riferimento o termini di paragone. Una stranezza che mette a disagio. Un nome assume un significato preciso a seconda di ciò che rappresenta. Immagina che WEIRD BLOOM sia il nome di una marca di pannolini. Sarebbe senza dubbio un nome di m***a… (ride).

L’aspetto relativo alla produzione delle vostre tracce in studio è fondamentale per l’ascolto di Hy Brazil _ cosa dovremmo aspettarci nella versione live? Come riuscite a configurare l’atmosfera lo-fi di cui il disco è permeato?  

Sarà un po’ difficile ricreare l’atmosfera lo-FI in un impianto HI-FI. Ad ogni modo porteremo gli stessi strumenti con cui abbiamo registrato per garantirci – e garantirvi – un buon risultato. Il live si basa molto, anzi moltissimo, sul pubblico che ci troviamo di fronte. Non andiamo mai con una scaletta predefinita. Alla fine di una canzone valuto il mio stato d’animo e quello del pubblico. Mi giro e chiedo a Matteo: «che ne dici di fare questa? Sì, meglio di quell’altra, dai, che è noiosa!». È passato un bel po’ di tempo da HY BRAZIL e stiamo per far uscire altri due Album. Stiamo incrociando le dita. Il live è praticamente un greatest hits delle tracce di questi 3 dischi.

Se dovessi chiedervi di fare dei nomi di artisti (nell’accezione quanto più totalizzante, tra visuali, cinematici, sonori, e tutti gli altri media), quali sono quelli che più definiscono l’estetica da cui attingete?

Ecco, questa domanda mi mette l’ansia. Voglio fare bella figura. Dunque: ARIEL PINK, R. STEVE MOORE, BONZO DOG DOO-DAH BAND, KING GIZZARD & THE LIZARD WIZARD, DANIEL JOHNSTON… questi sono i primi a venirmi in mente.

I Weird Bloom si esibiranno nel GB20 Club di Montepulciano sabato 21 ottobre. L’ingresso è gratuito con tessera CAT 2017. Il live sarà circondato dalla spelndida mostra Trionfi di Luchadora (nome d’arte di Alessandra Marianelli): una serie di illustrazioni fatte a mano e digitali dai colori fluorescenti, nelle quali si interpretano le figure dei tarocchi, degli arcani maggiori e minori, in un interpretazione fulgente e sinestetica, che si sposa perfettamente con l’ambiente splendido del GB20 e con l’espressività sonica dei Weird Bloom. La mostra sarà visitabile per tutte le aperture del club fino al 23 Dicembre. Non esserci sarebbe un gran peccato.

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Ant Lion al GB20 di Montepulciano: un’intervista alla band

Si intitola “A Common Day Was Born”: è il disco di esordio del progetto Ant Lion, composto da Stefano Santoni, già personaggio centrale del progetto Sycamore Age (che ha avuto…

Si intitola “A Common Day Was Born”: è il disco di esordio del progetto Ant Lion, composto da Stefano Santoni, già personaggio centrale del progetto Sycamore Age (che ha avuto lo straordinario pregio di riportare il prog al centro della produzione indipendente italiana), Simone Lanari dei Walden Waltz (che già abbiamo incontrato qui) , Alberto Tirabosco, portentoso – e giovanissimo – batterista presentissimo nel soffio punk rock aretino, e l’artista (nell’accezione più totalizzante del termine) Isobel Blank, nome d’arte di Eleonora Giglione. È un lavoro complesso, la cui aura raccoglie una falcata trentennale di musica per brevità detta ‘sperimentale’.

Se noi oggi ascoltiamo musica in un certo modo, prodotta secondo determinati stilemi fissi, con un utilizzo strumentale sancito da certe modulazioni, è perché trentacinque anni fa, Peter Gabriel ha deciso che così dovesse essere. Non è una provocazione critica, ma un dato di fatto; il primo a concepire la contaminazione etnica, i campionamenti elettronici, la ricerca intellettualistica dei suoni ancestrali, come potenziali estensivi delle ritmiche e delle armonie, è stato questo brillantissimo signore inglese, che ha aperto alla storia della musica un ampissimo spazio di crescita e di confronto, edificando il miracolo di una world-music che non fosse la pedissequa registrazione documentaria di ethos musicali antropologicamente degni di diffusione, ma un rinnovamento creativo di contaminazione e ricerca, il quale apportasse nuova linfa al rock. Gli Ant Lion si collocano perfettamente nella linea – consapevole e innovatrice – di questa tradizione.  Il disco d’esordio è espresso con un linguaggio polimorfico, aperto alle esperienze più antipodiche – dall’espunzione elettronica della no wave al post-rock – ma incredibilmente coerente. L’aspetto compositivo di “A Common Day Was Born” decolla dall’idea rabdomantica di ricerca energetica sotterranea, propria della parentesi etnica dello stesso Peter Gabriel (l’esperienza di Security, del 1982), per arrivare alle poliritmie delle basse frequenze familiari ad una linea di recente produzione – che ricorda le peripezie math-rock dei Mars Volta o dei Don Caballero – senza tralasciare la grande cesura elettronica che Bjork e i Radiohead hanno immesso nel canone del rock contemporaneo.  Le suggestioni arrivano di certo anche dagli ambiti della poesia e dell’arte visuale, della quale Isobel Blank rappresenta una puntuale interprete.  Questo disco è il risultato di un imponente lavoro stilistico che ha cercato di contenere le peripezie entropiche dell’improvvisazione – che sottace ad ogni segmento di registrazione, a conferma di un’alta qualità di padronanza strumentale da parte dei musicisti – entro la forma chiusa della canzone. Il vettore fluido delle linee strumentali, che sottende l’aspetto compositivo di ogni traccia, è ben modulato nelle strutture e nel controllo fonico delle componenti. Il risultato è sicuramente positivo.

Ho fatto alla band alcune domande, le cui risposte delucidano meglio questo aspetto della loro produzione.

La prima domanda è abbastanza scontata: venite da esperienze diverse e siete riusciti a rendere sincretiche e complementari le vostre visioni, non solo musicali: dal vettore progressive dei Sycamore Age e psichedelico dei Walden Waltz (progetti che già erano “cugini”), si incrocia il percorso di visual-art di Isobel Blank e i suoi ornatus elettronici, e di Alberto Tirabasco che in tenera età si è fatto spazio nella scena musicale, suonando in una band punk. Quindi: come è nata la necessità di formare un “supergruppo”? Come si è sviluppato l’incastro tra di voi? 

Tutto è nato da un’idea vaga ed embrionale di Stefano Santoni (produttore artistico e membro degli Ant Lion), poi il caso ci ha fatto incontrare e ha fatto sì che questo embrione si sviluppasse. Durante la costruzione dei brani e del sound della band, non c’è stata nessuna imposizione da parte del produttore, anzi, ognuno ha saputo interpretare l’idea originaria a modo suo, dando un prezioso apporto artistico con il proprio bagaglio musicale e culturale e la propria personalità. Se c’è un vanto che possiamo concederci, forse è quello di essere stati capaci, l’uno con l’altro, di saper valorizzare e mettere assieme le nostre diversissime caratteristiche, trasformando così potenziali attriti in un sound se non altro assolutamente trasversale ed eterogeneo.

In “A Common Day Was Born” si passa da suoni più asciutti – per quanto raffinatissimi dal punto di vista compositivo – in brani come “Nap”, a commistioni di elementi strumentali plurali, ad esempio in “No Belly”. Come riuscirete a gestire live questa complessità di masse sonore, con una formazione, tutto sommato, “tradizionale”?

Allora, principalmente è bene chiarire che fare un disco, cercando di creare uno stile il più possibile originale, è ovviamente una sfida difficile ma anche un gioco molto divertente. Un gioco nuovo, tutto da inventare, che per risultare tale sia a noi che agli ascoltatori, deve avere delle regole e dei paletti. La sfida più grande è quella di mantenere una coerenza di massima, pur lasciando serpeggiare costantemente nell’album una sana incoerenza.

Venendo alla tua domanda, nel live tutto questo si fa più complicato. Bisogna mantenere il senso dei brani originari ma, allo stesso tempo, bisogna scendere a compromessi di ovvia natura. Meno raffinatezze, più impatto sonoro… e se proprio non se ne può fare a meno, allora siamo sempre pronti a smembrare il brano per ricomporlo in una formula che sia più funzionale on stage.

Questo lavoro sembra sancire una certificazione di qualità alla scena musicale aretina. Registrato alla Ibexhouse di Fiori (autorità della ‘canzone indipendente italiana’), mette insieme musicisti germogliati dalle più esaltanti semine musicali degli ultimi anni. Cosa ne pensate della scena musicale del vostro territorio? Credete che Arezzo stia veramente diventando un centro, almeno per quanto riguarda la musica? 

Dal canto nostro, noi abbiamo sempre fatto di tutto perché in questa piccola città si creasse un ambiente fertile per la cultura musicale e non solo. Non tanto per uno spirito campanilistico, quanto per creare un ambiente piacevole innanzitutto per noi stessi. Un ambiente in cui si possano scambiare idee, in cui le menti possano ricevere gli stimoli giusti per poi darne altri a loro volta. Ci siamo sempre dati da fare in tal senso, semplicemente perché crediamo che vivere in un luogo ricco culturalmente sia un bel modo di vivere.

La loro esibizione di sabato 17 giugno al GB20 – con ingresso libero per tutti i possessori di tessera CAT 2017, ottenibile a dieci euro sul luogo del concerto –  è interessante soprattutto per questo: se il lavoro in studio rivela una serie di possibilità sfarfallate, per ogni segmento sonoro, il live – di questa band – è potenzialmente l’occasione per testare l’effettiva capacità energetica e sincretica dei musicisti. Un’occasione per respirare l’afflato contemporaneo del nostro territorio, che siamo fieri veda sorgere novità musicali di questa caratura.

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La Fuzz Orchestra arriva al GB 20 Club

La Fuzz Orchestra, originaria di Milano, è una delle band più attive del panorama underground italiano: a breve si esibirà anche in Valdichiana, dove porterà il suo originale mix tra…

La Fuzz Orchestra, originaria di Milano, è una delle band più attive del panorama underground italiano: a breve si esibirà anche in Valdichiana, dove porterà il suo originale mix tra musiche heavy rock e soundtrack in una performance live al Gb20 Club. Nata nel 2006, la band può vantare quattro album e centinaia di concerti tra Italia, Europa, Stati Uniti e Giappone. Le composizioni sono molto particolari: il sound è infatti basato su batteria e chitarra, su cui si innestano flussi noise e audio samples tratti da filme documentari.

L’album di esordio è del 2007, chiamato proprio “Fuzz Orchestra”, edito da Wallace Records e Bar La Muerte: 30 minuti di musiche istintive e taglienti, tra i Black Sabbath ed Ennio Morricone, in cui si innestano narrazioni di temi della storia italiana come la Resistenza o lo stragismo. Nel 2009 segue l’album “Comunicato n°2”, con un sound più oscuro e brutale, che ripercorre tematiche relative a momenti di rivolta verso il potere che hanno attraverso la seconda metà del Novecento italiano.

Il punto di svolta avviene nel 2011, quando alla coppia iniziale composta da Luca Ciffo (chitarra) e Fabio Ferrario (audio samples e noise) si unisce il batterista Paolo Mongardi, grazie al quale la Fuzz Orchestra arricchisce il materiale iniziale con nuove sonorità heavy rock anni ’70. Dalla nuova formazione scaturisce l’album “Morire per la patria”, edito da Wallace Records: un disco complesso e dai toni cupi, che affronta i temi che più stanno cari alla band, con la collaborazione di musicisti come Enrico Gabrielli, Xabier Iriondo, Dario Ciffo ed Edoardo Ricci. Nel 2014 la Fuzz Orchestra partecipa alla riedizione dell’album “Hai paura del buio?” degli Afterhours, collaborando al rifacimento del brano “Questo pazzo pazzo mondo di tasse”.

L’ultima fatica della band è “Uccideteli tutti! Dio riconoscerà i suoi”, pubblicato da Woordworm records nel 2016. Un disco che esemplifica lo spirito della Fuzz Orchestra e chi si interroga sul dramma sociale dell’uomo, che ritorna a farsi domande esistenziali concentrandosi su temi come l’apocalisse, la morte e il giudizio divino.

La Fuzz Orchestra si esibirà al Gb20, in piazza Savonarola a Montepulciano, sabato 20 maggio; l’ingresso è libero con tessera Cat 2017, il costo della tessera è 10 euro con validità annuale e ottenibile sul luogo la sera stessa dell’evento.

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La psichedelia “paesaggistica” degli Omosumo al GB20

In copertina dell’ultimo disco degli Omosumo – uscito sul finire del 2016 – c’è un’entità taurina, i cui contorni materici sono composti da masse nebulose, ornamentate da nebbie figurative, fumi…

In copertina dell’ultimo disco degli Omosumo – uscito sul finire del 2016 – c’è un’entità taurina, i cui contorni materici sono composti da masse nebulose, ornamentate da nebbie figurative, fumi e lucori eterei, avvolti da un vapore blu iperuranico: è una porzione di una serie di oli su tela firmati da Fulvio Di Piazza, che ha raffigurato, con rara aderenza, i criteri estetici del disco. «Codici sui talami fermano i semafori, volano anche gli alberi in cielo come gli angeli»: sembra un testo di Surrealistic Pillow; una lirica paesaggistica che procede per nuclei nominali estranianti, associazioni psichiche e dilatazioni percettive. Omosumo – disco che ha lo stesso nome della band – ha una dentatura psichedelica caustica ma raffinata, lontana dagli schemi della recente indietronica, pur vantando una notevole componente electro. Un disco internazionalista, che dialoga idealmente, ma perfettamente, con l’elevazione del pop elettronico di matrice anglosassone, cui abbiamo assistito negli ultimi anni; nonché con Robert Wyatt, con Peter Gabriel e con l’apparato di rock psichedelico che attraversa The Piper at the Gates of Dawn e doppia, per definizione addizionale, l’esperienza tutta italiana dei Jennifer Gentle, i quali sembrano aver aperto – lungo la scorsa decade – una rinnovata tradizione psicotropica nel nostro paese. In più ormai sembra una linea guida della ricerca musicale italiana, quella di ricorrere all’ascolto di Anima Latina di Lucio Battisti, verso cui gli accenti di DIE, capolavoro di IOSONOUNCANE, hanno rappresentato un notevole motivo di riesposizione; così pare – riempiendoli di valori aggiunti – anche per gli Omosumo.

«Orbite. Cerchi di libellule ruotano tra i fossili sulle sabbie mobili. Lucy in the Sky ora non si sente più. Ci troverai. Lucifer». Se i mostri di Syd Barrett ritrovano voci, corde, flanger e phaser entro cui tornare a materializzarsi, i suoni complessivi di questo disco sembrano frutto di un raffinatissimo lavoro di ottimizzazione sui nastri del Sgt. Pepper da parte di Tony Visconti o Brian Eno. In effetti, il mago che ha gestito le masse sonore di Omosumo è Colin Stewart, un nome enorme nel panorama discografico americano, sotto la cui perizia sono passati recentemente – tra i tantissimi – i The New Pornographers all’apice della loro produzione e lo psycho-rock dei Black Mountains.

Rispetto al precedente lavoro di questo supergruppo siculo (eh sì, perché composto da Roberto Cammarata già chitarra dei Waines, da Antonio Di Martino, ormai supergigante blu della costellazione nel cantautorato italiano con il progetto Dimartino, e dal frontman Angelo Sicurella, con l’outsider violoncellista Angelo Di Mino) che si intitolava Surfin’Gaza – più rude, più “realistico” – e che “narrava” le vicende del Gaza Surf Club (un collettivo di surfer che sfidavano lo “stato di emergenza” di Gaza e si radunavano, dall’Egitto, dalla Palestina, dagli USA e da Israele, per sfidare le onde con le tavole in nome del Surf4Peace), questo nuovo disco dimostra un percorso di cosciente ridefinizione musicale. Gli Omosumo hanno limato i precedenti rigonfiamenti pop in virtù di un più compatto approfondimento sonico, le cui linee di sviluppo procedono sia verso una più consapevole psichedelia, sia ricompongono simmetricamente una grammatica propria del codice elettronico, vagamente no-wave (qua e là echeggiano fraseggi di Suicide e The Sound). «Spazza via tutte le masse / come un soffio sopra le mosche / fiori azzurri per le strade / sei rintocchi di campane».

Gli Omosumo suonano a Montepulciano, al GB20, il 15 aprile. L’ingresso è gratuito con la tessera CAT 2017 – che può essere rinnovata sul posto. La programmazione primaverile del locale poliziano dimostra profonda attenzione alla vera scena indipendente italiana, oggi spesso confusa tra i dissesti dell’internautica e le espropriazioni dell’etichetta “indie” per definire hit da classifica. Seguiranno il 20 maggio i woodwoormiani Fuzz Orchestra. Di occasioni per sentire musica di questo tipo, non ce ne sono molte in giro. Sfruttiamole.

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Il rock visionario dei Mother Island al Gb20

Da Vicenza a Montepulciano il passo non è affatto breve: ma le distanze spaziali non sembrano spaventare i Mother Island, così come le distanze temporali. Si tratta infatti di una…

Da Vicenza a Montepulciano il passo non è affatto breve: ma le distanze spaziali non sembrano spaventare i Mother Island, così come le distanze temporali. Si tratta infatti di una band che attinge a piene mani dal rock visionario degli anni ’60, dai Jefferson Airplane ai Velvet Underground e dalla tradizione psichedelica che ha edificato le fondamenta della musica contemporanea.

I cinque membri dei Mother Island, uniti da questo filo conduttore che li porta a reinterpretare il rock visionario, provengono da diverse esperienze musicali: Diego Pianalto, Nicola Bottene, Niola Tamiozzo e Nicolò De Franceschi ruotano attorno alla cantante Anita Formilian, voce d’altri tempi che ricorda i timbri di Amy Winehouse e Martina Topley Bird. L’unione delle diverse esperienze ha portato alla formazione di un sound che è stato definito come “il caldo torrido della psichedelia westcostiana filtrato da una lisergica nebbia britannica”.

I Mother Island hanno registrato il loro primo album nel 2014, dal titolo “Cosmic Pyre”: 12 tracce registrate interamente in analogico e rilasciate su vinile da Go Down Records. La maturità artistica arriva con il secondo LP, “Wet Moon”, uscito nel 2016: un album sofisticato e completo che permette alla band vicentina di consacrare il proprio stile, tra atmosfere surreali al chiaro di luna. L’album può essere ascoltato nella loro pagina su Bandcamp.

Con questo secondo album si realizza pienamente il combo project che ha unito i membri della realtà vicentina come The Secret, Whales and Aurora, Oslow , CSCH , Godless Crusade e Vertical. “Wet Moon” riesce a sintetizzare l’energia che scaturisce dai concerti dei Mother Island, capaci di evocare atmosfere malinconiche, e le sonorità psichedeliche e sensuali che caratterizzano la vocazione artistica della band. Un quintetto che trova la sua forza musicale nel reinterpretare la tradizione degli anni ’60 e renderla pienamente attuale.

I Mother Island si esibiranno al Gb20, in piazza Savonarola a Montepulciano, sabato 25 marzo; l’ingresso è libero con tessera Cat 2017, il costo della tessera è 10 euro con validità annuale ed ottenibile sul luogo la sera stessa dell’evento.

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Le misteriose atmosfere dei Mombu al Gb20

Quando due maestri si incontrano il risultato finale è sicuramente qualcosa di buono. Principio confermato e non smentito dai Mombu, duo composto da Luca T. Mai, sax degli Zu, e Antonio…

Quando due maestri si incontrano il risultato finale è sicuramente qualcosa di buono. Principio confermato e non smentito dai Mombu, duo composto da Luca T. Mai, sax degli Zu, e Antonio Zitarelli, batteria di Neo e Surgical Beat Bros, due artisti che si sono uniti per dare vita ai loro virtuosismi più celati.

I Mombu saranno in Valdichiana sabato 25 febbraio 2017 nel nuovissimo spazio di Montepulciano, il Gb20, negli spazi del Cantinone Arte, dove si torna a respirare aria di musica live.

Luca e Antonio, dopo la collaborazione nel progetto udus, hanno deciso di ridurre l’organico per cimentarsi in un progetto che tratta soluzioni musicali di matrice africana mescolate con la violenza sonora cara a entrambi. Il risultato è una musica grassa e torrentuosa, con ritmiche magiche-ipnotiche, barriti da rituale voodoo e uscite di rigore africano, il tutto con una chiave di lettura prettamente dettata dall’esperienza musicale di entrambi.

Il Gb20 per una notte accoglierà le note free-jazz, grind-core e la musica nera, quella più viscerale, fatta di atmosfere esoteriche che rimanda alle composizioni geniali di John Zorn, da Naked City ai Masada. La sperimentazione la farà da padrona, ma quello che stupirà di più sarà la capacità di creare musica diretta e ripetibile, dove l’improvvisazione si scrive su pentagramma come se non ci fosse spazio per note in più rispetto a quelle che vengono già suonate.

La crescita dei Mombu, nel corso degli anni, è stata veloce e inesorabile. Il loro primo album è uscito nel 2011 e porta lo stesso nome del duo ed è proprio qui che viene coniato il termine voodoom, crossover tra voodoo e doom, ovvero un mix tra potenza muscolare e raffinatezza compositiva. ‘Niger’ invece è il loro secondo lavoro che esce nel 2013: qui il jazzcore si mette in ombra e si fanno avanti le sonorità che il pubblico potrà sentire al Gb20.

Degno di nota è il video realizzato da Matteo Bonera, dove ‘Mombu Storm’ dei Mombu è stata unita al grammelot, il linguaggio incomprensibile di Dario Fo: il risultato sono stati dieci minuti di “freestyle” tanto folle quanto efficace.

I Mombu sono qualcosa di unico, qualcosa che fino ad ora in Europa non si era mai sentito, un’eccellenza nel panorama underground in continua crescita, visto che il nostro Paese è ormai al top nell’ambito dell’avant-rock e delle sue contaminazioni, come testimoniato dal sempre maggiore spazio riservato all’interesse dei nostri artisti anche dai magazine stranieri.

I Mombu si esibiranno al Gb20, in piazza Savonarola a Montepulciano, sabato 25 febbraio; l’ingresso è libero con tessera Cat 2017, il costo della tessera è 10 euro con validità annuale ed ottenibile sul luogo la sera stessa dell’evento.

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La Montepulciano Underground del GB20

GB20. Questo il nome del nuovo spazio slipstream poliziano che preannuncia già da subito di essere un nucleo fondamentale per la ‘nuova’ proposta ricreativa invernale nella città del Nobile. GB20,…

GB20 - preparazione - 002GB20. Questo il nome del nuovo spazio slipstream poliziano che preannuncia già da subito di essere un nucleo fondamentale per la ‘nuova’ proposta ricreativa invernale nella città del Nobile. GB20, come il punto sulla nuca, secondo il sistema alfanumerico dell’agopuntura, che copre tutta la sensibilità cervicale e frontale. Una ghiandola pineale nel centro storico di Montepulciano, in cui res cogitans e res extensa trovano un punto di fuga ottimale, nella realizzazione di un progetto ideale. Nei locali del CantinoneArte, già luogo di interazione e crescita di realtà teatrali, musicali, e artistiche a tutto tondo, si torna a respirare aria di musica live: in piazza Savonarola, proprio dietro la colonna del Marzocco, in piano centro storico. GB20 ha un progetto di riqualificazione dell’offerta artistica della città di Montepulciano,  con intenti ben precisi, come mi ricorda Carlo Pellegrini, mentre è attento nel fissare, insieme a Francesco Peruzzi, le ultime viti dell’allestimento: «Vogliamo portare a Montepulciano la realtà musicale che ha il suo habitat nei circoli più grandi o nei club di città, evitando di fare un vero e proprio club o un circolo istituzionale. Vogliamo ricreare quella scena underground, non solo nella proposta musicale, ma anche nell’ambientazione e nello spazio creato. Un ingresso che – a parte il tesseramento la prima volta che si entra – è sempre gratuito, un’autogestione totale degli spazi e delle strutture, senza sponsor, senza obblighi di sorta».

Già da sabato 26 Marzo la proposta musicale, è suonata come una dichiarazione di poetica: « Giani, cantautore che viveva a Montepulciano e da Bruxelles è tornato per questa data e Bob Corn, di Modena, anche lui cantautore. Sono musicisti indipendenti, celebri nei loro piccoli circuiti, che propongono stili e impostazioni diverse rispetto a quelle cui le orecchie sono solite ascoltare».

C’era una voglia, da parte di noi quattro, di fare qualcosa sul luogo, che riguardasse un certo tipo di musica. Abbiamo poi ricevuto la notizia che il Mattatoio5, nei locali degli ex Macelli di Montepulciano, non avrebbe riaperto. Abbiamo quindi cercato di colmare questo vuoto lasciato, per gli spazi giovanili, in un modo originale. Vorremmo invogliare gente di Montepulciano e zone limitrofe, anche per vedere la struttura, che è comunque una piccola perla in paese, ma soprattutto il nostro obiettivo è attrarre persone che si muovano da fuori, dalle città vicine, perché l’offerta è ricercata, la realtà è affine a circoli e club che ricreano realtà particolari difficilmente riscontrabili». L’idea è di proporre spettacoli fino a giugno e poi fermarsi per l’estate, in visione di una serie di eventi autunnali. «Fortunatamente i festival estivi qui funzionano, e sfrutteremo l’estate per programmare l’autunno, con mosttre e teatro, oltre alla musica».

Il collettivo organizzatore si è costituito come costola dell’associazione poliziana “Il Grifo e il Leone”, ed è composto da quattro persone: «Ognuno di noi quattro ha un ruolo ben preciso» continua Carlo Pellegrini, «Filippo si occupa dei gruppi, Francesco dell’allestimento, io dell’aspetto fotografico e Francesca dell’aspetto bar e social strategy, per condividere eventi e informazioni.»

La prossima data, il 23 Aprile, vede altri due progetti musicali riempire il palco del GB20, I Marlon Brando e gli Othismos. I primi, pistoiesi, dal post-rock, dall’ambient più raffinato, scenderanno negli alveoli miserrimi del blues più sporco, del country. Mentre gli Othismos, che giocano in casa, ruggiranno con la forza dei loro suoni che sradicano le potenze dell’hardcore e della tradizione più veloce e dinamica.

Il GB20 è un luogo che acquisirà sempre più importanza, sicuramente, nel panorama underground della valdichiana, e non solo.

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