La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Tag: castello

Rocca Manenti: il contenitore d’arte di Sarteano

Valorizzare gli edifici storici, in un contesto di provincia (quindi con meno persone, meno turisti, meno investimenti e meno opportunità rispetto ai grandi centri urbani) in cui è presente una grande…

Valorizzare gli edifici storici, in un contesto di provincia (quindi con meno persone, meno turisti, meno investimenti e meno opportunità rispetto ai grandi centri urbani) in cui è presente una grande offerta turistica nel settore della cultura, dell’architettura e dell’arte, non è un’impresa semplice. Soprattutto se ogni piccolo paese o borgo può vantare edifici storici che meritano attenzione e progetti di valorizzazione. La sfida quindi è quella di fare sistema, di trovare sinergie, di focalizzare gli impegni in alcuni settori principali che possano fungere da traino, per evitare la dispersione di energie e di risorse.

Rocca Manenti Art (RAM, come da presentazione dello scorso luglio) ha l’ambizione di diventare un progetto che spicca nell’offerta culturale del territorio. Un progetto promosso dalla Pro Loco di Sarteano, dalla cooperativa Clanis Service con il supporto dell’amministrazione comunale, che ha trovato piena sinergia oltre che dal mondo associativo anche dalle imprese del territorio, che hanno sponsorizzato l’evento culturale che ha avviato il nuovo corso di Rocca Manenti.

rocca manenti

Il castello che domina Sarteano ha una storia millenaria: prende il nome dai Conti Manenti, signori della cittadina in epoca medievale, e nel corso dei secoli ha goduto di una notevole fama militare per la sua capacità di resistere agli assedi degli eserciti nemici. La struttura del castello, così austera e squadrata, crea un particolare fascino in quella che non è soltanto una fortificazione, ma un’opera architettonica di enorme valore storico e culturale. Eppure, la principale funzione del castello in epoca medievale, ovvero quella di garantire la difesa di Sarteano, ha perso importanza già dal Rinascimento.

Quale poteva essere il futuro per Rocca Manenti, se non quello di una riconversione? Da una difesa militare, alla difesa dell’arte e della cultura. Una volta ristrutturato, il castello di Sarteano è stato protagonista di eventi teatrali, spettacoli e iniziative di vario tipo per animare la vita della cittadina. Tuttavia, questa è la prima volta che ci troviamo di fronte a un progetto di ampio respiro: RAM, Rocca Manenti Art, aspira a trasformare il castello in un contenitore d’arte per ospitare in maniera continuativa mostre di fotografia ed eventi artistici in generale. Quattro piani, quattro stanze per piano, quattro metri per quattro di grandezza per ogni stanza: una disposizione che sembra studiata appositamente per i percorsi artistici. Le opere fotografiche esposte lungo i binari delle sale, con quelle forme pulite e contemporanee, si mischiano alle strutture austere e medievali del castello, in un suggestivo percorso che dal ponte levatoio si snoda fino alle terrazze che si affacciano sul meraviglioso panorama circostante. E poi dalla cima di nuovo fino al piano terra, seguendo una lunga scalinata a chiocciola scavata nella roccia.

Rocca Manenti 3

La prima mostra di questo ambizioso progetto è una personale di Yoshie Nishikawa, fotografa giapponese di fama internazionale. L’artista lavora tra Tokyo, New York, Londra e Milano e può vantare una carriera trentennale e numerose pubblicazioni di rilievo. Le opere in mostra a Rocca Manenti si susseguono lungo le sale in un percorso a ritroso, attraverso particolari giochi di luci e di ombre; dalle bambole della madre ai pesci in ambienti metafisici, dai corpi nudi e sofisticati, alla convivenza tra analogico e digitale nell’arte fotografica. Un percorso artistico di rilievo internazionale, quindi, che vuole anche celebrare i 150 anni dalla firma del trattato di amicizia e commercio tra Italia e Giappone. La mostra ha avuto il patrocinio dell’Ambasciata del Giappone in Italia ed è stata inaugurata nel giorno dell’anniversario dello sgancio della bomba atomica su Hiroshima: un altro elemento simbolico che trasforma il castello di Sarteano da opera architettonica per la guerra a contenitore d’arte in tempo di pace.

L’obiettivo del progetto non è soltanto quello di valorizzare il castello a livello artistico, ma anche quello di utilizzare la cultura come volano per il settore turistico fuori dai mesi estivi: grazie all’organizzazione di eventi culturali di alto livello, Rocca Manenti potrebbe infatti favorire gli afflussi turistici, oltre ad ampliare l’offerta per i visitatori già presenti nel territorio. Nella prima settimana di apertura sono stati registrati circa 1500 ingressi al castello, il doppio rispetto ai numeri dello scorso anno, quindi i primi riscontri sono positivi; un altro elemento importante è rappresentato dall’impegno delle associazioni e delle attività commerciali che hanno deciso di investire nel progetto, come tassello del sistema di promozione del buon vivere locale chiamato Sarteano Living.

Rocca Manenti 2

Il nome della mostra di Yoshie Nishikawa è “Tutto Scorre” (Shogyoumujoi): ogni istante è diverso e la fotografia registra, interpreta e commenta il cambiamento. Anche se la fotografia potrebbe essere considerata come l’arte capace di rendere un’immagine ferma e immobile nel tempo, in realtà tutto cambia a seconda della percezione dell’osservatore. Lo stesso concetto potrebbe essere applicato al castello di Sarteano: tutto scorre, tutto cambia, la prospettiva muta continuamente. Da struttura militare a contenitore d’arte, il cambiamento percorre inesorabile anche opere architettoniche che potrebbero sembrare immobili e immutabili. La sfida per il futuro sarà quella di affrontare il cambiamento, mantenendo alto il valore culturale e mutando la funzione in base al contesto: una sfida raccolta da Rocca Manenti Art per un progetto che non vuole rimanere confinato in un istante nel tempo, ma lanciarsi verso un futuro a difesa dell’arte e della cultura.

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La direzione ostinata. Il giro del mondo in 80 giorni al Castello

Il 22 luglio 2016, si è svolta al castello di Sarteano, la quinta replica de “Il Giro del Mondo in Ottanta Giorni”. L’estate sarteanese ormai ha inciso nella sua nomenclatura…

Il 22 luglio 2016, si è svolta al castello di Sarteano, la quinta replica de “Il Giro del Mondo in Ottanta Giorni”. L’estate sarteanese ormai ha inciso nella sua nomenclatura culturale stagionale questo particolarissimo evento, che colora il fermento culturale del luglio valdichianense di scelte mai scontate. Quest’anno la scelta di Laura Fatini, autrice dell’adattamento dal romanzo, è caduta sull’opera di Jules Verne, che tanto ammaliò i lettori contemporanei, affascinati dalle infinite possibilità tecniche e tecnologiche, ai fini degli spostamenti, che il fermento scientifico positivista aveva portato nel mondo. Gabriele Valentini, che firma la regia, sceglie di evidenziare l’apporto mimetico della resa recitativa, spingendola ai margini del metateatro da commedia dell’arte, con efficacissime macchie di avanspettacolo, rendendo la messa in scena poliedrica ed estremamente ritmata.

13690806_10209821632928287_630473027777135116_n La sinossi vede una compagnia di circensi (tanto per ribadire la scuola Strehler della nostra commedia dell’arte) imbastire la rappresentazione del capolavoro di Jules Verne, con tanto di ornatus prologi iniziale e disvelamenti della finzione (con finte dimenticanze, goffaggine attoriale rimarcata, a smembrare il naturalismo). L’esplicitata finzione si erge a chiave di lettura, diventa dichiarazione di poetica, chiarifica l’assoluta importanza (quasi totale) nella collaborazione immaginativa dello spettatore: il teatro è quindi un motivo di immaginazione, uno incentivo al sogno e al disegno mentale guidato dalla fantasia: l’arma più forte che l’essere umano abbia mai avuto. Non appare mai il protagonista, Phileas Fogg, che sentiamo solo da un voice over registrato – ma che non manca di interagire con gli attori in scena – e che scandisce i ritmi e le tappe del viaggio che per scommessa, con il Reform Club, dovrebbe coprire la circonferenza del globo terrestre in ottanta giorni. Appaiono però Calogero Dimino, il Passepartout, fedele servitore di Fogg, e il detective Fix, interpretato dall’incorruttibile Gianni Poliziani. Flavia del Buono, Brunella Mosci e Maria Paola Bernardini, formano un trio esilarante e coprono magistralmente le vette comiche della rappresentazione. In più guarniscono l’integrità dello spettacolo, Francesca Paolucci, che interpreta il “ragazzo” tuttofare di Fix, Erica Fatini, jolly che appare in più vesti e in più forme durante lo spettacolo e che raggiunge alti livelli di intenti comici nella figurazione della guida indiana tra Bombay e Calcutta, e infine la coppia Mascia Massarelli e Francesca Fenati che compiono una contro scommessa sul viaggio di Fogg.

Il 22 luglio è stato – internazionalmente – anche l’ennesimo giorno di attentati, di terrore, di odio, di speculazione giornalistica e politica, di risentimento e di immobilismo. Ogni spettacolo, per essere acquisito da un pubblico, necessita di un contesto storico che lo caratterizzi e che – già di per sé – fornisca un piano analitico di base. Il giudizio che si da ad un’opera dell’ingegno artistico nel contesto dell’estate 2016, in pieno allarme attentati, con le città europee che sembrano basi antiaeree assiepate di militari in divisa, molteplici controlli ad ogni ingresso in qualsivoglia luogo pubblico, risente, per forza di cose, delle tensioni umane contemporanee. Un adattamento teatrale de “Il giro del mondo in ottanta giorni” diventa un mantra, una preghiera laica di serenità e affrancamento; è – da una parte – l’inno all’immaginazione, all’assenza di limiti, barriere, frontiere fisiche e mentali, che ci permetta di pensare ad un globo “piccolo”, raggiungibile, a misura d’uomo, in cui il terreno è l’unico piano di riferimento, le gambe l’unica carreggiata; dall’altra la forza che comunque ci dovrebbe spingere a non fermarci di fronte alla paura, continuare a girare le città di oriente, occidente, sud e nord del mondo, ci dovrebbe comunque spingere a co13686734_10209821633928312_7916746006683631137_nnsiderare l’altrove come una declinazione diversa del “qui, gli altri, una declinazione del “noi”, sempre simili, sempre esseri umani. Le culture diverse come un’occasione di confronto e l’immobilismo come unico male possibile. Il mondo, come è oggi, come è quest’estate, così elasticizzato ed esteso, bloccato dal terrore, dall’informazione che eccede negli allarmi e nelle idiosincrasie, ha bisogno di una corrente opposta, ha bisogno di voci diverse.

(SPOILER ALERT à) Mr. Fogg riesce a vincere la scommessa poiché, scegliendo di compiere il viaggio verso est, e non verso ovest, andando quindi contro al sole, contro allo scorrere delle ore, e non a favore, guadagna un giorno in più, rispetto a quelli che aveva calcolato. Opporsi agli obblighi dettati dal terrore internazionale, opporsi all’immobilismo, alle scelte convenzionali, diventa – oggi – un conatus esistenziale, oltre che un dovere spirituale. Ché la direzione contraria, come ci dice il buon Jules Verne, si rivela, quasi sempre, quella giusta.

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La frazione di Castelmuzio

Prosegue il nostro viaggio alla scoperta dei luoghi più interessanti del territorio, che possono diventare meta di viaggio e di scoperta sia da parte dei turisti che dei residenti della…

Prosegue il nostro viaggio alla scoperta dei luoghi più interessanti del territorio, che possono diventare meta di viaggio e di scoperta sia da parte dei turisti che dei residenti della Valdichiana senese, a caccia dei ricordi del proprio passato. Il nostro territorio è ricco di splendidi paesaggi, borghi e opere d’arte che affondano le loro radici nella storia e che costituiscono un punto di riferimento stabile per il nostro futuro.

Castelmuzio alto

Tra i borghi medievali più suggestivi e interessanti che possiamo trovare all’interno dei comuni della Valdichiana senese c’è sicuramente Castelmuzio, una frazione del comune di Trequanda. Le origini del borgo risalgono addirittura all’epoca etrusca, come dimostra il ritrovamento dei resti di un tempio dedicato alla dea Iside nelle vicinanze dell’insediamento, oltre a tombe, urne cinerarie e iscrizioni etrusche. Per trovare delle tracce ufficiali di Castelmuzio, tuttavia, dobbiamo oltrepassare l’anno mille. In alcuni documenti del IX secolo della Badia Amiatina di San Salvatore viene chiamato come “Casale Mustia”, mentre dai suoi abitanti veniva considerato solamente come il “Castello”. In altri documenti risalenti al 1213, presenti nell’Archivio di Stato di Siena, viene nominato “Castel-Mozzo”.

In epoca medievale Castelmuzio era di proprietà dei Signori Cacciaconti della Scialenga, già signori di Montisi e proprietari della fattoria della Fratta a Sinalunga. Nel 1270 la proprietà del borgo passò all’Ospedale di Santa Maria della Scala di Siena, il cui stemma è ancora presente in alcuni poderi dei dintorni; acquistato poi da Andrea Piccolomini nel 1470, il dominio senese si interruppe nel 1559 con la sconfitta della Repubblica di Siena e l’annessione al Granducato di Toscana dei Medici. Dopo l’Unità d’Italia il borgo di Castelmuzio entrò a far parte definitivamente del comune di Trequanda.

castelmuzio dentro

La frazione di Castelmuzio è stata eretta sul crinale di un colle di tufo, ai piedi del Monte Lecceto. La sua struttura ricalca il modello medievale del castello fortificato, circondato da mura e bastioni per facilitare la difesa degli abitanti. All’ingresso del paese è presente un monumento ai caduti e l’antica pietra sulla quale era solito riposare San Bernardino da Siena. All’interno del borgo sono presenti molti edifici storici degni d’interesse, come il Palazzo Fratini, che fu sede del giudice e a cui si deve probabilmente il nome della frazione, per via della sua torre mozza. Sulla piazza centrale si affaccia anche lo Spedale di San Giovanni Battista, che offriva alloggio e cibo a viandanti e orfani, oltre a provvedere alla dote delle ragazze senza patrimonio che volevano sposarsi. Degna di nota anche la Confraternita della Santissima Trinità e di San Bernardino, fondata nel 1450, dotata di una piccola farmacia e di un ospizio per i pellegrini che percorrevano la Via Francigena; l’oratorio e la chiesa dedicate al santo senese ospitano un Museo d’Arte Sacra ricco di pregevoli esemplari.

Oggi Castelmuzio è una frazione del comune di Trequanda, con meno di trecento abitanti. Situato nelle vicinanze di Petroio e Montisi, costituisce sicuramente una tappa suggestiva in una visita attraverso la Valdichiana, la Valdorcia e la Val d’Asso.

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La frazione di Farnetella

Il viaggio tra i luoghi d’interesse della Valdichiana senese ci porta oggi a visitare la frazione di Farnetella nel comune di Sinalunga.

La Valdichiana senese può vantare comuni di notevoli dimensioni territoriali con oltre diecimila abitanti, ma anche alcuni piccoli borghi caratteristici che rischiano di passare inosservati dai turisti di passaggio o addirittura dagli abitanti. Nel nostro viaggio tra i luoghi d’interesse della Valdichiana ci fermiamo oggi nella frazione di Farnetella, situata poca distanza da Sinalunga, tra Scrofiano e Rigomagno.

Farnetella è un piccolo borgo che mantiene le affascinanti caratteristiche medievali, posto a 419 metri sul livello del mare. È strutturato attorno a un castello con quattro borghi paralleli e quattro strade principali, che conta appena 140 abitanti. Attorno al borgo si possono notare le tracce della cinta muraria e di una torre difensiva a pianta semicircolare. Il centro di Farnetella è rappresentato da Piazza San Giovanni e Piazza Farnia. Proprio la farnia, un albero della famiglia delle querce, è il simbolo della frazione e la probabile origine del suo nome.

farnetella

Farnetella – Chiesa di San Giovanni Battista

Le origini di Farnetella possono essere fatte risalire al VI secolo. Il primo documento risale al 1175, con il quale Siena ordinava ai conti della Scialenga la restituzione del castello di Farnetella ai conti Barotti, segno evidente dell’antichità del borgo, probabilmente precedente a Rigomagno. Fu infatti in quel periodo che la Valdichiana venne interessata dal frazionamento delle grandi famiglie nobiliari e dalla costruzione di numerosi castelli e residenze, a cui si può far risalire anche l’origine della frazione di Farnetella.

Il castello di Farnetella sorge sul poggio denominato Castelvecchio e formava un unico possedimento nobiliare assieme a San Gimignanello, Montalceto e Castiglioni, nei pressi di Rapolano; tali possedimenti furono dapprima proprietà dei nobili Barotti, successivamente dai Cacciaconti. Nel 1271 Farnetella venne accusata di tradimento da parte della Repubblica di Siena per aver ospitato dei ghibellini: seguendo le leggi in vigore, il castello venne raso al suolo da parte delle truppe Senesi del Terzo di Camollia. Le suppliche di innocenza da parte degli abitanti di Farnetella furono però tali che, nel 1295, Siena concesse di tornare ad abitare nella corte ricostruita un centinaio di metri più a valle.

Il presunto tradimento non fu l’unico momento drammatico per Farnetella: nel 1324 il ribelle Guccio Tolomei la saccheggiò e la diede alle fiamme. Gli abitanti furono costretti a ricostruire il borgo e dotarlo di una cerchia muraria più ampia, che consentì di resistere, nel 1554, all’assalto di un distaccamento dell’esercito di Carlo V. Farnetella rimase a lungo un comune indipendente, ma alla fine del XVIII secolo venne annessa al vicino comune di Sinalunga.

L’attuale fisionomia della frazione di Farnetella si deve ad Adolfo Ferrari, proprietario della tenuta nel XIX secolo. Nel dicembre del 1889 iniziarono i lavori di una grande costruzione residenziale per il soggiorno dei visitatori più ricchi, rimasto però incompleto; la villetta e il corpo centrale del castello caratterizzano tuttora l’aspetto dell’intera frazione. Al loro interno sono conservati affreschi, mobili antichi e l’apparato in legno della sala da pranzo, a opera dello scultore senese Giovanni Sammicheli.

Per un elenco dei proprietari di e altre curiosità storiche, potete visitare il sito web dedicato alla frazione di Farnetella.

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Alla scoperta del castello di Valiano

Noi che viviamo nei paesi disseminati per la Valdichiana, a volte, non sappiamo con precisione le origini di ciò che ci circonda. Eppure, le campagne e le pietre dei nostri…

Noi che viviamo nei paesi disseminati per la Valdichiana, a volte, non sappiamo con precisione le origini di ciò che ci circonda. Eppure, le campagne e le pietre dei nostri centri storici sono intrise di vicende storiche importanti, degne di essere raccontate e tramandate.

Un esempio perfetto è Valiano, borgo di trecento anime circa, che costituisce una delle frazioni del comune di Montepulciano. Valiano è stato un antico castello feudale di fondamentale importanza come avamposto militare fin dal XIII secolo. Anche se adesso è una piccola frazione, il suo passato è stato fondamentale per il nostro territorio.

Il castello di Valiano sorge su una collina che domina la Valdichiana senese e la Valdichiana aretina. Le sue origini possono essere fatte risalire addirittura all’epoca etrusco-romana, per via delle tombe rinvenute a Palazzo Vecchio. Le prime notizie dell’utilizzo militare del castello di Valiano risalgono invece al XIII secolo, grazie al Comune di Perugia, che cercava degli avamposti in posizione strategica all’interno del territorio di Cortona. Il castello di Valiano, che in alcuni documenti è indicato anche come “Valiana”, era inizialmente affidato ai Marchesi del Colle, per poi diventare feudo dei poliziani Del Pecora. Il castello di Valiano costituiva un importante avamposto nei territori paludosi della Valdichiana, costituendo un punto di passaggio obbligato per le truppe; inoltre, grazie a un sistema di torri comunicanti, permetteva segnalazioni diurne con specchi riflettenti assieme ai castelli di Montalera e di Montegualandro, per tutto il territorio che si apriva dal Lago Trasimeno al Monte Cetona e al Monte Amiata.

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L’importanza del castello di Valiano, quindi, era dovuta principalmente alla sua posizione strategica tra i comuni della Toscana e dell’Umbria, lo Stato Pontificio e il successivo Granducato di Toscana. All’interno del castello era presente una posta, ovvero una stazione intermedia, tipica delle ville medievali, che servivano a controllare il traffico delle merci tra le città più lontane e aiutare le attività dei corrieri a cavallo, oltre a permettere la riscossione dei dazi doganali. La posta di Valiano aveva autorità anche sulle merci che transitavano sul porticciolo della Chiana, presso il Lago di Montepulciano e il Chiaro di Chiusi.

Il castello di Valiano passò sotto Firenze nel 1502, mantenendo però la sua condizione di comune libero, finché il Granduca Leopoldo di Toscana non decise di unirlo definitivamente al comune di Montepulciano nel 1774. Grazie alle opere di bonifica della palude, l’agricoltura della zona ebbe un grande sviluppo e la conseguente crescita di popolazione portò alla fondazione di una grande fiera per il giorno del 10 agosto 1782. Tale fiera divenne sempre più importante nel territorio, anche in virtù della presenza dei buoi di razza Chianina; tuttora la tradizionale fiera di San Lorenzo continua a svolgersi all’interno di Valiano, dopo più di due secoli, a dimostrazione dell’importanza del passato nella costruzione della nostra identità.

Dell’antico castello di Valiano, oggi, si può ancora osservare una delle torri e il cassero con il campanile. Il centro storico mantiene la struttura medievale, con le vie strette all’interno delle mura e la posta sulla Via Lauretana. È presente anche l’antica Pieve di San Lorenzo, restaurata nel 1804, con un crocefisso del XVI secolo, e il palazzo dei Del Pecora che domina la piazza cittadina.

A Valiano il passato è ricordato con orgoglio: dalle pendici del colle ti immagini arrivare, ancora oggi, i mercanti a cavallo diretti alla posta.

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Il Castello di Sarteano

Nel nostro viaggio tra i borghi e le fortezze della Valdichiana senese, non poteva mancare un appuntamento dedicato al Castello di Sarteano, che domina la cittadina ed è tuttora teatro…

Nel nostro viaggio tra i borghi e le fortezze della Valdichiana senese, non poteva mancare un appuntamento dedicato al Castello di Sarteano, che domina la cittadina ed è tuttora teatro di visite, manifestazioni e importanti eventi.

Sia il castello che il borgo di Sarteano mantengono un aspetto medievale: la cittadina si sviluppa infatti attorno e ai piedi della rocca, che dalla sommità della collina può spaziare lo sguardo su tutti i territori circostanti. Il castello è costruito su di un poderoso masso roccioso di travertino e circondato da un parco di lecci secolari. Dal mastio centrale del castello si può osservare la Valdichiana, il Monte Cetona, il lago di Chiusi e il lago di Montepulciano. Si tratta quindi di una tappa obbligata durante le visite al borgo di Sarteano, per via della sua invidiabile posizione panoramica.

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Il castello di Sarteano è anche un luogo di interesse per tutti gli appassionati di storia e di medioevo, grazie all’integrità delle sue antiche strutture. Si può osservare una delle cinte murarie che abbraccia il mastio centrale e due torrioni circolari, edificata dalla Repubblica di Siena. È ancora presente il ponte levatoio che sovrasta i resti dell’antico fossato e il portone in ferro con gli stemmi delle famiglie dei capitani che hanno abitato il cassero. Attraverso una scala a chiocciola segreta si poteva raggiungere il seminterrato dall’ultimo piano del castello, da cui era possibile accedere ad alcuni sotterranei d’età etrusca, che offrivano una via di fuga verso la campagna in caso di assedio.

Sono proprio gli assedi a costituire la parte più importante della storia di questo castello: la rocca aveva una funzione difensiva fondamentale. Si registrano numerosi tentativi di assedi falliti, tra cui quello tra cui quello di Ladislao di Napoli nel 1409, le truppe del capitano di ventura Giacomo Piccinino nel 1455, il tentativo di Cesare Borgia nel 1503 e quello dell’esercito spagnolo nel 1552. Grazie a uno spessore delle mura di circa sette metri, la totale assenza di finestre e un secondo ponte levatoio per accedere al primo piano, il castello era considerato inespugnabile. Si arrese solamente alle truppe imperiali del Marchese di Maragliano nel 1555, dopo la caduta della Repubblica di Siena.

La storia del castello di Sarteano è millenaria: le prime notizie che possediamo risalgono al 1038, periodo in cui veniva utilizzato come centro amministrativo per stipulare atti, donazioni e cessioni. Inizialmente era dominato dai Conti Manenti, ma per via della sua importanza strategica sul confine con Orvieto e Perugia, sia il castello che il borgo di Sarteano si unirono a Siena nel 1379. L’aspetto attuale del castello deriva dalla ristrutturazione operata dai senesi nel 1469, adattandolo ad ospitare più guarnigioni militari e a consentire ronde difensive fino ai torrioni laterali.

CastelloSarteano1Con il passaggio al dominio dei Medici, la funzione militare del castello andò rapidamente scomparendo. Nel 1617 il Granduca Cosimo II lo donò in proprietà perpetua a Brandimarte Fanelli e a tutti i suoi discendenti in linea mascolina. La famiglia Fanelli rimase proprietaria della struttura fino al 1997, anno in cui venne acquistato dal Comune di Sarteano.

Dopo lunghi interventi di restauro, il Castello di Sarteano è stato aperto al pubblico nel 2004; per informazioni su visite guidate e tariffe potete consultare il sito web di Clanis Service, la cooperativa che gestisce i servizi della struttura.

Attualmente il castello di Sarteano e il parco circostante vengono utilizzati sia per visite turistiche che per eventi culturali ed enogastronomici, che coinvolgono l’intero borgo. Per esempio la rappresentazione teatrale de “La Tempesta” di Shakespeare, o la manifestazione “Civitas Infernalis” dedicata al medioevo fantastico.

Per concludere: grazie alla sua struttura integra e alle fortificazioni che ricordano ancora gli antichi assedi, il castello di Sarteano è una tappa consigliata, non soltanto per gli amanti del medioevo. Obbligata poi la visita al borgo, dal momento che questa cittadina della Valdichiana senese è ricca di eventi e manifestazioni dedicate a turisti e a residenti, non soltanto durante il periodo estivo.

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Civitas Infernalis: Sarteano si tuffa nel medioevo fantastico

Un weekend estivo all’insegna del medioevo fantastico: dall’1 al 4 agosto, Sarteano abbandona il XXI secolo per tuffarsi nel bel mezzo del XV secolo. La prima edizione di Civitas Infernalis,…

Un weekend estivo all’insegna del medioevo fantastico: dall’1 al 4 agosto, Sarteano abbandona il XXI secolo per tuffarsi nel bel mezzo del XV secolo. La prima edizione di Civitas Infernalis, che vi abbiamo già annunciato nei giorni scorsi, si chiuderà questa sera con gli ultimi spettacoli. Il centro storico di Sarteano è stato invaso da menestrelli, giocolieri, pizzicagnoli, cuoiai e speziali, immergendo abitanti e visitatori in un’atmosfera magica. Decine di bancarelle dedicate alle Arti e agli Antichi Mestieri sono state disseminate per le strade, mentre giullari e musicisti hanno allietato il borgo fino a tarda sera. Le taverne delle contrade si sono messe all’opera per offrire dei menù dal sapore medievale: dalla zuppa di lenticchie al caldaro di lumache, dalla faraona all’uva all’agnello scottadito.

Civitas Infernalis 1L’atmosfera medievale di Sarteano ha sposato alla perfezione la magia del fantasy: sabato 3 agosto la Filarmonica di Sarteano ha eseguito le più conosciute colonne sonore tratte dai film fantastici di fronte al Teatro degli Arrischianti. Questa sera, durante la serata conclusiva di Civitas Infernalis, è previsto lo spettacolo itinerante “L’orco, pollicino, calandrino e l’elitropia” e l’esibizione dei Viatores, un gruppo di artisti di strada che ha calcato le feste medievali più importanti d’Italia.

L’evento principale di Civitas Infernalis è stato il gioco di ruolo dal vivo di sabato 3 agosto, che ha coinvolto grandi e piccini tra le vie del centro storico e il castello, grazie al supporto delle associazioni di Sarteano. I giocatori sono stati catapultati all’interno di un mondo fantastico ambientato nella Sarteano del 1410, in cui i malvagi Gaeli cercano di conquistare i cinque anelli magici custoditi dal Piccolo Popolo. Le cronache del saggio Adalunco, che rappresentano la base dell’ambientazione in cui si è svolto il gioco di ruolo, così recitano:

Civitas Infernalis 2

“Quando Sarteano, dominato dai conti Manenti, fu attaccato da quel certo condottiero Ladislao il guastagrano, il contado tutto venne devastato. Ferocia inaudita avevano i suoi soldati e donne e bambini della campagna furono costrette a ripararsi dentro la Rocca alta. Ma il popolo, pieno di fede e vitalità, si difese tutto. E fu con l’aiuto degli impavidi cavalieri che il conte, con il suo segreto mago Simeone, riuscirono a difendere la città. Ed io, testimone di questi fatti, sono qui a raccontarvi di questa vittoria e del primo di quei cavalieri, Tony, colui che con fierezza e abilità conquistò al nemico i cinque anelli che nascondono poteri immensi per queste terre: con facilità e leggiadria lui conquistò il primo l’anello della terra, che da grandi frutti e grano dorato; e poi quello dell’acqua, che scorre tranquilla e fa girare le ruote dei mulini. Mentre la piazza attendeva speranzosa egli conquistò l’anello dell’aria, fresca e pulita; l’occhio vigile e attento, la postura perfetta sul destriero, il cavaliere corre ancora e ancora con maestria ecco che prende l’anello del fuoco, caldo d’inverno, che scalda i cuori dei popolani e, mentre il cavallo si stanca rallentando il passo ma mantenendo anch’esso vigoroso il compito da portare avanti ecco che conquista l’ultimo anello quello della sapienza, della medicina e della forza. Ora creature magiche, invisibili agli occhi degli uomini, tengono nascosti questi amuleti rendendo pace e giustizia a Sarteano. Il primo giorno del mese d’agosto il popolo tutto accorrerà al castello per udire le trombe e i tamburi dei festeggiamenti, gioire insieme e applaudire i piccoli paggi che si esibiranno in volteggi e acrobazie. Ma ecco che mentre ognuno festeggia, un popolo dai capelli blu, i Gaeli, arriverà a sorprendere tutti. Impugnando armi forti e terribili, chiederanno subito battaglia quei micidiali….e battaglia sarà! Tra i colpi di lancia il popolo sarteanese si difenderà ma tra i Gaeli c’è un druido dotato di grandi poteri magici. I suoi grandi poteri e gli sguardi terribili dei trolls, che lo accompagnano, faranno paura ai cavalieri e al capitano del popolo che chiederà aiuto al mago bianco, conoscitore di tutti gli incantesimi di questo e dell’altro mondo: richiamerà tutte le creature fatate, prima invisibili, per proteggere il potere dei cinque anelli, e lo chiamerà il Piccolo Popolo, capace di piccole magie. Il druido si ritirerà, per il momento, ma deciso a scovare gli anelli, così da poter utilizzare la sua magia nera in questo mondo, si accampa insieme ai suoi guerrieri ai piedi del castello e i trolls conquistano la foresta degli alberi parlanti.”

Come nelle migliori tradizioni del genere, sono stati i buoni a vincere: il Piccolo Popolo ha conservato gli anelli magici e ha scacciato i Gaeli. Sarteano è al sicuro, almeno fino alla prossima edizione di Civitas Infernalis! Questa sera, dalle ore 17 in poi, il borgo sarà invaso dai festeggiamenti e dagli spettacoli itineranti per assaporare gli ultimi istanti di medioevo, prima di tornare alle consuete atmosfere del 2013.

https://www.youtube.com/watch?v=uKp1cImLsqQ&sns=em

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Sarteano ospita la prima edizione di Civitas Infernalis

“Quando Sarteano, dominato dai conti Manenti fu attaccato da quel certo condottiero Ladislao il Guastagrano, il contado venne devastato e il popolo tutto fu costretto a ripararsi dentro la Rocca Alta”….

“Quando Sarteano, dominato dai conti Manenti fu attaccato da quel certo condottiero Ladislao il Guastagrano, il contado venne devastato e il popolo tutto fu costretto a ripararsi dentro la Rocca Alta”.

È così che dalla creatività dei bambini di Sarteano, nasce l’idea iniziale sulla cui ha preso forma la prima edizione di Civitas Infernalis, festa a tema medieval-fantasy che dall’1 al 4 agosto interesserà tutto il centro storico di Sarteano, da Piazza XXIV Giugno fino al parco e alla maestosa Rocca del Castello.

“Per quattro giorni il centro storico di Sarteano tornerà indietro nel tempo all’epoca medievale, con un pizzico di magia fantasy – commenta il sindaco di Sarteano, Francesco Landi – una festa unica delle contrade, della pro loco e delle associazioni del paese che, una volta ancora, hanno voluto lavorare insieme per dar vita ad un evento sorprendente ed unico nel suo genere”.

Tutti i giorni, dalle ore 17,00 fino a tarda sera, pizzicagnoli, cuoiai e galigai, medici e speziali daranno vita al Mercato delle Corporazioni delle Arti e degli Antichi Mestieri. Giocolerie e danze per giovani menestrelli, l’angolo dei letterati, body painting e truccatori, musiche medievali, giullari e spettacoli itineranti animeranno il borgo fino alle porte delle taverne sparse un po’ per tutto il borgo e fino alla salita per il Castello dove, ogni sera, lo spettacolo è garantito.

Festa di Fiocco e di Bandiera giovedì primo agosto ad opera del Gruppo Sbandieratori e Musici. Venerdì 2 sarà la volta del Corteo dei Ceri, durante il quale i Capitani delle Contrade della Giostra del Saracino offriranno doni a San Rocco in vista della Giostra del 15 di agosto. A seguire, aprirà i battenti il Villaggio Gaelico che proporrà anche per le restanti sere musica, danze ed ottime birre. Sabato 3 sarà la volta di PhilharmonicFantasy, concerto della Filarmonica di Sarteano che eseguirà le più conosciute colonne sonore tratte da film fantasy e, quindi, alle ore 22.00, musica dal vivo e la battaglia in Castello che concluderà il gioco di ruolo che si svolgerà per tutta la giornata. Gran finale domenica 4, a partire dalle 17 in piazza San Lorenzo con lo spettacolo itinerante L’Orco, Pollicino, Calandrino e l’elitropia per arrivare fino alla Piazza d’Arme del Castello per lo spettacolo dei Viatores, gruppo di artisti di strada nato a Sarteano nel 1996 che, da allora, ha calcato le piazze e le feste medievali più importanti di tutta Italia.

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San Casciano: Il Castello di Fighine

Continua il viaggio alla scoperta dei luoghi più interessanti del nostro territorio: gli angoli della Valdichiana senese e i paesaggi che tutti i turisti dovrebbero visitare, e che tutti i…

Continua il viaggio alla scoperta dei luoghi più interessanti del nostro territorio: gli angoli della Valdichiana senese e i paesaggi che tutti i turisti dovrebbero visitare, e che tutti i residenti dovrebbero conoscere! Oggi vi parliamo del castello di Fighine, nel comune di San Casciano dei Bagni.

Il castello di Fighine domina il caratteristico borgo che porta lo stesso nome. Si trova in cima a una collina, situata al confine tra la Valdichiana e la valle del Paglia, dalla cui cima è possibile godere di entrambi i paesaggi. Per raggiungerlo, è necessario uscire dalla SS321 e seguire una strada sterrata, nelle vicinanze di Piazze, seguendo le indicazioni stradali da Cetona o da San Casciano dei Bagni. Grazie ai suoi circa 650 metri di altitudine, Fighine può vantare una posizione strategica su tutto il territorio circostante.

Le origini del castello di Fighine risalgono al medioevo: le prime citazioni si possono trovare in un documento datato 1058, in relazione alla Pieve di Santa Maria de Fighine, del nobile longobardo Gottifredo. Le prime notizie certe si devono alla famiglia Visconti di Campiglia d’Orcia, che fu feudataria di San Casciano dei Bagni: l’imperatore Federico di Svevia concesse a Tancredi Visconti il possesso del castello di Fighine, attraverso un editto del 1266. Ma la storia di Fighine è costellata di momenti tesi, in virtù della sua posizione strategica ai confini della Valdichiana senese. Per almeno due secoli il castello fu oggetto di contese tra i nobili locali, capitani di ventura e condottieri giunti da Cortona, alla ricerca di una base per le loro operazioni belliche.

La tanto agognata pace per il castello di Fighine arriva nel 1446, quando la proprietà passa alla Repubblica di Siena e successivamente al Granducato di Toscana. La fine del periodo bellico e i lunghi secoli di stabilità fanno decadere l’importanza strategica di Fighine, ma al contempo ne permettono la ricostruzione e la lenta riconversione, superando definitivamente le esigenze medievali di fortificazione.

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Attualmente il castello di Fighine è una splendida struttura a pianta quadrangolare, delimitata da quattro torri: la torre vecchia, la torre maestra, la torre mezza tonda e la torre saracinesca. Le mura di difesa, intervallate da piccole torri rotonde, partono dal castello e circondano l’intero borgo. Una sezione delle mura è utilizzata come abside dalla Chiesa di San Michele Arcangelo, che contiene tele con immagini di santi di scuola orvietana e fiorentina del XVIII secolo.

Percorrendo i dintorni del borgo di Fighine è possibile ammirare le vestigia del passato: sezioni di mura diroccate, fortificazioni belliche, ballatoi e torri difensive. Con oltre cinque secoli di pace e serenità, ovviamente, la funzione bellica del castello è stata completamente dimenticata. Ma la struttura del piccolo borgo e la sua posizione defilata, al centro di un paesaggio quasi immacolato, lo rendono un luogo suggestivo e degno di visita.

La moderna riconversione turistica del castello di Fighine ha permesso la creazione di alcune strutture ricettive, utilizzate sia dai turisti che dai residenti; la presenza della Chiesa di San Michele Arcangelo, inoltre, permette la celebrazione di cerimonie complete come i matrimoni, in un affascinante scenario medievale.

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