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Bettolle in Rosa: la musica si tinge di rosa per la lotta al tumore al seno

Se si attraversa il piccolo centro urbano di Bettolle durante il mese di ottobre non può non saltare all’occhio la persistenza del colore rosa, nei viali, nelle piazze e nei…

Se si attraversa il piccolo centro urbano di Bettolle durante il mese di ottobre non può non saltare all’occhio la persistenza del colore rosa, nei viali, nelle piazze e nei giardini. Drappeggi enormi composti da quadrati di lana, lunghi anche decine di metri, appesi ai cartelli stradali, intorno agli alberi, distesi lungo ringhiere, sui reticoli e sule paratie stradali. Sono lane, stoffe e nastri, rigorosamente rosa, spesso annodati assieme, a richiamare il simbolo che ormai da anni simboleggia la lotta contro il tumore al seno. È l’urban knitting (conosciuto anche come pratica di Yarn Bombing) che dal 2016 il comitato Bettolle in Rosa porta avanti per sensibilizzare la popolazione alla prevenzione e alla cura di sé.

Il 19 Ottobre 2018, al Tjmory Pub di Bettolle, si alzerà il sipario su Concerto in Rosa: un vero e proprio concertone autunnale che vedrà alternarsi alcuni tra i più importanti musicisti della Valdichiana. Una serata di alternanza ritmica, che passerà dai set acustici al jazz, dal rock’n’roll al cantautorato, finalizzata ad un unico scopo: la beneficienza. Belindà, Debora Giani, Selene Lungarella, Sturm, Andrea Pinsuti e tantissimi altri (la line-up è in continuo aggiornamento) si alterneranno sul palco del locale alternandosi ad aste benefiche che avranno come lotti opere d’arte di artisti locali, nonché ricchi premi messi in palio attraverso estrazioni e lotterie. I live saranno infatti l’occasione per raccogliere fondi destinati al servizio di sostegno psicologico ai diagnosticati presso il reparto di oncologia dell’ospedale di Nottola.

«L’occasione per creare un gruppo di lavoro si è presentata nel 2016» mi dice Rita Reggidori, coordinatrice del comitato di volontarie Bettolle in Rosa «Io mi sono ammalata nel 2013 e sono entrata in contatto con l’associazione IoSempreDonna di Chianciano Terme. Per un anno sono andata ad addobbare Chianciano Terme con manufatti di colore rosa. Dopo qualche anno ho portato questa pratica a Bettolle. Attraverso il passaparola si è creato veramente un bel gruppo di lavoro, costituito non solo da donne ma anche da uomini. Solo il primo anno abbiamo distribuito della lana rosa alla signore del paese e in meno di un mese sono stati prodotti 280 quadrati di lana. Poi nel 2017, lo scorso anno, l’attenzione è ovviamente cresciuta e in molti si sono impegnati per portare avanti questa prativa. Siamo arrivati a 600 quadrati e il numero è destinato a crescere. Mi piacerebbe molto se nascessero comitati anche nei paesi vicini che portassero avanti lo stesso progetto, nello stesso periodo dell’anno».

La serata live del 19 ottobre, si inserisce in un programma più ampio, La Giornata della Salute, dedicato alla prevenzione, coordinato dalla Proloco di Bettolle e ADiVaSe (Associazione Diabetici Valdichiana Senese), con il sostegno dei comitati di volontari Bettolle in Rosa e Bettolle Cuore Amico, e con il patrocinio del Comune di Sinalunga: la giornata dopo il concerto sarà quindi l’occasione per tutta la cittadinanza – e oltre – di poter fruire di controlli glicemici e screening metabolici gratuiti, nonché di seguire gli incontri dedicati all’utilizzo dei defibrillatori automatici esterni. «Quest’anno è stato intercettato il progetto Dai una Mano in Corsa, portato avanti dall’associazione Atletica di Sinalunga» continua Rita, «I ricavati della serata del 19 ottobre confluiranno nella donazione che anche l’associazione sinalunghese fa annualmente, finalizzata allo stesso servizio. Spero che tutto questo serva non solo a raccogliere fondi, che sicuramente servono, ma anche a sensibilizzare le persone a superare le loro paure e controllarsi regolarmente».

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Palio della Rivalsa 2017 – Tutte le Notizie

Branded Content a cura di Valdichiana Media e Pro Loco Bettolle – Notizie e aggiornamenti dall’edizione 2017 del Palio della Rivalsa di Bettolle  Alla contrada Le Caselle il 22esimo Palio della…

Branded Content a cura di Valdichiana Media e Pro Loco Bettolle – Notizie e aggiornamenti dall’edizione 2017 del Palio della Rivalsa di Bettolle 


Alla contrada Le Caselle il 22esimo Palio della Rivalsa (19/06/2017)

Si è conclusa con la vittoria della contrada Le Caselle, colori giallo-nero, la 22esima edizione del Palio della Rivalsa di Bettolle, che si è aggiudicata il drappo dipinto dall’artista Valerio Trabalzini.

La giornata di palio della Rivalsa è iniziata con la sfilata del corteo storico risalente al 1500, anno in cui tale Ascanio della Cornia, signore di Castiglion del Lago, si rese protagonista della singolare azione bellica contro il fortilizio senese interra Chianina di Bettolle e a cui si ispira il palio di Bettolle. Al corteo storico è poi seguita la Santa Messa celebrata dal parroco di Bettolle, Don Wilmo Marsci, l’estrazione delle postazioni di partenza della corsa e la benedizione degli atleti delle cinque contrade, Casato, Ceppa, Caselle, Montemaggiore e Poggio.

Silvio Valentini, Contrada Montemaggiore – Miglio Tamburino

È poi toccato agli sbandieratori e ai tamburini delle cinque contrade a scendere in piazza Garibaldi per sfidarsi a colpi di bandiera e a suon di tamburo. Ogni contrada ha incantato il numeroso pubblico di piazza Garibaldi di Bettolle, con volteggi, lanci di bandiere e rulli di tamburi. Ad aggiudicarsi il premio come miglior tamburino Silvio Valentini, alla sua terza vittoria, con i colori della contrada Montemaggiore. Per Silvio, che si è avvicinato da piccolo al tamburo, anche se abituato a vincere, è stata una bellissima e inaspettata vittoria.

Inaspettata come la vittoria degli sbandieratori della contrada il Casato, Jacopo Picciafuochi e Federico Terrosi, a cui è andato il premio come migliori sbandieratori. I due sbandieratori giallo-blu, alla loro prima

Jacopo Piccifuochi e Federico Terrosi, Contrada il Casato – Miglior Sbandieratori

vittoria, hanno registrato un punteggio nettamente superiore rispetto agli sbandieratori delle altre contrade. Lanci e scambi perfetti hanno consegnato l’ambito premio a Jacopo e Federico che si sono detti emozionati per questa vittoria arrivata dopo molti allenamenti e tanta voglia di aggiudicarsi il premio, non solo per portare in alto i colori della contrada, ma per motivo di orgoglio personale visto che per loro la bandiera non è solo divertimento ma soprattutto passione.

Signora di Contrada Rita Cortonesi e Signore di Contrada Stefano Zacchei, Contrada Montemaggiore – Premio ‘Bella Betulla’

Ad aggiudicarsi il premio ‘Bella Betulla’, attribuito al miglior corteo storico per l’attinenza storica, la cura dei dettagli e il portamento, la contrada Montemaggiore con i colori rosso-verde e con la signora e il signore di contrada, Rita Cortonesi e Stefano Zacchei, il paggetto Edoardo Zacchei e la paggetta Amì Bernardini, gonfaloniere Francesca Vannuccini e guardia a piedi Lionello Vannozzi.

La vittoria della contrada Le Caselle si è concretizzata dopo la corsa con barellino e anfora intorno al paese e venti minuti, tempo limite, di scalata ai pali alti 5 metri e unti con lo strutto di maiale, dove però nessun scalatore di nessuna contrada è riuscito a salire. La contrada giallo-nero si è aggiudicata il 22esimo palio della Rivalsa perché è arrivata prima nella corsa: la prima coppia di atleti con barellino e anfora, composta da Lucrezia Silvestri e Alessio Vagli, ha, fin dalla partenza del primo giro, staccato gli atleti delle altre contrade con un buon vantaggio di tempo. Vantaggio mantenuto poi dalla seconda coppia di atleti William Mainò e Samuele Vinciarelli che, nei due giri successi intorno al paese, hanno sempre guidato la gara davanti a tutte le altre contrade. Solo la contrada la Ceppa ha dato filo da torcere agli atleti giallo-nero, che ha finito però la corsa in seconda posizione, seguita dalla contrada Poggio, Montemaggiore e infine Casato.

Soddisfazione per la presidente della contrada le Caselle Serena Fedeli e per il Capitano Andrea Fiorino che si sono detti soddisfatti e contenti della vittoria perché dopo undici anni il palio rientra nella loro sede, salendo così ad otto i pali conquistati dalla contrada giallo-nera.

Soddisfazione espressa anche dal presidente della Proloco di Bettolle, Davide Bianchini, che, al suo primo incarico da presidente, ha usato parole più che positive per commentare l’edizione del palio appena conclusa che ha fatto registrare un ottima presenza di pubblico, non solo gente di Bettolle, ma anche di paesi limitrofi.

“Si chiude la XXII edizione del Palio della Rivalsa. Tutte le contrade hanno qualcosa da mettere in bacheca, un trofeo del torneo di calcio a 5 per la contrada la Ceppa, la coppa della provaccia per la contrada il Poggio, il piatto Bella Betulla ed il trofeo del tamburino per la contrada Montemaggiore, quello degli sbandieratori per la contrada il Casato ed infine il drappo per la contrada le Caselle. Sono stati giorni intensi ma bellissimi, quindi è doveroso ringraziare tutte le persone che hanno reso possibile tutto questo” – è il commento del presidente della proloco Davide Bianchini.

La vittoria della contrada Le Caselle va in archivio una strepitosa 22esima edizione del palio della Rivalsa, edizione di novità e di molte conferme, dagli eventi collaterali, alla formula, al regolamento, fino al coinvolgimento di tutti, grandi e piccoli, a dimostrazione che il palio dei Bettolle non è solo storia, agonismo e divertimento, ma è anche aggregazione, condivisione e amicizia.


La ‘cena sotto i pali’ dà il via al 22esimo Palio della Rivalsa (07/06/17)

Il Palio della Rivalsa, giunto alla 22° edizione, si svolgerà dal 10 al 18 Giugno nel centro storico di Bettolle. Istituito nel 1995 grazie all’impegno della Pro Loco e delle cinque Contrade del paese (Il Casato, Le Caselle, La Ceppa, Montemaggiore e Il Poggio), questa manifestazione ha contribuito ad affermare una nuova immagine del paese e a coinvolgere tutta la cittadinanza.

La manifestazione rievoca un episodio del XVI secolo, quando Ascanio della Cornia, signore di Castiglion del Lago, si rese protagonista di una singolare azione bellica raccontata nel “Diario delle cose avvenute in Siena” da Alessandro Sozzini: “…il giorno 8 marzo 1553, Ascanio della Cornia passò il ponte a Valiano con trecento cavalli e duemila fanti e condusse vettovaglie salendo a Montepulciano; ed arrivata la fanteria al Poggio di Bettolle in Valdichiana, dove si ergeva il Castello oltre quaranta capanne per abitazione, vi attaccarono fuoco e bruciarono tutto; e poi con la cavalleria se ne tornarono al campo…”

La settimana degli eventi del Palio prenderà il via sabato 10 giugno a partire dalle 20:30 quando il centro storico di Bettolle farà da cornice alla ‘Cena sotto i Pali’, la prima edizione di una cena degustazione dove sarà possibile assaporare i gusti e sapori della Valdichiana, dalla pasta con sughi tipici, alla porchetta, ai salumi, fino ad arrivare ai dolci della tradizione fatti in casa, il tutto accompagnato dalla strepitosa birra agricola ‘Saragiolino’. La cena degustazione sarà accompagnata dalle esibizioni degli allievi della scuola sbandieratori e tamburini di Bettolle, poi i rullii dei tamburi e i volteggi colorati della bandiere lasceranno spazio al gruppo musicale Sofa’s Dast che con il loro repertorio animerà la piazza per farla ballare fino a tarda notte.

Inizia quindi sotto i migliori auspici un’edizione del Palio della Rivalsa rinnovata. Durante l’anno infatti ci sono stati dei cambi al vertice dell’associazione Proloco, dopo le dimissioni del presidente Franco Farsi, si sono svolte le elezioni per scegliere il nuovo consiglio e il nuovo presidente, ruolo ricoperto da Davide Bianchini; sono state poi introdotte alcune nuove regole durante la giornata di gara e anche la settimana degli eventi ha subìto dei cambiamenti per far godere appieno l’atmosfera del palio a tutti i contradaioli e turisti.

La gara tra le cinque contrade, ognuna composta da quattro elementi, si correrà domenica 18 giugno alle 17:30 nel centro storico di Bettolle. I primi due elementi, obbligatoriamente di sesso diverso, sono i cosiddetti “barellieri”, le cinque coppie di barellieri avranno il compito di compiere due interi giri del centro storico del paese, trasportando un’anfora di legno in precario equilibrio su una barella.

Al termine dei due giri, la prima coppia che giunge all’arrivo passa il turno all’altra coppia di componenti della squadra, i cosiddetti “scalatori”, che hanno il compito di scalare un palo di legno, alto 5 metri e dal diametro di circa 30 centimetri, cosparso di grasso. Chi riesce a spegnere per primo un piccolo fuoco posto alla sommità del palo, che simboleggia l’incendio acceso da Ascanio nel piccolo borgo di Bettolle, sarà il vincitore. Se nessuno delle coppie di scalatori riesce entro un tempo massimo a giungere alla sommità del palo, la vittoria viene assegnata alla contrada la cui coppia di barellieri è giunta per prima nella piazza.

Ma in attesa di sapere chi riuscirà a spegnere tra le cinque contrade l’incendio al castello di Bettolle per la 22esima edizione del Palio della Rivalsa, il centro storico di Bettolle vi aspetta sabato 10 giugno alle 20:30 con la grande novità la ‘Cena sotto pali’ un evento tutto da scoprire e gustare.

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“Il Palio dei Cittini” di Bettolle, la passione che arriva dai giovanissimi

Inizia la settimana del XXII Palio della Rivalsa, organizzato da un consiglio direttivo della Pro Loco bettolina neoeletto. Domenica 11 giugno – ad una settimana esatta dalla gara – è…

Inizia la settimana del XXII Palio della Rivalsa, organizzato da un consiglio direttivo della Pro Loco bettolina neoeletto. Domenica 11 giugno – ad una settimana esatta dalla gara – è stata riproposta un’edizione del fortunato “Il Palio dei Cittini”, che ha visto ventiquattro bambini, divisi in otto squadre da due atleti e uno scalatore ciascuna, sfidarsi in un percorso “in scala” del Palio della Rivalsa, in Piazza Garibaldi.

«Da quattro anni è stato introdotto questo format che permette ai ragazzi al di sotto dei 16 anni, l’età minima per partecipare alla gara ufficiale, di affrontare la prova del Palio della Rivalsa» mi dice Davide Bianchini, presidente della Pro Loco di Bettolle, entusiasmato dalla sentita partecipazione dei piccoli appassionati di Rivalsa, all’evento. «È ovviamente una versione ristretta della vera competizione: c’è una corsa con i barellini, facilitata da una dimensione e un peso ridotti e da un parallelepipedo al posto dell’anfora, più instabile, del regolamento ufficiale, e una scalata al cui palo è stato legato un nastro, ad un’altezza inferiore rispetto a quella della gara vera e propria».

Il nuovo consiglio è composto da giovani e giovanissimi (il più anziano ha infatti trent’anni). Si tratta di un dato socio-culturale importantissimo: per la prima volta, tutto l’apparato organizzativo della manifestazione è gestito da ragazzi cresciuti con il Palio della Rivalsa – la prima edizione, ricordiamo, è del 1996 – sin dalla tenera età. L’impegno è quindi spinto da un’affezione endemica, un legame territoriale fortissimo.  «Mi fa piacere avere intorno un gruppo totalmente composto da giovani» continua Davide Bianchini,  «Bettolle dimostra di essere un paese ricco di passione che arriva dalle giovani generazioni. In più molti di questi ragazzi, interni alla macchina organizzativa, vengono dalla piazza e dalla manifestazione, di conseguenza hanno vissuto sulla propria pelle quello che vuol dire la manifestazione e la competizione dal lato di chi partecipa. Nell’ottica della miglioria generale dell’evento, questo dato credo sia importantissimo. Negli anni ci siamo trovati a confrontarci con persone che si erano trovate in consiglio Pro-Loco senza avere familiarità con la gara; non sapevano infatti cosa effettivamente significasse correre con il barellino, scalare o sbandierare. Questa situazione è fortunatamente superata, poiché noi tutti abbiamo vissuto il Palio dall’interno e conosciamo a fondo le dinamiche della competizione».

Il Palio dei Cittini ha visto trionfare un trio di giovanissimi appassionati (i “Ragazzi del Poggio“: Riccardo Becherini e Alessandro Tavanti al barellino; Pietro Ferraro scalatore) che ben fanno sperare per il futuro di una manifestazione il cui fondamento è affidato alla buona volontà di tutti i partecipanti: in primis negli atleti, che sono sottoposti a specifiche prove di forza attuabili solo nel territorio bettollino. Una delle massime del Palio di Bettolle è infatti: «l’unico allenamento per scalare il palo e correre con il barellino è scalare il palo e correre con il barellino», lo sforzo fisico è specifico, le tecniche sono precise e sempre molto più estenuanti di quello che sembrano.  La difficoltà di attuazione e di riuscita, nella gara, è anche il motivo per cui, nonostante i pronostici, nonostante le contrade date per “favorite”, la quantità di variabili e deviazioni casistiche della competizione rendono, ogni anno, il Palio aperto, e quindi emozionante.

Foto di Cecilia Tommassini e Camilla Roghi. 

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Sguardi di campagna tra Romania e Valdichiana

Lo sguardo non è neutrale: i nostri occhi guardano il mondo, e guardandolo lo interpretano e lo vedono in maniera diversa da come potrebbero percepirlo altri occhi. I nostri occhi non…

Lo sguardo non è neutrale: i nostri occhi guardano il mondo, e guardandolo lo interpretano e lo vedono in maniera diversa da come potrebbero percepirlo altri occhi. I nostri occhi non guardano tutti allo stesso modo una realtà naturale oggettiva e uguale per tutti, ma vi colgono differenti sfumature e percezioni. Lo sguardo è influenzato dalla nostra cultura, che ci fa mettere in luce determinati aspetti o ci suscita particolari emozioni.

Dal momento che la nostra cultura influenza il nostro sguardo, anche l’arte della fotografia ne risulta influenzata. Per questo, quando sono stato invitato alla mostra fotografica di Bettolle dedicata alla campagna della Romania, ho subito pensato agli aspetti antropologici della questione: gli occhi dei fotografi rumeni vedono la campagna nella stessa maniera degli occhi dei fotografi italiani? Quali sono le differenze e le somiglianze tra le due culture, quali sono le relazioni tra la Valdichiana e la Romania?

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“Romania: gente, luoghi e costumi” è la mostra fotografica di Sorin Onisor e Dorin Mihai, fotografi rumeni, che si è tenuta a Bettolle in occasione dell’annuale edizione della Valle del Gigante Bianco. Una lunga serie di scatti fotografici in cui gli artisti si sono proposti di raccontare la vita rurale della campagna, una realtà lontana da quella delle città della Romania. E infatti nelle immagini si vedono splendidi paesaggi, scene di vita popolare, mestieri antichi ma ancora tramandati, contadini al lavoro e retaggi di un tempo passato che vengono lentamente recuperati. Nelle foto sono ritratte campagne provenienti da diverse zone della Romania: province del nord e del sud, accomunate dalla vita rurale e dai paesaggi di campagna, che dopo l’urbanizzazione hanno subito un forte spopolamento.

La mostra fotografica è stata curata da Carmen, che da oltre vent’anni abita a Bettolle. Originaria di Brasov, nella regione della Transilvania, ha vissuto l’infanzia in un ambiente cittadino; tuttavia i nonni abitavano in campagna, e ricorda con chiarezza la casa di legno in cui a volte andava con la famiglia, fino al 1986. Carmen lavorava nell’ufficio per i bene culturali in Romania, è venuta in Italia quasi per caso: ha conosciuto suo marito, ha studiato marketing turistico, ha iniziato a lavorare in un agriturismo in provincia di Siena e si è commossa la prima volta che ha visto Firenze, con quelle meraviglie artistiche che si vedevano soltanto nei libri di storia. Carmen è in Italia dal 1993, e qui si sente a casa, ma solo da poco ha riscoperto una parte di sé che viene attirata dalla campagna del suo passato.

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La riscoperta delle proprie radici è perfettamente inquadrata dagli splendidi scatti fotografici dei due artisti esposti nella mostra: Sorin e Dorin, che oltre a scattare foto nelle campagne del loro Paese, visitano di frequente anche la Toscana e la Valdichiana, organizzano workshop fotografici, incontrato gruppi di rumeni immigrati in Italia per scambiarsi opinioni e conoscenze. La fotografia, infatti, aiuta anche a trasmettere l’identità culturale del territorio di provenienza; riscoprire la vita rurale delle campagne rumene, può risultare un elemento importante per gli immigrati che hanno lasciato il loro Paese d’origine per costruirsi una nuova vita in un altro Paese, che a sua volta è portatore di una storia diversa e di una campagna diversa, con le sue immagini di vita rurale da tramandare e riscoprire.

Il racconto fotografico illustrato dalla mostra di Bettolle non si limita ai paesaggi della Romania, ma trova legami con l’Italia e con la Toscana. Sia perché gli artisti sono innamorati di questo territorio e ogni tanto tornano a visitarlo per scattare nuove foto, sia perché la ruralità delle campagne sembra avere degli elementi comuni, a prescindere dal Paese. Anche se gli sguardi dei fotografi sono influenzati dalle diverse culture, le campagne sono simili e gli elementi sono ricorrenti.

“In Romania stiamo percependo un movimento di ritorno alla campagna – mi spiega Carmen – con i nipoti che riscoprono le tradizioni dei nonni. Una maggiore attenzione ai prodotti enogastronomici di qualità, all’ospitalità, la ricerca di esperienze autentiche e di protagonisti dell’epoca contadina che abbiano ancora voglia di raccontare. I giovani si stanno avvicinando nuovamente alla campagna: la generazione nata dopo il 1989 si è trovata in un sistema non ancora formato, non aveva dove imparare. Oggi con occhi più maturi posso criticare molte delle cose che ci erano state offerte in quegli anni, però vedo anche tanto cambiamento.”

Carmen ha visto con i suoi occhi la campagna in Romania prima del 1989 e del crollo del blocco sovietico, poi ha visto con i suoi occhi la campagna toscana del 1993 e vive tuttora in Valdichiana. Il suo sguardo può cogliere sfumature che, forse, chi è sempre vissuto in queste zone non può pienamente cogliere. Se nella storia della campagna della Valdichiana regnava la mezzadria, in Romania c’era la collettivizzazione dei terreni agricoli, con il lavoro guidato dal partito; non c’era la grande proprietà privata dei latifondi, ma i contadini non possedevano la terra che lavoravano, tutti vivevano e lavorano assieme, non ricevevano un salario ma una quota dei beni prodotti.

“Forse anche qui la campagna è cambiata. – mi racconta Carmen – Io e mio marito viaggiavamo molto in campagna, lui lavora come restauratore, quindi ho tanti ricordi di persone che ci offrivano la loro ospitalità, ci aprivano la porta e ci davano un bicchiere di vino. Oggi c’è un po’ più di paura e di ostilità, forse sono spariti gli anziani di un tempo, eppure c’è ancora tanta voglia di parlare, di raccontare e di superare la solitudine. L’impressione che ho avuto in Toscana, soprattutto in Valdorcia, è che manchino un po’ di persone, come se il paesaggio fosse splendido ma poco abitato.”

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Anche questi territori hanno subito l’abbandono delle campagne, pur se in anni precedenti rispetto a quanto è avvenuto in Romania; eppure, i punti di contatto sono molti. Dopo la mezzadria, molti contadini sono andati a fare gli operai in città, lasciando le campagne a contadini provenienti da zone più povere, abbandonando un mestiere che aveva una percezione negativa. Il rischio è che oggi si possa rimpiangere quel passato, si guardi con invidia le opportunità degli agriturismi e dei produttori di enogastronomia di qualità.

Romania e Italia sono entrambi paesi dell’Unione Europea: per quanto possano essere diversi i popoli e le culture, le somiglianze possono essere cercate e trovate al pari delle differenze. Il modo di ricordare la campagna è lo stesso: i bambini nati in città in Italia o in Romania non hanno esperienza di vita contadina, se i genitori sono immigrati dalle campagne è come se fossero immigrati da un’altra cultura, a prescindere dal Paese di provenienza, e come spesso accade per le seconde generazioni, si ha nostalgia delle proprie radici e si torna a scoprire la campagna abbandonata.

Come detto in apertura, lo sguardo non è neutrale: quando guardiamo i paesaggi, ma anche le persone, siamo continuamente influenzati dalla nostra cultura, dalle nostre emozioni, dalle nostre aspirazioni. Quando guardiamo gli altri, quando guardiamo il mondo che ci circonda, possiamo farlo con occhio critico: si possono guardare le differenze, ma anche le somiglianze.

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Calcetto della Rivalsa – Aggiornamenti dal Salotto delle Contrade

Giampaolo Consiglio, nel ruolo di commentatore tecnico, per La Valdichiana sta seguendo il torneo di calcetto delle contrade di Bettolle cominciato lo scorso 30 maggio e ancora in corso, evento…

rivalsaGiampaolo Consiglio, nel ruolo di commentatore tecnico, per La Valdichiana sta seguendo il torneo di calcetto delle contrade di Bettolle cominciato lo scorso 30 maggio e ancora in corso, evento che fa parte del programma del 21° Palio della Rivalsa. Il torneo delle contrade, che vede impegnati atleti delle cinque contrade di Bettolle: Casato, Caselle, Ceppa, Montemaggiore e Poggio, terminerà il prossimo 14 giugno e La Valdichiana racconterà, oltre a tenervi aggiornati costantemente, la finale in diretta streaming sulle pagine social. Voci, volti e racconti dei protagonisti del calcetto e del 21° Palio della Rivalsa di Bettolle.

Alla vigilia dei play out, nella serata del 6 giugno, si sono sfidate Montemaggiore-Ceppa, nella prima partita, Poggio-Caselle nella seconda, ecco il commento del nostro tecnico Giampaolo Consiglio.

Prima partita Montemaggiore-Ceppa terminata con il punteggio di 2 a 1 per i biancocelesti. Incontro privo di emozioni ma che vede prevalere i ceppaioli grazie a due azioni individuali. Montemaggiore in vantaggio con Nicola Bizzi abile a sfruttare una palla vagante in aria avversaria, ma Nannotti pareggia i conti con una grande azione individuale degna di nota. Sempre Nannotti pochi minuti più tardi a portare in cascina i due punti per la propria contrada, con un gran tiro infila la difesa rossoverde.

Partita ricca di emozioni, invece, la seconda che ha visto sfidarsi Poggio-Caselle. Ritmo elevato fin dal primo minuto con i rossoneri che passano in vantaggio con Fedeli a causa di una disattenzione avversaria. Raddoppia poco dopo Felici, grande protagonista della serata. Per le Caselle accorcia Vanji con un bel tiro a giro da fuori aria. Sale in cattedra ancora Felici che dimostra magistralmente di essere tecnicamente superiore in questo gioco: 4 goal uno dopo l’altro che non lasciano scampo agli avversari per riaprire il match. Dopo aver sbagliato un rigore, sarà Bambini per le Caselle a siglare il goal del definitivo 2 a 5. Poggio conquista la prima importante vittoria del torneo.

Il calcetto della Rivalsa sta entrando nel vivo, gli animi si cominciano a scaldare in vista dei play out, continuate a seguire gli aggiornamenti e i commenti del tecnico Consiglio direttamente da bordo campo per La Valdichiana.

 

 

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La grande impresa della Polisportiva Bettolle. Le voci dello spogliatoio

Ciro Tommassini capitano della compagine bettollina e il suo compagno di squadra Giampaolo Consiglio sono i due protagonisti della grande impresa che la Polisportiva Bettolle ha compiuto nella stagione 2015/2016, vincendo…

Ciro Tommassini capitano della compagine bettollina e il suo compagno di squadra Giampaolo Consiglio sono i due protagonisti della grande impresa che la Polisportiva Bettolle ha compiuto nella stagione 2015/2016, vincendo nel girone N di Seconda Categoria Toscana con quattro giornate di anticipo.

Come in passato abbiamo dedicato interviste monografiche a personalità dello sport, anche in questo caso Tommaso Ghezzi e Giovanni Marchi ci raccontano la storia del Bettolle 2015/2016 lasciando il campo (nel vero senso della parola) alle personalità stesse, che si raccontano in una chiacchierata di fine stagione tra due compagni di squadra.

Ciro Tommassini, classe 1983, dopo una lunga peregrinazione tra club di categorie diverse (è stato tra le altre cose una delle colonne del centrocampo della Pianese dal 2008 al 2012, portando anche la fascia da capitano) approda nella storica squadra della sua città natale.

Giampaolo Consiglio, 1995, ha affiancato Ciro Tommassini nella gestione del centrocampo della Polisportiva Bettolle, nell’impresa che ha visto la squadra avanzare in maniera inarrestabile, sulla vetta della classifica, distaccando di più lunghezze la seconda “Fratta S. Caterina”, la quale, insieme alle squadre di Montagnano, Olmoponte e Terontola, disputerà del gare di Playoff per accedere al campionato di Prima Categoria 2016/2017.

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Il Palio sociale di Massimo Trabalzini

Un successo di pubblico straordinario quello che ha coinvolto la celebrazione di giovedì 18 giugno 2015 a Bettolle, in occasione delle esibizioni dei numeri sbandieratori e lo svelamento del XX…

Un successo di pubblico straordinario quello che ha coinvolto la celebrazione di giovedì 18 giugno 2015 a Bettolle, in occasione delle esibizioni dei numeri sbandieratori e lo svelamento del XX palio Palio

Palio della Rivalsa 2015 - Drappo realizzato da Massimo Trabalzini

Palio della Rivalsa 2015 – Drappo realizzato da Massimo Trabalzini

rivalsa dipinto da Massimo Trabalzini. Un afflusso come non si vedeva da anni in Piazza Garibaldi, per la serie di trionfi coloristici dei drappi che le coppie di sbandieratori delle cinque contrade hanno figurato attraverso i loro esercizi e lanci.

Nel corteo che ha seguito i figuranti, che ha condotto la fiumara di persone presso la chiesa di Bettolle per la presentazione del panno, sono apparsi tutti i palii vinti in vent’anni di rivalsa. Ogni contrada si è adoperata per mostrare con orgoglio quella che ormai è la storia del piccolo centro valdichianense. Un momento di ecumenica memoria, di incisiva marcatura del ricordo in un periodo di profondo rinnovamento per l’associazione Proloco di Bettole, che ha visto il proprio consiglio ringiovanirsi completamente.

Il drappo è stato dipinto da uno dei fautori della rievocazione, uno dei fondatori della Proloco di Bettolle, “teorico” del Palio, che negli anni ’90 definì le forme che la manifestazione avrebbe preso, Massimo Trabalzini. Fu lui, assieme agli altri pionieri, a riconoscere nell’incendio del castello di Bettolle, attuato da Ascanio della Corgna nel 1553, in pieno conflitto tra Siena e Firenze, uno spunto per comporre i tratti e le strutture della rievocazione storica che da due decenni accende gli animi dei bettollini nella terza domenica di giugno.

Massimo Trabalzini ha attualizzato con un audace scambio retorico le tematiche canoniche che la commissione del drappo bettolino ha tradizionalmente immesso nei suoi palii. Una scena di forte impatto emotivo, trascinante e contemporanea, che usa la cristallizzata rievocazione storica come acuta lettura del presente; “Un palio molto diverso da quelli che lo hanno preceduto, me ne rendo conto” ha commentato l’autore prima di scoprire il cencio sul sagrato della chiesa di Bettolle. Un panno a tematica sociale, di netta ispirazione pacifista.

I popoli che fuggono dalle guerre ci sono sempre stati. I migliaia di richiedenti asilo che attraversano il mediterraneo, spesso in condizioni di estrema disperazione, altro non sono che una declinazione contemporanea di ciò che l’uomo ha malauguratamente sempre inflitto alle comunità più deboli, agli sconfitti di guerra, alle etnie minoritarie. Anche i bettollini, infatti, a seguito dell’incendio che il condottiero castiglionese Ascanio della Corgna appiccò al fortilizio senese, fuggirono disperati, imbarcandosi nelle melmose acque della palude della Chiana, prima della bonifica.

Un palio che sul momento alcuni hanno definito “politico”, ma che in realtà altro non è che una fotografia cruda del tempo presente, che spiattella i principali dissidi della cronaca più recente.
Dalle ceneri nuove vite si sono sparse sui territori, dopo le guerre. Così dalle stesse è sempre necessario fondare la ricostruzione del futuro su di un’inattaccabile cultura di pace.

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La Strada oltre La Frontiera – un resconto del Frontiera Rock Festival

L’ultima band che si è esibita sul palco centrale di Parco Villa Olda è stato il duo aretino dei SAMCRO [di cui già parlammo qui], ed è stato collocato in…

L’ultima band che si è esibita sul palco centrale di Parco Villa Olda è stato il duo aretino dei SAMCRO [di cui già parlammo qui], ed è stato collocato in chiusura non per caso.
Proprio loro, infatti, lo scorso 22 gennaio, hanno aperto un percorso volto al ripristino di quella verve originaria che caratterizzava il collettivo de La Frontiera agli albori della sua opera. Quella nuova esperienza live, nei piccoli bar, nelle zone inesplorate della musica dal vivo, che voleva battere nuovi terreni sui quale costruire strade che valicassero le frontiere e rendessero le stesse, non un limite, bensì un motivo di mescolanza, apriva alla nuova stagione della fenomenologia dello spirito del gruppo di lavoro. Così è stato.

Abbiamo coperto la festa dei lavoratori, cercando di impiantare un messaggio ulteriore, oltre al semplice (ma anche complesso) divertissement della musica. Mentre a Milano la dialettica generazionale ha trasformato il Primo Maggio in una brutta poesia, mentre Taranto e Roma si sfidavano sul piano della legittimità delle celebrazioni della giornata, la Frontiera stava lavorando e si preparava alla serata che ha ospitato Surfin’ Monkeys, Essenza 55 e Progetto Panico. Quella Frontiera che al suo interno vede ragazzi che hanno sacrificato ore di sonno per poter portare a termine il progetto, molti che sono stati convocati nel loro posto di lavoro la mattina del 2 maggio (tra cui il sottoscritto), molti che sentono gravare sopra di loro il peso di quel 43% di disoccupazione giovanile.
Il messaggio era semplice: eccoci, ci avete fatto nascere in un’epoca difficile, ostica per avere delle ambizioni, decisamente poco serena per chi detiene velleità creative, siamo la generazione dei contratti a chiamata, dei pagamenti centellinati tramite voucher, dei servizi civili spesso lontanissimi dall’essere volontariato, la generazione dell’adolescenza che finisce a 35 anni, della possibilità di avere una vita come quella dei nostri genitori che ci sfuma davanti come nuvole estive dopo lo scroscio. Eppure siamo insieme per creare qualcosa di quantomeno tendente al bello. E lo facciamo per tutti. Anche per voi che state chiusi nelle vostre case, per voi che avete appiattito le vostre vite nel riflusso al privato, vi siete aggiustati la visiera e avete rinunciato a vedere. Anche per voi che siete scappati, che ve ne fregate di chi sta peggio, che non avete il minimo interesse a far parte di una collettività perché nel vostro ego inusitato non avrete mai contraddizioni.

Abbiamo dato spazio alla Valdichiana ed alla sua scena musicale e artistica, la quale è ricchissima e troppo spesso snobbata; band da Sarteano (Essenza 55), Arezzo (Surfin’ Monkeys, EGO, SAMCRO), Chiusi (BOB) e da un po’ tutti gli altri centri del nostro piccolo mondo antico (Toscana SUD). Mescolandoli con meravigliosi ospiti anche internazionali (Progetto Panico, Zagreb, The Cannibals) accolti con non sempre scontato interesse da parte del pubblico.

Abbiamo celebrato i cento anni dalla prima guerra mondiale attraverso il concepì de #laguerrachimica rovesciando la retorica della distruzione non produttiva, rovesciando la retorica della guerra al di là del fronte ed abbiamo accolto la validità della mescolanza. Abbiamo unito l’elettronica al punk, il garage all’hip hop, il grunge al blues. Abbiamo considerato gli elementi diversi come complementarità da far reagire. Lasciare il passo al flusso del palco scenico, lasciare che il pubblico (anche quello non presente) aprisse le orecchie e considerasse, anche per un istante, anche per denigrarlo, il suono.
Non era altro che un invito a ragionare con la vostra testa, uscire di casa e abbandonarvi alla strada ed alla piazza.

In fondo “la strada è l’unica salvezza”, come diceva Gaber, no?

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Il programma del 7° Frontiera Rock Festival

Il Frontiera Rock Festival è giunto alla sua settima edizione. Quattro giorni di musica, dal 30 aprile al 3 maggio, al Parco Villa Olda di Bettolle, dalle ore 20:00 con…

Il Frontiera Rock Festival è giunto alla sua settima edizione.
Quattro giorni di musica, dal 30 aprile al 3 maggio, al Parco Villa Olda di Bettolle, dalle ore 20:00
con Stand – Pizzeria – Spaghetteria, bar e tanta tanta birra.

INGRESSO GRATUITO

30 Aprile
SUONI DALLA PROVINCIA CHE GRIDA – feat. ROCKFACTORY SIENA

Sognolivido
Tra gli elementi più coinvolgenti del panorama “Siena Rock”, ci sono sicuramente i Sognolivido. Rigorosi scapigliati rock’n’roll, cominciano ad esibirsi nel gennaio 2013, inanellando una serie di riscontri positivi in città e fuori, raggiungendo un posto in finale presso il contest regionale “AlltheRock”. Sorretti da un seguito notevole, raccontano la loro città e le storie che la compongono, secondo i dettami dei sentimenti condivisi nel tempo presente.

Ghost Space
Impatto originalissimo tra rock ed elettronica, i Ghost Space sono l’elemento osmotico della scena musicale senese. I Ghost Space hanno partecipato alla settima edizione del CSA ( Centro Sviluppo Artisti) di Bologna e sono stati selezionati per andare a suonare a Londra durante lo showcase che si è tenuto il 16 ottobre 2014 al “The Bedford”. La band ha vinto Sanremo Rock 2013 e l’edizione 2014 dell’Heart Rock Festival.

1 Maggio
AL VEGLIARDO CHE LOTTA E LAVORA / AL VEGGENTE POETA CHE MUOR – PRIMOMAGGIO2015
#primomaggiovaldichiana

Surfin’ Monkeys
I Surfin’ Monkeys nascono in palestra, durante allenamenti di pugilato (tra un destro ed un montante), decidono di dare pugni anche dal punto di vista musicale. Ne nasce così un gruppo rock dalle note elettriche dure e pronunciate, accompagnate da un cantato stirato ma melodico. Attivi sulla scena live aretina dall’estate 2012, registrano una demo con 9 pezzi in inglese che ha permesso loro di calcare i palchi di Arezzo Wave Love Festival, Mengo Music Fest, Ne Pas Couvrir, Karemaski e molti altri.

Essenza 55
Capolista delle band “nostrane”, è il progetto sarteanese degli Essenza 55. I nostri mescolano strofe rap su basi funk/rock per arrivare a ritornelli rock, la voce rap di Garo (tastiera a tracolla) e zeppo (basso) si mischiano per spaccare piacevolmente i timpani alle prime file del palco. Lo show è ogni volta più ironico e coinvolgente. Uscito da poco il loro secondo lavoro, l’album IL MIO VELENO, 11 brani che hanno già conquistato chi se lo è ascoltato.

Progetto Panico
Tra le band undergound più traboccanti, lanciatissimi dall’onda d’interesse che il pubblico e la critica ha riservato loro, sono i Progetto Panico. Dopo l’esordio dell’EP “Livello o” e il successivo disco autoprodotto “Maciste in Paranoia”, la band spoletina viene notata dal batterista degli Zen Circus, Karim Qqru che insieme a Mattia Cominotto (Meganoidi) produce il secondo disco “Vivere Stanca”, per la Tirreno Dischi/ Superdoggy music. La band sta attualmente devastando i palchi dei principali club e festival italiani, e passa per il Frontiera Rock Festival, per aiutarci ad assecondare i terremoti.

2 Maggio
COMFORTABLY ROUGHNESS – 50 anni (e 50 sfumature) di Garage

BOB
Presentazione ufficiale del progetto BOB in apertura alla serata dedicata ai termini e alle sfumature del Garage Rock; sono tre autorevolissimi musicisti toscani, che in un periodo di pausa dal blasonato progetto progressive rock “Labirinto di Specchi”, orienta la radice più grezza, tenuta in sordina durante le sessions della prima band, in un canale assolutamente energico e devastante.

ZAGREB
Zagreb nasce nel Marzo 2014 tra Treviso e Padova dall’insieme di 4 musici attivi da molti anni nella scena underground locale. In pochi mesi nasce un’idea, si fissa un’attitudine, iniziano le registrazioni in studio del singolo “Ermetico”. Ruvidi e sporchi, riecheggia nel loro crossover tutta la lucidità delle sale prove in cantina, le masse sonore confuse spinte dai diffusori e l’energia rigenerativa del garage più deciso.

The Cannibals
Redentori del garage rock inglese, i Cannibals si sono formati a Londra nel 1976. In piena ondata punk, hanno falcato palchi di tutta Europa e condiviso festival e club con i Cramps, Bo Diddley, Johnny Thunders & the Heartbreakers, Wilco Johnson, The Fuzztones, e tantissimi altri simboli della scena punk – garage britannica. Nel loro nomadismo contemporaneo portano la Storia della musica al Frontiera Rock Festival.

3 Maggio
BLACK MIXTURE

E G O
EGO è un mosaico di storie composte e vissute da un quasi trentenne spalmate su ritmiche old school e condite da melodie soul/pop, senza troppi fronzoli retorici. Già ospite del Frontiera Rock Festival nel 2013, come frontman dei Soul Killa Beatz, Diego Nicchi, a.k.a. E G O, apre le danze della serata dedicata alla black music, con i suoi toni metropolitani impiantati nel contesto aretino. Con un linguaggio diverso da quello prospettabile ad Atlanta, ma con la stessa forza narrativa.

TOSCANA SUD
La Crew dei TS è composta da sei MCs della nostra provincia. Parlano della terra che abbiamo sotto i piedi e dei disagi che da essa derivano. Esempio estremo, assolutamente contemporaneo, dell’odierna caratura hip-hop. Rappresentano ciò che può diventare il genere in assoluto più black se impiantato in piena valdichiana. Sicuramente “spurio” ma assolutamente efficace.

SAMCRO
Come a chiudere con una struttura ad anello la forma ciclica della black music, ecco tornare al blues dei campi di cotone, alle pentatoniche minori e agli accordi di settima, considerando però tutto ciò che è avvenuto in mezzo. La forma-band del duo, chitarra e batteria, riporta le radici del blues passate attraverso il napalm dei distorsori e di nuove tecniche di resa acustica. Gli aretini SAMCRO hanno agito una trovata musicale così antica nelle tradizioni ma così nuova negli effetti.

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Il concetto socratico di “Frontiera Rock Festival”

100 anni fa l’Italia entrava in guerra. Dello spettro espanso dei primi colpi di mortaio sparati sul fronte orientale, da parte dei due finanzieri nascosti sul fronte orientale, a incidere…

100 anni fa l’Italia entrava in guerra. Dello spettro espanso dei primi colpi di mortaio sparati sul fronte orientale, da parte dei due finanzieri nascosti sul fronte orientale, a incidere l’inizio della Grande Guerra nel maggio tiepido del 1915, ancora oggi si percepisce il terrore. Dopo ogni crisi c’è una guerra risolutiva, uno snodo ininterrotto di cavi sparsi e polveriere inesplose, dopo l’arrivo del nemico. La difesa, l’unica guerra possibile è contro tutti quei cavalieri invisibili, quei fantasmi nascosti che spingono la mano lungo le feritoie delle fondine.

Ad oggi, non abbiamo bisogno di armi da fuoco. Ma accordi secchi e tesi a disarmare quei pochi che ancora imbracciano le armi per abbattere i fantasmi. La Grande Guerra è stata un Guerra Chimica; nel 1915 usarono la mescita di acidi, cloruri, nitrati, per superare i limiti dell’Altro, e lo fecero nel modo più commiserevole, turpe, indegno e sconveniente che si potesse fare. Usarono gli elementi per reazioni finalizzate alla belligeranza, usarono la ‘tossicità’ come solo dato di funzionalità.

FRF12Cento anni dopo, di quali guerre ci vediamo parte? Ci sono le stesse tensioni internazionali, le persone si uccidono per appartenenze, idee, credo diversi, si discrimina, si ghettizza, si odia. La guerra è anche, soprattutto, privata. Ogni giorno lottiamo, attraverso l’individualismo che ci ha imposto la società dei consumi, contro l’Altro, che va sempre più configurandosi come “Nemico”.

Si è indifferenti, disillusi, scontenti. Invece di considerare la nostra vita come parte di un insieme, di una collettività, tendiamo a ridurre tutto a legge della giungla, scambiando la passione con la competizione, la sicurezza con la violenza, l’Amore con la convenienza. La nostra generazione è sempre più sola. Abbandonata. I nostri coetanei girano il mondo; sono in Australia, Inghilterra, Sud America, Oriente, perché non vedono più motivo per continuare a lottare in questa wasteland.

Poi c’è chi rimane. Chi cerca di dare un colore al grigiore. Chi cerca di spezzare la catena della depressione. La musica è nata apposta. Il Rock’n’Roll è nato apposta.

Il fatto che esista ancora il Frontiera Rock Festival fa ben sperare. Siamo un segnale. Ancora c’è gente che rimane e, non trovando motivi per restare, se li crea, con i mezzi che trova. Il messaggio è chiaro: dobbiamo rovesciare quella guerra fatta di fosgene e irpite, e renderla funzionale alla Bellezza.

C’è ancora vita, in questo piccolo mondo antico.

Frontiera Rock Festival – dal 30 aprile al 3 maggio – Bettolle, parco Villa Olda

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Il Carnevale “fai da te” di Bettolle

Nella Domenica del 22 Febbraio Bettolle ha risvegliato gli animi giovanili della popolazione vestita in maschera per festeggiare il Carnevale. I travestimenti, sia di adulti che di bambini, che hanno…

Nella Domenica del 22 Febbraio Bettolle ha risvegliato gli animi giovanili della popolazione vestita in maschera per festeggiare il Carnevale. I travestimenti, sia di adulti che di bambini, che hanno allietato Piazza Garibaldi, purtroppo travolta dal forte vento di tramontana, sono stati numerosi e di grande rilevanza, pur non raggiungendo gli alti picchi dei Carnevali di fine anni ’90, quando la manifestazione bettolina coinvolgeva interamente il paese e anche le zone circostanti.

Dietro ogni maschera vi era impegno e tante ore di lavoro, e gli sforzi non sono stati vani : i risultati sono stati di una intrigante creatività, che ha positivamente impressionato il pubblico, il quale ha calorosamente accolto ogni forma espressiva dell’arte della travestimento.
Non solo singoli, ma anche gruppi hanno fatto il giro della piazza esibendo i loro lavori, tre quelli di notevole considerazione.

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I Transformers

Vi ricordate i giocattoli che la Hasbro mise in produzione nel 1984? Bene, allora sareste rimasti più che affascinati dal gruppo Transformers, macchine da guerra che nel tempo libero assumono anche funzione di semplici veicoli. L’ambientazione italica e contemporanea ha reso possibile che un corriere Bartolini si trasformasse in un pericoloso calciatore di nome Nicola Bizzi, oppure una macchina della polizia mutasse nella cuoca provetta e giurista in divenire Camilla Roghi.

Un veicolo vero e proprio, poi, è veramente entrato in piazza. Si tratta di un carro armato di dimensioni reali costruito interamente con del cartone e poi colorato per assumere effettivamente le fattezze di una delle più grandi macchine di distruzione mai realizzate. Il messaggio, però, non era di guerra, bensì di pace. Dal cannone del carro armato non escono bombe, ma un mazzo di fiori, a simboleggiare la pace che sovrasta la guerra.

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Gioconda Alterntiva – Nico Farsi

Per ultimi ad esibire la propria vena fantasiosa sono stati quelli de “Se i quadri fossero vivi.”. Prendendo spunto da una nota pagina facebook e dall’autore Caparezza (Mica Van Gogh la canzone di entrata), i ragazzi hanno impersonato ben 8 quadri tra i più famosi. La costumista Adua Panichi ha reso possibile che Alessandro Mozzini e Antonio Ugolini fossero rispettivamente “Il figlio dell’uomo” di Magritte e “Ragazza con l’orecchino di perla” di Jan Vermeer; mentre la sceneggiatrice Chiara Corsano ha realizzato tutte le cornici impreziosendo così l’idea. A capitanare la formazione l’autoritratto del fu Van Gogh, messo in opera da Andrea Ravagni.

Tra i più piccoli merito ad alcune bambine che strappano sorrisi mascherandosi da giocatori del Milan, portando a galla ricordi fastosi grazie alle maglie dei grandi dei tempi passati come ad esempio Manuel Rui Costa.

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La Geisha – Renzo Capitani

Infine un plauso anche per Renzo Capitani, che porta a Bettolle una vera aria d’oriente divenendo una geisha giapponese.

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Agrinsieme: manifestazione contro Imu agricola a Bettolle

Agrinsieme di Siena, Arezzo e Toscana, Confagricoltura e l’Alleanza delle Cooperative Italiane: tutti assieme a manifestare il 10 febbraio di fronte al Casello A1 Valdichiana, per protestare contro l’IMU sui…

Agrinsieme di Siena, Arezzo e Toscana, Confagricoltura e l’Alleanza delle Cooperative Italiane: tutti assieme a manifestare il 10 febbraio di fronte al Casello A1 Valdichiana, per protestare contro l’IMU sui terreni agricoli.

Una manifestazione pacifica, che ha visto Bettolle collegarsi a tante altre manifestazioni in tutta Italia, per fare pressione al Governo affinché vengano rivisti i parametri della tassa, o che possa essere addirittura abolita. Agricoltori, istituzioni locali, rappresentanti della politica: tutti uniti per chiedere delle modifiche sostanziali all’attuale normativa, per renderla più equa e sostenibile.

Ecco un breve riassunto della giornata, con link di approfondimento e foto della manifestazione.

La Cia Toscana ha invitato i suoi associati a non effettuare per adesso alcun versamento dell’imposta, nell’attesa di un eventuali provvedimenti correttivi sull’Imu agricola da parte del Parlamento. Compatta la protesta da parte di Luca Marcucci (Presidente Cia Siena) e Chiara Innocenti (Presidente Cia Arezzo), contro un’imposta che sta provocando un danno a tutta la comunità, non soltanto agli agricoltori. Anche il presidente di Confagricoltura Arezzo, Angiolino Mancini, si dice soddisfatto della riuscita della protesta e parla degli obiettivi di questa battaglia comune.

Alla giornata hanno partecipato numerosi sindaci della provincia di Siena e di Arezzo, oltre alle associazioni di categoria. Molto critico il vice segretario nazionale Lega Nord Toscana Francesco Giusti, che considera vergognosa quest’imposta, un pasticcio firmato dal governo Renzi. Il consigliere provinciale e sindaco di Sinalunga, Riccardo Agnoletti, ha criticato invece la classificazione ISTAT, auspicandosi un ravvedimento da parte del Governo a fronte di un’azione compatta di sindaci, parlamentari e rappresentanti locali.

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