La Valdichiana

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Tag: amministrazione comunale

Il referendum boccia la fusione tra Montepulciano e Torrita di Siena

I cittadini hanno detto la loro, al termine del referendum che si è svolto domenica 11 e lunedì 12 novembre: il fronte del No ha avuto la meglio e il progetto…

I cittadini hanno detto la loro, al termine del referendum che si è svolto domenica 11 e lunedì 12 novembre: il fronte del No ha avuto la meglio e il progetto di fusione tra Montepulciano e Torrita di Siena si ferma qui. I voti contrari sono stati il 53,58% a Montepulciano, dove si è espresso il 33,15% degli aventi diritto, e il 76,7% a Torrita, dove l’affluenza è stata maggiore, con il 64,80%. Lo spoglio delle schede si è svolto nel giro di un paio di ore, ma il responso è apparso chiaro praticamente dalle prime cifre circolate all’interno dei seggi.

In una conferenza stampa convocata presso la sede torritese del Partito Democratico, gli esponenti del comitato a favore della fusione e delle due amministrazioni comunali si sono riuniti per una prima breve analisi del risultato: si parla di “rammarico”, per non essere riusciti a convincere i cittadini della bontà del progetto, ma non c’è il rimpianto di non aver fatto tutto il necessario.

«Le iniziative e gli incontri per dare informazioni sono stati tanti – ha dichiarato il coordinatore del Comitato Sì fusione Giancarlo Pagliai – Forse un confronto diretto con il Comitato del No avrebbe chiarito alcuni aspetti».

Condivisa da tutti i presenti l’opinione che a incidere sulla pesante vittoria del No sia stata l’efficacia degli slogan che hanno più facilmente fatto leva sulle paure della gente, contro le spiegazioni razionali sui vantaggi che la fusione avrebbe comportato.

«La risposta univoca di entrambe le comunità – ha dichiarato il sindaco di Torrita Giacomo Grazi – almeno non rende vana una volontà favorevole espressa da una parte soltanto. Escludo le mie dimissioni, il lavoro amministrativo proseguirà con lo stesso impegno sino alla sua scadenza».

«Questo progetto era uno dei più ambiziosi preparati negli ultimi cinquant’anni nel territorio – ha proseguito la consigliera Alice Raspanti, capogruppo di maggioranza a Montepulciano – ma non resta che prendere atto del volere popolare, certi di aver adempiuto al compito della politica di offrire opportunità ai cittadini».

In generale, il sentimento diffuso tra le fila dei promotori del progetto di fusione è quello di non aver fatto comprendere che tale opportunità avrebbe risposto ai problemi di amministrazione di un ente pubblico.

«Problemi che questo territorio vivrà» secondo il segretario PD Montepulciano Alberto Millacci, «ma che questo progetto, valutato e bocciato dai cittadini, avrebbe arginato» ha aggiunto il consigliere Luca Betti, capogruppo di maggioranza a Torrita. «Il confronto con gli altri referendum di questo fine settimana – ha proseguito Daniele Chiezzi (lista civica) – dimostra che la consapevolezza delle amministrazioni di dover provvedere alle problematiche della gestione dell’ente si scontra con la difficoltà della popolazione a superare certe barriere ideologiche». «Se non altro – ha concluso la segretaria PD Torrita Elena Rosignoli – il comitato del Sì ha sempre usato lealtà e correttezza nei confronti dei cittadini».

Il Comitato del No di Torrita di Siena ha atteso il risultato ufficiale prima di dirigersi verso la propria sede, nel centro storico, dove in serata si sono svolti veri e propri festeggiamenti.

«Il Comitato ha lavorato duramente per due anni per dimostrare l’insensatezza di questa proposta che non aveva visto un processo partecipativo della popolazione, né di Torrita né di Montepulciano, dove abbiamo agito meno intensamente ma, a guardare il risultato, l’eco delle nostre ragioni si è fatto comunque sentire» ha dichiarato Carlo Stefanucci, portavoce del comitato, insieme ad Antonio Canzano, il quale ha proseguito: «Alla vigilia del voto sembrava che a Montefollonico prevalesse il Sì, ma alla fine quella del No è stata una vittoria condivisa da tutti, anche dai poliziani. Dal momento della sua presentazione, i torritesi si sono opposti a questo progetto e il comitato si è semplicemente fatto loro portavoce».

Numerosi i commenti anche degli esponenti delle altre forze politiche presenti sul territorio che si erano dichiarate contrarie alla fusione.

«Hanno prevalso la forza identitaria e il senso di appartenenza delle comunità» ha dichiarato Emanuele Andreucci (Fratelli d’Italia). «L’esito di questo referendum è la prova che le imposizioni dall’alto non sono mai ben accolte dalla popolazione – ha commentato Stefano Bracciali (Movimento 5 Stelle) – I cittadini si sono informati e il loro è stato un voto consapevole sulla fusione, non un giudizio sull’operato dell’attuale amministrazione». Per Lorenzo Vestri (Lega) «L’offerta referendaria non ha unito ma ha provocato una spaccatura nella comunità torritese, che adesso dovrà essere ricomposta».

E lo sguardo va dunque a maggio, quando si svolgeranno le prossime elezioni amministrative per entrambi i comuni. La fusione avrebbe potuto consentire ad Andrea Rossi di ricandidarsi come sindaco di un comune unico, dove anche le liste con le più basse percentuali avrebbero potuto spostare gli equilibri ed essere così determinanti in un’eventuale fase di ballottaggio. Una possibilità che a questo punto non potrà realizzarsi. A Torrita di Siena, Giacomo Grazi è al termine di un primo mandato molto discusso, che nel corso di quasi cinque anni ha ricevuto apprezzamenti per la sua dinamicità, ma anche varie critiche dai cittadini.

Il Comitato No Fusione, di cui nei giorni scorsi era stato ipotizzato un fine politico contro l’amministrazione che si sarebbe concretizzato nella presentazione di una lista civica trasversale, ancora non si sbilancia:

«All’indomani del referendum il comitato si scioglie – ha annunciato Stefanucci – ogni suo componente ne uscirà arricchito sia dal punto di vista umano, per aver conosciuto nuove persone, che civico, per aver acquisito maggior consapevolezza dell’attaccamento verso il proprio territorio e verso la cosa pubblica. Ciascuno farà uso di questo tesoro nella maniera che riterrà più opportuna, ovviamente dopo aver festeggiato a dovere questa vittoria».

E allora, per conoscere quali dinamiche caratterizzeranno il panorama della politica locale dei prossimi anni per i comuni di Montepulciano e di Torrita di Siena, non resta che attendere la primavera 2019.


Referendum popolare regionale consultivo sulla proposta di legge regionale per l’istituzione del Comune di Montepulciano Torrita di Siena

Risultati Definitivi – MONTEPULCIANO

L’affluenza si attesta al 33,17% su un totale di 11230 aventi diritto

  • Sez. 1 — Montepulciano capoluogo – aventi diritto 888 – votanti 263 – bianche 1 – nulle 0 – Sì 109 (41,6%) – No 153 (58,4%)
  • Sez. 2 – Montepulciano capoluogo – aventi diritto 933 – votanti 346 – bianche 1 – nulle 0 – Sì 96 (27,8%) – No 249 (72,2%)
  • Sez. 3 – Montepulciano capoluogo – aventi diritto 748 – votanti 283 – bianche 1 – nulle 1 – Sì 107 (38,1%) – No 174 (61,9%)
  • Sez. 4 – Montepulciano capoluogo – aventi diritto 655 – votanti 245 – bianche 0 – nulle 0 – Sì 80 (32,7%) – No 165 (67,3%)
  • Sez. 5 – Montepulciano capoluogo – aventi diritto 771 – votanti 293 – bianche 0 – nulle 1 – Sì 99 (33,9%) – No 193 (66,1%)
  • Sez. 6 – Abbadia di Montepulciano – aventi diritto 826 – votanti 383 – bianche 2 – nulle 2 – Sì 160 (57,3%) – No 119 (42,7%)
  • Sez. 7 – Abbadia di Montepulciano – aventi diritto 690 – votanti 217 – bianche 2 – nulle 4 – Sì 121 (57,3%) – No 90 (42,7%)
  • Sez. 8 – Gracciano – aventi diritto 643 – votanti 235 – bianche 0 – nulle 0 – Sì 148 (63,0%) – No 87 (37,0%)
  • Sez. 9 – Montepulciano Stazione – aventi diritto 636 – votanti 183 – bianche 0 – nulle 1 – Sì 91 (50,0%) – No 91 (50,0%)
  • Sez. 10 – Montepulciano Stazione – aventi diritto 888 – votanti 269 – bianche 1 – nulle 2 – Sì 131 (49,2%) – No 135 (50,8%)
  • Sez. 11 – Valiano – aventi diritto 408 – votanti 121 – bianche 1 – nulle 1 – Sì 60 (50,4%) – No 59 (49,6%)
  • Sez. 12 – Acquaviva – aventi diritto 639 – votanti 223 – bianche 1 – nulle 1 – Sì 113 (51,1%) – No 108 (48,9%)
  • Sez. 13 – Acquaviva – aventi diritto 630 – votanti 220 – bianche 0 – nulle 1 – Sì 113 (51,6%) – no 106 (48,4%)
  • Sez. 14 – Acquaviva, loc. Tre Berte – aventi diritto 643 – votanti 249 – bianche 1 – nulle 2 – Sì 152 (61,8%) – No 94 (38,2%)
  • Sez. 15 – Sant’Albino – aventi diritto 569 – votanti 144 – bianche 0 – nulle 0 – Sì 63 (43,8%) – No 81 (56,3%)
  • Sez. 16 – Sant’Albino – aventi diritto 663 – votanti 151 – bianche 0 – nulle 0 – Sì 74 (49,0%) – No 77 (51,0%)

Totale Montepulciano: vince il No con 1982 voti pari al 53,58% contro i 1717 voti pari al 46,42% del Sì

Risultati Definitivi – TORRITA DI SIENA

L’affluenza si attesta al 64,81% su un totale di 5850 aventi diritto

  • Sez. 1 – via Roma – aventi diritto 773 – votanti 535 – bianche 1 – nulle 1 – Sì 103 (19,3%) – No 430 (80,7%)
  • Sez. 2 – via Roma – aventi diritto 924 – votanti 643 – bianche 3 – nulle 3 – Sì 142 (22,3%) – No 495 (77,7%)
  • Sez. 3 – via Roma – aventi diritto 816 – votanti 514 – bianche 2 – nulle 1 – Sì 117 (22,9%) – No 394 (77,1%)
  • Sez. 4 – via Marche – aventi diritto 1019 – votanti 638 – bianche 0 – nulle 1 – Sì 133 (20,9%) – No 504 (79,1%)
  • Sez. 5 – via Marche – aventi diritto 862 – votanti 628 – bianche 2 – nulle 4 – Sì 125 (20,1%) – No 497 (79,9%)
  • Sez. 6 –  via Marche – aventi diritto 903 – votanti 528 – bianche 2 – nulle 1 – Sì 107 (20,4%) – No 418 (79,6%)
  • Sez. 7 – Montefollonico – aventi diritto 552 – votanti 305 – bianche 0 – nulle 1 – Sì 151 (49,7%) – No 153 (50,3%)

Totale Torrita di Siena: vince il No con 2891 voti pari al 76,7% contro gli 878 voti pari al 23,3% del Sì

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Fusione dei comuni di Montepulciano e Torrita: tra sospetti e promesse

“SÌ o NO” è la scelta di fronte a cui si troveranno Torritesi e Poliziani nel rispondere, il prossimo 11 e 12 novembre, al quesito referendario sulla fusione dei loro…

“SÌ o NO” è la scelta di fronte a cui si troveranno Torritesi e Poliziani nel rispondere, il prossimo 11 e 12 novembre, al quesito referendario sulla fusione dei loro comuni. Siamo infatti praticamente all’epilogo di un processo decisionale iniziato ormai più di due anni fa, su iniziativa delle amministrazioni di Torrita e Montepulciano, che, come d’altronde c’era da aspettarsi data l’entità del progetto, fin dal principio ha destato l’attenzione di larga parte dell’opinione pubblica.

I cittadini si sono addirittura organizzati in gruppi per esprimere la propria voce a riguardo, come nel caso del Comitato del No di Torrita, che si è costituito dichiarando l’obiettivo di dimostrare l’inconsistenza dei vantaggi portati dalla fusione secondo i suoi promotori. E difatti il denominatore comune delle varie tappe di questo processo di policy, innegabilmente è sempre stato il clima di conflitto tipico di tutte le situazioni che prevedono la polarizzazione (in questo caso “sì o no”) come unica strategia di un gioco a somma zero, in cui si vince o si perde e non c’è spazio per i compromessi. Per mesi, se da una parte si sono forniti dati, dall’altra li si sono smentiti. Se da una parte si è prospettato un futuro ricco di utilità, dall’altra un inevitabile scenario di macerie. A turno, gli uni hanno interpretato la parte di quelli rischiarati dal lume della ragione e hanno accusato di cecità gli altri. Sugli stessi aspetti è stato detto tutto e il contrario di tutto, con il risultato che le posizioni già prese si sono ancor più radicalizzate, nel tentativo di portare dalla propria quanti più indecisi possibile.

Una delle iniziative pubbliche del comitato “No fusione”

Incontri pubblici, per lo più sfociati in arringhe accorate, e presidi alle fiere di paese prontamente documentati sui social con le foto di rito, in cui esponenti della politica locale e stimati professionisti compaiono armati di magliette e volantini alla stregua di hostess e promoter, sono state le principali occasioni fornite ai cittadini per informarsi. A Torrita e a Montepulciano sono giunti da ogni dove, a portare la propria esperienza, sindaci di Comuni che hanno avuto a che fare con le fusioni, come se fosse del tutto trascurabile il fatto che ogni Comune, forse in Italia più che in ogni altra parte del mondo, è storia a sé, per dimensioni, morfologia del territorio, modo di vivere e di pensare. E che magari un’attenzione maggiore al contesto in cui si inserisce questo caso specifico avrebbe, se non altro, aiutato a mantenere i toni entro i confini del rispetto civile, a maggior ragione vedendo quanto i tempi attuali non siano proprio quelli dominati dalla ricerca dell’eleganza oratoria.

Una delle iniziative pubbliche del comitato “Si fusione”

Nel corso di questi due anni si è discusso di tante cifre: il numero degli abitanti, l’ammontare dei soldi di cui si prevede l’arrivo nelle casse del nuovo Comune in caso di fusione, aliquote e percentuali, anch’esse interpretate nei modi più diversi, sempre a seconda della convinzione propria e dell’opinione pubblica, perché, fino a prova contraria, è della possibilità di attuare una politica pubblica che si parla, e almeno su questo si dovrebbe essere tutti d’accordo. Sennonché, e forse è proprio questo il peccato originale che sin dall’inizio ha viziato tutta la situazione, è mancata la condivisione della condicio sine qua non una politica pubblica possa definirsi tale, ossia la presenza di un problema, riguardante tutta la collettività o una parte di questa, alla cui soluzione si cerca di arrivare tramite un percorso di policy, fatto di certe decisioni. Presentare una soluzione ad una necessità che non è avvertita, o comunque non lo è in misura ragguardevole, dalla comunità, ha inevitabilmente portato quantomeno all’insinuazione che i promotori del progetto di fusione abbiano intrapreso questo progetto per interessi diversi da quello di sviluppo economico e culturale per il territorio apertamente dichiarato. Soprattutto se poi a ciò si aggiunge il clima di generale scarsa fiducia verso autorità e istituzioni che caratterizza la società odierna.

Stando a questi presupposti, si capisce come ormai tutto sia avvolto da un clima di sospetto che, se non favorirà l’astensione, perché si tratta sempre di un’iniziativa importante per l’assetto geopolitico di un vasto territorio, di certo neanche permetterà ai cittadini di farsi un’idea scevra da preconcetti, in entrambi i casi.


Per approfondire:

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Rappuoli lamenta l’inefficienza della Amministrazione di Sinalunga

Angelina Rappuoli lamenta l’inefficienza della nuova Amministrazione Comunale di Sinalunga e chiede le dimissioni del Sindaco Riccardo Agnoletti e di tutti gli Assessori Comunali. Nella nota inviata dalla consigliera al…

Angelina Rappuoli lamenta l’inefficienza della nuova Amministrazione Comunale di Sinalunga e chiede le dimissioni del Sindaco Riccardo Agnoletti e di tutti gli Assessori Comunali.

Nella nota inviata dalla consigliera al nostro giornale si legge:

“Sono passati circa sette mesi da quando la nuova Amministrazione Comunale si è ufficialmente insediata e fino ad adesso ha mostrato tutti i suoi limiti. L’inadeguatezza di Sindaco, Assessori e della maggioranza è palese. In questi mesi è stato fatto poco o nulla e tante questioni non sono state discusse.

Non si capisce bene quale sia la sua linea amministrativa del Sindaco Agnoletti, in campagna elettorale dice di voler abbassare le tasse e una volta eletto le aumenta, prima dice di voler abbassare i costi dell’Amministrazione poi incarica soggetti esterni per fare l’ufficio stampa del Comune pagandoli 2000 euro per tre mesi. Tutte queste manovre vanno soltanto a discapito della cittadinanza e mette in pericolo il corretto funzionamento del nostro Comune”.

La nota conclude

“La Lista Civica Angelina per Sinalunga si batte in Consiglio Comunale per portare avanti delle proposte che puntualmente vengono ignorate a prescindere salvo poi constatare che la maggioranza targata PD adotta provvedimenti fallimentari. Questa situazione non è più sostenibile, è necessario un cambiamento radicale.

L’unica opzione utile al nostro Comune è quella delle dimissioni del Sindaco Agnoletti e di tutta la maggioranza. Sinalunga non può pagare l’inadeguatezza di chi si ostina ad amministrare senza averne le capacità necessarie. Una dimissione adesso permetterebbe di andare ad elezioni in primavera evitando commissariamenti troppo prolungati.”

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Il bilancio e gli obiettivi per il 2015 del Sindaco di Torrita Grazi

Il sindaco di Torrita Giacomo Grazi fa un bilancio dei suoi primi sette da primo cittadino, mesi in cui la nuova amministrazione si è impegnata in tutti i fronti, dal…

Il sindaco di Torrita Giacomo Grazi fa un bilancio dei suoi primi sette da primo cittadino, mesi in cui la nuova amministrazione si è impegnata in tutti i fronti, dal settore culturale alla tutela ambientale, dalla riorganizzazione interna del Comune al decoro pubblico, ed elenca quali saranno gli obiettivi per il 2015.

111“La cosa che mi dà maggiore soddisfazione è sentir dire ai miei concittadini che io sono presente, che li ascolto, che ascolto i loro problemi e per quanto possibile cerco di risolverli – dichiara Giacomo GraziQuesti mesi sono serviti per capire tante cose, come è l’ambiente di lavoro e quello che possono fare tutti coloro che sono qui, dai membri della giunta ai consiglieri della maggioranza fino ai consiglieri della minoranza. Sono stati sette mesi investiti bene, ho vissuto una crescita esponenziale anche a livello umano.

Per il 2015 ci saranno alcune novità, inanzitutto la scelta del nuovo segretario, del nuovo ragioniere che sarà o in convenzione con l’Unione dei Comuni oppure in convenzione con un Comune limitrofo, e infine del nuovo dirigente che prenderà in mano la struttura in settori chiave come i lavori pubblici, il patrimonio, l’edilizia, l’urbanistica, il commercio, le attività produttive. In questi settori c’è bisogno di un cambiamento importante. Tutto questo avverrà non perché l’attuale struttura non ha fatto il proprio dovere, ma semplicemente perché secondo me e secondo questa amministrazione c’è bisogno di qualcosa in più. E noi cercheremo di farlo snellendo la struttura, passando da cinque a tre dirigenti e responsabilizzandoli totalmente. Io mi aspetto molto da questi cambiamenti, c’è bisogno di un cambio di passo”.

Il Sindaco continua:

“In questo 2015 mi pongo come obiettivo di dare risposte al territorio. Penserò ai lavori pubblici, ai problemi di viabilità e di parcheggi, a piccole ma necessarie varianti urbanistiche, a pratiche edilizie che hanno bisogno di una svolta, al recupero di crediti che il Comune vanta, alla possibilità di avere un Centro Commerciale Naturale, al miglioramento dei servizi scolastici.

Le maggiori problematiche che ho riscontrato sono state capire e conoscere l’apparato amministrativo, calandomi totalmente nella funzione di sindaco che deve dare sempre delle risposte .

Mentre la cosa che mi ha dato maggiore soddisfazione è avere creato una Fondazione Torrita Cultura che rappresenta il fiore all’occhiello di quanto fatto finora. Penso alle molte iniziative che ci sono state durante questi sette msei, penso al rinnovo della convenzione per il campo sportivo che era scaduta, e a breve vogliamo fare convenzioni anche per gli altri impianti sportivi”.

Giacomo Grazi conclude:

Nel 2015 mi reputerò contento se riusciremo a mettere mano al plesso scolastico di via Roma. A questo proposito siamo in attesa dello stanziamento statale che io reputo utile, ma non essenziale. Perché riuscendo a fare economie sono convinto che si potrebbe in ogni modo iniziare a lavorare”.

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San Casciano Bagni: disposizioni sulla finanza locale

Il Consiglio Comunale di San Casciano dei Bagni, all’unanimità, ha approvato un piano relativo alla finanza locale. Con questa approvazione gli amministratori hanno voluto dar voce all’insofferenza dovuta al continuo…

Il Consiglio Comunale di San Casciano dei Bagni, all’unanimità, ha approvato un piano relativo alla finanza locale.

Con questa approvazione gli amministratori hanno voluto dar voce all’insofferenza dovuta al continuo legiferarsi in materia finanziaria da parte dello Stato Centrale che a cascata va scapito di una programmazione indispensabile per le piccole realtà, impegnandosi a farsi promotori presso i propri rappresentanti istituzionali e presso gli enti gerarchicamente superiori di istanze volte al miglioramento di tale situazione.

Nella nota si legge:

“Le amministrazioni comunali sono state confinate ad essere meri strumenti di riscossione delle entrate invece di essere messe nelle condizioni di svolgere l’importante funzione di motore e propulsore dello sviluppo del territorio su cui insistono l’estensione del patto di stabilità ai comuni con popolazione inferiore ai cinquemila abitanti ha costituito un ulteriore elemento di paralisi dell’attività delle amministrazioni che anche in presenza di disponibilità e copertura finanziaria hanno rallentato l’avvio di investimenti in opere pubbliche, attività che avrebbe invece prodotto il non secondario effetto di contribuire positivamente agli indicatori macroeconomici che misurano la produzione di ricchezza nazionale.

La maggiore pressione fiscale degli enti locali è finalizzata a sopperire a tagli ai trasferimenti, trasformando la finanza degli Enti Locali in un “bancomat” dal quale attingere risorse da parte dello Stato Centrale, senza verifiche preliminari sulle effettive capacità di prelievo, senza tenere conto delle peculiarità, difficoltà, insostenibilità di tali provvedimenti sui singoli territori.

Infine le incertezze su tempi, modalità, importi, esenzioni, relativi alla fiscalità locale dovuti alle norme nazionali generano nei cittadini e nelle imprese disorientamento e preoccupazione, aumentano la possibilità di errori e rendono, soprattutto, impossibile una programmazione finanziaria dei bilanci familiari e di impresa, all’interno di un contesto economico difficile e critico. Dopo le vicende dell’IMU 2013 per le abitazioni principali, con il susseguirsi di oltre 20 provvedimenti in pochissimi mesi, il 2014 sarà caratterizzato dall’improvvisa cancellazione delle esenzioni IMU sui terreni agricoli dei Comuni Montani, con un provvedimento emanato negli ultimi giorni dell’anno che vede gravare una iniqua tassa sugli orti e sui terreni marginali naturalmente improduttivi e per questo non “coltivati” da imprenditori agricoli professionali, lasciando la “decisione” su chi è obbligato a pagare sull’altimetria in cui è situata la porta della sede comunale e non sull’ubicazione altimetrica o sulla reale produttività economica dei terreni”.

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Montepulciano sostiene gli interventi di riqualificazione del 2014

L’Amministrazione Comunale di Montepulciano sostiene gli interventi di riqualificazione eseguiti nel 2014. A disposizione c’è un fondo di 20.000 Euro, destinato alle piccole imprese che operano nei vari settori economici…

L’Amministrazione Comunale di Montepulciano sostiene gli interventi di riqualificazione eseguiti nel 2014. A disposizione c’è un fondo di 20.000 Euro, destinato alle piccole imprese che operano nei vari settori economici (esercizi di vicinato, attività artigianali, attività di servizi alla persona, somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, strutture ricettive) che nel 2014 abbiano effettuato interventi di riqualificazione della propria attività.

Il contributo comunale a sostegno delle migliorie va da un minimo di 200 ad un massimo di 1.000 Euro ed è proporzionato all’entità dell’investimento sostenuto dall’imprenditore. Sono compresi sia gli interventi di riqualificazione esterna (opere murarie, arredi e altre strutture di occupazione del suolo pubblico) sia interna, che comprende l’acquisto di macchinari e attrezzature ma soprattutto di impianti destinati a ridurre l’impiego di risorse energetiche, di acqua etc.

Oltre ad aver effettuato gli interventi entro il 2014, gli altri requisiti indicati per l’accesso ai contributi sono la dimensione dell’azienda, con meno di 50 dipendenti, e la posizione di regolarità rispetto ai tributi comunali.

“L’istituzione di un fondo per alleggerire la pressione fiscale sulle imprese è il risultato di un impegno assunto con le associazioni di categoria nella fase di elaborazione del Bilancio di previsione 2014 – ricorda il Sindaco Andrea Rossi – e il bando innesca un meccanismo virtuoso che va a vantaggio delle aziende che investono e che ha come effetto una diminuzione di fatto del peso dell’imposizione”.

“La misura va a sostenere la nostra classe imprenditoriale, in questo caso quella che si identifica con le piccole attività, in un momento difficile sia dal punto di vista economico sia fiscale commenta l’Assessore al Bilancio Michele Angiolini. “Vuole essere un aiuto concreto ma anche un segnale di attenzione ed un riconoscimento a chi ha mostrato comunque fiducia e coraggio, effettuando interventi che vanno nel segno di un miglioramento dell’offerta complessiva del territorio”.

Le regole per accedere ai contributi sono raccolte in un bando che è pubblicato, tra l’altro, sul sito internet www.comune.montepulciano.si.it ; il termine per la presentazione delle domande scade il 30 dicembre, per informazioni è possibile rivolgersi all’Ufficio Commercio.

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FdI-AN Torrita, viabilità e parcheggi per la festa del Vinsanto

Il prossimo fine settimana, nei giorni 6-7-8 dicembre a Montefollonico si svolgerà la manifestazione enogastronomia “Lo gradireste un goccio di Vin Santo?. Il portavoce di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale…

Il prossimo fine settimana, nei giorni 6-7-8 dicembre a Montefollonico si svolgerà la manifestazione enogastronomia “Lo gradireste un goccio di Vin Santo?.

Il portavoce di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale Torrita di Siena, Emmanuele Andreucci, solleva il problema della viabilità e dei parcheggi e si augura che l’Amministrazione Comunale abbia studiato un piano per risolvere la questione e nella nota si legge:

““Lo gradireste un goccio di Vin Santo?” sta ottenendo ottimi risultati ed ogni anno attrae sempre più partecipanti diventando così un appuntamento atteso da molti, non soltanto nel nostro Comune.

Per questi motivi ci sarà sicuramente un’elevata affluenza e a pochi giorni dall’inizio della kermesse ci auguriamo che l’Amministrazione Comunale abbia studiato un piano relativo alla viabilità e alle aree per il parcheggio delle auto, in grado di ridurre al minimo i disagi per la popolazione residente nella piccola frazione torritese.

A tal proposito spero che siano state individuate delle aree di parcheggio idonee ad accogliere tutti coloro che vorranno visitare il borgo medievale e allo stesso tempo che sia stato previsto un controllo sulla viabilità così da poter assicurare un flusso ordinato di veicoli e persone. Questi due interventi garantirebbero una perfetta riuscita della manifestazione, evitando ingorghi e lunghe file di auto in sosta lungo la strada oppure casi di “parcheggio selvaggio”, come avvenuto in passato. Mi auguro quindi che l’Amministrazione riesca a gestire questa tre giorni di festa nel migliore dei modi evitando di lasciare il paese in balia della più completa anarchia.”

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Quello che il fango non deve nascondere: l’alluvione a Genova

Non parlare di quanto accaduto a Genova, sarebbe una grave mancanza. Ci sono catastrofi che non possono essere ignorate dall’informazione locale, ma che anzi devono servire da monito, che devono…

Non parlare di quanto accaduto a Genova, sarebbe una grave mancanza. Ci sono catastrofi che non possono essere ignorate dall’informazione locale, ma che anzi devono servire da monito, che devono ricordare che l’Italia è un territorio molto complesso, ma anche fragile, da un punto di vista idrogeologico. E come tale andrebbe trattato, prendendo precauzioni e non aspettando che arrivino le piene, i morti, la distruzione.  Abbiamo parlato di Parma, adesso ci sembra giusto coinvolgere in prima persona i genovesi che hanno assistito a una seconda alluvione nel giro di tre anni.

Ecco il contributo di una nostra lettrice, Laura Liliana Allori, che a nostro avviso, ha scritto una sacrosanta (e sentita) verità su quanto accaduto a Genova.

Venerdì 3 ottobre, sudando e ansimando, salgo lungo via Fereggiano per recarmi in Largo Merlo. Mia madre mi accompagna e ha voluto fare il lato “al sole” per vedere le condizioni del torrente, tristemente noto per i fatti del 4/11/2011. Io brontolando (sono vestita di blu e ci saranno 27°) obbedisco e mi fermo ad un certo punto, notando che i lavori di ristrutturazione dell’argine sono finanziati da “Nostra Signora del Rifugio …”. Come? Le suore? Ebbene sì, quei pochi lavori fatti sono stati finanziati non dal Comune, ma da un ordine di suore che ha un piccolo asilo nido a pagamento e un’enorme mensa per i poveri, dove danno da mangiare due volte il giorno.

Nel commentare il tutto, tra un arbusto di tre metri e l’altro, ci fermiamo a vedere le papere o anatre, o altri animali, sguazzare in pochi centimetri d’acqua e tanto, troppo verde misto a rifiuti, non molti, a dire il vero, ma abbastanza da diventare un tappo in caso di pioggia. Tornando indietro, questa volta all’ombra, notiamo che in un punto, dove nessuna delle due ricordava cosa ci fosse, c’è una piccola edicola con una Madonna e il ricordo delle sei vittime dell’alluvione maledetta. Mi è passato il caldo: mi si è gelato il sangue ripensando che la più anziana la conoscevo; alle lacrime versate al funerale della mamma mia coetanea che si è sacrificata per salvare il figlio; a quelle due bambine e la loro madre, rammento che una maestra di mia figlia abita nello stabile dove viveva quella famiglia di cui era rimasto solo il padre, il marito e mi raccontò le urla di dolore di quell’uomo, quel giorno e quelli a seguire.
Poi ripenso a quante cose non ci sono più. Io sono stata chiusa in casa per quasi due anni e, pochi mesi fa, sono tornata a uscire in una Genova che non riconosco. Da tre anni non ci sono più i sottopassi memorabili, con storici negozi, il megastore di via XX; così chiamiamo “amichevolmente” la nostra arteria più nota, il “centro” della città che porta alla piazza del Teatro Carlo Felice, del Palazzo Ducale, dei Musei dell’Accademia: piazza De Ferrari o “Deffe” da sempre. Insomma, avevo appena fatto in tempo a ritrovare i pezzi della città, che mi ero persa per la mia malattia che, ecco, una nuova tragedia me la riporta via e non c’è più via Venti e con lei le vie limitrofe, i negozi, il Museo di Storia Naturale. Non c’è più niente. Così, come al Borgo Incrociati, sempre a bagno, (nel 1992, 1993, 2010, 2011, 2014), sempre a pezzi, sempre di nuovo in piedi.

10636870_10204494157021293_7068776625838867747_oAl mattino di giovedì 9 ottobre resto senza luce in casa per una ventina di minuti, mi appello alla batteria del cellulare e cerco notizie sul sito dell’Arpal per capire se è il caso di andare a recuperare mia figlia a scuola in anticipo: allerta 2. Mando anche un sms con il link a mio marito . Torna la luce, accendo Primocanale, la tv locale più osannata dell’ultima settimana perché sempre in prima linea (a volte la si chiama anche tele tragedia…) e sento che non c’è da preoccuparsi, siamo ben lontani dal 2011. Nemmeno dodici ore dopo c’era un morto e la mia città era solo fango, macerie e rabbia. Ma la tv in prima linea sì, con i suoi insulti, celati dal microfono del cronista e le lamentele dalla gente.

La notte successiva sembrava di essere in guerra, tra tuoni, acqua e grandine non si vedeva ad un metro dal balcone: la tv (in prima linea!), in streaming sul cellulare perché senza luce, trasmetteva repliche.
Chi è il responsabile? Il sindaco? Lui se ne lava le mani (non ne ha bisogno, non se l’è sporcate di fango), sbologniamo la colpa all’Arpal, agli immigrati, al destino, al Karma a Dio, ma mai a chi si è intascato i soldi (50 milioni di euro solo dalla CEI nel 2011, 100 milioni ora, più un conto corrente dedicato, raccolte fondi, vendita di magliette “non c’è fango che tenga i genovesi” ancora addosso ai ragazzi, e anche a qualche ragazzone cresciuto …), dove sono? Nei giorni a venire, da quel maledetto giovedì notte, escono fuori mille ipotesi, ma intanto un uomo è morto (eh beh, non son sei, ho anche sentito e letto!), gente che ha appena ricevuto 500, 200 euro di risarcimento di tre anni fa (dalla Croce Rossa) dopo aver denunciato chi 50.000, chi anche di più. Sembra una beffa, è una beffa. Ma c’è la morte, di quell’uomo di cui si fa pure fatica a trovarne il nome, c’è la morte delle aziende, dei negozi: la morte nel cuore di ogni genovese danneggiato e non, angelo del fango o no eccetto dei responsabili che se ne stanno a teatro a mandarsi Tweet tra loro.
Genova in tre giorni è tornata quasi in piedi grazie a tanti nomi di persone di buona volontà, ai pompieri, ai dipendenti dell’Amiu che han fatto doppi turni, agli autisti degli autobus in giro con l’allerta 2 ma col coraggio e la consapevolezza di essere l’unico mezzo per molti.

Lo so sembra che voglio fare apologia cristiana, io da vecchia catto-comunista della prima generazione, quella che da’ a Cesare e a Dio, mi rendo conto che da Cesare cui ho pagato molto, ho ricevuto ben poco. Le cifre parlano chiaro, i fatti parlano chiaro (“non c’è fango che tenga” è partito come progetto dalla Parrocchia di Marassi, quella molto vicina a via Fereggiano!), i cartelli parlano chiaro: sono le suore che pagano.

Cartelli, messaggi, display, sirene, allarmi, televisioni sempre in prima linea: tutto il giorno dopo. Posso ancora riconoscere la mia Genova, la Superba: dalla faccia della sua gente, dei commercianti, dei baristi, degli “spazzini”, dei genoani e sampdoriani, e che da un po’ ha preso il colore del centro America, del nord e del centro più nero dell’Africa, dal volto dei ragazzi con la pala in mano: Matteo, Andrea, Filippo, Lorenzo. Angelica, Anna, Selene, Aurora, Stefano….. e tutti gli altri. Tanti colori tra il marrone del fango. I colori della speranza.

Non meno pungente è la testimonianza di Daniele, sempre di Genova, a cui ho chiesto un commento su quanto fatto dall’amministrazione e a cui ho chiesto di descrivere la sua zona:

In tutti questi anni, dall’alluvione del 1970, nessuno ha mai fatto niente per porre rimedi al dissesto idrogeologico, al fatto che il Fereggiano e il Bisagno, corrono praticamente sotto al centro abitato e non hanno un alveo atto a contenerli.

10668887_10204513656108758_1510135432274608438_oPer come la vedo io, su quanto accaduto la sera dell’alluvione, le cose stanno così: posto che il Sindaco sia andato a teatro per adempire a “obblighi istituzionali” come ha asserito poi e che alle 20,30 quando vi si è recato, era ancora tutto tranquillo… Ciò che non è ammissibile è che verso le 22,30, quando si stava scatenando l’inferno con la pioggia torrenziale (bomba d’acqua), nessuno si sia preso la briga di: primo, avvisare e reperire il sindaco; secondo, quelli dell’Arpal avrebbero dovuto rendersi conto che non sarebbe finita tanto presto, e, diramando subito lo stato di allerta, a stretto contatto con sindaco e protezione civile, avrebbero potuto sicuramente coordinare un piano di emergenza, disponendo l’invio sul territorio dei vigili del fuoco e dei mezzi della Protezione Civile. Contrariamente a tutto ciò, c’è stata un’immobilità sconvolgente e il sindaco, invece di prendere le redini della situazione in mano, se l’è tranquillamente presa con comodo. Sono quasi certo che il Comune non disponga nemmeno di un’unità di crisi da approntare in queste, ahimè, reiterate situazioni. E così siamo arrivati alla seconda alluvione in tre anni, a causa di uno scolmatore fermo con i lavori e a un gioco dello scaricabarile da parte delle varie autorità competenti. Grazie a tutto questo, ci sono persone che hanno perso la casa, prima ancora ci sono quelle che hanno perso la vita. E ci sono centinaia e centinaia di attività commerciali che non si rialzeranno più, sommerse da debiti, in attesa ancora di risarcimenti danni mai avuti, e pensa dove siamo arrivati: alcuni di coloro che hanno ricevuto un misero risarcimento danni (meno di un decimo di ciò che hanno perso), ebbene a queste persone, lo Stato ha considerato “reddito” questo risarcimento, e di conseguenza, sono stati tassati su questi soldi avuti. Questo, grosso modo, è il quadro della situazione.

La mia zona è stretta a tutti gli effetti tra il Fereggiano e il Bisagno, è la zona di Marassi, e molte attività commerciali nei fondi, ma non solo loro, sono state letteralmente distrutte dalla furia dell’acqua fuoriuscita dal Fereggiano. In questa seconda alluvione, molti più danni sono stati subiti da strade tipo Corso Torino e vie adiacenti, Piazza Colombo, alle spalle della centralissima via XX Settembre, la stessa via XX Settembre, viale Brigate Partigiane, molti negozi di Piazza della Vittoria e tutte le attività commerciali di Borgo Incrociati, che si trovano a 20 metri dal letto del Bisagno, ma ahimè, quasi sotto il suo livello. Un plauso assoluto va agli angeli del fango, senza di loro, sarebbe stato un dramma senza fine.

Foto a cura di Daniele. 

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Quello che il fango non deve nascondere: l’alluvione a Parma

Questi giorni credo che non si scorderanno mai. Non si dimenticheranno facilmente, e non sono e non saranno giorni facili, né per Genova, né per Parma. Lascio a chi ha…

Questi giorni credo che non si scorderanno mai. Non si dimenticheranno facilmente, e non sono e non saranno giorni facili, né per Genova, né per Parma. Lascio a chi ha tempo da perdere raffronti su “chi ha subito più danni”, su “quale tra le due città abbia subito la piena peggiore”, perché intendiamoci: anche una persona che non ha mai visitato le due città, ci arriva a capire che hanno due strutture completamente diverse. Ma non è questo il punto – entrambe hanno subito a modo loro danni, di varia entità!

Io posso parlare per quello che ho visto per la città che comunque mi ha accolto per un anno: Parma. Lascio al provincialismo gretto le affermazioni da manie di protagonismo “Ma tu cosa vuoi, vivi in una zona sicura, non hai subito danni, io sì” pronunciate in una sorta di vittimismo compiaciuto, quando magari sono proprio persone di altre zone di Parma ad accorrere in soccorso alle persone del Quartiere Montanara, la zona dove il torrente Baganza confluisce con la Parma e dove sono stati riscontrati i danni più ingenti (senza contare le valli sull’Appennino e la provincia). Lascio ai qualunquisti dietro uno schermo le frasi, e giuro che mi è toccato pure sentirle, “Fate andare prima gli immigrati e gli extracomunitari a spalare, poi vengo a spalare pure io“, “Fateci andare i politici corrotti!“, “Fateci andare gli studenti fannulloni!“; che sia parzialmente vera quest’ultima affermazione, posso anche confermarlo, visto che ho assistito a scene di improvvisa diligenza negli studi, da individui che criticano perennemente la città e che si trovano sempre male, che sia estate perché è troppo caldo e umido, che sia inverno, perché è tutto triste e grigio e c’è la nebbia (venendo da Milano, forse mi sono abituata troppo io agli inverni del Nord…); però della città si ricordano solo quando c’è da andare a ballare o fare l’aperitivo in via Farini, nel momento in cui si parla di faticare, cambia tutto. In ultima battuta, vorrei lasciare a chi è disperato nel dover “far notizia” (volutamente tra virgolette) gli attacchi al Sindaco, Federico Pizzarotti. Non ho sempre condiviso le scelte della giunta, ma penso che sia giusto osservare, che questa volta, ha fatto veramente del suo meglio nel gestire la comunicazione e nell’essere presente, fornendo informazioni utili, senza stare a ricamare drammi su drammi. Non stava semplicemente baloccando con Facebook e Twitter, ma il parmigiano medio fatica a capire che questi social network possono essere d’aiuto nel momento dell’emergenza, e non servono solo a postare idiozie. E allora deve attaccare e criticare da dietro uno schermo. Lascio gli attacchi a prescindere verso il sindaco a coloro che hanno il bisogno disperato di far sapere di quante pagine è il loro speciale sull’alluvione, e a coloro che hanno bisogno di drammi e non notizie da scrivere. Perché non parlare anche dell’allarme dato in notevole ritardo dalla Protezione Civile, che aveva anche sottovalutato la portata delle precipitazioni? Io ho iniziato a capire la gravità della situazione non alle 12 di lunedì, ma alle 16 circa, quando pioveva già da ore, come leggerete più avanti. Ma l’importante è prendersela con il sindaco sempre e comunque, facendolo tramite un organo di informazione che dovrebbe servire tutti i cittadini, di qualsiasi schieramento politico o idea.

Avrei da dire un po’ di cose sul provincialismo parmigiano, frammisto a boria e snobismo, ma magari lo dirò in un momento più opportuno, questo non è proprio l’occasione giusta, ma quest’atteggiamento, in questi giorni, non è comunque mancato. Ripeto che non è il momento giusto, perché ho visto un sacco di gente bravissima, in questi giorni. A prescindere dalla provenienza, dall’età, ci siamo trovati un po’ tutti colti di sorpresa di fronte a questa “Parma Voladòra” brusca e irascibile, gonfia di acqua fino a rompere il record della piena del 2000. 392 cm di rabbia, fango e detriti. Però quello che mi è piaciuto, è quello che c’è stato dopo, il darsi da fare per pulire tutto e rimettere in sesto i quartieri e le strade.

10704167_10204825003215047_2892855390032414041_nIo posso solo descrivere la crescente preoccupazione di lunedì, quando, insospettita da quel temporale che durava da troppo, ho deciso di iniziare a consultare i siti d’informazione, che iniziavano a esprimere altrettanta preoccupazione. Poi, nel pomeriggio, è partita l’escalation. Mi sono veramente insospettita quando è saltato internet del tutto, e la corrente elettrica ha iniziato a fare le bizze, ad andare a scatti. Ho acceso la tv e su TV Parma trasmettevano l’edizione straordinaria: la piena rovinosa del Baganza, il crollo del Ponte Navetta, i container nei torrenti, gli allagamenti di via Chiavari, via Po, delle altre vie prossime agli argini. Già decisa a muovermi, verso una zona più sicura, inizio a sentire che stanno chiudendo i ponti, e dovevo muovermi ad attraversarne uno.

Il Ponte di Mezzo è il ponte più vicino al centro, a via Mazzini, via che mi stavo apprestando ad attraversare, quando ho sentito distintamente il boato del torrente a una buona distanza. Sono arrivata al ponte, e non so come mai, ho iniziato a sentire paura. Per quanto mi dicessero “tranquilla che non tracima“, a vederlo, mi sono sentita come con l’acqua alla gola e ho iniziato a correre, allontanandomi dal ponte. I miei genitori stanno a Milano, e potevano solo vedere le zone più danneggiate tramite la televisione, in quei momenti, quindi mi hanno chiamato, preoccupati che Parma fosse interamente allagata e che avessi subito danni anche io. Li ho rassicurati, ma quella sensazione di ansia ci ha messo qualche ora ad andarsene.

Ripeto, io sono molto fortunata, perché non ho subito danni, di nessun tipo, a parte internet poco funzionante. E in quelle ore critiche, ho fatto la cosa migliore che potessi fare: informare le persone a me più vicine, i miei conoscenti, ma anche qualcuno che magari non riusciva a mettersi in contatto con altri in città, tramite Facebook, lasciando il profilo aperto con aggiornamenti costanti. Mi è sembrato un gesto naturale, per rassicurare tutti, senza che si spaccassero la testa per contattarmi, o intasando le linee telefoniche (gli unici operatori funzionanti erano proprio Vodafone e Wind). Adesso, posso dire che la situazione si sta ristabilendo in tempi tutto sommato rapidi, ovviamente il discorso è un po’ diverso, per il Quartiere Montanara, ma tanti si stanno rimboccando le maniche per spalare e lavare via il fango. La mia speranza è che chi ha subito dei danni, di qualsiasi entità, possa vedere almeno un risarcimento, ma i tempi saranno lunghissimi, visto che Genova, ahimè, ha faticato a vedere i soldi della prima alluvione del 2011.

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Cetona: approvato il bilancio di previsione 2014

Il Consiglio Comunale di Cetona, presieduto dal Sindaco Eva Barbanera, nella seduta del 5 agosto ha approvato il bilancio di previsione 2014. La manovra complessiva di bilancio per l’anno 2014…

Il Consiglio Comunale di Cetona, presieduto dal Sindaco Eva Barbanera, nella seduta del 5 agosto ha approvato il bilancio di previsione 2014. La manovra complessiva di bilancio per l’anno 2014 ammonta a 4 milioni e 339mila euro. Questo il comunicato ufficiale inviato dall’amministrazione comunale sulle scelte fondamentali del bilancio di previsione per il comune di Cetona:

Il contesto in cui nasce il bilancio di previsione per il triennio 2014-2016, non è solo caratterizzato dalla grave crisi sociale ed economica che negli ultimi anni ha investito tutti i settori, ma anche dalla costante incertezza normativa in cui ci troviamo ad operare. Oltre alla riduzione di risorse disponibili rispetto agli anni precedenti, il quadro legislativo in continua evoluzione costringe gli enti locali a districarsi in un groviglio di norme che complicano l’attività amministrativa rallentando procedimenti e azioni. La recente normativa in materia di tributi locali ne è l’esempio principe. A ciò si deve aggiungere un panorama molto incerto sul loro futuro degli enti locali, sia in termini di risorse disponibili sia per ciò che concerne la riforma in atto.

bilancio di previsione 2014 cetonaPertanto, date le molteplici variabili in atto si è scelto di agire nella predisposizione del bilancio di previsione 2014- 2016 determinando le voci di entrata e di spesa con il criterio della massima prudenza. Con uno sforzo importante sono stati mantenuti inalterati i servizi erogati sia in termini di quantità che di qualità e il finanziamento delle attività sul territorio mediante la riorganizzazione di alcuni servizi ed una continua e costante razionalizzazione della spesa. Nei piccoli comuni come Cetona la spending review viene applicata costantemente da anni perché la revisione della spesa è un tassello importante del nostro programma di governo che abbiamo introdotto in tempi non sospetti.

Ciò che incide pesantemente sulla capacità di spesa è il rispetto del patto di stabilità nazionale, imposto dallo Stato, vincolo che impedisce ai Comuni di poter disporre di parte delle proprie risorse che devono obbligatoriamente essere accantonate per il risanamento della finanza pubblica. Lo Stato Italiano ha assunto in sede comunitaria un impegno per il quale anche i Comuni devono contribuire alla riduzione del debito pubblico nazionale, osservando di anno in anno regole sempre più restrittive.

La legge di stabilità 2014 ha introdotto la IUC, imposta unica comunale. La novità legislativa interessa in maniera particolare i cittadini, ripartendo la contribuzione locale in tre componenti, quella patrimoniale, costituita dall’imposta municipale propria (IMU), quella per i servizi indivisibili (TASI) destinata al finanziamento dei servizi storicamente forniti dalle amministrazioni comunali (es. illuminazione pubblica, servizi anagrafici, manutenzioni) e quella destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti (TARI).

L’Amministrazione ha deciso di agevolare i cittadini del Comune di Cetona prevedendo per ogni singolo fabbricato il pagamento di un solo tributo tra IMU e TASI, evitando la proliferazione delle scadenze e la possibilità di confusione normativa a carico dei contribuenti. L’IMU viene applicata alle abitazioni principali solo in caso di immobili di lusso che vedono l’applicazione dell’aliquota del 6 per mille; per gli altri fabbricati l’aliquota è stabilita al 10,6 per mille, mentre è applicato il 9,6 per mille per gli immobili non produttivi di reddito fondiario.

La TASI graverà solo sulle abitazioni principali e relative pertinenze con un’aliquota pari al 2,5 per mille, avendo azzerato l’aliquota su tutte le altre categorie. L’Amministrazione non si è avvalsa della facoltà di aumentare ulteriormente l’aliquota con la maggiorazione dello 0,8 per mille prevista dallo Stato, per non gravare eccessivamente sui cittadini. Nonostante, inoltre, la legge lasci facoltà ai Comuni di non inviare i moduli precompilati per il versamento della TASI gravando sul contribuente l’onere di provvedere al conteggio e alla compilazione dei medesimi, il Comune di Cetona provvederà ad inviare a ciascun contribuente il modulo per il versamento della TASI già precompilato.

Un grosso lavoro è stato fatto per quanto riguarda la TARI, tassa sui rifiuti, che da quest’anno sostituisce il vecchio regime impositivo TARSU. Lo sforzo, anche in questo caso, è stato quello calmierare gli aumenti delle tariffe dovute sia al metodo diverso di imposizione sia all’aumento dei costi del gestore. Nel nuovo Regolamento per la disciplina dell’imposta unica comunale (IUC), sono state previste una serie di detrazioni ed agevolazioni che erano assenti con il vecchio regime impositivo.

Per prima cosa è stata introdotta una detrazione di € 100,00 per ogni famiglia con un nucleo familiare composto da almeno tre figli di età non superiore ai 26 anni. In secondo luogo è stata deliberata una detrazione di € 200,00 per le famiglie che abbiano all’interno del nucleo familiare un figlio soggetto portatore di handicap di età inferiore ai 30 anni. Infine, relativamente alle utenze non domestiche che risentono maggiormente del passaggio al nuovo metodo di prelievo, è stato deciso di fissare un limite massimo del 50% dell’incremento di tariffa rispetto all’anno precedente, considerando che per alcune categorie di attività produttive l’applicazione della nuova TARI avrebbe prodotto in alcuni casi anche la quadruplicazione degli importi rispetto alla precedente TARSU.

Tutte queste misure ovviamente comportano uno sforzo ed un impegno da parte del Comune, dovendo reperire le risorse necessarie per coprire, con fondi propri di bilancio, tali agevolazioni nella convinzione però di aver agito nell’interesse della comunità per una maggiore sostenibilità del carico fiscale sia per le famiglie che per le imprese.

In ultimo, da ricordare la scelta di non aumentare le tariffe per i servizi a domanda individuale quali la mensa scolastica, il trasporto o il servizio delle lampade votive che sono rimasti invariati rispetto al 2013; l’aliquota Irpef di spettanza comunale è stata mantenuta ferma allo 0,4%.

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