La Valdichiana

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Storie dal Territorio della Valdichiana

Categoria: Attualità

Il Concerto della memoria a Foiano della Chiana

«Coltivare la Memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi…

«Coltivare la Memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare». Con queste potentissime parole pronunciate dalla Senatrice Liliana Segre, la presidentessa dell’ANPI sez. Foiano della Chiana ha dato il via al Concerto della memoria, organizzato dall’Associazione partigiani, in collaborazione con Donne di carta, Slow Food Valdichiana e con il patrocinio del Comune, che si è tenuto domenica 26 gennaio.

Un evento necessario. Un pomeriggio che chiede di soffermarci su catastrofiche colpe che macchieranno per sempre il genere umano. Errori ed orrori commessi da mostri contro esseri umani. Violenze delle quali italiani fascisti e indifferenti sono stati complici.

“Il ricordo come prevenzione” si diceva fino a pochissimi anni fa. Adesso sembra sia diventato necessario “ricordare per curare”. Questo cambiamento è tangibile nel clima sociale e politico italiano ed europeo e la preoccupazione di Liliana Segre ce lo sbatte davanti agli occhi con la forza di chi sa, perché ha già sofferto: «Temo di vivere abbastanza per vedere cose che pensavo la Storia avesse definitivamente bocciato, invece erano solo sopite».

Gli allievi dei corsi di musica da camera del Conservatorio F. Morlacchi di Perugia, diretti da Acquarelli Antonella, si sono esibiti in brani e canti composti da autori legati in modo diretto o indiretto alla tradizione ebraica o all’universale canto di tutti gli esseri considerati “indesiderabili” su questa terra e per questo sterminati. La musica come mezzo per potenziare la comunicazione emotiva ed empatica. La musica che a volte penetra nella nostra coscienza con più forza delle parole. È questo il senso di ricordare l’olocausto attraverso la musica.

“Il fatto che gli eventi organizzati dall’ANPI – spiega Mariangela Raspanti, presidentessa dell’associazione – richiamino così tante persone da riempire ogni volta le sale messe a disposizione del comune, fa capire quanto sia fertile il tessuto sociale e culturale di Foiano.”

“Nei giorni scorsi – continua Mariangela – abbiamo assistito a un atto vile, vergognoso ed emblematico della grandissima ignoranza che in questo periodo avvolge il clima politico e sociale italiano. Ad azioni vili e senza pudore il pubblico dei media si sta pericolosamente abituando. Tale comportamento viene riproposto quotidianamente da politici e cittadini italiani, sicuri ormai di muoversi in un ambiente che lentamente viene privato di ogni regola morale. L’indecente scritta antisemita in tedesco “qui vive un’ebrea” comparsa sulla porta di casa di Aldo Rolfi, figlio di Lidia Beccaria Rolfi sopravvissuta ai campi di sterminio, è l’ultimo di una lunghissima serie di atti carichi di odio e violenza. La vicenda lascia chiaramente trapelare tutta l’ignoranza di un popolo che non ha mai fatto i conti con il proprio passato e che tutt’oggi non viene messo in condizioni di potersi formare secondo principi democratici, antifascisti e pacifisti, che sono i pilastri fondamentali della Costituzione italiana. Lidia Rolfi non era ebrea. Era una staffetta partigiana che venne deportata al campo di concentramento di Ravensbruck per la sua attività politica. Con questo vorrei invitare tutti a riflettere sull’importanza dell’istruzione antifascista nelle scuole, che viene garantita dai principi costituzionali, ma che non trova e non ha mai trovato un riscontro pratico, se non in rarissime eccezioni”

 

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Capitano Ultimo: legalità e partecipazione, i valori per fare comunità

Proprio nei giorni in cui il Tar del Lazio respinge il ricorso per mantenere la scorta, il Capitano Ultimo, colonnello Sergio De Caprio, arriva a Montepulciano per incontrare gli studenti…

Proprio nei giorni in cui il Tar del Lazio respinge il ricorso per mantenere la scorta, il Capitano Ultimo, colonnello Sergio De Caprio, arriva a Montepulciano per incontrare gli studenti dei Licei Poliziani in un appuntamento organizzato dall’Istituto scolastico superiore e dalla Fondazione Torrita Cultura, con il patrocinio dei Comuni di Montepulciano e Torrita di Siena.

Volto semicoperto da un passamontagna ma con gli occhi senza maschera, Sergio De Caprio, oggi colonnello dei carabinieri, ha incontrato gli sguardi degli studenti poliziani vogliosi di conoscere lui, le sue imprese e cosa avvenne esattamente in quella fredda mattina del 15 gennaio 1993 quando Totò Riina venne arrestato. Un’operazione eclatante, un arresto fondamentale, un colpo grosso alla mafia e alla criminalità organizzata che in quegli anni stava segnando gravemente il nostro Paese.

Ex allievo della ‘Nunziatella‘, tenente al termine dell’Accademia Militare di Modena e formato nella Scuola Ufficiali di Roma, De Caprio chiede di essere trasferito in Sicilia poco più che ventenne, dove presta servizio per due anni come Comandante della Compagnia di Bagheria. Qui nel 1985, a soli 24 anni, arresta i latitanti Vincenzo Puccio e Antonino Gargano, braccio destro di Bernardo Provenzano e killer del Capitano dei Carabinieri Emanuele Basile. Dopo i risultati ottenuti in Sicilia nella lotta alla mafia, viene trasferito a Milano, dove diventa capitano del Ros; è qui che Ultimo fonda il Crimor, Unità Militare Combattente operativa a Palermo dal settembre 1992 e sciolta nel 1997. Oggi il Capitano Ultimo è impiegato presso il Comando carabinieri forestali, nel Reparto biodiversità e parchi, e gestisce una casa famiglia nella periferia di Roma, dove assieme ai volontari dà assistenza ai ragazzi meno fortunati.

Indubbiamente l’arresto di Totò Riina segna l’esistenza del colonnello De Caprio. La cattura gli costerà l’accusa di favoreggiamento a Cosa Nostra insieme al generale Mario Mori, uno dei fondatori del Ros. I due furono rinviati a giudizio su richiesta dell’allora sostituto procuratore di Palermo, Antonio Ingroia, per aver omesso di informare la Procura che il servizio di osservazione alla casa di Riina era stato sospeso, causando così, secondo l’accusa, un ritardo nella perquisizione del covo del boss. Nel 2006, Ultimo e Mori sono stati prosciolti “perché il fatto non costituisce reato”.

Il Capitano Ultimo, che da quel 15 gennaio 1993 vive con il volto coperto perché continuamente minacciato da chi è pronto a vendicarsi contro chi ha portato in carcere uno dei capi mafia più sanguinari della nostra storia, ha scelto il nome Ultimo ‘perché vedevo che tutti volevano essere primi, volevano emergere e ricevere prestigio. Credo che il lavoro del carabiniere sia un donare e non un avere”

Nel suo periodo più difficile, Capitano Ultimo trova aiuto nel capo Apache delle bianche montagne, Ronnie Lupe e nelle aquile. Il capitano, affascinato dalle tecniche di combattimento degli Apache, un giorno decise di scrivere al loro capo; da un loro incontro e un sogno particolare, il colonnello riuscì a ritrovare forza e determinazione. Per gli Apache le aquile sono delle guide: ‘le aquile fanno stare bene, nel volo ti senti libero’. Destino vuole che esattamente 17 anni dopo quel 15 gennaio 1993, il Capitano Ultimo balzi di nuovo agli onori della cronaca, per la sentenza emessa dal Tar del Lazio in cui gli viene revoca la scorta. Decisione che il colonnello commenta così: ‘Da oggi colpire il capitano Ultimo sarà più facile per tutti’.

Sicuramente quelli colpiti dal suo coraggio sono stati gli studenti dei Licei Poliziani nel corso dell’incontro che si è svolto agli ex-Macelli di Montepulciano. In una realtà in cui si respira odio, paura del prossimo e dove si stanno perdendo di vista molti dei valori per cui ci siamo battuti, la vera rivoluzione è trovare il coraggio di parlare di legalità come opportunità per il futuro, di ribellione senza uscire dalle regole, voglia di acquisire conoscenze e interiorizzare quei valori che stanno alla base della convivenza civile: “Dovete fare vostri i problemi del territorio, non aspettare che qualcuno li risolva per voi, la legalità si costruisce, non è un dono, e per combattere la criminalità l’unica strada è partecipare. Sbagliate pure ma proponete alternative nella vostra comunità perché la comunità è tutto”.

Non serve molto per fare la rivoluzione, serve solo essere umani, assumersi le proprie responsabilità, sbagliare e imparare, sviluppare una coscienza civile che derivi dalla legalità. Attraverso l’uguaglianza si deve arrivare alla fratellanza e alla partecipazione in cui i valori siano condivisi, così da far nascere quella comunità in grado di abbattere qualsiasi tipo di criminalità. Nei suoi racconti, il colonnello De Caprio non lascia spazio a gesti eroici, ma parla di comunità ed equità sottolineando il vero valore di libertà, quella libertà, che come dice Gaber ‘non è star sopra un albero, non è neanche avere un’opinione, la libertà non è uno spazio libero, la libertà è partecipazione’.

Capitano Ultimo non si arrende alla decisione della revoca della scorta del Tar del Lazio e continua la sua battaglia. Ma è proprio il giorno seguente all’incontro con gli studenti dei Licei che arriva la decisione del Consiglio di Stato di ripristinare la scorta al Colonnello Segio De Caprio. Il Consiglio di Stato ha riconosciuto che “deve essere garantito” un livello di protezione all’uomo che arrestò Totò Riina, tutto questo almeno fino alla discussione collegiale fissata per il 20 febbraio 2020.

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Le Sardine devono creare laboratori di democrazia

Nato dall’idea di tre amici, il Movimento delle Sardine sta riscuotendo un successo inaspettato, confermato dai grandi numeri di adesione alle manifestazioni di piazza. Roberto Morotti, 31 anni, ingegnere, Giulia…

Nato dall’idea di tre amici, il Movimento delle Sardine sta riscuotendo un successo inaspettato, confermato dai grandi numeri di adesione alle manifestazioni di piazza. Roberto Morotti, 31 anni, ingegnere, Giulia Trappoloni, 30 anni, fisioterapista e Andrea Garreffa, 30 anni, guida turistica, sono gli organizzatori della mobilitazione d’esordio a Bologna. Ma cosa propongono di concreto le Sardine?

Il fatto che si identifichino esclusivamente come un movimento anti-Salvini mi fa riflettere sull’incapacità di una certa parte della società civile italiana di indirizzare le energie politiche verso percorsi a lungo termine, che includano proposte, soluzioni, dialogo e confronto. Non sono tra quelli appartenenti a una delle mille sinistre, che criticano a prescindere questo movimento. Mi schiero tra quelli che da una tradizione di sinistra ci provengono per educazione familiare, per trasmissione di valori democratici, antifascisti e resistenziali, tramandati da mio nonno (partigiano medaglia d’argento al valor militare) fino a me.  Sono uno di quelli che la Sinistra non l’ha mai vissuta, se non in contesti locali, associazionistici, familiari, intimi. Sono uno di quelli che per la Sinistra si è mosso e mobilitato, senza mai averla vista nascere.

Delle Sardine sono attualmente un sostenitore e in quanto tale ho aspettative, proposte e critiche per il rilancio di una parte politica avvilita, straziata, ma anche corrotta e smarrita. Qualche giorno fa stavo parlando con il Prof. Paul Ginsborg proprio a proposito di questo “banco di pesci” che sta provando a nuotare controcorrente nelle acque torbide e pericolose della politica. Le parole che più frequentemente risuonavano all’interno del suo studio, nel quale lo scorso anno ci riunivamo insieme ad altri ragazzi sotto il nome di “Serraglini”, erano “dialogo” e “passioni”. Per circa 40 minuti abbiamo discusso della crisi dell’Università, di chi la vive, delle mie incertezze e delle mie paure per il futuro. È stata anche l’occasione per parlare di un argomento che coinvolge proprio le Sardine e che è ben spiegato in un articolo uscito il 27 novembre sul Fatto Quotidiano, in cui Paul Ginsborg fa una breve – ma esaustiva – analisi delle mobilitazioni civili dell’ultimo anno in tutto il mondo. Ad animarle sono soprattutto giovani, a volte giovanissimi; sono studenti di ogni età e grado; sono donne coraggiose e forti. È una generazione in pieno dialogo, forse impaurita dal presente e dal futuro incerto, stanca della precarietà, decisa a muovere i primi passi per cambiare il mondo. Tra le manifestazioni globali dell’ultimo anno ce ne sono state anche di pericolose, come quelle dichiaratamente razziste e fasciste, ma la maggior parte si sono dette democratiche e progressiste, proprio come le Sardine. Qualcosa sta cambiando. Le rivolte contro il sistema liberista (e liberalista) in America latina ci parla di un risveglio di coscienze di proporzioni gigantesche; la lotta di una ragazza di 16 anni per nuove e concrete politiche ambientali, ha smosso milioni di persone in tutti gli angoli del pianeta, unendole come forse solo il Sessantotto era riuscito a fare; il movimento femminista è riuscito perfino a coinvolgere ambienti integralisti arabi, in cui le donne vivono ancora in condizioni di subordinazione inaccettabili. Il 2019 è stato l’anno delle mobilitazioni. Qualcosa sta cambiando e forse cambierà davvero.

Tra le voci di protesta si sono levate anche quelle di tre ragazzi capaci di condensare tutta l’avversione alle politiche fasciste e razziste in manifestazioni di piazza che hanno ormai raggiunto proporzioni impensabili. Solo a Firenze la sera del 30 novembre, secondo gli organizzatori della manifestazione, si sono radunate in Piazza della Repubblica 40mila persone. Il messaggio è contrastare l’avanzata della Lega di Salvini, la sua politica basata sull’odio e sulle bugie. È un popolo disgustato quello che sta scendendo in piazza contro l’arroganza e la volgarità di un leader politico circondato e sostenuto da personaggi scandalosi. Odio, rabbia, discriminazione, ancora odio. La gente non ne può più e allora si è unita, come per un processo naturale, per urlarlo in maniera pacifica e dignitosa all’ex “ministro della propaganda” (cit. G. Carofiglio).

Le Sardine a Firenze in Piazza della Repubblica

Gli ideatori delle Sardine non hanno intenzione di legarsi a nessun partito politico; non si candideranno alle elezioni regionali; e non hanno neanche un programma che contenga proposte o alternative concrete. Non è ancora chiaro quale sarà il loro futuro. Non è ancora chiaro se hanno intenzione di proporre qualcosa oppure se si limiteranno ai flash mob a tempo indeterminato. Ma dopo aver raggiunto un consenso così ampio, dopo essere riuscite a unire migliaia di persone in un’Italia politica altamente divisiva e a portare in piazza così tanti giovani, non costruire alcun programma politico sarebbe l’ennesima, cocente sconfitta della sinistra italiana. Significherebbe lasciare ricadere nella disaffezione politica tutta questa gente. Significherebbe darla vinta a Salvini. Significherebbe (come se già non ce lo avesse dimostrato da tempo) che la sinistra parlamentare non è più in grado di raccogliere la voce delle masse. Questo non se lo possono permettere, anzi non devono permettere che accada.

E allora le Sardine devono assolutamente avviare un profondo e intenso dialogo con la società civile democratica e antifascista come ad esempio Libertà e Giustizia, l’ANPI, Libera, i sindacati. Devono riuscire a riaprire la finestra del dialogo con i partiti politici, dalla quale dovranno passare gli umori della gente, le proposte che arriveranno dalle associazioni e l’aria di cambiamento nel modo di fare politica. Le Sardine dovranno allargarsi per coinvolgere non soltanto giovani e studenti, ma anche i lavoratori, i precari, gli operai, i disoccupati. Nel loro cammino, che auguro loro essere lungo e pieno di felicità, incontreranno ostacoli provenienti non soltanto dagli oppositori politici, ma anche da quella generazione che ha ridotto nello stato attuale l’Italia con incoscienza, arroganza e individualismo e che ha il coraggio di schierarsi a sinistra.

Insomma, se le Sardine vogliono entrare a pieno titolo nelle mobilitazioni che stanno scuotendo il mondo in questi mesi, dovranno cominciare a proporre. Nel 1968 gli studenti, ai quali si unirono gli operai delle fabbriche, avevano fatto delle loro assemblee universitarie dei veri e propri laboratori di democrazia. Occorre ricreare questi laboratori.

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Prima edizione del premio letterario Pometti: intervista a Silvio Valota

Amare un territorio e la sua storia, fare in modo che lo stile di vita della gente che vi abita venga riconosciuto e valorizzato come un suo elemento caratterizzante, strutturale….

Amare un territorio e la sua storia, fare in modo che lo stile di vita della gente che vi abita venga riconosciuto e valorizzato come un suo elemento caratterizzante, strutturale. Cercare chi meglio possa trasmetterne le suggestioni e lasciare che queste escano dai ripostigli della memoria dei singoli individui, per andare a comporre un’antologia da poter sfogliare, alla scoperta di aneddoti e tradizioni. Inizia così la storia del nuovo premio letterario istituito dal comune di Trequanda con la collaborazione della casa editrice Il Ciliegio.

È ammesso a partecipare chiunque voglia raccontare il territorio locale e le sue usanze popolari, in un testo di massimo 10mila caratteri che infine verrà inserito nella raccolta, divisa per sezioni, curata e pubblicata dalla casa editrice. Non vi sono limiti o suggerimenti in termini stilistici, ma solo un’indicazione circa il contenuto che dovrà essere affrontato negli elaborati.

In questa intervista, il curatore Silvio Valota spiega di cosa si tratta questo concorso letterario, che porta il titolo di Daniela Pometti, nome legato ad una delle più antiche tenute della Val d’Orcia.

Chi ha pensato di istituire il concorso letterario “Pometti”?
L’idea è stata mia. Frequento le Crete da 40 anni con immenso piacere per l’armonia ineguagliabile del paesaggio, la grazia degli abitanti e la cucina, della quale non so più fare a meno. Purtroppo un male oscuro s’è portato via Daniela, la moglie di Duccio Pometti, e ho pensato che intitolare il concorso al suo ricordo poteva essere un omaggio dovuto. L’idea portante che sto coltivando è quella di fare di Trequanda un polo culturale, rilevante per fantasia e creatività, iniziando ora con questo concorso e poi, chissà, allargandosi anche al mondo dell’arte, della cinematografia.

In che modo è stato scelto il tema degli elaborati?
Ho parlato con Roberto Machetti, sindaco di Trequanda, con Andrea Francini, vicesindaco, e con Mauro Lacagnina, assessore alla cultura. Ci siamo trovati d’accordo nel tentare di esplorare questa strada ponendo l’accento proprio sulle belle ricchezze di questi luoghi, come il territorio, l’agricoltura locale, la storia della zona, le usanze popolari.

Qual è l’obiettivo principale di questo premio?
Proprio questo: attingere alla memoria di chi ci abita per recuperare storie del passato che possano spiegare il presente, e dare un senso di continuità alla vita che si conduce da queste parti. Poi, magari, potremo anche racimolare il materiale sufficiente per comprendere perché questa terra è così bella, affascinante. E magari anche capire perché queste zone sono ancora uguali a quelle che ispirarono secoli fa da Simone Martini, Pietro e Ambrogio Lorenzetti, Giovanni di Paolo, e il Sodoma a Monte Oliveto.

Perché è stato scelto un concorso di questo tipo?
Direi proprio per stimolare il recupero del ricordo e valorizzare quello che è stato, che non si deve perdere nella nebbia di un passato confuso, ma tornare a galla di prepotenza, proprio per il rispetto che questa terra merita.

Quale aspetto del territorio si intende valorizzare attraverso questo progetto?
La sua unicità. Non conosco al mondo una terra così delicata e armoniosa, tanto rispettata dai suoi abitanti da rinnovarla nel tempo senza stravolgerne le caratteristiche. Io trovo questo veramente miracoloso, e credo che non mancheranno menti capaci di raccontarlo.

Chi valuterà gli elaborati?
Questa iniziativa nasce col contributo della casa editrice Il Ciliegio, con cui collaboro da tempo, e che può vantare un gruppo sostanzioso di appassionati recensori che esprimeranno collegialmente la propria opinione sugli elaborati.

Quale premio è stato stabilito per il vincitore?
Il premio consisterà in un soggiorno di due notti presso Villa Boscarello di Carlotta Pometti, a Trequanda. Se i racconti che ci arriveranno, di qualità davvero buona, saranno numericamente sufficienti, ne nascerà un libro, pubblicato appunto dal Ciliegio.

Cosa ne sarà di questa raccolta?
Scopo della pubblicazione è creare un veicolo che favorisca la conoscenza del territorio e della sua storia. Una volta stampato, il libro potrà essere utilizzato dalle strutture ricettive della zona nei confronti del turismo in arrivo. E chissà che questa iniziativa davvero non aiuti Trequanda e tutte le Crete a diventare anche un polo culturale che sia di riferimento per l’Italia intera: una maniera diversa di fare cultura, senza fanfare e senza tromboni, ma vita, vita vera, raccontata da chi la condivide, magari anche da chi ci è stato una volta soltanto. Basta guardarsi attorno, lasciar fuggire gli occhi verso l’orizzonte, distinguere l’Amiata laggiù in fondo, e ascoltare il canto dei fagiani. Il resto viene da sé…

I partecipanti dovranno inviare il proprio elaborato, corredato da una breve nota autobiografica, esclusivamente via mail all’indirizzo premio.pometti.trequanda@gmail.com (indicando nell’oggetto “Concorso Trequanda-Pometti), entro e non oltre il 31 gennaio 2020.

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Progetto Acea a Chiusi: il punto su una vicenda che fa discutere

Va facendosi sempre più serrato il confronto sul tema della costruzione dell’impianto di recupero di fanghi biologici delle acque reflue urbane nella zona “Ex Centro Carni” di Chiusi Scalo, la…

Va facendosi sempre più serrato il confronto sul tema della costruzione dell’impianto di recupero di fanghi biologici delle acque reflue urbane nella zona “Ex Centro Carni” di Chiusi Scalo, la cui costruzione, proposta da Acea Ambiente, è condizionata dall’esito dell’inchiesta pubblica prevista nelle prossime settimane in Regione.
Si tratta di una questione complessa, poiché pone al centro del dibattito, da un lato, l’opportunità di sfruttare un ampio terreno per implementare una tecnologia in grado di trattare le acque di scarico urbane pari a quelle prodotte in tutta la Toscana, dall’altro la comprensibile preoccupazione della popolazione di veder deturpato il luogo in cui vive.Enti, cittadini e investitori sono le parti interessate coinvolte in questa vicenda, che ha avuto inizio nell’autunno 2017. Risale infatti a quel 27 settembre la pubblicazione, da parte del Comune di Chiusi, del bando di gara per la vendita del complesso immobiliare di circa 80.000 mq, situato in località Le Biffe, al confine tra Umbria e Toscana. Unico potenziale acquirente a presentare la propria proposta è stata la società Acea, che per 2.525.000,00 euro si è aggiudicata l’area, ritenuta strategica per il proprio piano di investimenti.
La società in questione si presenta – si legge dagli atti – come impegnata, nelle regioni di Lazio e Toscana, nella depurazione delle acque reflue urbane e nel perseguimento di tecnologie mirate alla cosiddetta “chiusura del ciclo dei fanghi”. In tale prospettiva, Acea Ambiente ha manifestato il proprio interesse all’acquisto dell’area, ritenendola idonea a ospitare un nuovo impianto per il recupero di materia dai fanghi biologici, provenienti da altri centri di depurazione gestiti direttamente dal Gruppo Acea o da partecipate, annotando tra i produttori di fanghi proprio le società addette alla gestione del servizio idrico in Toscana.

Acea Ambiente avrebbe dunque pianificato un investimento dal valore complessivo di 7,4 milioni di euro, cofinanziato, per 2,3 milioni, dal Ministero dello Sviluppo Economico e dalla Regione Toscana, come si legge in un comunicato stampa del 4 novembre scorso.
Nel progetto, rientra anche l’acquisizione del depuratore di Bioecologia, situato all’interno dell’area in oggetto, che sebbene non con le più moderne tecnologie, è attualmente in funzione per trattare un totale di circa 80.000 tonnellate annue di percolato di discarica e sostanze reflue industriali.

Prospetto pubblicato sul sito della Regione Toscana

Quello proposto da Acea Ambiente è un impianto destinato al trattamento di 80.000 tonnellate all’anno di fanghi biologici, attraverso un processo di carbonizzazione idrotermale. Si tratta di una soluzione brevettata dalla società spagnola Ingelia, che sfrutta un processo termochimico per la trasformazione dei rifiuti organici.

Nel dettaglio, l’impianto risulta composto da una sezione di ricezione dei fanghi biologici, chiusa e dotata di un sistema di aspirazione e trattamento delle arie, al fine di evitare l’inquinamento olfattivo; una sezione di carbonizzazione idrotermale, dove la sostanza fangosa viene mantenuta a determinate condizioni di temperatura e pressione, per essere trasformata in una miscela da estrarre e disidratare (i reattori cilindrici che si svilupperebbero in altezza sono progettati per portare a termine questa fase del progetto).

Un’altra sezione è progettata per l’ispessimento della parte solida, che viene quindi condotta all’unità di essiccazione e pellettizzazione; sarebbero inoltre presenti un impianto termico per produrre il calore necessario al processo, un cogeneratore a gas per la produzione di energia elettrica, una stazione di controllo generale e un impianto di trattamento delle acque di processo.
Il procedimento prevede infatti che, durante la reazione, con questo metodo basato su temperatura, acqua e pressione, dalle biomasse venga estratto un bicarbone, l’hydro char, e un residuo acquoso. Per quanto riguarda il biocarbone, si tratta di una sostanza simile alla lignite che, secondo quanto riportato da Ingelia, come il fossile può essere impiegato come combustibile, ma anche nella fertilizzazione agricola o per uso industriale.

L’altro elemento ottenuto, l’acqua di processo, è da destinare alle aziende produttrici di fertilizzanti organici, come si prospetta per gli impianti previsti in Italia, o da utilizzare per l’irrigazione delle colture, come attualmente avviene per l’impianto di Valencia.
È proprio in questa città spagnola che Ingelia ha proposto il primo impianto di carbonizzazione idrotermale, il quale, in funzione dal 2013, conta due reattori e ha una capacità di 14.000 tonnellate annue di biomasse, principalmente costituite dai resti vegetali agricoli e FORSU (Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano).
Anche a Immingham, nel Regno Unito, nel 2018 è sorto in collaborazione con l’Università di Nottingham un impianto che recentemente è stato portato da uno a quattro reattori. Infine, a Piombino, è prevista l’imminente costruzione di uno stabilimento con dieci reattori, progettato per trattare 60 tonnellate di biomasse all’anno. Per quest’ultimo, la Regione Toscana si è espressa positivamente in fase di Valutazione di Impatto Ambientale, al momento in corso anche per la realizzazione dell’impianto di Chiusi (qui è possibile leggere la sintesi non tecnica del progetto realizzata dalla Regione Toscana).

La discussione sul progetto è arrivata in Regione ad aprile 2018, quando è stata approvata la mozione, firmata da Tommaso Fattori e Paolo Sarti, consiglieri del gruppo di Sì – Toscana a Sinistra, sull’avvio di un confronto aperto tra cittadini, associazioni ed esperti, al fine di verificare, attraverso il parere di enti quali Asl e Arpat, il rischio ambientale e sanitario legato alla costruzione dell’impianto. Un atto al quale, nel luglio 2019, ha fatto seguito il testo, a firma dal consigliere M5S Giacomo Giannarelli ed emendato su richiesta della vicepresidente PD Monia Monni, perché il processo di consultazione si svolgesse in forma di inchiesta pubblica. Questa si svolgerà nelle prossime settimane, dando udienza alle parti promotrici e a quelle contrarie, sino all’esito, atteso nel mese di gennaio 2020, del procedimento finalizzato al rilascio del Provvedimento Unico Regionale relativo al progetto, da parte della Regione.

Intanto, a Chiusi, approvando la delibera n.74 del 28 dicembre 2018, il consiglio comunale ha sancito il divieto di costruire sul territorio comunale “inceneritori di rifiuti; carbonizzatori; termovalorizzatori; discariche di rifiuti; nuove aziende insalubri che abbiano emissioni nocive, ad eccezione delle attività per le quali venga dimostrato, riguardo ai processi produttivi, di utilizzare la migliore tecnologia possibile per abbattere emissioni, finanche alla loro totale eliminazione“.

Il progetto con cui Acea si è aggiudicata il bando comunale, ossia quello di costruire un impianto industriale per il trattamento dei fanghi di supero provenienti dalla depurazione delle acque reflue, seppur non presentando il termine “carbonizzatore“, tuttavia non ha convinto l’opinione pubblica, che fin da subito ha manifestato incertezze, se non contrarietà.
Il Comitato Azione per il Rispetto dell’Ambiente, costituito nell’ottobre 2018 su iniziativa dei cittadini, al fine di promuovere la diffusione di informazioni sul progetto e confrontarsi sulla tematica, ha espresso varie preoccupazioni sulla pericolosità dell’impianto, che si sono tradotte nelle 2.250 firme raccolte tra i cittadini contrari alla sua costruzione. In questi mesi il Comitato si è fatto promotore di incontri, sia tra la popolazione che coinvolgendo esperti in materia di ambiente e smaltimento dei rifiuti.

L‘Associazione di salvaguardia ambientale Il Riccio ha sollevato perplessità riguardo alla costruzione dell’impianto, in relazione a problematiche sanitarie e ambientali. In particolare, all’interno della relazione elaborata dal Comitato insieme al Dottor Carlo Romagnoli, in rappresentanza dei Medici per l’Ambiente – ISDE (International Society of Doctors for Environment) Umbria, vengono esposti dei dubbi soprattutto circa la natura del prodotto ottenuto dal processo di carbonizzazione. Nel rapporto, inviato il 28 dicembre 2018 al Comune di Chiusi e alla Regione Toscana, sono state presentate spiegazioni di come l’hydro char, che è assimilabile alla lignite fossile, non sia privo di ricadute (legate principalmente al trasporto dei materiali prodotti e sull’alimentazione a metano dell’impianto) sulla qualità dell’ambiente e, di riflesso, sulla salute pubblica.

Inoltre, l’Associazione ha accusato il progetto di smentire l’intenzione di gestire i rifiuti in modo sostenibile e in un’ottica di economia circolare, in quanto il processo immetterebbe nell’atmosfera più sostanze nocive di quante ne elimini e la biolignite richiederebbe a sua volta, per essere smaltita, una fase di combustione. Data la concomitanza della discussione sul progetto di Chiusi con la costruzione dell’impianto Ingelia di Piombino, autorizzato nella misura del raggiungimento di vari obiettivi, l’Associazione ha proposto che la Regione Toscana osservasse il realizzarsi di tali requisiti nell’altro impianto, prima di dare il consenso a quello di Chiusi, trattandosi di una tecnologia sperimentale.

Sono in tanti a ritenere che un’attenta disamina delle conseguenze derivate dalla costruzione dell’impianto andasse compiuta in fase di bando, prima di vendere un’area per la quale i cittadini sono sì d’accordo su un’esigenza di riqualificazione, ma non a scapito della qualità dell’aria che respirano. Proprio nel corso dell’inchiesta pubblica, sulla quale sono accesi i riflettori anche da parte delle amministrazioni dei Comuni limitrofi, ci sarà adesso modo di confrontare i dati, verificare il tipo di impatto che l’impianto andrebbe ad avere anche sulla realtà urbana di Chiusi e avere chiarimenti, da parte di enti specializzati e competenti, circa l’entità e la pericolosità delle emissioni, fino alla decisione finale.

In una fase storica in cui tanto si discute di ambiente, di prospettive per il futuro del pianeta, quella di Chiusi assume i toni di una vicenda esemplificativa: c’è la necessità di provvedere alla gestione dei rifiuti, che spinge le aziende a dedicarsi a questo settore, e di farlo con le adeguate tecnologie, andando anche incontro a soluzioni sperimentali per le quali, se si investe, non è perché queste rimangano su carta.

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Bettolle in Rosa per il mese della prevenzione

Parafrasando – e decontestualizzando volontariamente – Gertrude Stein, verrebbe da scrivere Una rosa è una rosa è una rosa,  e proprio come una rosa, il movimento “Bettolle in Rosa” sta…

Parafrasando – e decontestualizzando volontariamente – Gertrude Stein, verrebbe da scrivere Una rosa è una rosa è una rosa,  e proprio come una rosa, il movimento “Bettolle in Rosa” sta crescendo ogni anno di più; sboccia ormai da quattro anni nel mese di ottobre, regalando, al piccolo paese della Valdichiana senese, una serie di eventi dedicati alla sensibilizzazione verso la prevenzione del tumore al seno, oltre che inanellare molte iniziative attraverso le quali l’autunno bettollino si anima, sostenuto da una nutrita partecipazione della comunità.

Non è il fiore, il riferimento del nome che il movimento ha acquisito, bensì è il colore, con il quale ormai da qualche anno i palazzi, i monumenti, le strade del paese vengono letteralmente vestiti. La prima attività che ha caratterizzato il comitato di Bettolle In Rosa nel 2016, infatti, è stata la pratica dell’urban knitting: in poche settimane sono stati prodotti 280 quadrati di lana in tonalità rosa, che sono andati a circondare i tronchi dei tigli che perimetrano la carreggiata di Viale delle Rimembranze, le panchine, i lampioni, i cartelli stradali. Da quell’ottobre, il Rosa persistente e pervasivo di Bettolle, diventa il colore della prevenzione, il gesto cromatico che sensibilizza la prevenzione del tumore al seno.

Dall’anno successivo la pratica diventa il contorno di attività specifiche, con convegni, incontri, occasioni di prevenzioni, con screening gratuiti e musica; nel 2018, infatti, viene organizzato il primo Concerto in Rosa – del quale la nostra testata è partner – ed anche una lotteria interna, che ha permesso di donare al reparto di oncologia degli Ospedali Riuniti Valdichiana di Nottola, 1830.00 euro, destinati al supporto psicologico ai diagnosticati.

«Il 2019 ha visto un arredo urbano molto allargato, ad esempio con la decorazione dell’acquedotto molto visibile da lontano» Afferma Rita Reggidori – una delle principali attiviste del gruppo di lavoro Bettolle in Rosa – felice dell’incremento numerico delle donne coinvolte nelle pratiche del comitato «Quest’anno anche un gruppo di donne di Guazzino si è attivato e stanno fattivamente collaborando: infatti il rosa ha coperto anche i giardini di Guazzino, fino ad arrivare all’Auser di Sinalunga. Il comune di Torrita di Siena, inoltre, ci ha contattate per partecipare a un convegno informativo, con varie associazioni del territorio, per il giorno 28 ottobre. Siamo felici che Bettolle in Rosa sia stata una scintilla che sta accendendo la sensibilità anche delle comunità vicine».

L’apertura dell evento 2019 è stata la Passeggiata in Rosa, il 5 ottobre, con partenza da Bettolle ed arrivo a Sinalunga, per un percorso di circa 6 Km, che ha visto la partecipazione di quasi 200 persone. Le attività di quest’anno si caratterizzano anche per le importantissime collaborazioni dell’Altletica di Sinalunga, del gruppo Nordik di Lucignano, i circoli Auser di Bettolle e Sinalunga, la Misericordia, l’amministrazione comunale e la Polizia Municipale.

«Tra le tante attività del 2019 ricordiamo gli screening gratuiti presso la Farmacia 2 di Sinalunga, il 18 ottobre il 2° concerto in Rosa, al Tjmory Pub e infine, il 20 ottobre il pranzo all’Auser Bettolle, come conclusione dell’evento». Continua Rita Reggidori, «L’obiettivo anche quest’anno rimane quello di poter sostenere il supporto psicologico nel reparto oncologia dell’ospedale di nottola, magari superando la cifra del 2018».

«Bettolle in rosa è un gruppo, un team di 7 donne che ne coordinano circa altre 60/70 per i manufatti, gli addobbi e tutto l’aiuto nella manifestazione. Non siamo un’associazione e ci tengo a ringraziare la Proloco che anche quest’anno, insieme all’amministrazione comunale, ci ha dato la possibilità di creare l’evento»

All’interno del ciclo di eventi di Bettolle in Rosa, torna anche il “Concerto in Rosa”: venerdì 18 ottobre 2019 a partire dalle ore 22, la seconda edizione del concertone autunnale a ingresso gratuito si terrà al Tjmory Pub e vedrà alternarsi una serie di voci femminili della Valdichiana accompagnate dalle band locali. Le offerte raccolte durante la serata verranno devolute all’ospedale di Nottola, per supporto psicologico oncologico.

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“Dillo a me”: a Chiusi apre un punto di ascolto per chi soffre di dipendenze

È nato a Chiusi il Punto di Ascolto “Dillo a me”, uno spazio dove le persone che soffrono di dipendenze possono aprirsi, parlare delle loro problematiche e trovare la strada…

È nato a Chiusi il Punto di Ascolto “Dillo a me, uno spazio dove le persone che soffrono di dipendenze possono aprirsi, parlare delle loro problematiche e trovare la strada verso la terapia. La presentazione del nuovo punto di ascolto era avvenuta lo scorso 21 settembre con un convegno dal titolo “Liberi dalle dipendenze” presso la sala conferenze San Francesco di Chiusi.

L’iniziativa è stata promossa dall’Associazione degli Anziani (A.D.A.) della provincia di Siena con l’intento di sensibilizzare e offrire un punto di riferimento per tutta la popolazione sulla tematica delle dipendenze. L’apertura dello spazio è la fase conclusiva di un percorso di contrasto alle dipendenze iniziato dal Comune della Città di Chiusi nel luglio 2018 portato avanti tramite convegni e incontri sulla tematica in collaborazione con il SERD della Zona Amiata Val d’Orcia e Valdichiana Senese. Ed è stata proprio l’A.D.A. a volere fortemente la creazione di un Punto di Ascolto sulle dipendenze dopo aver rilevato nella comunità il bisogno di aprirsi e affrontare una tematica così delicata.

Il servizio, completamente gratuito e attentissimo alla riservatezza della privacy di chi vi si rivolge, si è ufficialmente attivato nella prima settimana di ottobre. La presidente Nellina Quitti ha sottolineato l’importanza di dare ascolto alle necessità di chi soffre di dipendenze: «In generale sono situazioni molto difficili. Il problema non si limita alla complicata decisione di riconoscersi in difficoltà, ma si allarga al disagio della richiesta di aiuto. Aprirsi o confidarsi a degli estranei può sembrare un muro insormontabile. Ma la certezza è che una volta abbattuto questo ostacolo, la condivisione delle proprie esperienze risulterà molto più semplice e indirizzata verso la soluzione».

Al Punto di Ascolto lavorerà il personale formato direttamente dal SERD di Chianciano al quale si aggiunge il Dottor Becattini, un esperto psichiatra.

«Vorremmo che da noi si rivolgessero tutte quelle persone che soffrono a causa di dipendenze» ha dichiarato la presidente Quitti «siamo pronti ad ascoltare le loro storie, le loro difficoltà, le loro paure e le loro debolezze. Quello che voglio dimostrare è che con l’aiuto giusto si può uscire da certi tunnel che possono sembrare infiniti. Vorremmo dare speranza a tante persone».

Soltanto nella zona di Chiusi, secondo l’A.D.A., ci sono molte persone affette da dipendenze: giovani, adulti e anche anziani. La dipendenza da sostanze stupefacenti e quella da alcol sono ormai diventate una piaga tra i giovani, che oltretutto stanno cadendo vittime della ludopatia, convinti di trovare fortuna e una soluzione alla loro condizione di indigenza.

«Ci vuole coraggio sia da parte di chi soffre, che da parte delle istituzioni. Bisogna far venire allo scoperto chi soffre» ha continuato Nellina Quitti. «Il nostro vuole essere un punto d’ascolto per dubbi e informazioni, e uno strumento per tutti, operatori del settore e cittadini. Sarà quindi un’esperienza di prevenzione, di contatto con il territorio e di analisi, perché le dipendenze non devono essere solo curate».

Il Punto di Ascolto “Dillo a me” si trova nella Sede operativa dell’Associazione A.D.A. in Via Cassia Aurelia I, 88/90, Chiusi stazione aperto il primo e l’ultimo sabato del mese dalle 10:30 alle 12:30 e il secondo e terzo mercoledì del mese dalle 17:30 alle 19:00. Per maggiori informazioni è possibile contattare la segreteria organizzativa dell’associazione al numero 0578/226644.

Il convegno di presentazione del punto di ascolto a Chiusi

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Settimana Foianese: l’ANPI incontra gli studenti delle scuole medie

Da venerdì 20 fino a domenica 29 settembre si è svolta la Settimana foianese, organizzata dalla Pro Loco di Foiano della Chiana in collaborazione con il Comune e le associazioni…

Da venerdì 20 fino a domenica 29 settembre si è svolta la Settimana foianese, organizzata dalla Pro Loco di Foiano della Chiana in collaborazione con il Comune e le associazioni cittadine. Dieci giorni di iniziative culturali, culinarie, artistiche e sportive che hanno messo in luce le eccellenze chianine e foianesi. Le prime edizioni erano caratterizzate dagli artigiani locali che prendevano il loro spazio nei fondi del centro storico per esporre i propri prodotti e le loro opere; nel corso del tempo l’evento si è arricchito di occasioni di intrattenimento e di conoscenza, per vivere pienamente il borgo foianese. “Saperi e Sapori” è il nuovo nome che è stato dato a questa manifestazione che per dieci giorni ha riempito il centro storico del paese di musica, concerti, eventi, conferenze, laboratori e spettacoli

Nell’ambito di questa ricca serie di eventi è stata avviata una collaborazione tra l’Istituto Omnicomprensivo Guido Marcelli e la sezione locale dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), che si è concretizzata nella visita guidata all’Istituto storico dell’Antifascismo e della Resistenza in Valdichiana “Bernardo Melacci”. Gli studenti delle scuole medie hanno quindi avuto l’opportunità di visitare il centro di documentazione e l’archivio storico, che contiene un patrimonio documentario e bibliografico  che ha lo scopo di conservare per le future generazioni e per tutti gli studiosi le testimonianze del periodo della Resistenza.

L’enorme valore storico e culturale dell’Archivio di Piazza Cavour è stato mostrato ai giovani studenti degli ultimi anni delle scuole secondarie che si stanno avviando allo studio della Seconda guerra mondiale e della Lotta di liberazione nazionale. Ai ragazzi e alle ragazze è stata illustrata la storia dell’Istituto ed è stato spiegato loro il metodo di indagine impiegato dai ricercatori per la raccolta delle fonti. Hanno potuto toccare e maneggiare gli strumenti utilizzati da Ezio Raspanti, fondatore dell’Archivio, per la raccolta delle testimonianze e, infine, hanno esaminato alcuni dei risultati della ricerca, conservati all’interno dei fascicoli tematici.

A partire dagli anni Settanta l’Istituto storico ha promosso studi e ricerche che hanno messo in rilievo l’importanza della guerra partigiana tramite la raccolta delle testimonianze dirette di quegli avvenimenti e di materiale documentario sull’Antifascismo e la Resistenza toscana e della Valdichiana in particolare. Le fonti raccolte permettono anche di avere un quadro chiarissimo delle classi subalterne e del movimento contadino e operaio dall’inizio del Ventesimo secolo.

Mariangela Raspanti, Presidente dell’ANPI sez. Foiano della Chiana, si è detta «enormemente soddisfatta dall’opportunità che si è creata grazie alla volontà della Dirigente scolastica Anna Bernardini e quella della professoressa Laura Paolini. L’importanza di far conoscere la storia locale e nazionale ai ragazzi in maniera così approfondita e l’opportunità di parlare loro del metodo scientifico che sta alla base della ricerca storica è stata un’occasione formativa molto importante, che sicuramente andrà ad arricchire il loro bagaglio culturale. Ci terrei molto a ringraziare anche il Presidente della Pro Loco di Foiano, Luca Posani, per l’impegno che mette nel valorizzare le nostre eccellenze».

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Migrante in fuga dalla morte – La storia di Ibrahim, uno dei ragazzi di Don Biancalani

Tra i tanti giovani che Don Massimo Biancalani, parroco di Vicofaro, ha accolto nella sua parrocchia c’è Ibrahim. Ha 19 anni e viene dal Gambia, una striscia di terra inghiottita…

Tra i tanti giovani che Don Massimo Biancalani, parroco di Vicofaro, ha accolto nella sua parrocchia c’è Ibrahim. Ha 19 anni e viene dal Gambia, una striscia di terra inghiottita dal Senegal. Insieme a Don Biancalani, che accompagna nelle uscite pubbliche, sono ospiti alla Seconda edizione della Festa della Costituzione, organizzata dall’ANPI Valdichiana nel centro storico di Chiusi. Una cascata di treccine sottili gli esce dal cappello rosso che porta rialzato sulla testa, come i rapper e ricambia ai saluti con una stretta di mano e un simpatico sorriso bianco.

Piazza del Duomo è piena. Tra gli spettatori ci sono tantissimi giovani studenti delle scuole superiori. Dal palco, con il microfono che impugna ormai con disinvoltura, Ibrahim inizia il racconto della sua vita. Sui presenti cala subito un silenzio impressionante. Si sente solo la voce del ragazzo che esce amplificata dalle casse e qualche uccellino che riempie le pause tra una parola e l’altra. Ibrahim potrebbe benissimo trovarsi al posto di uno dei suoi coetanei seduti di fronte a lui, ma il destino gli ha impedito di godersi lo spettacolo.

Mio padre ha sposato due donne” comincia “perché la mia mamma non riusciva a dargli più di due figli. La seconda moglie, invece, ne ha fatti 5”. Tutti quanti vivevano sotto lo stesso tetto, ma tra le donne si crearono subito conflitti. “Il babbo lavorava ogni giorno fino a notte e la mamma andava a vendere verdura al mercato. L’altra moglie rimaneva sempre a casa e quando, con mio fratello più piccolo, tornavamo da scuola ci maltrattava”.

Quando Ibrahim ha soli 9 anni il padre muore e le due donne si dividono. Da allora si è sempre trattato di sopravvivere: andare a scuola, vendere verdure al mercato, restare in vita. “È stato difficile per la mamma rimasta sola pagare la scuola a me e mio fratello. Piangeva sempre. Piangeva ogni giorno. Dopo scuola la aiutavamo a vendere verdure, ma i soldi non bastavano”.

Fu per aiutare la mamma e il fratello che Ibrah prese la decisione di abbandonare la scuola: “me ne andavo in giro a cercare lavoretti. Volevo che mia mamma smettesse di piangere”. Ha lavorato alle pulizie, come meccanico e per due anni è stato cresciuto da un sarto, amico del padre, che gli garantiva un po’ di stabilità. Ma la tranquillità durò poco, perché anche quest’uomo se ne andò prematuramente.

Sono tornato sulla strada, ma nel 2014 ho trovato da lavorare come parrucchiere. Avevo 14 anni. I soldi però non bastavano, perché la mamma non guadagnava abbastanza e il mio fratellino doveva andare a scuola e la scuola costa tanto”. Ibrah ha tentato più volte di proporre alla madre di lasciare il paese per trovare maggiore fortuna, ma lei glielo vietava sempre.

Una notte scappai di casa e riuscii ad arrivare in Senegal. La mamma era disperata e voleva che tornassi, ma io ero intenzionato ad aiutarla. Cambiai la sim del telefono così non poteva più chiamarmi e io non ero tentato di ritornare da lei”. In totale è rimasto in Senegal 5 mesi, durante i quali ha lavorato come parrucchiere. Insieme ad altri amici migranti si è poi spostato in Mali, ma anche qui la situazione che trova è critica. Allora decide di raggiungere il Burkina Faso, dove però trova guerra, devastazione e morte. Nonostante i militari lo blocchino riesce comunque a entrare. Ma la paura lo spinge a fuggire di nuovo, stavolta in Niger.

È un paese molto più povero della Gambia e sono finito subito in mezzo alla strada. Dormivo al mercato, per terra, nei parcheggi. Mendicavo del cibo ogni giorno, fino a quando ho incontrato un uomo che mi ha portato a casa dalla sua famiglia dopo aver sentito la mia storia; mi lava e mi veste con vestiti nuovi; mi dice che in Niger non c’è speranza. Quest’uomo mi ha aiutato ancora una volta pagandomi il viaggio per attraversare il deserto e raggiungere la Libia”.

Insieme ad altre 40 persone Ibrahim è stato caricato in un pickup alle porte del deserto sud-sahariano con una bottiglietta d’acqua e un pacco di biscotti. Sarebbero dovuti durare 4 giorni. Il tempo necessario per attraversare il deserto o morire di stenti provandoci.

Ci hanno scaricati in una stalla. Era come una prigione: non potevamo neanche uscire per comprare il cibo e cercare lavoro. Ci sfamavano una volta al giorno, quando se lo ricordavano. Ci picchiavano e venivano a portarci a lavorare solo quando c’era richiesta di manovalanza e non sempre ci pagavano. Un giorno cercavano dei sarti, ma io avevo troppa paura per alzare la mano, perché vedevo i miei compagni tornare la notte con ferite e lividi. Ma non avevo scelta, avevo bisogno di soldi e alla fine ho deciso di accettare il lavoro”. Per sua fortuna il padrone della sartoria non si rivelerà un uomo violento.

Ogni mattina mi veniva a prendere nella stalla e mi riaccompagnava la sera. Un giorno mi pagò il taxi per andare al lavoro, perché lui non si sentiva bene. Nel tragitto, però, alcuni ragazzini libici armati di mitra mi rapirono e mi portarono in un carcere. Là dentro ho visto una vita che non avrei mai immaginato. Ho sofferto tanto nei due mesi in cui sono rimasto rinchiuso. Le guardie mi picchiavano, chiedevano soldi alle nostre famiglie come riscatto mentre ci torturavano”.

Insieme ad altri Ibrah partecipò a una fuga rischiando tutto. “I militari ci sparavano e c’erano tanti morti e tanto sangue. Io non sapevo dove andare se non dal sarto che mi aveva dato lavoro, ma anche lui era preoccupato, perché mi stava cercando la polizia. Allora mi ha portato al mare per attraversarlo e arrivare in Italia. Sulla spiaggia c’erano altre 250 persone. Andate a morire ci dicevano quelli che riempivano i gommoni. Io non sapevo neanche cosa stesse succedendo. Ero ignorante. Avevo paura”.

La storia e la vita di Ibrahim sono cambiate nel momento in cui la nostra guardia costiera lo salvò portandolo a Napoli e da lì a Pistoia da Don Massimo Biancalani. “Qui ho imparato la lingua e ho continuato a studiare”. L’intervento lo conclude rivolgendosi direttamente ai ragazzi delle scuole superiori, seduti a pochi metri da lui:

Ricordatevi che ognuno di noi ha dei sogni e abbiamo lasciato il nostro paese e le nostre famiglie per motivi diversi e bruttissimi; abbiamo rischiato la nostra vita e siamo stati torturati, perché cercavamo un futuro migliore per noi e per le nostre famiglie; siamo scappati dalla fame e dalla guerra. Quindi, prima di giudicarci, ascoltate le nostre storie. Così è meglio”.

Mentre ospiti, volontari e pubblico si incamminano per le stradine di Chiusi in cerca di ristoranti per pranzare, io mi trattengo per una chiacchierata con Ibrah.

Cosa hai messo nello zainetto la notte in cui sei partito?

Solo un pantalone, una maglia e il cellulare. Avevo solo questo quando sono partito per il Senegal.

Adesso cosa fai oltre a studiare?

Faccio il parrucchiere, ma non ho un contratto stabile; lavoro a chiamata e faccio solo tagli per uomo: sto facendo i corsi per imparare a tagliare i capelli alle donne. Faccio anche sartoria nella parrocchia: cucio i vestiti di Don Massimo e dei bambini della comunione.

Tu sei musulmano e vivi nella parrocchia di un prete cattolico. Com’è far convivere queste due religioni?

Noi siamo lì come una grande famiglia. Non ci distinguiamo in base alla religione: ci sentiamo tutti esseri umani, fratelli. Nella parrocchia di Massimo non conta la religione; conta il cervello e la persona, cosa pensa e cosa fa. Tra l’altro anche i musulmani credono in Gesù: noi lo chiamiamo Isa ed è un profeta. Questo riduce ancora di più le differenze all’interno della parrocchia. Come ha detto Massimo dobbiamo vivere come persone, non ha senso dire io sono del Gambia, io della Nigeria.

Avete dei compiti in parrocchia?

Sì, io cucio per esempio. Abbiamo avuto una pizzeria e facevamo corsi di cucina. Un po’ di tempo fa, però, abbiamo dovuto chiudere, ma vogliamo rifarla ancora. Inoltre, aiutiamo Massimo con le traduzioni e l’accoglienza quando arrivano ragazzi nuovi. E poi lo accompagniamo quando parla in pubblico.

So che giochi a pallone

Sì, la mia squadra sta facendo un bel campionato e stasera abbiamo le semifinali.

Chi è il tuo calciatore preferito?

Toni Kroos del Real Madrid, perché fa il centrocampista come me

E in Italia chi ti piace?

Mi piace tanto Dybala

Il tuo futuro come lo vedi? Hai un sogno?

Voglio vivere una vita serena e aiutare la mamma. Il mio sogno è fare l’università, studiare e diventare psicologo: per capire come mai ad alcuni la testa non funziona…

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Speciale elezioni: i risultati di comunali ed europee per la Valdichiana

Lo scrutinio dei seggi avvenuto nel pomeriggio di lunedì 27 maggio ha restituito il risultato delle elezioni amministrative che si sono svolte in tanti comuni della Valdichiana senese e aretina….

Lo scrutinio dei seggi avvenuto nel pomeriggio di lunedì 27 maggio ha restituito il risultato delle elezioni amministrative che si sono svolte in tanti comuni della Valdichiana senese e aretina. In concomitanza con il rinnovo del parlamento europeo, infatti, anche undici municipi sono stati coinvolti nel voto per l’avvicendamento delle amministrazioni in carico dal 2014.

Per comune, di seguito vengono esposti i dati delle elezioni amministrative, riferiti ad ogni lista e candidato e quelli delle europee, in termini di percentuali di consenso.

Castiglion Fiorentino

Voti
5373 Mario Agnelli – Libera Castiglioni
1084 Rossano Gallorini – Città al centro
709 Luca Casagni – Castiglioni nel cuore
331 Giuseppe Mazzoli – Partito Comunista dei Lavoratori
Elettori 10.641
Votanti 7.748 (72,81%)
Schede nulle 134
Schede bianche 117
La lista Libera Castiglioni ha ottenuto il 71,67% dei voti, consentendo a Mario Agnelli di divenire sindaco anche per i prossimi cinque anni; Città al centro, lista civica presentata da Rossano Gallorini, ha ottenuto il 14,46% dei voti; Castiglioni nel cuore, capeggiata da Luca Casagni e sostenuta dal Centrosinistra il 9,46%; la lista del Partito Comunista dei Lavoratori, con Giuseppe Mazzoli, ha incassato il 4,42%.

Elezioni europee

Lega: 41,68%; PD: 22,47%; Movimento 5 Stelle: 10,99%; Forza Italia: 9,67%; Fratelli d’Italia: 6,39%; +Europa: 1,85%; Europa Verde: 1,65%; Partito Comunista: 1,39%; La Sinistra: 1,10%; Casapound: 1,05%; Partito animalista: 0,73%; Popolo della famiglia: 0,41%; Forza Nuova: 0,23%; Popolari per l’Italia: 0,20%; Partito Pirata: 0,18%.

 

Cetona

Elezioni comunali

Voti
807 Roberto Cottini – Centrosinistra Progetto Comune
668 Antonello Niccolucci – Cetona Piazze un sogno necessario
Elettori 2.138
Votanti 1.539 (71,98%)
Schede nulle 40
Schede bianche 24
Roberto Cottini, a capo della lista Centrosinistra Progetto Comune si è imposto con il 54,71% dei voti sulla lista di Antonello Niccolucci, Cetona Piazze un sogno necessario (45,29%).

Elezioni europee

PD: 39,17%; Lega: 33,09%; Movimento 5 Stelle: 8,25%; Fratelli d’Italia: 4,67%; Forza Italia: 4,19%; Partito Comunista: 3,52%; La Sinistra: 2,10%; +Europa: 1,89%; Europa Verde: 1,49%; Partito animalista: 0,47%; Casapound: 0,41%; Popolo della famiglia: 0,34%; Partito Pirata: 0,27%; Popolari per l’Italia: 0,07%; Forza Nuova: 0,07%.

 

Chianciano Terme

Elezioni comunali

Voti
2174 Andrea Marchetti – Punto e a capo
1230 Paolo Piccinelli – Insieme per Chianciano
166 Nicola Bettollini – Partito Comunista
Elettori 5.497
Votanti 3.763 (68,46%)
Schede nulle 104
Schede bianche 88
Riconfermato per il secondo mandato Andrea Marchetti, esponente della lista Punto e a capo, che con il 60,90% ha conquistato la maggioranza dei voti rispetto alle liste Insieme per Chianciano Terme di Paolo Piccinelli (34,45%) e a quella del Partito Comunista di Nicola Bettollini (4,65%).

Elezioni europee

PD: 33,31%; Lega: 28,64%; Movimento 5 Stelle: 14,36%; Fratelli d’Italia: 6,33%; Forza Italia: 5,94%; Europa Verde: 2,75%; Partito Comunista: 2,42%; +Europa: 2,42%; La Sinistra: 1,69%; Partito animalista: 1,08%; Partito Pirata: 0,42%; Casapound: 0,39%; Forza Nuova: 0,11%; Popolo della famiglia: 0,39%; Popolari per l’Italia: 0,11%.

 

Cortona

Elezioni comunali

Voti (1° turno)
5741 Andrea Bernardini – Cortona per Bernardini, Uniti per Cortona, Cortona Civica
5348 Luciano Meoni –  Fratelli d’Italia, Alleanza per Cortona, Futuro per Cortona, Forza Italia e Lega
918 Luca Donzelli Movimento 5 Stelle
375 Mauro Turenci Cortona Patria Nostra
Elettori 18.055
Votanti 12.884 (71,36%)
Schede nulle 319
Schede bianche 183
L’appuntamento per conoscere la prossima amministrazione è rimandato al 9 giugno, quando si svolgerà il secondo turno delle votazioni. I candidati ammessi al ballottaggio sono Andrea Bernardini che, sostenuto dalle liste di Centro Sinistra, ha totalizzato il 46,37% e Luciano Meoni, appoggiato dalle liste di Centro Destra, con cui ha raggiunto il 43,19%. Luca Donzelli del Movimento 5 Stelle ha conquistato il 7,41% e, infine, la lista di Mauro Turenci Cortona Patria Nostra il 3,03%.

Voti (2° turno – ballottaggio)
6024 Luciano Meoni – 51,70 %
5627 Andrea Bernardini – 48,30%
Elettori 18.055
Votanti 11.854 (65,65%)
Schede nulle 134
Schede bianche 68
Prima storica vittoria del centrodestra con il ballottaggio di domenica 9 giugno, con Luciano Meoni che ribalta lo svantaggio del primo turno e diventa Sindaco del Comune di Cortona.

Elezioni europee

Lega: 37,84%; PD: 31,02%; Movimento 5 Stelle: 9,57%; Forza Italia: 7,16%; Fratelli d’Italia: 6,52%; +Europa: 1,92%; Partito Comunista: 1,47%; La Sinistra: 1,36%; Europa Verde: 1,30%; Partito animalista: 0,62%; Casapound: 0,51%; Popolo della famiglia: 0,26%; Popolari d’Italia: 0,19%; Partito Pirata: 0,18%; Forza Nuova: 0,09%.

 

Foiano della Chiana

Elezioni comunali

Voti
2591 Francesco Sonnati – Foiano Insieme
1260 Gianluca Mencucci – Foiano Ora
735 Serena Ricci – Movimento 5 Stelle
Elettori 7.293
Votanti 4.797 (65,78%)
Schede nulle 97
Schede bianche 114
Sarà alla guida del comune anche per i prossimi cinque anni Francesco Sonnati, che a capo della lista civica sostenuta dal Centro Sinistra, Foiano Insieme ha superato con il 56,70% dei voti la lista Foiano Ora di Gianluca Mencucci, al 27,47% e quella del Movimento 5 Stelle, presentata da Serena Ricci (16,03%).

Elezioni europee

Lega: 35,73%; PD: 30,02%; Movimento 5 Stelle: 13,51%; Forza Italia: 7,30%; Fratelli d’Italia: 5,29%; +Europa: 1,75%; Europa Verde: 1,57%; Partito Comunista: 1,49%; La Sinistra: 1,18%; Partito animalista: 0,66%; Casapound: 0,44%; Forza Nuova: 0,33%; Partito Pirata: 0,28%; Popolo della famiglia: 0,28%; Popolari per l’Italia: 0,15%.


Lucignano

Elezioni comunali

Voti
1396 Roberta Casini – Patto per Lucignano
479 Marcello Cartocci – Insieme per Lucignano
Elettori 3.036
Votanti 2.119 (69,80%)
Schede nulle 136
Schede bianche 108
Proseguirà con il secondo mandato Roberta Casini, giunta al voto con la lista Patto per Lucignano che ha incassato il 74,45%, contro il 25,55% raggiunto dalla lista Insieme per Lucignano di Marcello Cartocci.

Elezioni europee

Lega: 39,68%; PD: 28,64%; Movimento 5 Stelle: 11,29%; Forza Italia: 6,38%; Fratelli d’Italia: 5,36%; Europa Verde: 2,2%; +Europa: 1,77%; La Sinistra: 1,57%; Partito Comunista: 1,21%; Partito animalista: 0,56%; Casapound: 0,40%; Popolo della famiglia: 0,40%; Partito Pirata: 0,30%; Forza Nuova: 0,30%; Popolari per l’Italia: 0,10%.

 

Marciano della Chiana

Elezioni Comunali

Voti
983 Maria De Palma – Insieme per il bene comune
933 Massimo Salvadori – Si cambia!
Elettori 2.743
Votanti 2.011 (73,31%)
Schede nulle 58
Schede bianche 37
Il duello tra le liste civiche Si cambia! Di Massimo Salvadori e Insieme per il bene comune, di Maria De Palma, se l’è aggiudicato quest’ultima, riportando il 51,30% dei voti totali e divenendo prima per un ulteriore mandato.

Elezioni europee

Lega: 40,97%; PD: 24,97%; Movimento 5 Stelle: 12,82%; Forza Italia: 7,89%; Fratelli d’Italia: 6,18%; +Europa: 1,56%; Partito Comunista: 1,51%; Europa Verde: 1,19%; La Sinistra: 1,14%; Casapound: 0,47%; Partito Pirata: 0,36%; Partito animalista: 0,36%; Forza Italia: 0,26%; Popolo della famiglia: 0,26%; Popolari per l’Italia: 0,05%.


Montepulciano

Elezioni comunali

Voti
4.093 Michele Angiolini – Centrosinistra per Montepulciano
1.970 Gianfranco Maccarone – Centrodestra per Montepulciano
855 Mauro Bianchi – Movimento 5 Stelle
366 Alberto Biagi –  Partito Comunista
Elettori 11.179
Votanti 7.574 (67,75%)
Schede nulle 124
Schede bianche 165
Michele Angiolini, a guida della lista di Centrosinistra per Montepulciano è il nuovo sindaco, avendo ottenuto il 56,19% dei voti, contro il 27,05% di Gianfranco Maccarone, esponente della coalizione di Centrodestra; l’11,74% di Mauro Bianchi del Movimento 5 Stelle; il 5,02% di Alberto Biagi con il Partito Comunista.

Elezioni europee

PD: 34,89%; Lega: 29,46%; Movimento 5 Stelle: 13,66%; Forza Italia: 5,58%; Fratelli d’Italia: 4,73%; Partito Comunista: 2,81%; +Europa: 2,71%; La Sinistra: 2,25%; Europa Verde: 2,09%; Partito animalista: 0,60%; Casapound: 0,36%; Popolo della famiglia: 0,31%; Partito Pirata: 0,27%; Popolari per l’Italia: 0,22%; Forza Nuova 0,05%.

 

San Casciano dei Bagni

Elezioni comunali

Voti
787 Agnese Carletti – Scelgo San Casciano
156 Carlo Trioli – Acqua e Terra
Elettori 1.302
Votanti 1.014 (77,88%)
Schede nulle 39
Schede bianche 32
Agnese Carletti, con la lista Scelgo San Casciano per il Centrosinistra, è stata confermata a guida dell’amministrazione, vincendo con l’83,46% dei voti su Carlo Trioli e la sua lista sostenuta da Lega e Fratelli d’Italia Acqua e Terra.

Elezioni europee

PD: 39,53%; Lega: 31,27%; Movimento 5 Stelle: 9,08%; Forza Italia: 6,19%; Fratelli d’Italia: 4,33%; Partito Comunista: 3,72%; La Sinistra: 2,17%; +Europa: 1,24%; Europa Verde: 1,03%; Partito animalista: 0,93%; Casapound: 0,21%; Popolari per l’Italia: 0,21%; Partito Pirata: 0,10%.

 

Sinalunga

Elezioni comunali

Voti
3244 Edo Zacchei – Centrosinistra per Sinalunga
2050 Marcella Biribò – Sinalunga si rinnova
775 Angelina Rappuoli – Angelina per Sinalunga
Elettori 10.053
Votanti 6.634 (65,99%)
Schede nulle 312
Schede bianche 253
Con il 53,45% dei voti, Edo Zacchei della lista Centrosinistra per Sinalunga, è stato eletto sindaco anteponendosi a Marcella Biribò, che con la lista Sinalunga si rinnova ha ottenuto il 33,78%, e ad Angelina Rappuoli, a capo di Angelina per Sinalunga (12,77%).

Elezioni europee

PD: 33,55%; Lega: 33,39%; Movimento 5 Stelle: 11,87%; Forza Italia: 15,71%; Fratelli d’Italia: 5,38%; +Europa: 2,37%; Partito Comunista: 2,15%; Europa Verde: 2,13%; La Sinistra: 1,33%; Partito animalista: 0,58%; Popolo della famiglia: 0,47%; Casapound: 0,46%; Popolari per l’Italia: 0,24%; Partito Pirata: 0,22%; Forza Nuova: 0,14%.

 

Torrita di Siena

Elezioni comunali

Voti
2288 Giacomo Grazi – Centrosinistra per Torrita di Siena
1323 Michela Contemori – Torrita bene comune
453 Lorenzo Vestri – Vestri sindaco
Elettori 5.832
Votanti 4.251 (72,89%)
Schede nulle 104
Schede bianche 75
Si è riaffermato per il secondo mandato Giacomo Grazi, esponente della coalizione di Centrosinistra, che con il 56,30% dei voti si è imposto sul 32,55% ottenuto da Michela Contemori della lista civica Torrita Bene Comune e sull’11,15% di Lorenzo Vestri per la Lega.

Elezioni europee

PD: 40,38%; Lega: 27,70%; Movimento 5 Stelle: 12,80%; Forza Italia: 4,99%; Fratelli d’Italia: 3,83%; +Europa: 3,43%; La Sinistra: 1,85%; Partito Comunista: 1,73%; Europa Verde: 1,36%; Partito animalista: 0,69%; Casapound: 0,37%; Popolo della famiglia: 0,32%; Forza Nuova: 0,25%; Partito Pirata: 0,22%; Popolari per l’Italia: 0,07%.

[Fonte dati: Ministero dell’Interno]

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