Antoneta Balan, una donna rumena di 42 anni, è stata barbaramente uccisa lo scorso 13 luglio a Montepulciano dal suo ex convivente. Secondo le ricostruzioni delle forze dell’ordine, l’ex compagno si è presentato a casa delle due signore che assisteva Antoneta, ha fatto irruzione nell’appartamento, ha preso un coltello dalla cucina e avrebbe inseguito la donna per poi infierire su di lei più e più volte. L’uomo ha poi gettato il coltello dalla finestra e si dato alla fuga. La donna, trasportata all’ospedale di Nottola, è stata poi trasferita d’urgenza all’ospedale di Siena, dove è morta per arresto cardiaco e per le gravi lesioni riportate al colon, al fegato e al polmone. Attualmente il suo ex convivente è in carcere in attesa di processo

Antoneta è solo una delle 83 donne che da inizio anno ad oggi sono rimaste vittime di violenza di genere, una vittima ogni tre giorni. Negli ultimi dieci anni le donne uccise in Italia sono state 1.740, di cui 1.251 (il 71,9%) in famiglia. Al femminicidio si aggiungono violenze quotidiane che sfuggono ai dati ma che, se non fermate in tempo, rischiano di fare altre vittime: sono infatti migliaia le donne molestate, perseguitate, aggredite, picchiate, sfregiate. Quasi 7 milioni, secondo i dati Istat, quelle che nel corso della propria vita hanno subito una forma di abuso. È una vera e propria strage.

La fiaccolata che si è svolta a Montepulciano il 13 ottobre scorso, organizzata dal Centro Antiviolenza Amica Donna Onlus, in collaborazione con l’Unione dei Comuni della Valdichiana Senese, non è stata solo un’occasione per ricordare Antoneta Balan, ma è stato anche un momento per riflettere sul fenomeno del femminicidio e sulla violenza di genere, problemi del quale neanche il nostro territorio è immune.

Il presidio è nato dalla volontà di aiutare le donne che hanno subito violenza, per far trovare loro il coraggio di denunciare e reagire, perché gli uomini che uccidono siano fermati e indirizzati presso i centri che agiscono contro questo atteggiamento e per far sì che la violenza non sia più il destino di molte donne, e dei minori che assistono.

Tanti i momenti di raccoglimento intervallati da letture e brani musicali, per riflettere sulla violenza di genere e sulle conseguenze che essa genera attraverso tutti i linguaggi che abbiamo a nostra disposizione, dalla letteratura alla musica, dal giornalismo alla poesia.

Assunta Bigelli, presidente del Centro Antiviolenza della Valdichiana Amica Donna Onlus, si è detta molto contenta della partecipazione all’iniziativa perché è estremamente importante tenere alta l’attenzione sul problema della violenza di genere, anche perché quando si verifica un fatto di violenza, a risentirne non è solo la famiglia della vittima o della persona coinvolta, ma è tutta la comunità.

Gessica Nisi, presidente del Centro Pari Opportunità dell’Unione dei Comuni della Valdichiana senese, ha invece spiegato come il Centro stia rivedendo tutti i suoi protocolli sulla base anche del Codice Rosa, un percorso di accesso al pronto soccorso riservato a tutte le vittime di violenza. La rete Codice Rosa è costituita da tutti i nodi che concorrono alla erogazione di risposte sanitarie, in emergenza e nell’immediata presa in carico successiva, per le diverse tipologie di vittime di violenza, mediante percorsi specifici dedicati ai diversi target. Attraverso gli organismi di governo della rete Codice Rosa viene assicurata la collaborazione ai livelli istituzionali di coordinamento e la partecipazione ai gruppi tecnici già presenti o attivati successivamente in materia.

Alla fiaccolata era presente anche la dottoressa Anna Paramstrahler, che è stata vicepresidente di Di.ReDonne in Rete contro la violenza”, la prima associazione italiana a carattere nazionale di centri antiviolenza non istituzionali e gestiti da associazioni di donne, nonché membro della Commissione sul Femminicidio al Senato. La dottoressa Paramstrahler ha spiegato come stanno lavorando in Senato per far luce su tutti i casi di femminicidio avvenuti in Italia:

“Purtroppo in Italia ancora non c’è la capacità di reagire a questo grave problema del femminicidio. Ogni donna che viene uccisa ha la sua storia e quindi per ognuna di essa si dovrebbe trovare una soluzione che sfortunatamente o non ci sono o non bastano le misure intraprese. Molte volte le donne hanno denunciato e non è stato fatto niente. Oltre al femminicidio dobbiamo anche parlare di altri tipi di violenza, violenza di genere ma anche economica, psicologica, per cui è facilmente riconducibile ad un problema culturale che deve essere la società a cambiarlo. Non servono solo le leggi, ma è necessario applicarle”.

Particolarmente toccanti i brani, interpretati da Anna Iannunzio, tratti dallo spettacolo di Serena Dandini ‘Ferite a morte. Lo sapevano tutti’. Un rapido susseguirsi di storie di donne morte, uccise per mano dei loro mariti, compagni, ex fidanzati, ma anche fratelli e padri, il movente? Condizionamenti sociali, influenze religiose, rapporto morbosi, il considerare la donna come un oggetto, la smodata possessività e la gelosia morbosa.

I brani tratti dal libro di Liliana Angheluta, una donna rumena che vive da tanti anni in Italia, ‘Ciliegie Amare’ e interpretati da Giovanna Vivarelli, hanno invece fatto riflettere  sul fenomeno migratorio delle donne rumene dal loro paese d’origine per arrivare in Italia, o in qualsiasi parte del mondo, in cerca di un futuro migliore.

Un futuro migliore e con più giustizia come quello che auspicano tutte le donne vittime di violenza, e l’intera comunità, che sia un paese, una città o una nazione intera. Per il nostro territorio ospitare un evento come quello del 13 ottobre, in cui è stata ricordata una donna morta per mano di un uomo violento, è stato un atto insolito, ma doveroso non solo per la memoria ma per urlare a gran voce che nessuno è immune alla violenza, qualsiasi essa sia.  

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