Il periodo di emergenza sanitaria che stiamo vivendo rischia di allontanare le persone e sfilacciare i legami sociali: la tenuta della comunità è tuttavia resa possibile da progetti messi in atto da una rete di istituzioni, associazioni e volontari. Oggi vi parliamo di un progetto in particolare, messo in atto dalla Proloco di Bettolle in collaborazione con la Misericordia di Sinalunga: si tratta di un’iniziativa di solidarietà per dare supporto alle famiglie in difficoltà durante i periodi di chiusura, che ha garantito viveri e beni di prima necessità. Rudi Ricci, consigliere della Proloco di Bettolle, ci racconta le principali caratteristiche di questa iniziativa, che è riuscita a creare un legame fra comunità e enti locali che ancora oggi è vivo.

Come nasce questo progetto?

“Nasce in maniera abbastanza casuale. Ho ascoltato una telefonata del governatore della Misericordia, Claudio Giardini, il quale esprimeva la difficoltà di molte famiglie a causa del lockdown appena iniziato. Gli ho subito chiesto spiegazioni e lui mi disse in maniera molto diretta che non c’erano più fondi disponibili per aiutare le famiglie bisognose. Così insieme a dei miei amici e alla Proloco di Bettole  ho deciso che fosse doveroso dare una mano affinché fosse stato possibile. Nel giro di poche ore avevamo già raccolto 500 euro in donazioni.”

L’evoluzione di un’iniziativa del genere non deve essere stata facile, sopratutto nel periodo che stavamo vivendo…

“È vero non è stato facile, ma devo dire che da un’idea così semplice è nato un qualcosa di fantastico. Alla Misericordia di Sinalunga e alla Proloco di Bettole si sono aggiunte le altre Proloco del territorio, gli enti comunali, le associazioni della zona, le contrade,  ma in particolare i cittadini che dal primo all’ultimo hanno tutti contribuito. Un grande ringraziamento va poi ai commercianti e ai proprietari dei negozi dei paesi, che non si sono mai tirati indietro, riempendo giorno dopo giorno carrelli con generi alimentari di prima necessità. Non è stato semplice, è vero, ma proprio grazie alla difficoltà abbiamo scoperto nuovamente il valore di una comunità.”

Come avete gestito gli acquisti e le consegne?

“Grazie alla Misericordia, già impegnata con il banco alimentare, siamo riusciti a partire con un’esperienza consolidata nella gestione di certi situazioni. Abbiamo potuto gestire gli spostamenti (vietati durante il lockdown) attraverso lettere di incarico che ci autorizzavano a uscire e spostarci in determinati luoghi. Andavamo a prendere le risorse nei luoghi scelti e portavamo il tutto nei punti di consegna della Misericordia. Conservavamo gli scontrini, dividevamo le merci in base all’urgenza, raccoglievamo le donazioni e poi suddividevamo il tutto in pacchi completi. Le persone che necessitavano, ma che desideravano mantenere l’anonimato, potevano poi recarsi direttamente in Chiesa.”

Un progetto che ha raggiunto grandi risultati, ma per il futuro?

“Parlando di grandi risultati, posso dire che grazie all’iniziativa e all’impegno di tutti abbiamo raccolto 3000 euro e quasi mille chili di alimenti. Siamo riusciti a ottenere anche un appoggio da parte di figure rilevanti della nostra zona, ma la cosa più importante è stato aiutare 240 famiglie circa. Per il futuro spero che si possa proseguire nel nutrire questo bellissimo legame che si è creato fra le comunità e le persone del territorio. Intanto ancora oggi, una volta a settimana, nei negozi vengono portati pacchi alimentari e si organizzano attività di sostegno verso chi ne ha più bisogno.”

Cosa la rende più fiero di questa iniziativa?

“Tengo a precisare che io ho solo avuto un’idea che è riuscita prendere forma, a concretizzarsi, solo grazie alle altre persone. Negozianti che hanno deciso di donare più del necessario, volontari che si sono messi a lavoro per garantire le consegne, cittadini che hanno deciso di aiutare il prossimo senza neanche il bisogno di sapere chi fosse. Questo è ciò che mi rende più grato, la collaborazione tra persone, il porgere una mano, un braccio o anche tutto il proprio copro di fronte ad umano in difficoltà. Grazie a questa iniziativa per un po’ sono stati cancellati scontri politici, litigi tra venditori o vicini, differenze di età o pensiero, per dare vita a una vera e propria comunità. E se ci siamo riusciti durante una pandemia mondiale perché non dovremmo riuscirci sempre?”

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Chiara Cacace

Diplomata alle Scienze Umane senza neanche essersene resa conto, ha necessitato di un anno sabbatico durante il quale ha scoperto che non può fare nulla per placare la sua volontà di scegliere sempre la via meno praticabile. Per questo aspira a fare parte del mondo dei giornalisti poiché scrivere è l’unica cosa giusta che pensa di sapere fare, ma neanche lei ci giurerebbe, quindi non illudetevi.

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