Non c’è stato bisogno di attendere fino a gennaio per conoscere l’esito della vicenda dell’impianto che la multiutility Acea Ambiente aveva progettato di costruire nell’area del centro ex-carni di Chiusi. È arrivata la settimana scorsa, infatti, la comunicazione che la società romana ha rinunciato al piano di edificare l’impianto di recupero di fanghi biologici delle acque reflue urbane presentato in fase di acquisto del terreno.

La questione aveva sin dal principio suscitato grande interesse nell’opinione pubblica, che si era quindi organizzata per portare avanti le ragioni della propria contrarietà alla costruzione dell’impianto (si vedano a tal proposito le iniziative intraprese dal Comitato Azione per il Rispetto dell’Ambiente e dall’Associazione di salvaguardia ambientale Il Riccio).
La questione era divenuta ben presto argomento di confronto anche presso le amministrazioni dei Comuni limitrofi, preoccupate delle ricadute che il progetto avrebbe potuto avere sul proprio territorio. Rispetto alla tematica ambientale, i tanti dubbi sollevati riguardavano l’impatto che la nuova costruzione avrebbe comportato in termini di qualità della vita nell’area circostante, in aggiunta a eventuali modifiche paesaggistiche e di viabilità urbana.

All’inchiesta pubblica avviata su richiesta della Regione Toscana nel mese di novembre, nelle date del 23, del 30, e quindi del 9 dicembre, le parti coinvolte sono intervenute per presentare i dettagli del progetto e chiarirne gli aspetti che avevano destato le maggiori titubanze. Questo processo era indispensabile affinché il Comune potesse decidere con consapevolezza quale direzione prendere, e soprattutto se l’impianto fosse compatibile con il divieto di costruire inceneritori, termovalorizzatori, carbonizzatori e attività a emissioni insalubri vigente da giugno 2018 sul territorio di Chiusi.

A presiedere l’inchiesta è stato chiamato, in un ruolo super partes, il dottor Alessandro Franchi (chimico farmaceutico ed esperto di prevenzione ambientale), coadiuvato da Sandra Vitolo (professoressa presso l’Università di Pisa ed esperta dei processi legati al riciclo e al riuso dei prodotti derivanti dal trattamento di rifiuti) e Cristiano Casucci (docente di chimica agraria, forestale e biochimica all’Università di Ancona ed esperto di contaminazione del suolo da metalli pesanti e prodotti di scarto), incaricati di rappresentare rispettivamente le parti favorevole e contraria al progetto.

Nel corso delle udienze, che hanno visto una notevole affluenza, sono stati mostrati i prospetti e accolte le varie obiezioni, così come previsto dalla procedura di Valutazione Impatto Ambientale, ma non è stato possibile certificare che il progetto non presentasse aspetti negativi rilevanti.
A dimostrarlo è la lettera inviata ad Acea il 27 novembre, nella quale il Comune di Chiusi proponeva il ritiro del progetto iniziale, per sostituirlo con un impianto fotovoltaico. Una soluzione alternativa che avrebbe consentito ad Acea di sfruttare il terreno acquistato, laddove molto probabilmente né l’inchiesta pubblica, né l’amministrazione comunale, avrebbero approvato la costruzione del carbonizzatore.

Così, la sera del 13 dicembre, Acea ha comunicato la decisione di ritirare il progetto, difatti ponendo fine all’iter che altrimenti sarebbe dipeso dal contenuto della relazione del presidente dell’inchiesta, prevista per il prossimo 11 gennaio. Il direttore generale di Acea Giovanni Vivarelli ha dichiarato di aver preso atto che il progetto, seppure ritenuto valido dalla società, non è riuscito a convincere l’opinione pubblica. Le aspre polemiche sorte attorno al tema hanno spinto la società a disporne l’immediato ritiro, fermo restando la disponibilità alla riqualificazione dell’impianto già presente nell’area acquistata.
La risoluzione è stata accolta con compiacimento dal sindaco di Chiusi, Juri Bettollini, come pure dalle amministrazioni che nelle scorse settimane non avevano mancato di esprimere le proprie perplessità. La stessa Unione dei Comuni, nella seduta che ha seguito le prime udienze dell’inchiesta pubblica, aveva richiesto “un adeguato percorso di trasparente condivisione e coinvolgimento delle scelte pubbliche con le popolazioni e le istituzioni interessate“, proposito che anche Vivarelli, mettendo da parte il progetto in questione, ha dichiarato di voler perseguire con Acea, al fine di concertare le prossime scelte per il territorio.

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Anita Goti
Anita Goti

Classe '94. Liceo classico, una laurea triennale in Comunicazione, lingue e culture e una magistrale in Comunicazione pubblica e giornalismo all'Università di Siena. Scrive, perché le parole sono le uniche cose che le piace mettere in ordine.

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