La cosa divertente di Pareti di Carta, il nuovo format letterario che è decollato con un notevole – e inaspettato – successo, è che le pareti reali, del luogo in cui l’evento è stato, per adesso, allestito sono di vetro, e non di carta; come ad insubordinare, forse, il pericoloso schema fisso che la concettualità del titolo impone e formalmente superarlo. Le Pareti di Carta sono sì quelle di un libro, di una brossura, ma anche quelle di una piattaforma testuale labile, trafiggibile, forse addirittura oltraggiabile. Le pareti di vetro, invece, che hanno circondato la presentazione e le letture di “Abrivado” di Alessio Cappelli, da poco uscito per i tipi Augh, sono emblemi di trasparenza, di attraversamento luminoso. In entrambi i casi le pareti non sussistono in quanto protezione, anzi, espongono i contenuti delle stanze che sono chiamate a perimetrare. Questo era l’obiettivo: abbattere non solo la quarta parete nel senso di Grotowski, ma anche tutte le altre, far intervenire il pubblico da più lati e da più fronti, fino a mescolare in maniera omogenea l’elemento degli agenti e degli spettatori.

Così è andata. Nel cubo di vetro, posto ai margini della struttura di MiglioVerde, Alessio Cappelli si è direttamente confrontato con un uditorio preparato sul suo testo, che ha piacevolmente invaso la conversazione, intersecando punti di vista, suggestioni, sensazioni. A leggere passi del romanzo è stata Francesca del Zoppo, volto noto dei teatri della valdelsa. Ad accompagnare musicalmente l’incontro è stato fABIO bLIQUO, also known as Fabio Marroni, compositore e polistrumentista toscano, che vanta collaborazioni con importanti nomi del panorama pop italiano: di un anno fa è Controsensi, primo disco ufficiale del progetto solista fABIO bLIQUO, opera di finissimo synth-pop. Con sorpresa, finanche dell’autore, il cantautore ha sfoggiato un brano originale, scritto appositamente per l’occasione ed ispirato dalle forze emotive del testo.

Abrivado è un romanzo che fa perno sui termini ambientali, lascia che siano i paesaggi, le atmosfere, gli stadi climatici, a raccontare la vicenda. I protagonista è un architetto della Roma bene, un professionista ben inserito nei salotti e negli ambiti borghesi, ma che ha alle spalle una militanza nei movimenti antagonisti della Capitale, ma soprattutto ha una ferita – forse mai rimarginata, o rimarginata male – inflitta dall’esperienza del G8 di Genova, nel 2001. In un andirivieni tra fabula e analessi, seguiamo il protagonista durante un viaggio in Camargue nel quale fa i conti con il suo passato.

Il prossimo evento è il 26 Maggio. Marta Zura-Puntaroni, uscita da poco più di un mese nella collana nichel di Minimum Fax, con un romanzo tanto dilabente quanto carezzevole. Si intitola Grande Era Onirica e sarà il prossimo elemento di sfondamento per una qualsiasi delle quattro Pareti di Carta (o di Vetro, a piacer vostro).

(foto di Carmen Mihai e Redazione La Valdichiana)

 

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